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RASSEGNA STAMPA

Dal Milan al Milan, al ‘Tucu’ Correa manca il gol da un girone intero

ROMA E' passata davvero una vita da quando Correa ha segnato l'ultima volta. Era il 25 novembre e al 94' l'argentino trovava il pareggio contro il Milan con un destro di controbalzo dalla distanza. Sono trascorsi quattro mesi e mezzo, ma l'argentino non si è ancora sbloccato. E allora chissà che a portargli fortuna non sia proprio il prossimo avversario. I suoi gol mancano come il pane, non può togliere sempre le castagne dal fuoco Immobile. Tanto più che adesso Ciro non sta attraversando il suo miglior momento, Joaquin deve tirare fuori qualcosa dal cilindro. Anche domenica l'argentino è entrato in campo, ha dato un scossa e un assist al bacio, ma perché non provare mai il tiro? A Firenze era stato lo stesso Inzaghi a redarguirlo: «Ha ancora margini di miglioramento, è un professionista molto serio. Deve migliorare in fase realizzativa, perché un giocatore come lui deve alzare per forza il numero dei gol». Già ancora troppo pochi (appena 3 in campionato, 2 in Europa) rispetto a quello che fa Correa con quei piedi fatati. Per carità, vanno considerati gli 8 assist preziosi, ma ci si aspetta comunque molto di più da uno che è stato pagato 19 milioni. Insomma ogni Tucu di genio non può bastare come premio. 
DISCORSONon puoi essere il migliore, se non riesci mai a segnare. Forse anche per questo non lo ha ancora riconvocato, il ct Scaloni, in Nazionale. Domenica è stato il maestro Veron a spiegargli cosa deve fare: «Lo conosco bene, ha doti incredibili, personalità, ma deve ancora crescere. Parlo spesso con lui, come è successo a me anche lui deve credersi importante e trascinare la squadra, questa è la cosa che ancora gli manca». Inzaghi allora ieri ha provato a convincerlo che sabato a San Siro potrà essere la sua partita. Non dovrà essere la solita scheggia impazzita, che diventa innocua quando c'è da mettere la palla dentro la porta. Correa contro il Milan tornerà titolare, dovrà pressare, accelerare, inventare, ma soprattutto fare male. Perché lui stesso spiega: «Per me e per tutta la Lazio è una settimana fondamentale».
MARCATORECorrea non segna in assoluto dal 13 dicembre, quando centrò il gol della bandiera con l'Eintracht Francoforte. Domenica, come nel derby, a Firenze e a San Siro, un'altra partita da fuoriclasse, senza entrare però fra i marcatori. La sua firma adesso diventa imprescindibile, visto che non è sufficiente ormai solo Immobile. Al quale Correa col Sassuolo aveva regalato un altro ciccolatino incredibile. Un Tucu-taka che avrebbe dovuto far volare la Lazio e invece la lascia a mezz'aria nel decollo. Dev'essere quindi Joaquin a imparare a fare qualcosa di più da solo per non restare un campione incompiuto e regalare alla sua squadra qualche punto. Non è un caso che i biancocelesti abbiano la quota-gol più bassa della Serie A per i secondi marcatori. Domenica Lulic ha raggiunto Caicedo e Milinkovic a 4 reti in campionato, secondi dietro Immobile (14): la Lazio come il Chievo (Pellissier a 4) ultima in classifica, per intenderci. E Correa non è nemmeno a quei numeri. E' l'uomo che crea sempre la superiorità numerica e ha classe da vendere, ma poi non riesce a incidere. Andata e ritorno, col Milan sotto porta è il momento di rinascere.

Il Messaggero

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‘DOA’ – Una cena per l’Anti-Cipo Onlus, Serena Grigioni: “La Lazio come una seconda famiglia” (AUDIO)

Narni a fare da cornice alla serata di Serena Grigioni, a favore della Anti-Cipo Onlus.  L'organizzazione che raccoglie fondi da investire nella ricerca sulla Neuropatia delle Piccole Fibre Periferiche e Autonomiche. Strakosha, Immobile, Acerbi, Lulic, Cataldi e il grande mattatore, Marco Parolo. Tutti presenti alla cena, disponibili e sempre col sorriso. Questa mattina, Serena è intervenuta a 'Dove Osano le Aquile': "Ormai posso dire che la Lazio è la mia seconda, grande famiglia. Il calore e l'entusiasmo che trasmettono i giocatori durante le nostre cene è speciale, sono coinvolti e coinvolgenti. Parolo? Ieri ha tenuto banco, è stato un vero e proprio show". La forza di Serena, l'amore del padre, storico preparatore dei portieri della Lazio. Una bella serata, all'insegna dell'aiuto al prossimo. 

