Lee Van Cleef nel capolavoro di Sergio Leone ‘Il Buono, il Brutto e il Cattivo’, ha un soprannome piuttosto eloquente. Un soprannome che non ha bisogno di tante spiegazioni e che s’abbina perfettamente con quel volto affilato, truce, spietato. Ne facessimo una questione di phisique du role, certamente il paragone con un calciatore di poco più di trent’anni sarebbe inopportuno, ma se ne facciamo una questione di attitudine – beh – allora il paragone è estremamente calzante.
La storia
I suoi avi partirono da Torella del Sannio (Campobasso) per cercare fortuna in Uruguay, eppure quando era ragazzo Matias Vecino veniva conosciuto come uno dei palermitanos. Già, perché giocava nel Central Espanol, proprio la squadra del barrio Palermo. Tutto nasce da una bottega di immigrati siciliani che chiamarono la loro attività “Magazzino di cibo della nuova città di Palermo”. È il Sudamericano Sub 20 che segna l’ascesa di Matias: la competizione la vince il super Brasile di Neymar e Lucas, ma l’Uruguay arriva in finale (e poi perde addirittura 6-0) proprio grazie a un gran gol di Matias con l’Argentina (e si vedeva già la tendenza a fare gol pesanti). Lo prese il Nacional, battendo la concorrenza del Penarol… poi l’Italia fino ai giorni nostri.Definito sempre da compagni e allenatori come un professionista esemplare, Vecino non rinuncia alle tradizioni. Mate e asado sono un must nella sua alimentazione: nel 2019, insieme al suo connazionale Laxalt, accese il derby Inter-Milan (l’esterno mancino giocava nei rossoneri) andando a mangiare uruguaiano in un ristorante a Origgio (provincia di Varese). A Firenze si è trovato benissimo, non solo in campo. “Quando torno lì passo spesso in un ristorante che conosco, è un piacere andare”. Anche perché chi ama l’asado può apprezzare anche una splendida fiorentina.Da ragazzino viveva a San Jacinto, a circa 50 chilometri da Montevideo. Papà Mario lo portava agli allenamenti del Rojo, la sua prima squadra locale. Mario era riconosciuto da tutti perché era stato giocatore del Liverpool de Montevideo. Se papà gli faceva sognare il grande calcio, mamma Doris (professoressa di inglese) lo faceva studiare. E infatti Matias fu anche uno degli studenti più meritevoli della sua scuola. A 14 anni perse papà Mario dopo un terribile incidente stradale: a suo padre è dedicata la cancha, il campo da calcio cittadino che si chiama Estadio Mario Vecino. Si sa che i giocatori sudamericani hanno sempre un soprannome: Matias ne ha addirittura due. Se da ragazzo era Mate per tutti, da giocatore affermato è diventato “La Garra Charrua”. Non Sentenza, purtroppo.
L’incubo
Eppure le sue sentenze sono negli archivi del calcio. La Lazio stessa ne ha ricevuta una – amarissima – il 20 maggio 2018. Da avversario, negò sostaizalmente, con il suo gol, l’accesso alla tanto agognata Champions League della squadra di Inzaghi. Vecino è uno che i finali li decide con una freddezza ben poco sudamericana. Il gol decisivo, l’inserimento chiave sono parte integrante del suo repertorio. In Italia Fiorentina, Cagliari, Empoli, Inter e – ovviamente – la stessa Lazio che condannò un quella torrida notte di maggio. Arriva a Roma il 1 agosto 2022, da svincolato, fortemente voluto da Maurizio Sarri (suo tecnico ai tempi dell’Empoli). Assaltatore dell’area di rigore, ma anche uomo d’ordine in mezzo al campo. Fisico e disciplina tattica al servizio della banda-Sarri. Nella prima metà di stagione, tanto è forte la conoscenza del suo gioco, Matias riesce perfino a mettere in panchina il telento di Luis Alberto. E a Sarri brillano gli occhi ogni volta che lo vede fiondarsi in area di rigore e creare così superiorità numerica. 44 presenze stagionali condite da 4 gol. E quando i turchi del Galatasaray al principio della stagione cercavano di portarlo via, il toscano ha alzato il telefono. “Vecio, ma dove cazzo vai. Tu resti qui”. E’ rimasto.
Dario Cadeddu
12/12/2023