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Lotito: “Il Parlamento ha abdicato, non intacca l’autonomia dello Sport. FIGC pseudo-istituzione”

Claudio Lotito, presidente della Lazio ma in questo caso nella sua veste di senatore di Forza Italia, è intervenuto nel corso dell’audizione del ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, davanti alla 7ª commissione (Cultura e patrimonio culturale, istruzione pubblica, ricerca scientifica, spettacolo e sport). Il numero uno biancoceleste, in verità, aveva capito che si trattasse delle risposte di Abodi a un’interrogazione depositata, appuntamento che deve ancora arrivare: “Io sono da ventidue anni nel calcio, mi spiace constatare che il Parlamento ha abdicato ai propri ruoli, con la scusa dell’autonomia dello sport. Nessuno la intacca. Le leggi si scrivono, poi ci sono le norme
interne della Federcalcio, per carità. Oggi seguiamo regole previste in un calcio romantico, dove c’era il patron-coglion che metteva i soldon e andava tutto bene. Oggi gli interessi sono diversi, la visibilità è mondiale e le ricadute sul piano dell’immagine o identitario sono completamente diversi.

La cura passa attraverso le riforme, e le leggi le fa il Parlamento. Nel momento in cui deleghi a una pseudo istituzione come la Federcalcio, che non si capisce se è pubblica o privata si determina una situazione abnorme. Insieme a Tavecchio facemmo riforme vere: imponemmo il limite del 3% di provvigione ai procuratori. Ora siamo al 10% per l’agente e 10% per l’intermediazione, cioè il 20%: dove si è mai visto che uno va dall’avvocato e glielo paga la controparte?

Con Infantino abbiamo fatto una lunga chiacchierata. La prima norma la deve fare il Parlamento: i dilettanti valgono il 34%, e i soldi vengono dalla Serie A. Il 20% sono i calciatori, il 10% gli allenatori: se si compattano decidono i dipendenti. Oggi la maggioranza è precostituita: chiunque si candidi deve scendere a compromessi. Serve un bel commissario, di altissimo profilo internazionale, con una commissione sportiva che supporti il lavoro da fare. È possibile, lo prevedono le leggi: in meno di un anno sistemiamo tutto, i temi sono sempre gli stessi. Se c’è la volontà ci sono anche gli strumenti per farlo”

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Isolato ed in minoranza, oggi Lotito vuole il commissario: quando comandava lui: “Antidemocratico”

“Ci vuole il commissario, solo così potremmo fare le riforme che servono davvero”. Così Claudio Lotito, presidente della Lazio, ha motivato il suo mancato appoggio a Giovanni Malagò, da ieri
candidato della Serie A come presidente federale. Il numero uno biancoceleste, rimasto l’unico dopo che in serata il Verona ha chiamato Malagò, ha sostenuto che non si tratta di una opposizione ad personam, ma di una contrarietà al metodo e alle regole in vigore. Resta il dubbio
di quanto sia (legittimamente) sincero al riguardo.

Su Tavecchio: “Commissario antidemocratico”. Oggi Lotito è, seppur influente, di fatto ai margini della politica calcistica italiana. È uno dei due – l’altro è Adriano Galliani – esponenti del calcio a sedere in Parlamento, ma dalla rielezione di Gravina alla vittoria di Simonelli, di fatto, è sempre rimasto in minoranza, a volte (come sulla questione e sulla cruciale transazione con IMG) proprio da solo. Nel 2014 la situazione era molto diversa, l’oggi senatore di FI era il deus ex machina del calcio italiano. E, quando decideva lui, del commissario pensava peste e corna. Erano i giorni della corsa elettorale tra i compianto Carlo Tavecchio – sponsorizzato da Lotito e oggetto, per usare le sue parole, di un “killeraggio mediatico”, dopo l’uscita su Opti Pobà – e Demetrio Albertini. Il commissario, come in ogni elezione federale che si rispetti, era uno spettro dopo la delusione per i Mondiali brasiliani, e Lotito ne parlava così: “Le società che lui (Albertini, ndr) pensava lo sostenessero preferiscono chiedere un commissario: un atto estremamente antidemocratico e che creerebbe solo problemi alla federazione”. Com’è cambiato il mondo.

