Lo diciamo a bassa voce perché non è tempo di entusiasmi (semmai di ristori), ma le condizioni impervie nelle quali il campionato va avanti – porte chiuse, estate brevissima, partite ogni tregiorni, voragini di assenze – stanno producendo la Serie A più aperta ed emozionante degli ultimi anni. Il fatto che non stia accadendo solo in Italia ma anche nelle altre leghe europee conferma l'effetto livella che le circostanze esterne hanno sui risultati. Tornei falsati, certo: ma non più delle nostre vite, e dunque non sentitevi colpevoli se in questo panorama di angustie una partita di calcio – ma anche un gran premio, un match di tennis o di pallacanestro, una discesa di sci – vi distrae per un po' dagli affanni quotidiani. È umano. Ehm, certo più umano di Ibrahimovic, che all'alba dei 39 anni si gingilla con un carisma perfino cresciuto rispetto ai suoi tempi ruggenti, risolve le partite con un senso del tempo e dello spazio da fantascienza e gigioneggia con la solita ironia ma un'inedita simpatia – un autentico piacione – prima e dopo i novanta minuti. Con lui ai comandi il Milan vola, e da Donnarumma a Hernandez, da Kessie a Rebic valorizza i suoi singoli oltre dubbi ormai obsoleti. Da giugno c'è poco da discutere sul loro livello. L'esame di Napoli segue quello del derby, entrambi passati con autorità, e nelle prossime settimane il calendario è sorridente. Occhio allo strappo. Otto squadre in sei punti testimoniano del torneo aperto di cui si diceva. Il fatto che soltanto la Juve dichiari le proprie ambizioni non tragga in inganno: se l'Inter ci pensa dall'inizio, com' è doveroso che sia, il Milan non può più esimersi mentre Roma e Lazio si chiedono ormai se le mutate condizioni non stiano giocando a loro favore. Forse l'Atalanta si è messa in pausa, a disagio per l'accavallarsi degli impegni, e dovremo vedere come reagirà il Napoli al secondo ko casalingo di fila. Di certo il Sassuolo, rimasto in scia grazie al colpo di Verona – la curva del gol di Boga pareva disegnata da Renzo Piano – intende sfruttare lasua sola partita alla settimana. È l'unica, del treno di testa. Pensate che sabato è in calendario una gara-chiave come Sassuolo-Inter con De Zerbi e company concentrati su quel match da oggi, mentre Conte mercoledì avrà il Real Madrid a San Siro e il martedì successivo viaggerà a Mönchengladbach: va da sé che i passaggi a vuoto patiti fin qui in Champions rendono decisive entrambe le partite. In altre parole, il Sassuolo avrà un'occasione. I passi avanti della Juventus, che da qui a Natale ha una striscia di partite non difficili, non si misurano soltanto dai gol di Ronaldo – quelli ci sono sempre stati, Covid a parte – ma anche dalla crescita di Arthur, che a Barcellona consideravano l'erede tattico di Xavi, e questo qualcosa vuol dire, e dal ritorno di De Ligt, che in tandem con Demiral alza la difesa a ridosso del centrocampo togliendo agli incursori avversari l'acqua nella quale nuotare. L'Inter non agisce ma reagisce. L'impeto col quale ha rimontato e poi travolto il Torino fa spavento, ma è uno spavento uguale e contrario a quello generato dalla sua pigrizia fino al 60'. Nella rosa nerazzurra ci sono quattro giocatori che ogni squadra europea vorrebbe con sé: Lukaku, Lautaro e Barella che stanno andando benone, Eriksen che ieri Marotta ha sostanzialmente dato per perso, e Hakimi che sta vivendo un lungo passaggio a vuoto. Se già Eriksen – considerate le condizioni alle quali arrivò – è una colossale occasione perduta, Conte deve fare di tutto per non giocarsi anche il marocchino. Tutto sta filando per il meglio alla Roma, che si gode i frutti (Mkhitaryan, ma anche Villar,Spinazzola, ieri persino Karsdorp) di mercati passati e frettolosamente bollati come fallimentari. Sta tornando forte anche la Lazio, che ha "usato" le molte assenze per consolidare la rosa, dando minuti a tutti e rendendola più credibile rispetto a settembre. Anche perché domani ha quasi un match-point per allungare la sua Champions a febbraio. Un traguardo da grandi.
Paolo Condò – la Repubblica