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Usa-Iran, braccio di ferro nello Stretto di Hormuz. Trump: “Teheran vuole un accordo”

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Blocco navale con la prospettiva di nuovi negoziati e il rischio di attacchi mirati. Il braccio di ferro tra Donald Trump e l'Iran si sposta tutto nello Stretto di Hormuz, la via fondamentale per il 20% del commercio mondiale. Teheran paralizza il braccio di mare da settimane, consentendo il passaggio di poche petroliere 'privilegiate', con effetti sulle quotazioni del greggio e sui prezzi dei carburanti che – in numerosi paesi, Italia compresa – rischiano di aumentare ulteriormente nel quadro ad alta tensione.  Da lunedì 13 aprile, gli Stati Uniti bloccano il braccio di mare: non si entra e non si esce dai porti iraniani, la Repubblica islamica non può esportare petrolio e gas. E' una prova di forza, dopo il fallimento dei negoziati di sabato scorso in Pakistan: tra una settimana, il 21 aprile, scade formalmente la tregua di 14 giorni. "La Marina iraniana giace sul fondo del mare, completamente annientata: 158 navi. Quelle che non abbiamo colpito sono le loro poche, come le chiamano loro, 'navi da attacco veloce', perché non le consideravamo una minaccia significativa. Avviso: se una qualsiasi di queste navi si avvicinerà anche solo minimamente al nostro blocco, verrà immediatamente eliminata, con lo stesso sistema di uccisione che usiamo contro i trafficanti di droga sulle imbarcazioni in mare. È rapido e brutale", dice Trump.  Secondo il Wall Street Journal, gli Usa hanno schierato almeno 15 navi. Tra i mezzi impiegati figurano una portaerei, diversi cacciatorpediniere lanciamissili, una nave d'assalto anfibio e altre unità della Marina, in grado di far decollare elicotteri per operazioni di abbordaggio e di scortare le navi commerciali verso aree prestabilite, impedendo loro di proseguire la rotta. Per il presidente degli Stati Uniti, la strategia funziona: "Siamo stati chiamati dall'altra parte. Vogliono assolutamente fare un accordo. Ci hanno chiamato le persone giuste e appropriate e vogliono un accordo", afferma il numero 1 della Casa Bianca. L'Iran non conferma, da Teheran nessuna comunicazione su nuovi contatti per riaccendere il dialogo. "Adesso c'è il blocco navale e non ci sono combattimenti. L'Iran non sta facendo assolutamente alcun affare: e faremo in modo che le cose restino così. Non mi piaceva vedere navi uscire da lì, perché vuol dire che erano in affari con loro", dice Trump scommettendo sull'efficacia del pressing.  L'Iran risponde al blocco con accuse e minacce. Per il capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbia, l'ordine di Trump "illegale e costituisce pirateria". L'Iran implementerà "un meccanismo permanente per il controllo di Hormuz a causa delle minacce". "Nessun porto nel Golfo Persico e nel Mare dell'Oman sarà al sicuro", avvertono i Pasdaran. "La sicurezza dei porti nel Golfo Persico e nel Mare dell'Oman è una questione che riguarda tutti o nessuno", dice un portavoce, secondo quanto riportato dall'agenzia di stampa semi-ufficiale iraniana Isna. La Repubblica islamica apparentemente non si piega ed è pronta alla sfida, con la consapevolezza che il blocco produrrà un ulteriore aumento dei prezzi: "Godetevi gli attuali prezzi, presto rimpiangerete la benzina a 4-5 dollari" al gallone, dice il presidente del parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, rivolgendosi agli Stati Uniti. Il messaggio in realtà può essere esteso a numerosi altri paesi, Italia compresa, che rischiano di vedere aumentare il costo di benzina e diesel.  Al netto di dichiarazioni e messaggi social, dietro le quinte il dialogo prosegue grazie alla mediazione di Pakistan, Egitto e Turchia. "Non siamo in una situazione di stallo totale. La porta non è ancora chiusa. Entrambe le parti stanno negoziando. È un vero e proprio bazar", dice a Axios una fonte. Trump dice e ripete che l'obiettivo prioritario non cambia: l'Iran deve rinunciare al programma nucleare. Teheran dispone di 440 chili di uranio arricchito al 60%. Mancano pochi step, relativamente semplici, per raggiungere la soglia del 90% necessaria per l'utilizzo del materiale in ambito militare. Il blocco navale, nella strategia di Washington, è uno strumento di pressione per riportare la Repubblica islamica al tavolo e riaprire il 'dossier atomico': gli Stati Uniti, secondo Axios, nei colloqui di Islamabad hanno proposto all'Iran una moratoria di 20 anni sull'arricchimento dell'uranio. L'Iran ha rilanciato con una controproposta limitata a un periodo "a una sola cifra", inferiore quindi a 10 anni, secondo quanto riferito da un funzionario Usa e da una fonte informata sui colloqui. Le divergenze sul programma nucleare iraniano restano il principale ostacolo a un accordo, spiegano le fonti, e sono alla base dello stallo negoziale. Washington chiede anche la rimozione dalla Repubblica islamica di tutto l'uranio altamente arricchito, mentre Teheran si è detta disponibile solo a un "processo monitorato di diluizione" del materiale. La speranza dei mediatori è che, con il loro lavoro, si possa arrivare a un nuovo round di negoziati prima del 21 aprile, quando scadrà il cessate il fuoco.  
