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PROGETTO STADIO

Lazio, in arrivo la pietra tombale sull’intero progetto Flaminio da parte della Soprintendenza? (AUDIO)

Per quanto concerne il Flaminio, già entro stasera potrebbero arrivare novità definitive o quasi. Sono in corso interlocuzioni per capire se i rilevi della Soprintendenza siano superabili o meno. Tradotto, se alla Lazio verrà detto che il secondo anello non si può fare e di fatto, la capienza dovesse restare quella attuale, ovvero intorno ai 21000 posti, probabilmente la storia del Flaminio alla Lazio finirebbe oggi. Con tanti saluti alla capitalizzazione da 1,5 miliardi di euro paventata da Lotito.

Se davvero a breve assistessimo al sipario su futuro del gioiello di Nervi, bisognerebbe chiedersi di cosa hanno parlato Lotito e Campidoglio per due anni. Se davvero il Flaminio deve restare così, e probabilmente morire visto che nessuno investe almeno 20 milioni di euro per uno stadio che resterebbe inutilizzabile per il calcio a scarso della sua non redditività, non sarebbe stato meglio non battere alcun ciak invece di sostenere la possibilità di riqualificare uno stadio del 1959, lasciato colpevolmente a marcire da quasi 15 anni? Laziofamily.it/Radiosei

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, Giordano a Lotito: “Presidente, per una volta ci ascolti e se ne vada”

Un’altra lettera sulle colonne de Il Tempo: questa volta è l’ex calciatore della Lazio, Bruno Giordano per parlare di Lotito e della gestione della società.

“Caro Direttore, lasci che parli con la franchezza che mi ha sempre contraddistinto, perché su certe cose non riesco più a usare giri di parole. Speriamo che sia la volta buona, che Claudio Lotito decida finalmente di andarsene e di occuparsi solo della Reggina, lasciando in pace la Lazio. Perché la sensazione, ormai, è proprio questa: che pensi più ai suoi interessi personali che a noi. E allora che vada, che si dedichi ad altro, se è lì che è rivolta la sua attenzione. Il problema è che ogni volta ce n’è una diversa, e sempre in negativo. Non c’è un giorno in cui ci si possa svegliare e pensare a una buona notizia, a un sussulto d’orgoglio, a un segnale di crescita. C’è sempre qualcosa che ci trascina verso il basso, che ci toglie l’entusiasmo. E così, da tifoso prima ancora che da ex giocatore, mi ritrovo a dire una cosa che mi pesa ma che sento profondamente: Lotito ha fatto il suo tempo. La sua ora è arrivata. Se ne vada”.

“Prima c’era il Molise, ora la Calabria. Mi sembra evidente che si stia facendo la campagna elettorale anche grazie alla Lazio, che gli permette di avere visibilità, di finire su altri canali, di farsi conoscere in contesti che con il calcio non c’entrano nulla. Ma a noi tutto questo non interessa. A noi interessa soltanto il calcio, la nostra squadra, la nostra passione. E allora mi chiedo: lui, quando si preoccupa davvero della Lazio? Quando pensa al suo popolo, alla gente che riempie o che oggi diserta gli spalti? Io, sinceramente, non ce la faccio più. È una stanchezza che monta giorno dopo giorno e che ormai è diventata insopportabile”.

“Il punto è che sta facendo il politico attraverso il calcio. E qui il problema non è soltanto suo, ma anche di una politica che glielo permette, che gli consente di usare uno strumento così amato dalla gente per i propri fini. In mezzo a tutto questo, i più bastonati siamo sempre noi. I tifosi, quelli che amano la Lazio in maniera disinteressata, quelli che non hanno secondi fini se non vederla giocare e magari vincere. A lui non interessa niente, si fa soltanto i propri affari. E allora che se li faccia pure, ma lasciandoci in pace. Liberaci, presidente. È questa la parola che ci portiamo dentro da mesi”.

