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Minacce a Saviano, pg Cassazione chiede conferma condanne

(Adnkronos) – Confermare le condanne per le minacce rivolte in aula nel 2008 durante il processo di secondo grado ‘Spartacus’ a Napoli allo scrittore Roberto Saviano e alla giornalista Rosaria Capacchione. È quanto ha chiesto il sostituto procuratore generale Perla Lori all’udienza in corso oggi in Cassazione. I supremi giudici sono chiamati a esprimersi sui ricorsi presentati dagli imputati contro la sentenza della Corte di Appello di Roma che lo scorso luglio ha confermato la decisione di primo grado che ha riconosciuto le minacce aggravate dal metodo mafioso condannando il boss del clan dei Casalesi Bidognetti a un anno e sei mesi e l’avvocato Michele Santonastaso a un anno e due mesi. Il pg oggi ha chiesto in particolare di dichiarare inammissibili i ricorsi degli imputati sottolineando come “correttamente i giudici di secondo grado abbiano trovato nelle espressioni usate in aula delle minacce rivolte alle parti offese”.  “L'insieme delle esternazioni lette pubblicamente in udienza dall'avvocato Michele Santonastaso – si legge nelle motivazioni della sentenza di Appello – il contesto storico e processuale in cui le stesse sono state inserite, i toni utilizzati, il forte risentimento manifestato, l'indicazione nominativa e ripetuta dei due giornalisti, le violente accuse loro rivolte di condizionare la magistratura e così contribuire all'emissione di ingiuste condanne, fanno chiaramente intendere il messaggio implicito sottostante, di natura inequivocabilmente minatoria, che con la inconsueta lettura dell'atto di rimessione si intendeva far arrivare”. La sentenza della Cassazione è attesa in serata.  
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Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia-Crui, protocollo su diritto alla salute visiva

(Adnkronos) – Offrire agli studenti universitari che provengono da famiglie con un reddito ISEE particolarmente basso l’accesso a visite oculistiche e, quando necessario, occhiali da vista: è questo l’obiettivo del protocollo d’intesa sottoscritto oggi tra Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia e Crui – Conferenza dei rettori delle università italiane, presentato a Roma alla presenza del Ministro dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini.  “Il benessere degli studenti non è un principio astratto, ma una priorità concreta a cui dare forma con interventi mirati. Garantire l’accesso a servizi essenziali come le visite oculistiche significa rimuovere ostacoli che possono incidere sulla qualità dello studio, sulla salute e sulle opportunità di ciascuno. Il protocollo firmato oggi avvia un percorso virtuoso che sostiene in modo diretto gli studenti più fragili, portando negli atenei strumenti di prevenzione e cura e contribuendo a rendere l’esperienza universitaria più equa, inclusiva e attenta alla persona. Investire nel benessere degli studenti significa investire nel loro futuro e, insieme, nel futuro del Paese”, ha sottolineato il ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. L’accordo nasce dalla consapevolezza che le difficoltà economiche possono limitare l’accesso alle visite oculistiche e all’acquisto di occhiali, essenziali non solo per la salute ma anche per il percorso formativo e personale degli studenti. Attraverso il progetto Campus Visivo, la Fondazione intende offrire un contributo concreto per contrastare questo fenomeno, portando direttamente negli atenei controlli della vista per gli studenti che si trovano in condizioni economiche più fragili. All’iniziativa di presentazione del protocollo, svoltasi nella sede della Crui a Roma, sono intervenuti, oltre al ministro Anna Maria Bernini, Laura Ramaciotti, presidente Crui, Leonardo Maria Del Vecchio, presidente Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia, Nathan Levialdi Ghiron, rettore Università di Roma Tor Vergata, Andrea Rendina, segretario generale della Fondazione OneSight EssilorLuxottica Italia (in collegamento da remoto) e Carlo Nucci, professore di Oftalmologia e Prorettore vicario Università di Roma Tor Vergata, direttore della Scuola di specializzazione in Oftalmologia dell'Università di Roma Tor Vergata, presidente della Società degli oftalmologi universitari italiani (Sou).  