Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘9 GENNAIO 1900’ – Pieretti (Il Tempo): “Tampone di Immobile per la nazionale potrebbe essere un assist per la tesi della Lazio” (AUDIO)

SIMONE PIERETTI in collegamento a '9 GENNAIO 1900': "Dall'audizione di oggi non mi aspetto molto, bisogna capire cosa vorrà fare poi la Procura Federale, se procedere o attendere l'indagine della Procura di Avellino per incrementare l'intero fascicolo. Stanno andando avanti due inchieste parallele, mi aspetto forse di più dalla giornata di domani visto che Immobile potrebbe essere autorizzato ad andare in nazionale. Per capire se la Lazio è parte lesa aspetterei quello che emerge da Avellino. Ci sarà intanto un'altra perizia anche su sette dei test fatti a Napoli, sottolineando che non si tratta di sette calciatori ma anche appartenenti alla staff. Il numero non deve spaventare. Io personalmente sono dell'idea che la Lazio le sue comunicazione le abbia fatte. Bisogna vedere il contesto e con chi si è parlato e soprattutto non bisogna dimenticare che ha dovuto gestire esiti opposti sugli stessi giocatori. Evidentemente avrà trovato un compromesso dialettico con le Asl prima di procedere a comunicazioni formali. Sono molto curioso di capire quello che accadrà domani con Immobile. Se varcherà il cancello di Coverciano poichè negativo, a quel punto sarà stata la stessa federazione italiana a certificare la sua disponibilità a pochi giorni da Lazio-Juventus. L'esito del tampone di Immobile per la nazionale potrebbe essere un assist per la tesi della Lazio" 

Categorie
APPROFONDIMENTI

Tamponi Lazio, disposti nuovi esami sulle controanalisi del laboratorio Merigen di Napoli

(ANSA) – AVELLINO, 12 NOV – La Procura di Avellino ha disposto le controanalisi anche per sette tamponi eseguiti su calciatori e staff della Lazio riprocessati dal laboratorio Merigen di Napoli. Al centro specialistico partenopeo si era rivolta la Futura Diagnostica, il laboratorio di Avellino di riferimento del club di Lotito, per avere una perizia sui controversi test effettuati il 6 novembre scorso alla vigilia della gara tra Lazio e Juventus, in particolare per quanto concerne i tamponi, risultati negativi ad Avellino, ma positivi per il Biocampus di Roma, dei calciatori Immobile, Strakosha e Leiva.

Le nuove analisi effettuate a Napoli il giorno dopo, il 7 novembre, confermarono la negatività del test per Leiva e Strakosha rilevando invece una debole positività nel caso di Immobile.

    I sette tamponi, come gli altri 95 già acquisiti dalla procura irpina, saranno processati dal laboratorio dell’ospedale “Moscati” di Avellino e le nuove analisi – da quanto apprende l’ANSA – riguarderanno accertamenti su Rna virali estratti dai sette tamponi. I nuovi accertamenti potrebbero far slittare la consegna della perizia, prevista tra domani e sabato, e affidata dalla Procura di Avellino a un consulente d’ufficio, la dottoressa Maria Landi, sui 95 tamponi processati il 6 novembre scorso dal centro Futura Diagnostica di Avellino. (ANSA).

Categorie
PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate (Il Messaggero): “Lulic scalpita, i medici vorrebbero aspettare un mese” (AUDIO)

AUDIO 'NMM' – Il rientro di #Lulic ed il punto sull'#indagine della Procura Federale in attesa dell'audizione del medico sociale Pulcini: ascolta l'intervento di Alberto Abbate (Il Messaggero): "Per quanto riguarda il capitano, i medici vorrebbero aspettare almeno un altro mese prima di riconsegnarlo ad Inzaghi, il giocatore morde il freno e vorrebbe già tornare a disposizione contro il Crotone"

