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Omicidio a Lecce, uccide il fratello a coltellate e in videochiamata mostra il corpo ai familiari

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Dopo aver ucciso il fratello minore a coltellate, durante una lite avvenuta ieri pomeriggio in una abitazione di Tricase, in provincia di Lecce, ha fatto una videochiamata alla madre, che vive nel Bangladesh, confessando l'omicidio e mostrando il corpo per terra e l'arma utilizzata per colpire. A dare l'allarme un connazionale che avrebbe assistito alla tragedia. Subito dopo il delitto i carabinieri della Compagnia di Tricase hanno arrestato un bengalese di 33 anni per omicidio volontario aggravato. La vittima, invece, aveva 29 anni. Entrambi lavoravano come banconisti in un bar di Tricase-Porto. Non avevano mai creato problemi nella cittadina, secondo le prime informazioni.  La scena raccapricciante ha gettato nella disperazione i familiari, che abitano della zona di Sonarang, sottodistretto di Tongibari, nei pressi della città di Munshiganj, e che hanno cercato in qualche modo di chiamare un medico. Il video è stato pubblicato su facebook. Da quanto si comprende dalle parole pronunciate dall'uomo e come ipotizzato in un primo momento dagli inquirenti ci sarebbero questioni economiche alla base del litigio tra i fratelli.  
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Concertone 1 maggio, Delia canta Bella Ciao. Nazari: “Palestina libera”

(Adnkronos) – Delia, sul palco del Concertone di Roma in piazza San Giovanni in Laterano, canta 'Bella Ciao'. "Questa è una canzone che parla di libertà e noi dobbiamo continuare a cantarla finché ci sarà qualcuno che si arroga il diritto di decidere chi deve vivere e chi morire", dice l'artista al termine della sua esibizione. Un forte appello per la Palestina arriva dal palco arriva da Dutch Nazari che utilizza il suo spazio per richiamare l'attenzione su "quello che è successo qualche giorno fa alla Global Flotilla: barche cariche di persone altruiste per la Palestina, arrestate come dei criminali ben prima che si avvicinassero alla meta". Nazari esorta la piazza a un forte urlo per farlo "arrivare al governo" perché "alle parole di condanna devono seguire fatti concreti". L'artista conclude il suo intervento gridando: "Palestina libera". 
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Trump, nuovo attacco a Italia e Spagna: “Per loro va bene se l’Iran ha un’arma nucleare”

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"Non sono contento dell'Italia e della Spagna. Per loro va bene se l'Iran ha un'arma nucleare". E' il nuovo attacco che Donald Trump sferra contro Italia e Spagna. Il presidente americano critica i paesi europei per il mancato sostegno agli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. La posizione assunta dall'anima europea della Nato, secondo Trump, equivale a dire sì all'ipotesi che Teheran si doti di armi atomiche.  "Chiunque tolleri che l'Iran possieda un'arma nucleare non è molto intelligente. Sarebbe una cosa terribile in futuro se fosse mai permesso all'Iran di avere un'arma nucleare", dice rispondendo alle domande dei cronisti alla Casa Bianca. "Ci sarebbero problemi come il mondo non ha mai visto prima, e questo non accadrà", aggiunge. "A parte questo, al momento non hanno una marina… né un'aeronautica. Sono state annientate. Non hanno niente. Non hanno una difesa antiaerea. Non hanno un radar. L'Iran vuole raggiungere un accordo perché, in sostanza, non ha più un esercito. E vuole raggiungere un'intesa, ma io non sono soddisfatto" della proposta formulata da Teheran.