Trump non esclude una ripresa delle operazioni militari. Il presidente e i suoi consiglieri stanno valutando la possibilità di attacchi limitati contro l'Iran: secondo il Wall Street Journal, i raid dovrebbero servire per spingere Teheran a posizioni più soft in ambito negoziale. Meno probabile una fase 2 'totale' dell'operazione Epic Fury, con il concreto rischio di provocare un conflitto prolungato con effetti dirompenti per l'intera regione. Alla finestra c'è Israele, che attende sviluppi. "La tregua potrebbe finire da un momento all'altro", dice il premier Benjamin Netanyahu, che basa le sue considerazioni in particolare sui colloqui con il vicepresidente americano JD Vance, capodelegazione nei colloqui di Islamabad. Per gli Usa, dice il primo ministro, la questione centrale è "rimuovere tutto il materiale nucleare arricchito e garantire che non ci sarà alcun arricchimento nei prossimi anni, per decenni, all'interno dell'Iran. Questo è il loro obiettivo e ovviamente è importante anche per noi". 
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Mutuo, quale importo richiedere e come calcolare la rata con stipendio di 1.600 euro al mese: i consigli passo dopo passo

(Adnkronos) – Qual è l'importo giusto del mutuo in base allo stipendio? A quanto deve ammontare la rata? Sono domande che si pone chiunque voglia acquistare una casa. I parametri, ovviamente, variano in base al prezzo dell'immobile e allo stipendio che percepisce l'acquirente. A delineare un quadro di massima è Alessandro Carlini di Immobiliare.it Mutui. "In generale – spiega – con un reddito di 1600 si può richiedere un mutuo compreso tra 118.000 e 145.000 euro. Tuttavia, l’importo preciso può variare in base a diversi fattori, come eventuali prestiti in corso e il tipo di mutuo che scegli. Scopriamo, passo dopo passo, come capire quale importo puoi richiedere, come calcolare la rata mensile sostenibile e quali strategie puoi usare per ottenere un mutuo più alto. Per capire quanto mutuo si può ottenere, si deve partire da un concetto fondamentale: il rapporto tra rata e reddito. E' proprio da qui che le banche iniziano per valutare la tua capacità di sostenere il mutuo". "La regola generale – ricorda – è semplice: la rata del mutuo non dovrebbe superare circa un terzo del tuo reddito netto mensile. Per calcolare il rapporto rata-reddito ideale viene utilizzata questa formula: reddito mensile netto/ 3 = rata massima sostenibile. Di conseguenza, puoi richiedere un importo di mutuo che ti fornisca una rata massima di un terzo dello stipendio. In ogni caso, ricorda che questa soglia può cambiare da banca a banca.Per capire qual è la rata massima che puoi permetterti con uno stipendio di 1.600 euro netti al mese, basta dividere il reddito mensile per 3, ovvero 1.600 diviso 3 = 533 euro. Quindi, con 1.600 euro al mese, puoi sostenere una rata massima di circa 530 euro. Tuttavia, ricorda che alcune banche possono essere più flessibili e accettare anche un rapporto tra rata e reddito più elevato, mentre altre restano più prudenti". Se si riceve anche la tredicesima mensilità, il calcolo cambia. Prima di tutto si deve calcolare il tuo reddito netto annuale: 1.600 x 13 = 20.800 euro annui A questo punto, si può calcolare il reddito mensile netto effettivo: 20.800 ÷ 12 = 1.733 euro al mese. Infine, applicando la regola del rapporto rata-reddito ideale, si ottiene la rata massima sostenibile: 1.733 ÷ 3 = 578 euro al mese. In questo caso, la rata sostenibile sale, permettendo di richiedere un mutuo leggermente più alto. Se invece si percepisca anche la quattordicesima, il calcolo va rifatto allo stesso modo, considerando 14 mensilità, per determinare la rata massima sostenibile. Con uno stipendio di 1.600 euro netti (più tredicesima) si può sostenere una rata massima di circa 578 euro al mese. Con questa rata si può richiedere un importo di mutuo che varia tra i 118.000 e i 145.000 euro, a seconda del tipo di mutuo scelto. Nel dettaglio quanto mutuo si può richiedere in base alle diverse tipologie, considerando i migliori tassi fissi di aprile delle banche convenzionate Immobiliare.it su una durata di 30 anni? Mutuo all’80%: si tratta della soluzione di mutuo più comune. La banca ti fornisce fino all’80% del valore dell’immobile, mentre devi coprire il restante 20% con i tuoi risparmi. Ad oggi, con un tasso fisso del 2,85%, puoi richiedere circa 140.000 euro. 
Mutuo al 100%: permette di acquistare casa senza anticipo. E' utile se non hai risparmi disponibili, ma comporta tassi più alti e una rata più impegnativa. Con un tasso fisso del 4,12%, puoi richiedere circa 118.000 euro. 
Mutuo green: è pensato per l’acquisto di una casa ad alta efficienza energetica. Permette di ottenere diversi vantaggi come un tasso più basso e spese accessorie ridotte. Ad oggi, il migliore tasso fisso proposto dalle nostre banche partner è del 2,59% e ti permette di richiedere circa 145.000 euro di mutuo. 
Mutuo Consap: con garanzia statale permette di ottenere fino al 100% di mutuo con tasso ridotto. Si tratta di una soluzione specifica per alcune categorie come giovani under 36 e famiglie numerose che rispettano dei limiti Isee. Il miglior tasso proposto dalle nostre banche partner ad aprile è del 3,52%. Di conseguenza, puoi ottenere circa 128.000 euro di mutuo.   Oltre allo stipendio e al tasso di interesse, ci sono diversi altri elementi che le banche valutano quando stabiliscono quanto mutuo si può ottenere.  