È cambiato, a proposito, anche su uno dei cavalli di battaglia di Lotito, che ieri ha sostenuto di non appoggiare Malagò perché tutto il processo, a oggi, si basa su una legge vecchia di 45 anni. È la legge n. 91 del 1981, che ha disciplinato per quattro decenni il professionismo sportivo (che peraltro era una normativa più che altro giuslavoristica). Come ha fatto notare Ivan Zazzaroni sulle pagine del Corriere dello Sport, peccato che sia stata abrogata – anche se va riconosciuto a Lotito che, in gran parte, l’impianto è rimasto analogo, con l’aggiunta di alcune tutele – dalla riforma dello Sport (varata dal governo di centrodestra, con Lotito in Senato) approvata nel 2021 (Dlgs 36/2021)
e operativa dal 2023. Tuttomercatoweb.com

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FIGC, no a Malagò. Lotito: “Non è questione di nomi. Serve commissario che cambi la legge”

Brevi ma significative dichiarazioni del presidente della Lazio Claudio Lotito all’uscita dall’odierna Assemblea di Lega in cui la Serie A ha individuato in Giovanni Malagò il proprio candidato in vista delle prossime elezioni federali del 22 giugno. 18 club su 20 di Serie A hanno appoggiato il nome di Malagò, con le eccezioni di Lazio e Verona.
Questo il pensiero di Lotito ai giornalisti presenti: “Le elezioni vengono indette con la legge 91 del 1981, una legge di 45 anni fa e non va bene”.

Lei ha un nome diverso?
“Non è il nome. Il nome non c’entra niente. Se una cosa non funziona va ristrutturata no? Ripeto, c’è una legge di 45 anni fa, fin quando c’è quella legge il sistema… Va ridisegnato tutto, ci vuole la nomina di un commissario”.

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FIGC, il candidato presidente della Serie A è Malagó: astenute solo Lazio e Verona

Al termine dell’assemblea dei club a Milano, il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli è intervenuto in conferenza stampa per spiegare la scelta – da parte di 18 club su 20 – di appoggiare Giovanni Malagò. Poi, in aggiunta, ha spiegato anche la scelta della Lazio.

Le parole di Simonelli in conferenza sulla scelta della Lega Serie A per Malagò

Il presidente Simonelli spiega la scelta dei club di Serie A, ben 18 su 20, di appoggiare Giovanni Malagò come candidato presidente per la prossima FIGC: “Diciotto club su venti hanno sottoscritto la candidatura di Malagò, che da questo momento ha ottenuto l’accredito della candidatura da parte di una componente federale. Ricordo che non è la Lega a votare in assemblea elettiva FIGC, ma le singole società: ciascuna rappresenterà lo 0,9% e per questo arriviamo al 18%, ma ciascuna è libera di votare come crede. Non c’è vincolo di mandato. Queste società avevano diritto a sottoscrivere un modulo federale per accreditare un candidato: raggiunti 11 accrediti, sarebbe diventato il candidato della nostra componente. Noi possiamo certificare che 18 società hanno accreditato Giovanni Malagò”.

Poi, sulla scelta di Lazio e Verona di non esprimersi, Simonelli ha aggiunto: “Lazio e Verona non hanno firmato, non certo per mancanza di fiducia nei confronti di Malagò e ci tenevano a farlo presente: la loro stima nei suoi confronti c’è, ma ne hanno fatto una questione di metodo. Ritenevano che prima si discutesse dei programmi e poi si individuasse la persona giusta. Malagò, essendo una persona di altissimo livello ha trovato la sintonia di 18 società su 20, a prescindere dal programma. Ora la palla è in mano a Malagò, che dovrà fare le sue verifiche e, quando le avrà fatte, formalizzerà la sua candidatura, depositando le 18 schede di accredito e il suo programma elettorale. Gli faccio i miei migliori auguri, lo inviteremo nei prossimi giorni qui in sede per illustrargli quelli che sono i programmi che abbiamo già tracciato, perché abbiamo già tracciato un programma di massima che interessa la Serie A, con una ventina di punti, ma integrabile”.

