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Juventus, ansia Locatelli: infortunio contro Milan, rischio operazione

(Adnkronos) –
Infortunio per Manuel Locatelli. Il centrocampista della Juventus ha riportato un problema al menisco durante la partita contro il Milan, pareggiata per 1-1 all'Allianz Stadium, e ora rischia di doversi operare. Già durante la partita il centrocampista bianconero ha accusato un fastidio alla parte esterna del ginocchio destro, come raccontato a fine partita: "Ho un fastidio, ma non è niente", aveva detto in zona mista. In realtà quel fastidio si è rivelato essere un vero e proprio infortunio. In mattinata il capitano della Juventus ha svolto alcuni esami al JMedical, che hanno indicato un possibile problema al menisco, che potrebbe richiedere anche il ricorso a un'operazione chirurgica. Locatelli si sottoporrà nei prossimi giorni a nuovi esami per stabilire l'effettiva gravità dell'infortunio, ma è probabile che il suo rientro in campo slitti a dopo la sosta. In caso di operazione invece, Locatelli rimarrà lontano dai campi per diversi mesi.  
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Il papà di Lorena Isceri, uccisa dall’ex sull’A1: “Era buona, non voleva rovinare quel mascalzone”

(Adnkronos) – "Innanzitutto, un grande abbraccio a mia moglie, a mio figlio, a mia cognata, che stanno patendo le pene come le sto patendo io. Non so più cosa dire, non ho più parole. Vorrei chiudere subito questo collegamento, non lo faccio proprio perché conosco il vostro lavoro, che è un grande lavoro. Grazie per continuare a dare queste notizie, mi auguro che mia figlia sia l'ultima vittima". Questo l’appello ai microfoni di “Dentro la notizia” – condotto da Gianluigi Nuzzi su Canale 5 – di Franco
Isceri, il padre di Lorena, la donna che giovedì scorso è stata rapita dal suo ex Federico
Vella che poi l'ha uccisa gettandola da un viadotto dell’autostrada A1 a Barberino del Mugello.
  Visibilmente commosso, Franco rivolge un pensiero alla figlia: "Figlia mia, ti abbraccio. Non hai incontrato una persona perbene, hai incontrato un mascalzone. Non lo meritavi. Figlia mia, facciamoci forza. Dobbiamo affrontare purtroppo un periodo duro".  Sull’appello che nei giorni scorsi ha mandato alle Istituzioni, Franco spiega: "Penso che il mio messaggio l'abbiano capito, penso che si interessino al massimo, perché di queste tragedie il popolo italiano ormai ne ha le tasche piene. Non si può più andare avanti. Stanno morendo tante donne che non lo meritano. Ormai è tardi, fate presto. Anche alle donne mando un grande abbraccio; mi raccomando, non fate come mia figlia, che lo voleva difendere e mi diceva che non lo voleva distruggere. Io rispettavo la decisione di mia figlia. Quanto vorrei vedere una legge con l’unanimità della politica per difendere le donne".  Sull’ex fidanzato e assassino di Lorena, Federico Vella: "Non l'ho mai conosciuto. Però ormai ho 78 anni, ho i capelli bianchi e di esperienza nella vita ne ho. Un pochettino di paura l’avevo, altrimenti non sarei stato sempre a dirle “denunciamolo”. Lei era una ragazza buona, non lo voleva rovinare. Non ci ha dato tempo quel mascalzone che non è altro".  Conclude parlando dei ricordi più belli di sua figlia: "Ne ho tanti di ricordi, per esempio non posso dimenticare il giorno della laurea. La chiamano, le fanno le domande, comincia a parlare e alla fine il professore dice “Isceri, alt! Piccolo il corpo, grande il cervello. 110 e lode”". 
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Nuzzi ricorda Marta, la 27enne precipitata dagli studi Mediaset di Cologno Monzese: “Ti salutiamo così”

