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L’obesità sana non esiste, anche con esami perfetti rischio malattia e morte aumenta: lo studio

(Adnkronos) – Obeso, ma sano? Impossibile. Non si può essere obesi e in salute: se l'eccesso di peso è importante, il rischio di malattie e di morte cresce, e anche avere analisi perfette non è una garanzia per il futuro. Parola degli esperti della Società italiana dell'obesità (Sio), che rilanciano uno studio inglese condotto da ricercatori dell'Imperial College London.    Il lavoro, pubblicato sull''American Journal of Preventive Cardiology', smonta la teoria dell'obesità 'metabolicamente sana', archiviandola come una "vecchia idea rassicurante" che nella realtà è soltanto un'illusione. "Per anni il concetto di 'metabolicamente sano' è stato il porto sicuro per chi, pur convivendo con un forte eccesso di peso, mostrava analisi del sangue perfette, niente diabete, pressione nella norma e colesterolo sotto controllo – afferma il presidente Sio, Silvio Buscemi – Ma la scienza accende un 'semaforo rosso': quel porto sicuro non esiste. In altre parole, anche quando i parametri metabolici sono impeccabili, l'obesità aumenta drasticamente il rischio di malattie gravi rispetto a chi ha un peso nella norma". Lo studio su cui gli specialisti italiani accendono i riflettori si basa sui dati della Uk Biobank, che ha seguito oltre 157mila persone per 13 anni. I risultati che la Sio riporta in una nota non lasciano spazio a dubbi: chi vive con l'obesità, pur senza complicanze immediate, affronta un rischio drasticamente superiore di sviluppare malattie cardiovascolari aterosclerotiche. Precisamente, il rischio sale del 46% negli uomini e del 34% nelle donne. Ancora più alto è il pericolo di insufficienza cardiaca: un aumento del 63% per lui e del 69% per lei. "I dati sul rischio di sviluppare la steatosi epatica associata a disfunzione metabolica sono ancora più allarmanti", sottolinea Buscemi. Per il cosiddetto fegato grasso "si parla di un aumento del 137% negli uomini e del 344% nelle donne". E "anche senza malattie metaboliche evidenti, il rischio di morte per qualsiasi causa aumenta del 36% (uomini) e del 27% (donne)".  Se l'obesità già da sola è pericolosa, quando si aggiungono i classici problemi metabolici, come ipertensione, diabete o dislipidemia, la situazione precipita: la ricerca dimostra che la presenza di anomalie metaboliche raddoppia i tassi di eventi negativi legati all'obesità. "Il rischio non è 'acceso o spento' – chiarisce Buscemi – ma segue un gradiente preciso: più la colonna della bilancia sale (passando dall'obesità di classe I alla III) e più si accumulano disturbi metabolici, più la probabilità di finire in ospedale per infarto, ictus o insufficienza renale aumenta".  Un aspetto chiave che emerge dallo studio britannico riguarda le differenze di genere, evidenzia la Sio. "L'impatto dell'obesità sulle donne sembra essere più aggressivo – rimarca il presidente – In particolare, la circonferenza vita si è rivelata un segnale d'allarme fondamentale. Anche le donne che rientrano in un peso normale secondo l'indice di massa corporea (Bmi), ma che presentano obesità centrale (girovita superiore a 88 cm), corrono rischi significativamente più alti. Questo suggerisce che la bilancia non dice tutto: dove accumuliamo il grasso conta quanto, e a volte più, di quanto pesiamo".   Il vero killer è l'infiammazione. "Se il grasso fa male anche se gli zuccheri nel sangue sono a posto – spiega Buscemi – è a causa dell'infiammazione cronica di basso grado. Il tessuto adiposo non è un deposito inerte, ma un organo attivo che rilascia sostanze infiammatorie. Analizzando la proteina C-reattiva, un marker dell'infiammazione, i ricercatori hanno scoperto che può mediare fino al 48% del rischio di malattie cardiovascolari nelle donne 'sane, ma obese'. In pratica, il corpo è in uno stato di perenne allerta che logora arterie e organi".  
Gli esperti guardano con timore alle nuove generazioni, ai trend di sovrappeso e obesità infantile, e ci tengono a sfatare "un altro luogo comune pericoloso: non è vero che i bambini 'hanno tempo per cambiare' senza conseguenze", avverte la Sio.  "Nuove evidenze cliniche confermano che l'obesità pediatrica, anche quando non presenta i tratti tipici della malattia metabolica, eleva il rischio cardiometabolico già nell'infanzia", ammonisce Buscemi. Uno studio svedese del Karolinska Institutet di Stoccolma, pubblicato su 'Jama Pediatrics', ha dimostrato che i bambini considerati metabolicamente sani nonostante l'obesità presentano comunque un rischio significativamente più alto di sviluppare complicazioni cardiometaboliche rispetto ai coetanei normopeso, riferisce ancora la Sio. I dati raccolti – su 7.275 minori con obesità confrontati con 35.636 coetanei della popolazione generale, seguiti dall'infanzia fino ai 30 anni d'età – mostrano che i bambini con obesità inizialmente definita sana hanno una probabilità 4,3 volte superiore di sviluppare il diabete di tipo 2 e un rischio 2,7 volte maggiore di soffrire di ipertensione rispetto ai bambini con peso nella norma. Oltre a queste minacce, resta marcatamente elevato il rischio di dislipidemia, con una probabilità 3,1 volte superiore di riscontrare livelli anomali di grassi nel sangue, confermando che la stragrande maggioranza di questi pazienti finisce per perdere lo status di 'sano' nell'arco di pochi anni.  "Con circa 300 milioni di persone nel mondo classificate come 'obese ma sane'", le evidenze citate suonano come "una chiamata alle armi per la sanità pubblica – commenta Buscemi – L'obesità non è un problema che si può ignorare finché non compare il diabete, ma è una condizione che va trattata subito. Non bisogna dunque aspettare che le analisi diventino 'rosse'. Agire sul peso oggi, attraverso lo stile di vita o le nuove terapie farmacologiche, significa disinnescare una bomba a orologeria prima che inizi a ticchettare". Proprio per questo – si legge in una nota – la Sio è impegnata ogni giorno nel sostenere la lotta all'obesità: donare il 5×1000 alla società scientifica è un significativo gesto a costo zero che permette di finanziare studi indipendenti, campagne di prevenzione e borse di studio per giovani ricercatori impegnati a sconfiggere questa epidemia globale. 