Percentuale di mutuo richiesta rispetto al valore dell’immobile, nota come Loan-To-Value (LTV), è un elemento fondamentale per stabilire l’importo massimo di mutuo che puoi ottenere. Di solito le banche concedono mutui fino all’80% del valore della casa. Percentuali più alte sono concesse da poche banche e comportano tassi più elevati. Di conseguenza: se richiedi una percentuale di mutuo superiore all’80% (ad esempio 90-100%) l’importo massimo che puoi ottenere è minore; se fornisci un anticipo più alto e richiedi una percentuale di mutuo più bassa, l’importo massimo che puoi ottenere aumenta grazie ai tassi più convenienti. In ogni caso, ogni situazione può variare da banca a banca, quindi chiedi sempre maggiori informazioni in filiale per saperne di più. 
Durata del mutuo che influisce direttamente sulla rata e sull’importo complessivo. In generale, aumentando la durata del mutuo, la rata mensile si distribuisce su più anni. Di conseguenza, puoi richiedere un importo maggiore. Tuttavia, mutui più lunghi comportano interessi complessivi maggiori. E' quindi fondamentale trovare un equilibrio: una durata troppo breve potrebbe rendere la rata troppo alta, mentre una durata troppo lunga aumenta il costo totale del mutuo.  
Età: è un fattore importante quando chiedi un mutuo. La maggior parte delle banche fissa un’età massima per la fine del mutuo intorno ai 75-80 anni. Dunque, più sei giovane, più lunga può essere la durata del mutuo che puoi richiedere. Ad esempio, con uno stipendio di 1.600 euro più tredicesima, a parità di rata 580 euro: se hai 60 anni, la durata massima del mutuo è di 20 anni. Di conseguenza, puoi richiedere circa 105.000 euro; se hai meno di 50 anni, la durata massima è di 30 anni. In questo caso, puoi richiedere circa 140.000 euro. Inoltre, se hai meno di 36 anni, alcune banche propongono mutui fino a 40 anni di durata, permettendoti di richiedere un importo più alto. 
Finanziamenti attivi: altri prestiti in corso, come finanziamenti per l’auto o carte di credito, riducono la tua capacità di sostenere la rata del mutuo. La banca, infatti, valuta tutti i tuoi impegni mensili per stabilire l’importo massimo che puoi ottenere. Ad esempio, se puoi permetterti una rata massima di 580 euro al mese, ma hai già un prestito personale da 180 euro al mese, la cifra disponibile per il mutuo scende a circa 400 euro. In pratica, più finanziamenti attivi hai, meno mutuo puoi chiedere, perché la banca deve essere sicura che tu riesca a pagare tutto senza problemi. 
Nucleo familiare: per stabilire quanto mutuo puoi ottenere, la banca considera anche le persone che compongono il tuo nucleo familiare. Questo perché, più persone hai a carico, più alte sono le spese mensili. Ad esempio, una famiglia con un solo reddito e figli a carico ha più spese da sostenere rispetto a un single o a una coppia senza figli. Per questo, a parità di stipendio, l’importo massimo del mutuo che puoi ottenere potrebbe essere più basso. Per ottenere un importo di mutuo più alto ci sono opzioni da considerare. Fornire un anticipo più alto: un anticipo maggiore riduce il rischio per la banca. Questo ti permette di accedere a tassi più bassi e aumentare l’importo di mutuo ottenibile. Chiudere eventuali finanziamenti attivi: se hai già prestiti o rate in corso, la banca li tiene in conto nel calcolare l’importo di mutuo massimo. Estinguerli ti permette di avere più margine e richiedere un mutuo più alto. Cointestare il mutuo: aggiungere uno o più cointestatari significa avere più redditi a disposizione per pagare la rata. In questo modo, puoi richiedere un mutuo più alto. Inserisci un garante: un garante con reddito stabile può rafforzare la tua richiesta di mutuo, soprattutto se il tuo rapporto rata-reddito è al limite. La banca avrà maggiore sicurezza che la rata verrà pagata, permettendoti di ottenere più facilmente il mutuo. Inoltre, usando l’app Immobiliare.it Mutui si possono confrontare le offerte disponibili, verificare l’importo massimo ottenibile e avere subito un primo feedback sulla sostenibilità della rata. In più, puoi parlare con un esperto per capire quale mutuo è più adatto alla tua situazione. Se vuoi sapere con precisione quanto mutuo puoi ottenere ancora prima di aver trovato casa, puoi richiedere una pre-delibera. Solitamente, il servizio è gratuito, non vincolante con una validità di sei mesi. Questo significa che puoi ottenere una valutazione senza obbligo di richiedere il mutuo con quella banca e avere tutto pronto per sei mesi, il tempo utile per cercare casa o fare offerte. Per richiedere la pre-delibera si hanno due opzioni: direttamente in filiale: vai in banca con i documenti necessari e richiedi la pre-delibera; online con Immobiliare.it Mutui si può effettuare la richiesta gratis e comodamente da casa tramite l’app, con un esperto che ti segue passo passo.      