(Adnkronos) – "Oggi in tanti si sono riuniti nell'ultimo saluto a Marta, una delle segretarie della fantastica redazione di Dentro la Notizia. E' mancata pochi giorni fa, se ne è andata via a 27 anni. La salutiamo così: Ciao Marta, con un fiore e con la delicatezza e lo stile sobrio che lei aveva nel mondo di confrontarsi con tutti noi". Così Gianlugi
Nuzzi ha ricordato oggi nel corso della puntata di Dentro la Notizia in onda su Canale 5, la giovane precipitata dall’ottavo piano di una palazzina degli studi a Cologno Monzese nel pomeriggio di lunedì 31 agosto e morta poco dopo. Oggi si sono svolti i funerali al Santuario di Vimercate, alle porte di Milano, e il conduttore ha voluto ricordarla dedicandole un piccolo spazio durante la puntata di oggi, lunedì 7 settembre.  A dare la notizia del decesso della ragazza era stato in diretta televisiva Giuseppe Brindisi, conduttore di Zona Bianca su Rete 4. In apertura della puntata di lunedì scorso, Brindisi ha ricordato la giovane collega con parole commosse, affiancato da alcuni dei colleghi che lavoravano con lei. "Questa sera, nell’anteprima di Zona Bianca, voglio parlarvi di Marta, una nostra giovane collega che oggi ci ha lasciato", aveva detto il conduttore. 
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Emma Bonino ricoverata d’urgenza in ospedale, è in gravi condizioni

(Adnkronos) –
Emma Bonino ricoverata d'urgenza all'ospedale Santo Spirito a Roma. Bonino, 78 anni, era stata ricoverato presso lo stesso ospedale lo scorso anno dopo un malore il 30 novembre. La leader radicale in passato è stata colpita da un tumore al polmone. Bonino è arrivata nel pomeriggio in codice rosso al pronto soccorso dell'ospedale. Sono in corso accertamenti. 
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Roberta Picchi ha un tumore al seno, il Como le rinnova il contratto fino al 2028

(Adnkronos) –
Alla calciatrice del Como Women Roberta Picchi è stato diagnosticato un tumore al seno e il club le ha rinnovato il contratto fino al 2028. E' stato lo stesso club lombardo ad annunciare che "Roberta Picchi ha concluso un iter di accertamenti medici che hanno evidenziato la presenza di un carcinoma della mammella. Roberta intraprenderà ora un percorso terapeutico, supportata dallo staff medico del club, che affiancherà le equipe specialistiche che hanno in carico il percorso di terapie", sottolinea il Como 1907 che "si stringe attorno a Roberta e alla sua famiglia offrendo loro tutto il supporto necessario.  Nell'ambito di questo impegno costante, il Club ha inoltre rinnovato il contratto di Roberta fino alla fine della stagione 2027/28. In questo momento, nel quale Roberta si concentrerà sul suo percorso di cure e recupero, chiediamo che la sua privacy venga rispettata". 
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Paura a Pordenone, bimbo di 2 anni incastrato con la testa nella ringhiera del parco giochi: soccorso

(Adnkronos) – I vigili del fuoco sono intervenuti intorno alle 18 nell'area giochi del parco
Galvani, a Pordenone, per soccorrere un bambino di due anni rimasto incastrato con la testa nella ringhiera che delimita il terreno. Mentre il papà tentava di tranquillizzarlo, i soccorritori hanno iniziato a smontare la ringhiera, spiegando passo passo al bimbo cosa stessero facendo e riuscendo così a calmarlo. Liberato, non ha riportato ferite ed ha ripreso a giocare appena passato lo spavento.  
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Ecclestone nei guai a 95 anni, fucile sul jet: fermato in Portogallo

