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AMARCORD

AUDIO ‘NMM’ – L’aneddoto di Giancarlo Oddi su Papadopulo: “Come calciatore era un delinquente”

Giancarlo Oddi in collegamento a NMM

Oggi è il compleanno del mio caro amico Giuseppe Papadopulo. Quando era calciatore era un delinquente. Uno dei delinquenti più grandi in circolazione. Una volta mi disse che se il giocatore che marcava avesse finito il primo tempo gli avrei dovuto sputare in faccia. Come allenatore ha ricevuto meno di quello che ha dato. Ci sono state situazioni che lo hanno penalizzato. E’ stato ripagato male. A Bologna per esempio è stato esonerato dopo sette partite nonostante la squadra fosse la più scarsa del campionato. Lo dissero anche i giornali. 

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

AUDIO ‘NMM’ – Rambaudi su Mancini: “E’ selezionatore e ha tanta voglia, profilo giusto per la nazionale”

Roberto Rambaudi in collegamento a NMM

Secondo me Mancini è il profilo giusto in assoluto. E’ più selezionatore degli altri. Ha carisma e personalità. La sua volontà è quella di allenare la Nazionale. Ci sono tanti elementi che portano a lui. Bisogna essere portati. Conte aveva fatto molto bene, ma non può fare meglio di quanto già fatto. Lui è ancora un allenatore di campo. Mancini è più gestore, è intelligente. Ha dei collaboratori molto importanti. Gregucci per esempio è un grande allenatore per come pensa calcio e per come lo trasmette. Mancini sa ascoltare le altre persone e poi gestisce. Corradi e Costacurta in Lega non so come giudicarli. Se li hanno messi lì evidentemente pensano che possono ricoprire quei ruoli.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

AUDIO ‘NMM’ – Piscedda su Murgia: “Ottimo centrocampista, deve migliorare nei contrasti e aspettare il suo momento”

Massimo Piscedda in collegamento a NMM

I giovani se non giocano non imparano, non fanno esperienza. Lui è un ragazzo posato. L’ha spiegato, ha una concorrenza molto alta davanti. E’ giusto che lui abbia questo tipo di atteggiamento. L’importante è che lui si alleni bene in allenamento. Sicuramente gli mancherà la partita, perché se non giochi ti manca quella formazione che ti dà il calcio giocato. Questo peserà un po' sul suo completamento. E’ un ragazzo perbene, umile, sa quanto lo considera l’allenatore perché lo ha allenato nelle giovanili. Purtroppo ha davanti giocatori molto forti. Non deve assolutamente alzare la voce. Poi quando l’allenatore avrà l’occasione per farlo giocare, allora lo farà giocare. Deve crescere in interdizione. E’ un giocatore pulito, elegante. In fase di non possesso deve migliorare nella forza nel contrasto. Deve migliorare in temperamento. Con il Genoa può giocare come non giocare, lo valuterà Inzaghi. Può anche entrare a partita in corso. Io lo ritengo un giocatore tecnico, chiaramente non come Luis Alberto, ma è una mezz’ala tecnica. E’ un ottimo centrocampista per l’età che ha.

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DICHIARAZIONI

VIDEO – Murgia studia e sogna: “Leiva un maestro, vogliamo la Champions ed io aspetto il mio momento”

A margine dell'incontro Lazio nelle scuole, il centrocampista Alessandro Murgia è intervenuto ai microfoni dei cronisti presenti. Ecco cosa ha detto in vista del prossimo match contro il Genoa: "È una partita molto importante, il Genoa ha cambiato allenatore da poco e sta giocando molto meglio. Come sempre sarà difficile, ma noi scenderemo in campo e ce la metteremo tutta". Poi sul suo percorso ha aggiunto: "Io sono tranquillo, so di far parte di un gruppo di giocatori molto forti. Quando arriverà la mia occasione darò il massimo, intanto mi alleno al meglio". Sulla squadra: "Il clima nello spogliatoio è sereno, siamo un bel gruppo, stiamo facendo belle cose, ma abbiamo ancora fame e voglia di arrivare più in alto. Vogliamo ottenere i risultati che ci siamo prefissati. Continuiamo a giocare partita dopo partita, poi vedremo cosa succederà a fine anno". Gli obiettivi: "Per la Champions dovremo lottare contro Inter e Roma, hanno entrambe ottimi allenatori e giocatori, è difficile dire quale sarà la squadra più difficile da superare". Ha concluso parlando di Leiva: "Lucas è un giocatore immenso. Da lui c’è solo da imparare, giorno dopo giorno rubo sempre con gli occhi. Quindi lo ringrazio per tutto ciò che sto imparando".

