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Lazio, riecco il vero Lotito: “Reazioni alla lettera? Non mi interessa il dibattito. Stadio vuoto? Non mi fa paura”

Claudio Lotito intercettato dall’agenzia Dire nei corridoi del Senato:

“Io dormo tre ore a notte. Ho scritto questa lettera di notte e l’ho mandata, poi non mi son messo a guardare”. Le reazioni: “Se avessi voluto aprire il dibattito l’avrei fatto con chi l’ha creato strumentalmente…”. Il tifo organizzato, però, ha risposto picche: “Ormai è tardi”, hanno scritto i tifosi.

Non ha paura di uno stadio vuoto per la prossima stagione? “No- risponde – perché io non faccio le cose in termini materiali. Per me la Lazio è un’emozione e io voglio costruire emozioni. Non vogliono venire allo stadio? È legittimo. Io lavoro con responsabilità, senza interessi materiali”.

I sostenitori della Lazio continuano a chiedere un sogno, e lui osserva: “Pure io voglio sognare, ma io voglio sognare anche per il futuro, non solo per il presente. Io ho fatto una lettera aperta per riportare le cose come stanno, senza enfatizzare quello che ho fatto e quello che ho fatto io per il calcio non l’ha fatto nessuno nella storia. La Salernitana l’ho presa in eccellenza e l’ho portata in serie A”.

E ora, forse, ha messo gli occhi sulla Reggina. Magari per fare un favore all’amico di Forza Italia Francesco Cannizzaro, neo sindaco di Reggio Calabria? “Non è vero – risponde – sono solo chiacchiere…”.

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Lazio, Min. Abodi: “Lotito? Mi piacerebbe una società in salute. Se nel calcio levi il cuore…”

“Sono un appassionato e un abbonato in Tribuna Tevere. Lo rifarò? Sono sotto spesa, devo fare economia e delle scelte (ride, ndr). A me piacerebbe una società in salute sia dal punto di vista finanziario che nelle relazioni con la comunità e nell’empatia”. Così Andrea Abodi, ministro per lo sport e i giovani, ospite a “Un giorno da pecora” su Rai Radio 1, rispondendo a una domanda sul momento vissuto dal club biancoceleste. “Lotito? Negli anni ha fatto squadre che hanno vinto diversi trofei. Ma se nel calcio levi il cuore levi una parte determinante“, conclude. Ansa

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Lazio, Taylor ripercorre la sua carriera: “Non ci penserei due volte a tornare all’Ajax”

Dalle giovanili alla prima squadra dell’Ajax? Pochi amici hanno la fortuna di vivere un’esperienza simile insieme. Il nostro sogno era giocare in prima squadra. C’era Jurriën (Timber, ndr) e anche Devyne (Rensch, ndr), eravamo davvero un bel gruppo. Oggi, a distanza di tempo, ci si rende conto di quanto fosse speciale. Il declino dell’Ajax? È stato doloroso, parliamo del più grande club dei Paesi Bassi. Lo rimarrà sempre, ma in questo momento il PSV sta dominando. Spero che l’Ajax ne esca il prima possibile.

Non ci penserei due volte a tornare all’Ajax, sarebbe davvero bellissimo. L’Ajax è casa mia al cento per cento. Quando sei lì vuoi essere importante e aiutare il club il più possibile, quindi ti fai carico di certe responsabilità. È una cosa che ti viene quasi automatica. Negli ultimi mesi erano partiti molti ragazzi. Da un lato è bello per loro, ma per me e per l’Ajax è stato un peccato. D’altronde è la filosofia del club ed è anche ciò che lo rende così affascinante: formi i giovani e poi li vendi. Ci sono tantissimi esempi di questo.

Nell’ultima sessione estiva di mercato era partito anche Brian (Brobbey, ndr.). A quel punto ho dovuto lottare per sei mesi, anche se avevo comunque ancora molti amici in rosa. C’erano Owen (Wijndal, ndr), Kian (Fitz-Jim, ndr) e Mika (Godts, ndr). Brobbey? L’ho visto in Olanda, ma non sono ancora stato a Sunderland. Lui stesso non mi consiglia particolarmente di andarci: dice che la città non è un granché. Farebbe meglio lui a venire qui a Roma (ride, ndr). Con i nostri calendari è difficile incastrare gli impegni, ma quando siamo entrambi in Olanda cerchiamo sempre di vederci.

