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Hormuz, tanti no al piano di Trump. Meloni: “Intervenire sarebbe passo verso coinvolgimento”

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Donald Trump aspetta risposte positive, ma il telefono squilla poco. Il presidente degli Stati Uniti continua a sollecitare la formazione di una coalizione internazionale, con il contributo primario della Nato, per liberare e aprire lo Stretto di Hormuz bloccato dall'Iran con la conseguente paralisi del commercio del petrolio nel Golfo Persico. L'aumento dei prezzi impone una soluzione al rebus, ma l'iniziativa di Trump fatica a decollare.  "Numerosi Paesi mi hanno detto che sono in arrivo. Li annunceremo presto: alcuni sono molto entusiasti, altri meno. Alcuni sono Paesi che abbiamo aiutato per moltissimi anni. Li abbiamo protetti da terribili minacce esterne, eppure non si sono mostrati così entusiasti. E il livello di entusiasmo è importante per me", dice Trump con dichiarazioni generiche: non è chiaro chi abbia dato la propria disponibilità e come intenda contribuire. "Dopo 40 anni che vi proteggiamo, non volete essere coinvolti in qualcosa di così insignificante, in cui verranno sparati pochissimi colpi perché gli iraniani non ne hanno più a disposizione? Io chiedo se hanno dragamine e mi dicono che preferirebbero non essere coinvolti", le argomentazioni del numero 1 della Casa Bianca.  Non è chiaro nemmeno per quale motivo Trump chieda l'intervento di altri paesi, Cina compresa, visto che "non ne abbiamo bisogno". "Voglio vedere come reagiscono", dice con l'ennesima giravolta verbale. "Ho sempre pensato che questa fosse una debolezza della Nato, il nostro compito era proteggerli. Ma ho sempre detto che, quando avremo bisogno di aiuto, loro non ci proteggeranno. Noi abbiamo costruito il più grande esercito del mondo e proteggiamo le persone. Se avessimo bisogno delle loro navi o di qualsiasi altra cosa, di qualsiasi mezzo che potrebbero avere, dovrebbero venire subito ad aiutarci perché noi li abbiamo aiutati per anni", dice. Il presidente non rende nota la lista nera degli 'ingrati', il compito probabilmente spetterà al segretario di Stato. "Saremo delusi da qualche nazione e vi diremo quali sono", dice Trump delegando l'incarico a Marco Rubio.  
Il presidente non usa toni particolarmente gratificanti nemmeno per chi, a suo dire, si unirà all'impresa. Il Regno Unito, dice, non si è comportato bene. "Non sono contento di come ha agito, ma parteciperà", dice prima di bacchettare il premier britannico Keir Starmer. "Mi ha detto 'sto incontrando il mio team per decidere'. E gli ho detto 'perché devi vedere il tuo team?'. Sei tu il primo ministro, sei tu che devi prendere la decisione, non devi parlare con nessuno. Dopo che abbiamo distrutto le capacità militari dell'Iran e la zona è diventata molto più sicura, ha detto che avrebbe mandato due portaerei: gli ho detto 'no non le vogliamo più'… E' stato deludente", l'affondo di Trump. "Stiamo discutendo, con partner europei, del Golfo e gli Usa, e ovviamo dobbiamo valutare molte opzioni. Noi abbiamo già sistemi di sminamento autonomi nella regione, valutiamo opzioni ed esperienza, ma lavoriamo con gli alleati", dice Starmer nelle stesse ore. 
Bene, ma non benissimo, il colloquio con il presidente francese Emmanuel Macron. "Da 1 a 10, darei voto 8. Ma parliamo pur sempre della Francia, non ci aspettiamo la perfezione…", dice Trump, convinto che anche Parigi "aiuterà".  Trump il 31 marzo dovrebbe essere in Cina per la visita fino al 2 aprile. Il viaggio, con annesso incontro con Xi Jinping, potrebbe slittare. "Rinvieremo di poco probabilmente, magari un mese", dice Trump. " C'è una guerra in corso. Penso sia importante che io sia qui". Il rinvio sarebbe legato a motivi logistici e di opportunità, vista la guerra in corso, ma diventerebbe anche un segnale se la Cina – che secondo Washington dipende fortemente dal petrolio del Golfo – non aderisse all'appello. Pechino per ora si esprime con le parole del portavoce del ministero degli Esteri, Lin Jian. La Cina, dice, "una volta di più sollecita le parti a fermare immediatamente le operazioni militari, a evitare ulteriore escalation della situazione tesa e a evitare che il disordine regionale abbia un ulteriore impatto sull'economia globale. Stiamo comunicando con le parti coinvolte per lavorare a una de-escalation della situazione".  
