Violazione dell’articolo 1 bis del codice di giustizia sulla lealtà sportiva e dell’articolo 11 sui comportamenti discriminatori: ecco le contestazioni appena mosse dalla Procura della Federcalcio alla Lazio e al suo presidente Claudio Lotito per la vicenda degli insulti antisemiti dei tifosi biancocelesti, con gli adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma lasciati dai tifosi nella Curva Sud dello stadio Olimpico dopo la partita di domenica scorsa con il Cagliari. L’ufficio guidato da Giuseppe Pecoraro ha chiuso in mattinata le indagini, prima di comunicare gli addebiti al club romano.
PROCURA FIGC: LOTITO HA VIOLATO LEALTA’ SPORTIVA– In sostanza, la Procura della Federcalcio individua nell’escamotage che ha consentito ai tifosi biancocelesti, squalificati in Curva Nord, di seguire in Curva Sud la partita casalinga con il Cagliari un comportamento sleale: per questo il presidente Lotito ora rischia una squalifica. Quanto agli insulti antisemiti e alle immagini con Anna Frank in maglia giallorossa, si configurano – secondo l’Ufficio di Pecoraro – atti discriminatori e la sanzione potrebbe arrivare anche alla squalifica del campo. Le contestazioni sono in fase di comunicazione al club biancoceleste, che ovviamente produrrà le sue tesi difensive in vista del verdetto.
INDAGINI SU ADESIVI ANNA FRANK, SALGONO A 20 GLI IDENTIFICATI – Salgono a 20, intanto, le persone identificate dalla polizia per gli adesivi con l’immagine di Anna Frank con la maglia della Roma lasciati dai tifosi laziali nella Curva Sud dell’Olimpico. Fra gli identificati, grazie al lavoro della Digos, della Scientifica e del commissariato Prati sulle immagini di videosorveglianza, le posizioni più gravi sono quella di un 46enne con diversi precedenti penali già daspato 3 volte e un 53enne che ha finito il daspo nel 2016.
PAVONCELLO: “NON ERO IO AL TELEFONO CON LOTITO” – Il presidente del Maccabi Roma Vittorio Pavoncello ha negato di essere lui l’esponente della Comunità ebraica romana in linea con il presidente della Lazio Claudio Lotito il 24 sera nella controversa telefonata della “sceneggiata”, come riferito oggi da ‘Il Tempo’. “Il presidente Lotito nelle chiamate che ha fatto a me la sera del 24 ottobre – ha spiegato Pavoncello in un comunicato – non ha mai pronunciato il termine ‘sceneggiata’, in nessuna accezione. L’avesse fatto, o in un senso o nell’altro, gli avrei immediatamente risposto di non permettersi: sia per il rispetto che porto alla mia Comunità sia per la gravità della vicenda delle immagini antisemite”. “Non sono io dunque la persona – ha sottolineato Pavoncello – con la quale stava parlando nella telefonata diffusa dal Messaggero e attribuitami nella ricostruzione apparsa oggi sul Tempo”. “In tutte le altre conversazioni avute con lui in quelle ore, ho sempre cercato invece di far convergere il possibile incontro con la Comunità in modo concordato e condiviso con l’obiettivo – ha aggiunto Pavoncello – di favorire una riflessione approfondita e meno affrettata. Conosco il presidente Lotito da molti anni e gli do atto delle iniziative prese per combattere l’antisemitismo. E, a maggior ragione, se fossi stato io la persona in questione, gli avrei detto, come fatto in altre occasioni in maniera risoluta, di non permettersi e di agire in stretto contatto con la Comunità ebraica per l’assunzione – ha concluso – di atti concreti e dure iniziative a contrasto dell’antisemitismo”.repubblica.it