(Adnkronos) – Bernie Ecclestone non smette di far parlare di sé. A 95 anni, l’ex boss della Formula 1 è finito nuovamente al centro dell’attenzione, questa volta in Portogallo. Il britannico è stato fermato all’aeroporto di Tires, nella zona di Cascais, dopo l’atterraggio del suo jet privato. Durante un controllo sarebbe stato trovato un fucile a bordo dell’aereo, facendo scattare l’intervento delle autorità. La notizia del presunto arresto ha fatto rapidamente il giro dei media, ma Ecclestone ha smentito questa ricostruzione. Secondo la sua versione, non sarebbe stato arrestato: avrebbe semplicemente dovuto consegnare l’arma, non essendo in possesso dei documenti necessari per trasportarla in Portogallo. Un episodio che ricorda quanto accaduto nel 2022 in Brasile, quando una pistola venne trovata nei suoi bagagli. Ecclestone aveva allora spiegato di non sapere che l’arma fosse nella valigia. Per quasi quarant’anni Ecclestone è stato l’uomo forte del Circus, trasformando la Formula 1 in un business planetario. Dal 2017 non ne controlla più le redini, ma il suo nome resta una delle figure simbolo della storia della categoria. 
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Residenti Borgo Pio contro il parcheggio di piazza Capponi: “Giubileo finito, non è più opera indifferibile, ma scavi vanno avanti’

(Adnkronos) – "Il giubileo è finito da nove mesi, non c'è alcun appiglio per dire che il parcheggio di piazza Capponi è un'opera indifferibile. Conclusa l'indagine archeologica del primo scavo, questa mattina le ruspe hanno chiuso la fossa lasciata aperta per tutto il mese di agosto, con transenne tutt'altro che invalicabili e infatti per tre volte aperte. Noi residenti siamo stati privati della possibilità di usufruire della piazza, dove prima giocavano i bambini, e costretti a vivere con il terrore di questi scavi a nemmeno 2 metri di distanza dalle fondamenta dei nostri palazzi, vecchi e forse non tanto solidi da reggere alla lunga ruspe e vibrazioni. Tutto questo per un'opera giubilare ritenuta 'impossibile da rinviare e indifferibile' dal commissario straordinario, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, che ha firmato la concessione. Il giubileo, però, è finito il 7 gennaio e noi siamo ancora così". Lo dice all'Adnkronos Rosita Torre, portavoce del Comitato di Base Rione Borgo, dove è in programma la realizzazione di un parcheggio interrato. "Parliamo di 140 box che saranno venduti a duecentomila euro l'uno – spiega – Non un'opera pubblica, quindi. Un parcheggio privato con nessun posto a rotazione, a esclusivo vantaggio di una piccola ditta privata alla quale è stato dato questo appalto in forma diretta senza nemmeno un bando o una gara. Nel frattempo, la Soprintendenza ha chiesto di fare i dovuti controlli perché l'area è molto interessante dal punto di vista archeologico. Uno scavo aperto il 9 marzo, lo stanno chiudendo ora, a sette metri di profondità, e nello scavo sono stati trovati una stradina medioevale, fognature di fine '800, mura di case settecentesche, ritenuti non di grande rilievo proprio perché recenti e comunque non al punto da bloccare il parcheggio. Hanno spostato quanto trovato nei depositi della Soprintendenza e questa mattina è arrivata la ruspa per chiudere la fossa in attesa di riaprirne prossimamente un'altra all'angolo tra via Properzio e via Capponi. Il 27 luglio scorso abbiamo interessato il difensore civico della Regione, nella persona di Marino Fardelli, perché il 18 dicembre scorso la ditta avrebbe dovuto presentare il progetto esecutivo, ad oggi mai presentato. Non siamo riusciti a fare un ricorso al Tar per 4 giorni di ritardo, loro non hanno presentato il progetto entro 30 giorni. Speriamo che il sindaco comprenda di togliere questa concessione a un progetto sicuramente non più indifferibile". 
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Saluti romani in curva Sud durante Roma-Atalanta all’Olimpico: 14 identificati