Categorica la posizione della Germania. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz esclude la partecipazione del paese alla guerra in ogni forma: "Non abbiamo il mandato delle Nazioni Unite, dell'Unione Europea o della Nato richiesto dalla Legge Fondamentale. E' stato dunque chiaro dall'inizio che questa guerra non è una questione che riguarda la Nato", dice nel corso di una conferenza stampa a Berlino. La Germania, ha quindi chiarito, non è stata consultata né dagli Stati Uniti né da Israele prima dell'inizio della campagna. Questo significa – prosegue – che non c'è mai stata una discussione sul "se" le truppe tedesche sarebbero state coinvolte. Per tale motivo "la questione del come la Germania potrebbe essere coinvolta militarmente qui non si pone". 
Semaforo rosso anche dal Giappone. "Nell'attuale situazione con l'Iran, al momento non consideriamo l'avvio di un'operazione di sicurezza marittima", afferma il ministro della Difesa, Shinjiro Koizumi. "La domanda è quello che il Giappone dovrebbe fare di sua iniziativa e quello che sarebbe possibile nella nostra cornice legale, piuttosto che quello che sia richiesto dagli Stati Uniti", spiega la premier Sanae Takaichi spiegando di aver "chiesto a varie sezioni di diversi ministeri di valutare la cosa". L'utilizzo delle Forze di autodifesa per missioni all'estero è una questione politicamente sensibile per il Giappone, nella cui Costituzione vi è l'articolo, imposto dagli Usa nel 1947 dopo la Seconda Guerra Mondiale, che sancisce la rinuncia formale alla guerra e vieta il mantenimento di forze armate. "Il governo giapponese sta attualmente considerando come adottare le necessarie misure – conclude la premier – ovviamente, queste saranno nell'ambito della legge giapponese, ma stiamo valutando come proteggere le navi collegate al Giappone e i loro equipaggi, e vedere quello che possiamo fare". No anche dall'Australia, mentre il dibattito in Corea del Sud è accompagnato da manifestazioni di protesta contro l'ipotesi di invio di navi.  
L'Italia ha escluso la partecipazione alla guerra. "Da una parte per noi è fondamentale, ovviamente, la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner. Intervenire insomma significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento", dice la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, a Quarta Repubblica su Rete4 alla fine della giornata caratterizzata dalla partecipazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, al Consiglio Affari Esteri dell'Unione europea a Bruxelles. Nella riunione, dice il numero 1 della Farnesina, è stato espresso "l'auspicio di un rapido percorso per arrivare alla pace e stabilità in Medio Oriente. La via del negoziato diplomatico e del dialogo con i Paesi del Golfo è sempre più essenziale per promuovere la de-escalation e garantire la libertà di navigazione e la sicurezza marittima a Hormuz". Esclusa una modifica della finalità della missione europea Aspides: rimane nel Mar Rosso e non sarà coinvolta a Hormuz. 
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Iran, compagnie petrolifere in pressing su Trump: “Crisi rischia di aggravarsi”

(Adnkronos) – La crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran rischia di aggravarsi. E' questo, secondo quanto scrive il 'Wall Street Journal', l'avvertimento all'amministrazione Trump da parte dei dirigenti del settore petrolifero americano. Il monito sarebbe arrivato nel corso di una serie di incontri tenutisi mercoledì alla Casa Bianca e, in generale, nei recenti colloqui con il segretario all’Energia Chris Wright e il segretario agli Interni Doug Burgum, dove gli amministratori delegati di Exxon Mobil, Chevron, e ConocoPhillips, avrebbero avvertito che l'interruzione dei flussi energetici provenienti dallo stretto di Hormuz continuerebbe a creare volatilità nei mercati energetici globali.  Trump tuttavia non ha partecipato alle riunioni di mercoledì scorso. Intanto, in quello stesso giorno, i prezzi del petrolio negli Stati Uniti sono saliti dagli 87 dollari al barile, arrivando ai 99 dollari al barile venerdì. La Casa Bianca ha attuato – o sta valutando – diverse misure che spera possano far scendere i prezzi del petrolio, tra cui un ulteriore allentamento delle sanzioni sul petrolio russo, un massiccio rilascio delle riserve energetiche di emergenza e l’eventuale deroga a una legge che limita i flussi di greggio tra i porti statunitensi. I funzionari dell'amministrazione hanno anche comunicato agli amministratori delegati delle compagnie petrolifere che sperano di aumentare il flusso di petrolio tra il Venezuela e gli Stati Uniti, scrive il giornale citando un funzionario della Casa Bianca. Gli