Me lo chiedo di continuo: perché tiene ancora la Lazio? A noi del Flaminio non importa granché, non è quello il sogno. Il vero sogno, oggi, è semplicemente che Lotito se ne vada. Perché se resta, è soltanto per una sua convenienza. Non ho mai visto, in tutta la mia vita nel mondo del calcio, una persona che sta in un club, ci rimette dei soldi e per giunta viene contestata. È una situazione che non sta in piedi, che non ha senso. E quando le cose non hanno senso, una spiegazione c’è sempre: se non molli, nonostante tutto questo, è perché hai altri interessi in ballo. Non ci sono altre risposte possibili.

“C’è poi un’ultima cosa che mi sta a cuore. Una squadra come la Lazio, con la sua storia e il suo blasone, meriterebbe competenza vera in ogni ruolo, dentro e fuori dal campo. E invece di dilettanti ne abbiamo già fin troppi in società. Serve professionalità, serve gente capace, servono uomini all’altezza del nome che portano sul petto. Non improvvisazione, non approssimazione. Lo dico con il cuore di chi questa maglia l’ha sudata, di chi sa cosa significhi rappresentare un popolo intero. Noi laziali meritiamo rispetto, meritiamo ambizione, meritiamo di tornare a sognare. E tutto questo, oggi, passa per una sola strada. Presidente, ci ascolti almeno per una volta: ci liberi”.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, deprecato e con disavanzo per il mercato… eppure Lotito tratta e chiude per la Reggina

Lotito non è Lotito se non è controverso, in questo è imbattibile. All’apice dell’impopolarità laziale, asserragliato e isolato dai tifosi, nell’estate del mercato semichiuso per un disavanzo di 19,5 milioni, sta trattando la Reggina e può chiudere in settimana. Ieri si ipotizzava il closing per giovedì. «Chiacchiere», aveva detto il presidente bluffando col suo tipico ghigno-grugno. Non ci si meravigli. L’offerta per la società amaranto è sul tavolo, da 2 milioni o poco meno. Il sorpasso su Matt Rizzetta, l’imprenditore italo-americano presidente del Napoli Basket e del Campobasso (calcio), è in atto. Sempre che sia servito un sorpasso. Rizzetta è a Reggio Calabria da tre giorni e non ha mai chiuso con Nino Ballarino, proprietario della Reggina. Ieri sera ha annunciato che la sua trattativa è interrotta. Ballarino ha sempre tergiversato aspettando Lotito.

I fatti

Il presidente della Lazio non è mai uscito allo scoperto, in questa storia se ne sbircia l’ombra. Si diverte spesso a destreggiarsi tra i tranelli dell’oscurità. Non è chiaro se interverrà con un socio (alcuni nomi sono smentiti) o direttamente. Molti propendono per quest’ultima ipotesi. I laziali vivono la vicenda come l’ennesima insolenza. Gattuso avrà acquisti solo a fronte di cessioni dello stesso valore, la cui somma (tra cartellino e ingaggio al lordo per la durata contrattuale) non deve superare il totale dell’incasso. I gruppi organizzati laziali hanno annunciato la rinuncia agli abbonamenti. I ricavi saranno in contrazione record. Lotito resta abbarbicato alla poltrona e tratta l’acquisto di un’altra società dopo la Salernitana, questa l’accusa mossa. Venerdì sera, a caldo, con uno scatto d’orgoglio, si sarebbe spinto fino a pensare di risanare il gap certificato dalla commissione che regola i conti ai fini del mercato. Ha due opzioni per riaprirlo: l’immissione personale, mai così elevata (19,5 milioni), o una serie di cessioni. Se riapre, deve spendere. Cosa gli conviene?

