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DICHIARAZIONI

Capanni: “La prima chiamata di Inzaghi una vera emozione. Nazionale italiana? Sarebbe un onore”

Luan Capanni, attaccante della Primavera biancoceleste, è intervenuto quest'oggi ai microfoni di Lazio Style Radio 89.3 FM: 

"Sto lavorando tanto, è un piacere impegnarmi così tanto per tutte le persone che mi aiutano ogni giorno, è un sogno che si avvera. Non mi aspettavo tutto questo in così poco tempo, ho fiducia nel mio lavoro e nella mia famiglia e questo mi porta a provare a migliorarmi sempre di più. Quando sono arrivato allo Stadio Olimpico, in occasione della mia prima convocazione contro il Parma, è stato emozionante, non mi aspettavo tutto questo in soli sette mesi. In prima squadra ci sono giocatori forti, a partire da Immobile fino a Milinkovic passando per Leiva, ma tutti quanti sono veramente bravi. Io e mio padre abbiamo sentito tante squadre quando siamo arrivati in Italia, ma i tifosi, la storia, la città di Roma mi hanno convinto ad accettare questo progetto. Ringrazio soprattutto il Direttore Sportivo biancoceleste Igli Tare con il quale ho parlato molto.

Per la mia famiglia è un sogno essere qui e vedere quello che sto facendo giorno dopo giorno. Avere tutti i miei cari qui per me è importante, mi aiutano nei momenti di difficoltà, questo è fondamentale per un ragazzo giovane come me. Devo dire grazie a loro se ora sono arrivato a questo punto, con loro ho un rapporto forte e sono contento di renderli orgogliosi.

Se un giorno dovessi indossare la maglia azzurra della Nazionale per mio padre sarebbe un sogno. Sono giovane e prima devo pensare alla Lazio, se ci sarà l’opportunità in futuro vedremo. Ho tanti parenti italiani, per me sarebbe un onore. Come numero alla Lazio ho scelto il 71 perché mio padre è nato in quell’anno, lui mi ha aiutato fin dall’inizio e non posso dimenticare quello che ha fatto per me. So che il 71 è molto importante anche per la Lazio e per i suoi tifosi. Mio padre e mia madre mi hanno sempre insegnato ad essere una persona giusta e corretta, essere un calciatore non è facile, devo sempre dare il meglio e concentrami sempre al massimo su ogni cosa che faccio. Tutto quello che sono lo devo alla famiglia, loro hanno fatto di tutto per me. Roma è una bellissima città ed essere qui con i miei cari mi rende molto felice, se fossero rimasti in Brasile non sarei stato molto contento, qui la vita è sicuramente migliore.

Quando non mi alleno vado con la mia famiglia a mangiare in centro, conosco il Colosseo e tante altre cose di Roma. Quando mi riconoscono per strada sono contento, questa cosa mi sprona a migliorarmi ancora di più. Ho attraversato un momento difficile dopo quanto successo al Flamengo, una situazione che mi ha lasciato molto triste. Tanti ragazzi come me e con i miei stessi sogni non ci sono più. Io ora gioco per loro, purtroppo questa è la vita. Il calcio è difficile, devo dire grazie a tutti quelli che mi aiutano tutti i giorni a migliorarmi.

Sono felice di avere la fiducia del mister e dei miei compagni, ora è un momento non facile per la Primavera, mancano tre partite, dobbiamo continuare fino alla fine a lottare per i nostri obiettivi. Un esperienza bellissima la convocazione in prima squadra, all’Olimpico è stata una vera emozione, ma ora penso solo alla primavera ed a raggiungere i traguardi che ci siamo prefissati Nel ritiro di Pietrolunga ho parlato con il mister Bonacina dato che qui si gioca un calcio differente rispetto a quello brasiliano, il mister mi ha aiutato tanto ad ambientarmi nel migliore dei modi in questa nuova realtà. Anche Inzaghi è un grande mister. Posso solo dire grazie a queste due persone che stanno facendo tanto per me, aiutandomi a migliorare ed a continuare il mio sogno di diventare un grande calciatore. Se l’allenatore mi parla tanto significa che mi osserva e mi aiuta a migliorare perché crede nelle mie potenzialità. Se non mi parlasse allora mi preoccuperei molto.