incontri sono stati definiti produttivi e nessuno dei dirigenti ha attribuito la responsabilità della crisi all’amministrazione Trump. Tuttavia, secondo il 'Wall Street Journal', molti operatori del settore petrolifero temono che le opzioni disponibili possano rivelarsi poco utili ad arginare la crisi e che l’unica soluzione sia la riapertura dello Stretto di Hormuz (attraverso cui transita un quinto dell’approvvigionamento giornaliero mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto). In caso contrario, la pressione esercitata dal protrarsi dei prezzi elevati potrebbe gravare sull’economia globale e frenare la domanda di carburante. Un alto funzionario dell'amministrazione Trump ha dichiarato che l'amministrazione è consapevole che i prezzi continueranno a salire, ma che al momento non c'è molto che possa fare. Il Pentagono ha comunicato all'amministrazione che esistono opzioni per riaprire lo stretto, e l'amministrazione vuole che ciò avvenga nel giro di poche settimane, non di mesi.  E' in questo clima di incertezza che i Guardiani della Rivoluzione in Iran hanno intanto minacciato di colpire "presto" le compagnie Usa basate nella regione e sollecitato i dipendenti di tali aziende ad abbandonare "immediatamente" i siti, si legge sull'agenzia Sepah. Nei giorni scorsi l'agenzia Tasnim aveva pubblicato un elenco dei possibili bersagli di Teheran, fra cui gli uffici di Amazon, Google, Microsoft e Nvidia nei Paesi del Golfo.  Per far fronte all'attuale crisi, l'Agenzia Internazionale dell'Energia (Iea) è pronta intanto a rilasciare ulteriori riserve strategiche di petrolio "se necessario", ha dichiarato il suo direttore esecutivo, Fatih Birol. "Considerando le scorte governative e industriali, sommandole, rimarranno ancora più di 1,4 miliardi di barili, il che significa che potremo fare di più in seguito, se necessario", ha affermato in una dichiarazione video. Secondo Birol, la decisione dell'Iea di rilasciare questi 400 milioni di barili ha già avuto "un effetto calmante sui mercati". "I prezzi del petrolio sono oggi significativamente più bassi rispetto a una settimana fa, ma sebbene il rilascio delle nostre scorte possa fornire un cuscinetto temporaneo, non è una soluzione sostenibile", ha concluso. Birol ha chiesto la riapertura dello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita normalmente il 20% del consumo globale di petrolio: "Come ho ripetutamente affermato la scorsa settimana, la condizione essenziale per un ritorno a flussi stabili di petrolio e gas è la ripresa del transito attraverso lo Stretto di Hormuz". Altri Paesi sono pronti a "sostenerci", ha aggiunto, citando India, Colombia, Singapore, Thailandia e Vietnam. La decisione presa la scorsa settimana dai 32 Paesi membri dell'Iea, volta a calmare i mercati in seguito all'impennata del prezzo del petrolio dall'inizio della guerra in Medio Oriente, rappresenta la svolta più significativa nella storia dell'istituzione. Il petrolio Brent era in calo dell'1,2% oggi, a 101,88 dollari intorno alle 15 Gmt, dopo aver raggiunto quasi i 120 dollari la settimana precedente. Ma qual è il quadro secondo gli esperti? "Il conflitto in Medio Oriente ha riacceso i timori di una recessione, di un ritorno dell’inflazione o di entrambi gli scenari, alimentati dalla possibilità di uno shock dei prezzi petroliferi. Tuttavia, riteniamo opportuno evitare valutazioni eccessivamente pessimistiche sulla crescita o sull’inflazione", quanto sottolinea la Chart of the Week a cura dell’economic team di Payden & Rygel, che analizza l’andamento del consumo di petrolio negli Stati Uniti in relazione alla produzione economica reale. "Da un lato, infatti, negli ultimi decenni il pass-through degli aumenti del prezzo del petrolio all’inflazione core è stato relativamente contenuto; dall’altro, sebbene prezzi dell’energia più elevati incidano sul reddito disponibile delle famiglie, sarebbe necessario un periodo prolungato per erodere in modo significativo la crescita dei redditi (ad esempio per più di un trimestre). Inoltre, la dipendenza dal petrolio dell’economia statunitense è diminuita del 66% dal 1965, grazie alla diversificazione delle fonti energetiche e al progressivo passaggio da un’economia manifatturiera a una più orientata ai servizi", prosegue l'analisi. Secondo gli esperti "infine, gli Stati Uniti sono recentemente passati da importatori netti a esportatori netti di petrolio, rafforzando ulteriormente la resilienza dell’economia rispetto agli choc dei prezzi energetici. In questo contesto, la trasmissione degli choc petroliferi a crescita economica e inflazione appare oggi più contenuta rispetto al passato, almeno nel caso degli Stati Uniti".  