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Tumore al seno, scoperto interruttore molecolare che frena la progressione

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Un 'interruttore molecolare' per frenare la progressione del cancro al seno. E' la scoperta di un team di ricercatori italiani del Cnr-Ieomi (Istituto degli endotipi in oncologia, metabolismo e immunologia del Consiglio nazionale delle ricerche) di Napoli. Gli esperti, in uno studio condotto in collaborazione con l'azienda Dompé farmaceutici, hanno acceso i riflettori su una proteina chiamata Shp1, normalmente associata a un'azione di contrasto al cancro, e hanno dimostrato come sia in grado di bloccare la catena di segnali avviata dall'interleuchina 8 (IL-8), agendo appunto come una sorta di interruttore molecolare.  L'interleuchina 8 è una proteina prodotta nell'ambiente che circonda il tumore e lo rende più aggressivo, favorendo la capacità delle cellule cancerose di invadere i tessuti e formare metastasi. Lo studio dimostra che questo meccanismo funziona anche in senso inverso: l'interleuchina 8 può a sua volta disattivare Shp1 mediante una modificazione chimica, innescando una serie di eventi che portano alla distruzione del recettore attraverso cui il segnale viene trasmesso. Il tumore è, quindi, in grado di regolare da solo la propria aggressività attraverso un meccanismo finora completamente sconosciuto, evidenziano gli autori del lavoro, pubblicato sulla rivista 'Cell Death & Disease'.  "Abbiamo identificato una modalità del tutto nuova con cui le cellule tumorali regolano il segnale di IL-8, controllando la stabilità del suo recettore", spiega Alessia Varone, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coordinatrice dello studio. "Questo meccanismo non era mai stato descritto prima e apre la strada allo studio di processi simili anche per altre proteine cruciali nell'ambiente tumorale".  Lo studio ha anche rilevato che questo meccanismo è attivo in modo selettivo in due sottotipi di tumore al seno tra i più difficili da trattare: i tumori luminali e i cosiddetti 'triplo negativi'. In quest'ultimo caso, bassi livelli di Shp1 si associano a un'elevata produzione di interleuchina 8 e a una prognosi più sfavorevole, suggerendo che questa via molecolare potrebbe diventare sia un marcatore per valutare la gravità della malattia, sia un bersaglio per nuove terapie mirate.  Un elemento chiave dello studio, rimarcano gli esperti in una nota, è la stretta integrazione tra ricerca di base e industria farmaceutica: la collaborazione con Dompé farmaceutici ha permesso di collegare la scoperta di laboratorio alla valutazione di possibili applicazioni cliniche, accelerando il percorso dalla ricerca di base alla medicina. "I nostri dati suggeriscono che agire su questo meccanismo potrebbe rappresentare una strategia innovativa per contrastare i tumori più aggressivi – aggiunge Daniela Corda, ricercatrice del Cnr-Ieomi e coautrice senior del lavoro – È un esempio concreto di come la collaborazione tra ricerca pubblica e industria farmaceutica possa accelerare il trasferimento delle conoscenze verso applicazioni cliniche". L'interleuchina 8 gioca un ruolo rilevante anche in altri tumori solidi, come quelli del polmone, del pancreas e della prostata, rendendo questa scoperta – prospettano gli autori – potenzialmente applicabile a un contesto oncologico più ampio. 
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Usa-Iran, colloqui in salita. Trump: “Apriremo Stretto di Hormuz con o senza Teheran”

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Il dialogo comincia in salita. Stati Uniti e Iran si incontrano a Islamabad, in Pakistan, per cercare di arrivare all'accordo che ponga fine alla guerra. La tregua di 14 giorni regge ma non poggia su fondamenta solide. Teheran da una parte e Donald Trump dall'altra, con dichiarazioni e messaggi, dimostrano quanto sia precario il quadro. L'Iran aggiunge al menù una richiesta a sorpresa relativa ad imprecisati "asset bloccati", il presidente americano minaccia una letale ripresa degli attacchi. Per riassumere la situazione, è utile la frase affidata da un funzionario degli Usa a Axios: "Non siamo ancora d'accordo su cosa negoziare". A completare il mosaico, le indiscrezioni diffuse dalla tv pubblica in Israele: l'esercito si starebbe preparando all'eventualità di un fallimento dei negoziati tra Stati Uniti e Iran e a una conseguente ripresa delle ostilità. Al tavolo, gli Stati Uniti saranno rappresentati dal vice presidente JD Vance. E' lui a capo della delegazione americana, di cui fanno parte l'inviato speciale Steve Witkoff, Jared Kushner e il capo del Centcom Brad Cooper. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento di Teheran Mohammad Bagher Ghalibaf guidano la delegazione iraniana, di cui fanno parte anche il segretario del Consiglio per la sicurezza nazionale Mohammad Bagher Zolghadr, il vice ministro degli Esteri Majid Takht-Ravanchi, il segretario del Consiglio di difesa, Ali Akbar Ahmadian, il governatore della Banca centrale, Abdolnaser Hemmati, e alcuni parlamentari. Per il presidente americano, il tema dirimente al momento è uno: la riapertura dello Stretto di Hormuz, di fatto ancora 'ostaggio' dell'Iran, e lo stop al programma nucleare di Teheran. "Apriremo lo Stretto, con loro o senza di loro. E lo faremo presto. L'obiettivo numero 1 è impedire che l'Iran abbia armi nucleari", dice Trump rispondendo ai media prima di volare in Virginia. E se i negoziati non dovessero decollare? "Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai costruite, persino migliori di quelle che abbiamo usato in precedenza e con cui li abbiamo fatti a pezzi. Se non raggiungeremo un accordo, le useremo, e le useremo in modo molto efficace".  