La Reggina

Deprecato a Roma, atteso a Reggio. Il Lotito oppressore della Lazio, recidivo sfrontato, è auspicato da tanti reggini come il Lotito redentore. La Reggina da anni attende una proprietà assennata, un progetto riparativo, risanante, realmente ambizioso per riportare la società nel calcio professionistico e ritentare la storica scalata iniziata a fine anni ‘80 con la visione del presidente Pino Benedetto, portata a compimento dal presidente Lillo Foti e dal diesse Gabriele Martino. Un miracolo sportivo. La croce portata dai laziali è pesante, non è augurabile a nessuno. Reggio, i reggini, il Granillo degli oltre 20.000 della A, meritano un risarcimento morale e sportivo dopo tre anni di Serie D, è prossimo il quarto. Serve un passaggio d’epoca, non solo di proprietà. Lotito ha riportato la Salernitana in A in 10 anni (dal 2011 al 2021). L’insediamento del nuovo sindaco di Reggio, Francesco Cannizzaro, esponente di Forza Italia, lo stesso partito di Lotito, insieme alle voci sulla Reggina sono visti come mosse preparatorie per un’eventuale ricandidatura del presidente della Lazio al Senato nella circoscrizione Calabria. Lotito risponderebbe che è mosso da affetti personali quando parla della Calabria. Francesco, suo padre, era nato a Soveria Mannelli (Catanzaro), dove il nonno era maresciallo dei Real Carabinieri. Lotito nel 2017 ha ricevuto la cittadinanza onoraria. Tutto torna in questa storia se si pensa che Soveria dista circa 117 chilometri da Corigliano Calabro (Cosenza), città di Gattuso, neo-tecnico della Lazio. Solo una sceneggiatura. Ai laziali e ai reggini è d’aiuto Corrado Alvaro, il più grande scrittore calabrese: «Abbiamo il diritto di sapere non solo ciò che i rappresentanti del popolo hanno in testa, ma anche quello che hanno in tasca». Le risposte a Lotito. Corriere dello Sport

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PROGETTO STADIO RASSEGNA STAMPA

Lazio, Soprintendenza e piano economico: Flaminio in salita

Il futuro del Flaminio resta sospeso tra ambizione e realtà. Da una parte il progetto della Lazio, che punta a trasformare l’impianto in uno stadio moderno da oltre 50 mila posti. Dall’altra una serie di ostacoli che rendono il percorso tutt’altro che semplice: i vincoli architettonici, le osservazioni della Soprintendenza, la sostenibilità economica dell’operazione e il rapporto con la tifoseria.

Secondo l’analisi pubblicata dal Corriere dello Sport, il punto centrale è proprio questo: il Flaminio non è un’area libera su cui intervenire senza limiti, ma un’opera storica, firmata da Pier Luigi e Antonio Nervi, che deve essere tutelata. La pensilina, la struttura originaria e l’identità dell’impianto rappresentano elementi difficili da conciliare con l’idea di uno stadio completamente nuovo e funzionale alle esigenze del calcio contemporaneo.

I dubbi della Soprintendenza

La Soprintendenza ha acceso i riflettori su due aspetti chiave del progetto: la tutela della pensilina storica e l’impatto del secondo anello previsto nel piano presentato dalla Lazio. L’idea del club è quella di aumentare la capienza senza intaccare direttamente l’opera di Nervi, attraverso una struttura esterna in acciaio. Una soluzione tecnica pensata per aggirare il problema dei vincoli, ma che non cancella le perplessità. Il club avrà tempo per presentare le proprie contro deduzioni, ma il messaggio arrivato dagli uffici competenti è chiaro: il Flaminio può essere recuperato, ma non stravolto. Ed è proprio qui che nasce il nodo principale. Perché uno stadio da oltre 50 mila spettatori richiede interventi pesanti, mentre l’impianto attuale vive dentro un perimetro di tutela molto rigido.

Il problema della capienza

Sulla carta, il progetto della Lazio punta a superare il limite strutturale del vecchio Flaminio. Nella pratica, però, realizzare uno stadio moderno in quell’area significa confrontarsi con spazi ridotti, vincoli storici e soluzioni architettoniche complesse.Anche il tema della Curva Nord pesa. L’ipotesi di una curva sviluppata su due livelli, conseguenza della nuova struttura prevista per aumentare i posti, non convince una parte del tifo organizzato. E per un impianto di proprietà il rapporto con i tifosi non è un dettaglio: è uno dei pilastri del piano economico.