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Gravina si difende, ecco il documento Figc: l’accusa alla politica e al sistema calcio dopo il caos playoff

Ci sono materie in cui «gli interessi delle componenti si sovrappongono a tal punto da arrivare a ingessare il sistema». Dopo aver lasciato la presidenza in seguito alle pressioni del governo e dell’opinione pubblica, Gabriele Gravina ha rilanciato, mettendo a nudo il sistema ed esponendo anche le leghe, i club e la politica alle proprie responsabilità. Lo ha fatto oggi con un corposo documento di 12 pagine ricco di spunti che avrebbe sottoposto alla VII Commissione Cultura Scienza e Istruzione della Camera se solo gliene avessero dato la possibilità. L’audizione, programmata subito dopo la debacle della Nazionale, è stata infatti cancellata in seguito alle dimissioni di Gravina, «come se i problemi del movimento calcistico fossero conseguentemente risolti». Della serie: saltata la testa del responsabile del sistema, non interessa più approfondire i problemi?

Secondo Gravina il sistema è «economicamente insostenibile» perché le risorse generate non bastano a coprire i costi. A causa degli inadempimenti economico-finanziari, tra il 1986/87 e il 2024/25 non sono state ammesse ai campionati professionistici ben 194 società, mentre solo negli ultimi 13 anni sono stati inflitti 519 punti di penalizzazione. Il calcio italiano perde ancora oltre 730 milioni di euro l’anno. Complessivamente, nelle tre stagioni toccate dal Covidi club professionistici italiani hanno perso 3,6 miliardi di euro e nell’ultimo quinquennio il costo del lavoro è aumentato in tutte le categorie. Nonostante diverse misure approvate dal consiglio federale, l’incidenza dei debiti sul totale delle attività è ancora leggermente superiore all’epoca pre-Covid (80,6%), con 5,5 miliardi di indebitamento totale. Un esempio di come nel tempo le cose siano peggiorate: nel 2007/08 i ricavi aggregati erano in grado di coprire il 97% dell’indebitamento totalenel 2023/24 questa percentuale è scesa all’83%. Un calcio con poca visione e una discreta proporzione allo sperpero ha visto poi toccare, nel 2025, il valore più alto di sempre relativo alle commissioni per gli agenti: oltre 300 milioni di euro. Il numero elevatissimo di club professionistici  ingolfano il sistema e le sue risorse: solo Messico, Turchia, Argentina, Thailandia, Arabia Saudita hanno più club professionistici dell’Italia (97). E veniamo all’annoso problema infrastrutturale. L’Italia non figura tra le prime dieci nazioni europee per numero di stadi costruiti/ammodernati tra il 2007 e il 2024. La burocrazia attanaglia il Paese e chi intende investire. Secondo la Figc, poi, una legge ha dato una sorta di mazzata definitiva: il decreto legislativo 36/2021 che, tra le altre cose, ha abolito il “vincolo sportivo” «con danni probabilmente irreversibili arrecati alla valorizzazione dei vivai e quindi anche alla crescita di calciatori potenzialmente utili alla Nazionale». A seguito del famoso “emendamento Mulè”, le leghe professionistiche godono inoltre di una sostanziale autonomia nell’organizzazione della propria attività e di una sorta di “diritto di intesa” su temi fondamentali quali, ad esempio, la definizione del sistema delle Licenze Nazionali per l’ammissione ai campionati. Così per la federazione è quasi impossibile mettere mano ad alcune riforme, su tutte quella dei campionati con la riduzione di Serie A e Serie B a 18 squadre e la riduzione dell’area professionistica della Lega Pro. A febbraio del 2026 Gravina ha consegnato alle componenti federali la diciassettesima bozza di lavoro su questo fronte. Una delle tante accuse indirizzate alla politica nel documento riguarda l’assenza di stanziamenti economici per l’Europeo del 2032. «Al contrario di quanto è avvenuto per eventi con ricadute socio-economiche e visibilità mediatica inferiori, come le Olimpiadi di Milano-Cortina, l’America’s Cup di Napoli o i Giochi del Mediterraneo a Taranto, che hanno avuto finanziamenti anche plurimiliardari». Senza dimenticare i costi del passaggio al professionismo femminile, che non è stato più sostenuto dopo una misura spot iniziale.