(Adnkronos) – Quattordici identificati, nel corso delle indagini della polizia del commissariato Prati e della Digos della questura capitolina, per i saluti
romani che sono stati fatti ieri da un gruppo di supporters giallorossi, in curva Sud, nel corso della partita Roma-Atalanta, disputatasi allo stadio Olimpico. La polizia è risalita all’identità di 14 delle 17 persone ritratte nell’immagine pubblicata, mentre per altri tre protagonisti del gesto è in corso l’attività di identificazione.  Tutti i componenti del gruppo saranno sanzionati per la violazione del regolamento d’uso dell’impianto sportivo e segnalati all’autorità giudiziaria per la violazione della legge Mancino. Contestualmente, all’esito degli adempimenti di rito, sarà avviata l’istruttoria finalizzata alla valutazione dei presupposti utili all’adozione del Daspo nei confronti di tutti i soggetti coinvolti. 
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Loznitsa porta a Venezia l’Urss fuori dalla propaganda: “Imperium” riscrive la storia attraverso gli archivi

(Adnkronos) – "Nell'Urss il passato non era una narrazione fissa, stabilita, ma uno strumento politico". È da questa consapevolezza maturata durante l'infanzia in Ucraina che Sergei Loznitsa parte per raccontare "Imperium", il film presentato all'83/a Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia e costruito interamente attraverso immagini d'archivio. Il regista ucraino torna così sull'Unione Sovietica degli inizi degli anni Settanta, nel pieno dell'epoca brezneviana, attraverso un patrimonio cinematografico italiano rimasto a lungo inedito. «Forse è per questo motivo che le immagini d'archivio occupano un posto centrale nel mio lavoro – spiega Loznitsa –: esse conservano tracce tangibili di ciò che è realmente accaduto, indipendentemente dalle interpretazioni o dalle distorsioni successive». Il progetto nasce dall'incontro con materiali conservati negli archivi italiani. Nel maggio 2024 Loznitsa ha visionato alcuni estratti delle riprese e ne è rimasto colpito, in particolare per la distanza dalla tradizionale rappresentazione propagandistica dell'Unione Sovietica. Da quel momento è iniziato un lungo lavoro di visione e montaggio, con nuovi materiali ricevuti progressivamente dal regista. «Avevo l'intuizione che dentro questa enorme mole di materiale si nascondesse il mio film, ma non avevo idea di quale film fosse», racconta. Le immagini sono diventate progressivamente episodi autonomi, fino a comporre un viaggio attraverso il territorio sovietico e le sue molteplici identità. Il film utilizza materiali girati tra il 1970 e il 1973 da una troupe di cineasti italiani guidata dall'antropologo e musicologo Diego Carpitella. Nel gruppo figuravano, a vario titolo, anche Folco Quilici, Luigi Di Gianni, Giorgio Arlorio, Giuseppe Ferrara, Rudi Assuntino e Gianni Bonicelli. Dall'Oceano Artico ai Carpazi, dal deserto del Karakum alle repubbliche caucasiche di Georgia, Armenia e Azerbaigian, fino all'Uzbekistan, al Tagikistan e al Pacifico, Imperium attraversa una geografia vastissima. Al centro ci sono soprattutto le persone: la vita quotidiana, i volti, le tradizioni, i riti, le culture e le diverse etnie che abitavano le repubbliche sovietiche. «La cosa principale di questo materiale è la diversità», osserva Loznitsa, sottolineando come lo sguardo italiano abbia intercettato la varietà culturale di popolazioni costrette a convivere sotto un unico dominio ideologico. Il percorso del film segue anche una precisa struttura geografica e simbolica. «È un film viaggio», spiega il regista. «Partendo da Mosca, il posto centrale, ci inoltriamo nell'Asia centrale, proseguendo per il Caucaso e l'Ucraina, oltre i confini di Mosca, per concludere nei Paesi baltici e ritornare di nuovo al centro». È proprio il rapporto tra centro e periferie a costituire uno degli elementi fondamentali dell'opera. Secondo Loznitsa, man mano che le immagini si avvicinano al centro del potere sovietico diventano più evidenti i segni del