Il nodo economico

La questione finanziaria resta decisiva. Il progetto della Lazio viene stimato intorno ai 480 milioni di euro, una cifra enorme se paragonata ai costi ipotizzati per un semplice recupero dell’impianto e dell’area circostante. Secondo il quotidiano, la sostenibilità dell’operazione dipenderebbe in larga parte dal ricorso al debito e dalla necessità di individuare un partner industriale o finanziario forte.

È un passaggio fondamentale. Uno stadio di proprietà non si costruisce solo con un progetto tecnico, ma con un piano economico credibile, ricavi certi, consenso e una visione di lungo periodo. Senza questi elementi, il rischio è che l’ambizione resti intrappolata tra carte, autorizzazioni e conti da far quadrare.

Tifosi e politica, due variabili decisive

C’è poi il tema del consenso. Un’opera di questa portata ha bisogno del sostegno delle istituzioni, della città e soprattutto della tifoseria. La Lazio vive una fase complicata nel rapporto tra proprietà e ambiente, e questo può incidere anche sulla forza del progetto. Uno stadio pieno, vissuto e condiviso è la base per sostenere un investimento così pesante. Se invece una parte consistente del pubblico resta distante o contraria, il modello rischia di indebolirsi prima ancora di partire.

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CALCIOMERCATO

Mercato a zero, Como-Sassuolo-Monza risolvono: resta solo la Lazio…

Alcune squadre di Serie A si sono già mosse per sistemare il mercato. Come riportato da Alfredo Pedullà infatti, Monza e Sassuolo hanno risolto il problema e non avranno limitazioni per la prossima sessione estiva, stessa cosa per il Como che ha messo 110 milioni al netto dei 90 che doveva dare. Resta solamente la Lazio, che ha ancora un paio di settimane: può scegliere tra un aumento di capitale, cosa molto improbabile oppure la cessione di uno o più giocatori.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – De Paola: “Lazio, non c’è un’associazione per andare contro Lotito, è insofferenza spontanea e trasversale. E’ scosso, ma è tardi” (AUDIO)

PAOLO DE PAOLA in collegamento a ‘NMM’

“Ho un’idea forte di quanto sta succedendo alla Lazio, dico che mi sembra che sia uno dei punti più alti, che abbia registrato nella mia carriera giornalistica, di protesta intelligente da parte di una tifoseria nei confronti della proprietà che dirige la squadra. Manifestare con l’assenza del tifo è il più grande dolore che possa subire un tifoso che mette a disposizione della sua protesta perché non ne può più, non ne può più. La proprietà di un club è una cosa sportiva, è una cosa effimera che non appartiene al proprietario momentaneo. Perlomeno gli appartiene momentaneamente e in questo frattempo il proprietario ha una sola possibilità di farsi ricordare per le imprese, per le cose belle che riesce a fare con il club, perché rispetto a qualsiasi altra azienda, l’azienda calcio si regge sulle emozioni e sui tifosi. Non appartiene al Presidente che passa per un periodo storico e poi ce ne sarà un altro. Questo diciamo qualsiasi Presidente se lo deve mettere nel proprio ufficio a caratteri cubitali, non è un’azienda di mattonelle, di piastrelle, di quello che vuoi.

Signori, una lettera scritta così di suo pugno da Lotito, in cui dice torniamo indietro in qualche modo, smettiamola, facciamo pace, dimostra che evidentemente è scosso. Evidentemente ha capito qualcosa qualche cosa, ma è troppo tardi. Penso che ci debbano essere tanti e tanti e tanti di questi passaggi da parte di Lotito per poter in qualche modo scalfire quello che è stato, scolpito nell’animo dei tifosi della Lazio.

