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Dl caldo, Senato approva con 86 sì

(Adnkronos) – Con 86 voti favorevoli, 47 contrari e 4 astenuti, il Senato ha approvato il decreto Caldo recante 'misure urgenti in materia di tutela dei lavoratori in caso di emergenza climatica, di rafforzamento del ministero del lavoro e delle politiche sociali, nonché di termini di versamento del contributo di solidarietà temporaneo'.  Il provvedimento, tra l'altro, punta a introdurre misure per mettere in sicurezza i lavoratori dal caldo estremo e prevede il ricorso alla cassa integrazione per motivi climatici. —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Rai, Commissione Ue all’Italia: “Rischi interferenza politica”

(Adnkronos) – "La Commissione è consapevole dei rischi di interferenza politica che incidono sull'indipendenza dei media del servizio pubblico in Italia". Questo quanto scrive a nome della Commissione Europea Thierry Breton, Commissario per il Mercato Interno, in una risposta scritta ad un'interrogazione parlamentare presentata da 15 Eurodeputati S&D e Verdi/Ale, tra cui 10 del Pd, primo firmatario Massimiliano Smeriglio, 'Ingerenze nei fornitori di media di servizio pubblico in Italia'.  "A tale riguardo – si legge nella risposta scritta del Commissario – la relazione sullo Stato di diritto 20231 relativa all'Italia rileva che occorre rafforzare la salvaguardia dell'indipendenza editoriale e finanziaria di tali media. La relazione rileva inoltre che non si sono constatati sviluppi per quanto riguarda il quadro normativo che disciplina la governance e i sistemi di finanziamento della RAI-Radiotelevisione Italiana S.p.a. (RAI), malgrado l'esigenza, menzionata nella relazione sullo Stato di diritto e nell'Osservatorio del pluralismo dei media, di una riforma che permetta alla RAI di resistere meglio ai rischi di influenze politiche e dipendenza finanziaria nei confronti del governo". "La proposta della Commissione relativa a una legge europea per la libertà dei media, adottata il 16 settembre 2022 e attualmente oggetto di negoziati legislativi al Parlamento europeo e al Consiglio – si legge poi – prevede una serie mirata di norme volte a rafforzare il funzionamento indipendente dei media di servizio pubblico impedendone la politicizzazione e garantendo lo svolgimento della loro missione per assicurare il corretto funzionamento del mercato interno. La proposta prevede in particolare salvaguardie volte a garantire che i dirigenti e gli organi direttivi dei media di servizio pubblico siano nominati mediante una procedura trasparente, aperta e non discriminatoria, e che le decisioni relative al loro licenziamento siano debitamente motivate, preventivamente notificate e rese pubbliche. La proposta prevede altresì che i media di servizio pubblico dispongano di risorse finanziarie adeguate e stabili per l'adempimento della loro missione di servizio pubblico e offrano al loro pubblico informazioni e opinioni imparziali e pluralistiche". —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Calciomercato Fiorentina, Infantino è un nuovo calciatore viola

(Adnkronos) – La Fiorentina ha comunicato "di aver acquisito, a titolo definitivo, i diritti alle prestazioni sportive del calciatore Gino Infantino dal C.A. Rosario Central. Infantino, nato a Rosario (Argentina) il 19 maggio 2003, nell'ultimo Campionato Argentino ha disputato 17 partite segnando un gol e fornendo un assist. Il nuovo calciatore viola conta, già, numerose presenze con l'Under 20 Argentina, con la quale ha disputato l'ultimo Mondiale di categoria. Infantino si è legato al Club viola con un contratto fino al 30 giugno 2028", spiega il club viola. —sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Pronto soccorso, medici internisti in protesta contro la riforma della Lombardia

