La guerra è frontale, ed è il primo caso che il neo ministro dello sport e politiche giovanili Vincenzo Spadafora dovrà affrontare a breve. Tra Coni e Sport e Salute i rapporti sono a zero, impossibile aprire un dialogo. Alla prima occasione dopo l'ordine di servizio sull'utilizzo del logo Italia Team (associato finora agli atleti olimpici), ecco Malagò intimare lo sfratto da Palazzo H a Sport e Salute, la società cui il precedente governo aveva assegnato la cassaforte dello sport. «Si cerchino un'altra casa, il Palazzo H e lo Stadio dei Marmi è stato assegnato al Coni. E noi andremo avanti con un manipolo di 110 impiegati a noi distaccati. Faremo qualcosa di piccolo (la Francia, fanno notare gli uomini a cinque cerchi, ha un comitato con 129 dipendenti, ndr) per i 40 milioni assegnati». Nella diatriba il niet di Malagò all'uso del logo contestato e il taglio della dotazione di biglietti per la tribuna d'Onore dell'Olimpico. «Per dignità non si può passare da 540 a 12 biglietti per le gare della Lazio e 20 per quelle della Roma. Ringrazio, invece, i club e Sky per la disponibilità ad ospitarci nei loro palchi», dice Malagò in attesa delle replica dura di Sabelli, il numero uno di Sport e Salute che arriva in serata. «Dichiarazioni inaccettabili, ingiustificate: finora non era emersa nessuna insoddisfazione o critica sulla qualità dei rapporti e sul rispetto reciproco», dice Sabelli che però vuole andare avanti nella sua strategia. «Policy legittima, quella nostra sui biglietti». Malagò, però, è una furia e contesta anche un'invasione di campo sulla delicata questione dei rapporti con il Cio. «E' incredibile l'ingerenza del presidente Sabelli che parla, non ho capito a che titolo, della questione dei rapporti tra Coni e Cio. È pericoloso anche solo evocare il rischio di non partecipare all'Olimpiade: sarebbe bastato leggere la lettera di Losanna per capire quanto delicata sia la questione della legge delega sullo sport». Una legge votata da M5S, ma non dal Pd, e comunque ferma in Senato ora.
SUBITO AL LAVORO
Subito una patata bollente, dunque, per il neo ministro Spadafora. Uomo trasversale e tra i fautori del matrimonio tra M5S e Pd. Una figura con cui il presidente del Coni, Giovanni Malagò spera di poter interloquire in merito alla legge delega sullo sport. Questione di buon senso, sfumature e aspetti da rendere compatibili. Con l'ex Giancarlo Giorgetti non era stato del tutto possibile. «Comunque la decisione di avere una struttura Coni autonoma – dice Malagò – era stata presa ben prima della caduta del governo gialloverde».
Va ricordato che il 6 agosto Coni e Sport e Salute avevano siglato un accordo di servizio. «Se non l'avessi fatto il Coni poteva rischiare il commissariamento» sottolinea Malagò che poi rimarca: «Non c'è nessuna collaborazione, purtroppo».
QUERELLE TAGLIANDI
Tre le questioni che hanno infiammato l'animo del presidente del Coni: il marketing, Milano-Cortina e i biglietti dell'Olimpico. Quest'ultima una querelle molto spinosa. «Il fatto del taglio dei biglietti è grave, anche perché i biglietti Sport e Salute non li potrà mai vendere. Questo è talmente uno sgarbo al Coni che adesso atleti e tecnici sono ospiti delle società e per questo devo ringraziare Lotito, Fienga, Baldissoni e Sky. I biglietti non li userò per dignità». Non è la prima volta, però, che il Coni rinuncia a quei tagliandi: per un lungo periodo la querelle tra il Coni di Petrucci e Lotito portò alla guerra fredda dei tagliandi.
Il Messaggero