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Italia Economia n. 31 del 2 agosto 2023

(Adnkronos) – Finestra sui mercati

120 secondi

BPER "https://cms.radiosei.dev.toyou.it/wp-content/uploads/2023/08/02082023_ITALIA_ECONOMIA_32.mp4"—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Rotocalco n. 31 del 2 agosto 2023

(Adnkronos) – Trasporti, FS presenta la nuova società Treni Turistici Italiani

Galaxy Unpacked: torna l’evento lancio di Samsung che svela tutte le novità

Mini, con la strategia Big Love occhio ad ambiente, sostenibilità e inclusività sociale "https://cms.radiosei.dev.toyou.it/wp-content/uploads/2023/08/01082023_ROTOCALCO_TV_32.mp4"—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Roma, degrado a Piazzale Ostiense. La denuncia: “Situazione insostenibile”

(Adnkronos) – Vecchi materassi, vestiti, qualche borsone. E poi le buste dell'immondizia, numerose, disseminate lungo tutto piazzale Ostiense, a due passi dalla Piramide Cestia. "Questo quartiere ormai non è più vivibile, la situazione si è fatta insostenibile", dice all'AdnKronos Marco Cianchetta, titolare dello storico chiosco a Porta San Paolo. "Siamo qui da 24 anni e in tutto questo tempo una situazione simile non si era mai verificata. Ormai siamo lasciati completamente a noi stessi: la nettezza urbana non passa mai, le strade si riempiono di immondizia. Il verde qui intorno, lo curiamo tutto da soli. E' l'unico modo per avere una parvenza di normalità, altrimenti non si lavora più". Oltre all'immondizia e al degrado, inoltre, tanti senza tetto. L'area era già stata 'sgomberata' un anno fa ma ora gli accampamenti sono ricomparsi, più numerosi di prima. "Siamo lasciati a noi stessi, nessuna assistenza da parte del Comune. Per la mia attività pago 24mila euro di tasse l'anno, come un cittadino di serie A. E invece non sono considerato nemmeno di serie B", conclude Cianchetta. I residenti e i comitati di quartiere hanno denunciato da tempo l'aggravarsi della situazione, ma ad oggi nulla è stato fatto, nonostante le varie segnalazioni. A tutto ciò si aggiunge anche il mercatino abusivo di Piazzale Ostiense, dove, spiega Cianchetta, "ogni giorno c'è un via vai di gente che – dopo aver rubato cose in giro per la Capitale – viene a rivenderle qui".  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Esperto Cnr: “5 mosse per battere zanzare, serve conoscere il nemico”