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Iran, Trump e la vittoria ‘a metà’: successi sul campo ma missione non compiuta

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Vittoria. Anzi, no. Dopo 17 giorni di guerra contro l'Iran, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbe essere vicino a dichiarare la vittoria. Ma mentre Washington può rivendicare il successo delle operazioni militari, resta aperta la vera incognita: come reagirà Teheran. "L'Iran è una tigre di carta", dice e ripete Trump. Con gran parte della Marina iraniana distrutta, una parte significativa dell'arsenale missilistico eliminata e diversi leader di primo piano uccisi, il presidente americano si è avvicinato agli obiettivi militari fissati all'inizio delle ostilità. "Abbiamo colpito 7000 obiettivi. L'Iran vuole trattare, ma secondo me non sono pronti. Non sappiamo nemmeno che sia il loro leader, non sappiamo se Mojtaba Khamenei sia vivo o morto", aggiunge descrivendo un quadro caotico che ostacola eventuali azioni diplomatiche.  Il conflitto, in sostanza, è ancora lontano dalla soluzione reale. I risultati sul campo – sottolinea il Washington Post – non hanno ancora prodotto gli effetti politici più ampi più volte evocati dalla Casa Bianca, che rischia di trovarsi impelagata in una maratona dopo aver programmato una gara sprint o comunque un'operazione di respiro medio. Trump ha fatto riferimento ad un orizzonte temporale di 4-6 settimane: l'operazione Epic Fury è entrata nella terza settimana. Secondo l'iniziale calendario del presidente, nella migliore delle ipotesi si avvicina il giro di boa. Nella peggiore, dietro l'angolo c'è il rettilineo finale. Ma senza traguardo. Il bicchiere in tal senso è mezzo vuoto se si considera che gli Stati Uniti hanno utilizzato almeno una parte del proprio arsenale in un periodo di produzione limitata. Lo scorso anno, in particolare, gli Usa hanno aggiunto solo 96 sistemi Thaad antimissile e 57 missili Tomahawk: per ripristinare i livelli di sicurezza serviranno anni e miliardi. 

 
Questo sforzo, anche economico, non ha prodotto sinora il cambiamento radicale al vertice dell'Iran. Il regime di Teheran resta al potere e continua a mettere sotto pressione i mercati energetici globali ostacolando il traffico navale nello Stretto di Hormuz, il corridoio marittimo attraverso cui transitano petrolio e gas del Golfo. Secondo diplomatici e analisti, la leadership iraniana potrebbe ora essere ancora più determinata ad accelerare verso l'arma nucleare. L'Iran, infatti, mantiene il controllo di circa 440 chilogrammi di uranio altamente arricchito, una leva importante mentre Teheran cerca di resistere agli attacchi congiunti di Stati Uniti e Israele. Il paradosso rappresenta una sfida per Trump, che punta a chiudere rapidamente il conflitto mentre cresce la pressione nel suo stesso partito per tornare a concentrarsi sull'economia in vista delle elezioni di midterm. I prezzi della benzina sono saliti del 25% dall'inizio della guerra, gli agricoltori devono affrontare l'aumento dei costi dei fertilizzanti e cresce il numero dei militari americani caduti. Teheran ha inoltre dimostrato una notevole capacità di colpire le navi che tentano di attraversare lo Stretto di Hormuz, rendendo incerto se una cessazione unilaterale delle ostilità da parte di Washington sarebbe sufficiente a far scendere i prezzi dell'energia. "Abbiamo affondato tutte le loro navi", ribadisce Trump. Nello Stretto di Hormuz, però, basta un 'barchino' per piazzare una mina. E la giostra riparte.  Secondo Suzanne Maloney, vice presidente e direttrice del programma Politica estera della Brookings Institution nonché esperta di relazioni tra Stati Uniti e Iran, esiste un divario tra i successi militari ottenuti sul campo e la capacità di Washington di neutralizzare davvero l'Iran come minaccia regionale. "Abbiamo avuto un enorme successo nel raggiungere specifici obiettivi militari, ma finché l'Iran può dettare la data di fine della guerra e mantenere comunque una strada aperta verso la capacità nucleare, è una catastrofe strategica", ha dichiarato. La morte della Guida Suprema, Ali Khamenei, ucciso nella prima ondata di attacchi il 28 febbraio, ha aperto una fase di forte incertezza. Il suo successore, il figlio Mojtaba, potrebbe avere calcoli diversi o non disporre dell'autorità necessaria per contenere le componenti più radicali dell'apparato di sicurezza. Secondo Brian Katulis del Middle East Institute, la guerra rischia anzi di avere l'effetto opposto a quello sperato da Washington. "Abbiamo colpito il regime ma, così facendo, abbiamo anche agitato un vespaio: l'Iran potrebbe diventare ancora più duro e radicale nelle sue posizioni", ha osservato.  