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Massa, “Giacomo Bongiorni colpito anche mentre era a terra”: la ricostruzione del pestaggio

(Adnkronos) –
Sarebbe stato colpito più volte da un gruppo di giovani, cadendo a terra dopo un primo pugno Giacomo Bongiorni. E l’aggressione sarebbe proseguita anche quando la vittima era già a terra. Ricostruire una sequenza di violenza improvvisa, brutale e letale attraverso immagini di videosorveglianza senza audio, testimonianze ancora frammentarie e accertamenti medico-legali in corso. È questo il lavoro serrato della procura sull’omicidio del 47enne morto dopo un’aggressione avvenuta nella notte tra sabato e domenica a Massa, in piazza Felice Palma, a pochi passi dal Municipio. Le indagini stanno rapidamente delineando un quadro che gli inquirenti definiscono "chiaro nella dinamica generale, ma ancora da completare nei dettagli decisivi", soprattutto per quanto riguarda il colpo o i colpi che hanno determinato la morte dell’uomo. Secondo quanto emerso dalle immagini delle telecamere di sorveglianza, visionate dagli investigatori dei carabinieri e al centro dell’analisi tecnica, Bongiorni sarebbe dunque stato colpito più volte da un gruppo di giovani, cadendo a terra dopo un primo pugno. Le stesse riprese mostrerebbero poi una prosecuzione dell’aggressione anche quando la vittima era già a terra, in una fase che gli inquirenti stanno definendo cruciale per la ricostruzione giuridica dei fatti. "Stiamo ancora lavorando per ricostruire con esattezza quanto accaduto – ha spiegato il procuratore della Repubblica di Massa, Piero Capizzoto –. L’elemento più oggettivo di cui disponiamo sono i filmati, privi però di audio. Dobbiamo ancora ascoltare la persona ferita presente al momento dei fatti, che non era in grado di parlare nelle prime ore successive". Dalle prime ricostruzioni investigative emergerebbero due gruppi distinti. Da un lato cinque giovani – tre minorenni e due maggiorenni – attualmente indagati; dall’altro la vittima e il cognato, rimasto ferito e tuttora ricoverato. Secondo gli inquirenti, i due gruppi non si conoscevano e non vi sarebbero stati contatti precedenti all’episodio. Un elemento che rafforza l’ipotesi di un’aggressione scaturita da una discussione improvvisa poi degenerata rapidamente. Le immagini mostrerebbero un 17enne, attualmente sottoposto a fermo, colpire Bongiorni con un pugno che lo fa cadere a terra. Da quel momento, secondo la ricostruzione della Procura, si sarebbe verificata una sequenza di ulteriori colpi inferti mentre l’uomo era già privo di difesa. "Allo stato attuale non è possibile individuare con certezza il colpo mortale – ha precisato Capizzoto –. Non è stato un solo colpo a provocare il decesso, ma una pluralità di azioni violente. Sarà l’autopsia a stabilire quale lesione sia stata determinante". L’esame autoptico, che sarà eseguito oggi a Genova, rappresenta il passaggio fondamentale dell’intera inchiesta. L’incarico per la consulenza medico-legale è stato affidato dalla Procura per i Minorenni al professor Francesco Ventura, chiamato a chiarire la natura delle lesioni e la loro compatibilità con la dinamica ricostruita dalle telecamere. La Procura per i Minorenni di Genova, guidata dalla procuratrice Tiziana Paolillo, ha sottolineato la delicatezza del procedimento, che coinvolge sia presunti autori di reato sia vittime indirette minorenni. In una nota ufficiale, l’ufficio giudiziario ha evidenziato la necessità di mantenere un equilibrio tra diritto di cronaca e tutela dei soggetti coinvolti, in particolare dei minori, mentre le indagini proseguono su più fronti. Sul piano giudiziario, l’inchiesta dunque si è allargata rapidamente. Dopo il fermo di un 17enne con l’accusa di omicidio volontario, e i provvedimenti nei confronti di due maggiorenni – ritenuti responsabili di concorso in omicidio volontario – altri due giovani sono stati iscritti nel registro degli indagati, anch'essi minorenni tra 16 e 17 anni. Le misure sono state disposte in coordinamento tra la Procura di Massa e la Procura per i Minorenni di Genova, con il supporto operativo del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Massa Carrara e del Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Massa. Il 17enne fermato è attualmente collocato presso un Centro di Prima Accoglienza a Genova, in attesa dell’udienza di convalida. Determinante per la svolta investigativa è stato il sistema di videosorveglianza della zona. Le immagini avrebbero permesso di identificare rapidamente i soggetti coinvolti e di ricostruire la sequenza dell’aggressione quasi minuto per minuto. Gli investigatori hanno inoltre sequestrato materiale ritenuto utile alle indagini e stanno procedendo all’analisi delle testimonianze raccolte nelle ore successive ai fatti. Il procuratore Capizzoto ha parlato di un’indagine "rapida ma complessa", resa possibile dalla combinazione tra prove tecniche e dichiarazioni dei presenti, anche se ancora parziali. A ricostruire i momenti concitati è stata anche la compagna della vittima, Sara Tognocchi, anche lei 47enne, che ha raccontato una scena di violenza prolungata e incontrollata. I due, che si erano conosciuti tre anni, avevano in programma di sposarsi nel prossimo mese di luglio. Secondo il racconto della donna, il gruppo avrebbe iniziato a colpire senza un apparente motivo, dopo un breve confronto verbale legato al lancio di bottiglie in strada. La situazione sarebbe degenerata rapidamente, fino all’aggressione fisica. "Hanno continuato a picchiarlo anche quando era a terra – ha dichiarato –. Non si sono fermati fino a quando non hanno capito cosa avevano fatto". La donna ha raccontato anche i momenti immediatamente successivi, con i tentativi di soccorso da parte di alcuni presenti e l’arrivo dei carabinieri. Il figlio di Bongiorni, 11 anni, presente durante l’aggressione, è stato portato via per proteggerlo dalla violenza della scena. Secondo la ricostruzione, tutto sarebbe iniziato in piazza Felice Palma a Massa, dove il gruppo di giovani avrebbe lanciato bottiglie contro una vetrata di un esercizio commerciale. Un richiamo verbale da parte dei presenti avrebbe innescato la reazione violenta. Da quel momento, la situazione sarebbe degenerata in pochi minuti, trasformandosi in un pestaggio che ha coinvolto più persone contro Bongiorni e il cognato.  La città di Massa resta profondamente scossa dall’accaduto. Stasera per le strade del centro si terrà una fiaccolata in ricordo di Giacomo Bongiorni promossa da Comune e Diocesi. 