"Gli iraniani non sembrano rendersi conto di non avere alcuna carta da giocare, se non un'estorsione a breve termine nei confronti del mondo attraverso le vie d'acqua internazionali", scrive Trump in uno dei numerosi post affidati al social Truth. Secondo gli Stati Uniti, la riapertura dello Stretto – decisivo per il commercio del 20% del petrolio mondiale – era una condizione alla base dell'implementazione della tregua. Teheran non sblocca la situazione: il passaggio delle navi avviene col contagocce e la Repubblica islamica non esclude l'ipotesi di introdurre un sistema di pedaggi. "L'unico motivo per cui gli iraniani sono ancora in vita oggi è negoziare", aggiunge Trump. Gli iraniani, dice il presidente, sono "più bravi a gestire i media delle fake news e le 'pubbliche relazioni' che a combattere".  La ripresa della guerra è un'opzione che non va esclusa. Mentre iniziano i negoziati, gli Usa dispiegano altri uomini e mezzi in Medio Oriente, come scrive il 'Wall Street Journal'. Caccia e aerei d’attacco sono recentemente arrivati nella regione, secondo dati di tracciamento dei voli e in base alle informazioni fornite da un funzionario. Inoltre, tra 1.500 e 2.000 soldati della 82esima Divisione Aviotrasportata dell'esercito americano, un’unità d’élite, potrebbero arrivare nei prossimi giorni. La portaerei Uss George H.W. Bush e le navi che la accompagnano sono partite dalla Virginia alla fine di marzo e si trovano attualmente nell’Atlantico. La Uss Boxer e le sue unità di scorta, che trasportano l’11esima Unità di Spedizione dei Marines, sono invece partite dalla California a metà marzo e si trovano nel Pacifico, secondo un'altra fonte della Marina. Le navi impiegheranno probabilmente più di una settimana per raggiungere l'area del Medio Oriente. Per Teheran, alla vigilia dei negoziati parla soprattutto Mohammed Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento. "Due delle misure concordate tra le parti devono ancora essere attuate: il cessate il fuoco in Libano e lo sblocco degli asset iraniani bloccati prima dell'avvio dei negoziati. Secondo quanto previsto, entrambe le condizioni dovranno essere rispettate prima dell'inizio dei negoziati", dice. La Repubblica islamica esige lo stop degli attacchi israeliani contro il Libano, evidenziando che anche il paese dei cedri sia coperto dalla tregua. Per Israele e Stati Uniti, invece, Beirut non è protetta dall'ombrello. L'inizio dei colloqui di Islamabad, a giudicare dalle news diffuse dai media sauditi, potrebbe coincidere con l'annuncio del cessate il fuoco tra Israele e Libano in vista di negoziati diretti in programma la prossima settimana. 
Ghalibaf introduce un tema 'a sorpresa' citando in maniera vaga "asset bloccati". Le parole del presidente del Parlamento potrebbero fare riferimento a beni congelati in passato dopo l'adozione di sanzioni varate dagli Stati Uniti e da altri paesi occidentali. Recentemente, il segretario al Tesoro americano, Scott Bessent, ha affermato: "Sappiamo dove sono i conti bancari dei leader iraniani, vengono congelati". Ghalibaf, quindi, potrebbe alludere a provvedimenti adottati nelle ultime settimane. Il tema dei 'frozen assets' non è stato inserito in maniera specifica dall'Iran nel piano di 10 punti che dovrebbe servire come base negoziale a Islamabad. 
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Achille Lauro lascia X Factor: “Voglio dare tutto alla mia musica”

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Achille Lauro lascia X Factor e non sarà giudice nel talent show della prossima stagione. "Dopo 2 anni bellissimi a X Factor con una squadra unica e momenti bellissimi che non dimenticherò mai, la mia avventura nel programma si conclude qui", annuncia il cantante dal proprio profilo Instagram. "Mi trovo in un momento stupendo della mia vita. Tra un enorme tour negli stadi e l'amore travolgente che sto ricevendo, ho deciso di dedicarmi completamente alla musica e a chi, in questi anni, mi ha dato tutto. La musica è la mia casa. Scrivo canzoni da quando ero piccolissimo, ho sognato questo per tutta la vita e voglio dare tutto me stesso alla mia gente e a questo sogno", aggiunge l'artista. "Grazie di cuore a XF per questi anni bellissimi. Grazie ai miei amici Paola, Jake, Francesco, Manuel, Giorgia, ad Andrea Duilio e a tutta Sky, al team Fremantle, a Marco Tombolini, a Paola Costa, a Giacomo Carrera, Paolo Scarbaci e a tutta l'incredibile squadra che lavora dietro le quinte del programma", dice con una lunga lista di ringraziamenti. "Grazie di cuore per tutto, con infinita stima, amicizia e amore", dice prima di lasciare uno spiraglio aperto per il futuro: "E' stato stupendo e come sempre cito il grande Califano. 'Non escludo il ritorno'". 
