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Vicenzaoro, Zoppas (Ice): “Criticità per comparto moda e gioielli, vicini ad aziende”

(Adnkronos) – "I buyer e i grandi operatori che portiamo qui sono circa 750, in costante crescita rispetto ai circa 400 dello scorso anno. Quando si parla di buyer, importatori, grande distribuzione organizzata e media internazionali, si parla di soggetti determinanti. So bene che poter contare su qualcuno che ti porta 750 buyer strategici, non per il singolo contratto, ma capaci di garantire la distribuzione in un'intera nazione o area geografica, fa davvero la differenza”. Così Matteo Zoppas, presidente Ice Agenzia, intervenendo oggi a Vicenzaoro September 2026, il salone internazionale dell’oreficeria e della gioielleria firmato Ieg – Italian Exhibition Group, in programma fino all’8 settembre nel quartiere fieristico di Vicenza. Poi si sofferma sul delicato momento del comparto e sulle misure adottate dal governo e dall’Agenzia che rappresenta: “Partendo dai lavori del tavolo di crisi per il settore moda, che ha visto in prima linea il ministero del Made in Italy, il ministero degli Affari Esteri con Antonio Tajani e Adolfo Urso, e naturalmente la premier Giorgia Meloni, è stata riconosciuta la forte criticità che attraversa il comparto della moda e del gioiello – aggiunge – In questo contesto, è stato più che opportuno passare in modo meritorio dalle parole ai fatti con la costruzione del nuovo padiglione. Un padiglione che ora va riempito e che noi aiuteremo a riempire non tanto come espositori, quanto soprattutto attraverso l'apporto dei buyer”. Zoppas si riferisce al Padiglione 2, i cui spazi – 23 mila metri quadrati su due piani – sono stati svelati proprio nel giorno dell’apertura del Salone. Il presidente di Ice sintetizza poi le dinamiche recenti che hanno caratterizzato il settore orafo-gioielliero: “Se nel 2023 il comparto valeva 10,8 miliardi di euro, nel 2024 è salito a 15 miliardi, per poi assestarsi a 12,4 miliardi nel 2025”. Un andamento, spiega, dovuto alla crescita della Turchia che “è cresciuta di 4 miliardi a causa di una normativa interna che ha fortemente incentivato gli acquisti locali. Ora la situazione sta tornando fisiologica, ma registriamo comunque una contrazione a cui dobbiamo porre rimedio. Dobbiamo aiutare il comparto e le singole aziende ad assorbire questo colpo, dal momento che molte imprese si erano riposizionate su capacità produttive più elevate. Per questo motivo abbiamo incrementato di circa il 60% le attività promozionali realizzate con le risorse che il governo mette a disposizione, tra cui rientrano le iniziative per Vicenzaoro. Dobbiamo rimanere vicini al settore per portare risorse utili a compensare le difficoltà attuali".  
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Vicenzaoro, Peraboni (leg): “Siamo punto di riferimento anche in un momento di crisi”

(Adnkronos) – "Credo che la vera importanza di una fiera si veda nei momenti di crisi più che in quelli di successo: è proprio nelle difficoltà che le persone e le aziende selezionano con cura i luoghi in cui essere presenti e dove investire tempo e risorse. Il fatto che, nonostante il periodo complesso, si registri una partecipazione così rilevante conferma che Vicenzaoro è diventata il punto di riferimento imprescindibile del settore”. Ad affermarlo è Corrado Peraboni, amministratore delegato Italian Exhibition Group – Ieg, in occasione di Vicenzaoro September 2026, il salone internazionale dell’oreficeria e della gioielleria di Ieg – Italian Exhibition Group, in programma dal 4 all’8 settembre nel quartiere fieristico di Vicenza. Nella giornata che ha dato il via alla manifestazione il nuovo Padiglione 2 svela i suoi spazi nel quartiere fieristico. Un’opera resa possibile grazie a “uno sforzo corale a partire dall'amministrazione locale, capace di gestire la parte burocratica in tempi davvero notevoli, fino a tutto il nostro team che ha condotto le operazioni rispettando ogni scadenziario – afferma – Un bellissimo esempio dell'Italia che produce ricchezza e bellezza”. È probabile che qualcuno si lasci ispirare dalla bellezza di questo padiglione, come è già accaduto in passato su mercati lontani -aggiunge – Essere copiati da un lato fa arrabbiare, ma dall'altro fa piacere, perché significa che si è realizzato qualcosa di valore. Non realizzare quest'opera avrebbe significato non concedere lo spazio meritato alle imprese che volevano esserci, aprendo la strada a nuovi competitor”. 