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SOCIETA'

VIDEO – ‘Lazio nelle scuole’ con Murgia, Felipe Anderson e Wallace: “Tutti uniti per gli obiettivi”

AGGIORNAMENTO ORE 11:10 – Incontro terminato, prima dei saluti finali c'è spazio per la distribuzione di foto autografate. A margine, a Lazio Style Channel, ha parlato Wallace: "É una giornata bellissima, sono contento di questa iniziativa della Lazio. Sentire l’affetto dei bambini, vedere i loro occhi e rispondere alle loro domande è bellissimo. Sono contento di farli felici. A scuola volevo sempre giocare e il professore mi rimproverava. Mentalità? Vogliamo sempre vincere e se riesco a fare gol tanto meglio. Siamo cambiati, ora siamo più maturi e abbiamo più fiducia. Poi abbiamo qualità e pazienza, c’è tutto per fare bene". Sempre sulle frequenze di Lazio Style Channel si è fermato anche Juan Bernabé: "Olympia? É maturata tantissimo psicologicamente, ora è molto equilibrata durante le partite. Sono orgoglioso di lei, nel tempo ci siamo legati come padre e figlio. Quando sente l’inno della Lazio, lei sa che è il momento di volare e questo le trasmette felicità. Oggi quando i bambini vedevano Olympia era bellissimo, le facce che facevano". 

AGGIORNAMENTO ORE 10:53 – L'ultima domanda prima della foto di rito è per Felipe: "Il mio idolo? Ronaldo il fenomeno.
Cosa provo a stare alla Lazio? È Bello, ormai è la quinta stagione. Ogni anno è stato diverso, ora è l’anno che stiamo sognando di più. Siamo lì, le cose vanno bene, siamo uniti, sono felice e spero di raggiungere i nostri obiettivi stagionali”.

AGGIORNAMENTO ORE 10:45 –  A tutti e tre viene chiesto come andavano a scuola, risponde prima Felipe: "Ero bravissimo, la saggezza è la cosa più importante e che nessuno può toglierti. A scuola uno impara a comportarsi fuori, i professori vanno ascoltati, insegnano cose fondamentali per la vita. A volte non riusciamo a dormire, perché la partita va male e non siamo riusciti a fare bene. Ma dobbiamo guardare avanti e pensare al futuro”. Prosegue Murgia: "Ero abbastanza bravo, è stato importante, mi sono diplomato. È importante lo sport ma anche avere cultura, saper prendere delle decisioni. Ho iniziato e finito di studiare, ero bravino, dovete pensare sia allo sport sia alla scuola. Se mi aspettavo così il calcio? Sì, anche se ancora devo scoprirlo. Ho segnato un gol importante, ho coronato un sogno, questo mi dà la forza per andare avanti. É la cosa più bella. Essere un esempio per i bambini, renderli felici, per noi è una gioia. Questo sport è il nostro lavoro, lo facciamo con piacere, vedere felici voi fa felici anche noi”. Poi Wallace: "Io andavo benino, volevo sempre giocare con gli amici. I professori mi dicevano sempre 'Walllaaace, devi stare attentoooo'. Comunque quello che studiamo è quello che ci portiamo dietro per tutta la vita. Senza scuola è tanto difficile, soprattutto in Brasile. Bisogna studiare e imparare”.

AGGIORNAMENTO ORE 10:35 – Domanda a Murgia sui tanti stranieri, il centrocampista ha commentato così: "All’inizio non è semplice, poi si crea un feeling naturale“. A Wallace invece viene chiesto quanto sia difficile per un calciatore povero arrivare a certi livelli: "Per noi è difficile, abbiamo iniziato da poveri, non è mai facile anche solo raggiungere il campo. Non avevamo soldi per il biglietto del treno o dell’autobus. Devi avere fortuna, devi dimostrare di avere qualità, qualcuno ti deve vedere e credere in te. Abbiamo fatto di tutto per arrivare fino a qui e ora non dobbiamo fermarci ma migliorare ancora”.
 