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‘Per sempre Felice’, presentato il libro sul mito biancoceleste

Da Lazialità.com

 

Felice Pulici: una vita da numero uno. Nella magnifica location del Circolo Canottieri Aniene di Roma va in scena il racconto dedicato all’ex numero uno della storia biancoceleste a cui è stato dedicato il volume della collana di Lazialità “Per sempre Felice. Pulici, una vita da numero uno”. Tantissimi gli ospiti del mondo Lazio presenti all’evento organizzato e presentato da Guido De Angelis. Oltre alla famiglia Pulici, con il figlio Gabriele salito sul palco per raccontare della vita anche fuori dal campo dell’estremo difensore, insieme a Dino Zoff, uno dei piú grandi portieri della storia del calcio italiano e non, non potevano mancare di certo gli ex-compagni Pino Wilson e Giancarlo Oddi. Presenti anche, tra gli altri, Cristian Ledesma, Delio Rossi, Giuseppe Pancaro, Bernardo Corradi, Bruno Giordano, Massimo Piscedda, Maurizio Manzini, Gabriella Grassi.

Apre le danze Emiliano Foglia, autore del libro su Felice, che prende la parola su invito del nostro direttore Guido De Angelis: “Da portiere a livello dilettantistico Pulici, Zoff e Orsi sono stati dei miti, quando stavo completando il libro dedicato a Felice ho pensato a una presentazione che valorizzasse il libro, Dino è una leggenda, è stato il nostro Presidente e quando me lo sono trovato davanti qui è stata un’emozione pazzesca, lui mi ha cominciato a raccontare i suoi ricordi di Felice, ricordi di tanti anni fa da giocatore, però quello che mi ha colpito è stato il fatto che lui ammirasse a cento metri di distanza la figura di Felice, lui era il prototipo di portiere per lui, Dino lo considerava al suo stesso livello. Ho ascoltato tanti simpatici aneddoti”.

Microfono al figlio Gabriele Pulici: “Devo ringraziare Emiliano, ha avuto pazienza, è stato con noi giorni, ore, notti, a cercare di carpire particolari di papà che non fossero venuti fuori. Papà gli ha detto: “Voglio un libro uguale a quello che hai scritto per Giorgio Chinaglia”.  E’ stato un piacere, noi non eravamo a conoscenza del fatto che Emiliano stesse scrivendo il libro, tragici eventi hanno impedito di scrivere il libro per papà insieme”.

Ancora Emiliano Foglia: “Mi sentivo con Felice tramite sms, dovevamo concludere insieme il libro, è andata così, ma grazie alla sua famiglia lo abbiamo terminato“.

Prende la parola l’immancabile Dino Zoff: “Felice era veramente un signor portiere, io l’ho sempre ammirato, era tecnicamente e fisicamente dotato, voi siete labilissimi quindi lo avete seguito anche quando io ero da un’altra parte, è stata una persona modo, ho avuto un rapporto molto amichevole, l’entusiasmo di Felice per la società era trainante per tutti, è stato un periodo buono. I portieri sono innamorati del ruolo e carichi di responsabilità in tutti i campi, lui ha sempre dimostrato questo allenamento alla responsabilità che deve avere un portiere, lui aveva dedizione sia al lavoro che alla società, è un fatto incontestabile questo. I guanti? Noi siamo arrivati che cambiò pallone, dal cuoio a bianco e nero, avevamo i guanti coi puntini di gomma come le palline da ping-pong, sull’asciutto quindi si giocava senza guanti e dunque al freddo si faticava, oppure coi guanti di stoffa quando la palla era bagnata. Cudicini, Vieri, c’era una scuola di portieri importanti, ora ci sono meno portieri, prima eravamo 4 o 5 a livelli alti“.

Gabriele Pulici sul rapporto col papà: “Non abbiamo mai interferito con papà, noi sapevamo che stando a casa gli permettevano di concentrarsi sulla Lazio, di giocare e allenarsi con tranquillità. Io portiere? No, “di padre in figlio” per me non vale”. Pino Wilson non conferma: “In porta mi ha fatto più impressione il figlio che lui, gli ho detto che per me era più forte del padre” (ride).