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Studio Teha-Amazon, così l’Italia resta in ritardo su investimenti high-tech

(Adnkronos) – L’Italia dispone di importanti asset industriali, scientifici e tecnologici, ma continua a registrare un ritardo nella capacità di attrarre, realizzare e scalare investimenti high-tech. Gli investimenti nei settori ad alta intensità tecnologica, in rapporto al PIL, sono del 32% più bassi della media europea (1,3% in Italia contro 1,9% in media in EU). Inoltre, soltanto il 7,9% delle imprese italiane presenta un livello di intensità digitale molto elevato, rispetto al 10,1% europeo. Sono alcuni degli elementi che emergono dal nuovo studio “Sbloccare il futuro: investimenti high-tech per la competitività italiana” realizzato da Teha, Amazon e Aws e presentato oggi al Forum TEHA “Lo Scenario di Oggi e di Domani per le strategie competitive” a Villa d’Este (Cernobbio) . La ricerca – sviluppata con il contributo scientifico del noto esperto Alec Ross – individua tre condizioni prioritarie per colmare il divario: un sistema energetico competitivo e affidabile, una maggiore capacità amministrativa e regolatoria e la disponibilità di competenze tecniche e scientifiche. Lo studio analizza i principali fattori che influenzano la capacità dell’Italia di attrarre investimenti high-tech e le condizioni che consentono alle imprese di sviluppare, adottare e scalare tecnologie avanzate, tra cui cloud, intelligenza artificiale, cybersecurity, data center e automazione. L’impatto potenziale dell’adozione di tecnologie high-tech è significativo: l’adozione dell’AI è associata a incrementi della produttività del lavoro di circa il 4%, mentre i settori a maggiore intensità digitale hanno generato circa il 40% dei nuovi posti di lavoro nell’area OCSE tra il 2006 e il 2016. Attrarre investimenti high-tech consente a imprese, soprattutto PMI e startup, di accedere a tecnologie, infrastrutture e servizi avanzati, aumentando la capacità di innovare e competere sui mercati globali senza dover sostenere autonomamente ingenti investimenti iniziali. Il divario digitale è oggi particolarmente pronunciato tra le imprese di minore dimensione: nel 2025 presenta un’intensità digitale alta o molto alta l’82% grandi imprese, il 61% delle medie e soltanto il 34% delle piccole. Tra i principali elementi che condizionano la competitività italiana emerge innanzitutto il sistema energetico. Nel 2024 il 74% dell’energia disponibile nel Paese proveniva dall’estero, contro il 57% della media UE, esponendo maggiormente imprese e investitori alla volatilità dei mercati internazionali. Le imprese italiane pagano l'energia fino al 30% in più della media europea. La crescita delle rinnovabili potrebbe contribuire a ridurre questa vulnerabilità, ma gli iter autorizzativi restano lunghi e soprattutto poco prevedibili. In Italia serve un anno e mezzo in più che in Germania per un permesso fotovoltaico – e nel frattempo le regole cambiano 3 volte. A pesare sulle decisioni di investimento è anche la capacità delle istituzioni di trasformare le norme in risultati concreti. Un miglioramento dell’Institutional Delivery Index, allineandosi ai livelli della Danimarca, porterebbe ad un incremento di 0,92 punti percentuali della quota di investimenti high-tech. Per l’Italia, colmare il divario con la frontiera europea potrebbe valere fino a 27 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi ogni anno, pari a circa 1,23 punti percentuali di PIL. Il potenziale è tuttavia frenato da una forte stratificazione normativa e da un’attuazione incompleta: l'Italia ha 160.000 leggi – circa 23 volte più leggi della Francia – e 1 legge su 5 approvata nelle ultime legislature è rimasta inattuata, ferma ad aspettare i decreti attuativi. Ad oggi ci sono circa 3 miliardi di euro di risorse pubbliche bloccate dalla burocrazia attuativa. La stessa esigenza di chiarezza e prevedibilità riguarda la regolazione delle tecnologie emergenti. Il 68% delle imprese europee dichiara di non comprendere pienamente i propri obblighi rispetto all’AI Act e le aziende che percepiscono una maggiore incertezza regolatoria prevedono investimenti in intelligenza artificiale inferiori del 28% nei dodici mesi successivi. In un settore caratterizzato da cicli di innovazione estremamente rapidi, regole poco chiare, sovrapposizioni tra livello europeo e nazionale o forme di gold plating