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Trump attacca Papa Leone XIV, la condanna di Meloni: “Parole inaccettabili”

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"Trovo inaccettabili le parole del presidente Trump nei confronti del Santo Padre". Arriva nella serata di lunedì 13 aprile la dichiarazione della premier Giorgia Meloni. "Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza", afferma la presidente del Consiglio che stigmatizza le affermazioni del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, sul Pontefice accusato di avere una posizione 'soft' nei confronti del'Iran: "E' debole contro il crimine, non sono un suo fan". "Il Papa è il capo della Chiesa Cattolica, ed è giusto e normale che invochi la pace e che condanni ogni forma di guerra", sottolinea Meloni.  "A nome mio personale e del Governo italiano, desidero rivolgere a Papa Leone XIV il ringraziamento e l'augurio più sincero per il buon esito del viaggio apostolico che lo condurrà per la prima volta in Africa e che lo porterà a toccare quattro Nazioni: Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Possa il Ministero del Santo Padre favorire la composizione dei conflitti e il ritorno della pace, interna e tra le Nazioni, nel solco del percorso tracciato dai suoi Predecessori, e dare sostegno e conforto alle comunità cristiane che avrà modo di incontrare durante il viaggio", la dichiarazione di Meloni. "L’Italia – avevav quindi assicurato la premier – continuerà a fare la propria parte per favorire la costruzione di un nuovo modello di cooperazione con il Continente africano e per sostenere la pace, lo sviluppo e il benessere dei popoli".  Di "attacchi gravissimi, inaccettabili e senza precedenti nella storia" ha parlato Elly Schlein alla Direzione Pd. "Gli attacchi al Papa per suo il fortissimo richiamo alla pace, al dialogo e alla dignità umana rivelano la cultura della sopraffazione che non tollera le voci libere. Quindi piena solidarietà a Papa Leone da parte del Pd rispetto ad attacchi su cui ciascuno si prenda le sue responsabilità e condanni le parole di Trump", ha aggiunto. E non è mancata da parte del Pd la richiesta di un intervento da parte di Meloni: “Non è stato insultato solo il Santo Padre, guida morale e spirituale per miliardi di fedeli, ma con lui tutte le donne e gli uomini che nel mondo sentono forte in questi tempi terribili l’incessante richiamo alla pace, al dialogo, alla difesa della dignità umana che rappresenta con il suo messaggio e con il suo esempio. L’arroganza di Donald Trump ha toccato il punto più basso in queste ore e la Presidente Meloni non può continuare a fare finta che non sia successo, il Governo Italiano deve reagire con nettezza, con parole inequivocabili e definitive di condanna, come paese, come istituzioni democratiche non possiamo continuare a piegarci senza reagire, a sottometterci a chi per perseguire contro di noi i propri interessi politici ed economici è pronto a calpestare tutto, anche la figura del Papa”, ha detto in Aula il deputato del Pd Andrea Casu, intervenendo a nome del Partito democratico “per chiedere alla presidenza nelle forme e nelle modalità che riterrà opportune di far pervenire a Papa Leone XIV tutta la vicinanza, la solidarietà e il sostegno del gruppo del Pd per gli ignobili attacchi e minacce che ha subito in queste ore da Donald Trump. Ci auguriamo che tale vicinanza e sostegno siano condivisi da tutte le forze politiche presenti in Parlamento”. "'Continuerò a parlare ad alta voce contro la guerra'. Le parole di Papa Leone XIV sono la migliore reazione agli attacchi insostenibili e inqualificabili arrivati da Trump. Solidarietà al Pontefice. La premier Meloni, 'madre, cristiana', ancora non si è schierata. Forse anche qui 'non condanna e non condivide', come sugli attacchi in Iran che stanno provocando morte, distruzione e danni economici enormi per tutti noi?", aveva scritto sui social il presidente del Movimento 5 stelle, Giuseppe Conte. L'immagine di Trump in veste di Papa rilanciata sui social dal presidente americano "per i credenti è una blasfemia, per tutti gli altri è ridicola. E' un uomo cui le persone più vicine dovrebbro dire vieni a casa, gli dovrebbero cambiare le pasticche. La cosa che mi spiace riguarda Giorgia Meloni, non riesce a dire la parola condanna sulla ridicola guerriglia di Trump contro il Vaticano. E' come Fonzie, che non riesce a chiedere scusa", sono state le parole di Matteo Renzi a L'aria che tira, su La7. ''Mentre Giorgia Meloni augura buon viaggio a Papa Leone XIV, tace vergognosamente sull’attacco e sulla blasfemia di Donald Trump'', le parole di Angelo Bonelli, deputato Avs e co-portavoce di Europa Verde. ''Da cattolico sono indignato da una Presidente che si richiama ai valori cristiani ma non trova la forza e il coraggio di condannare l’inaccettabile blasfemia di Trump contro il Papa e il mondo cattolico, che coinvolge anche il mondo laico con gravi conseguenze politiche''. ''Meloni, invece di un comunicato ipocrita come quello di stamane, richiami l’ambasciatore USA e pretenda scuse formali. La destra globale si sta rendendo responsabile di guerre, povertà e destabilizzazione del mondo intero. I governi devono ribellarsi a questo folle. E allora la domanda è lecita: perché Meloni non condanna Trump? Perché questa sudditanza, questo vassallaggio politico nei confronti del presidente USA? Quali interessi la tengono in silenzio?'', ha concluso.  "Il forte richiamo alla pace, così urgente in tempi tanto tribolati, al pari dell’invito all’unità e alla fraternità, contribuirà ad alimentare la consapevolezza dell’indispensabile contributo che ogni individuo e ogni collettività sono chiamati a fornire per superare le divisioni e salvaguardare la dignità dell’uomo. Sono certo che nessuno potrà rimanere indifferente rispetto a questi solenni appelli, rivolti soprattutto alle ultime generazioni, chiamate ad assumere la responsabilità e vivere la gioia del divenire fecondo seme di progresso sociale ed economico per i rispettivi Paesi e comunità", ha scritto dal canto suo il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel messaggio inviato a Papa Leone XIV in occasione del viaggio apostolico in Africa. "In Africa, il continente con la popolazione più giovane del mondo, il cristianesimo ha radici antiche e profonde, come testimoniano i luoghi di Sant’Agostino, Padre della Chiesa, dai quali il Suo itinerario prenderà avvio. Il 'continente giovane' è protagonista di straordinari cambiamenti e foriero di grandi speranze. Il suo destino è fortemente legato a quello dell’Europa e dell’Italia. Condividiamo la responsabilità di individuare assieme le risposte a tutte le sfide principali del nostro tempo, dalle ripercussioni di guerre e conflitti alla globalizzazione, dalle divisioni settarie alla pressione demografica e migratoria, dall’uso delle risorse naturali alla crisi climatica", ha scritto ancora. "La missione della Santità Vostra in Paesi desiderosi di riconciliazione e speranza consentirà di esprimere fiducia e sostegno a quanti – in contesti talvolta molto difficili, anche per le prospettive del dialogo interreligioso – sono impegnati a promuovere i valori del rispetto e della convivenza armoniosa, basi essenziali per costruire un orizzonte di stabilità a beneficio e tutela di tutti", ha proseguito il capo dello Stato.  Il presidente Usa ha attaccato frontalmente il Papa e non si è scusato. Ha dichiarato ai giornalisti di "non essere un grande fan" di Leone XIV, dopo l'appello di quest'ultimo in favore della pace. "Non sono un grande fan di Papa Leone. È una persona molto liberale ed è un uomo che non crede nella lotta alla criminalità", ha detto Trump. Per poi accusare il Pontefice di "giocare con un Paese che vuole un'arma nucleare".  
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Ungheria, Magyar al lavoro per evitare il ritorno di Orban: “Solo due mandati per il premier”

(Adnkronos) – Peter Magyar ha messo fine all'era di Viktor Orban in Ungheria. Ed è già al lavoro per scongiurare un suo ritorno. Ex orbaniano, il 45enne leader di Tisza ha nettamente sconfitto alle elezioni legislative il longevo premier uscente e la sua formazione Fidesz, al potere da 16 anni.  Magyar ha così promesso di introdurre il limite di due mandati della carica di primo ministro, che quindi potrà governare per un massimo di otto anni. Spiegando che la legge si applicherà anche retroattivamente. "Faremo tutto il possibile per ristabilire la democrazia e ripristinare il sistema di controlli ed equilibri", ha aggiunto Magyar parlando della modifica costituzionale. 
"Grazie Ungheria", ha scritto sui social il leader di Tisza. Poi, dal palco allestito a Budapest per celebrare la vittoria: "Ce l'abbiamo fatta, Tisza e l'Ungheria hanno vinto le elezioni. Non con un piccolo margine, ma con un margine molto ampio. Insieme abbiamo liberato l'Ungheria". "Avremo una maggioranza dei due terzi in Parlamento", ha esultato Magyar.  Al voto è stata registrata un'affluenza record. Magyar, da ex insider, entrato nella Fidesz di Orban nel 2003, ha sposato nel 2006 la collega di partito Judit Varga e poi si sono trasferiti per diversi anni a Bruxelles, lui con un incarico diplomatico e lei come assistente di un europarlamentare. La coppia, che intanto aveva avuto tre figli, torna in Ungheria nel 2018, e l'anno seguente Varga viene nominata ministra della Giustizia. La sua ascesa conosce però una brusca battura d'arresto: durante la campagna elettorale per le Europee del 2024 viene investita dallo scandalo, che travolge anche l'allora presidente Katalin Novak. Quest'ultima è costretta a dimettersi e Varga a rinunciare alla candidatura, e Magyar, che intanto aveva divorziato dalla moglie, coglie l'occasione di cavalcare il movimento di protesta provocato dallo scandalo: lascia Fidesz e accusa Orban di "nascondersi dietro le gonne delle donne", offrendo Novak e la sua ex moglie come capri espiatori di un sistema più ampio di corruzione e declino morale. A differenza di altri leader dell'opposizione che in questi anni hanno cercato di sfidare Orban, Magyar ha dalla sua il fatto che viene visto come "un insider che aveva un posto in prima fila nel sistema di Orban, che comprende il sistema ed è capace di batterlo", spiega a Politico Katalin Cseh, deputata ungherese indipendente. Fondamentale, ovviamente, l'uso dei social media, in particolare Facebook, per raggiungere gli elettori, tanto che il governo ungherese ha accusato Meta di favorire Magyar. Con la sconfitta di Viktor Orban nelle elezioni politiche di ieri, i rapporti tra l'Ue e l'Ungheria, da tempo piuttosto tesi per un crescente uso dello strumento del veto da parte di Budapest, dovrebbero migliorare sensibilmente, come è successo in Polonia quando il governo del Pis di Mateusz Morawiecki ha ceduto il passo alla coalizione moderata guidata da Donald Tusk, alla fine del 2023. La Commissione Europea allora era talmente sollevata, dopo anni di tensioni con Varsavia sullo Stato di diritto, che venne sbloccato all'istante il Pnrr polacco, sulla fiducia, che in precedenza era rimasto bloccato per via delle riforme in materia di giustizia introdotte dai nazionalisti di Varsavia. Per il Pnrr ungherese, 10,4 mld di euro, ripetere l'esperienza polacca è complicato, visto che la fine di agosto 2026, termine per Next Generation Eu fissato nel regolamento Ue, si avvicina rapidamente: il piano dell'Ungheria rimane bloccato, ad oggi. Gli sblocchi parziali del piano avvenuti nel corso del tempo sono stati anche contestati dal Tribunale dell'Ue, cosa che rende ancora più difficile disincagliare il Pnrr ungherese dalle secche in cui si è arenato. Tuttavia, non è escluso che la Commissione possa sbloccarlo: nel caso, bisognerà vedere quali modifiche legislative poi adottare, perché il tempo rimasto a disposizione è davvero poco. 