Si parte dagli inizi al Novara. Emiliano Foglia comincia il racconto: “Felice inizia a giocare all’oratorio, abbiamo riportato il primo cartellino della FIGC. Il nonno paterno si chiamava Mosè e dunque lui ha ereditato questo secondo nome, lui ci teneva tantissimo. Il suo sogno era quello di avere un pallone di cuoio, il papà Piero tornando dal lavoro un giorno glielo regala ma lui non fa in tempo a farlo vedere agli amichetti che al primo calcio il pallone finisce sotto una macchina e scoppia. Lui era addolorato, il papà forse se la sarebbe anche presa. Cerca di sistemare il pallone, ma non rimbalzava più. Da lì nasce la sua carriera, lui lancia il pallone nel corridoio della sua casa, e lui inizia a tuffarsi per prenderlo. Viene visionato da osservatori del Lecco, lui colpisce, viene ingaggiato nelle giovanili e da lì parte la sua carriera professionistica nel Lecco, l’esordio è in Serie B al Marassi di Genova, il portiere che va a sostituire è Meraviglia. Mentre comincia a giocare, porta avanti la sua passione, si era diplomato geometra, pensa che tutto sommato nel futuro ci sia anche quella strada. Arriviamo al Novara. I suoi primi anni sono tutti con la maglia nera,  Il colore grigio scatterà dal 1974/75 in poi. Il ragazzo è promettente, anche Juve e Milan lo studiano bene, i mugugni dei tifosi della Lazio sono chiari: “Abbiamo preso un portiere che ha incassato 5 gol”. All’epoca Internet non c’era, Felice non si conosceva, c’era curiosità prima dell’arrivo alla Lazio. Ringrazio la famiglia Pulici per le fotografie meravigliose del libro. Vediamo una foto di un tavolo su cui si giocava a carte prima della partita, tra gli altri Ferruccio Mazzola, Petrelli”. Interviene Giancarlo Oddi: “Si giocava a briscola bugiarda, si giocava in cinque, si chiamava così perché…meglio che non lo dico”(ride).

Altra foto, si gioca contro la Juventus, ci sono due rigori, uno di Cuccureddu parato da Felice. Che Lazio era quella di Maestrelli? Risponde Zoff: “Squadra combattiva, decisa, straordinaria, un entusiasmo e una voglia di arrivare a qualcosa, io poi ne ho presi di gol con la Lazio, sotto questo aspetto è stato un periodo in cui la squadra giocava davvero bene“. Altra foto ancora, Felice para un rigore a Paolino Pulici. Zoff: “Quello di Pulici e Graziani era un grande Torino, era una squadra davvero forte“. Si susseguono fotografie, per immortalare momenti della vita calcistica e non di Felice, tra gli applausi del pubblico. Eccone un’altra, una super-parata di Pulici nel derby della Capitale, interviene Bruno Giordano: “Normalmente sarebbe finita tanto a poco, lui ha permesso al mio gol di essere importante“.

Interviene il figlio del mister Maestrelli: “Con Felice nacque un rapporto improvviso, mamma si era dimenticata una cintura e andò con Felice a comprarla al negozio, Felice è stato un amico e ci è stato vicino nei momenti più difficili, di questo saremo sempre grati“.

Entra il Presidente del CONI Malagò, intanto un enorme applauso per Giampiero Galeazzi. Parla Galeazzi: “Due parole su Felice? Due enciclopedie, lui aveva un caratteraccio, forse il titolo “Per sempre Felice” non è il massimo, brontolava sempre (ride)“.