rischiano quindi di rallentare l’adozione proprio mentre il mercato evolve. A queste criticità si aggiunge il nodo delle competenze. L'Italia ha il 40% di laureati in meno della media europea. Parallelamente, il 57,3% delle posizioni rivolte ai diplomati ITS risulta difficile da reperire e 3 aziende su 5 non trovano le competenze che cercano. Il divario non riguarda quindi soltanto la disponibilità di capitale o di infrastrutture, ma anche la capacità del sistema formativo di accompagnare la trasformazione tecnologica e rispondere ai fabbisogni delle imprese. “Fare l’imprenditore in Italia è come correre una maratona con uno zaino pieno di sassi”, evidenzia Alec Ross, “e con ogni nuova regolazione c’è un nuovo sasso nello zaino. Non significa che non servano regole. Significa che le regole devono essere chiare, coerenti, prevedibili e applicabili. Il problema, quindi, non è una mancanza di capacità. È che troppo spesso costringiamo imprese e investitori a spendere tempo ed energia per attraversare il sistema invece che per costruire, innovare e crescere. Dobbiamo cominciare a togliere sassi dallo zaino perché oggi la velocità con cui un Paese riesce a decidere e ad agire è parte della sua competitività.” Alla luce di queste evidenze, la ricerca propone un insieme coordinato di interventi. Sul fronte energetico, occorre ridurre drasticamente i tempi delle procedure autorizzative per le fonti rinnovabili, attraverso sportelli unici effettivi, termini perentori e meccanismi di silenzio-assenso qualificato, accompagnati da incentivi mirati allo sviluppo di nuova capacità sostenibile e competitiva. Per i grandi investimenti high-tech viene inoltre proposto un percorso autorizzativo unico, con un interlocutore governativo responsabile del coordinamento tra urbanistica, ambiente, energia, fiscalità e lavoro e con procedure uniformi sull’intero territorio nazionale.  “La semplificazione deve procedere insieme a una maggiore stabilità del quadro regolatorio, accelerando l’adozione dei decreti attuativi, riducendo la stratificazione delle norme e prevenendo forme di gold plating nazionale”, sintetizza Valerio De Molli, Managing Partner e Ceo di Teha Group. “Allo stesso tempo, è necessario rafforzare ITS Academy, percorsi Stem, reskilling e upskilling nelle competenze digitali avanzate, attraverso partnership strutturate tra sistema educativo, università e imprese. Per favorire una diffusione più ampia delle tecnologie, in particolare tra le PMI, la ricerca indica infine l’opportunità di introdurre incentivi mirati all’adozione di intelligenza artificiale e cloud e di rafforzare l’ecosistema delle startup, attraverso venture capital, trasferimento tecnologico e procedure più rapide per l’attrazione dei talenti internazionali.” Come ricorda Giorgio Busnelli, VP & Country Manager Amazon Italia, "dal 2010 abbiamo investito oltre 30 miliardi di euro in Italia e creato più di 19.000 posti di lavoro a tempo indeterminato. Oggi siamo l'impresa costituita negli ultimi 30 anni con il maggior numero di dipendenti nel Paese, tra i 20 maggiori datori di lavoro in Italia, e contribuiamo a sostenere complessivamente oltre 100.000 posti di lavoro lungo tutta la filiera. La nostra esperienza conferma ciò che questa ricerca dimostra: quando un Paese attrae investimenti ad alta intensità tecnologica, i benefici si propagano all'intero sistema economico — in termini di occupazione, innovazione e competitività. L'Italia ha tutte le carte per essere ancora più attrattiva. Semplificazione normativa, certezza regolatoria e investimenti in competenze sono le leve per rafforzare questo circolo virtuoso — a beneficio delle imprese, dei lavoratori e della crescita del Paese.” Giulia Gasparini, Country Manager di AWS Italia sottolinea che "in Italia abbiamo scelto di investire: oltre 3 miliardi di euro in infrastruttura cloud e decine di migliaia di persone formate sulle competenze digitali dal 2017, verso l'obiettivo di 200.000 studenti STEM entro fine 2026. Oggi il cloud mette la stessa potenza di calcolo e di intelligenza artificiale nelle mani di una startup come di una grande azienda, con un modello pay-per-use e senza barriere di ingresso. Il vero fattore abilitante è la prevedibilità: quando le regole sono stabili e i tempi certi, le imprese investono di più e innovano prima. È questo il passo che può trasformare il potenziale italiano in crescita reale." 
—economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Eleonora Daniele ‘unstoppable’, 50 anni e mille progetti: “La tv urlata non funziona, il pubblico ha bisogno di ascolto”

(Adnkronos) – Quattordici edizioni di 'Storie Italiane', una nuova prima serata, un libro in arrivo e una curiosità che non sembra conoscere pause. A 50 anni appena compiuti, Eleonora Daniele guarda avanti con lo stesso entusiasmo con cui continua a raccontare le storie degli altri. Il suo segreto? Un motore interno che, racconta in un'intervista all'Adnkronos, "non si stoppa". E in una tv che spesso alza la voce, lei continua a scegliere l'ascolto, la riflessione e quella conduzione "per sottrazione" che è diventata la sua cifra. 
Il 7 settembre riaccendi i motori di "Storie Italiane": cosa dobbiamo aspettarci dalla nuova stagione?
 "Ritroveremo una squadra forte, fatta di persone appassionate che cercano di essere vicine alla gente e di lavorare sempre pensando al rispetto del pubblico. Il segno è quello della tradizione e della continuità: "Storie Italiane" è alla sua quattordicesima edizione e sarà un vero onore continuare a stare accanto al pubblico, raccontando le storie, anche quelle della gente, con grande ascolto. E non parlo di share, ma dell'ascolto che serve agli altri, alle testimonianze che hanno bisogno anche del servizio pubblico come cassa di risonanza per essere messe in evidenza. A volte storie che non riescono a trovare ascolto lo trovano attraverso la tv." 
Quattordici edizioni e una trasmissione quotidiana: qual è il tuo antidoto alla "routine da programma"?
 "È un programma mobile, on the road, che si è sempre modernizzato di anno in anno. Questo significa portare sempre linfa nuova, idee nuove, creatività. Al di là della cronaca, che trattiamo sempre, penso ci sia una struttura narrativa che permette al programma di rinnovarsi di anno in anno." 
Il pubblico del mattino è un po' come un pendolare: sale, scende, torna. Come fai a convincerlo a restare?
 "L'indice di permanenza è un dato importante nella curva degli ascolti. Io penso che l'attenzione porti identificazione. L'attenzione si pone attraverso una costruzione del programma, non c'è solo fatto e commento: c'è un pensiero, un'adeguata ricostruzione, un lavoro artigianale e credo che il pubblico lo riconosca, lo valuti e lo apprezzi." 
Cronaca, inchieste, diritti, servizio: qual è il menù della nuova stagione?
 "Ci sarà tutto, sia la cronaca che l'inchiesta. Faremo delle nostre inchieste, ci sono argomenti che vogliamo riprendere dagli anni passati ma anche molto di disabilità, di diritti negati, problematiche legate al territorio, di cittadini che non riescono ad affrontare una burocrazia troppo pesante. Il baricentro però è sempre l'emozione e la visione." 
In una tv dove spesso vince chi urla più forte, tu continui a scegliere la misura. Non è una scelta un po' controcorrente?
 "Non credo che la tv urlata oggi funzioni così tanto: credo che il pubblico abbia bisogno di ascolto, di riflessione, di approfondimento. Ho notato che quando ci sono dibattiti troppo accesi e uno parla sopra l'altro a casa si rischia che non si capisca nulla. Oggi sempre più si ha bisogno di confronti e non di scontri." 
E poi c'è la prima serata: il 10 settembre arriva su Rai 3 "Le cose che non sai". È il momento di cambiare registro?
 "Le cose che non sai" è un programma sotto Rai Cultura, di intrattenimento ma anche di informazione legata alla grande storia italiana. Ha una matrice profonda sia culturale che storica, dove i personaggi ripercorrono la storia della loro famiglia e, con essa, si ripercorre anche la grande storia italiana. È un programma sicuramente originale ma che ha anche una sua forza di introspezione, intimistica, nella quale i sentimenti vanno indietro nel tempo." 
Sei tu a raccontare le storie degli altri: ma c'è una "cosa che non sai" della tua famiglia che vorresti scoprire?