Il protocollo definisce un quadro di collaborazione nazionale per estendere progressivamente il programma agli atenei italiani,con l’obiettivo di garantire a un numero crescente di studenti la possibilità di affrontare il proprio percorso universitario nelle migliori condizioni di salute. In questo contesto, la Crui favorirà il dialogo tra la Fondazione e le diverse sedi delle università italiane, promuovendo l’adesione da parte degli atenei interessati e sostenendone la comunicazione a beneficio degli studenti appartenenti a famiglie con un reddito ISEE particolarmente basso. “Negli ultimi anni – ha detto Laura Ramaciotti, presidente Crui – abbiamo imparato a guardare al benessere studentesco in modo sempre più ampio. E in questa visione rientra anche la salute Una buona salute non è un 'di più': è la base su cui si costruisce tutto il resto. Ecco perché considero Campus Visivo un progetto estremamente importante che, focalizzando soprattutto sugli studenti in situazione di fragilità economica,contribuirà in maniera significativa a rimuovere un ostacolo al diritto allo studio”. Nello specifico, la Fondazione curerà gli aspetti organizzativi e logistici connessi allo svolgimento delle visite oculistiche e dei controlli della vista, mettendo inoltre a disposizione la strumentazione necessaria e le montature degli occhiali per gli studenti che, a seguito delle visite, ne avranno bisogno. “Investire nella salute visiva degli studenti – ha evidenziato Leonardo Maria del Vecchio, presidente della Fondazione OneSightEssilorLuxottica Italia – significa aprire la strada a nuove opportunità. La salute visiva può diventare un fattore invisibile ma determinante: se non si vede bene, non si studia bene, e quando questo accade si rischia di limitare autonomia e libertà di costruire il proprio percorso. In questo contesto nasce il progetto Campus Visivo, con l’obiettivo di rimuovere una barriera che può incidere sulla qualità dello studio e sulla vita quotidiana degli studenti, restituendo sicurezza e creando le condizioni perché ciascuno possa esprimere pienamente il proprio potenziale. Quando aiutiamo uno studente a vedere meglio, lo aiutiamo a immaginare il proprio futuro. E quando una società aiuta i suoi giovani a immaginare il futuro, sta già costruendo il proprio”.  Gli atenei, dal canto loro, metteranno a disposizione spazi idonei allo svolgimento delle attività sanitarie previste, coinvolgeranno i propri medici oculisti e provvederanno a individuare gli studenti beneficiari dell’iniziativa tra coloro che si trovano in condizioni economiche più difficili. Il progetto è già partito: all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata si stanno svolgendo e andranno avanti fino alla fine di marzo le visite oculistiche per circa 1.000 studenti, in collaborazione con lo staff medico del Dipartimento di Oftalmologia dell’Ateneo. “Un’università – ha affermato Nathan Levialdi Ghiron, rettore dell’Università degli studi di Roma Tor Vergata – è prima di tutto una comunità e una comunità responsabile non si limita a garantire solo il diritto allo studio: ascolta, osserva e interviene quando emergono bisogni che incidono sul percorso formativo. Il diritto allo studio resta il fondamento. Ma accanto agli strumenti economici tradizionali esistono fragilità che riguardano la qualità della vita e il benessere complessivo degli studenti. Sono aspetti che non sempre si dichiarano, ma che possono influire in modo concreto sull’esperienza accademica. Campus Visivo nasce anche dall’ascolto della nostra popolazione studentesca: intercettare un bisogno e affrontarlo con un’azione mirata significa rendere il sostegno più aderente alla realtà. La vista riguarda gli occhi. La visione riguarda l’istituzione. E un’università pubblica deve saper coltivare entrambe”.   “L’iniziativa – ricorda Carlo Nucci, prorettore vicario, professore di Malattie dell’Apparato Visivo e direttore della Scuola di specializzazione in Oftalmologia dell’Università degli Studi di Roma Tor Vergata – nasce in un contesto epidemiologico in cui i difetti refrattivi rappresentano una delle principali cause di disabilità visiva a livello globale. In particolare, la miopia è in costante aumento nelle popolazioni giovani e ad alta scolarizzazione Inoltre, gradi elevati di miopia sono associati a un rischio progressivamente maggiore di complicanze oculari nel corso della vita, con possibili ripercussioni sulla qualità visiva e sul benessere individuale. In questo scenario, il progetto Campus Visivo sostenuto dalla Fondazione OneSight Essilor Luxottica Italia, mira a identificare precocemente difetti visivi non diagnosticati o non adeguatamente corretti, intercettare condizioni a rischio di progressione, promuovere comportamenti visivi corretti in un contesto caratterizzato da studio intensivo e uso prolungato di dispositivi digitali, favorendo l’equità di accesso ai controlli specialistici. Campus Visivo rappresenta un modello concreto di prevenzione attiva in ambito universitario che integra evidenza scientifica e azione sanitaria, con l’obiettivo di tutelare la salute visiva dei giovani adulti in una fase cruciale del loro percorso formativo”. Investire nel benessere visivo degli studenti significa infatti non solo migliorare la loro qualità di vita, ma anche contribuire a sostenere il loro percorso formativo e professionale, favorendo un accesso più equo agli strumenti necessari per studiare e costruire il proprio futuro. 