(Adnkronos) – Protesta dei medici internisti contro la riforma dei pronto soccorso annunciata nei giorni scorsi dalla Regione Lombardia, oggetto di una delibera approvata dalla Giunta su proposta dell'assessore al Welfare, Guido Bertolaso. Da un lato il "rammarico per non essere stati consultati in fase di elaborazione del piano di riordino", nonostante siano proprio le Medicine interne i reparti che ricoverano la maggioranza dei pazienti che ricorrono alle cure di emergenza-urgenza, e a dispetto del carico di lavoro sopportato in pandemia, con il 70% dei malati Covid gestiti in Medicina interna. Dall'altro i timori legati ai contenuti del provvedimento, che presenta "criticità sostanziali" per gli ospedali, per i camici bianchi che vi operano e per gli stessi pazienti. I quali, per effetto della riforma dei Ps lombardi così come descritta, potrebbero non ricavare "un reale vantaggio", ma addirittura correre dei rischi.  Sono 7 i problemi che ostacolerebbero l'applicazione del piano di riordino e che vengono messi nero su bianco dalle sezioni lombarde di Fadoi (Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti) e Simi (Società italiana di medicina interna), in una lettera indirizzata a Bertolaso e per conoscenza al governatore Attilio Fontana. "Se da un lato la delibera prevede alcune modifiche strutturali che sono e saranno fondamentali per il miglioramento dell'attività del Ps e per le quali apprezziamo e condividiamo l'impegno dell'assessorato – scrivono gli specialisti – dall'altro vi sono" appunto "criticità sostanziali che nell'impostazione attuale non possiamo non evidenziare, con l'approccio costruttivo che ha sempre caratterizzato la collaborazione con la Direzione generale Welfare" della Regione e "con l'assessorato".  La missiva, chiariscono Fadoi e Simi Lombardia, vuole essere "un tentativo costruttivo di partecipare alla discussione e alla condivisione di un percorso realmente sostenibile, che ci vede in prima linea nella gestione delle attività ospedaliere insieme ai colleghi urgentisti e delle altre specialità, ma che deve necessariamente essere affrontato in maniera sistemica", avvertono gli internisti, "mettendo prioritariamente il paziente al centro del processo di cura".  "Il Pronto soccorso – ricordano Fadoi e Simi Lombardia – rappresenta la porta d'ingresso dell'ospedale, il 'primo baluardo di difesa' per i cittadini con problemi medico-chirurgici", le cui attività per forza di cose "si riflettono sulle attività dei reparti specialistici. Conseguentemente, un piano di riordino di queste strutture non può essere svincolato dalla considerazione del flusso dei pazienti nella sua completezza, dal Pronto soccorso ai reparti di degenza, al rientro sul territorio". Lo sanno bene i medici internisti, "significativamente coinvolti, con molti sacrifici e spirito di collaborazione – rimarcano nella lettera – nelle attività turnistiche di moltissimi Ps". Ed è proprio in virtù di questo ruolo che gli specialisti di Medicina interna sottopongono a Bertolaso 7 osservazioni, "confidenti che vengano considerate".  La prima criticità rilevata dagli esperti riguarda il punto della delibera in cui si spiega che l'indisponibilità di posti letto nelle degenze ospedaliere non è giustificazione sufficiente a impedire l'immediato ricovero del paziente da parte del medico del Dipartimento di emergenza-urgenza/Ps. "In questo modo", però, "il problema del boarding di Ps", ossia dei pazienti per i quali si decide il ricovero e che restano in attesa di un letto, "non viene risolto – obiettano gli internisti – ma solo spostato, scaricandolo sui reparti di degenza, senza un reale vantaggio per il paziente". Anzi, "come dimostra la letteratura, il ricovero del paziente in un setting non adeguato, o in appoggio/sovrannumero, come facilmente accadrebbe, porta a un aumento del rischio clinico, con effetti sfavorevoli sugli esiti". Il secondo problema sollevato da Fadoi e Simi è relativo al passaggio della delibera in cui si prevede, per supportare le esigenze del Ps, un riequilibrio nella dotazione dei posti letto sulla base dei dati epidemiologici e tenendo conto delle esigenze del Pronto soccorso stesso. "Un maggior numero di posti letto a disposizione del Ps è fondamentale. Tuttavia – commentano gli specialisti – dal momento che non è previsto alcun incremento del numero di letti accreditati complessivi, ma solo una redistribuzione, ciò si accompagnerebbe verosimilmente a una riduzione dei letti soprattutto per l'elezione, sia medica che chirurgica, e conseguentemente si ridurrebbe la capacità degli ospedali pubblici di rispondere a esigenze cliniche non acute, ma altrettanto importanti per i pazienti. Anche la creazione di posti letto per le unità operative di Medicina d'emergenza-urgenza (12-24 letti), in assenza di una modifica dei letti complessivi accreditati andrà ad accentuare questa problematica".  