Mio padre è un ex calciatore, lui non parla con gli allenatori, ma mi offre sempre le giuste motivazioni ed è un perfezionista, mi sprona a compiere passi sempre più importanti. Questo mi aiuta ad essere un calciatore vero. Ora gioco come punta centrale, mi piace tanto posizionarmi vicino alla porta, non ho problemi a muovermi da trequartista, basta che io sia vicino all’area di rigore avversaria. Quando esco mi piace parlare di tutto, non solo di lavoro, mi piace tanto Roma, è una città bellissima. Si mangia molto bene e con il bel tempo posso andare anche in spiaggia. Per il ritiro estivo in prima squadra c’è tempo, devo allenarmi al meglio e lavorare sempre di più facendomi trovare pronto qualora capitasse l’occasione. Amo i calciatori brasiliani come Ronaldo o Ronaldinho, ma Zidane era un giocatore troppo forte, un vero e proprio fenomeno. Della prima squadra mi sta impressionando Leiva, è una persona spettacolare che mi ha aiutato tanto ed è molto forte come giocatore. È eccezionale e disponibile".

sslazio.it

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Rambaudi: “Kean giocatore vero, con Immobile può fare ancora bene” (AUDIO)

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a 'NMM': "MI è piaciuta l'Italia, ha sempre avuto il pallino del gioco in mano, anche se certi giocatori devono trovare le misure con il gioco richiesto da Mancini. Deve cercare di capire quando far male. Era un momento in cui si doveva cambiare, è stata scelta la qualità. Biraghi e Piccini? Il secondo non mi ha entusiasmato, ha grande fisico ma ha poca qualità. Biraghi non è un fenomeno, ma è un giocatore che ci può stare. Ha un buon piede. Poi è chiaro che dipende dall'alternativa. Kean è davvero così forte? Si, ha fatto poche apparizioni in Under 21, questo è giocatore vero. Ha qualità caratteriali, tecniche e fisiche. Può fare anche l'esterno, può tranquillamente giocare con Immobile. Ciro con questo tipo di gioco sul palleggio rischia anche di non toccare palla per 20', poi però deve essere bravo a tagliare nel momento giusto. Non deve preoccuparsi, sta facendo bene nonostante non è protagonista. Ha fatto reparto, ha fatto da sponda, magari a volte sbagliando. Deve capire come muoversi in alcune situazioni"

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CITTA'

Stadio Roma, l’ex assessore Berdini: «Tzunami devastante. L’unico sussulto di dignità è abbandonarlo. La giunta si muove fuori dalle regole»

«Un terremoto? Be’ qua direi che siamo già ben oltre. Siamo a uno tsunami per una città cui evidentemente non bastava l’essere stata travolta da Mafia Capitale, dalla mafia a Ostia, dalla mafia ovunque. L’unico sussulto di dignità che può salvare la giunta Raggi passa attraverso un ritorno alle regole, e quindi dall’addio al progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. Vede, per ogni urbanista serio il piano regolatore è “la” legge. E chiunque si muova fuori da quello, come sta facendo la giunta Raggi, si muove al di fuori delle regole… Chi vuole capirci qualcosa su ciò che è successo e sta succedendo dovrebbe indagare su quello che accade in Campidoglio dopo il 16 dicembre 2016. È tutto là».

Paolo Berdini è stato il primo assessore all’Urbanistica di Virginia Raggi, carica da cui si dimette nel febbraio del 2017. Quando accetta di entrare in giunta, l’urbanista ha idee diverse dal M5S sulle Olimpiadi, visto che è favorevole. Ma la pensa come la Raggi, «e anche come De Vito», sul progetto dello Stadio a Tor di Valle. È contrario lui, sono contrari loro, sono contrari tutti. Poi succede qualcosa.

 

 

Arriva il 16 dicembre 2016. L’arresto di Raffaele Marra, braccio destro di Raggi.

«Da lì cambia tutto. Prima di allora, sia nei discorsi pubblici che in quelli privati, la Raggi era contrarissima a realizzare lo stadio della Roma a Tor di Valle. Si valutavano aree alternative, visto che c’erano e ci sono. Su questo eravamo d’accordo sin da subito».

Al di là delle dichiarazioni pubbliche, aveva mai sospettato che qualcuno in Campidoglio remasse contro la posizione sua e della sindaca sullo stadio?

«Mai, all’epoca non ne avevo alcuna ragione».

Neanche De Vito, il presidente del Consiglio comunale arrestato per corruzione?