 Le nuove accuse a Italia e Spagna arrivano dopo le dichiarazioni con cui Trump ha prospettato l'ipotesi di ridurre la presenza di truppe americane in Europa. Il presidente ha fatto esplicito riferimento ai soldati di stanza in Germania, in Italia e in Spagna. Il numero 1 della Casa Bianca ha inaugurato la linea dura da settimane. Il presidente accusa l'anima europea della Nato di non aver sostenuto gli sforzi degli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. In particolare, ai paesi del Vecchio Continente è stata chiesta collaborazione per sbloccare lo Stretto di Hormuz, paralizzato dall'Iran dall'inizio della guerra e ora oggetto del blocco navale a stelle e strisce. "Non avevamo bisogno dell'aiuto di nessuno, ma volevo vedere cosa avrebbero fatto", ha detto Trump ieri rispondendo alle domande dei cronisti nello Studio Ovale. "Tutti i paesi hanno detto che non avrebbero voluto essere coinvolti: ce ne ricorderemo", ha aggiunto. L'annuncio di oggi sembra una conferma. 
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Trump: “Ue non rispetta accordo, dazi su camion e auto aumentano del 25%”

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Nuova 'punizione' di Donald Trump all'Europa. Il presidente degli Stati Uniti annuncia l'aumento dei dazi su auto e camion provenienti da paesi dell'Ue. "Sono lieto di annunciare che, in considerazione del fatto che l'Unione Europea non sta rispettando il nostro accordo commerciale pienamente concordato – scrive il presidente in un post su Truth social – la prossima settimana aumenterò i dazi applicati all'Unione Europea per le auto e i camion che entrano negli Stati Uniti. Il dazio sarà aumentato al 25%".  Trump assicura poi che "è pienamente inteso e concordato che, se produrranno auto e camion negli stabilimenti statunitensi, non ci sarà alcun dazio. Molti stabilimenti automobilistici e di camion sono attualmente in costruzione, con oltre 100 miliardi di dollari investiti, un record nella storia della produzione di auto e camion. Questi stabilimenti, con personale americano, apriranno presto. Non c'è mai stato nulla di simile a ciò che sta accadendo oggi in America!". Il provvedimento in ambito commerciale arriva dopo le dichiarazioni con cui Trump ha prospettato l'ipotesi di ridurre la presenza di truppe americane in Europa. Il presidente ha fatto esplicito riferimento ai soldati di stanza in Germania, in Italia e in Spagna. Il numero 1 della Casa Bianca ha inaugurato la linea dura da settimane. Il presidente accusa l'anima europea della Nato di non aver sostenuto gli sforzi degli Stati Uniti nella guerra contro l'Iran. In particolare, ai paesi del Vecchio Continente è stata chiesta collaborazione per sbloccare lo Stretto di Hormuz, paralizzato dall'Iran dall'inizio della guerra e ora oggetto del blocco navale a stelle e strisce. "Non avevamo bisogno dell'aiuto di nessuno, ma volevo vedere cosa avrebbero fatto", ha detto Trump ieri rispondendo alle domande dei cronisti nello Studio Ovale. "Tutti i paesi hanno detto che non avrebbero voluto essere coinvolti: ce ne ricorderemo", ha aggiunto. L'annuncio di oggi sembra una conferma. 