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Ai: orizzonti strategici per il Ssn, il confronto a Roma su Intelligenza artificiale e salute

(Adnkronos) – Sfruttare il potenziale delle più moderne tecnologie, come l'intelligenza artificiale per una sanità più efficiente, inclusiva e vicina al paziente è una delle sfide più stringenti del Sistema sanitario nazionale. Se ne è parlato a Roma, all'incontro 'Ai & cybersecurity in Sanità: orizzonti strategici e impatti verticali', promosso da Confassociazioni in collaborazione con Siiam-Società italiana intelligenza artificiale in medicina con il supporto del senatore Francesco Zaffini, presidente X Commissione del Senato. 
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Milano, incendio Torre dei Moro: 9 condanne e 4 assoluzioni, pene fino a 3 anni

(Adnkronos) –
Nove condanne (dai tre anni agli otto mesi) e quattro assoluzioni nel processo per disastro colposo per il maxi incendio del grattacielo Torre dei Moro che prese fuoco il 29 agosto del 2021 a Milano, senza causare vittime. Al centro del processo la società spagnola Alucoil, che produsse i pannelli del rivestimento 'a vela' che si incendiarono rapidamente. Per il legale rappresentante della produttrice spagnola Alucoil, Teodoro Martinez Lopez il tribunale di Milano ha inflitto una condanna a 3 anni, contro una richiesta di 8 anni pronunciata in requisitoria dalla pm Marina Petruzzella. Stessa condanna a 3 anni per il manager delle vendite estere Borja Curruca Ybbarra (la richiesta era di sette anni), anche a lui sono state concesse le generiche. Per il partner italiano Giordano Cantori (della Cantori Alluminio srl di Osimo) e il subappaltatore della facciata che prese fuoco in un attimo (nel rogo non ci furono vittime) Ettore Zambonini la condanna è a 2 anni e 6 mesi ciascuno. Condannati anche la legale rappresentante della società Polo srl committente la costruzione del palazzo, Stefania Grunzweig (8 mesi pena sospesa), il professionista antincendio Giampaolo Leoni (2 anni) e l'ingegnere Orio Delpiano a 2 anni ciascuno. Per Giampaolo Cremaschi, responsabile dell'ufficio acquisti della Polo e "coordinatore in materia di sicurezza", la pena sospesa è a 1 anno. Per Massimo Mastrocinque, a cui sono state riconosciute le generiche, la pena (sospesa) è di 1 anno e 6 mesi. 
Dei 13 imputati, la giudice Amelia Managò della Sesta sezione penale ne ha assolti 4 "per non aver commesso il fatto", si tratta di Federico Corpieri, Roberto Molinari, Giuseppe Tortini e il venditore degli appartamenti Alberto Moro. Le motivazioni saranno rese note tra 90 giorni. "Nelle pronunce è importante l'affermazione delle responsabilità, la pena ha un rilievo certo non secondario ma relativo" il commento della pm al termine della sentenza. 
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MotoGp, oggi prove libere Gp Brasile: orario e dove vederle in tv

(Adnkronos) – Torna in pista la MotoGp. Oggi, venerdì 20 marzo, il Motomondiale riparte con le prove libere del Gran Premio del Brasile – in diretta tv e streaming – secondo appuntamento della nuova stagione dopo il Gp di Thailandia. A Burinam a trionfare è stata l'Aprila di Marco Bezzecchi, con la KTM di Pedro Acosta seconda e Fernandez terzo. A caccia di riscatto le due Ducati di Marc Marquez, campione del mondo in carica e costretto al ritiro in Thailandia, e Pecco Bagnaia, nono al traguardo.  La prima sessione di prove libere del Gp del Brasile andrà in scena oggi, venerdì 20 marzo, alle ore 15.05. La seconda sessione è invece in programma domani, sabato 21, alle 14.10, prima delle qualifiche e della gara Sprint, mentre il Gran Premio è previsto per domenica 22. Le prove libere del Gran Premio del Brasile saranno trasmesse in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport e si potranno seguire anche in streaming sull'app SkyGo e su NOW.  