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Schlein e i dubbi sulla tenuta del governo Meloni: “Senza visione, facciamoci trovare pronti”

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Elly Schlein dubita che il governo Meloni possa arrivare alla fine della legislatura. Un dubbio che la segretaria del Pd ha esplicitato oggi alla Direzione dem. "Senza una visione, non credo che riusciranno ad arrivare a fine legislatura", dice Schlein. E allora "facciamoci trovare pronti", l'esortazione ai suoi. Nel percorso di costruzione della coalizione progressista e del programma, certo. Ma soprattutto coltivando l''ossessione' di tenere acceso il filo con il 'popolo' del No al referendum. Con quei 5 milioni che hanno votato No, ma che non avevano votato i partiti del centrosinistra alle ultime europee. E con i giovani, soprattutto, che si sono mobilitati per la Costituzione. "Dobbiamo coinvolgere i giovani in un grande appuntamento da fare presto, dobbiamo ascoltarli".  Osserva la segretaria del Pd: "L'altro giorno Giorgia Meloni è venuta in Parlamento senza una visione per il Paese, senza un'ida di rilancio dell'azione di governo. Hanno solo detto che vogliono andare avanti. Ma per fare cosa? Quali sono i progetti da portare avanti in una situazione come questa?". E poi l'affondo: "Non so" se quello di Giorgia Meloni "ce la farà ad essere il governo che è stato in carica più a lungo. Di certo ha già un record: è il governo che è stato in carica più a lungo senza fare nulla per migliorare la vita degli italiani. Aveva nei numeri per fare tutto in Parlamento e non hanno fatto niente. Rimarrà un'autonomia differenziata senza un euro bocciata dalla Corte Costituzionale. Rimarrà una riforma, quella del premierato, proposta e poi abbandonata. Rimarrà la riforma della giustizia bocciata dal voto popolare". Di qui l'invito a tenere alta la guardia: "So che arriviamo da settimane di grande mobilitazione", dice Schlein ringraziando il Pd "a tutti i livelli" per l'impegno nella campagna referendaria, "ma la dovremo intensificare in queste settimane. Intensificare, e non da soli, perché noi siamo consapevoli che nessun automatismo tra quello che è successo al referendum e quello che succederà alle prossime elezioni politiche. Oggi non sappiamo nemmeno quando saranno e noi dobbiamo comunque farci trovare pronti a qualunque scenario, in qualunque momento". Per quanto riguarda la costruzione della coalizione progressista, Schlein si dice "ottimista" e ribadisce la disponibilità al tavolo del programma proposto da Avs. "Ho già risposto all'appello di Bonelli e Fratoianni" sul programma "dando disponibilità a vederci per condividere tutto e sono certa che troveremo l'accordo sulla guida, il percorso programmatico". Ma va fatto non nel chiuso di una stanza, nè anteponendo i nomi ai temi. "Chiedo che non lo facciamo da soli questo percorso sul programma, Troviamo il modo di coinvolgere quella forte spinta popolare che si è manifestata nelle ultime settimane nel nostro paese, coinvolgendo chi ha dato già dimostrazione di attaccamento alla Costituzione, passando dalla sua difesa alla sua attuazione. Non c'è miglior programma che attuare la Costituzione. Non dobbiamo fare l'errore di rinchiuderci in dibattiti politicisti respingenti, ma dobbiamo occuparci dei problemi concreti delle persone", sottolinea. "Ora -aggiunge- l'importante è continuare a fare battaglie unitarie, anche mentre ciascuno porta avanti i propri percorsi. Nessuno oggi mette più in discussione l'orizzonte comune e questa io la ritengo già una vittoria rispetto a dove siamo partiti nel 2022".  Quanto ai temi di stretta attualità, Schlein chiede che tutti, Meloni in primis, condannino le parole di Donald Trump su Papa Leone. Torna sulla sconfitta di Orban in Ungheria che vede come un altro tassello del declino del sovranismo. "Con Orban ha perso Trump e hanno perso anche Giorgia Meloni e Matteo Salvini con i loro imbarazzanti video di sostegno. Arriva un altro segnale chiaro dopo il referendum in Italia: io penso che con quel voto nel referendum si è dimostrato che è proprio dall'Italia che abbiamo cominciato a fermare queste destre nazionaliste". Anche di questo Schlein parlerà al summit dei progressisti a Barcellona a cui parteciperà nel fine settimana.  