(Adnkronos) – Sempre più zanzare e, soprattutto, sempre più specie, con abitudini diverse e portatrici di 'nuove' malattie, da cui difendersi. "Ovviamente è assolutamente impossibile evitare qualsiasi puntura di questi insetti. Ma bisogna evitare le punture che possono essere pericolose o comunque dare qualche problema. E per i cittadini ci sono 5 mosse possibili: protezioni fisiche; protezioni chimiche; evitarle conoscendo i comportamenti standard del tipo di zanzara; non produrle pulendo efficacemente l'ambiente; pretendere servizi efficaci di disinfestazione". Lo spiega all'Adnkronos Salute Roberto Pantaleoni, Istituto di ricerca sugli ecosistemi terrestri, Cnr-Iret di Sassari, che sottolinea come, soprattutto, "serve conoscere bene il proprio nemico".  Non tutte le zanzare, infatti, sono uguali. E hanno comportamenti diversi. "In Italia abbiamo una quarantina di specie – ricorda Pantaleoni – anche 'nuove' per il nostro territorio. Se non c'è un minimo di conoscenza, non ci si riesce a difendere efficacemente, perché sono diversi i problemi da affrontare. La zanzara Ochlerotatus, di campagna, per esempio, punge solo all'aperto. Con la Culex, altro esempio, non si può dormire con le finestre aperte, con la tigre sì se c'è qualche macchinetta per repellenti accesa". L'informazione, quindi, è un'arma fondamentale. "Non servono a nulla, invece – precisa l'esperto – strumenti propagandati dalla pubblicità come gli ultrasuoni o i rimedi della nonna, tipo il rosmarino sul davanzale".  Per quanto riguarda le 5 mosse efficaci difesa, si parte dalle protezioni fisiche che significa, soprattutto, "zanzariere alle finestre o sopra il letto. In Paesi in cui c'è il problema della malaria, con la zanzara anofele, andare a letto all'imbrunire sotto la zanzariera è un'ottima protezione, perché questa specie di zanzara punge solo di notte". La mossa numero due è rappresentata dalle protezioni chimiche, "i repellenti, in pratica, che hanno una loro efficacia, ma con limiti di tempo. Anche in questo caso, quindi, conoscere le abitudini delle zanzare presenti è fondamentale. Le Aedes autoctone, non la tigre, hanno range di attività molto precisi, se c'è molto caldo ancora più precisi: pungono un'ora o un'ora e mezzo alla sera. E basta. Se si ha questa informazione, si mette il repellente quando serve. Ci sono poi le protezioni chimiche per l'interno: macchinette, erogatori vari, zampironi, altrettanto efficaci".  La terza mossa è "evitarle. Le zanzare, infatti – rimarca Pantaleoni – hanno un comportamento abbastanza standardizzato che è necessario conoscere. Serve informarsi sul tipo di zanzara cercando di concentrare la difesa nei momenti peggiori della giornata". La quarta mossa e "non produrle. Le zanzare, le tigre in particolare, possono essere infatti 'allevate' dal cittadino, nei tombini privati, nei contenitori, nei sottovasi in cui ristagna acqua e che non vengono tenuti puliti. Non è impossibile prevenire perché le zanzare, per compiere il ciclo produttivo, anche in periodi caldissimi come quelli che ci sono stati, hanno bisogno di almeno 5 giorni. Quindi, se si toglie l'acqua ogni 2 o 3 giorni, il gioco è fatto".  La quinta mossa è "pretendere che i servizi di disinfestazione funzionino e siano competenti. Molto spesso, infatti – osserva l'esperto – questo compito è considerato come un mero spruzzare disinfestanti per le strade. La difesa dalle zanzare, in generale, è un pochino più complessa e richiede anche risorse che molto spesso gli enti pubblici non mettono a disposizione. Un grande investimento, come è chiaro da quanto ho detto fino ad ora, è l'informazione perché il cittadino che conosce la zanzara è parte attiva della lotta".  Necessario, infine, conclude Pantaleoni, "avere dei servizi permanenti per questi obiettivi e questo, purtroppo, non accade spesso. Un presidio permanente nel territorio, oggi spesso cancellato per problemi di bilancio, è fondamentale, anche in considerazione dei cambiamenti climatici e la conseguente possibilità di malattie pericolose e sempre più frequenti. Avere presidi permanenti di controllo vuol dire anche tutelare di più l'ambiente, senza ridurre la disinfestazione all'uso di prodotti chimici. Nelle aree dove ci sono presidi di controllo, per esempio legati a progetti di studio, la differenza si vede eccome".  —salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Buffon: “Mi ritiro”. L’annuncio del portiere – Video

(Adnkronos) – "Finisce qua. Mi hai dato tutto. Ti ho dato tutto. Abbiamo vinto insieme". Sono le parole con cui Gianluigi Buffon annuncia il ritiro dal calcio. Il portiere si congeda con un video che ripercorre alcune tappe della straordinaria carriera. Dall'esordio, a 17 anni, con il Parma al passaggio alla Juventus, con la conquista di uno scudetto dopo l'altro. L'apice con la Nazionale e il trionfo ai Mondiali 2006, l'avventura al Psg e il rientro alla Juve, prima di chiudere il cerchio con il ritorno al Parma: Superman si ferma. "https://cms.radiosei.dev.toyou.it/wp-content/uploads/2023/08/Addio-al-Calcio-Buffon-Stampa-1.mp4"—sportwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Milano, Sofia uccisa a coltellate mentre dormiva. Ex fidanzato resta in carcere