«Men che meno. Anche De Vito era contrario alla realizzazione dell’impianto a Tor di Valle. Se pensate che oggi l’attuale amministrazione ha esteso le cubature ben oltre a quelle previste dalla giunta di Marino, che già andavano al di là del piano regolatore, capite la reale dimensione del cambio della loro impostazione iniziale, che partiva appunto dal rispetto delle regole. Erano stati votati per questo, no?».

Ha riconosciuto nel De Vito che parlava nelle intercettazioni «di sfruttare la congiunzione astrale» il De Vito che aveva conosciuto?

«Sinceramente no, sono rimasto stupito. Il De Vito che avevo conosciuto io era molto equilibrato, prudente, serio. Frongia era molto più silenzioso, ci parlavo di meno».

Cosa cambia con l’arresto di Marra?

«Tutto. Il M5S nazionale commissaria di fatto la Raggi con Bonafede e Fraccaro. Spunta questo Lanzalone…».

Il suo arresto, nel giugno scorso, «apre» l’inchiesta sullo stadio.

«All’epoca chiesi conto alla Raggi del suo ruolo, del perché stesse sui dossier dell’Urbanistica. La sindaca mi rispose che Lanzalone era un uomo di sua fiducia, che stava lì per aiutarmi ad arrivare alla risoluzione del contratto per Tor di Valle. E invece stava lì per l’esatto contrario».

Come lo capì?

«Dopo essere stata commissariata dal M5S nazionale, la Raggi sullo stadio cambia linea. Nel gennaio 2017, il vicesindaco Bergamo e quello che sarebbe stato il mio successore all’Urbanistica, Luca Montuori, iniziano i colloqui per andare avanti su Tor di Valle. Dal no secco si passa a mia insaputa al sì, con le cubature addirittura aumentate rispetto a Marino. E me ne sono andato».

Lei era favorevole alle Olimpiadi.

«Eravamo d’accordo con la Raggi che si sarebbe arrivati a un referendum per fare decidere i romani. Venni scavalcato da un post di Beppe Grillo, che con l’amministrazione di Roma teoricamente non aveva nulla a che fare».

Si è fatto un’idea su come sarebbe finito il referendum sulle Olimpiadi?

«La stragrande maggioranza avrebbe votato a favore».

Se mai ci fosse un referendum sullo stadio a Tor di Valle?

«La stragrande maggioranza dei romani voterebbe contro. Soprattutto dopo questo scandalo devastante.Corriere della Sera

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AVVERSARIO

Dopo l’allarme di Koeman, de Vrij salta nuovamente la Lazio?

Dopo aver osservato dalla tribuna il ko dell'Olanda con la Germaniaieri sera, Stefan de Vrij è pronto a fare il suo rientro a Milano. Dove lo staff medico interista valuterà la sue condizioni fisiche, visto che Ronald Koeman giusto venerdì parlava di problemi di pubalgia. A questo punto – ipotizza Tuttosport – nonostante il dottor Piero Volpiabbia minimizzato il problema, la presenza del giocatore potrebbe essere in dubbio contro la Lazio, squadra con la quale ha già marcato visita due volte in questa stagione. 