L’anno con Farioli? Ho solo ricordi positivi di quel periodo, se escludiamo le ultime partite. Guardando tutta la stagione, porto con me solo cose positive. Ho imparato molto, sia io che la squadra. Lì ho vissuto alcune dinamiche che qui alla Lazio sono praticamente identiche. Il modo in cui difendevamo di squadra quell’anno, ad esempio, è molto simile. Anche qui giochiamo a quattro dietro, il modo in cui ci si muove e come ci si aiuta a vicenda è identico a ciò che facciamo ora alla Lazio. Ci sono momenti in cui penso: “Questo l’ho già fatto all’Ajax”. Proprio grazie a questo sono riuscito ad adattarmi qui molto più velocemente del normale“.

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Lazio, il primo bilancio di Taylor: “I tifosi, il Colosseo, sono felice di essere in un grande club”

Primo semestre in Italia concluso per Kenneth Taylor, che da gennaio, mese in cui la Lazio lo ha acquistato dall’Ajax per 15 milioni di euro più 2 di bonus e il 15% sulla futura rivendita, ha impattato alla grande sul club biancoceleste e sul campionato italiano, mettendo a segno 3 gol, 2 assist e segnando due rigori nelle lotterie con Bologna e Atalanta in coppa Italia, decisivi per il raggiungimento della finale.

Il centrocampista olandese maglia numero 24 si è raccontato ai microfoni della Lega Serie A, nel corso della raccolta “Champions of Made in Italy“, realizzata dai social ufficiali della Lega. Le sue parole:

Sono nato ad Alkmaar, ma i miei mi portavano sempre ad Amsterdam in macchina da quando sono stato inserito nell’accademia dell’Ajax. Il centrocampista perfetto deve essere completo, avere visione di gioco, qualità e anche fase difensiva. A centrocampo succede tanto durante la partita, devi saperla leggere. Ciò che facciamo con le immagini nel pre e nel post gara aiuta tanto. Da Van Gaal ho imparato molto, quando non riesco a dormire riguardo le mie partite.”

“Roma? Non c’ero mai stato prima, ognuno sa che è una città bellissima. La Lazio? C’è stato un contatto e i miei agenti me l’hanno girato subito. È stata una trattativa veloce, ho accettato immediatamente e sono contento di essere in questo grande club. I miei giorni liberi li passo con la famiglia e la mia ragazza, girando anche per la città. Il Colosseo è uno dei posti preferiti. Il tifo è passionale in tutta Italia, qui specialmente. Mi piace perché ti caricano quando sei in campo.”

“Cinema e calcio secondo me sono simili. La mia ragazza ha un suo brand e spesso riprende le cose, noto che ci sono tante similitudini. Nel mio film personale descriverei un bambino innamorato del calcio, cresciuto nell’Ajax e che sta vivendo una nuova esperienza personale. Siamo costretti a crescere e maturare velocemente nelle nostre carriere. Sono molto felice di imparare nuove cose in un nuovo paese, anche se l’Ajax rimarrà sempre nel mio cuore.”

“I risultati impattano ma vivo le partite sempre allo stesso modo. Il mister ci carica sempre, noi proviamo a motivarci sempre tra di noi. La doppietta al Bologna? Per noi erano tre punti importanti, poi aver fatto due reti fa piacere. Spero di essere ricordato sempre come un giocatore che dà tutto per la squadra. Vogliamo sempre vincere per fare felici i tifosi, anche se non è sempre facile. Andare fuori dal tuo paese è una crescita, imparare una nuova lingua e una nuova cultura ti fa migliorare come persona.”

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Lazio, conferenza Sarri: “A Formello non ti ascolta nessuno, accordo veloce o rispetto il contratto. Il presidente non conosce questo gruppo” (AUDIO)

La conferenza stampa del tecnico della Lazio, Maurizio Sarri, al termine dell’ultima gara di campionato con il Pisa:

In questi anni lei ha difeso il mondo Lazio, lei ha vissuto la Lazio e la Lazialità le he entrata dentro. Grazie Mister!