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Fiorentina-Lazio, contatto Noslin-Mandragora in area: era rigore?

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Proteste in Fiorentina-Lazio. Oggi, lunedì 13 aprile, i viola hanno ospitato i biancocelesti nella 32esima giornata di Serie A, in una partita segnata anche da un episodio arbitrale piuttosto dubbio. Durtante il secondo tempo della sfida la squadra di Sarri ha chiesto un calcio di rigore per un contatto tra Noslin e Mandragora, con l'arbitro Fabbri che ha ammonito l'attaccante della Lazio per simulazione, confermando la scelta dopo revisione al monitor. Succede tutto al 64'. Noslin riceve palla in area e scarica d'esterno su un compagno libero anticipando l'arrivo di Mandragora, che nello slancio allunga il piede e sembra andare a toccare la gamba destra dell'attaccante olandese. Noslin cade a terra e Fabbri lo ammonisce per simulazione, provocando le immediate proteste della Lazio. L'arbitro viene quindi richiamato al monitor dal Var, ma dopo revisione decide di confermare la decisione del campo, giudicando l'entità del contatto non tale da concedere un calcio di rigore.   
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Spagna, chiesto il rinvio a giudizio per la moglie di Sanchez

(Adnkronos) – Il giudice Juan Carlos Peinado ha chiesto il rinvio a giudizio per Begona Gomez, la moglie del premier Pedro Sanchez, per traffico di influenze, corruzione, malversazioni e appropriazione indebita, accusandola di sfruttato la sua posizioni per avanzare la sua attività accademica, in particolare la posizione di direttrice di un master all'università Complutense di Madrid.  Si conclude così l'inchiesta avviata due anni fa dopo la denuncia da Manos Limpias, un'associazione vicina alla destra, e ampliata a seguito di altre denunce presentate dal partito di estrema destra Vox e dall'organizzazione ultra conservatrice Hazte Oir. Secondo quanto riporta El Pais, citando fonti della Moncloa, la reazione del governo è di "indignazione" a causa di alcune espressioni usate nell'ordinanza di Peinado. E inoltre si sottolinea che "non è una coincidenza" che il giudice programmi "la pubblicazione delle sue decisioni" in modo che coincida con i viaggi all'estero di Sanchez, che è in visita in Cina accompagnato dalla moglie.  Secondo il ministro della Giustizia, Felix Bolanos, la decisione di Peinado "ha gettato discredito su molti cittadini, giudici e magistrati in Spagna". Parole che hanno spinto il Partito Popolare a chiedere le dimissioni del ministro per "l'attacco" contro il giudice da parte di un potere esecutivo che "oltrepassa quotidianamente il limite".  
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Roma, Stramaccioni difende Gasperini e attacca Ranieri: “Ha fatto autogol”

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Andrea Stramaccioni contro Claudio Ranieri dopo l'attacco a Gian Piero Gasperini. Oggi, lunedì 13 aprile, l'allenatore ha parlato del caos scoppiato in casa Roma dopo le parole del senior advisor giallorosso, che nel prepartita della sfida con il Pisa ha voluto chiarire, con toni piuttosto piccati, alcune dichiarazioni dell'ex tecnico dell'Atalanta sul mercato, rivelando come tutti gli acquisti, sia estivi che invernali, siano stati concordati con Gasperini e che lo stesso allenatore non fosse stato la prima scelta della società per la panchina. "A cosa serve dire queste cose ad aprile?", ha detto Stramaccioni nello studio di Dazn, "con tutta la stima che ho per Ranieri, questa è un'uscita che io non capisco, la ritengo un piccolo autogol. In questo momento, per il bene della Roma, che senso ha dire queste frasi?". "Gasperini è il tuo condottiero. Queste cose, nella mia esperienza, si fanno all'interno di una stanza", ha continuato Stramaccioni, "a un allenatore che gioca 3-4-2-1 o 3-4-3, che ha giocato sempre così e che vuole gli attaccanti, la verità è che tu non glieli hai presi. Si fanno paragoni con l'Atalanta, ma l'Atalanta ha in panchina Raspadori e Scamacca. Di cosa parliamo?".  
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Sondaggio politico, calano tutti i big: giù Fratelli d’Italia, Pd e M5S

(Adnkronos) – Frenano tutti i big: giù Fratelli d'Italia, Pd e M5S. Calo generale secondo il sondaggio Swg che oggi, lunedì 13 aprile, per il Tg La7 fotografa le intenzioni di voto in caso di elezioni. Fratelli d'Italia, che si conferma ampiamente primo partito, cede lo 0,2% e scende al 29,3%. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni mantiene un vantaggio rilevante sulla concorrenza. Passo indietro per il Pd della segretaria Elly Schlein, che cede lo 0,1% e si attesta al 21,9%. Calo analogo per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, ora al 12,2%. Giù anche Forza Italia, che perde lo 0,2% e scende al 7,7%. Verdi e Sinistra sono stabili al 6,6% e staccano la Lega, che lascia sul terreno lo 0,3% e scivola al 6,3%. Più staccati Azione di Carlo Calenda e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, appaiati al 3,5%. Italia viva di Matteo Renzi è al 2,5%. Seguono +Europa (1,6%) e Noi Moderati (1,2%). 
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