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Wilma Goich ricorda la figlia Susanna: “È dura, ma bisogna vivere”. Balivo in lacrime

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"È dura, ma bisogna vivere e cerchiamo di farlo al meglio". Wilma Goich ha ricordato oggi, ospite a La volta buona, Susanna Vianello, la figlia scomparsa nel 2020 all'età di 49 anni a causa di un tumore ai polmoni. "Il meglio per me è mio nipote, mi distrae molto", ha raccontato. La cantante ha spiegato di aver scritto per la figlia una canzone "bellissima" e spera di poterla cantare presto in pubblico: "Io ne parlo volentieri di mia figlia, perché Susanna è qui con me, c'è sempre per me".  Goich ha poi aggiunto di aver trovato delle vecchie foto che ritraggono la figlia, rivivendo quei momenti con il sorriso. La conduttrice Caterina Balivo commossa le ha detto: "Che forza che hai Wilma… da mamma te lo dico", senza riuscire a concludere la frase tra le lacrime.  
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Quando l’orchestra suona ‘note di prevenzione’, al via campagna Ats Milano per sicurezza sul lavoro

(Adnkronos) – Parte ufficialmente domani, sabato 11 aprile, la campagna 'Note di Prevenzione' di Ats Città metropolitana di Milano per promuovere la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Protagonista del progetto è 'l'orchestra della sicurezza', dove ogni strumento è un elemento di prevenzione e di uso di buone pratiche. Quando suonano tutti insieme, generano una sinfonia di attenzione e professionalità, capace di rendere più sicuri i luoghi di lavoro. In questa visione, ogni soggetto coinvolto è parte attiva del sistema di sicurezza: tutti sono musicisti e nessuno è spettatore. La campagna trasmette il messaggio che la sicurezza, come la musica, esiste solo quando tutti 'suonano bene la propria parte', trasformando l’impegno individuale in un risultato collettivo. "'Note di prevenzione' -spiega Silvano Casazza, direttore generale di Ats Città metropolitana di Milano- vuole dire con forza che la prevenzione è il primo e più importante strumento per tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogni comportamento corretto e ogni scelta consapevole contribuiscono a prevenire gli infortuni e a proteggere la salute dei lavoratori. In questo sistema, ogni ruolo e ogni persona sono fondamentali: solo quando tutti apportano il proprio contributo si costruisce un ambiente di lavoro davvero sicuro". Per la campagna è stato realizzato un video spot dedicato e delle videoclip trasmesse su tv locali e canali social. A dirigere l’orchestra, nelle videoclip, è l’attore Lillo Petrolo. E' stata aperta anche una pagina web dedicata dove è possibile consultare materiale informativo e interrogare un agente conversazionale multilingua che fornisce risposte in materia di igiene e sicurezza sul lavoro. Saranno, inoltre, diffusi materiali grafici di promozione della campagna coinvolgendo tutti i Comuni di Ats Città metropolitana di Milano. Il progetto Psal- Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro nasce dall’esigenza di rendere la cultura della salute e della sicurezza sul lavoro più accessibile, concreta e condivisa. Un tema spesso percepito come distante viene riportato nella quotidianità delle persone attraverso un linguaggio semplice, un’immagine forte e un sistema di comunicazione capace di unire informazione, esperienza e coinvolgimento. Il concept del 'lavoro d’orchestra' diventa la chiave narrativa dell’intero progetto: la sicurezza non è il risultato di un singolo gesto, ma l’armonia tra competenze, attenzioni e responsabilità diverse. Come in una sinfonia, ogni elemento ha un ruolo preciso e contribuisce a un risultato comune. Questa metafora permette di raccontare la prevenzione in modo immediato, positivo e memorabile, trasformando un messaggio istituzionale in un’esperienza emotiva e partecipata. La campagna si sviluppa come un ecosistema integrato che combina canali tradizionali e digitali con una forte presenza sul territorio. Affissioni, stampa e video dialogano con attivazioni dal vivo pensate per intercettare un pubblico ampio e trasversale. Le installazioni immersive e le performance musicali portano fisicamente il progetto nei luoghi di passaggio quotidiano, creando occasioni di scoperta, interazione e racconto. L’esperienza diventa così il primo veicolo di consapevolezza. A questo si affianca una piattaforma digitale progettata come punto di accesso unico ai contenuti e ai servizi dedicati alla sicurezza sul lavoro. La landing page e l'agente conversazionale permettono di prolungare l'esperienza, offrendo informazioni chiare, orientate ai bisogni e facilmente fruibili, anche grazie all’uso dell’intelligenza artificiale. Il digitale non è un canale separato, ma parte integrante del sistema, pensato per accompagnare le persone prima, durante e dopo il contatto con la campagna. Il valore del progetto sta nella sua visione complessiva: unire linguaggi, strumenti e contesti diversi in un racconto coerente, capace di stimolare una nuova consapevolezza. Che non si limita a comunicare la sicurezza, ma la mette in scena, la fa vivere e la rende condivisa. Perché la prevenzione funziona davvero solo quando diventa un gesto collettivo, costruito giorno dopo giorno, in armonia. 