Giovanni Malagò prende la parola: “Quando Guido mi ha chiamato ho pensato di essere felice. Non tutti sanno quello che è stato il percorso di Felice post-carriera da calciatore, era un generoso d’animo, una persona con uno spirito incline ad aiutare il suo mondo, che poi non era circoscritto solo a un contesto. E’ stata un’epopea incredibile, è divenuto vice-presidente del comitato regionale del Lazio del CONI con una formidabile capacità di entusiasmare anche in contesti insospettabili, con i disabili, coi bambini nelle scuole primarie, in provincia (Frosinone, Rieti, Viterbo, Latina). Era appagato di questo suo ruolo, completamente da volontario anche sotto il profilo del rimborso spese, precisazione in linea con la qualità della persona. Un altro elemento curioso: il presidente era Riccardo Viola, per cui ogni tanto questi mondi si parlavano. Bisogna sdoganare questo concetto di provincialismo, poi quando rispondeva ai tifosi anche da Guido c’era un Felice fedele alla sua causa, alla sua storia, di un ragazzo partito da una provincia della Brianza ed arrivato in questa meravigliosa ma anche caotica e folle città che è Roma, divenuto un baluardo, un portabandiera, era più romano di tanti romani che mai abbiano giocato nelle squadre della Roma e della Lazio. Lui ha vinto tanti pregiudizi, lui volava alto. Felice era tutto questo per antonomasia, lui incarnava l’umiltà. E’ doveroso un mio atto di gratitudine a questo grande uomo, a questa grande persona”.

Il figlio di Felice, Gabriele, interviene ancora: “Io vivo papà attraverso quelli che sono i vostri ricordi, la grande passione di papà è stata lavorare, gioire assieme ai ragazzi, scovare un ragazzino e portarlo nel vivaio, penso a Di Vaio”. Poi ancora: “La Panini ci ha regalato tutte le foto di papà da quando ha iniziato a giocare, per noi sono tutte particolari, lui ha avuto la fortuna di giocare con grandi uomini, ha sempre lasciato un grande ricordo in tutte le squadre, in ogni squadra ha raggiunto il più alto obiettivo di quella squadra, dal Lecco all’Ascoli, fino alla Lazio. Mai le squadre per cui ha giocato avevano fatto così bene come con lui”.

Parola a Massimo Piscedda: “Ce l’ho avuto come dirigente Felice, per quello che ha fatto dopo ha dimostrato di essere un uomo intelligente, spesso si dice che nel calcio non ci siano. Lo ricordo come una persona squisita sotto tutti i punti di vista”.

Cristian Ledesma si alza in piedi: “Mi sento un po’ a disagio perché l’ho conosciuto poco, ma mi ha colpito per la passione che metteva nel parlare della Lazio, mi è rimasto impresso come mettesse la passione quando parlava. Ci siamo trovati in un programma di tv a parlare di fede, so che era molto credente, mi è rimasto impresso”.

Il capitano Pino Wilson in lacrime: “Vedere Felice sorridente è quello che preferisco, il Felice che veniva a cena con noi, il Felice che si arrabbiava, lo voglio ricordare così, poi tutto quello che si è detto su di lui credo sia stato smentito da come ci siamo comportati nell’arco degli anni, tutto questo all’insegna di un solo termine, cioè amicizia“.

Giuseppe Pancaro al microfono: “Quando ho saputo di questa giornata ho pensato che dovevo venire, è stata una figura importantissima quella di Felice, ci ha fatto da Cicerone, avevamo lui e Bob Lovati che ci parlavano di Lazio e che ci trasmettevano grande laziali, Felice aveva sempre la parola giusta al momento giusto, ti diceva le cose in modo deciso senza mezzi termini, è stato un vero laziale ed è stato per me un onore averlo conosciuto“.

Il mister Delio Rossi è presente anche oggi. “Io ho avuto la fortuna di conoscerlo come dirigente, ero un giovane allenatore che allenava una squadra importante, non era la Lazio di adesso ma un po’ più dimessa. Spesso succedeva che la squadra non andasse bene, lui lavorava in sede a Formello, ogni tanto trovavo Sabatini in sede e Felice mi chiamava nel suo ufficio e non diceva nulla, mi parlava di altro, lo sentivo però vicino, poi andavo in campo e vedevo Bob Lovati. Quello che li univa è questa grande passione per la Lazio“.

Ecco Bernardo Corradi: “C’è una foto a pagina 113 del libro che è emblema di quello che è stato per la Lazio. La società erano lui e Ugo Longo per noi, ci hanno trasmesso valore e tradizione della lazialità. Ci hanno indicato la strada “.

Prende la parola Antonio Buccioni: “Felice non nasce biancoceleste, poi è rimasto tutta la vita biancoceleste. Una continuità in cui sicuramente Bob gli ha fatto da fratello maggiore“.