Categorie
APPROFONDIMENTI

Immobile, domani nuovo tampone: se negativo via libera per la nazionale

Ciro Immobile nella giornata di domani potrebbe essere sottoposto al tampone e se dovesse risultare negativo potrebbe raggiungere il ritiro della Nazionale italiana. Secondo quanto riportato da Sky Sport il centravanti della Lazio potrebbe dunque tornare a disposizione di Mancini, sempre se anche il ct potrà essere in panchina, per la gara contro la Polonia. Tuttomercatoweb.com

Categorie
APPROFONDIMENTI

Lazio, l’aereo personalizzato è pronto al decollo in Serie A e in Champions

Assistenti di volo, prepararsi al decollo. Il Boeing 737/300 della Lazio è pronto a volare nei cieli d’Italia e d’Europa. Un regalo del presidente Claudio Lotito alla squadra, che al pari di Real Real, Bayern Monaco e Manchester United potrà viaggiare a bordo di un aereo personalizzato, dotato di tutti i comfort. Sulla coda l’aquila stilizzata, sulle fiancate, lo stemma e il nome del club, sui reattori la data di nascita, mentre le hostess indosseranno un foulard rigorosamente biancoceleste.

Sulle fusoliere compare anche il nome della compagnia aerea bulgara Tayaranjet, che vanta un’esperienza ventennale nel settore del trasporto aereo e ha ha come slogan aziendale «Solo con il cuore si può toccare il cielo». Il primo volo, slittato per questioni burocratiche, potrebbe avvenire in occasione della prossima trasferta di campionato a Crotone. La gara è in programma il 21 novembre alle ore 15, ma la squadra partirà un giorno prima. «Thank you for flying s.s. Lazio». Ilmessaggero.it

Categorie
NAZIONALI

Muriqi si sblocca in Nazionale: “Datemi tempo, arriveranno anche i gol con la Lazio”

ITALIA – Francesco Acerbi

Amichevole

Vittoria casalinga per la Nazionale italiana. Gli Azzurri si sono imposti per 4-0 sull’Estonia. Francesco Acerbi non ha preso parte all’incontro.

 

KOSOVO – Vedat Muriqi

Amichevole

Il Kosovo ha perso 2-1 in trasferta contro l’Albania. Vedat Muriqi è stato schierato titolare per l’occasione ed è rimasto in campo per tutto il match realizzato la rete per la sua selezione al minuto 85 su calcio di rigore.

MONTENEGRO – Adam Marusic

Amichevole

Pari senza reti per il Montenegro. Il CT Hadzibegic non aveva inserito Adam Marusic nell’elenco dei convocati della sfida.

Simone Inzaghi prende nota: gol Muriqi con la propria nazionale. L’attaccante della Lazio è tornato ad esultare con il Kosovo. Un calcio di rigore trasformato nel finale del match perso per 2-1 con l’Albania di Reja. Ma poco importa per la sconfitta, l’importante è ritrovare un certo feeling con la porta. Vedat in biancoceleste è ancora a quota zero reti. Nessun campanello d’allarme, ci sarà tempo per festeggiare con i suoi nuovi compagni: “Non importa il risultato, non interessava né a noi né a loro. Sono tornato a segnare con il Kosovo dopo un anno, sono contento. Ora voglio dare il 100% in vista dei prossimi incontri”, le sue parole nel post partita.

Conquistare la Lazio
“Ho vissuto un paio di settimane difficili psicologicamente. Prima l’infortunio, poi il Covid. Ho perso tutta la preparazione atletica. Ora mi sento un po’ meglio, ma devo adattarmi all’Italia, imparare la lingua e capire la loro cultura. Datemi tempo, arriveranno anche i miei gol con la Lazio”. corrieredellosport.it

Categorie
APPROFONDIMENTI

Audizione Pulcini, Avv. Gentile: “Sereni e rispettosi del protocollo. Ci presenteremo con gli editti ministeriali”