(Adnkronos) – Sono almeno 5-6 le coltellate inferte da Zakaria Atqaoui, il 23enne reo confesso per l'omicidio della sua ex fidanzata, la 20enne Sofia Castelli, uccisa sabato all’alba nella sua casa di Cologno Monzese. Si tratta – da quanto emerge da un primo esame sul corpo della giovane, che domani verrà sottoposto ad autopsia – di ferite penetranti, inferte con un coltello da cucina, ritrovato ancora insanguinato all'interno dell'appartamento. L'arma verrà poi analizzata dal Ris di Parma. Proseguono intanto le ricerche dei carabinieri della compagnia di Sesto San Giovanni, che indagano sull'omicidio, del telefono del 23enne, gettato – a quanto lui stesso ha riferito – in un cestino. Sono state fissate invece per venerdì 4 agosto le copie forensi dei cellulari di Sofia e dell'amica con cui la vittima aveva trascorso la serata in discoteca e che alle prime ore di sabato è rientrata con lei nell'appartamento della famiglia Castelli in corso Roma. Le due ragazze, che avevano la sveglia a orari diversi, sono andate a dormire in stanze separate. E' stato allora che Atqaoui, intrufolatosi in casa, avrebbe colpito Sofia alla gola, uccidendola. L'amica non si sarebbe accorta di nulla, fino a quando, il mattino successivo, dopo che il 23enne aveva confessato l'omicidio, i carabinieri hanno fatto ingresso nella casa di corso Roma, trovando il corpo senza vita di Sofia. Atqaoui intanto resta in carcere. Così ha deciso la gip del tribunale di Monza, Elena Sechi, che ha disposto oggi la custodia cautelare in carcere per il ragazzo. La giudice non ha però convalidato il fermo di Atqaoui, emesso dalla pm Emma Gambardella sabato sera, non ritenendo fondato il pericolo di fuga, dal momento che il 23enne, dopo aver ucciso Sofia e prima che chiunque si accorgesse dell'omicidio, si era presentato spontaneamente al comando di Polizia locale di Cologno per confessarlo. La gip ha riconosciuto l'aggravante della premeditazione, così come quella dei futili motivi e della relazione affettiva che legava la vittima al suo assassino. Atqaoui ha riferito di essere entrato nell'appartamento della famiglia Castelli, in corso Roma, verso mezzanotte e di aver atteso lì, nascosto in un armadio nella stanza da letto dei genitori, il rientro di Sofia. Quando la giovane e la sua amica sono tornate a casa, le ha ascoltate parlare di ragazzi, ha atteso che andassero a dormire in stanze separate e ha colpito la ex alla gola, uccidendola. Per la gip "non appare plausibile che l'intenzione di uccidere Sofia (e chi eventualmente si fosse trovato con lei al rientro dalla serata) sia maturata improvvisamente, dopo avere appreso l'intenzione di uscire con i nuovi amici la sera seguente", dal momento che questo Atqaoui già lo sapeva e anzi era proprio la causa "delle sue persistenti manifestazioni di gelosia, che la ragazza aveva inteso troncare ponendo fine alla relazione nelle settimane precedenti".  Al contrario – scrive il magistrato nell'ordinanza con cui applica la misura cautelare – "appare più coerente e logico" ritenere che il 23enne, "dopo essere stato allontanato per l'ennesima volta da Sofia, nel pomeriggio di venerdì 29 si sia procurato subdolamente le chiavi dell'appartamento con l'intenzione di entrare nell'abitazione, abbia atteso per gran parte della giornata, senza allontanarsi troppo, il momento propizio e che, approfittando dell'assenza della ragazza durante la serata, si sia introdotto all'interno, si sia nascosto nell'armadio, armato di un coltello e abbia atteso il rientro della vittima, prefigurando di sorprenderla con il suo nuovo amico".  