Poi, guardate che la protesta dei tifosi è talmente bella e strutturata perché comunque il loro amore per la squadra è un amore che rimarrà sempre ovviamente. Non c’è per questa proprietà, ma per la Lazio sempre, questo è il grande messaggio. Non è che tradiscono la squadra, loro la squadra la continueranno a seguire anche in trasferta, ma non gli va più di sentirsi oggetto di un braccio di ferro di chi dice questa è la mia proprietà.

Non è la tua proprietà, è una proprietà notarile, ma il calcio non è carte bollate e notaio, il calcio è emozioni e sensazioni, è tifo. Se togli questo togli il calcio, quindi dico che il percorso che può essere stato intrapreso da Lotito deve prevedere tante altre tappe in cui ci possa essere un riavvicinamento veramente chiaro, palese, coinvolgente, tangibile con argomenti concreti, con argomenti forti, con argomenti che siano di vero coinvolgimento da parte dei tifosi nella cosa calcistica.

Il manifestare per anni e anni, la propria conoscenza di bilanci, di numeri, di economia ha chiuso in un cortile, questo si, arido la cosa più importante che quella del tifo. E tu, comunque, stai a dire che hanno fatto un abuso, che hanno fatto una cosa non vera, che non è così e contesti tutto. Sempre l’innalzamento della propria figura. Allora, bisogna capire che la propria figura deve essere assolutamente ridimensionata, sgonfiata, messa in secondo piano.

De Laurentiis è stato intelligente nel capire che nel momento in cui la squadra poteva fare o doveva fare il salto di qualità non ha messo la sordina, non ha messo il limitatore, è andato accelerando su quel tasso fino ad arrivare allo scudetto. Una na gestione maniacale dei soldi ha posto, in maniera volontaria o involontaria, una sorta di limite all’espansione dei traguardi sportivi 

Io dico che un testa a testa, uno scontro tra poteri forti non giova nessuno, neanche alla Lazio assolutamente. Se la mobilitazione, come in questo caso è spontanea e naturale ha un senso. Ora sto respirando un’area diversa attorno alla protesta della Lazio, sto respirando un’area di spontaneità. Vedo negli occhi della gente, nelle persone con cui parlo, proprio un’insofferenza, una trasversalità di opposizione a questo modello che è la forza vera di questa opposizione che non si può sfidare con le carte bollate, con le minacce di querela, di denuncia. No, caro Lotito, qua non c’è un’azione preordinata, c’è qualcosa che è manifestata da ogni singolo tifoso, non c’è un’associazione per andare contro Lotito. E’ proprio che non ne possono più, allora si deve prendere atto di questa cosa, facendo un’operazione di recupero di amore nei confronti di un bene che non passerà mai nel cuore dei tifosi, ma che in questo momento sta diventando ostaggio”.

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CALCIOMERCATO

UFFICIALE – Sarri è il nuovo tecnico dell’Atalanta: il comunicato

L’Atalanta ha ufficializzato Maurizio Sarri come nuovo allenatore. L’ex tecnico della Lazio ha firmato un triennale a 3 milioni di euro a stagione più bonus. “La famiglia Percassi, quella Pagliuca e tutto il Club rivolgono un caloroso benvenuto a mister Sarri nella famiglia nerazzurra”, si legge sul sito internet del club. La firma sul contratto all’ora di pranzo, quando Sarri, che subentra all’esonerato Palladino, è arrivato a Zingonia per cominciare la nuova avventura. A Bergamo ritrova Cristiano Giuntoli, il ds con cui ha già lavorato a Napoli.

IL COMUNICATO
“Atalanta BCè lieta di comunicare che la guida tecnica della Prima Squadra è affidata a Maurizio Sarri, la cui luminosa carriera annovera oltre 800 panchine tra i professionisti con un palmarès nobilitato dalla vittoria di una Europa League e di uno Scudetto.

Nella scorsa stagione ha portato la Lazio a giocarsi una finale di Coppa Italia, dopo averla condotta negli anni precedenti anche a un secondo posto in campionato (stagione 2022/23) e agli ottavi di finale di Champions League (stagione 2023/24), secondo miglior risultato di sempre nella storia del Club capitolino nella massima competizione europea.

