Torna la speranza di recuperare Ciro Immobile per l'anticipo di sabato a Crotone e, soprattutto, di averlo al massimo per la prossima di Champions contro lo Zenit.
Secondo l'Ansa l'attaccante oggi si sottoporrà alle visite di controllo nella clinica Paideia. Il che significa che è potuto uscire dall'isolamento per la positività al Covid. Resta da capire se dopo questi giorni di stop Ciro potrà essere schierato subito titolare, ma in ogni caso il suo recupero, anche per la panchina, sarebbe un gran colpo per Inzaghi.
Sullo sfondo si creano crepe tra la Lazio e quello che era il laboratorio di fiducia del club per itamponi, il centro Futura Diagnostica di Avellino. A generare la frattura sono le inchieste della Procura della Repubblica del capoluogo irpino e della Procura federale. Il principale motivo di contrasto riguarda la comunicazione alle Asl di Roma delle eventuali positività dei calciatori. Secondo Massimiliano Taccone, presidente del Cda di Futura Diagnostica, tocca al medico della società informare le autorità sanitarie, in quanto la regione nella
quale vengono effettuati gli esami (la Campania) è diversa rispetto a quella in cui hanno la residenza i componenti del gruppo squadra (il Lazio, ma per un membro dello staff anche l'Umbria). La posizione della Lazio è opposta. Spiegal'avvocato Gentile: «I tamponi devono essere effettuati in strutture pubbliche, oppure in quelle private convenzionate, il cui comportamento è regolamentato da un accordo tra regioni e Associazione Italiana Ospedalità Privata. Questo accordo prevede che il laboratorio comunichi l'eventuale positività alla Asl di competenza e all'interessato attraverso una specifica piattaforma. Poi è l'autorità sanitaria a relazionarsi con il club, che provvede all'isolamento. Doveva essere Taccone a effettuare la comunicazione, se poi lui vuole scaricare su altri questo compito è un problema suo. Ma se viene a effettuare un tampone nel Lazio, deve rispettare il regolamento della nostra regione. Che è lo stesso della Campania». Emerge intanto la prima contestazione che la Procura federale ha fatto alla Lazio: riguarda due tamponi effettuati in ritardo nella scorsa stagione. Il protocollo prevedeva che i prelievi venissero effettuati ogni 4 giorni, invece i biancocelesti sono stati sottoposti a un test il 26 maggio e al successivo il 1° giugno anziché il 30 maggio. Lo stesso è accaduto la settimana successiva: tampone il 3 giugno e quindi il 9 anziché il 7.
Il Corriere della Sera