C'è poi la questione del secondo coltello, trovato all'interno dell'armadio in cui il 23enne si era nascosto, ma non utilizzato da lui per uccidere Sofia, perché ritenuto "poco adatto". Per questi motivi la gip ritiene siano gravi gli indizi della premeditazione a carico di Atqaoui, i cui istinti omicidi non sarebbero "affatto 'improvvisi', suscitati repentinamente da una ben prevedibile conversazione tra le due ragazze". Le circostanze con cui Atqaoui ha ucciso la ex fidanzata "attestano una evidente mancanza di controllo dei propri impulsi violenti". Anche le dichiarazioni fatte dal giovane durante la confessione sarebbero "connotate da profili di illogicità e tese a limitare la gravità del comportamento tenuto, tentando di accreditare la tesi di un 'raptus' momentaneo, determinato unicamente dal comportamento a suo dire incoerente di Sofia, che lo avrebbe illuso rispetto alla speranza di poter riprendere la relazione e poi definitivamente allontanato, bloccandolo su Instagram e rifiutandosi sostanzialmente di incontrario ancora". Per la gip – si legge nelle 17 pagine di ordinanza – Atqaoui "non pare aver ancora ben compreso la gravità del suo comportamento". "Mi sono nascosto perché volevo cogliere sul fatto" Sofia con un altro ragazzo, ha spiegato Atqaoui, confessando sabato scorso alla pm di aver ucciso la giovane. "Non ho detto niente a Sofia durante l'accoltellamento, credo non mi abbia nemmeno visto. Non l'ho svegliata, l'ho colpita mi sembra tre volte sul collo", ha raccontato il 23enne.  I due ragazzi, legati da circa cinque anni, durante il lockdown avevano convissuto per un periodo nell'appartamento di corso Roma a Cologno, in cui vive la famiglia Castelli e dove Sofia è stata uccisa. La relazione tra i due si era già interrotta in passato, ma la rottura decisa dalla 20enne circa tre settimane prima di venire uccisa pareva agli occhi delle amiche di lei e dello stesso Atqaoui definitiva. Il 23enne si era convinto che Sofia avesse una relazione con un altro ragazzo e voleva sorprenderli in casa.  La giovane vittima però è rincasata con un'amica, che al pm ha raccontato che "Zaccaria era molto possessivo, geloso, stava sempre addosso" a Sofia. Da quando aveva scoperto dell'amicizia tra la sua ex fidanzata e un altro ragazzo "era diventato morbosamente geloso", ha confermato un altra amica della 20enne, che si trovava nell'appartamento di corso Roma quando Zakaria si è presentato all'ora di pranzo di venerdì e, dopo aver discusso circa 15 minuti con la ex fidanzata, è uscito di casa, portando con sé le chiavi del padre di Sofia, utilizzate poi dopo mezzanotte per rientrare nell'appartamento ormai vuoto e attendere nascosto nell'armadio il rientro della vittima.  "Mi sono agitato perché da dentro l'armadio ho sentito che le ragazze sarebbero uscite il pomeriggio successivo con questi due ragazzi", ha spiegato Atqaoui.  Per la gip del tribunale di Monza, "l'idea di nascondersi all'interno di un armadio conferisce una particolare connotazione negativa alla condotta adottata, che ha in sostanza neutralizzato ogni possibilità di difesa della vittima, sorpresa nel sonno all'interno della propria casa".  Sofia, sul cui corpo verrà effettuata domani l'autopsia, è probabile che abbia reagito – come farebbero pensare gli schizzi di sangue trovati nella stanza – ma in modo "piuttosto debole", senza riuscire nemmeno "a gridare per chiedere aiuto", tanto che l'amica che dormiva nell'altra stanza non è stata svegliata.  —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Prometeo tv n. 31 del 2 agosto 2023