Le parole che mi hai ricordato vengono fuori quando impari a conoscere cosa è questo popolo. Dall’esterno il popolo laziale ha delle etichette che quando entri dentro ti accorgi che sono delle stupidità. Io mi sono innamorato di questo popolo. Cerco sempre di entrare in sintonia con gli ambienti in cui alleni. Gli ambienti in cui questo è successo in maniera più forte sono Napoli e Lazio. Mi sono sentito uno del popolo. Indipendentemente da come finirà questa storia io il popolo laziale lo avrò sempre nel cuore”.

Cosa si sente di dire a questo ambiente?

“Non c’è tanto da dire. In questo momento il popolo laziale vive una fase che non da grandi soddisfazioni. Come finiscono i momenti belli però finiscono anche quelli brutti. Quando sono arrivato ho preso l’impegno che sarei andato avanti fino alla fine e il mio impegno lo ho mantenuto”.

Che club ha percepito?

“Ho percepito poco. Mi sono sentito poco ascoltato. La stagione è stata difficilissima, anche formativa. Sui giocatori la penso in maniera diversa dal presidente. Ho parlato con i ragazzi, le ho detto che è stato uno dei gruppi con i valori morali più forti che io abbia mai allenato. Questo gruppo non ha mai mollato. La partita di dieta sera è lo specchio di questa stagione. Abbiamo iniziato con nove indisponibili”.

Dal punto di vista tecnico, per quale motivo he deciso di tornare?

“Mi era stato detto che il mercato chiuso avrebbe portato un mercato di gennaio importante in cui avrei avuto facoltà di incidere, ma non è andata così. È stata una stagione in cui io in settimana mi sono anche divertito. Chiaro però che la squadra non era competitiva per l’Europa ma non mi pento di essere tornato”.

Stagione formativa anche per le scelte future?

“Formativa perché ti può colmare dei difetti. Io nel rapporto con i giocatori sono sempre stato abbastanza duro. Quando c’è difficoltà forse ti rendi conto che aumentare il livello di empatia può aiutare molto. Forse questo era un mio difetto”.

Avrebbe la forza di continuare, sbattendo i pungi a Formello per farsi ascoltare?

“A Formello puoi sbattere i pugni quanto ti pare, non ti ascolta nessuno lo stesso. Ho altri due anni di contratto, io ho delle perplessità come il Presidente. Vediamo cosa succederà”.

Le sue sarebbero le quarte dimissioni in casa Lazio nelle ultime tre stagioni, si è dato una spiegazione?

“Mi state facendo domande che non c’entrano nulla con questa serata. Abbiamo fatto una buona partita ma soprattutto, il gol di Pedro nella serata dell’addio, rende questa serata ancora più speciale. Pedro ha vinto tutto, appena rotola la palla ha l’entusiasmo di un bambino. Ama questo sport e ha un’umiltà straordinaria. Ha fine partita ci ha detto che per lui è stato un onore chiudere la carriera con noi. Dimissioni? Non è un ambiente semplice”.

Le ha fatto più male la bugia del mercato chiuso, non essere stato ascoltato a gennaio o le ultime parole di Lotito?

“Le ultime parole mi lasciano indifferente, come lo conosco io il gruppo non lo conosce nessuno. Quando valuti la situazione è tutto il sommare degli eventi che ti porta a prendere una decisione”.

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Lazio, Sarri: “La stagione più difficile. Futuro? Non sono contento, ma c’è un contratto. Poi se tra qualche giorno…”

Il tecnico della Lazio Maurizio Sarri a Sky dopo la vittoria casalinga contro il Pisa:

“Un messaggio alla squadra? Un ringraziamento, perché non hanno mai mollato in una stagione devastante. Questa non è stata sicuramente la squadra più forte che io abbia allenato ma quella che, forse, è stata la più forte dal punto dei valori morali.

Futuro? Non ho idea, sono ancora sotto contratto. Nei prossimi giorni valuteremo il da fare. Non sono particolarmente contento, mi sono sentito non ascoltato però c’è un contratto in essere, quindi vediamo. 