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Ondata di maltempo al Sud, tre regioni in allerta arancione. Scuole chiuse a Catania

(Adnkronos) – Non si ferma la forte ondata di maltempo che in queste ore si è abbattuta sul Sud Italia. Per questo, nella giornata di oggi martedì 17 marzo, è stata valutata l'allerta meteo arancione in tre regioni colpite da piogge, temporali e venti di burrasca. In considerazione del bollettino e delle possibili criticità, le scuole resteranno chiuse a Catania.   Come spiega la Protezione civile, il minimo depressionario che si è posizionato a sud della Sicilia, nel suo lento transito verso est, determina la persistenza di condizioni meteorologiche instabili sulle zone più meridionali del nostro Paese, con precipitazioni diffuse e persistenti, anche a carattere temporalesco, specie sul versante ionico. Sulla base delle previsioni disponibili, il Dipartimento – d’intesa con le regioni coinvolte, alle quali spetta l’attivazione dei sistemi di protezione civile nei territori interessati -, ha emesso un nuovo avviso di condizioni meteorologiche avverse che estende quello emesso in precedenza. I fenomeni meteo, impattando sulle diverse aree del Paese, potrebbero quindi determinare delle criticità idrogeologiche e idrauliche che sono riportate, in una sintesi nazionale, nel bollettino nazionale di criticità e di allerta consultabile sul sito del Dipartimento (www.protezionecivile.gov.it). L’avviso prevede dalle prime ore di oggi, martedì 17 marzo, il persistere delle precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, sulla Calabria, specie settori meridionali e ionici, in estensione alla Basilicata. Dalla tarda mattinata si prevedono anche precipitazioni da sparse a diffuse, anche a carattere di rovescio o temporale, sulla Sicilia, specie settori orientali. I fenomeni saranno accompagnati da rovesci di forte intensità, forti raffiche di vento, locali grandinate ed attività elettrica. Dalle prime ore di oggi, inoltre, attesi venti forti o di burrasca dai quadranti orientali sulla Sicilia, specie settori ionici e sulla Calabria, specie settori meridionali.   Sulla base dei fenomeni previsti e in atto è stata quindi valutata per la giornata di oggi, allerta arancione su gran parte della Basilicata, sui settori ionici della Calabria e sul settore nord-orientale della Sicilia. Valutata, inoltre, allerta gialla in Abruzzo, Molise, Puglia, su alcuni settori della Sicilia e sui restanti territori di Basilicata e Calabria. Il quadro meteorologico e delle criticità previste sull’Italia è aggiornato quotidianamente in base alle nuove previsioni e all’evolversi dei fenomeni, ed è disponibile sul sito del Dipartimento della Protezione Civile (www.protezionecivile.gov.it), insieme alle norme generali di comportamento da tenere in caso di maltempo. Le informazioni sui livelli di allerta regionali, sulle criticità specifiche che potrebbero riguardare i singoli territori e sulle azioni di prevenzione adottate sono gestite dalle strutture territoriali di protezione civile, in contatto con le quali il Dipartimento seguirà l’evolversi della situazione. Scuole chiuse oggi a Catania. A deciderlo è stato il sindaco Enrico Trantino, in considerazione del bollettino diramato nel pomeriggio di ieri dalla Protezione civile regionale . Rimarranno inoltre chiusi anche tutti i parchi della città e il giardino Bellini.  