Internews

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RASSEGNA STAMPA

Volata Lazio-Roma, questa volta vale la Champions

Roma e Lazio hanno chiuso un solo campionato alla pari nella loro storia. Quello del 1942-43, che i giallorossi giocavano con lo scudetto sul petto. Il 25 aprile, ultima giornata, l’aggancio: mentre la Roma perdeva 2-0 a Trieste, la Lazio batteva 3-2 l’Atalanta all’89’ con una rovesciata di Piola, l’ultimo dei 159 gol ufficiali in biancoceleste. Tre mesi esatti dopo, il 25 luglio, cadde il fascismo: re Vittorio Emanuele III fece arrestare Benito Mussolini e lo sostituì, come Capo del governo, con Pietro Badoglio. L’arrivo alla pari del 1943 però fu roba da retrovie, al 9° posto su 16. Adesso le due squadre sono in lotta per l’Europa: 5ª Roma 47, 6ª Lazio 45 (con una partita in meno). Nei 75 campionati di serie A giocati da entrambe i giallorossi sono finiti davanti 49 volte, la Lazio 25. Se Ranieri chiudesse prima di Inzaghi, il conto verrebbe aggiornato a 50-25: esattamente il doppio. E la Roma eguaglierebbe un record, vincendo per il settimo anno di fila questa sfida (di classifica) stracittadina, come le è già capitato in altri 3 periodi. Il vero primato resterebbe comunque quello tra il 1979 e il ‘92, quando la Lazio disputò 6 campionati di B finendo «sotto» i cugini in effetti per 13 stagioni consecutive. La prima volata per l’Europa risale al 1935: la Roma di Guaita capocannoniere con 28 gol chiuse con un tris di vittorie, staccò la Lazio (a -3) e si qualificò per la Coppa dell’Europa Centrale, la Champions dell’epoca (dove però fu eliminata dal Ferencvaros del suo futuro allenatore Sarosi, autore di 4 gol, con un 8-0 che costituisce il peggior ko della sua storia). La seconda la vinse la Lazio di Chinaglia, nel 1970, risalendo da -5 a 7 giornate dal termine, battendo anche 3-1 l’Inter e 2-0 la Juventus (seconda e terza dietro il Cagliari) e staccando di un punto la Roma. Il piazzamento finale fu solo un 8° posto, ma le valse l’ammissione (a inviti) alla Coppa delle Fiere, la prima delle coppe europee moderne a cui ha preso parte (e in cui uscì, 0-2 e 2-2, contro i detentori inglesi dell’Arsenal). Questo millennio è stato aperto da una lotta per lo scudetto solo teorica: nel 2001 la Roma che vinse il suo terzo campionato era a +2 sulla Juventus, prima dell’ultima giornata, e a +3 sulla Lazio (che lasciò via libera al Lecce che doveva salvarsi e chiuse terza a -6). Più reali 4 successive volate per l’Europa, con due «successi» a testa. Lazio sempre davanti nel 2012, quando andò in Europa League col 4° posto (Roma fuori col 7°); e qualificata per l’EL nel 2013 vincendo 1-0 il derby in finale di Coppa Italia, una beffa per i giallorossi che avevano fatto il sorpasso all’ultima giornata (Cagliari-Lazio 1-0, Roma-Napoli 2-1) e col 6° posto in Europa sarebbero andati loro se, per esempio, la coppa l’avesse vinta la Juventus superata in semifinale dalla Lazio. Ma poi la Roma si è rifatta nel 2015 (2-1 nel derby alla penultima giornata, 2° posto a +1 sulla Lazio terza e costretta al playoff di Champions fatale col Bayer) e l’anno scorso: terza alla pari, a quota 70, a 3 turni dalla fine, ha conservato quel piazzamento mentre la beffa stavolta è stata tutta per i biancocelesti, battuti 3-2 dal-l’Inter, scavalcati per la classifica avulsa, quinti e fuori dalla coppa più prestigiosa.Corrieredella Sera

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Nazionale, Wilson ed Oddi scuotono Immobile: “Deve adattarsi alle richieste di Mancini, altrimenti perde il posto” (VIDEO)

GIANCARLO ODDI in collegamento a 'NMM': "La Nazionale non mi è dispiaciuta, malgrado l'avversario non era dei più forti. Non mi piace la composizione del centrocampo scelto da Mancini. Barella è giusto che giochi, si muove a tutto campo, da sostanza e corsa, mentre ritengo che Verratti e Jorginho abbiano caratteristiche troppo simili. Ci vorrebbe un Parolo più giovane, un centrocampista capace anche ad inserirsi. Immobile? Deve ascoltare molto di più gli insegnamenti di Mancini. Deve cercare di coprire maggiormente l'area di rigore, è quanto richiesto da Mancini. Se non fa gol diventa dura, credo che il Ct abbia in mente un riferimento offensivo con altre peculiarità. Si danna l'anima, va a destra ed a sinistra, al contrario di quanto ha fatto Quagliarella nei pochi minuti che ha avuto a disposizione. Se Imobile non riesce a fare quanto richiesto da Mancini rischia seriamente il posto. Balotelli è in cima alle preferenze del tecnico"

PINO WILSON in studio a 'NMM': "L'esuberanza di Barella va frenata, lo porta ad essere spesso ostaggio di ammonizioni. Giocando con una certa continuità in campo internazionale potrà farlo maturare da questo punto di vista. per il resto è un gicoatore molto valido. Non puoi chiedere a Verratti e Jorginho di verticalizzare in continuazione per Immobile, loro hanno caratteristiche diverse"