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Iran, ottimismo Casa Bianca per i colloqui. Ma gli analisti: “Attenzione agli scenari da incubo”

(Adnkronos) – Alla Casa Bianca si respira un’atmosfera abbastanza rilassata, dopo il turbinio di emozioni e sensazioni contrastanti che hanno caratterizzato i giorni e le ore antecedenti all’annuncio di Donald Trump del cessate il fuoco temporaneo di due settimane in Iran. Un portavoce dell’amministrazione, all'Adnkronos, conferma che le sensazioni sono positive e ripete le parole del vicepresidente JD Vance prima d’imbarcarsi in aereo con direzione Islamabad, in quelli che saranno i negoziati di più alto livello fra i due Paesi fin dal 1979. “Se tenteranno di prenderci in giro, scopriranno che il team negoziale non è poi così ricettivo”, ha detto Vance. Il portavoce, senza giri di parole, sottolinea che gli iraniani devono evitare di “fare i furbi”, come durante i negoziati dei mesi scorsi in Svizzera e Oman, quando avevano tentato – a detta dell’inviato Steve Witkoff – di occultare dei numeri in una bozza preliminare d’accordo. Nel “draft” presentato a Ginevra, secondo Witkoff, si chiedeva di poter arricchire più uranio all’interno di un reattore nucleare civile chiamato Trr (Reattore di ricerca di Teheran), utilizzato teoricamente per produrre radioisotopi a scopo medico e agricolo. Un luogo dove l’uranio, secondo la bozza presentata, sarebbe stato arricchito al 20%, quando il massimo consentito dall’accordo siglato dall’amministrazione Obama nel 2015 era del 3,67% d’arricchimento. "Partendo dal 20% ci vorranno forse tre o quattro settimane per arrivare al 90% di qualità per creare armi, il 60%, di cui avevano 460 chilogrammi, è a solo una settimana o 10 giorni di distanza dalla qualità necessaria per realizzare armi", aveva spiegato Witkoff in una chiamata a cui aveva partecipato anche l'Adnkronos. In quel momento, l’inviato aveva capito che il 20% avrebbe fatto risparmiare a Teheran un sacco di tempo nella corsa al raggiungimento di un'arma atomica.  Tornando ai negoziati di Islamabad, che potrebbero durare anche due o tre giorni – a seconda di come andranno – la delegazione guidata da Vance parte con delle direttive precise e chiare del presidente, che possono essere riassunte in due punti: no al programma nucleare militare iraniano, sì alla riapertura totale per tutte le navi, senza pedaggi, dello Stretto di Hormuz. Secondo il Washington Post, l'amministrazione Trump intende richiedere anche il rilascio degli americani detenuti dal regime degli ayatollah, tuttavia c’è preoccupazione che tale richiesta possa mettere in pericolo delle trattative già di per sé complicate.  In tutto questo, il cessate il fuoco di due settimane potrebbe addirittura essere prorogato se la Casa Bianca riterrà che siano stati compiuti progressi sufficienti in Pakistan. Di fatto, l'attuale stop alle ostilità potrebbe servire da trampolino di lancio per le trattative, fornendo ulteriore tempo per raggiungere un accordo di pace definitivo con la Repubblica Islamica. Allo stesso tempo, e lo hanno chiarito perfettamente sia il Pentagono che il presidente Trump, le forze americane rimangono in posizione nel Golfo Persico e saranno pronte ad attaccare di nuovo, se i negoziati naufragassero o se Teheran non dimostrasse di voler trattare in buona fede. Al New York Post, il presidente ha ribadito che, qualora non venga raggiunto un accordo di pace, gli Stati Uniti riprenderanno la loro azione militare con intensità ancora maggiore, affermando: "È in corso un reset". "Stiamo caricando sulle navi le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate, persino migliori di quelle che abbiamo impiegato in precedenza, con le quali li abbiamo fatti a pezzi", ha dichiarato il presidente, aggiungendo che gli Stati Uniti le “utilizzeranno in modo molto efficace”, qualora non si giungesse a un’intesa. Trump ha assicurato che "le prossime 24 ore" riveleranno se le trattative avranno successo: “Lo scopriremo presto”.  Nel frattempo, gli analisti rimangono cauti riguardo a una svolta definitiva, a causa di diversi "scenari da incubo". "Dipende in larga misura dal fattore Libano e da come Israele intenderà posizionarsi. In questo contesto, Trump è chiamato a giocare un ruolo strategico di equilibrio tra due potenze regionali che sono arcinemiche, Israele e Iran. Da un lato, Israele ha tutto l’interesse a proseguire le operazioni contro Hezbollah nel sud del Libano: i colpi inferti stanno producendo risultati significativi e potrebbero contribuire a mettere in sicurezza le comunità israeliane del nord, che restano tuttora sotto la minaccia dei razzi del gruppo sciita”, afferma Alissa Pavia, direttrice associata dei Programmi per il Medio Oriente del think tank Atlantic Council. Mentre Iran e Pakistan sostengono che il cessate il fuoco includa anche il Libano, Israele continua a colpire Hezbollah, con il premier Benjamin Netanyahu che ha dichiarato esplicitamente che non vi sia "alcun cessate il fuoco in Libano". E questo ha indotto il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ad avvertire che i colloqui potrebbero diventare "privi di significato".  Secondo Elizabeth Threlkeld, direttrice del Programma per l'Asia meridionale presso lo Stimson Center, il Pakistan ha dei limiti al proprio potere negoziale. “Nonostante il suo ruolo di ‘mediatore indispensabile’, il Pakistan non possiede il potere di imporre concessioni qualora entrambe le parti si rifiutino di cedere su questioni fondamentali, quali la riapertura dello Stretto di Hormuz o l'arricchimento nucleare”. La fiducia fra i due paesi, secondo gli esperti, è fragile: Trump ha già accusato Teheran di aver svolto un "pessimo lavoro" nel mantenere le promesse relative allo Stretto di Hormuz, gettando dubbi sulla sostenibilità a lungo termine di qualsiasi accordo raggiunto a Islamabad. “Dall’altro lato, Trump ha un forte incentivo a raggiungere un accordo con Teheran. I mercati globali sono troppo fragili per sostenere a lungo una chiusura dello Stretto di Hormuz, e vi sono segnali che indicano una possibile disponibilità iraniana a negoziare almeno una riduzione parziale delle proprie scorte nucleari. Anche una concessione limitata potrebbe essere facilmente presentata da Trump come un successo politico”, sottolinea Pavia.  