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Sinner in finale Madrid, blinda numero 1 del ranking e aggiorna record

(Adnkronos) – Jannik Sinner vola in finale nel Masters 1000 di Madrid ed è sempre più il numero 1 del ranking Atp. L'azzurro, oggi 1 maggio 2026, in semifinale sulla terra rossa della capitale spagnola supera il francese Arthur Fils per 6-2, 6-4. L'altoatesino aggiunge un'altra perla alla stagione sin qui eccellente. Sinner, alla quinta finale consecutiva in un Masters 1000, va a caccia del quarto titolo di fila dopo i successi a Indian Wells, Miami e Montecarlo. La striscia di vittorie senza passi falsi arriva a 22 in attesa della finale di domenica 3 maggio. Intanto, complice lo stop prolungato dell'infortunato Carlos Alcaraz, Sinner blinda ulteriormente il primo posto in classifica. L'azzurro è già proiettato a 14.000 punti, con la prospettiva di chiudere il torneo a quota 14.250 in caso di trionfo. Il vantaggio su Alcaraz, fermo ai box per i problemi al polso destro, si dilata: l'iberico rimane a quota 12.960 e nelle prossime settimane sarà costretto a disertare gli Internazionali d'Italia e il Roland Garros: a Roma e Parigi, nel 2025, il fuoriclasse di Murcia ha messo a segno una splendida doppietta battendo Sinner in entrambe le finali. Dopo Madrid, l'altoatesino è atteso al Foro Italico e poi sulla terra rossa francese: per migliorare lo score della scorsa stagione dovrebbe centrare altri 2 successi. L'accesso alla finale vale un assegno da 535.585 euro. Il trionfo domenica consentirebbe di raddoppiare il premio, che salirebbe a 1.007.615. Nella stagione in corso, Sinner ha già messo in cassaforte 4,33 milioni di dollari in soli premi. In carriera, tra singolare e doppio, il totale ammonta a 62,3 milioni. La vittoria contro Fils consente a Sinner di arrivare in finale anche nel nono e ultimo Masters 1000 in calendario: nessun tennista ha realizzato l'en plein all'età dell'azzurro. Il numero 1 del mondo vanta ora 27 vittorie di fila nei Masters 1000 e ha un parziale di 54 set vinti e 2 persi in questa cavalcata.  Il torneo di Madrid regala altre novità di portata inferiore. Zverev, a prescindere dall'epilogo della settimana, consolida il terzo posto ad anni luce dai primi 2 della classe. Passo indietro invece per Lorenzo Musetti, che scivola in decima posizione. Salve Flavio Cobolli: il romano, dopo aver raggiunto i quarti, è il numero 12 del ranking. 
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Buttafuoco il conservatore che ha disarmato le etichette

(Adnkronos) – C’è qualcosa di profondamente inatteso – e quasi romanzesco – nella figura dello scrittore e giornalista Pietrangelo Buttafuoco, successore di Roberto Cicutto alla guida della Biennale di Venezia, con nomina diretta di Gennaro Sangiuliano, ex ministro della Cultura sotto la premier Giorgia Meloni. Dove molti si aspettavano un intellettuale organico alla destra italiana, pronto a imprimere un segno ideologico alla Biennale, si è invece rivelato un direttore imprevedibile, eccentrico, difficilmente classificabile. In una parola: libero. Il ritratto che ne traccia Lila Azam Zanganeh – scrittrice e intellettuale cosmopolita, nata a Parigi da genitori iraniani, formatasi all’École Normale Supérieure e poi docente ad Harvard, oggi residente a New York – restituisce proprio questa qualità sfuggente. Non un uomo di apparato, ma una figura letteraria, quasi un personaggio uscito da un romanzo europeo del Novecento.Un uomo libero. Zanganeh, che ha incontrato Buttaufuoco negli scorsi mesi invernali, ha pubblicato un lungo articolo sulla rivista in lingua inglese "Now Voyager", uscita per singolare coincidenza il 30 aprile, lo stesso giorno in cui si è dimessa la giuria internazionale della 61/a Esposizione internazionale d'arte. Questo il titolo e il sommario: "Un uomo libero. L’intellettuale conservatore Pietrangelo Buttafuoco avrebbe dovuto portare la sua politica