Categorie
CALCIOMERCATO

Casale promesso sposo in estate? Setti: “Mai una vera e propria trattativa”

Maurizio Sarri a dicembre aveva chiesto a Lotito e Tare l’acquisto di Nicolò Casale del Verona. Jolly difensivo che avrebbe aiutato il tecnico laziale a risolvere un po’ di problemi nella retroguardia, alla fine non è stato preso, con il presidente dei gialloblu Setti che ha anche dichiarato: “Non è mai partita una vera e propria trattativa”. In realtà ci sarebbe una sorta di promessa in vista di giugno, ma l’interesse di Napoli e Milan potrebbe complicare i piani biancocelesti. A riportarlo è Il Messaggero.

Categorie
APPROFONDIMENTI

Cabral e l’incognita infortuni: tutti gli stop

ROMA – Jovane Cabral è il nuovo rinforzo della Lazio. Sarri pronto ad accoglierlo, da capire se il giocatore potrà subito mettersi a disposizione della squadra. Viene da un infortunio che lo ha tenuto fermo da fine novembre a metà gennaio. Rientro in campo lo scorso 22 gennaio giocando gli ultimi 15’ nella partita tra Sporting Lisbona e Braga. Per lui quest’anno 10 presenze, 1 gol e 1 assist in campionato. Mai impiegato a tempo pieno. Jovane, con lo Sporting Lisbona, ha giocato 97 volte collezionando 21 gol e 17 assist. Nella passata stagione in campo per appena 676’ con un totale di 24 gare, 5 reti e 4 assist, in Liga portoghese. Spesso è stato utilizzato come subentrato per spaccare le partite, il rendimento costante è stato sempre il suo tallone d’Achille. Una stagione prima, quella 2019/2020, ha totalizzato solo 16 presenze in campionato: bloccato da due infortuni seri nella prima parte della stagione. Ad oggi, dopo le visite mediche e i primi allenamenti, bisognerà capire lo stato di forma del ragazzo. Un quarto d’ora di gioco dopo 57 giorni di stop: a Formello potrebbe esserci un piano personalizzato pronto per lui. Corrieredellosport.it

Categorie
NEWS RASSEGNA STAMPA

Il tradimento di un progetto serio con Sarri al timone

Da Muriqi all’altro Cabral, è stata come sempre la Lazio ad agitare le ultime ore del mercato di gennaio, durante il quale in passato ha spesso collezionato solo delusioni e scommesse perse. L’ultima, un anno fa, si chiamava Musacchio, ma ce ne sono altre che hanno fatto la storia sui social e nelle chat dei tifosi. Si va da Bisevac ad Helder Postiga, da Kakuta a Pereirinha fino ad Alfaro e Saha: tutti tentativi falliti miseramente, come molti altri consumati nelle estati precedenti all’arrivo di Sarri. Basta ricordare solo le ultime cessioni in prestito (con diritto di ritorno a Formello a fine stagione) che hanno consentito a Lotito di sbloccare l’indice di liquidità: se ne sono andati i più quotati, come Vavro, Escalante, Lukaku e Muriqi, ma anche alcune meteore come Jony, Durmisi e Adekanye.

E’ difficile valutare, prima di vederli in campo, gli ultimi due investimenti della Lazio, depositati in Lega tra le 19 e le 20 di ieri sera grazie alla collaborazione degli stessi agenti che avevano gestito il trasferimento del kosovaro a MaiorcaSarri, probabilmente, giaceva già sconsolato sul divano, in una nuvola di fumo: aveva chiesto giocatori pronti, un centrale ed un vice Immobile, invece sono arrivati altri due azzardi col sapore della provocazione. Il primo, e se permettete questo è davvero un atto irrispettoso nei confronti di Mau, è il giovane difensore serbo Kamenovic, già scartato dopo il ritiro estivo: al tecnico non piace e lo sapevano anche il presidente Lotito e il ds Tare. Il secondo è Jovane Cabral, già soprannominato l’altro Cabral, in riferimento al centravanti del Basilea preso dalla Fiorentina per sostituire Vlahovic (curiosità: sabato, alla ripresa del campionato, potrebbe esserci subito il confronto diretto). Ventitré anni, si tratta di un esterno capoverdiano molto rapido che può diventare l’alternativa di Pedro, Felipe Anderson e Zaccagni: negli ultimi mesi è rimasto fermo per un infortunio piuttosto serio ma il 2021 deve essere stato proprio un anno nero perché è riuscito a giocare solo 17 partite segnando 3 gol.

Nessuno vuole mettere in discussione Cabral, che magari diventerà la nuova stella del firmamento biancoceleste, ma è chiaro che dopo sei mesi di sintonia assoluta la Lazio ha tradito Sarri e il suo desiderio di progettare acquistando un giocatore che aveva già bocciato e un attaccante completamente diverso da Immobile, da qui a giugno senza un’alternativa di ruolo. Dal 5 al 22 febbraio ci saranno sette partite che decideranno il destino della squadra: quattro di campionato, una di Coppa Italia (quarti di finale contro il Milan) e due di Europa League (play off con il Porto). Immaginiamo l’ira di Mau di fronte al mercato biancoceleste, che lo ha privato di due esuberi – Vavro e Muriqi – che da oggi paradossalmente potrà iniziare a rimpiangere, perché almeno erano due “numeri” nella rosa: da ora, invece, dovrà arrangiarsi con solo tre centrali di ruolo (Luiz Felipe, Acerbi e l’eterno Radu), due adattabili (Patric e Hysaj ) e addirittura un solo centravanti (Immobile).