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Trump: “Cuba? Posso liberarla o prenderla, credo che avrò l’onore di conquistarla”

(Adnkronos) – "Credo proprio che avrò l'onore di conquistare Cuba. Sarebbe fantastico. Un grande onore". L'Avana ancora nel mirino del presidente Usa Donald Trump, che stavolta in una conferenza stampa a Washington è tornato a parlare dell'isola con toni meno concilianti rispetto ai giorni scorsi. "Posso liberarla o prenderla – ha detto -, penso di poterci fare tutto quello che voglio", ha poi aggiunto il tycoon, affermando che si tratta di un paese fortemente indebolito. Tutt'altro, insomma, risetto al "friendly takover", una "acquisizione amichevole", con il quale Trump auspica solo nei giorni scorsi una svolta soft per Cuba, sbilanciandosi su un cambio di regime nell'isola caraibica. Il presidente degli Stati Uniti aveva delineato infatti un iter basato su dialogo e trattative con L'Avana.  "Il governo cubano sta parlando con noi e ha grossi problemi, come sapete. Non hanno soldi, non hanno nulla al momento, ma stanno dialogando con noi e forse vedremo una presa di controllo pacifica di Cuba", aveva spiegato Trump ai giornalisti. Con l'economia cubana ormai spinta dal blocco petrolifero sull'orlo del collasso, Trump sembrava inizialmente sperare di raggiungere un accordo con il governo cubano per eviatre il caos. Washington sembrava ifatti voler puntare anche nell'isola caraibica al modello Venezuela: a Caracas, dopo il blitz con cui le forze speciali Usa hanno catturato Nicolas Maduro, il governo è nelle mani della sua ex vice, Delcy Rodriguez, bolivariana nelle dichiarazioni, ma assolutamente collaborativa e allineata a Washington nei fatti. Per la svolta a Cuba, ipotizzava Trump, basterà parlare. Al modello Venezuela aveva fatto un esplicito riferimento lo stesso Rubio, che da figlio di esuli cubani per decenni ha invocato la caduta del regime castrista: "Cuba ha bisogno di cambiamento, ma non deve avvenire tutto insieme, da un giorno all'altro, tutti siamo maturi e realistici, per esempio stiamo vedendo un processo del genere in Venezuela", ha detto parlando al vertice dei Paesi dei Caraibi il segretario di Stato americano che, secondo fonti informate, starebbe discutendo un possibile accordo con Raul Guillermo Rodriguez Castro, il nipote di Raul.  
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Iran, Meloni: “Intervenire a Hormuz sarebbe passo verso coinvolgimento”

(Adnkronos) – Intervento italiano nello Stretto di Hormuz? "Da una parte per noi è fondamentale, ovviamente, la libertà di navigazione, che è oggetto anche oggi di uno statement che è stato fatto con i nostri partner" ma "intervenire significa oggettivamente fare un passo in avanti nel coinvolgimento". E' questa la risposta della premier Giorgia Meloni a Quarta Repubblica, su Rete4, a proposito della richiesta Usa agli alleati per una coalizione per garantire la libertà di navigazione nello Stretto. "Quello che noi possiamo fare adesso – ha aggiunto – è rafforzare Aspides, quindi parliamo del Mar Rosso".  "Siamo profondamente preoccupati per l’escalation della violenza in Libano e chiediamo un impegno concreto da parte dei rappresentanti israeliani e libanesi per negoziare una soluzione politica sostenibile. Sosteniamo con forza le iniziative volte a facilitare i colloqui ed esortiamo a una immediata de-escalation", affermano intanto in una dichiarazione congiunta i leader di Canada, Francia, Germania, Italia e Regno Unito sull’escalation del conflitto tra Israele e Hezbollah e l'operazione di terra in Libano. "Gli attacchi di Hezbollah contro Israele e il fatto che vengano presi di mira civili devono cessare, e il gruppo deve disarmarsi. Condanniamo la decisione di Hezbollah di unirsi all’Iran nelle ostilità, decisione che mette ulteriormente a rischio la pace e la sicurezza regionali", rimarcano i leader, che aggiungono: "Condanniamo gli attacchi diretti contro civili, infrastrutture civili, operatori sanitari e strutture sanitarie, nonché contro la Forza ad interim delle Nazioni Unite in Libano. Queste azioni sono inaccettabili e chiediamo a tutte le parti di agire nel rispetto del diritto internazionale umanitario". "Una significativa offensiva terrestre israeliana avrebbe conseguenze umanitarie devastanti e potrebbe portare a un conflitto prolungato. Deve essere evitata. La situazione umanitaria in Libano, compresi gli sfollamenti di massa in corso, è già profondamente allarmante", scrivono ancora i leader. "Ribadiamo il nostro appello per la piena attuazione della Risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite da parte di tutte le parti e sosteniamo gli sforzi del Governo del Libano per disarmare Hezbollah, vietarne le attività militari e contenere le sue ostilità armate. Siamo solidali con il governo e il popolo libanese, che sono stati trascinati nel conflitto loro malgrado", concludono. 