alla Biennale di Venezia. Si è rivelato fuori dagli schemi – e più libero – di quanto chiunque avrebbe potuto immaginare". Buttafuoco, siciliano, classe 1963, porta con sé una biografia che basterebbe da sola a generare diffidenza o curiosità: origini in una famiglia fascista, una conversione all’Islam, una carriera disseminata tra giornalismo, narrativa e teatro. Eppure, come emerge dal reportage pubblicato su "Now Voyager", ogni tentativo di incasellarlo fallisce. La sua nomina alla guida della Biennale, sostenuta dal governo Meloni, aveva acceso timori nella sinistra e aspettative nella destra. I primi temevano una svolta identitaria, i secondi auspicavano una rivincita culturale. "Entrambi sono stati smentiti".  Zanganeh scrive che Buttafuoco ha scelto una linea sorprendente: apertura internazionale, contaminazione culturale, rifiuto delle ortodossie. La nomina della curatrice camerunense Koyo Kouoh, la conferma di Alberto Barbera alla Mostra del Cinema, l’ingaggio di Willem Dafoe per il teatro: decisioni che sfidano ogni lettura ideologica semplice. Più che una strategia politica, sembrano rispondere a una sensibilità estetica e spirituale. Ed è forse proprio qui il nodo: Buttafuoco non ragiona come un politico, ma come uno scrittore. Il suo sguardo sul mondo è nutrito di miti, filosofia, teologia. La Sicilia – da lui evocata come crocevia universale di civiltà – non è solo un luogo geografico, ma una categoria mentale. In essa convivono Grecia antica, Islam, cristianesimo, demoni e santi. Una visione che rende impossibile qualsiasi riduzione nazionalista. Non sorprende, allora, che egli guardi con sospetto alle ideologie. Il nazionalismo, dice, è “un veleno”. La politica, nel migliore dei casi, un tentativo imperfetto. La libertà, invece, è una pratica solitaria. Non a caso si definisce – e viene definito – “un uomo libero”, forse il più libero nella destra italiana.  Questa libertà ha un prezzo: l’isolamento. Nel ritratto emerge chiaramente una dimensione di solitudine, quasi esistenziale. Buttafuoco non appartiene davvero a nessun campo. Non è completamente accettato dalla destra, né assimilabile alla sinistra. Vive in una zona intermedia, dove il pensiero si fa personale, irregolare, a tratti contraddittorio. La sua conversione all’Islam, lungi dall’essere una rottura, è descritta come un ritorno. Anche qui, nessuna cesura netta: piuttosto una continuità spirituale che attraversa tradizioni diverse. La fede, per lui, è una bussola più affidabile della politica. E poi c’è la letteratura. Nei suoi romanzi – spesso provocatori – il male non è astratto, ma concreto, incarnato. Il diavolo, racconta, lo ha visto da bambino nei campi siciliani. Un episodio che sembra uscito da un racconto gotico e che invece diventa chiave di lettura di tutta la sua opera: il mondo come luogo di conflitto tra luce e oscurità. In questo senso, Buttafuoco appare davvero come un “antimoderno”, nel senso delineato dalla critica francese: un uomo che rifiuta il mito del progresso pur vivendo pienamente nel presente. Guarda al passato senza nostalgia sterile, ma come a un serbatoio di significati perduti. Alla Biennale, questa visione si traduce in una pratica culturale che privilegia il dialogo tra mondi lontani, la pluralità delle voci, la libertà dell’arte rispetto alle pressioni politiche. Non senza tensioni: la questione della partecipazione russa, ad esempio, ha mostrato quanto sia difficile mantenere questa autonomia in un contesto geopolitico polarizzato. Eppure, proprio in questa tensione si misura la sua originalità. Buttafuoco non offre risposte rassicuranti, né si presta a diventare simbolo di una parte. È, piuttosto, una figura liminale: tra Oriente e Occidente, tra fede e letteratura, tra passato e presente. Forse è questo che lo rende, oggi, così interessante. In un’epoca di identità rigide e appartenenze dichiarate, Buttafuoco rappresenta l’anomalia. Un uomo che continua a dire, come il suo amato Cyrano de Bergerac: “No, grazie”. E che, proprio per questo, resta irriducibile. E libero. (di Paolo Martini) 