Ivo Pulcini, medico della Lazio, sarà accompagnato dall’avvocato biancoceleste Gentile all’interrogatorio di oggi: «Noi siamo serenissimi di aver fatto tutto nel rispetto delle regole e del protocollo. Abbiamo fatto comunicazioni alle Asl, circolari. Ci presenteremo con editti alla mano del Ministero». Già, perché a via Campania vogliono vederci chiaro sui giocatori spariti o indisposti (Hoedt, Pereira, Vavro, Armini, Cataldi, Djavan Anderson, Escalante, Luiz Felipe e Luis Alberto, autodichiaratosi positivo sui social, dopo un tampone effettuato in privato) prima che esplodesse il caos tamponi con ImmobileLeiva e Strakosha. La Lazio infatti non ha mai comunicato ufficialmente (tranne quando costretta) i suoi casi di positività, ma aveva comunque l’obbligo di isolarli e soprattutto “denunciarli” all’Asl per predisporne la quarantena di 10 giorni, secondo la norma riaggiornata.

Il Messaggero

Categorie
DAL MONDO

Turchia-Croazia: Vida titolare, arriva l’esito dei tamponi nell’intervallo e il centrale esce perché positivo

Positivo al Covid e regolarmente in campo. Il caso di Domagoj Vida è esploso ieri sera, durante l'amichevole tra la Truchia e la Croazia e rappresenta uno dei punti oscuri dell'amichevole giocata a Istanbul. Com'è stato possibile che il suo contagio sia stato scoperto solo alla fine del primo tempo? Solo allora è stato sostituito e posto in isolamento dopo i contatti avuti con il proprio gruppo squadra e con gli avversari (con alcuni anche prima del fischio d'inizio). Perché è stato schierato nella formazione titolare se la sua posizione era considerata sospetta? Come si spiega una comunicazione così tardiva dell'esito dei tamponi effettuati prima della gara come previsto dal protocollo?

Il comunicato della Federazione croata su Vida
La Federazione balcanica ha provato a fornire una spiegazione su quanto accaduto ma non basta a lenire il timore, legittimo, che quella partita possa aver appiccato un focolaio pericoloso alimentando la trasmissione del coronavirus per le presunte falle che ci sono state nel catena della profilassi.

Chi erano gli ‘italiani' in campo in Turchia-Croazia
Una posizione che non è sufficiente a dissolvere tutti punti oscuri della vicenda e, più ancora, aumenta il sospetto che il difensore del Besiktas abbia potuto infettare altri calciatori. Tra questi, gli ‘italiani' che erano stati convocati dalle rispettive selezioni: Brozovic e Perisic dell'Inter, Kalinic del Verona, Rog del Cagliari, Badelj del Genoa e Pasalic dell'Atalanta tra le fila della selezione croata; Çalhanoğlu del Milan e Demiral della Juventus nella nazionale turca.

www.fanpage.it/

Categorie
SERIE A

Lunedì 16 novembre le linee guida sul Protocollo: via quarantena soft, verso valori standard dei test

Lunedì Maurizio Casasco e la Federazione dei Medici Sportivi consegneranno in Lega le linee guida volte a integrare il protocollo e a regolamentare la centralizzazione dei controlli dei tamponi. Dopo il caos scoppiato in relazione alle positività a giorni alterni dei giocatori della Lazio, la ratio è introdurre valori standard di analisi. Ancora non è stato individuato un laboratorio che processi i tamponi per tutte le società: verranno richiesti più preventivi ma Synlab, struttura alla quale già si appoggia l'Uefa, pare favorita. Tra le modifiche al protocollo si evidenzia la necessità,in caso di un contagiato, di creare una bolla unica per i giocatori entrati in contatto con il positivo: il gruppo squadra dovrà effettuare la quarantena al centro sportivo o in un hotel. Non sarà più consentito l'isolamento fiduciario nel proprio domicilio. Si aspetta chiarezza definitiva anche sui tamponi della Lazio, sequestrati nel laboratorio Futura Diagnostica e riprocessati per conto della Procura di Avellino all'ospedale Moscati. La Procura smentisce le indiscrezioni diffuse nella notadell'Ansa secondo le quali sarebbe emersa la negatività di Immobile e Leiva e la positività di Strakosha. Il rebus verrà sciolto nelle prossime ore quando il consulente nominato lunedì dalla Procura avellinese dovrebbe depositare i risultati sul tavolo del procuratore D'Onofrio. La Lega ha ufficializzato per il 18 novembre l'assemblea che dovrà decidere sui fondi. L'1 dicembre, invece, si svolgerà al Tribunale di Milano l'udienza relativa alla causa legale fra la stessa Lega e Mediapro,dopo la risoluzione del contratto nel 2018. Gli spagnoli chiedono la restituzione dell'acconto di 52milioni e un risarcimento di 210. La Lega chiede danni per 460 milioni.