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Turismo e sviluppo: Con “Oltre il mare” si chiude il triennio dedicato alla rinascita di Scilla

(Adnkronos) – "Oltre il mare. I patrimoni per la continuità dell'offerta turistica" il tema della due giorni organizzata dalla Fondazione Magna Grecia a conclusione di un ciclo di analisi e focus che hanno avuto come obiettivo la riscoperta e lo sviluppo economico della Calabria e del territorio di Scilla in particolare. Oltre il mare, perché per rendere questo territorio turistico tutto l'anno c'è tutto quello che serve, ma è necessario fare rete e migliorare le infrastrutture. 
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Alis e Cir, insieme per l’inclusione sociale e l’occupazione dei migranti

(Adnkronos) – Alis e Cir, Consiglio italiano per i rifugiati Ets, hanno siglato una convenzione di collaborazione con l’obiettivo di promuovere e realizzare iniziative congiunte volte a favorire l’inclusione socio-lavorativa di richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e migranti, attraverso percorsi formativi e di inserimento professionale nelle imprese associate. “L’accordo di collaborazione tra Alis e Cir – ha dichiarato il direttore generale di Alis, Marcello Di Caterina – si inserisce nel quadro del nostro impegno associativo per una crescita economica che sia al tempo stesso anche sociale e inclusiva e rappresenta un passo importante per valorizzare le competenze e le potenzialità di persone che cercano una nuova opportunità di vita e di lavoro nel nostro Paese. La collaborazione, già partita con la presenza di Cir all’interno del padiglione dedicato al sociale e al terzo settore durante l’ultima edizione di LetExpo a Verona, prevede inoltre una serie di azioni tra cui la progettazione e realizzazione di programmi di formazione professionale mirati, la promozione di tirocini e opportunità occupazionali nelle aziende aderenti ad Alis, l’organizzazione di eventi informativi e di sensibilizzazione sul tema dell’inclusione lavorativa, nonché la condivisione di buone pratiche e strumenti utili a facilitare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro. Riteniamo che l’inserimento socio-lavorativo sia una grande occasione anche per le imprese: significa arricchire i nostri contesti produttivi e contribuire alla costruzione di una società più integrata e coesa, attraverso iniziative e progetti che uniscano competitività e solidarietà”.  “Questa convenzione – ha dichiarato il presidente del Consiglio italiano per i rifugiati, Roberto Zaccaria – rappresenta per noi un passo concreto verso l’inclusione socio-lavorativa di richiedenti asilo, rifugiati e migranti nel nostro Paese. Mettendo in relazione i loro bisogni e competenze con le opportunità lavorative siamo convinti rappresenti un importante valore aggiunto anche per il settore produttivo. Il lavoro è veicolo di autonomia e partecipazione attiva nella comunità, e può diventare un potente fattore di coesione quando è accompagnato da percorsi formativi adeguati e da un coinvolgimento responsabile delle imprese. La collaborazione con Alis, avviata già con la nostra partecipazione al recente evento fieristico LetExpo, consente di valorizzare le competenze dei richiedenti asilo, titolari di protezione internazionale e migranti favorendo un incontro consapevole tra persone e aziende, promuovendo percorsi di inclusione e permettendo loro di partecipare positivamente alla vita economica e pubblica”. 