Il terzo "passaggio critico, e di difficile comprensione clinica e organizzativa", proseguono i medici internisti nella lettera a Bertolaso, "è quello che riguarda la 'gestione della guardia medica/chirurgica interdivisionale'". Agli specialisti Fadoi e Simi "non è chiaro se tale gestione della guardia interdivisionale sia in sostituzione delle attuali guardie interdivisionali, in carico agli specialisti dei vari reparti di degenza, oppure in aggiunta. In entrambi i casi ci chiediamo come mai ad esempio un internista, nel caso di un paziente che presenti 'un deterioramento dei parametri cardiorespiratori/emodinamici', debba chiamare il collega urgentista e non possa invece gestire l'urgenza in prima persona (come fa ora), decidendo autonomamente quando chiamare il rianimatore". Fra l'altro, "tale attività comporterebbe la necessità di reclutamento di un numero ancora maggiore di urgentisti, a discapito delle altre specialità, altrettanto in sofferenza". Gli internisti chiedono poi chiarimenti su un quarto e un quinto punto particolarmente tecnici, passando successivamente a far notare, al punto 6, come "il problema delle risorse umane sembrerebbe rappresentare al momento il vero ostacolo difficilmente sormontabile nell'attuazione del piano di riordino. Le molteplici mansioni del medico urgentista che si vanno a configurare – scrivono le società firmatarie – prevedono un enorme aumento delle risorse per le unità operative complesse di Pronto soccorso-Medicina d'urgenza, già oggi in estrema sofferenza e dipendenti da contributi esterni, che pare, almeno per i prossimi 5 anni, assolutamente irrealizzabile". I medici internisti ribadiscono inoltre che "la maggior parte dei professionisti che opera in area Ps-Medicina d'urgenza in Lombardia proviene dall'area medica, in particolare dalla Medicina interna". Dunque, "se da un lato è fondamentale attuare un'adeguamento delle risorse disponibili in Ps-Medicina d'urgenza, dall'altro ciò non deve andare a compromettere equilibri estremamente fragili nei reparti specialistici (non solo Medicina) dove si rileva carenza analoga", se non "una vera e propria fuga dall'ospedale". Infine "un'ultima considerazione", la numero 7, "riguarda l'attivazione di ambulatori per i Codici minori. Nel 2022 – puntualizzano gli internisti – i Codici minori hanno rappresentato il 76,8 % di tutti gli accessi nei Ps della Lombardia (fonte Areu, Agenzia regionale emergenza urgenza). Partendo da questo dato, pare inverosimile che i medici di continuità assistenziale (o loro assimilati anche non specialisti) possano prendersi un carico così poderoso. Inoltre, non va dimenticato come anche all'interno dei codici di priorità 4-5 possono nascondersi non infrequentemente sintomatologie subdole che devono essere supervisionate da professionalità con adeguata competenza specialistica, senza parlare della responsabilità in tal senso che viene direttamente affidata al triagista. A questo punto – è la perplessità finale degli internisti – rimane il dubbio su quale figura medica possa farsi carico dei Codici minori". —salute/sanitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Salario minimo rinviato, opposizioni danno battaglia: “Al via raccolta firme”