AGGIORNAMENTO ORE 10:30 – Arrivano le prime domande da parte dei bambini della scuola. Il primo a rispondere è Felipe Anderson: "Invidia o rabbia per un compagno? Questa domanda è tua (ride, ndr)? Difficile dire di non avere mai avuto rabbia, anche quando un compagno sbaglia. Ma può succedere a tutti, anche a me. Non bisogna arrabbiarsi in campo. Invidia no, grazie a Dio, mai avuto invidia di un compagno. Stiamo facendo tutti bene, compreso me, voglio bene ai miei compagni”.  Poi è il turno di Murgia: "Se è difficile cambiare squadra? Sono felice e contento di essere qui, non so se penserò mai di andare in un’altra squadra. Qualora dovesse succedere non penso sarà difficile integrarsi, nel calcio è semplice fare amicizia. È uno sport che porta unione”. Poi prende la parola Wallace: “Abbiamo rispetto degli avversari. Poi però dobbiamo fare del nostro meglio in campo”.
 

Continua il tour della Lazio nelle scuole della Capitale, oggi i biancocelesti si sono recati all’Istituto Comprensivo Giorgio Perlasca per un saluto ai bambini della scuola. Presenti Murgia, Wallace, Felipe Anderson, Manzini e il falconiere Juan Bernabé con tanto di aquila Olympia in rappresentanza della società capitolina. Proprio il Team Manager della Lazio ha preso la parola: “Siamo noi che ringraziamo voi. I giocatori riversano in campo il vostro entusiasmo. Se faremo qualcosa di buono nelle prossime partite sarà anche grazie a voi”.lalaziosiamonoi.it

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RASSEGNA STAMPA

Guerrieri cambia marcia: ora è lui il vice Strakosha

Cambiano le gerarchie tra i pali. La chiusura del mercato invernale e la nuova lista Uefa inviata per i sedicesimi di Europa League hanno certificato la promozione di Guido Guerrieri, 22 da anni da compiere il prossimo 25 febbraio. È lui il nuovo vice Strakosha, amico e concorrente dai tempi della Primavera. Le trattative di gennaio non hanno portato nuovi portieri e anche l’ipotesi reintegro di Marchetti è naufragata un mese fa. Come sottolinea la consueta rassegna stampa di Radiosei, la società crede in lui: in autunno ha prolungato il suo contratto fino al 2021 in un momento complicato. Il classe ’96, premiato come miglior giovane portiere nel 2016, pagò l’impatto con la Serie B in una prima parte di stagione disastrosa per il Trapani (poi retrocesso). Guerrieri in estate è ripartito da zero, lavorando sei mesi sotto la guida di Grigioni e Zappalà e ritrovando le certezze perdute. Inzaghi lo conosce benissimo e ne ha apprezzato i progressi, il modo in cui ha sudato in silenzio. Ora può diventare il nono debuttante in meno di due anni.lalaziosiamonoi.it

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DICHIARAZIONI

Papá Ramos: “Vi racconto la scalata di mio figlio”

Il ragazzino promette bene. Mercoledì è chiamato a misurarsi con un compito affatto facile: Luiz Felipe è sceso in campo al posto di de Vrij. Difficile non far rimpiangere l'olandese. Ma la buona prestazione del brasiliano ha convinto il pubblico, non è mai in difficoltà di fronte all'attacco del Milan. Come se non bastasse il talento, il padre assicura: "E' un ragazzo d'oro!". Silvio Marchi, papà del difensore della Lazio, ha raccontato ai microfoni di SSLazioBrasil.com, i primi passi della carriera del figlio: "Ha iniziato a giocare a Colina, una piccola città di circa 15 mila abitanti, dove è nato, in una scuola chiamata Colina Atlético". Poi una casualità ha cambiato il suo percorso: "Un giorno, andarono a fare un'amichevole con l'U20 dell'Ituano, e portarono "Fefe", che aveva ancora 13 o 14 anni. Giocò 15 minuti contro giocatori di 20 anni. Poi Juninho Paulista (campione del mondo nel 2002 e manager del club rubo-negro, ndr) ha chiesto a Luiz Felipe di tornare la settimana seguente per fare un provino. Test che poi ha superato: ha giocato dai 14 ai 18 anni all'Ituano, misurandosi con il Campionato Paulista, nella Coppa Paulista e nella Serie D brasiliana. In seguito, è stato accompagnato a fare provini in Europa, in squadre come Manchester City, Manchester United e PSG. Ha fatto un provino anche alla Lazio, dove oggi sta molto bene ed è felice!".lalaziosiamonoi.it