Sessantasette anni, è nato a Napoli ma sin da piccolo è cresciuto in Toscana con una parentesi nei primi anni dell’infanzia anche nella Bergamasca. Dalla Seconda Categoria aretina al tetto d’Europa con il Chelsea e al Tricolore con la Juventus, ha costruito la sua mirabile carriera da allenatore partendo dai campionati minori per poi scalare passo dopo passo tutte le categorie. Un’ascesa caratterizzata da una precisa impronta di gioco e da una forte identità trasmesse alle sue squadre.

Dal Sansovino, passato in tre anni dall’Eccellenza alla C2, all’Empoli, che riporta in Serie A nel 2014 e che poi conduce a una brillante salvezza, nell’estate del 2015 si merita la chiamata del Napoli. Nel Club partenopeo, dove lavora in armoniosa sinergia con il Direttore Sportivo Cristiano Giuntoli, ottiene per tre stagioni consecutive il record di punti nella storia del Napoli, migliorandolo ogni anno (fino ai 91 punti conquistati nel 2017/18, primato ancora imbattuto) e conquistando sempre la qualificazione alla Champions League con due secondi posti e un terzo.

Nella stagione 2018/19, alla guida del Chelsea, arriva anche la consacrazione a livello internazionale con la conquista dell’Europa League nella finale tutta inglese contro l’Arsenal. I successi continuano in Italia, la stagione seguente, quando diventa campione d’Italia con la Juventus. Tra i prestigiosi riconoscimenti individuali ottenuti in carriera, anche una Panchina d’oro per la stagione 2015/16 e una Panchina d’argento per la stagione 2013/14.

La famiglia Percassi, quella Pagliuca e tutto il Club rivolgono un caloroso benvenuto a mister Maurizio Sarri nella famiglia nerazzurra”.

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CALCIOMERCATO

Lazio, il Napoli prepara la prima offerta ufficiale (al ribasso) per Gila. Proposte anche contropartite tecniche…

Il pressing del Napoli su Mario Gila sta per entrare nel vivo. Secondo quanto riferito da Alfredo Pedullà, gli azzurri si preparano a recapitare alla Lazio una prima offerta per il difensore spagnolo: 15-16 milioni di euro più bonus per il cartellino. Una cifra calibrata su un dettaglio non secondario, il contratto del centrale in scadenza nel 2027: tra un anno il giocatore sarebbe libero di accordarsi a parametro zero, e questo abbassa il potere contrattuale del club di Lotito.

Il punto è che a Roma la valutazione è ben più alta. La Lazio sa che Gila vale di più della prima proposta azzurra e continua a fare muro, tanto che il Napoli ha già iniziato a sondare alternative. Per provare a scardinare la resistenza biancoceleste, la strada più concreta sembra quella dell’inserimento di una contropartita tecnica. Sul tavolo, stando alla ricostruzione di Pedullà, ci sarebbero tre nomi graditi alla Lazio: Rafa Marin, Sam Beukema e Lorenzo Lucca.

I tre nomi: Beukema il più pesante

Le tre piste hanno pesi molto diversi. Rafa Marin piace ai capitolini, ma il Napoli non vorrebbe privarsene. Il profilo più ingombrante è quello di Beukema, arrivato meno di un anno fa come uno dei colpi più costosi della campagna acquisti: doveva essere un titolare fisso, eppure il suo nome verrebbe comunque proposto alla Lazio, con l’incognita di cosa ne penserà il diretto interessato. C’è infine Lorenzo Lucca, altra pedina che potrebbe rientrare nel discorso.

A spingere è soprattutto la volontà di Gila, che ha fatto capire di voler cambiare aria: niente proclami social, ma un lavoro ai fianchi affidato al proprio agente. Una determinazione che il Napoli intende sfruttare, in una settimana che si annuncia decisiva anche su altri fronti di mercato. La trattativa è aperta: ora la palla passa alla Lazio, chiamata a decidere se accettare il cash, puntare su una contropartita o continuare a tenere il punto.