Secondo l'analista, tuttavia, Teheran difficilmente accetterà di sedersi al tavolo negoziale sul dossier nucleare mentre Israele continua a colpire Hezbollah. Una simile mossa verrebbe percepita come una resa unilaterale, con implicazioni potenzialmente esistenziali per il regime iraniano. La speranza, come ha espresso più volte il presidente, è che gli attuali leader iraniani sono meno radicali di quelli precedenti – quasi tutti uccisi durante la guerra, dice Trump – e si sono mostrati più ragionevoli e aperti ad accettare le richieste americane. Il presidente l’ha definito “il terzo regime”, precisando che le dichiarazioni dure e bellicose in pubblico non sarebbero poi le posizioni mantenute da Teheran in privato. Al New York Post, Trump ha poi espresso dubbi in merito ai messaggi diffusi dall'Iran: “Ci stiamo confrontando con persone di cui non sappiamo se dicano o meno la verità. Di persona, ci dicono che si stanno sbarazzando di tutte le armi nucleari, che è tutto sparito. E poi si rivolgono alla stampa dicendo: ‘No, vorremmo procedere con l'arricchimento’. Quindi, lo scopriremo”, ha concluso Trump. (di Iacopo Luzi) 
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Pd, Fiano verso l’addio: “Dem Milano per stop gemellaggio Tel Aviv, impossibile restare”

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Emanuele Fiano, ex parlamentare Pd, verso l'addio ai democratici. "È veramente difficile se non impossibile rimanere in un Partito così", scrive su Fb. Una riflessione dopo la decisione del Pd milanese di sospendere il gemellaggio del capoluogo lombardo con Tel Aviv. Scrive Fiano sui social: "Il Partito Democratico Di Milano, non so se al termine di una lunga discussione nella direzione provinciale di cui non faccio più parte da quando non sono più parlamentare, o se per decisione presa solo dai vertici, chiede nuovamente di sospendere il gemellaggio di Milano con Tel Aviv. Vedo che appoggiano questa richiesta portata una aula in Consiglio Comunale dalla capogruppo Beatrice Uguccioni, anche Pierfrancesco Majorino e ovviamente il segretario metropolitano Capelli".  "Bravi complimenti vi siete messi il cuore in pace così! Mentre a Tel aviv da tre anni centinaia di migliaia di persone hanno chiesto la fine della guerra a Gaza prima e ora in Iran e Libano, hanno manifestato contro Nethaniau e i suoi ministri razzisti e reazionari e tutte le loro scelte, hanno manifestato per i diritti dei palestinesi, contro l’occupazione della Cisgiordania e le violenze disumane dei coloni contro i palestinesi, hanno manifestato i giovani che si rifiutano di servire l’esercito, e i giovani che sfilano con le foto dei bambini palestinesi uccisi. Mentre solo due giorni fa la polizia ha malmenato, per disperdere, in una di queste manifestazioni, Colette Avital una nostra anziana compagna laburista, già responsabile esteri dei laburisti israeliani, protagonista di tanti incontri con il Pds e i Ds ed il Pd, alla ricerca della pace, con Napolitano, Veltroni, Fassino. Ecco voi interrompete il legame con tutta Tel Aviv, anche quella che lavora senza tregua per la pace e contro la guerra da sempre. È un’idea geniale, di alta politica, utilissima alla pace".  "È un classico della semplificazione manichea, da una parte sta solo il male, dall’altra il bene. E con la prima parte bisogna recidere ogni rapporto. Come non averci pensato prima? Mi pare evidente che sia un grande contributo alla pace, nel giorno in cui 600 cattedratici israeliani denunciano firmandosi, la violenza dei coloni che vogliono cacciare i palestinesi dalla Cisgiordania in barba a qualsiasi diritto nazionale e internazionale o anche a qualsiasi principio di umanità. Quando ho cominciato a frequentare il Pci milanese e poi il Pds si organizzavano incontri con la sinistra israeliana e quella palestinese e addirittura viaggi in Israele e Palestina per capire, per conoscere, per studiare ( parola ormai desueta ) e per farsi protagonisti del dialogo. Mai visto niente del genere nel Partito di oggi. Mai visto chiedere a chi questa storia terribile la frequenta da decenni, un contributo, mai visto aprire una discussione. E come mai non chiedete l’interruzione del gemellaggio con Chicago negli USA, visto il comportamento di Trump? E come mai non chiedete di cancellare il gemellaggio con San Pietroburgo visto il comportamento di Putin?".
 
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Pietro delle Piane: “Non ho mai tradito Antonella Elia, da sei mesi sono casto”

(Adnkronos) – "Io e Antonella abbiamo rotto dopo che lei ha scoperto le mie chat notturne con le fans. Mi inviavano foto hot e mi chiedevano di vedermi. Ma non ho mai tradito la Elia e da quando non stiamo più insieme cioè da 6 mesi sono casto". Lo ha detto Pietro delle Piane a Monica Setta a 'Storie al bivio' nella puntata in onda sabato alle 15. 30 su Rai 2. A distanza di mesi dalla rottura con la Elia che ha fatto saltare le nozze programmate e con Antonella nella casa del Gf, delle Piane svela il motivo che, secondo lui, lo avrebbe fatto lasciare dalla compagna. "Sono amareggiato e offeso dal fatto che Antonella pensa che io mi faccia pubblicità con la nostra storia" dice ancora l'attore "ma le voglio ancora molto bene". 