Parola a Furio Focolari: “Io ero a Formello in quanto dirigente della PUMA, Felice era uno scrupoloso, ricordo come preparava le borse per gli arbitri, agli arbitri si dava una maglia della Lazio, un pallone, invece lui voleva che gli mettessi dentro roba della PUMA, mi faceva preparare queste borse. E’ l’unica volta nella mia vita in cui sono venuto meno alla mia professionalità di giornalista, perché in Lazio-Udinese, quando le gare finivano massimo al 91′, l’arbitro diede 4 minuti di recupero e l’Udinese pareggiò 2-2 a pochi secondi dal termine. Andai in tv, alle otto c’era Domenica Sprint, ero il solo bordocampista, avevo solo io l’immagine di Giorgio con l’ombrello che voleva andare contro l’arbitro, Felice salì su e si prese la cassetta con le immagini. E’ stata l’unica volta in cui ho derogato alle mie convinzioni da giornalista”.

Ecco Maurizio Manzini: “Lui non usciva e non uscirà più, ma dai nostri cuori. Ciao Felice!“. Intanto la serata volge al termine, con Mino Caprio che con la sua voce riconoscibile tra migliaia legge qualche estratto del volume dedicato a Felice. Solo applausi in sala.

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APPROFONDIMENTI

Inzaghi scuote la Lazio: col Milan torna Milinkovic dal 1′

I bonus sono volati via, Milan-Lazio è una finale Champions. Dopo la vittoria contro l'Inter, la sconfitta contro la Spal e il pareggio interno col Sassuolo hanno caricato ulteriormente la sfida ai rossoneri. Inzaghi e i suoi non possono più sbagliare. Secondo quanto riportato da il Corriere dello Sport, il tecnico biancoceleste si sarebbe pentito della scelta fatta contro i noeroverdi, ovvero lasciare fuori Milinkovic dal 1'. La sua fisicità e il suo spessore tecnico sono mancati durante la gara, quindi a San Siro la Lazio ripartirà dal 69', di Lazio-Sassuolo, dai suo ingresso in campo. Sarà inevitabilmente la migliore Lazio possibile, torneranno Correa e Leiva dal 1'. Inzaghi è arrabbiato, teme la beffa e non ha certo preso bene gli ultimi due risultati. Il tecnico ha tenuto a rapporto i suoi prima della ripresa degli allenamenti: vuole più cattiveria e concentrazione e rimprovera ai suoi di aver visto un Sassuolo più agguerrito nonostante la palese differenza di poste in palio. 

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ESCLUSIVE

‘DOA’ – Milan-Lazio, Daino: “E’ una finale equilibrata, i rossoneri soffrono l’intensità. San Siro è un fattore…” (AUDIO)

Daniele Daino a ‘DOVE OSANO LE AQUILE’: “La finale di ritorno di Coppa Italia contro la Lazio per me un ricordo indelebile, purtroppo negativo. Ricordo un Olimpico strapieno, lo stadio tremava. Anche la partita di sabato è una finale. La corsa Champions rimane avvincente, vedo anche l’Atalanta coinvolta è più leggera rispetto alle altre. Il destino della Lazio passa inevitabilmente da San Siro, fra campionato e coppa. Prevedo grande equilibrio, non saprei dire chi sia superiore. Se la giocano veramente alla pari, la differenza la farà l’atteggiamento e la voglia. Il Milan ha avuto un picco di forma, prendeva pochi gol ed era molto concreto. Dopo il calo, ha dimostrato di soffrire l’intensità, specialmente nel derby contro l’Inter. Pronostico difficile, dico 50/50 anche se San Siro può essere un fattore per i rossoneri”.

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Un’altra vittima della SLA: addio a Roberto Labadini, ex Chievo negli anni Novanta