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RASSEGNA STAMPA

Radu senza limiti, con il Genoa fa 300: ora vuole un rinnovo a vita

Dal 30 gennaio 2008 al 30 gennaio 2018, 10 anni di Lazio tutti d’un fiato. Stefan Radu l’ha vissuti così, a pieno, senza perdersi nulla. Dall’esordio contro la Fiorentina in Coppa Italia alla gara contro il Milan di mercoledì sera, quando Stefan ha di fatto completato il cerchio. Tondo, come lo zero che di fianco all’1 segna un bel 10. Una decade al servizio della Lazio, della maglia che ora ama e della quale vuole diventare simbolo (ancora di più). Ha giocato in ogni ruolo della difesa, sia da centrale nella linea a 4 che in quella a 3, ovviamente correndo pure a sinistra come terzino. Oggi con Inzaghi sta vivendo una seconda giovinezza e le presenze sono ormai arrivate a 299, come riporta la rassegna di Radiosei. Può raggiungere le 300 scendendo in campo nella prossima sfida di lunedì contro il Genoa all’Olimpico, casa sua. É già nella top 10 dei calciatori più presenti della storia biancoceleste, al nono posto dietro a Stefano Mauri a 303, ma l’obiettivo è quello della scalata. Uno dietro l’altro, superarli tutti fino a raggiungere Favalli lì in vetta a quota 401. Già salire sul podio, occupato da Negro (376) e Wilson (394), sarebbe un grande traguardo. Con altre 20 presenze sulle spalle agguanterebbe il primato tra gli stranieri, mettendosi dietro Ledesma. Radu non vuole certo fermarsi ora, le 300 (in media 30 presenze ogni anno) sono il trampolino di lancio per continuare a fare meglio e, chi lo sa, magari strappare un nuovo contratto a Lotito. Non ne ha mai fatto mistero, vuole chiudere la carriera a Roma alla Lazio e tra una battuta e l’altra ha espresso più volte la sua volontà di rinnovare oltre l’attuale scadenza fissata per il 30 giugno 2020. Lo meriterebbe, Stefan, bandiera laziale e leader innamorato.lalaziosiamonoi.it

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DICHIARAZIONI

Caceres si racconta: “Lazio sei top, grazie per l’accoglienza ed ora vinciamo”. Poi su Muslera e Gonzalez…

“Da bambino ho iniziato per divertimento come tutti. Sono andato a giocare con un piccolo club del mio quartiere e lì ho iniziato a correre dietro il pallone. Hanno visto però che ero bravino e allora sono andato in prova con il Defensor Sporting. Qui sono stato oltre dieci anni, ho debuttato a 18 e ho avuto la fortuna di indossare questa maglia per tutta la mia carriera in Uruguay”. Parte da qui il racconto di Martin Caceres. Il nuovo acquisto della Lazio, contro il Milan al debutto ufficiale con la maglia biancoceleste, si è raccontato tra retroscena e curiosità in un’intervista esclusiva a Lazio Style Channel. Uno zoom a 360° gradi in cui il difensore uruguaiano ha ripercorso tutta la sua carriera. “Sono sempre stato difensore: come ora terzino o centrale, ma sempre difensore. Non ho preferenze, mi è capitato di giocare in tante posizioni. In Nazionale faccio anche il terzino sinistro, ovunque gioco comunque do il mio meglio”.

GLI INIZI E QUEL SOPRANNOME – La carriera di Caceres inizia in patria dal Defensor Sporting: “È importante ricevere la fiducia della squadra, tutti ti guardano e vogliano capire chi sei. È stato un bel percorso. A 19 anni sono diventato capitano e mi trovavo bene pur non essendo tra i club più importanti del paese come il Penarol o il Nacional”. In Sudamerica si usa attribuire soprannomi. Martin è El Pelado: “Ero piccolo, avevo più o meno dieci anni. Portavo sempre i capelli lunghi, leggermente più corti di ora. Un giorno avevo i pidocchi e mia madre li tagliò a zero, da lì in poi allora hanno iniziato a chiamarmi ‘pelato’”.

LA CARRIERA E I TRIONFI BLAUGRANA – “Ho vissuto calcisticamente un percorso molto ricco. Al di là delle vittorie ho giocato con campioni che mai avrei potuto immaginare di incontrare. Sono stato compagno di Messi, Henry ed Eto’o e ho giocato contro Cristiano Ronaldo. Da piccolo non me lo sarei aspettato, invece ho avuto la fortuna di diventare un grande calciatore. Sono soddisfatto di aver giocato in Spagna, Italia e Inghilterra: è stato tutto molto veloce, neanche mi sono accorto di quello che ho fatto”. Nel 2008 arriva la chiamata del Barcellona: “È stato un anno magnifico. Ho vinto la Champions League, un trofeo che potresti pensare di non sollevare mai. Io invece l’ho alzato al cielo a 20 anni insieme alla Copa del Rey e il campionato. Ho vinto anche con la Nazionale, sempre molto importante per noi uruguaiani”.