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Focolaio di meningite in Uk, 27 casi e due morti nel Kent: appello per la vaccinazione di massa

(Adnkronos) – La meningite continua a diffondersi nel Regno Unito, i casi nel Kent sono 27 ma il focolaio ha già causato due decessi. La famiglia della 18enne Juliette Kenny, una delle due vittime della meningite B, ha lanciato un appello per una campagna di vaccinazione di massa. La famiglia ha appoggiato le crescenti richieste della Meningitis Research Foundation di estendere l'accesso al vaccino contro la meningite B tramite il Servizio sanitario nazionale (Nhs) anche agli adolescenti e ai giovani adulti. La meningite B è causata dalla malattia meningococcica, che, secondo i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) statunitensi, è letale per 10-15 persone infette su 100, anche se trattata. La malattia meningococcica è qualsiasi patologia causata dal batterio 'Neisseria meningitidis', presente nella gola e nel naso.  La corsa alla vaccinazione ha messo in difficoltà le strutture. L'Università del Kent ha chiuso la fila per l'immunizzazione nel suo campus di Canterbury "a causa di problemi di capacità", nonostante gli sforzi del governo per raggiungere un maggior numero di persone. Ma verranno aperte altre strutture con orari più flessibili. Finora, nel Kent sono stati somministrati oltre 8.500 antibiotici e 1.600 vaccini alle persone aventi diritto. "Sebbene gli antibiotici preventivi rimangano l'intervento chiave per proteggere le persone e arrestare la diffusione dell'infezione, la vaccinazione viene offerta come misura aggiuntiva per fornire una protezione a lungo termine a coloro che sono a maggior rischio – precisa una nota dell'Uk Health Security Agency – Data l'attuale domanda sul mercato privato del vaccino contro il meningococco B, 20mila dosi saranno rese disponibili dall'Nhs per garantire la continuità dell'offerta privata, consentendo a un massimo di 2.000 farmacie di ricevere i vaccini nelle prossime 48 ore".    
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Allarme oncologi: “- 50% trial in Europa in 10 anni mentre Cina accelera”

(Adnkronos) – In 10 anni, gli studi clinici contro il cancro avviati in Europa sono diminuiti del 50%. Nel 2013 le sperimentazioni europee costituivano il 18% a livello mondiale, per scendere al 9% nel 2023. Una tendenza che accomuna il Vecchio Continente agli Stati Uniti, dove si è registrata una riduzione del 34% (dal 26% al 17%). Nuovi equilibri geopolitici stanno cambiando la geografia della ricerca scientifica contro il cancro e vedono la Cina sempre più protagonista. Dal 2013 al 2023 il Paese asiatico ha mostrato un netto incremento nei trial, dall’8% al 29%. La crisi della ricerca europea è testimoniata anche dal calo dei pazienti arruolati, 60mila in meno in 5 anni (da 286.159 nel 2018 a 226.155 nel 2023). Diversi i motivi: dai tempi di approvazione troppo lunghi, che rendono i Paesi europei poco attrattivi per le aziende farmaceutiche, al declino degli studi di fase I, fino alla mancanza di risorse e personale dedicato. Per invertire questa tendenza negativa, serve un cambio di passo. Non solo più investimenti, ma anche una ridefinizione del disegno delle sperimentazioni. Infatti, meno del 40% degli studi clinici contro il cancro, che hanno portato in 10 anni (2012-2021) all’approvazione di terapie, riporta un miglioramento della qualità di vita dei pazienti. La richiesta di includere questo parametro tra gli esiti principali (endpoint primario o secondario) delle sperimentazioni sui tumori viene dagli esperti riuniti nel 'Clinical research course', il corso, giunto alla quarta edizione, che si apre oggi a Roma, organizzato dall’Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) in collaborazione con l’American society of clinical oncology (Asco). "La Cina sta diventando il primo Paese al mondo per numero di studi clinici avviati e per pazienti arruolati – spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom -. In Europa, l’introduzione di norme come il Regolamento sulle sperimentazioni cliniche ha aumentato la complessità regolatoria, rendendo più difficile e lento il processo di approvazione e avvio dei trial. A causa di questi ritardi, i Paesi europei sono diventati meno competitivi a livello globale, senza dimenticare la mancanza di personale. In particolare, in Italia i coordinatori di ricerca clinica sono ancora privi di un reale riconoscimento giuridico. Per dare un nuovo impulso agli studi contro il cancro, è necessario anche garantire più spazio alla qualità di vita. La comunità scientifica la considera un parametro sempre più importante, ma la sua adozione tra gli esiti principali delle sperimentazioni sui tumori e la comunicazione di questo tipo di risultati non sono ancora sufficienti”.  