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“Epidemia d’odio contro ebrei nel Regno Unito, il peggio deve ancora arrivare”, l’allarme del presidente della United Synagogue

(Adnkronos) – “Questo che stiamo vivendo è il risultato di quando la gente scende in strada lungo il Regno Unito al grido di 'Globalizziamo l'intifada': attentati alla vita di componenti della comunità ebraica, attacchi alle istituzioni che ci rappresentano, ai nostri luoghi di culto. Ora abbiamo la certezza che l'intifada è stata davvero globalizzata e noi, qui nel Regno Unito, stiamo pagando il prezzo più alto, direttamente sulla nostra pelle”. Intervistato dall'Adnkronos, Saul Taylor, presidente della United Synagogue, commentato con grande amarezza la nuova ondata di violenza che ha scosso la comunità ebraica londinese e parla di "un'epidemia di odio" che potrebbe diffondersi ancora. L'episodio più recente, il brutale accoltellamento avvenuto nel cuore di Golders Green due giorni fa, ha riacceso i timori di una comunità che si sente sempre più vulnerabile nelle proprie strade.  “Preghiamo per una pronta guarigione delle vittime accoltellate nel quartire di Golders Green, nell'ennesimo vile attacco antisemita. I nostri pensieri sono con loro e con le loro famiglie", ha detto il presidente della United Synagogue, l'organizzazione che rappresenta il pilastro della vita religiosa ebraica nel Regno Unito. Fondata per atto del Parlamento nel 1870, è la più grande associazione religiosa ebraica del Paese, raggruppando oltre sessanta congregazioni ortodosse centrali che contano circa quarantamila membri.  Sotto la guida spirituale del Rabbino Capo Sir Ephraim Mirvis, che riveste anche il ruolo di Rabbino Capo delle Congregazioni Ebraiche Unite del Commonwealth, l'istituzione non si occupa solo della gestione delle sinagoghe, ma garantisce l'infrastruttura fondamentale della vita ebraica, dall'istruzione nelle scuole ai servizi di assistenza sociale, fungendo da voce autorevole per l'ebraismo britannico nel dialogo con le istituzioni. Taylor ha sottolineato come, nel corso degli ultimi tempi, la geografia dell'odio stia colpendo simboli diversi della loro vita comunitaria. Se prima erano soprattutto i luoghi, ora sono sempre di più le persone.   “Ancora una volta, gli ebrei vengono presi di mira per le strade del Regno Unito semplicemente perché sono ebrei. Tutto questo deve finire subito! Gli attacchi a Heaton Park, le ambulanze date alle fiamme della nostra associazione di volontariato Hatzola, la sinagoga riformata di Finchley, la vecchia sede di Jewish Futures, la sinagoga unita di Kenton, e parlo solo di quando accaduto nel corso delle ultime settimane. Ora, con i due accoltellamenti di Golders Green la lista si è allungata ulteriormente”, denuncia Taylor.  Questa escalation lo ha spinto a invocare un intervento istituzionale di ben altra portata rispetto al passato. Un appello che è stato immediatamente accolto e messo in atto dal Governo di Keir Starmer in tempi record, tanto da definire emergenza nazionale quanto sta accadendo ai danni della comunità ebraica britannica. L'esecutivo ha varato un Piano d'Azione per la Coesione Sociale che prevede ingenti finanziamenti per la sicurezza di sinagoghe e scuole ebraiche, con un fondo iniziale di 25 milioni di sterline destinato ad aumentare fino a 58 milioni per quest’anno prevedendo una crescita della presenza delle forze dell’ordine nelle aree dove è maggiormente presente la comunità ebraica. Oltre al supporto economico, sono state introdotte nuove norme per vietare proteste intimidatorie in prossimità dei luoghi di culto e sono state potenziate le unità antiterrorismo incaricate di monitorare l'estremismo online e offline. econdo i dati del censimento più recente (svolto