(Adnkronos) – Le opposizioni danno battaglia sul salario minimo, dopo che la Camera ha approvato la questione sospensiva relativa alla proposta di legge, rinviando il confronto di due mesi, e annunciano una raccolta firme. "Il governo scappa sul salario minimo rinviando l’analisi della legge presentata dalle opposizioni, ma noi non ci fermiamo. Continuiamo la nostra battaglia", dice la segretaria del Pd, Elly Schlein. "Ci mobiliteremo per rafforzare la nostra proposta, raccogliendo le firme dei cittadini e delle cittadine. Lo facciamo perché è una battaglia giusta e necessaria, nell'interesse di oltre 3 milioni e mezzo di lavoratori e lavoratrici povere nel nostro Paese. Perché lavoro e povero non devono più stare nella stessa frase", spiega la leader dem. Nella battaglia sul salario minimo "abbiamo avviato una raccolta firme anche con le altre forze di opposizione, così che nelle Aule entri anche la forza della società civile", sottolinea il leader del M5S, Giuseppe Conte, ospite di 'Piazza Asiago'. “Anche oggi la maggioranza di governo ha mostrato al Paese il suo vero volto – afferma in una nota il Movimento 5 Stelle – Rinviare la discussione della nostra proposta di legge sul salario minimo legale, con una sospensiva che peraltro contiene al suo interno argomentazioni palesemente false, significa ignorare scientemente le condizioni in cui versano 3,6 milioni di lavoratrici e lavoratori. Ma mentre questa maggioranza butta la palla in tribuna, noi continuiamo a combattere la nostra battaglia nel Paese con l’obiettivo di mandare in porto una misura che 3 italiani su 4 ci chiedono a gran voce".  "Alla ripresa dei lavori parlamentari questa maggioranza non si dovrà confrontare solo con la nostra ostinata determinazione: si ritroverà sul tavolo della discussione anche tutto il sostegno delle adesioni e delle firme dei cittadini in appoggio alla nostra proposta. In queste ore metteremo a punto, insieme alle altre forze di opposizione – spiega M5S – la campagna per la raccolta delle firme”.  "Loro rinviano e noi rilanciamo – affermano in una nota Angelo Bonelli, co-portavoce nazionale di Europa Verde, e Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, deputati dell'Alleanza Verdi e Sinistra – Mentre la maggioranza e il governo fuggono dalla realtà di milioni di lavoratrici e lavoratori poveri rinviando la discussione sulla proposta delle opposizioni per il salario minimo legale, noi rilanciamo l’iniziativa nel Paese. Nelle prossime settimane lavoreremo con le altre forze per coinvolgere cittadine e cittadini, raccoglieremo firme a sostegno di questa proposta di giustizia sociale per dare una risposta al governo delle ingiustizie sociali e ambientali". —politicawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Sanità: Lombardia, rivolta medici internisti contro riforma pronto soccorso (2)

(Adnkronos) – "Il Pronto soccorso – ricordano Fadoi e Simi Lombardia – rappresenta la porta d'ingresso dell'ospedale, il 'primo baluardo di difesa' per i cittadini con problemi medico-chirurgici", le cui attività per forza di cose "si riflettono sulle attività dei reparti specialistici. Conseguentemente, un piano di riordino di queste strutture non può essere svincolato dalla considerazione del flusso dei pazienti nella sua completezza, dal Pronto soccorso ai reparti di degenza, al rientro sul territorio". Lo sanno bene i medici internisti, "significativamente coinvolti, con molti sacrifici e spirito di collaborazione – rimarcano nella lettera – nelle attività turnistiche di moltissimi Ps". Ed è proprio in virtù di questo ruolo che gli specialisti di Medicina interna sottopongono a Bertolaso 7 osservazioni, "confidenti che vengano considerate".  La prima criticità rilevata dagli esperti riguarda il punto della delibera in cui si spiega che l'indisponibilità di posti letto nelle degenze ospedaliere non è giustificazione sufficiente a impedire l'immediato ricovero del paziente da parte del medico del Dipartimento di emergenza-urgenza/Ps. "In questo modo", però, "il problema del boarding di Ps", ossia dei pazienti per i quali si decide il ricovero e che restano in attesa di un letto, "non viene risolto – obiettano gli internisti – ma solo spostato, scaricandolo sui reparti di degenza, senza un reale vantaggio per il paziente". Anzi, "come dimostra la letteratura, il ricovero del paziente in un setting non adeguato, o in appoggio/sovrannumero, come facilmente accadrebbe, porta a un aumento del rischio clinico, con effetti sfavorevoli sugli esiti". Il secondo problema sollevato da Fadoi e Simi è relativo al passaggio della delibera in cui si prevede, per supportare le esigenze del Ps, un riequilibrio nella dotazione dei posti