(Adnkronos) – Individui, comunità, filiera e ambiente, l’impegno di Icam Cioccolato  Mobilità sostenibile, accordo Q8 Quaser e Torello  "https://cms.radiosei.dev.toyou.it/wp-content/uploads/2023/08/31072023_PROMETEO_TV_32.mp4"—sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Musa tv n. 31 del 2 agosto 2023

(Adnkronos) – L’estate al Parco Naturalistico Archeologico di Vulci

Tra archeologia, butteri, eccellenze enogastronomiche e racconti di stelle

Annalisa Aglioti parla del suo spettacolo teatrale, ‘Paura’

Viaggio ironico nella paura umana, messo in scena con la regia di Michela Andreozzi "https://cms.radiosei.dev.toyou.it/wp-content/uploads/2023/08/01082023_MUSA_TV_32.mp4"—culturawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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AdSP, tre porti punti di partenza per uno sviluppo industriale ecosostenibile dell’Italia nel Mediterraneo

(Adnkronos) – Si è tenuta a Civitavecchia la conferenza stampa riguardante la convergenza sulla centralità dei porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta come punti di partenza per uno sviluppo industriale ecosostenibile dell’Italia nel Mediterraneo, tenuta dalla vice presidente della Regione Lazio Roberta Angelilli. Presenti alla tavola illustri personalità del settore.  "https://cms.radiosei.dev.toyou.it/wp-content/uploads/2023/08/20230208-Servizio-chiuso-con-grafiche-AdSP.mp4"—altrowebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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La Rocca Aldobrandesca di Castiglione d’Orcia (Siena) riapre al pubblico