nel 2021 per Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord, e nel 2022 per la Scozia), il numero totale di persone nel Regno Unito che si identificano come ebree per religione è di circa 277.600 di cui quasi la metà, 145.000, solo a Londra. Saul Taylor ha voluto anche spiegare ulteriormente, con dati alla mano, quanto la sua comunità sta vivendo da qualche anno a questa parte. “Nel 2025, il Cst, il Community Security Trust, una nostra organizzazione nazionale che si occupa specificamente della protezione della comunità ebraica britannica contro l’antisemitismo e il terrorismo, coordinando le misure di sicurezza direttamente con il Governo e le forze di polizia, ha registrato il secondo dato annuale più alto di sempre per gli incidenti di matrice antisemita in tutto il Paese, 3.700, con un aumento del 4% rispetto ai 3.556 incidenti registrati nel 2024. Solo nel 2023, sempre il Cst aveva registrato un numero maggiore, con 4.298 casi di antisemitismo segnalati a seguito di un'enorme impennata dopo i fatti del 7 ottobre. E il 2026 è iniziato nel peggiore dei mondo e si sta evolvendo anche peggio di quanto potessimo immaginare".  "Questa è un'epidemia di odio antiebraico che purtroppo non accennerà a placarsi. Tutti noi abbiamo il reale presentimento che qualcosa di peggiore accadrà nell’arco di pochi mesi”, ha concluso il presidente di United Synagogue. (di Alessandro Allocca) 
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Primo Maggio a Roma, Concertone a piazza San Giovanni: chi canta e quando, la scaletta

(Adnkronos) – Il cuore pulsante della musica italiana batte oggi in Piazza San Giovanni a Roma, per l'immancabile Concerto del Primo Maggio. La maratona musicale, condotta dal trio inedito composto da Arisa, Pierpaolo Spollon e BigMama, si svolge all'insegna dello slogan "lavoro dignitoso". Sul palco saliranno oltre 40 artisti. Si inzia con la conduttrice di quest'anno Arisa che omaggia Lucio Dalla con 'Futura'.    Si parte poi con l'energia di Paolo Belli. A seguire Rob, Santamarea, Francamente, Casadilego, Primogenito, Birthh, Nico Arezzo, Sissi, Roshelle, Dutch Nazari, Silvia Salemi, Okgiorgio, Senza Cri, Lea Gavino, Emma Nolde, Ministri, Angelica Bove, Eddie Brock, Bambole Di Pezza, Chiello, Maria Antonietta e Colombre, Dolcenera, Mobrici, Delia (che canterà 'Bella ciao'), Niccolò Fabi, La Nina, Ermal Meta, Sayf, Fulminacci, Riccardo Cocciante, Serena Brancale con Levante e Delia, Levante, Litfiba, Ditonellapiaga, Emma, Pinguini Tattici Nucleari, Madame, Geolier, Dardust con Davide Rossi, Irama, Francesca Michielin, Frah Quintale, Rocco Hunt, Arisa, BigMama e Orchestra Popolare La Notte della Taranta.  
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1 maggio: Confsal lancia manifesto del lavoro, dignità salari e diritti al centro dell’agenda

(Adnkronos) – “Non un semplice appello, ma un impegno concreto: il Manifesto del Lavoro della CONFSAL rappresenta la nostra visione per restituire dignità economica e sociale ai lavoratori, pubblici e privati, in un tempo segnato da profonde disuguaglianze e trasformazioni”. In occasione della Festa del Lavoro, la Confsal ha scelto Napoli come luogo simbolico per rilanciare la propria visione strategica, delineando una piattaforma organica di intervento sui principali nodi del sistema lavoro. Un’iniziativa partecipata, seguita in presenza, in collegamento e nelle piazze regionali, che ha segnato un momento di forte mobilitazione e proposta. Nel corso dell’intervento è stata posta con forza la necessità di intervenire sul Decreto Primo Maggio, evidenziando sia i correttivi già ottenuti sia le criticità ancora aperte. "Prendiamo atto che è stato accolto il principio di equivalenza e che è stato riconosciuto anche il valore dei contratti che garantiscono trattamenti economici migliorativi, come quelli sottoscritti dalla Confsal. È un risultato importante, che tutela il pluralismo