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AMARCORD

Luis Alberto, la nuova vita da mezzala: ossessione Champions, poi il futuro…

L'evoluzione di Luis Alberto. Si è ripreso la scena e la Lazio a suon di assist e magie, ma soprattutto macinando chilometri come mai aveva fatto nella sua carriera. Il ruolo di mezzala che gli ha cucito addosso Inzaghi gli calza a pennello, tanto che a giovarne sono attaccanti e difensori. Luis Alberto è rinato, tanto che sta spingendo al massimo pure in questi giorni a Siviglia insieme al suo fisioterapista per presentarsi domani a Formello ancora più in forma. Il suo obiettivo è aiutare la Lazio ad andare in Champions. Un chiodo fisso dopo la delusione dell'anno scorso. Entrare in Europa dalla porta principale e poi decidere cosa fare. Lui e la moglie Patricia sono a Siviglia da una settimana, una città che amano, tanto da non nasconderlo sui social, visto che entrambi hanno postato la città più bella del mondo, è la perfezione. Messaggio che potrebbe rivelare il sogno di rientrare a casa. E non è un mistero che da quando è tornato Monchi a Siviglia, il nome di Luis Alberto circoli più di prima. L'ex dirigente della Roma tentò di riportarlo a Siviglia già nel 2016, ma la Lazio fu più pratica e veloce. La prossima estate c'è chi giura che tenterà un nuovo assalto, considerato che pare sia uno dei primi nomi sulla lista di Monchi.
LOTITO SCEGLIE
Lotito ritorna sul fronte Salernitana e la modifica dell'articolo 16bis delle Noif sulla multiproprietà. «Se la squadra campana salirà in A, dovrò scegliere tra Lazio e Salernitana. In attesa che cambi la norma, anche se ovviamente non si potranno mai possedere due club nella stessa serie», spiega Lotito. Se il club salentino salirà in A, il patron laziale è pronto a farsi da parte, lavorando insieme agli altri presidenti sull'eventuale modifica delle norme attuali, in modo tale che la Salernitana possa restare a Marco Mezzaroma, suo cognato. La Figc e la Lega di B stanno trattando su questo tema e in estate ci saranno novità.  Il Messaggero

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Giordano: “Troppe polemiche su Immobile, non è tranquillo. L’assist però…” (AUDIO)

Bruno Giordano a 'QUELLI CHE…': "Immobile? Si vede lontano un miglio che non gioca tranquillo. Ci sono troppe polemiche che lo circondano in Nazionale, non è lui. Credo però che l'assist possa sbloccarlo per le prossime gare e magari far capire a Mancini che può contare su di lui. Anche Ciro dal canto suo deve essere più tranquillo. Tecnicamente Immobile si trova meglio con Insigne e meno bene al centro del tridente". La Lazio e il mercato estivo: "Metterei mano principalmente alla difesa e al centrocampo, più che stravolgere l'attcco".

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Cardone: “Rinnovo Leiva, restano da limare le commissioni. Immobile? Mancini lo apprezza, ma…” (AUDIO)

Giulio Cardone (La Repubblica) a 'QUELLI CHE…': "Mancini apprezza Immobile come goleador, ma tatticamente non c'è grande compatibilità fra la sua idea di calcio e quello che offre Ciro, che non giocherà domani sera. Il rinnovo di Leiva? So che c'è un accordo su durata e ingaggio, bisogna limare chiudere la questione commissioni. Con il nuovo contratto, la scadenza dovrebbe restare giugno 2021, ma la Lazio avrebbe un'opzione sul 2022. Importante blindare il pilastro di questa squadra".

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DICHIARAZIONI

Murgia: “Mi sento rinato, ora voglio giocare il più possibile. La Lazio resta la mia ambizione”

Una lunga intervista ad Alessandro Murgia sulle colonne del Corriere dello Sport. "Mi sento rinato, mi serve giocare per migliorare. Sono molto autocritico, per questo è importante confrontarmi in un'altra realtà. La Lazio è la mia ambizione, ma il mio obiettivo e giocare il più possibile. A Ferrara per una decisione concoerdata con la Lazio, per un percorso di crescita che possa essere più giusto per la mia carriera. Al momento non penso ad Under 21 ed Europei, voglio solo dare il massimo". Il futuro può attendere, la Lazio osserva interessata le prestazioni dell'ex primavera.