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Al Museo di San Marco ‘Il bestiario fantastico’

(Adnkronos) – Il Museo di San Marco dii Firenze inaugura e apre al pubblico da sabato 11 aprile “La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico”, prima mostra-dossier dedicata ai codici miniati conservati nella storica biblioteca del complesso, progettata nel Quattrocento da Michelozzo e considerata uno dei primi esempi di biblioteca pubblica in Europa. Realizzata e promossa dalla Direzione regionale Musei nazionali della Toscana del Ministero della Cultura, con il coordinamento scientifico di Marco Mozzo, direttore del Museo di San Marco, e curata da Sara Fabbri, Sara Ragazzini e Anna Soffici, questa esposizione inaugura una nuova idea di valorizzazione del patrimonio librario del museo, articolata in mostre tematiche dedicate a nuclei specifici della raccolta. Il progetto si inserisce in un più ampio programma di rinnovamento museale volto a rafforzare la conoscenza e la fruizione del patrimonio attraverso riallestimenti, interventi mirati e una rinnovata strategia culturale. La mostra attraversa secoli di immaginario illustrato – dal XIII al XVI – esplorando il bestiario fantastico medievale e rinascimentale, tra creature reali e ibride: draghi, basilischi, unicorni, arpie e fenici. Il drago, figura centrale del percorso, viene raccontato nella sua lunga metamorfosi culturale, dal caos primordiale dei miti mesopotamici fino alla sua codificazione cristiana come simbolo del male sconfitto dai santi guerrieri. L’allestimento restituisce anche la stratificazione storica della biblioteca: dai manoscritti bizantineggianti e gotici, alle drôleries tardogotiche, fino ai codici medicei miniati da Zanobi Strozzi e Monte di Giovanni, con apparati iconografici sempre più complessi e narrativi. Tra i pezzi più significativi emergono i corali e i graduali provenienti da diversi contesti conventuali, oggi custoditi e presentati a rotazione. In filigrana, la mostra racconta anche la continuità di un immaginario che attraversa i secoli, fino alle rielaborazioni contemporanee nella letteratura e nel cinema fantastico. Un viaggio che trasforma la biblioteca in un teatro simbolico del sapere, dove il libro miniato torna a essere non solo oggetto d’archivio, ma dispositivo vivo di visione e immaginazione. L'esposozione si colloca in una fase di particolare dinamismo per il museo, segnata dalla recente riapertura della Sala di Beato Angelico e dall’allestimento della sezione speciale della mostra "Rothko a Firenze", che vede cinque opere dell’artista in dialogo con gli affreschi di Angelico in cinque tra le celle più significative del percorso museale. In questo quadro, il nuovo progetto espositivo amplia lo sguardo anche sulla Biblioteca e sulla raccolta libraria miniata quale componente essenziale del patrimonio di San Marco.  Edificata intorno al 1440 per volontà di Cosimo de' Medici, più che un semplice ambiente destinato alla conservazione dei libri, la biblioteca rappresenta uno dei primi manifesti architettonici del Rinascimento applicato allo spazio del sapere. L’impianto basilicale tripartito, scandito da colonne ioniche, organizza lo spazio secondo un rigoroso principio di proporzione e leggibilità. La luce naturale, diffusa attraverso finestre laterali, eliminava la necessità di ricorrere all’uso di luci artificiali, rispondendo al contempo a esigenze conservative e a una visione simbolica: la luce come metafora della conoscenza e della lux rationis. Anche la cromia originaria delle pareti – un verde oggi perduto – rispondeva a una precisa attenzione per il comfort visivo e la concentrazione, intuizione che trova riscontro nelle moderne ricerche sulla percezione e sull’affaticamento oculare. Fin dalla sua fondazione, la biblioteca si configurò come un centro vitale del pensiero umanistico, grazie all’acquisizione della raccolta di Niccolò Niccoli (1365–1437), ricca di classici greci e latini. Molti di questi volumi ebbero un ruolo centrale nei dibattiti culturali e religiosi del tempo: è il caso dei testi greci utilizzati durante il Concilio di Ferrara-Firenze per sostenere l’unione delle Chiese, o della Legenda aurea, che ispirò direttamente diversi episodi dipinti dall’Angelico nel convento. Il patrimonio della biblioteca comprendeva inoltre i libri liturgici miniati da Zanobi Strozzi, stretto collaboratore dell’Angelico, definendo un apparato decorativo di altissimo pregio. L'intera raccolta venne poi ordinata dal celebre libraio Vespasiano da Bisticci secondo i rigorosi dettami di Tommaso da Sarzana, il futuro papa Niccolò V. Negli anni Cinquanta del Quattrocento, dopo un terremoto che rese necessari interventi strutturali, fu realizzata la Sala Greca, allestita nel XVII secolo con le eleganti armadiature lignee che oggi ancora si possono ammirare.  