letto sulla base dei dati epidemiologici e tenendo conto delle esigenze del Pronto soccorso stesso. "Un maggior numero di posti letto a disposizione del Ps è fondamentale. Tuttavia – commentano gli specialisti – dal momento che non è previsto alcun incremento del numero di letti accreditati complessivi, ma solo una redistribuzione, ciò si accompagnerebbe verosimilmente a una riduzione dei letti soprattutto per l'elezione, sia medica che chirurgica, e conseguentemente si ridurrebbe la capacità degli ospedali pubblici di rispondere a esigenze cliniche non acute, ma altrettanto importanti per i pazienti. Anche la creazione di posti letto per le unità operative di Medicina d'emergenza-urgenza (12-24 letti), in assenza di una modifica dei letti complessivi accreditati andrà ad accentuare questa problematica". (segue) —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Reddito di cittadinanza, Calderone: “506 milioni percepiti indebitamente”

(Adnkronos) – "Dai controlli della Guardia di Finanza, a decorrere dall'introduzione del reddito fino al primo semestre 2023, risultano assegni indebitamente percepiti e indebitamente richiesti per un ammontare di 506 milioni". Lo ha detto la ministra del Lavoro, Marina Elvira Calderone, nel corso dell'informativa sul reddito di cittadinanza in Aula al Senato.  "Nell'attività di controllo sui percettori di reddito di cittadinanza, effettuati dall'ispettorato nazionale per il lavoro e dal nucleo dei carabinieri tra il 2019 e il 2023, sono stati intercettati 35.737 percettori irregolari o con necessità di regolarizzare la posizione", ha aggiunto. Replicando alle dure critiche che arrivano da Pd e M5S, la ministra ha voluto "ricordare che l'introduzione del reddito di cittadinanza, che ha seguito l'abolizione del Rei, è avvenuta tra le severe critiche di numerosi componenti di forze politiche che oggi siedono tra banchi dell'opposizione e che oggi hanno una visione critica delle misure adottate dal governo". "Il Rdc ha mostrato da subito aspetti di criticità legati al forte disallineamento tra il sostegno monetario e le iniziative di attivazione, reso evidente dall'aver iniziato l'erogazione monetaria senza aver provveduto a mettere in grado i centri per l'impiego di far fronte ai nuovi compiti loro assegnati sul piano occupazionale", ha affermato Calderone. La ministra del Lavoro ha inoltre sottolineato che "l'azione del governo rappresenta il segno politico di un nuovo approccio culturale che si ispira al lavoro, come scritto nella nostra Costituzione. Noi vediamo nel lavoro la risposta alla povertà: è il mezzo migliore per contrastare le condizioni di indigenza". Ma le opposizioni incalzano. “Questa destra ha deciso che se hai tra i 18 e i 59 anni un lavoro lo devi trovare per forza, non conta quale sia la tua condizione di vita – ha detto in Aula il senatore Francesco Boccia, presidente del gruppo del Pd al Senato – Ma noi non abbiamo mai visto nessuno che ha deciso di nascere povero, di non studiare, di vivere in condizioni drammatiche. Al contrario, chi è in quelle condizioni cerca di uscirne e se non riesce a farlo ha bisogno dello Stato”.  “Se la Guardia di Finanza su 25 miliardi ha trovato truffe per 500 milioni, cioè per il 2% delle pratiche di Rdc – ha continuato Boccia – vuol dire che qualcosa ha funzionato. E voglio dirlo a chi guarda al passato pensando di fare propaganda: il Pd nel 2018 non votò per il Rdc, ma nel 2019, quando si è trattato di renderlo strutturale durante il governo giallorosso, lo ha votato convintamente. E ringrazio Dio, perché se non ci fosse stato il Rdc durante il lockdown avremmo avuto conflitti sociali veri. Ha funzionato tutto? Ha funzionato come sussidio, andava migliorato sulle politiche attive per il lavoro. Peccato che la ministra Calderone non abbia fatto un solo incontro sulle politiche attive del lavoro con i sindacati, fatto salvo poi ora scoprire la concertazione per quello che riguarda il salario minimo", ha aggiunto il dem. "Allora delle due l’una: se è centrale quello che pensano i sindacati, chiedo alla ministra Calderone di convocarli, se non vuol convocare le opposizioni. Apra un tavolo su precarietà