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Tutta la Serie A tranne Lotito appoggia Malagò: vuole commissariare la FIGC

Il candidato principale come successore di Gravina a presidente della FIGC, al momento, è Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI. Come riporta Repubblica, Malagò ha chiamato mezza Serie A per ottenere appoggio e consensi, ma non ha trovato quello del presidente Lotito.

Anzi, c’è di più. Il patron biancoceleste sta supportando e sostenendo l’idea del Ministro Abodi di commissariare la Federazione, aprendo così una fase di transizione all’interno della massima istituzione calcistica. Da giorni, infatti, il numero uno del club biancoceleste ha affidato all’ex presidente della Lega Serie A, nonché suo fedelissimo alleato, Lorenzo Casini, di redigere un disegno di legge che permetta appunto alla politica di commissariare la Federcalcio.

Si tratterebbe di una mossa estrema, che indurrebbe anche la Uefa a tenere fuori l’Italia dalle coppe europee e dall’Europeo. In questo caso, la nostra nazione perderebbe anche del 2032 che si sta tentando di ospitare in casa. La situazione è in divenire, ma le elezioni del 22 giugno sono alle porte. Quella di Lotito è una corsa contro il tempo ma, soprattutto, in solitaria. Malagò è appoggiato da quasi tutta la Lega Serie A, il presidente della Lazio potrebbe ritrovarsi spalle al muro.

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Bilanci e Serie A: slitta di un anno la Commissione voluta dal Governo

Lo stato di salute del calcio italiano non è esattamente tra le più invidiabili. Molti club in serie A sono contraddistinti da bilanci sommersi dai debiti, a riprova i numerosi cambi di proprietà di big quali Inter e Milan.

Proprio per monitorare i conti della massima serie, il Governo Meloni ha annunciato l’introduzione di una Commissione che in quale modo sostituisca quanto esercitato fino ad oggi dalla CoViSoc. Parliamo della Commissione di vigilanza sulle società di calcio professionistiche, costo pari a 3,5 milioni di euro l’anno.

Come scrive oggi Il Fatto Quotidiano, per la presa di potere della suddetta Commissione ci vorrà ancora tempo. Tradotto, a decidere licenze e iscrizioni ai campionati, per la prossima stagione sarà ancora l’organo in seno alla FIGC. Scendendo nei particolari, l’erede della CoViSoc dovrebbe anche avere poteri di ispezione e acquisizione di documenti. Ad alzare o meno il pollice saranno sette membri della Commissione, incarico pari a 7 anni. Tra i componenti  ci saranno i presidenti di Inps e Agenzia delle Entrate. Il presidente e il segretario saranno emanazione di Palazzo Chigi.  

Nuova ‘CoViSoc’: ecco quando potrà entrare in vigore

La neonata creatura volta da Andrea Abodi dovrebbe insediarsi prima di aprile 2025. Per esercitare il proprio ruolo però bisognerà aspettare un altro anno. Quindi, le prime iscrizioni che saranno valutate dalla neonata Commissione saranno quelle della stagione 2026-2027.