Ieri sera, prima di Bologna-Chievo, il minuto di silenzio è stato dedicato al decennale del terremoto in Abruzzo e alla memoria di Roberto Labadini, ex giocatore del Chievo degli Anni Novanta, morto nei giorni scorsi all’età di 54 anni. Labadini, nato il 9 luglio 1964, è l’ennesima vittima della Sla, la sclerosi laterale amiotrofica che ha colpito e ucciso tanti calciatori: ormai, in Italia, siamo oltre quota quaranta. Il suo caso era rimasto ignoto perché Labadini non aveva voluto rendere pubblica la sua vicenda. Si era ammalato due anni fa e il decorso è stato veloce, un po’ per la forma aggressiva di Sla che l’aveva colpito e un po’ perché l’ex calciatore, con consapevolezza, aveva rifiutato la tracheotomia, che gli avrebbe permesso di respirare e di vivere più a lungo. Roberto, originario di Castiglione d’Adda, in provincia di Lodi, lascia la madre, la sorella e il suo grande amico Riccardo Gori, suo ex compagno di squadra. “Roberto – racconta Gori – sapeva bene a che cosa sarebbe andato incontro. È stato lucido e consapevole fino all’ultimo. Si era accorto che qualcosa non andava due anni mezzo fa, perché non riusciva a deglutire. Alla fine degli esami, la diagnosi terribile, ma abbiamo parlato di calcio fino all’ultimo giorno e guai a mettere in relazione la sua Sla con il pallone. Roberto amava il calcio e viveva di calcio. Era un gran tifoso della Juventus, lo chiamavano Platini perché giocava con la maglia fuori dai pantaloncini e perché era un dieci estroso, di bei colpi”. Nella stagione 1982-83 Labadini giocava nella Primavera del Cagliari e per due volte era stato riserva in prima squadra, senza però entrare e debuttare nella massima serie. Era finito sul taccuino degli osservatori della Samp di Paolo Mantovani, che pensavano a lui come potenziale vice di Roberto Mancini, “golden boy” blucerchiato dell’epoca. “Poi però – ricorda Gori – Roberto si ruppe i legamenti di un ginocchio, l’affare sfumò e la sua carriera prese un’altra piega”. A seguire tanta Serie C, per un totale di 299 presenze e 40 gol tra Prato, Pro Patria, Chievo, Chieti, Ospitaletto. Dopo il ritiro dal calcio giocato, aveva allenato nelle serie minori.

gazzetta.it

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘9 GENNAIO 1900’ – Mauri: “Contro la difesa a tre devi saper rompere la linea dei centrali. Inzaghi? Se non mette le seconde linee contro Spal e Sassuolo quando lo fa” (AUDIO)

'9 GENNAIO 1900' – Stefano Mauri: “La Lazio ha fatto fatica salvandosi al 95' con la Spal anche se forse avrebbe meritato di più. Detto ciò, la Spal aveva fatto molto bene levando la profondità, a Immobile in primis, mentre col Sassuolo riposando Leiva, Milinkovic e Correa sono mancate qualità e imprevedibilità e per creare occasioni più pericolose la Lazio avrebbe dovuto creare situazioni da 1 contro 1 ma per caratteristiche non c'è riuscita. Inoltre i capitolini giocano molto centralmente, Lulic&Co hanno corsa e fisicità ma meno tecnica individuale, e questo è emerso contro i neroverdi. Quando giochi contro al difesa a tre devi rompere la linea dei tre marcatori centrali, ovvero o allarghi uno dei due centrali di parte schierando un uomo alle spalle dei quinti o allargando un attaccante quasi vicino alla linea portando uno dei due stopper a lasciare la zona centrale creando una zona franca per gli inserimenti dei centrocampisti. La squadra in estate è stata costruita per il 3-5-2, due uomini per ruolo, completando una rosa che vedesse però Luis Alberto accanto a Immobile con Correa riserva di lusso, spostando lo spagnolo da interno sei costretto a schierare Correa dall'inizio perdendo così un'alternativa importante in panchina. Toranndo alla rosa, la stagione ha detto che in realtà non hai in tutti i ruoli sostituti di livello, Inzaghi per questo ha provato ad alternare i calciatori nell'ultimo periodo, di questo non si può fare una colpa ad Inzaghi anche perché la Juventus stessa cambia almeno tre calciatori per ogni gara. Ma se Inzaghi non fa i cambi con Spal e Ferrara quando li può fare? La Lazio alla fine le sue chance le ha avute, peccato che Immobile non sia riuscite a tradurle in gol”.

 

 

 

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GIUDICE SPORTIVO

Mancata segnalazione della Procura sulla bestemmia con la Sampdoria: De Rossi graziato, nessuna squalifica (VIDEO)