Sicuramente questa è stata la stagione più difficile da quando sono in Serie A, per tantissimi motivi d’origine diversa. Penso che alla fine averci tirato fuori una stagione dignitosa è stato anche positivo. Abbiamo fatto 29 punti nel girone di ritorno. Insomma è stata una stagione buona considerando tutte le difficoltà. 

Cosa mi è mancato di più in questa stagione? Sarebbe un discorso troppo lungo, che ritengo che sia da fare con la società, a quattro occhi.

Surplus di carica o fatica dopo una stagione di questo tipo? Un’annata di questo tipo è formativa, ma era meglio capitasse ad un allenatore di 40 anni e non a me. Però è formativa, ti insegna tante cose.

Se un’annata così fa passare la voglia di tornare dove si è stati? Io ho un contratto in essere qui, quindi mi rimane difficile rispondere a queste domane. Poi se tra qualche giorno non lo avrò più vedremo”.

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L’ultima di Pedro: “Mi rivedrete all’Olimpico per festeggiare il ritorno di una grande Lazio. Primo passo ritrovare l’unione con i tifosi. Su Sarri…”

Il campione spagnolo è il protagonista dell’ultimo match program stagionale.

“Sono stati giorni tristi ed emozionanti allo stesso tempo. Si chiude la mia storia con la Lazio, mi sto godendo ogni ultimo istante con i miei compagni di squadra, con i tifosi e la città. Mi mancheranno tutti, sono contento del percorso fatto con questa maglia. L’ultima stagione è stata sicuramente dura ma voglio finire bene, magari segnando, per regalarmi un ultimo ricordo positivo”.

Il feeling con la Lazio è stato subito forte – “Perché questa squadra ha dei valori che condivido, come umiltà, armonia e solidarietà. La passione dei tifosi è stata forte fin dal primo giorno, li ho sempre sentiti al nostro fianco. Mi sono subito sentito a casa, è la loro vicinanza che fa grande la Lazio”.

Stagione senza i tifosi – “Quanto è stata dura? Tantissimo. Spero che contro il Pisa decidano di entrare ma rispetto la decisione. Giocare senza la loro spinta è stato difficile. Fare bene in campionato con lo stadio vuoto è impossibile. Abbiamo passato momenti duri, non è stato semplice assistere alla situazione che si è creata tra tifosi, squadra e società. Mi è dispiaciuto non aver regalato al nostro popolo la Coppa Italia: se la sarebbero meritata e sarebbe stata la conclusione perfetta. Sono però certo che questa situazione tornerà presto alla normalità se tutti remeranno nella stessa direzione per riportare la Lazio in alto. Dove merita di stare”.

La stagione più bella – “Lo scorso anno è stato bello, così come la prima stagione di Sarri, dove il livello di gioco della squadra era alto. Con Baroni ho segnato molto, andavamo sempre allattacco e mi sono divertito tanto. Peccato per Europa League perché avremmo potuto raggiungere la semifinale. Gol più pesante? Difficile sceglierne uno solo, quello nel derby, contro il Celtic e il Porto sono stati davvero speciali. La festa sotto la Curva non la dimenticherò mai, rimarrà per sempre nel mio cuore”.

Un ex del passato con cui giocare – “Dico Klose. Miro è stato un attaccante fortissimo, qui alla Lazio ancora oggi parlano tutti del suo atteggiamento e della sua straordinaria professionalità. Una leggenda. Poi ovviamente ce ne sono stati anche altri, penso a Veron che qualche settimana fa ci è venuto a trovare a Formello”.

Il calciatore dell’attuale rosa che speri possa rimanere qui il più al lungo possibile – “Lo auguro a molti. A Rovella, Zaccagni, Taylor, che è un calciatore interessante, poi ai senatori e agli altri capitani in campo come Patric, Marusic e Cataldi”.

Ti vedremo allo stadio? – “Assolutamente si. Al 100%, spero di poter festeggiare presto una bella vittoria dal vivo insieme ai nostri tifosi”.

Sei mai stato vicino a convincere qualche tuo ex compagno a venire alla Lazio? – “Ci ho sempre provato. Anche con Messi (ride, ndr) ma ovviamente non era facile. Poi Jordi Alba e De Gea quando erano svincolati. Anche Bartra, ricordo che ne parlai con Sarri. Stesso discorso per David Luiz. Mi sarebbe piaciuto fargli conoscere la passione dei nostri tifosi”.