GLP

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Flaminio e nuovi stadi, la svolta di Abodi: “Ecco la norma per una struttura commissariale”

Mentre il Campidoglio aspetta le carte della Lazio per la riqualificazione del Flaminio, Andrea Abodi conferma la svolta per la realizzazione di nuovi stadi.

Il ministro dello Sport, intervistato dal Messaggero, ha ribadito la volontà del Governo di approvare una nuova legge per la costruzione di nuovi stadi. Tutto questo nasce anche dall’esigenza di indicare, entro ottobre 2026, i cinque stadi per gli Europei del 2032. «Entro la Primavera 2027 si dovranno aprire gli eventuali cantieri per gli impianti che hanno bisogno di una riqualificazione più o meno significativa”, ha spiegato l’ex presidente della Lega di serie B.

“Il Governo sta configurando strumenti finanziari agevolativi e predisponendo la norma per costituire una struttura commissariale, nel rispetto delle esigenze territoriali”, ha annunciato l’ex numero 1 del Credito Sportivo.

“Abbiamo parlato tanto in questi ultimi 20 anni e dobbiamo passare velocemente ai fatti, ai cantieri”, ha concluso il ministro dello Sport.

GLP

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Simonelli eletto presidente della Lega serie A. Cambiano gli equilibri e intanto Lotito…

Manca ancora la proclamazione ufficiale ma dopo le 14 schede a favore e le sei bianche, Ezio Simonelli è stato eletto nuovo presidente della Lega di serie A, succedendo a Lorenzo Casini, “nonostante” Claudio Lotito.

Come scrive Tuttosport, Simonelli sarebbe stato spinto dalla cordata di club guidati da Juventus e Inter. Secondo il quotidiano torinese, a uscire sconfitto dalla votazione di ieri in primis sarebbe Claudio Lotito. Il presidente della Lazio, dopo l’assenza nel consiglio federale di ieri mattina, aveva già capito come sarebbe finita a Via Rosellini.  

Il foglio sabaudo sottolinea come l’Inter, a inizio assemblea, avesse chiesto “lo spostamento del primo punto all’ordine del giorno, la modifica dello statuto necessaria dopo la riforma Figc, per anticipare l’elezione del presidente”. Il blitz mirava a riscrivere lo statuto proposto da Casini dopo aver definito le nuove cariche. In gioco ci sono infatti i consiglieri federali, che saliranno da 3 a 4, e i criteri di voto per eleggerli.

In sostanza, si vorrebbe rendere la conferma di ruolo nella veste di consigliere maggiormente condivisa. Dopo il no al rinvio, la votazione sullo statuto è stato il mezzo per contarsi. A quel punto la maggioranza si è astenuta, 14 club in bianco, stesso numero di schede che poi ha portato all’elezione di Simonelli.

Col voto di ieri, prosegue Tuttosport, la Lega tornerebbe espressione delle cosiddette grandi del Nord. Nella Capitale a sorridere sarebbe però Gabriele Gravina, decisamente vicino a chi ha portato Simonelli in Lega serie A.  

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Altro flop di Gravina: FIGC multata dall’Antitrust

Secondo quanto riportato dall’Ansa, l’Antitrust ha multato la Figc per 4.203.447,54 di euro, con l’accusa di abuso di posizione dominante. La Federazione, infatti, avrebbe abusato della propria posizione dominante nel mercato dell’organizzazione di competizioni calcistiche agonistiche giovanili per escludere gli enti di promozione sportiva e, di conseguenza, limitare le loro attività nel settore delle competizioni calcistiche amatoriali. In una nota l’Autorità ha accertato che a partire dal 1° luglio 2015, la Federazione “Ha attuato una complessa strategia escludente per rafforzare la propria posizione dominante nell’organizzazione di competizioni calcistiche giovanili a carattere agonistico e per estenderla anche al mercato dell’attività ludico-amatoriale, in cui opera in concorrenza con gli Enti di Promozione Sportiva”.

Alessio Buzzanca