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Domenico morto al Monaldi, Regione Campania dispone ispezione straordinaria. Stop a trapianti pediatrici

(Adnkronos) – Dopo la vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bimbo morto all'ospedale Monaldi di Napoli dopo il trapianto di cuore fallito, la Regione Campania dispone un'ispezione straordinaria. "L'istruttoria condotta nelle scorse settimane dalla Direzione Generale per la Tutela della Salute ha accertato un quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso: protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione disponibili in Azienda, formazione del personale inadeguata, un clima relazionale interno gravemente deteriorato e preesistente all'evento del 23 dicembre 2025, significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali. L'insieme di questi elementi configura una problematicità organizzativa sistemica preesistente", quanto si legge in una nota della Regione.  "Il Presidente ha, quindi, disposto la riattivazione del Servizio Ispettivo Sanitario regionale previsto dalla legge regionale n. 20 del 2015 dando mandato di condurre un'ispezione straordinaria sull'AORN dei Colli. La struttura ispettiva, che si avvarrà anche di professionalità esterne alla Direzione generale della Salute, avrà il mandato di verificare l'organizzazione e l'operato dell’azienda, con l'obiettivo di accertare se le condizioni che hanno reso possibile il tragico evento fossero note o conoscibili e siano state poi adottate le misure necessarie più opportune".  Secondo quanto riferito dalla nota della Regione Campania, è stato deciso che il Centro Regionale Trapianti (Crt), struttura di coordinamento dell’attività trapiantologica, attualmente collocato presso l'Aorn dei Colli, verrà trasferito presso gli Uffici della Regione, "al fine di garantirne un più stretto ed efficace coordinamento con le strutture regionali competenti in materia di programmazione e controllo delle attività trapiantologiche. La ricollocazione consentirà alla Regione di esercitare un monitoraggio più puntuale della rete dei trapianti".  La Regione Campania fa sapere inoltre che "nel quadro del Piano Annuale dell'attività ispettiva 2026, si condurrà una verifica complessiva dell'organizzazione della rete dei trapianti in Campania, accertando l'adeguatezza dei protocolli, delle risorse professionali, dei flussi informativi e dei sistemi di sicurezza in ciascun centro”.    Il governatore "ha chiesto che il programma di trapianto cardiaco pediatrico presso l'AORN dei Colli non riprenda fino a quando non saranno integralmente ricostituite le condizioni di sicurezza necessarie”, una delle disposizioni arrivate dal presidente della Regione Campania Roberto Fico, a proposito dell'esito dell'attività istruttoria regionale.  “La continuità assistenziale per i pazienti in lista d'attesa è garantita attualmente attraverso la convenzione con l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma", prosegue la nota, “La ripresa dell'attività di trapianto cardiaco pediatrico al Monaldi sarà subordinata alla realizzazione di interventi strutturali che l'istruttoria ha finora evidenziato come indifferibili: l'attivazione di un'area di degenza e di un blocco operatorio specificamente dedicati alla cardiochirurgia pediatrica, il reclutamento di cardiochirurghi con documentata esperienza pediatrica, l'adozione e la formalizzazione di protocolli aggiornati per il trasporto e la conservazione degli organi conformi alle più recenti evidenze scientifiche, l'adeguamento dello svolgimento dei programmi formativi del personale e il rafforzamento dell'integrazione operativa tra le unità coinvolte nel percorso assistenziale. L'effettiva realizzazione di ciascuno di questi interventi sarà verificata dalla struttura ispettiva regionale prima di qualsiasi autorizzazione alla ripresa".  
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Mansouri ucciso a Rogoredo, contestato l’omicidio premeditato a Cinturrino: altri due poliziotti indagati

(Adnkronos) – Deve rispondere di omicidio premeditato l'assistente capo del commissariato Mecenate Carmelo Cinturrino arrestato per aver sparato e ucciso Abderrahim Mansouri, il giovane pusher ammazzato lo scorso 26 gennaio in un controllo anti droga nel boschetto di Rogoredo a Milano.  L'aggravante emerge nella richiesta di incidente probatorio, firmato dal procuratore Marcello Viola e dal pubblico ministero Giovanni Tarzia, ed è dettato dal fatto che l'agente avrebbe "minacciato in numerose occasioni" la vittima "direttamente con la frase 'o ti arresto o ti ammazzo'". E non solo, a due presunti consumatori di droga – che saranno sentiti per cristallizare le proprie accuse – Cinturrino si sarebbe rivolto per dir loro "Di' a Zack che se lo becco io lo uccido", "ricorda a Zack che lo ammazzo" o ancora "di' a Zack che quando lo vedo lo ammazzo". L'omicidio del 28enne è aggravato anche "dall'aver violato i doveri inerenti alla pubblica funzione". 