controllo politico, mentre nelle diverse repubbliche continuano a emergere tradizioni e identità locali. Il regista rivendica inoltre la peculiarità di un materiale realizzato da una troupe straniera in un Paese sottoposto a un rigido controllo delle immagini. «È stato un miracolo che una troupe da un altro Paese, un Paese libero, sia stata autorizzata a entrare in Unione Sovietica e a filmare in ogni angolo remoto di questo Paese», sostiene. Per Loznitsa, la relativa libertà di queste riprese permette di osservare una realtà diversa da quella consegnata dai repertori ufficiali. Nel corso dell'intervista il regista ricorda, a questo proposito, quanto fosse stringente il controllo sulla produzione documentaristica sovietica e cita il caso delle riprese del funerale della poetessa Anna Achmatova, realizzate dal regista Semyon Aranovich, che gli costarono il licenziamento. "Imperium" diventa così anche una riflessione sui meccanismi della propaganda, della censura e della costruzione della memoria. «Un approccio rigoroso alla storia è essenziale se vogliamo evitare di ripetere gli errori del passato», afferma Loznitsa, indicando questo principio come uno dei fondamenti del proprio lavoro artistico. Il progetto è stato reso possibile dalla collaborazione tra tre importanti istituzioni italiane: Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico (Aamod), Archivio Luce Cinecittà e Cineteca Nazionale. Per la prima volta i tre archivi hanno lavorato insieme al recupero, al restauro e alla digitalizzazione del fondo. Il patrimonio comprende 482 rulli di pellicola 16mm a colori, per quasi 60 ore complessive di girato. Gran parte delle registrazioni sonore originali è andata perduta. Per il film Loznitsa ha quindi costruito un paesaggio sonoro interamente in post-produzione, ricreando rumori e suoni con l'obiettivo di restituire alle immagini una dimensione immersiva.  La pellicola è promossa da Aamod ed è frutto di una coproduzione europea che coinvolge Germania, Italia, Francia e Lituania, con Essential Film, Kino Produzioni, Rai Cinema, Luce Cinecittà, Cineteca Nazionale, Société Parisienne de Production, Arte France e Studio Uljana. La distribuzione internazionale è affidata a Coproduction Office. Nel confronto con l'attualità, Loznitsa lega la riflessione sul passato sovietico alle dinamiche del potere contemporaneo. Secondo il regista, le tecniche di propaganda e di trasformazione della società attraverso quella che definisce «ingegneria sociale» hanno lasciato conseguenze profonde nella Russia contemporanea. «Il regime di oggi ha lo stesso compito di quello che aveva il regime di Stalin, ovvero trasformare lo spazio secondo i propri scopi», afferma, riferendosi alla Russia di oggi. Un giudizio che il regista estende al rapporto tra autoritarismo, società e responsabilità individuale. Nel corso dell'intervista affronta anche la questione degli artisti russi dissidenti e delle polemiche sulla loro presenza nei grandi festival internazionali. Loznitsa mette in guardia dal rischio di trasformare l'appartenenza nazionale in una forma di responsabilità collettiva: «Una persona è responsabile per ciò che accade solo in base all'appartenenza alla propria etnia o in base al passaporto che possiede?». Per il regista, il principio da difendere resta quello della responsabilità individuale. Le polemiche sulla cultura, sostiene, rischiano inoltre di spostare l'attenzione dalle questioni politiche ed economiche più ampie. Con "Imperium", Loznitsa affida dunque alle immagini il compito di interrogare la memoria. Non un semplice ritorno al passato, ma un viaggio attraverso un territorio nel quale la propaganda ha cercato di imporre una narrazione unica e nel quale, dietro quella narrazione, continuavano a vivere culture, lingue, tradizioni e identità differenti. «Il viaggio che offro a voi – conclude il regista – deve trasformare voi. Non sono io il demiurgo: siete voi a dover cambiare». (di Paolo Martini)  
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