A Via Allegri e dintorni forse si sono distratti. Daniele De Rossi, sabato 6 aprile, dopo aver segnato contro la Sampdoria al 30' del secondo tempo, si è recato sotto il settore dei tifosi giallorossi esultando urlando una chiara bestemmia, il video lo inchioderebbe (vedi: https://www.sampnews24.com/roma-de-rossi-segna-e-bestemmia-un-video-lo-incastra/ ), ma evidentemente al procuratore federale e ai suoi collaboratori, il fattaccio è sfuggito. Dal comunicato odierno del giudice sportivo, Gerardo Mastrandrea (n.198 per la precisione), non emerge alcuna segnalazione da parte di via Allegri, senza questo passaggio infatti, come da punto 1.3 dell'articolo 35 del Codice di Giustizia Sportiva (CGS) – “Per le gare della LNP, limitatamente ai fatti di condotta violenta o gravemente antisportiva o concernenti l’uso di espressione blasfema, non visti dall’arbitro, che di conseguenza non ha potuto prendere decisioni al riguardo, il Procuratore federale fa pervenire al Giudice sportivo nazionale riservata segnalazione entro le ore 16.00 del giorno feriale successivo a quello della gara” – Mastrandrea non può prendere alcuna decisione. La mancata segnalazione del fatto determina così un vantaggio alla Roma e uno svantaggio ai prossimi avversari della squadra di Ranieri che sabato alle 18 ospita l'Udinese. Come recita il CGS, articolo 19 comma 3.bis, “In caso di utilizzo di espressione blasfema, in occasione o durante la gara, è inflitta: a) ai calciatori e ai tecnici è inflitta la sanzione minima della squalifica di una giornata”. Quindi, carte alla mano, il capitano della Roma doveva essere squalificato, invece sarà in campo alla faccia del regolamento e del buon gusto.

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AVVERSARIO

Milan, è sempre mal di big: ma con la Lazio c’è il fattore Gattuso

L'ultimo aggiornamento, quello dello Stadium, recita più o meno così: passi avanti sul piano del gioco, dell’atteggiamento e del coraggio. La sostanza però non cambia: il Milan è uscito sconfitto contro una big, ed è un ritornello che si ripete praticamente da agosto.

NUMERI — Fatta eccezione per due occasioni – il 2-1 alla Roma della terza giornata e il 3-1 sull'Atalanta a Bergamo della 24ma – la banda Gattuso ha sempre girato a bassa velocità negli incroci con chi la precede o le sta alle spalle di qualche posizione. A oggi, i rossoneri hanno affrontato 12 delle 14 sfide contro le prime otto in classifica, collezionando 5 sconfitte e 5 pareggi, cui si aggiungono ovviamente le 2 vittorie di cui sopra. Romagnoli e compagni hanno totalizzato 11 punti sui 42 disponibili, un bottino oggettivamente troppo basso, che poco si addice a una squadra in lotta per un posto in Champions. Sul cammino del Milan (5 k.o. su 6 incroci con chi sta davanti) pesano, anche dal punto di vista psicologico, le due mazzate nel derby. A proposito di Inter, i nerazzurri vantano un bilancio migliore con 15 punti in 11 scontri diretti, uno in meno del Milan; la stessa Atalanta, che pure è finita al tappeto proprio contro i rossoneri, vanta uno score migliore con 12 punti in 10 gare giocate.

FATTORE RINO — Contro la Lazio, insomma, occorre una sterzata decisa magari sfruttando la spinta di San Siro (già venduti oltre 52mila biglietti per sabato, quando verrà aperto il terzo anello) o quella di… Gattuso. Già, perché il tecnico rossonero non ha mai perso contro Simone Inzaghi, unico allenatore di Serie A ad aver affrontato Rino almeno 4 volte senza mai riuscire a batterlo. Il bilancio gattusiano con la Lazio tra campionato e Coppa Italia è di 2 successi e tre pareggi, con 2 gol subiti: numeri che ricordano quel Milan di ferro che gennaio e marzo si era arrampicato fino al terzo posto. Gazzetta.it

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FORMELLO

FORMELLO – Parte la settimana di Milan-Lazio: Marusic ai box, differenziato per Immobile (VIDEO)

Allenamento pomeridiano per la Prima Squadra della Capitale che, quest’oggi, si è ritrovata presso il Campo ‘Mirko Fersini’ del Centro Sportivo di Formello a partire dalle ore 15:30. Al termine di un iniziale riscaldamento, la formazione biancoceleste ha svolto delle esercitazioni sul possesso palla. Successivamente squadra divisa in due gruppi: lavoro atletico per i calciatori impiegati nel match di domenica con il Sassuolo, partitella a campo ridotto per il resto del gruppo. Nella giornata di domani è previsto un allenamento mattutino. sslazio.it

LIVE DA FORMELLO – Marusic non si allena alla ripresa, Berisha ancora out. Primi lavori con il Milan nel mirino…