 "Se c'è una cosa che mi piacerebbe sapere, ad esempio, è l'origine della famiglia di mio nonno materno. Mi raccontavano che il mio bisnonno fosse un trovatello. Mi piacerebbe riavvolgere il nastro della memoria e sapere quali sono le origini della mia famiglia. Io lascio molto parlare le emozioni, tendo ad avere una conduzione per sottrazione. Oggi secondo me c'è bisogno di questo: sono spesso personaggi abituati a raccontarsi in pubblico, lasciarli in un prato libero alla fine fa uscire cose che non sapevamo. Ma qui sono io che racconto a loro cose che non sapevano di loro stessi. Persone amiche che ho intervistato spesso davanti a questo hanno reagito in silenzio, è una cosa forte." 
Mattina, prima serata, social, libri: ma tu, esattamente, quando stacchi?
 "Io lavorerei 24 ore su 24, non dormo molto. La notte studio, sono molto curiosa, studierei e leggerei tutto. Lavoro anche molto sui social, dove spesso abbiamo per prime le notizie. Il mio essere stakanovista non mi pesa, mi piace. Sono in procinto di scrivere un nuovo libro sulle donne di oggi. Non mi fermo mai, è un motore interno che non si stoppa. Lavorare mi dà vita e gioia, mi realizza." 
Dopo 23 anni nella stessa azienda, possiamo dire che sei una donna fedele al posto di lavoro?
 "Io sono un'aziendalista di natura, mi innamoro del posto dove lavoro. Ho sempre pensato a portare le mie "Storie Italiane" ogni giorno con grande passione e affetto, anche per la squadra che ci lavora dentro da tanti anni e che lavora con me." 
Hai appena compiuto 50 anni: più che un giro di boa, sembra un nuovo inizio. Che bilancio fai?
 "Un bilancio positivo sicuramente. Con grande ottimismo guardo alla prossima metà."  
—spettacoliwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Onu, Meloni non sarà ad Assemblea generale a New York: al suo posto Tajani

(Adnkronos) – La presidente del Consiglio Giorgia Meloni non sarà alla prossima riunione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, salvo ripensamenti dell’ultimo minuto. L’Italia sarà comunque presente, su delega della premier, con il vicepresidente del Consiglio e ministro degli Esteri, Antonio Tajani. Lo apprende l'Adnkronos da fonti di governo. La scelta – spiegano fonti di Palazzo Chigi interpellate – si inserisce in un orientamento già esplicitato pubblicamente da Meloni, che lo scorso 8 luglio, al termine del vertice Nato, spiegò la decisione di delegare al ministro degli Esteri Tajani la partecipazione a successivi appuntamenti internazionali con queste parole: “Non per disimpegno, ma perché arrivo da diversi vertici internazionali e ho l’obbligo di occuparmi di diversi dossier anche in Italia”. Una scelta, dunque, che “non ha bisogno di essere giustificata né difesa”, spiegano da Palazzo Chigi, richiamando precedenti o assenze di altri leader internazionali. “Negli anni scorsi, infatti, si sono registrate le assenze del primo ministro britannico Starmer, del cancelliere tedesco Merz e del primo ministro del Canada Mark Carney”, concludono le stesse fonti. 
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Gp Monza, subito super Ferrari: dominio Leclerc-Hamilton nelle prime libere

(Adnkronos) – Le Ferrari infiammano subito il pubblico di Monza. Charles Leclerc e Lewis Hamilton dominano la prima sessione di libere del Gran Premio d'Italia oggi, venerdì 4 settembre: il monegasco è il più veloce in pista e gira in 1:23:008, l'inglese è staccato di 0.173. Terzo Lawson a +0.425. Quinto tempo per Kimi Antonelli, che nella gara di domenica scatterà dall'ultima posizione a causa di una penalità per aver sostituito la power unit per la quinta volta in stagione. Alle 16 la seconda sessione di giornata.  