Altri due poliziotti del commissariato Mecenate risultano indagati nell'inchiesta: un'agente per falso e un altro poliziotto per arresto illegale. Il numero dei poliziotti indagati (con i quattro già accusati di favoreggiamento e omissione di soccorso) sale quindi a sei senza contare Cinturrino. E' lungo l'elenco di episodi che coinvolge Cinturrino e gli altri poliziotti quello su cui la Procura di Milano è intenzionata a far luce. Reati che sarebbero stati commessi dalla 'squadretta' di agenti dall'estate 2024 fino a pochi giorni prima dell'omicidio di Mansouri. Le accuse arrivano da giovani stranieri che gravitano intorno al boschetto di Rogoredo e che raccontano di cessione di droga a Cinturrino, di piccoli spacciatori "costretti" a dare agli agenti del denaro: da 50 euro fino a 800 euro, secondo le testimonianze raccolte dalla Squadra Mobile. E c'è anche chi racconta di essersi trovato in manette per un "falso verbale d'arresto". Il presunto abuso di potere si sarebbe trasformato anche in aggressioni fisiche. Nel luglio 2025, Cinturrino e due colleghi avrebbero "denudato, scaraventato a terra, colpito con un martello sullo sterno e sui fianchi e con il collo di una bottiglia di birra sul capo" un disabile che frequentava abitualmente il boschetto di Rogoredo e sarebbe stato minacciato con le parole 'dammi la storia, qua non comandano Zack (Mansouri, ndr) e Minour'". Secondo gli inquirenti, gli agenti "ponevano in essere atti idonei e diretti in modo non equivoco ad impossessarsi della sostanza stupefacente e del denaro", ma senza riuscirci, della vittima Abderrahim.  In un altro caso Cinturrino con un collega, tra i nuovi indagati per più capi d'accusa, deve rispondere di sequestro di persona perché avrebbero privato un giovane arrestato della propria libertà "rinchiudendolo in una stanza, percuotendolo ripetutamente sul capo e sul volto". Tra le accuse mosse a due poliziotti anche quelle riportate da un arrestato che sarebbe stato costretto "a rivelare i luoghi di imbosco" e così facendo "si procuravano (gli agenti, ndr) un ingiusto profitto impossessandosi di un grammo di cocaina e di 200 euro di Abderrahim Mansouri". 
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“Su ex villa del tesoriere della Banda della Magliana non ci fermiamo, si torna a scavare”: parla il prefetto di Roma

(Adnkronos) – "Riprendanno giovedì, al più tardi venerdì, gli scavi nella Casa del Jazz. Questa volta si procederà con l'unità specializzata dei vigili del fuoco, proprio perché la terra franata è tanta e si dovrà procedere dal basso, tutto a mano". Lo rende noto all'Adnkronos il prefetto di Roma, Lamberto Giannini. "Non ci fermiamo – conferma – Dopo il ritrovamento del muretto, abbiamo proseguito fino al fondo della galleria, dove ci siamo trovati di fronte alla frana. Da capire, ora, cosa c'è oltre. Dove forse, all'epoca, non si è mai andati".  
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Sondaggio politico, Fratelli d’Italia stabile e Pd cala. M5S cresce

(Adnkronos) –
Fratelli d'Italia stabile, il Pd cala, il Movimento 5 Stelle cresce. Sono le variazioni secondo il sondaggio Swg che fotografa oggi le intenzioni di voto per il Tg La7 in caso di elezioni, a meno di una settimana dal referendum sulla riforma della giustizia. Il rilevamento diffuso oggi 16 marzo evidenzia che Fratelli d'Italia, sempre ampiamente primo partito, rimane stabile al 29,4%, senza cambiamenti rispetto ad una settimana fa. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, aumenta il vantaggio sul Pd. Il partito della segretaria Elly Schlein cede lo 0,1% e scende al 21,7%. In ascesa il M5S di Giuseppe Conte, che guadagna lo 0,2% e sale al 12,3%. Stesso passo indietro per Forza Italia, Lega e Alleanza Verdi e Sinistra: perdono tutti lo 0,2%. Forza Italia scende all'8%, Lega e AVS sono appaiate al 6,8%. Più staccati Azione di Carlo Calenda e Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, appaiati al 3,5%. Italia Viva di Matteo Renzi lascia per strada lo 0,1% e scivola al 2,3%. Seguono +Europa all'1,5% e Noi Moderati all'1,1%. 
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