(Adnkronos) – La Rocca Aldobrandesca di Castiglione d'Orcia (Siena) riapre al pubblico dopo un progetto di restauro conservativo che ha consentito la messa in sicurezza di tutta la struttura, il recupero della cinta muraria, un consolidamento conservativo di tutta la torre, un percorso di visita e fruizione e un'enorme quantità di reperti rinvenuti con la campagna di scavi archeologici condotta insieme al restauro. Il progetto, per un investimento di 2 milioni di euro, è stato realizzato dal Comune di Castiglione d'Orcia, sotto l'alta sorveglianza della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le Province di Siena, Grosseto e Arezzo. "È per il Comune di Castiglione d’Orcia un momento molto importante perché attraverso il restauro conservativo, gli scavi archeologici e il progetto di valorizzazione, consegniamo nuovamente la rocca aldobrandesca ai cittadini castiglionesi e ai visitatori di tutto il mondo, aggiungendo nuove importanti informazioni alla storia di Castiglione e della rocca stessa. – sottolinea il sindaco Claudio Galletti – Gli scavi hanno infatti riportato alla luce importanti reperti: in primis l'abside intatta di una chiesa romanica risalente circa all'anno mille ed una enorme quantità di ritrovamenti archeologici risalenti a varie epoche storiche. Questi sono stati tutti debitamente catalogati e sono protetti all'interno di locali di proprietà pubblica. Allestiremo presso i locali del vecchio comune un laboratorio archeologico dove questi saranno studiati e trattati da esperti e troveranno la loro collocazione nel museo e centro di documentazione che realizzeremo nei locali all'ingresso della torre. Per questo abbiamo già un progetto e richieste di finanziamenti in corso. E' stato sicuramente un intervento molto impegnativo per tutta l'Amministrazione Comunale e per tutti i professionisti che hanno progettato, diretto i lavori e seguito gli scavi, ringrazio ognuno di loro per l’impegno e la professionalità profusi nel progetto. Siamo convinti che questo recupero ed il poter fruire di questo bene, molto atteso dai nostri concittadini, rappresenti un valore non solo per la comunità castiglionese, ma anche per l'intera Val d'Orcia, Patrimonio dell’Umanità". "La rocca che sovrasta il borgo medievale di Castiglione è il simbolo e l'identità della nostra Comunità – afferma l'assessora alla cultura Alice Rossi – e si staglia, insieme alla Rocca a Tentennano, sul cielo della Val d’Orcia. E' stata per lunghi decenni del secolo scorso il luogo delle scorribande e dei giochi dei ragazzi e degli adolescenti. Luogo di incontri e corteggiamenti. Il luogo del mistero e dei sogni di ognuno di noi che andavamo lassù provando a scavare per vedere di trovare il tesoro e magari (questo narra la leggenda) il passaggio segreto che collegava le due torri. Nei vari piani della torre, prima dell'inizio degli scavi, era tutto un cumulo di detriti e tutto un terrapieno; con gli scavi sono emerse le mura di insediamento delle varie epoche storiche ed una vera ricchezza di reperti archeologici. Il tesoro che generazioni di Castiglionesi avevano immaginato è effettivamente emerso ed oggi poterla visitare, su un camminamento tutto in sicurezza, è davvero un qualcosa di emozionante. Dall'alto della Rocca, la veduta del paese appare inedita e molto suggestiva e la Val d'Orcia ti trasmette tutta la sua straordinaria bellezza. Il percorso ad anello che si affaccia sugli spaccati paesaggistici più suggestivi della valle mostra anche tutta l'imponenza della nostra montagna amiatina". La rocca, anche grazie alle recenti importanti opere di scavo e consolidamento, conserva tutt’ora visibili i tracciati murari che l'hanno caratterizzata sino alla metà del Cinquecento, sia nelle strutture del mastio, che nel sottostante perimetro murario del cassero senese, con i resti delle tre porte di accesso da valle, di cui quella verso nord-est integra nelle sue forme duecentesche e restaurata per consentire l'accesso di visita al complesso. Ben poco resta invece del Palazzo Riario: parte del muro esterno della rampa di accesso, tracce interne di muri divisori, una cisterna e poco altro. Gli scavi archeologici, inoltre, hanno restituito i resti di una chiesa databile fra l'XI e il XII secolo, probabilmente fatto costruire proprio dalla famiglia Aldobrandeschi. Analogamente, grazie al ritrovamento di moltissimi reperti è stato possibile ricostruire la fortuna e la vita della rocca nel corso dei secoli: sono stati rinvenuti esemplari di vasellame ceramico senese, derutese e alto-laziale, oggetti in bronzo, monili e anelli, fra i quali una fede nunziale probabilmente appartenuta alla moglie dell'ultimo castellano, Agostino del Vescovo, e risalente alla metà del Cinquecento. Questo gioiello è oggi esposto nella piccola Sala d’Arte di Castiglione d'Orcia, allestita nell'ex Oratorio di San Giovanni, in cui sono conservate opere pittoriche di alcuni dei maggiori esponenti della Scuola Senese dei secoli XIV e XV, fra i quali Simone Martini, Lorenzo di Pietro detto il Vecchietta e Giovanni di Paolo. A seguito dell'intervento di restauro conservativo, il