contrattuale e valorizza i contratti ‘ultra equivalenti’", sottolinea il segretario generale della Confsal, Angelo Raffaele Margiotta. "Il concetto di equa retribuzione non deve limitarsi agli aspetti economici, ma deve comprendere l’insieme delle tutele normative che vanno riconosciute a tutti i lavoratori, a prescindere dalla mansione o dal settoere in cui si svolge”. Sul tema della sicurezza sul lavoro, è stata ribadita la centralità del preposto alla sicurezza, figura chiave nei processi di prevenzione. In questa direzione, la contrattazione collettiva – come già previsto nell’esperienza Confsal – è chiamata a riconoscere adeguati strumenti economici e tutele assicurative.  “La questione salariale è centrale – ha ribadito Margiotta –. In Italia i salari non tengono il passo con l’inflazione e restano inferiori agli standard europei. Nel settore pubblico, gli stanziamenti per il rinnovo contrattuale 2025-2027 sono insufficienti e coprono solo una minima parte della perdita di potere d’acquisto”. Nel settore privato, la situazione è ancora più articolata: “Accanto a comparti con salari poveri, registriamo livelli retributivi non adeguati anche nei settori più forti. È un segnale evidente della debolezza della contrattazione collettiva”. Sul piano fiscale, viene indicata una linea di intervento chiara e mirata alla tutela del lavoro dipendente: “La riduzione del cuneo fiscale deve privilegiare le detrazioni per lavoro dipendente. Intervenire sulle aliquote rischia di avvantaggiare anche i redditi fondiari e finanziari. Occorre concentrare le risorse su chi vive di lavoro”. “Esiste un nucleo di diritti che deve essere garantito a tutti i lavoratori, senza distinzioni. La dignità del lavoro non può essere negoziabile”. Sul tema dell’inclusione, Margiotta ha richiamato la necessità di superare le barriere ancora presenti nei luoghi di lavoro, promuovendo una piena partecipazione delle persone con disabilità.  “L’intelligenza artificiale rappresenta una sfida epocale – ha sottolineato Margiotta –. Non può essere lasciata senza regole. È necessario definire un quadro etico fondato su responsabilità, consapevolezza e partecipazione”. La Confsal ribadisce il ruolo strategico della formazione e della partecipazione attiva dei lavoratori: “Il sindacato deve accompagnare questa trasformazione per evitare che si traduca in una nuova forma di disuguaglianza”. In apertura, è stato lanciato un forte richiamo alla responsabilità europea sul piano internazionale: “L’Europa deve assumere un ruolo autonomo e promuovere un’iniziativa forte per la pace, un Tavolo europeo per raggiungere una pace giusta e affinchè le risorse destinate agli armamenti siano convertite in risorse a sostegno dell’economia del lavoro”. “Con il nostro Manifesto del Lavoro – ha concluso Margiotta – proponiamo una visione chiara e coerente: rimettere al centro il lavoro, la dignità delle persone. Le nostre proposte sono socialmente radicali, da vera sinistra sociale, perché puntano a cambiare davvero le condizioni di vita dei lavoratori, senza ambiguità e senza compromessi al ribasso”. 
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Sinner – Fils oggi semifinale Atp Madrid, il match in diretta

(Adnkronos) –
Jannik Sinner oggi in campo contro Arthur Fils nella semifinale dell'Atp Masters 1000 di Madrid. L'azzurro, numero 1 del mondo, va a caccia del quarto titolo consecutivo nel 2026. Sinner, imbattuto da 21 match, nel 2026 ha vinto a Indian Wells, Miami e Montecarlo. Il 24enne altoatesino è reduce nel successo ottenuto ai quarti di finale contro lo spagnolo Rafa Jodar. In carriera, Sinner e Fils si sono si sono affrontati in una sola occasione: vittoria dell'italiano nel 2023 nella semifinale del torneo indoor di Montpellier.  Nella seconda semifinale si affronteranno il tedesco Alex Zverev, testa di serie numero 2, e il belga Alex Blockx. 
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