A seguito della soppressione ottocentesca del convento, la fisionomia della raccolta è mutata profondamente: mentre la maggior parte dei volumi originali è confluita alla Biblioteca Nazionale Centrale, alla Laurenziana e alla Marucelliana, nella Sala Greca sono stati depositati 130 Corali medievali e rinascimentali: 25 del nucleo originario di Cosimo il Vecchio e di epoca medicea e i restanti provenienti da altre chiese e conventi. Tra questi tesori spiccano opere come il Messale 558 attribuito al Beato Angelico o l'Antifonario 584 miniato da Battista di Niccolò da Padova, esposti a rotazione per periodi limitati. Gli armadi seicenteschi originali sono attualmente custoditi all’Accademia della Crusca nella Villa medicea di Castello. Oggi, questo luogo ricco di storia ospita la mostra "La Biblioteca svelata: il bestiario fantastico” che, attraverso una selezione di codici miniati dal XIII al XVI secolo, esplora l’universo della decorazione zoomorfa tra creature reali e immaginarie, messaggere di complessi significati simbolici, restituendo al visitatore non solo la visione ravvicinata dei manoscritti, ma anche la percezione dell’ambiente per cui furono concepiti. Lungo le navate della biblioteca si svolge la narrazione per immagini di un universo fantastico che vede nel drago il suo protagonista più multiforme. Creatura ibrida e ancestrale, il drago incarna sin dalle origini le forze del caos e della distruzione: lo ritroviamo in Mesopotamia nelle sembianze della dea Tiamat, regina del Caos, sconfitta dall'eroe Marduk. Nell’antico Egitto, ogni mattina il dio del Sole Ra deve sconfiggere Apophis, il drago delle tenebre, affinché la luce possa trionfare.  Nel mito classico, il mostro transita attraverso le fatiche di Eracle contro l’Idra e le visioni ovidiane, per poi traslare, col tramonto del mondo antico, nell’epica nordica. Qui diviene il guardiano di tesori nel Beowulf — il più antico poema epico in volgare europeo — o assume le sembianze di Fafnir, il cui sangue rese invulnerabile Sigfrido, fino a comparire come simbolo di potere sulla prua dei drakkar vichinghi o come attributo di Uther Pendragon. Tuttavia, nei manoscritti dell'Europa cattolica qui conservati, il drago perde ogni ambivalenza per farsi simbolo esclusivo del male assoluto e di Satana. In questo contesto religioso, la fiera viene ricondotta all'ordine attraverso la vittoria della fede, apparendo sottomessa ai Santi, come San Giorgio, o agli angeli, come l'Arcangelo Michele. Accanto a lui, il bestiario si arricchisce di altre figure simboliche: il velenoso basilisco, l'unicorno emblema di purezza, e le immonde arpie, che dalle tempeste classiche giungono fino alla selva dantesca. In opposizione a tali mostruosità, i codici miniati commissionati da Cosimo il Vecchio celebrano ad esempio l'eleganza del falcone, animale prediletto dall'aristocrazia e protagonista dell'educazione cortese.  Il percorso spirituale si eleva infine attraverso le figure dell’araba fenice, della farfalla e del cervo, simboli di resurrezione e della perenne rinascita dello spirito contro le forze del male. Questo immaginario millenario continua a ispirare la fantasia moderna: le opere di Tolkien fino alle moderne saghe letterarie, cinematografiche e televisive come Harry Potter, Il Trono di Spade o Lo Hobbit, sono la testimonianza della vitalità di un sistema simbolico capace di attraversare i secoli, mantenendo intatta la propria forza evocativa. Nel percorso cronologico dei codici esposti, i più antichi sono tre manoscritti le cui miniature sono espressione di una cultura ancora legata all’arte bizantina che si fonde con l’eleganza gotica. Si tratta di due graduali del tardo Duecento provenienti dal convento di San Jacopo di Ripoli e poi a Santa Maria Novella, codici 561 (Natività con bue e asinello) e 562 (rettile fantastico, forse basilisco), attribuiti alla bottega bolognese del Maestro della Bibbia di Gerona e di un Salterio della fine del XIII , manoscritto 624, con Re David e uno strumento musicale a forma di drago. Nel Trecento, sotto l’influenza della rivoluzione di Giotto, troviamo alcuni codici provenienti dalla Chiesa di Santa Maria del Carmine le cui miniature rivelano una maggiore articolazione spaziale: tra questi i manoscritti con San Michele che sconfigge il drago, David con leone e unicorno, e scene con presenza ricorrente del drago come elemento simbolico. Il graduale Corsini, acquistato dallo Stato nel 2000, introduce il mondo tardogotico internazionale con ricche drôleries, popolato da animali reali e fantastici. Nel contesto camaldolese di Santa Maria degli Angeli operano miniatori come Bartolomeo di Fruosino, collaboratore e probabile allievo di Lorenzo Monaco, del quale possiamo ammirare le miniature con fregi popolati da animali e creature fantastiche dell’Antifonario di S. Egidio (Ms 557).  Il culmine del percorso è rappresentato dai codici quattrocenteschi Ms 515 e 516, commissionati da Cosimo de’ Medici e miniati da Zanobi Strozzi con fregi di Filippo di Matteo Torelli. Nell’iniziale della Missione di San Domenico (Ms 516), la scena si espande oltre la lettera: il santo riceve la Bibbia da Pietro e Paolo, mentre il cane domenicano — elemento iconografico fondamentale — compare accanto alla scena, rafforzando il sistema simbolico. Per questa miniatura è stata ipotizzata la partecipazione diretta del Beato Angelico, verosimilmente attraverso un disegno preparatorio. Tale ipotesi trova riscontro nei rapporti documentati tra Angelico e Strozzi e nel ruolo di supervisione esercitato dal pittore, attestato nelle fonti conventuali. I codici instaurano un dialogo diretto con le celle affrescate dell’Angelico (in particolare quelle tra la 31 e la 34): analogie stilistiche, uso della luce e presenza calibrata degli elementi simbolici — inclusi gli animali — confermano una comune funzione meditativa. Nel Cinquecento, il codice 529 di fra Eustachio presenta iniziali con figure e animali come lo sparviero, mentre il manoscritto 543 miniato da Monte di Giovanni include un ricco repertorio iconografico con angeli, cherubini e arpie, a testimonianza della continuità e trasformazione del linguaggio simbolico. 
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