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Ex Ilva, in arrivo lettere di licenziamento per 2.500 lavoratori dell’indotto

(Adnkronos) – Sono in arrivo 28 lettere da 28 aziende dell’indotto dell’ex Ilva: comunicheranno 2500 licenziamenti. Lo si legge in una accorata lettera ai sindacati metalmeccanici, firmata da presidente dell’Aigi, che l’Adnkronos ha potuto visionare.  “Si tratta di un atto estremo e doloroso, al quale non avremmo mai voluto fare ricorso. Licenziare le nostre maestranze significa privarsi del patrimonio più prezioso dell’orgoglio delle nostre aziende, un capitale umano costruito in anni di ingenti investimenti nella formazione di duri sacrifici. Purtroppo, tale provvedimento rappresenta un atto dovuto inevitabile, diretta conseguenza dell’improvvisa scadenza fissata per la chiusura dell’aria caldo già nel mese di ottobre, per la quale non si ravvisa alcuna possibilità di riavvio”, scrive infatti il presidente Aigi Nicola Convertino.  “Una fabbrica di questa portata – è la considerazione da Convertino – avrebbe meritato una sorte diversa. Una delle più grandi acciaierie d’Europa – uno stabilimento che per oltre sessant’anni ha superato crisi petrolifere, recessioni, cambi di proprietà, guerre commerciali, procedimenti giudiziari, sequestri commissariamenti, crisi finanziarie e conflitti politici rischia oggi di non morire sul campo di una grande battaglia industriale, bensì di spegnersi per consunzione. Questo epilogo non avviene nel contesto di un piano di riconversione già operativo, né con nuove fabbriche già edificate e con migliaia di lavoratori accompagnati verso nuove occupazioni, ma attraverso un mero conto alla rovescia di 90 giorni”.  
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Palermo, abusi sessuali sul nipotino: bimbo si confida con la maestra, arrestato lo zio

(Adnkronos) – Un uomo di 40 anni è stato arrestato oggi, venerdì 4 settembre, dai carabinieri della compagnia di Misilmeri in provincia di Palermo con l'accusa di violenza sessuale, commessa sul nipotino che all'epoca dei fatti aveva meno di dieci anni. Nei suoi confronti è stata eseguita un'ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari con l'obbligo dell'uso del braccialetto elettronico, emessa dal gip di Termini Imerese, su richiesta della procura.  Il provvedimento scaturisce da indagini, avviate da militari dell'arma, dopo la denuncia presentata dalla dirigente dell'Istituto scolastico, frequentato del minorenne che aveva parlato degli abusi subiti a una sua maestra. 
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Di Battista torna in Italia dopo il malore, rientro previsto per sabato pomeriggio

(Adnkronos) –
Alessandro Di Battista, ricoverato a Cuba – prima a Santa Clara e poi a L'Avana – da venerdì scorso in seguito a un malore, dovrebbe tornare in Italia domani, nel pomeriggio. Il volo dell'ex deputato del Movimento 5 stelle e vicepresidente (e fondatore) dell'Associazione Schierarsi, secondo quanto apprende l'Adnkronos, dovrebbe partire dall'Avana alle 19 locali di oggi, l'una in Italia. "Oggi mi sento meglio", aveva scritto nei giorni scorsi sui suoi profili social. "Sono stati giorni difficili e allo stesso tempo sono ottimista e cerco sempre di vedere il positivo in tutto. Ringrazio i medici cubani che, come mi è stato confermato dai medici italiani, sono stati molto bravi e tempestivi nella diagnosi e nella scelta delle cure iniziali. Partirò da Cuba il 4 settembre con un’aeroambulanza i cui costi verranno coperti dalla compagnia assicurativa con la quale ho stipulato una polizza prima della partenza", aveva poi anticipato. Il 48enne ex deputato, sull'isola per dei reportage, era stato ricoverato dopo aver accusato un forte mal di testa. In seguito al ricovero, si è sottoposto a ulteriori accertamenti anche alla presenza dei due medici del Policlinico Gemelli di Roma, un neurochirurgo e uno specialista di rianimazione e terapia intensiva, inviati dal leader del M5s Giuseppe Conte, che hanno raggiunto l'Avana, dove è presente anche la compagna di Di Battista, Sahra Lahouasnia.  
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Gp Monza, Hamilton non firma il cappellino (Mercedes) al tifoso

(Adnkronos) – Il video è diventato presto virale in epoca social. E tanti tifosi della Ferrari non l'hanno presa benissimo. Alla vigilia del Gp di Monza, Lewis Hamilton è finito al centro di qualche discussione per non aver firmato alcuni gadget durante l'evento 'Peroni Nastro Azzurro 0.0% Drive to Monza' in Piazza Duomo di mercoledì 2 settembre. Come si vede dai filmati 'discussi', Hamilton è intento a firmare autografi e sta per mettere la firma su un cappellino, quando vede il logo Mercedes e… torna indietro, portando il pennarello su altre foto e magliette proposte dagli appassionati presenti.  Una sorta di questione di rispetto per Lewis, che in altre occasioni non aveva firmato nemmeno cappellini di Leclerc. Autografando solo, per prassi, i suoi gadget attuali con il numero 44.  
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