Sarri nella tua testa è secondo soltanto a Guardiola? – “Sì. Guardiola ovviamente è stato importante, mi ha dato fiducia quando ero giovane, permettendomi di giocare in una squadra piena di campioni come il Barcellona. Sarri lo avevo avuto già al Chelsea, abbiamo vissuto tanti anni insieme, è stato un bel percorso. Cito anche Baroni, una persona umile che dava tutto per il bene della squadra, e Tudor, preparato e con tanto carattere. Ognuno di loro mi ha insegnato qualcosa per continuare a crescere e migliorare”.

Lasci una Lazio diversa da come l’hai trovata: cosa auguri al club per rinascere? – “La prima cosa è ritrovare l’unione tra squadra, tifosi e Società, andare tutti verso un’unica direzione. Questo permetterà alla Lazio di tornare grande: chi verrà qui dovrà lavorare forte per il bene del club. Ora è difficile ma sono sicuro che la Lazio tra qualche anno tornerà a vincere trofei e a lottare per l’Europa e lo scudetto”.

Tornerai un giorno? Ovviamente in un’altra veste – “Difficile dirlo ma spero di sì, nella vita non si sa mai. Mi piacerebbe tornare per aiutare la squadra, rimarrò sempre vicino alla mia Lazio”.

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L’addio di Pedro: “Mi pesa lasciare questa maglia. Auguro il meglio a tutti voi e alla Lazio”. Lotito: “Un onore” (VIDEO)

Il campione spagnolo ha salutato ieri i compagni di squadra e tutto il team con una festa.

“È una giornata speciale, un giorno un po’ triste perché finisce qui la mia storia alla Lazio ma allo stesso tempo felice perché sono molto contento di essere qui con tutti voi. Ho condiviso tutti questi anni insieme a voi ragazzi, e mi avete sempre trattato nel migliore dei modi possibili. Mi avete fatto sentire molto importante e questo per me vale tantissimo. Auguro sempre il meglio a tutti voi e alla Lazio. Grazie per essere qui, ai familiari e a ognuno di voi: per me è davvero molto speciale.

Non voglio parlare troppo, ma auguro il meglio a questa famiglia. Sono sicuro che resterà sempre qualcosa di mio anche qui. Ho avuto la fortuna di vivere tanto questa maglia e lasciarla mi pesa. Però me ne vado con la testa alta, perché ho dato tutto. Mi avete sempre fatto sentire un giocatore importante, e questa per me è una famiglia vera. Sento tanto rispetto e tanta stima per questo gruppo. La festa adesso non finisce, inizia. C’è anche da ballare. Grazie a tutti quelli che hanno organizzato questa serata. Spero che vi stiate godendo questo momento insieme a me. Grazie mille a tutti e forza Lazio”.

Le parole del Presidente Lotito alla festa di Pedro: “Per me è un onore essere qui oggi. Ho voluto testimoniare la mia presenza per onorare un campione che rappresenta la storia del calcio e che incarna un modello di vita e un modello sportivo. Vorrei che tutto questo restasse impresso nei nostri cuori, perché Pedro deve essere un esempio per tutti. Non l’ho mai sentito alzare la voce, non gli ho mai visto un atteggiamento sbagliato. È sempre stato il primo ad andare in campo ad allenarsi, e il risultato si è visto: ha sempre giocato con la testa, dimostrando che il calcio ha bisogno di intelligenza prima ancora che di tecnica.

Essere qui stasera è un onore, perché testimonio la mia vicinanza a un grande campione, a una persona che è campione anche nella vita. Pedro è un esempio di dedizione, di determinazione, della voglia di non fermarsi mai. È stato un punto di riferimento, sempre in silenzio, senza mai alzare la voce. Ha tracciato un percorso importante alla Lazio, anche nei momenti più difficili, e lo ha fatto con coraggio, dimostrando che con il sacrificio, le capacità, lo spirito di gruppo e la voglia di vincere si possono raggiungere risultati straordinari. Lo ha testimoniato vincendo tantissimi trofei in carriera. Grazie per quello che hai fatto e per quello che hai dato alla Lazio. Grazie a tutti voi, buona serata. Scusatemi, purtroppo ho un’altra cena meno piacevole”.