Comune di Castiglione d'Orcia ha sviluppato un piano di valorizzazione della rocca Aldobrandesca, organizzando un percorso di visita che collega direttamente il centro storico con l’antico cassero, come avveniva in epoca medievale. Il primo tratto si svolge all'interno di una suggestiva architettura basso-medievale, per poi uscire, salire all'esterno, sulla panoramica rupe della rocca, e infine entrarvi dalla porta duecentesca. Si prosegue attraverso passerelle in acciaio cor-ten, armonicamente integrate all'interno del fortilizio restaurato, che consentono di passeggiare nel mastio e visitarlo fino a scoprire i resti della chiesetta romanica e le sottostanti tracce alto medievali, anche accompagnati da una guida professionale che accoglierà i visitatori e li accompagnerà durante il percorso in una narrazione suggestiva in grado di raccontare loro la storia della rocca Aldobrandesca e, con essa, di Castiglione dalle origini fino ai giorni nostri. Particolarmente suggestiva è la visita notturna, grazie all'illuminazione integrata nel percorso metallico, che consente di apprezzare la muratura della rocca in un gioco decostruttivista e mutevole di luci e ombre. Sulle colline affacciate sul monte Amiata, nella splendida cornice della Val d'Orcia, a 574 metri sul livello del mare, nel Comune di Castiglione d'Orcia, sorge la rocca aldobrandesca, edificata dalla grande famiglia degli Aldobrandeschi in età alto-medievale a difesa della via Francigena, strada di collegamento fondamentale fra il Nord Italia e Roma. La "Torre e sodi incolti", come era contrassegnata negli estimi catastali passati, fu tra gli insediamenti più antichi a sorgere sul territorio e, ancora oggi domina con la sua imponenza il borgo di Castiglione d'Orcia. Un documento notarile dell'800, rinvenuto da Mascia Cioli presso l'Archivio di Stato di Siena, contiene il toponimo più antico del paese, che conferma quello attuale: "Castrum Orclas" ossia Castello dell'Orcia. A partire dal 1090, i possedimenti a Castiglione degli Aldobrandeschi furono gradualmente ceduti al Monastero di San Salvatore sul Monte Amiata, per poi passare nel corso del XIII secolo alla Repubblica di Siena. In seguito a questa cessione, nel 1252, 198 capifamiglia castiglionesi giurarono fedeltà a Siena: fu da questo atto che gli storici ipotizzano la nascita del Comune di Castiglione d'Orcia. Entrato nello Stato di Siena, il borgo fu dunque coinvolto anche nelle lotte fra Guelfi e Ghibellini, subendo assedi e occupazioni. In questo periodo la rocca fu ripetutamente fortificata e restaurata per rinforzarne le difese e nel 1309 Siena, prese atto della posizione strategica del fortilizio e dispose la ricostruzione del mastio, prendendo a modello la Rocca di Tentennano, l’attuale Rocca d’Orcia, a poche centinaia di metri più a nord. Il borgo di Castiglione, infatti, controllava la strada che anticamente connetteva il Monte Amiata alla Val d'Orcia, consentendo così il transito da e per la Maremma. Nel 1471, poi, furono ricostruite le mura del paese, realizzando una cinta esterna con quattro porte di accesso, porte dal grande significato storico: infatti a causa degli attriti fra Siena e il Sacro Romano Impero nel 1536, i Castiglionesi chiusero le porte all'imperatore Carlo V, mentre transitava in Val d'Orcia. Quasi per vendicare questo affronto, durante la Guerra di Siena, le truppe imperiali assediarono ed entrarono a Castiglione nel 1553, devastando e razziando ricchezze e suppellettili. Terminata la guerra con l'Impero, con la sconfitta di Siena e l’annessione al Granducato di Toscana, Castiglione nel 1605 fu concesso in feudo da Ferdinando I de’ Medici al nobile bolognese Giulio Riario, che divenne così Marchese di Castiglione d'Orcia, trasformando la rocca in dimora signorile. Già pochi decenni dopo però, alla fine del XVIII secolo, con l'estinzione della famiglia, il palazzo fu adibito prima a colombario, poi, alla fine del Settecento, divenne una fornace di calcina ricavata dalle pietre calcaree del palazzo. In tempi recenti, nonostante sia stata risparmiata dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale, le spoliazioni e le demolizioni sono proseguite sino agli anni '60 del Novecento. Solo con il recente restauro si è posto fine a questo lungo periodo di abbandono e declino. Il sito si trova in via Aldobrandesca n. 2 a Castiglione d'Orcia e apre al pubblico già nel mese di agosto, per visitarla: agosto e settembre (fino al 30 settembre): aperto tutti i giorni dalle ore 10.30 alle ore 13.00 e dalle ore 14.30 alle ore 18.00. Nel mese di agosto è possibile visitare la Rocca anche di sera: dalle ore 21:00 alle ore 23:00. Da ottobre a marzo: nel fine settimana (in base alle condizioni meteorologiche). Dal 26 dicembre al 6 gennaio: orario continuato dalle ore 10.30 alle ore 16.30 (in base alle condizioni meteorologiche). Per gruppi la rocca Aldobrandesca può aprire in altri orari, previa prenotazione. In occasione di ponti e festività nazionali a sarà aperta.  Per qualsiasi informazione: www.comune.castiglionedorcia.siena.it —cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)