Il Corriere della Sera

 

Categorie
RASSEGNA STAMPA

Mihajlovic: “Nella malattia urlavo per la paura, da solo piangevo. Io, antiamericano, salvato da un donatore USA…”

Sinisa Mihajlovic, le sembra giusto che la lotta contro il cancro venga sempre definita come unaguerra, come una battaglia da vincere?
«Oggi, solo oggi, capisco la domanda. Ammalarsi non è una colpa. Succede, e basta. Ti cade il mondo addosso. Cerchi di reagire. Ognuno lo fa a suo modo. La verità è che non sono un eroe, e neppure Superman. Sonouno che quando parlava così, si faceva coraggio. Perché aveva paura, e piangeva, e si chiedeva perché,e implorava aiuto a Dio, come tutti. Pensavo solo a darmi forza nell'unico modo che conosco. Combatti,non mollare mai».

E chi non ce la fa?
«Non è certo un perdente. Non è una sconfitta, è una maledetta malattia. Non esiste una ricetta, io almeno non ce l'ho. Tu puoisentirti un guerriero, ma senza dottori non vai da nessuna parte.
L'unica cosa che puoi fare è non perdere voglia di vivere. Il resto non dipende da noi».

Perché ne «La partita della vita», la sua autobiografia, ha scelto di raccontarsi dal lettod'ospedale?
«Non avrei potuto fare altrimenti. Adesso siamo qui a parlare, sul terrazzo della mia casa,davanti alla città più bella del mondo, Roma, mentre fumo il mio sigaro. Mi godo ogni momento. Primanon lo facevo, davo tutto per scontato. Conta la salute, contano gli affetti. Nient' altro. Lamalattia mi ha reso un uomo migliore».

Chi è Cgikjltfr Drnovsk, 69enne senza fissa dimora?
«Al Sant' Orsola mi avevano dato questa falsa identità, per non attirare curiosi chedisturbassero altri malati. Dopo i primi due cicli di chemio, dimostravo altro che 69 anni.
Trovavo ironico quel senza fissa dimora affibbiato a me, che in ogni stadio ero accolto dal coro dizingaro di m…».

Le pesava?
«Sono un uomo controverso e divisivo, si dice così? E ci ho messo anche io del mio. Facevo il macho, dicevo cose che potevo tenere per me. Ma se faccio una cazzata, e ne ho fatte tante,mi prendo le mie responsabilità».

Qualcosa che invece non rifarebbe?
«Ottobre 2000, Lazio-Arsenal di Champions League. Da quando gioco a calcio ho dato e presosputi e gomitate e insulti. Succede anche con Vieira. Gli dico nero di m… Tre giornate disqualifica. Sbagliai, e tanto. Lui però mi aveva chiamato zingaro di m…per tutta la partita. Per lui l'insulto era zingaro, per me era m… Nei confronti di noi serbi, ilrazzismo non esiste…».

Quando capì che in Jugoslavia veniva giù tutto?
«Finale di Coppa di Jugoslavia 1990. Perdiamo contro l'Hajduk Spalato, gol di Boksic. Primadella partita, nel tunnel che porta al campo, Igor Stimac, croato, mio compagno di stanza nellanazionale giovanile mi dice: "Prego Dio che i nostri uccidano la tua famiglia a Borovo", che è ilpaese dei miei genitori».