Di seguito le parole nella sua lettera d’addio“Oggi è un giorno molto triste per me perché dico addio a questo bel percorso e alla splendida famiglia laziale. Vorrei ringraziare tutti i tifosi, i calciatori, gli allenatori e tutta la società, dipendenti e collaboratori compresi, per avermi permesso di far parte della storia gloriosa di questo club.

È vero che non ho portato trofei a questa che considero una casa meravigliosa, ma ho sempre difeso questa maglia con coraggio, umiltà, ambizione e passione, insieme ai miei compagni di squadra. Sono sicuro che presto si festeggerà qualcosa di importante con questi grandi uomini e calciatori. Ogni volta che entravo in campo ho alzato lo sguardo, ammirando fiero il nostro popolo.

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Lazio, Lotito senza freni: “Se i tifosi non vogliono non vengano, stronzi che si sfogano su di me. Squadra senza attributi. Su Sarri…”

“Sti c…i.” Claudio Lotito liquida così Tommaso Paradiso, ex voce dei Thegiornalisti e tifoso biancoceleste, che gli aveva scritto una lettera aperta accusandolo di aver “desertificato un popolo” e allontanato i laziali dall’Olimpico. Lo show del presidente della Lazio è alla buvette di Montecitorio. Il senatore forzista non le manda a dire a nessuno: sui tifosi, sulle critiche interne alla società, sul suo futuro da patron. Un sfogo a ruota libera.La lettera del cantante romano aveva fatto rumore nelle ultime ore tra i tifosi biancocelesti. Lotito la smonta in poche parole: “Io non ascolto la musica, non ballo, non ho tempo. Dormo tre ore a notte, poi lavoro. Non so chi sia questo Tommaso Paradiso”. Poi aggiunge, con tono più distaccato: “Ognuno può scrivere quello che vuole, ma sempre nel rispetto della legge”.

Sulle curve semivuote dell’Olimpico, Lotito scarica la responsabilità sui tifosi stessi: “Lo dovete chiedere a quelli che non vengono, mica li posso inchiodare. Non vogliono venire? Non vengano”. Poi la stoccata che farà discutere: “Forse a Roma i tifosi non ci stanno, ma in tutto il mondo ce ne sono tantissimi, anche in Cina”. Ai cronisti che gli chiedono di ricucire il rapporto con la tifoseria, Lotito risponde secco: “Non lo dovete chiedere a me, io non ho mai fatto la guerra a nessuno”, aggiungendo però che qualcuno “l’ha alimentata anche dentro la società” — una frecciata verso l’interno che non specifica ulteriormente. Sul suo ruolo da presidente è netto: “Il tifoso deve tifare, io faccio il presidente. Voglio rendere la Lazio immortale, indipendente anche da Claudio Lotito. Devo tutelare la storia della Lazio, non posso farla fallire”. Infine il passaggio su Maurizio Sarri, allenatore biancoceleste dato in uscita da Formello e conteso da Napoli e Atalanta: “Ha un contratto con la Lazio, punto”

Incalzato dai cronisti, aggiusta un po’ il tiro: “Sul risultato” i tifosi “hanno ragione: abbiamo perso con le squadre piccole e abbiamo vinto con le grandi. Qualcosa non ha funzionato, è andata male- ammette Lotito- una stagione maledetta con migliaia di infortuni. Io non mi devo scusare di niente, se non dei risultati che non sono venuti. Forse all’inizio dell’anno ho delegato troppo, poi ho ripreso la società in mano e i risultati sono venuti”. Rivendica, però, di essere sempre presente: “Io faccio pure l’ammortizzatore sociale, ‘sti stronzi sennò con chi si sfogano? Faccio pure il pungiball, Friedkin invece è un fantasma…”. L’anno è finito con le sconfitte in finale di coppa Italia e nel derby: “Prendi un gol da calcio d’angolo e poi il secondo uguale, ma vuoi mettere qualcuno che marca? In campo mica ci vado io…”.