UNA PRIMA PRESENTAZIONE – “La Juventus è la squadra che ricordo di più visti i tanti anni passati a Torino. Sono stato anche due stagioni al Siviglia, dove pur non avendo vinto ho passato un periodo magnifico in cui ho imparato tante cose. Ora sono arrivato alla Lazio e cercherò di indossare questa maglia nel miglior modo possibile. Da sudamericano ho la Garra (letteralmente artiglio, la grinta, ndr). Con il passare degli anni ho imparato tanto anche in marcatura, ogni squadra mi ha lasciato qualcosa rendendomi diverso dagli altri”.

IL RECREATIVO E I COMPAGNI AL BARCA – “Nel 2007 sono andato in prestito dal Villarreal al Recreativo Huelva, una squadra che era in lotta per la salvezza. È stato il mio primo anno in Spagna: avevo 20 anni e arrivavo in Liga dopo il periodo in Sudamerica. Ho passato un anno magnifico, ho segnato anche qualche gol e l’anno dopo mi ha preso il Barcellona. Nonostante l’obiettivo della salvezza, è un periodo che mi porto dentro”. Due i compagni di squadra che ricorda con particolare affetto: “L’anno al Barcellona ha fatto la differenza per il mio percorso di crescita. Parliamo di un grandissimo club in cui giocavo al fianco di compagni da cui potevo imparare molto come Pique che aveva già giocato nel calcio inglese, Abidal che ha fatto una carriera magnifica o Dani Alves che arrivava dal Siviglia e aveva una qualità pazzesca. Ma è soprattutto da Rafa Marquez che ho appreso cose che non avrei mai pensato. Aveva un piede incredibile, una visione del calcio che gli altri non avevano. Poi di certo anche Puyol, il capitano e il punto di riferimento della squadra”.

GLI ANNI ALLA JUVENTUS – “Il 2009 è stato bello per tutti. Per me era il primo in Italia e ancora non parlavo benissimo la lingua. La stagione non è finita come volevamo, ma ho avuto la fortuna di giocare anche qui con tanti compagni forti. Poi ho trovato il primo gol in Serie A proprio contro la Lazio (ride, ndr). Ho avuto la pubalgia prima del Mondiale del 2010 e sono tornato in Spagna al Siviglia, una squadra molto importante. Il ritorno alla Juventus è stato positivo. Già alla prima esperienza mi ero trovato molto bene e, una volta tornato, ho fatto del mio meglio. Ho segnato una doppietta al Milan in Coppa Italia ed è stata una stagione di grandi soddisfazioni, culminata con la vittoria dello Scudetto dopo molto tempo. Ero in prestito con diritto di riscatto. La Juventus poi mi ha comprato e sono stato lì più di 5 anni: me li sono goduti alla grande, ho potuto giocare in un grande club e con ottimi giocatori. Il secondo anno abbiamo vinto il secondo titolo di fila. Segnai anche al Napoli dopo aver trovato il gol in passato già contro Milan e Inter. La cosa più importante era però vincere lo Scudetto. Al rientro dall’infortunio al ginocchio, entrai a Madrid contro il Real. Perdemmo, ma fu molto bello tornare a giocare contro una squadra del genere. Alla fine vincemmo anche il terzo scudetto di fila, ormai era l’obiettivo principale per noi. La squadra era talmente forte che cercavamo di vincere ogni trofeo, compresa la Supercoppa a Shanghai con la Lazio. Poteva essere qualunque squadra, l’importante era fare di tutto per trionfare noi”.

IL SOUTHAMPTON E IL RITORNO IN ITALIA – “Volevo cambiare dopo aver assaporato il campionato spagnolo e italiano, il migliore in assoluto. Tutti parlano del calcio inglese, poi essere lì e giocarlo è tutta un’altra cosa. Ho fatto tante partite al Southampton e mi sono trovato bene. Ora ho avuto la fortuna di tornare in Italia grazie alla Lazio e darò il mio meglio. Il calcio spagnolo è senza dubbio più dinamico, non c’è la tattica italiana. Quello inglese invece è un misto, l’importante è ‘andare a manetta’”. I primi sei mesi Caceres li ha fatti però a Verona: “Ringrazio l’Hellas per questi sei mesi, mi hanno dato la fiducia per tornare in Italia e da parte di Pecchia quella per scendere in campo con continuità. Mi sono trovato benissimo e ho segnato diversi gol tra cui quello alla Juventus, molto importante e strano visti i tanti anni passati in bianconero”.