Il colpo di fortuna di Sarri, però, è che il presidente Lotito non gli ha mai consegnato il contratto di altri due anni (scadenza 2025) sbandierato il 14 dicembre scorso durante una tempestosa cena di Natale: un’altra abitudine consolidata del patron (basta chiedere a Inzaghi), ma il vantaggio di Mau, adesso, è quello di poter rifiutare il rinnovo se le sue indicazioni non verranno tenute in considerazione come è accaduto nelle ultime ore di mercato. Se lo dovesse firmare senza alcuna assicurazione, resterebbero tutti davvero sorpresi e delusi: Sarri, per i tifosi laziali, deve restare l’icona di un progetto serio e competitivo e non un altro garante dell’improvvisazione. Alberto Dalla Palma – Corriere dello Sport

Categorie
APPROFONDIMENTI NEWS

Pedulla: “ Sarri, delusione cocente e riflessioni profonde. Il futuro non è più blindato”

Maurizio Sarri esce malissimo da questa sessione di mercato. Si aspettava di più, molto di più: l’indice di liquidità sono tre parole fittizie nella sua testa. L’indice di liquidità a luglio, l’indice di liquidità a gennaio, ma se questo era il problema tanto valeva dirlo… Le sue riflessioni sono profonde e la delusione cocente. Dimissioni? Non escludiamo che gli possa essere balenata quest’idea, ma il rispetto per i suoi calciatori oggi ha la precedenza. Sarri non scende dal treno in corsa, ma non vuole lottare per il settimo o l’ottavo posto, altrimenti avrebbe detto no alla Lazio la scorsa estate.E il suo futuro non è tanto blindato, indipendentemente da un foglio di carta in tasca, da un contratto fino al 2025 o fino al 2030. L’acquisto di Cabral nasce da un’improvvisazione dell’ultimo giorno di mercato: non discutiamo il valore dell’attaccante che arriva dalloSporting Lisbona, ma Sarri – che non impone il mercato e che non l’ha mai fatto – vuole almeno essere coinvolto nelle operazioni in entrata. Anche per capire chi deve allenare, perché poi le responsabilità sono sue.

Il famoso Kamenovic, tesserato al secondo tentativo, non è quel talento che può soddisfare le necessità di un allenatore ambizioso. Era stato chiesto un difensore centrale come Casale per poterci lavorare con qualche mese di anticipo, nulla. L’indice di liquidità. C’è una situazione difficile: il direttore sportivo Tare negli ultimi due anni ci ha preso poco e con i suoi acquisti sbagliati (costosi) ha intasato il normale cammino di un club che dovrebbe crescere. Eppure Tare viene ricordato per i colpi Luis Alberto e Milinkovic-Savic, grandi acquisti ma di una vita fa. Quindi, se è stata fatta una grande diretta un anno fa e le ultime sette sono stati scadenti, pensiamo a quella di un anno fa? Ma dai…

Se ci fosse una schiena dritta, bisognerebbe ricordare Muriqi, Fares, Jony, Escalante, Vavro e potremmo finire domani: l’indice di liquidità si è intasato anche e soprattutto per questo motivo, molta gente costata una tombola é stata ceduta in prestito con diritto di riscatto. Ma nessuno lo dice, silenzio. Qualche critico che bazzica tra radio e giornali ha chiesto a Sarri di cambiare modulo, vorremmo vedere lui se gli dessero una Olivetti o un computer e gli dicessero di fare un grande pezzo in tempi rapidi.

I gattoni sulla tangenziale hanno adepti di tutti i tipi, una bolletta dall’esito scontato. Sarri è arrivato alla Lazio per fare Sarri, è anche normale che adesso le critiche vengano indirizzate su di lui. Il suo grande limite è stato quello di fidarsi perché da sempre non ha mai chiesto investimenti sul mercato, piuttosto un’assistenza minima per svolgere il suo lavoro. Se hai una Maserati e non ti fermi al distributore quando serve, è normale restare a secco sull’autostrada. Sarri è deluso, eppure le considerazioni sul contratto fino al 2025 (“firmiamolo subito”) sono di Lotito che è il numero uno del club. Non hanno perso certo la penna per strada, ma alcune garanzie sono venute meno. E anche se lo avesse firmato, cambierebbe poco.