e mercato del lavoro. Se farà questo avrà tutto il nostro sostegno. Governo e maggioranza non continuino a non far nulla con il pretesto di non poter far tutto, hanno rinviato tutto a settembre dal Pnrr, all’Autonomia, dal salario minimo a questa fantomatica piattaforma sui centri per l’impiego. Noi sappiamo che ad agosto ci saranno persone che vivranno con un trauma, perché non sapranno cosa succederà tra un mese e avranno la certezza di non avere un futuro davanti”, ha concluso Boccia. Violenze in vista spinte dallo stop al reddito di cittadinanza? "Mi auguro di no, il M5S farà di tutto per evitare che il disastro sociale prodotto dalla sospensione del Rdc, l'angoscia di lavoratori sottopagati e ignorati sfocino e degenerino in violenza, faremo di tutto per scongiurarlo e contrastarlo – ha detto il leader del M5S, Giuseppe Conte, ospite di 'Piazza Asiago' – Ma ci aspettiamo un autunno non caldo ma caldissimo, e il governo non sta facendo nulla per evitarlo". Sul reddito di cittadinanza e i suoi costi "la ministra Calderone non sa di quel che parla – ha dichiarato Conte – se avessero gestito loro l'Italia durante la pandemia avrebbero fatto ancor più danni. Hanno prima commissariato l'Inps, poi hanno inviato questo messaggio" per sospendere il reddito di cittadinanza, "improvvido e impreciso. Al di là di un messaggio falso e fuorviante, perché parla di sospensione mentre" si tratta di un taglio, "per fine anno" la sforbiciata "arriverà a ulteriori 300mila famiglie". —economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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100 metri più lenti della storia, atleta Somalia diventa un caso – Video

(Adnkronos) – I 100 metri più lenti della storia diventano un caso politico. Ai Giochi Mondiali Universitari di Chengdu, in Cina, la 20enne Nasra Ali Abukar ha corso in 21''81, a oltre 10'' dalla vincitrice della batteria. Una prestazione per certi versi incredibile e inspiegabile. Il video della corsa affannosa dell'atleta, trasmesso in tv, è rimbalzato sui social e ha alimentato il dibattito: perché la ragazza è stata schierata in una gara che, evidentemente, non era in grado di disputare? Il caso diventa politico, perché sembra che la ragazza sia la nipote di un vicepresidente della federatletica della Somalia e la convocazione sarebbe legata alla parentela illustre.

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Mafia, Santoro scrive a Mattarella: “A repentaglio mia incolumità”

(Adnkronos) –
Michele Santoro scrive a a Sergio Mattarella a proposito dell'inchiesta della Procura di Caltanissetta sul collaboratore di giustizia Maurizio Avola, accusato di calunnia aggravata. "Caro presidente, spero che non trovi inopportuna questa mia lettera; sono costretto a rivolgermi a Lei per denunciare una grave ferita inferta non soltanto alla mia persona e a quella di altri in contatto con me ma a principi costituzionali fondamentali come la libertà di opinione, di movimento e il diritto alla difesa di ciascun cittadino. Ciò avviene nell’indifferenza generale delle istituzioni di controllo, delle maggiori fonti di informazione, della Federazione della Stampa e dell’Ordine dei Giornalisti e, di conseguenza, dell’opinione pubblica", si legge.  Il giornalista fa riferimento all'inchiesta sulle esternazioni del collaboratore Maurizio Avola, che poi sono state inserite nel libro di Santoro “Nient’altro che la verità”. I racconti di Avola sull’eccidio del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina non hanno trovato alcun riscontro oggettivo dagli accertamenti investigativi sia di natura documentale che storica. "Lo scorso 9 luglio ho dovuto apprendere dal quotidiano 'La Sicilia' la notizia del deposito da parte dei Pubblici Ministeri di Caltanissetta della richiesta di archiviazione nei confronti del collaboratore di giustizia Maurizio Avola, di Aldo Ercolano, vice di Nitto Santapaola a capo del clan catanese appartenente a Cosa Nostra, e di altri mafiosi di livello dello stesso clan, iscritti per il reato di strage per gli eccidi del 1992 di Capaci e via d’Amelio – scrive Santoro – L’indagine era stata aperta a seguito delle