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PROGETTO STADIO

Conferenza Servizi Flaminio: la Soprintendenza alza il muro (AUDIO)

Il 28 maggio scorso, come noto, è partita la Conferenza Servizi Preliminare (CSP) sulla riqualificazione del Flaminio, proposta della S.S. Lazio. Al tavolo tecnico partecipano 39 enti che hanno complessivamente 45 giorni per esprimere, singolarmente, i propri pareri. 

Nel caso dello stadio di Pietralata, ad esito della CSP, venne pubblicata la pronuncia ultima con allegati tutti i singoli pareri. 

Sulla base di questi pareri quindi, esaurito il tempo previsto dalla legge vigente, la CSP si pronuncerà sulla compatibilità tecnico-normativa-urbanistica della documentazione presentato dal club di Claudio Lotito.

Seppur in assenza di voci ufficiali, secondo quanto raccolto da laziofamily.it, la Soprintendenza avrebbe già prodotto alcune carte nelle quali si evidenziano due principali criticità. La prima riguarda la pensilina, ovvero l’unica parte di tribuna coperta del Flaminio che adesso copre quella che sarebbe la Tribuna Monte Mario dell’Olimpico. Secondo i tecnici, tale manufatto andrebbe mantenuto e non eliminato, come previsto dal progetto (in tal senso basterebbe fare una copertura sfalsata lasciando inalterata l’attuale tribuna centrale che guarda alla collina dei Parioli.

I secondi dubbi, consistenti, riguarderebbero la scelta di realizzare un secondo anello che andrebbe ad inglobare la struttura attuale del catino di Nervi. Si sosterrebbe che tale scelta andrebbe a non rendere più visibile l’unicità della forma architettonica dell’opera di Nervi. Insomma, la sensazione è che la strada per avere un sì dalla Soprintendenza,, seppur con tante prescrizioni, appare in salita.

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Lazio, addio Romagnoli: manca solo l’annuncio per la cessione all’Al Sadd

La fumata bianca è sempre più vicina. Romagnoli e l’Al-Sadd si aspettano da mesi e adesso il traguardo sembra davvero a un passo. L’intesa tra il difensore e il club qatariota – scrive il Corriere dello Sport – è stata raggiunta da tempo: il contratto triennale da 6 milioni di euro a stagione attende soltanto la firma definitiva. Anche tra Lazio e Al-Sadd i contatti hanno prodotto una base di accordo ormai consolidata. Restano da limare gli ultimi dettagli, quelli che spesso fanno la differenza, soprattutto quando c’è da trattare con il club di Lotito.

Nelle prossime ore, tra oggi e domani, potrebbe arrivare l’annuncio ufficiale del trasferimento. I qatarioti sono rimasti fermi sull’offerta da 3 milioni per il cartellino, cifra che la Lazio ha ormai accettato di prendere in considerazione vista la situazione contrattuale del giocatore, in scadenza nel giugno 2027. Più che sull’importo, il confronto continua sulle modalità definitive dell’operazione e sugli aspetti burocratici che ancora separano le parti dalla chiusura. Sullo sfondo resta però un tema che inevitabilmente riporta alla mente quanto accaduto a gennaio. Allora il trasferimento sembrava concluso, prima del clamoroso dietrofront arrivato negli ultimi minuti del mercato arabo. Tra i motivi della frenata ci fu anche la questione relativa ad alcune mensilità arretrate. Per questo motivo, attorno alla trattativa continua ad aleggiare lo spettro di eventuali richieste legate agli ultimi stipendi maturati dal difensore.

Si chiude così dopo 161 presenze, 8 gol e 2 assist a referto l’avventura di Romagnoli alla Lazio. E per il centrale di Anzio si apre un nuovo capitolo della carriera, il primo all’estero: contratto da 6 miioni di euro a stagione e 3 milioni nelle classe del club biancoceleste.