CAPITOLO NAZIONALE – “Ho giocato con l’Under 20 e poi subito nella Nazionale maggiore. Ho fatto tante partite, ho vinto una Coppa America nel 2011 e ho partecipato anche ai Mondiali. È bello giocare in Europa con il proprio club, ma difendere i propri colori è la cosa migliore che possa esistere. In Sudafrica ero giovane e al primo Mondiale, vedere tutto quello che c’è intorno è stata un’esperienza molto bella”. Poi sulla Coppa America: “È stato l’unico trofeo che ho vinto in Nazionale. Giocavamo in casa dell’Argentina e li battemmo ai quarti, sconfiggendo tanti giocatori importanti. Tirai io l’ultimo rigore, fu un piccolo passo per arrivare alla finale col Paraguay. Tabarez mi ha sempre convocato. Ogni volta che c’è la possibilità allora vado in Nazionale perché quella maglia è la più bella da indossare. L’Uruguay comunque non mi manca molto, se non la famiglia, gli amici e i genitori. In Italia sto benissimo”.

SULLE ORME DI MUSLERA E GONZALEZ – Caceres è l’ottavo uruguaiano a vestire la maglia della Lazio: “Sosa non lo conosco molto bene, so quello ha fatto alla Lazio. Alvaro (Gonzalez, ndr) invece lo conosco dai tempi del Defensor: io ero un ragazzino e lui giocava già in prima squadra. Mi portava a casa in macchina e siamo stati tanti anni in Nazionale insieme. Anche con Muslera ho avuto un rapporto molto stretto, avevamo lo stesso procuratore. Dopo tanti anni è normale avere un legame così, quello con loro è molto bello. Avevo parlato con Alvaro che mi aveva raccontato del club, con Nando no perché lo avevo incontrato solo in Nazionale. Di compagni comunque ne ho avuto tanti, ma posso considerare veri amici solo quelli dell’Uruguay. In Europa ho cambiato tante squadre, anche se certamente negli anni alla Juve ho avuto dei rapporti forti”.

GOL E TECNICI – “Gol bellissimi non ne ho mai fatti, il più importante è stato il rigore all’Argentina”. Tanti gli allenatori importanti: “In Uruguay ho avuto un rapporto molto bello con un allenatore che mi portava a casa da bambino, lo ricordo con piacere. Così come Da Silva, il mio primo allenatore nella prima squadra del Defensor. È stato lui che mi ha fatto debuttare tra i professionisti. In Europa ho imparato tantissimo con Guardiola, cose che da giovane non avrei mai potuto capire. In Italia poi Conte è stato molto importante: sembra cattivo, ma ama questo sport e te lo fa comprendere. Allegri anche è una bella persona e un ottimo allenatore: è più simpatico, ama più scherzare”.

LA FAMIGLIA E LA LAZIO – “Ho due figli: Martina di 11 e León di 3. Sono in Uruguay e quando c’è la sosta vado a trovarli”. Alla Lazio un solo obiettivo: “È un club molto importante in Europa e nel mondo. In questo ultimo periodo sta facendo benissimo, ha un’ottima classifica. Cercheremo di fare il meglio e vincere più partite possibili. Quando sono arrivato i ragazzi mi hanno accolto subito benissimo: è un bel gruppo e proverò a dare il mio contributo”. Inevitabile una battuta sul derby: “Spero di giocarlo, i compagni non me ne hanno ancora parlato. So che è una partita molto calda qui a Roma, se dovessi scendere in campo mi auguro di fare del mio meglio. Un gol? Volentieri (ride, ndr)”.lalaziosiamonoi.it

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ESCLUSIVE

Francesco Tomei (SkySport) @Lazio di Sera: “Lazio superiore al Milan. Caceres ottimo, Lukaku indispensabile”

“Lazio superiore al Milan, sotto tutti i punti di vista. Credo però che ci sia un po’ di sofferenza fisica, è da qualche partita che vedo i biancocelesti un po’ in difficoltà. Mi aspetto sorprese nella gara contro il Genoa, visto che Inzaghi sta provando Luis Alberto mezzala per liberare il tandem Felipe-Immobile”.