clamorose dichiarazioni di Avola, protagonista del libro da me scritto con Guido Ruotolo 'Nient’altro che la Verità', con le quali il collaboratore di giustizia raccontava la sua vita e per la prima volta descriveva la composizione del commando e le esatte modalità di esecuzione dell’attentato in cui hanno perso la vita Borsellino e la sua scorta. Secondo il quotidiano catanese non solo i pm ritenevano priva di riscontri attendibili l’inedita narrazione della strage ma avevano acquisito prove inoppugnabili della sua falsità. Perciò la Procura, considerando dimostrata la malafede di Avola, ipotizzava il reato di calunnia nei riguardi dei mafiosi del gruppo Santapaola". "La notizia della richiesta d’archiviazione era in quel momento coperta da segreto e veniva diffusa senza che gli interessati, e in primo luogo il difensore di Maurizio Avola, ne ricevessero formale avviso – prosegue il giornalista – Prima ancora che 'Nient’altro che la verità' venisse distribuito nelle librerie, la stessa Procura, a maggio del 2021, a indagini ancora aperte, in maniera del tutto irrituale e certamente non conforme ai principi codificati, aveva emesso un comunicato che si spingeva a ipotizzare un depistaggio a cui il collaboratore di giustizia aveva partecipato con la complicità dei giornalisti e dell’avvocato difensore. Sta di fatto che un boss di prima grandezza come Aldo Ercolano, condannato all’ergastolo ostativo, pensò bene di usare le valutazioni della Procura per denunciare me e Maurizio Avola per calunnia, contestazione che i Pubblici Ministeri hanno incredibilmente esteso al suo difensore, l’avvocato Ugo Colonna".  "Ricordo solo di sfuggita, non avendo mai né ottenuto né richiesto scorte o servizi di protezione, che il mio nome, alla vigilia delle stragi, era nell’elenco dei condannati a morte di Cosa Nostra del quale facevano parte anche Borsellino e Falcone. Ma ciò non ha comportato alcuna prudenza da parte di questi 'alfieri dell’antimafia'. In più, con la richiesta di archiviazione, nel fascicolo giudiziario a disposizione delle parti sono state disinvoltamente inserite notizie di contributi a inchieste in corso e immagini recenti di Maurizio Avola, oltre che informazioni dettagliate sul luogo e la città dove attualmente lavora e vive senza alcuna protezione – lamenta Michele Santoro – La prima ragione per cui ho deciso di scriverle è che è stata messa a repentaglio la nostra incolumità. Se dovesse capitare qualcosa a ciascuno di noi, ai nostri familiari e, in particolare, a un collaboratore di giustizia che si è rivelato fondamentale per smantellare la 'famiglia' Santapaola-Ercolano, tutti è bene che sappiano a chi se ne devono attribuire le responsabilità e quali sono le istituzioni che si sono mosse per impedire che ciò accadesse". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Righeira-Gasparri, botta e risposta in tv sul putipù

(Adnkronos) – Botta e risposta tra Johnson Righeira e Maurizio Gasparri a 'L'aria che tira' su La7. "La politica era una cosa seria una volta, c'è stata una deriva. Polemiche assurde su stupidaggini, quando in realtà i problemi sono molto importanti e bisognerebbe affrontarli forse in un'altra maniera", dice Righerira che poi si rivolge a Gasparri. "Io ho partecipato al Primo maggio, mi ricordo che quella mattina il signor Gasparri disse qualcosa sulla musica, i putipù… ecco io gli volevo dire che la musica è una cosa molto seria, è un lavoro molto importante che si fa con passione, che richiede molti sacrifici e non è il caso di fare della facile ironia". "Confermo che 'Vamos a la playa' è una bella canzone, non ritiro il mio giudizio positivo sulla canzone nonostante il qualunquismo di… non so come si chiama di nome, lei non la conosco – replica Gasparri – Io conosco Edoardo Bennato, Giulio Mogol, sono amico di Venditti, di Baglioni. Io in quella dichiarazione prendevo in giro gli altri che fanno un uso un po' strumentale perché quella sarebbe una manifestazione di carattere sindacale. La battuta irrideva più la Cgil che il putipù. Quindi la lezioncina sul rispetto per la musica gliela faccio io". —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)