Nessuno come Milinkovic. Gioca per tre. Cuce, contrasta e tira. Stoppa di petto dove gli altri staccano e colpiscono di testa. E’ il fenomeno della Lazio. Inzaghi, in assenza di Immobile, gli chiederà nuovi gol per la volata Champions. A Bergamo, nella partita d’andata con l’Atalanta, firmò una doppietta, lanciando la rimonta perché era iniziata malissimo, due gol sotto e il rischio di prendere il terzo, evitato da Strakosha sul piatto ravvicinato di Brayan Cristante, altro guastatore “fisico” della Serie A, stessa età o quasi. Ci sono appena cinque giorni e cinque centimetri di differenza. Sergej è nato il 27 febbraio 1995 ed è alto un metro e 91, l’ex gioiello del Milan il 3 marzo e misura 186 centimetri. Sono i centrocampisti giovani più prolifici del campionato. Milinkovic ha realizzato 11 gol, Cristante 9. Bella sfida, può orientare la partita di domenica allo stadio Olimpico. La Lazio corre verso la Champions, l’Atalanta cerca di confermarsi in Europa League. Due squadre brillanti, piene di colpi e di fantasia, disegnate e accompagnate dall’estro di Luis Alberto e Ilicic. Gasp e Inzaghi se la godono con i trequartisti, è un altro tema di un confronto affascinante, dettato dalle idee e dalla competenza, la dimostrazione di quanto le società sappiano lavorare e scoprire o rilanciare giocatori dal potenziale enorme. Cristante ha segnato anche 3 gol in Europa League, Sergej si è fermato alla doppietta di Nizza, poi solo turnover o quasi, Inzaghi lo tolse nell’ultima mezz’ora a Salisburgo pagando quella sostituzione a caro prezzo.
SCENARI.
Milinkovic è il crac della Lazio. Può superare le prospettive di Pogba. Lotito lo venderà solo al verificarsi di due condizioni: un’offerta superiore ai 150 milioni di euro e la richiesta del giocatore di anticipare l’addio oggi escluso da un contratto in scadenza nel 2022. La Champions potrebbe trasformarsi nella ribalta per trattenere Sergione anche il prossimo anno. Sposta gli equilibri. Fa la differenza. E’ in continua crescita. A Torino domenica ha dato una dimostrazione di forza pazzesca, non è stato solo decisivo con il suo gol di testa. Ha contrastato e ha giocato da mediano. Si è inserito nell’azione del rigore provocato dall’intervento di N’Kolou. Ha finito quasi da centravanti aggiunto quando Inzaghi ha sostituito Luis Alberto con Lukaku. Lulic si è accentrato, Sergej è stato avanzato a ridosso di Caicedo, abituato a giocare di sponda, ad andare incontro alla palla, molto meno a puntare la porta. Milinkovic era il secondo centravanti, un po’ come potrebbe accadere con l’Atalanta se l’ecuadoriano avrà bisogno di appoggio e di sostegno. Il serbo è tornato in forma alle ultime curve del campionato, ha raggiunto Luis Alberto a quota 11 gol, gliene manca uno per raggiungere il record di Candreva, centrocampista più prolifico nella storia della Lazio con 12 centri nel 2014. Da qui al 20 maggio dovrà diventare un po’ più attaccante.
Fabrizio Patania / Corriere dello Sport