Lo sciopero degli abbonati ha inciso sul rendimento della squadra? “Giocare senza il tifo non è la stessa cosa- osserva Lotito- ma anche con i tifosi non è cambiato nulla: con l’Inter abbiamo perso 2 a 0, un autogol e una palla che gli abbiamo dato noi, poi ci siamo mangiati tre gol davanti alla porta. Che cosa ha fatto l’Inter per vincere? Abbiamo fatto tutto noi. Se i giocatori avessero gli attributi che c’ho io sarebbe già finita la partita, non c’è storia per nessuno. Il problema è che quando vanno in campo si cacano sotto…”. Per Lotito “il tifoso deve avere pazienza: al 30 di novembre del 2027 finiscono tutti i debiti fatti dagli altri, dagli scienziati esperti di calcio prima di me”. A quel punto “recupererò 30 milioni di euro l’anno di cassa. Poi sto facendo lo stadio e sto quotando la Lazio al Nasdaq di New York, capitalizzerà un miliardo e mezzo, tre con lo stadio: do you understand?”.

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Lazio, Lotito: “Tifosi senza pazienza, club nella massima tranquillità. Sarri? Due anni di contratto, ma nessuno è indispensabile”

Il presidente della Lazio Claudio Lotito è stato intercettato ai microfoni di Sportmediaset ai quali ha concesso un’intervista dal Foro Italico dove dopo la sconfitta nel derby ha assistito alla finale degli Internazionali di tennis: “Dispiaciuto per non vedere i tifosi della Lazio partecipare al derby? Sicuramente per un presidente non avere la presenza dei propri tifosi chiaramente non è una cosa positiva. E’ altrettanto vero che nel momento in cui ci sono delle posizioni strumentali uno di necessità fa virtù, in qualche maniera cercare di cogliere quelli che sono gli aspetti positivi rispetto agli aspetti negativi. Io ho detto sempre, perché qualcuno lo dimentica o forse da’ per scontato, che quando presi la società chiaramente c’era una situazione drammatica, cioè era fallita. Oggi l’abbiamo riportata in una condizione di massima tranquillità e soprattutto stiamo lavorando sulla prospettiva di renderla immortale attraverso la realizzazione dello stadio. Quindi significa fare un qualcosa che rende, nel caso di specie, la Lazio autonoma da qualsiasi persona al di là della mia persona, di chiunque, per renderla competitiva.

Purtroppo i tifosi, quelli che perseguono interessi passionali che sono legati al momento, purtroppo non hanno la capacità di aspettare e quindi talvolta vogliono precorrere i tempi quando non ci sono le condizioni. Adesso noi, sicuramente dal 30 novembre del 2027, Lazio riacquisterà una forza economica importante perché avrà cessato di pagare tutti i debiti, 550 milioni che non sono pochi nel 19 luglio 2004, e avrà una cassa di 30 milioni che potrà impiegare per poter fare nuovi investimenti tali da renderla competitiva. Non è solo un problema di investimento economico: ricordate il calcio è un problema di idee, di squadra. E tutti devono lavorare, lo staff tecnico, la società, i giocatori e anche i tifosi tutti verso la stessa parte, perché quando si crea uno scollamento diventa più complicato raggiungere gli obiettivi.

Se c’è Sarri nel progetto futuro? Quando abbiamo acquisito Sarri l’abbiamo acquisito con un contratto triennale, quindi ha un contratto per altri due anni, sulla prospettiva che saremmo ripartiti da una squadra con una logica di ringiovanimento. Queste sono le considerazioni che abbiamo fatto noi. Io ho imparato anche una cosa, che nella vita tutti utili nessuno indispensabile, soprattutto i giocatori, perché i giocatori nel mondo ce ne sono tanti. È difficile trovare la possibilità di avere una società stabile e solida perché, se voi state verificando, nel campionato italiano le proprietà sono in vita 5 anni al massimo. Io sono 22 anni che ancora resisto, nonostante tutte queste fibrillazioni che qualcuno crea strumentalmente, volutamente, ma io sono convinto che poi alla fine, alla lunga, il lavoro paga, oltre che i risultati, ma soprattutto la constatazione della forte volontà di voler rendere, ripeto, immortale la società, forte, autonoma, indipendente. Questo secondo me è un elemento fondamentale, perché oggi parecchie squadre dipendono dagli investitori che se investono vanno avanti, se non investono voi l’avete visto quello che succede”.