Ricorda il primo incontro con Zeljko Raznatovic, detto Arkan?
«Quando io giocavo nel Vojvodina, al termine di una partita combattuta l'avevo insultato nonsapendo chi fosse. Quando mi ingaggiano alla Stella Rossa, mi convoca nella sua villa. Pensavo mivolesse ammazzare. Invece fu gentile, affabile. "Qualsiasi cosa ti serva, Sinisa, sai che puoi venireda me. Ti lascio il mio telefono". Nei miei anni a Belgrado l'ho frequentato per circa 200 sere all'anno».

La fascinazione del male?
«Forse all'inizio c'era anche quello, poi diventammo davvero amici. Quando morì, pubblicai il famoso necrologio che mi ha attirato tante critiche per il mio amico Zeljko, non per il comandante Arkan, capo delle Tigri».

Vuole che le legga i crimini di guerra del suo amico?
«Non condividerò mai quel che ha fatto, e ha fatto cose orrende. Ma non posso rinnegare unrapporto che fa parte della mia vita, di quel che sono stato. Altrimenti sarei un ipocrita».

Risponderà alla lettera aperta che in attesa della cittadinanza onoraria di Bologna le chiede didissociarsi dagli autori dei genocidi nei Balcani?
«No. Ho già detto quel che dovevo dire. Io la guerra l'ho vissuta dall'Italia, cercando di aiutare quanta più gente possibile. Una volta comprai il Messaggero . In prima pagina c'era la foto ditre ragazzi morti "vittime dei cetnici serbi". Ma uno di loro era un mio ex compagno di classe. Unserbo. I serbi hanno fatto schifo, come anche i croati.
Ma la storia è sempre scritta dai vincitori. Quindi, gli unici colpevoli siamo noi».

Si sente più serbo o italiano?
«Nel 2000, quando stavano per cominciare i bombardamenti per il conflitto in Kosovo, la mia famiglia era a Roma con me. Mio papà, un ex camionista, un uomo semplice, mi disse Sinisa, io torno a casa. Lo odiai per questo. Qui aveva tutto, e invece sceglieva la nostra casa semidistrutta in un paesino senza nulla? Ma erano le sue radici. Ci ho messo tanto a riconciliarmi con lui, ma poi hocapito».

Come andò l'incontro con Massimo D'Alema, all'epoca presidente del Consiglio?
«L'aveva organizzato Sergio Cragnotti, presidente della Lazio. Volevo fargli capire che ibombardamenti della Nato avrebbero provocato la morte di tanti innocenti. Fu cortese. Mi disse che non poteva farci niente. Quella era una guerra americana. Io non amo l'America, proprio no. Pensi che il midollo per il mio trapianto mi è stato donato da un cittadino statunitense. La vita è piena di sorprese».

Cosa ricorda del suo ritorno dopo la malattia?
«Venticinque agosto 2019. Prima di campionato a Verona. Peso 75 chili, ho solo 300 globuli bianchi in corpo. Imploro i medici di lasciarmi andare. Rischiavo di cadere per terra davanti a tutti e un paio di volte stavo per farlo. Nel sottopassaggio mi sentivo gli sguardi di compassione addosso. Quando mi sono rivisto in televisione, non mi sono riconosciuto».

Perché rischiare?
«Volevo dare un messaggio. Non ci si deve vergognare della malattia. Bisogna mostrarsi per quel che si è. Volevo dire a tutte le persone nel mio stato, ai malati che ho conosciuto in ospedaledi non abbattersi, di provare a vivere una vita normale, fossero anche i nostri ultimi momenti».

Chi è oggi Mihailovic?
«Un uomo che cerca di vedere il bicchiere mezzo pieno. Tre giorni fa ho fatto gli esami,sangue, tac ai polmoni, midollo aspirato. Ogni volta mi prende l'ansia. Il prossimo controllo a giugno. Poi, due volte all'anno. Speriamo».

Non è stanco degli applausi e dell'affetto di tutti?
«Mi ha aiutato molto. Ma ora basta. Non vedo l'ora di tornare a essere uno zingaro di m…».

Il Corriere della Sera