Guardate quanto ha speso la Roma tra l’estate e ora, in confronto un abisso. Gennaio è scivolato senza un minimo aiuto, Immobile ha un problema al ginocchio e bisogna sperare che non sia una cosa seria. Altrimenti, gioca subito Cabral, oppure Pedro falso nuove, oppure chissà chi come esterno offensivo (magari il magazziniere o il dirigente accompagnatore). Lotito ha parlato di “Sarri uomo di calcio” profondamente innamorato della sua integrità o del suo entusiasmo. Le parole devono essere accompagnate da fatti che non ci sono stati. Forse c’è tempo per rimediare a giugno, ma dovrebbe essere un grande mercato a immagine e somiglianza. Abbiamo detto forse, per Sarri il tempo è scaduto: ora gli chiederanno di vincere a Firenze, poi a Milano in Coppa Italia e poi di passare il turno in Europa League. C’è una sola consolazione, non per Sarri ma per i tifosi della Lazio: almeno non sono stati scaraventati altri 20 milioni sul tavolo e non è stato corso il rischio di prendere un altro Muriqi.

PS: se questo era un metodo per far stancare Sarri, nessun problema. Si è già stancato. E ora si capisce meglio per quale motivo dalla sera alla mattina Inzaghi sia passato da un quasi accordo a una fuga verso l’Inter. Cinque o sei mesi dopo la parola d’ordine era: tesseriamo Kamenovic.

alfredopedulla.com

Categorie
NEWS RASSEGNA STAMPA

Cabral, un attaccante esterno da plasmare: ma Sarri voleva un giocatore già pronto

ROMA – E alla fine arriva Jovane Cabral. Ultime ore di mercato frenetiche, sul traguardo, prima del gong finale, arriva il capoverdiano di 23 anni. La Lazio chiude così il 31 gennaio. Operazione in prestito (da 300mila euro) con diritto di riscatto a 8 milioni di euro e ingaggio da 500mila euro sino a giugno. Con lo Sporting Lisbona, la punta è sotto contratto fino al 2023, tra pochi mesi andrà ad un anno dalla scadenza. Il prezzo, per un eventuale riscatto, potrebbe essere più basso. Il giocatore è atteso oggi a Roma, la Lazio ha già visionato l’esito delle visite di idoneità effettuate ad inizio anno. Nelle prossime ore effettuerà altri controlli clinici nella Capitale. Cabral verrà valutato sino a maggio, poi Lotito deciderà se riscattarlo o meno. Il nome non ha scaldato la piazza, toccherà al ragazzo far ricredere gli scettici e conquistarsi la permanenza in biancoceleste.
Dopo i saluti di Muriqi, ufficializzato al Maiorca, la Lazio era alla ricerca di un possibile sostituto di Immobile e ieri, quasi allo scadere della sessione invernale di mercato, è arrivato Jovane Eduardo Borges Cabral, fantasista ed esterno d’attacco, ma non centravanti. Il tecnico, che aveva chiesto un paio di rinforzi mirati, è perplesso: come sottolinea il Corriere dello Sport, Sarri voleva aiuti pronti ora invece dovrà lavorare per plasmare il 23enne che, stando al modulo dei biancocelesti, è un attaccante esterno da aggiungere ed alternare a Felipe Anderson, Zaccagni e Pedro. Corriere dello Sport

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Processo aperto, ma senza soldi inevitabile accontentarsi

Il processo, come al solito, è aperto. Alla fine, anche questa sessione di mercato, si chiude con la delusione dei tifosi che si aspettavano di più. Sul banco degli imputati il presidente Lotito e il ds Tare, non basta l’arrivo del giovane attaccante Cabral dallo Sporting e il tesseramento, peraltro tardivo, di Kamenovic, già bocciato dal tecnico a restituire il sorriso a un popolo da tempo dilaniato da un’insensata lotta intestina. Ma, per prima cosa, va ricordato alla maggior parte dei sostenitori biancocelesti un elemento fondamentale per fare mercato: i soldi. La società si è sempre autogestita, non c’era grande possibilità di manovra in una sessione bloccata dall’indice di liquidità. Inutile parlare delle cessioni in prestito di nove giocatori con un risparmio di 10 milioni lordi di stipendi inutili per il club, non è sufficiente a bloccare l’assalto alla diligenza. Tare è il peggiore ds della storia per gli ultimi errori dimenticando i tanti colpi centrati, Lotito un presidente avido e abituato ad usare la Lazio per interessi personali: un disastro cosmico con Sarri spettatore incolpevole di una realtà disorganizzata e allo sbando. Poi, però, rotola il pallone e ci sono i risultati sportivi a confermare che, pur con tanti scivoloni, la squadra ha ottenuto nell’ultimo decennio risultati importanti anche rispetto alle dirette concorrenti. Altri club, pur spendendo molto di più, hanno vinto meno e hanno un bilancio più appesantito di quello biancoceleste, quindi, di sicuro, la Lazio deve nmigliorare in tanti aspetti, così come i tifosi dovrebbero avere maggiore benevolenza verso tutti quelli che indossano la maglia del più antico club della Capitale. Di sicuro c’è la struttura societaria con l’addio di Peruzzi sottovalutato, così come i rapporti tra Tare e Sarri: Lotito è chiamato a una mediazione che può fare solo il bene della Lazio. Il Tempo