In un articolo pubblicato su Lancet Oncology – infoma una nota di Aiom – gli scienziati e rappresentanti di pazienti riuniti nell’iniziativa 'Common sense oncology' e l’Organizzazione europea per la ricerca e la cura del cancro (Eortc) raccomandano 14 principi fondamentali. I più rilevanti: i pazienti devono essere coinvolti nello sviluppo del protocollo dello studio e la valutazione della qualità della vita correlata alla salute deve essere l’esito primario o secondario della ricerca. I questionari utilizzati per valutare la qualità della vita devono essere compilati dai pazienti prima dell’inizio del trattamento, a intervalli di tempo predefiniti (ogni 3-4 settimane) e per un periodo dopo la fine delle cure. Inoltre, i risultati sulla qualità di vita devono essere inclusi nella presentazione principale e nella pubblicazione dello studio. "Nel 2025, in Italia, sono state stimate circa 390.000 nuove diagnosi di cancro, negli Stati Uniti nel 2026 oltre 2,1 milioni – continua Di Maio -. Per le persone colpite da malattia avanzata, la qualità di vita è la misura più tangibile del valore della cura. I Pro, Patient-reported outcomes, forniscono la prospettiva del paziente sull’impatto dei sintomi e dei trattamenti oncologici, implementando con un punto di vista soggettivo le misure convenzionali di efficacia e tossicità valutate dai ricercatori. Un aspetto importante evidenziato nello studio pubblicato su Lancet Oncology riguarda la definizione preliminare dei sintomi dominanti in ogni tumore. Esempi sono la mancanza di respiro nel carcinoma polmonare, il dolore addominale nei tumori gastrointestinali o ginecologici e il dolore osseo nel cancro della prostata. È necessario anche stabilire in che modo il sollievo dai sintomi influisca sulle attività quotidiane".  "La ricerca clinica è anche una questione di politica sanitaria e di competitività del sistema Paese – afferma Rossana Berardi, presidente eletto Aiom –. Se vogliamo che l’Europa e l’Italia tornino a essere protagoniste nello sviluppo delle terapie oncologiche innovative, è necessario semplificare e velocizzare i processi autorizzativi degli studi clinici, riducendo gli ostacoli burocratici che oggi rallentano l’avvio delle sperimentazioni e rendono i nostri Paesi meno attrattivi per la ricerca internazionale. Allo stesso tempo, è fondamentale investire nelle competenze e nella stabilizzazione delle figure professionali dedicate alla ricerca clinica, come coordinatori di ricerca, data manager e personale di supporto, che rappresentano un elemento essenziale per garantire qualità, efficienza e sostenibilità agli studi. In questo scenario, iniziative come il 'Clinical research course' promosso da Aiom e Asco sono particolarmente importanti perché formare i professionisti della ricerca significa rafforzare l’intero sistema dell’innovazione in oncologia e assicurare ai pazienti un accesso più rapido e più equo alle nuove opportunità terapeutiche". "Definire gli endpoint appropriati per i quesiti di ricerca e i contesti di malattia è un passaggio cruciale nella progettazione degli studi, che porta a una struttura metodologicamente corretta dell’ipotesi primaria e, quindi, a una valutazione adeguata del beneficio della terapia sperimentale – sottolinea Francesco Perrone, presidente Fondazione Aiom-. La sopravvivenza globale e la qualità della vita sono considerate gli endpoint più rilevanti negli studi clinici oncologici. Nonostante i noti limiti della sopravvivenza libera da progressione, questo parametro viene scelto come obiettivo primario con una frequenza simile alla sopravvivenza globale nelle sperimentazioni che coinvolgono pazienti con malattia avanzata. Vi è, cioè, una tendenza a scegliere la sopravvivenza libera da progressione come endpoint primario, anche in contesti in cui non è pienamente validata. In questi casi, la disponibilità di dati sulla qualità della vita assume un ruolo complementare e significativo, consentendo una corretta interpretazione della rilevanza clinica del farmaco sperimentale". "L’assenza di risultati sulla qualità della vita impedisce alla comunità scientifica di effettuare una valutazione completa del valore delle terapie innovative – conclude Massimo Di Maio -. Per questo sono fondamentali la loro inclusione nella presentazione principale e la pubblicazione. È importante che le società scientifiche facciano formazione su questi temi e creino occasioni di discussione, perché aumenti sempre più nei clinici la consapevolezza dell’importanza di adottare questi strumenti".  
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Migranti, Kaiss (minore non accompagnato): “Qui costruisco il mio futuro”

(Adnkronos) – "Sto bene qui, imparo un mestiere e voglio diventare indipendente": il 17enne tunisino, ospite del centro di Sicignano nell'ambito del progetto con Italia, Svizzera e UNHCR, racconta il suo percorso tra lavoro, integrazione e il sogno di aiutare la sua famiglia. 
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