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Famiglia nel bosco, lo psichiatra e perito: “Rientro a tappe bimbi unica strada percorribile”

(Adnkronos) – "Con la decisione del Tribunale, la famiglia resta ancora nel tunnel disgraziato ma finalmente intravede una luce". Così lo psichiatra Tonino Cantelmi, perito di parte della famiglia nel bosco, commentando la decisione del Tribunale dei minorenni dell'Aquila nei confronti dei tre figli di Catherine Birmingham e Nathan Trevallion, con il progressivo riavvicinamento dei bimbi: da ottobre pernotti in famiglia. "A questa luce – spiega- si aggrappano due genitori stremati e sull’orlo del collasso emotivo. Tuttavia il rientro a tappe dei bimbi, in questa situazione, è l’unica strada percorribile. Trovo inoltre significativa la possibilità che i bimbi possano incontrare i genitori nel luogo primario, dove hanno gustato la felicità dei giochi in armonia con la natura e con gli amatissimi animali. Incoraggio Nathan e Catherine a collaborare e a percorrere con fiducia l’ultimo tratto del tunnel sopportando il dolore e lo strazio che dovranno ancora patire nell’attesa che, come scrive Catherine, 'sorga una nuova alba'.  "Personalmente – conclude Cantelmi – ritengo che tutta la vicenda sia sproporzionata perché siamo in presenza di genitori non abusanti, non maltrattanti e non delinquenti e il collocamento in casa famiglia costituisce nel complesso una pagina molto triste per l’Italia".  
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Rita Dalla Chiesa: “44 anni fa l’omicidio di mio padre, la verità storica non sempre coincide con le sentenze”

(Adnkronos) – Alla vigilia del 44esimo anniversario dell'omicidio del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, ucciso il 3 settembre del 1982 a Palermo, insieme con la moglie Emanuela Setti Carraro e l'agente di scorta Domenico Russo, la figlia Rita Dalla Chiesa, senza nascondere l'emozione, ricorda il padre. Non solo il generale ma il papà affettuoso, che amava incontrare i giovani. Oggi Rita Dalla Chiesa è una parlamentare di Forza Italia. 
Sono passati 44 anni dall’omicidio di suo padre. Le sentenze hanno accertato le responsabilità della Cupola di Cosa nostra, ma hanno anche messo in risalto diversi misteri ancora irrisolti. Sapremo mai la verità?
 "La verità che dobbiamo accettare è quella stabilita nelle aule di tribunale. Poi c’è la verità storica di cui conosciamo le responsabilità morali e politiche di chi in quel momento aveva ruoli di primo piano politico in Italia. Queste responsabilità vennero riconosciute anche in campo internazionale. Ho capito da allora che in Italia è molto difficile che la verità storica coincida con la verità stabilita in tribunale". 
Dalla Chiesa fu inviato a Palermo in estrema solitudine, senza i poteri speciali che aveva richiesto e che gli erano stati promessi…
 "E' vero, venne lasciato solo, ma questo lo scoprì solo dopo un mese. Lui aveva un'incrollabile fiducia nello Stato e nelle Istituzioni e ha creduto a quanto gli era stato assicurato, quando aveva accettato di scendere in Sicilia".   Secondo Lei, qual è la lezione più grande che le istituzioni di oggi dovrebbero ancora imparare dalla sua vicenda?
 Detto questo, oggi abbiamo una commissione antimafia con Chiara Colosimo presidente, che poco alla volta sta tirando fuori pezzi di verità. Immagino che il costo sia altissimo per la presidente, dal punto di vista del suo coraggio, ma non è un caso che mio fratello sia consulente di quella commissione, che i figli di Borsellino abbiano avuto totale apertura e fiducia nei confronti della presidente, che Maria Falcone abbia apprezzato il suo lavoro, e che io stessa la sostenga sempre. Ho un grande affetto per lei, grande stima. Non si smette mai di combattere per la verità. Non so se le istituzioni abbiano imparato qualche cosa da tutto quello che sta venendo fuori, sicuramente sono stati fatti parecchi passi avanti, soprattutto dai più giovani". 
Suo padre fu un pioniere nella comprensione della struttura mafiosa e dell'importanza dell'intelligence e del consenso sociale. Cosa resta oggi del "metodo Dalla Chiesa"?
 "Io so che il 'metodo Dalla Chiesa' oggi è studiato e praticato ai livelli più alti di investigazione, soprattutto quando si tratta di indagini su mafia e terrorismo. Le sue intuizioni sono state di grande aiuto in moltissime indagini. E ai suoi tempi non c’erano né pc neé intelligenza artificiale…". 
Suo padre credeva moltissimo nel dialogo con i giovani per sradicare la cultura mafiosa. Guardando alle nuove generazioni vede la consapevolezza che lui sperava di instillare?
 "In famiglia è stato mio fratello Nando, rischiando sempre del suo, a raccogliere ufficialmente il testimone di papà, soprattutto per quello che riguarda i giovani. Li amava mio padre e li ama Nando. I suoi studenti lo adorano, ogni estate vanno una settimana con lui nei luoghi difficili della legalità. Per una settimana lui mette a disposizione dei suoi studenti se stesso, la sua memoria, la sua storia. Che e’ la storia di tante persone che hanno attraversato il nostro stesso dolore". 
A distanza di quarantaquattro anni da quella sera in via Isidoro Carini, qual è il ricordo più vivido che custodisce di Suo padre privato, lontano dalla divisa e dalle responsabilità istituzionali?
 "Mio padre ci ha lasciato un insegnamento sacro. La libertà delle nostre idee, il non averne paura, il rispetto per quelle degli altri, e la totale mancanza di pregiudizi nei confronti di chiunque. Lui non ne aveva, la lealtà’ per l’essere umano e per gli animali era costantemente nelle sue parole. Amava l’Arma, la sua divisa, i suoi Carabinieri. Capita a volte che sui social qualcuno mi attacchi dicendo “suo padre si rivolterà nella tomba”, solo perché io esprimo liberamente le mie posizioni, che magari non sono quelle che vorrebbero altri. Ma sbagliano, non sanno quanto sbagliano. Io sono fiera di poter dire che mio padre sarebbe felice di vedermi leale con me stessa".  
Come si convive con un dolore così pubblico e con la necessità costante di dovere e volere condividere la figura di un genitore con l'intera nazione?
 "Da quando eravamo piccoli siamo stati abituati a vivere nostro padre con una forte dimensione pubblica. Ricordiamo soltanto il periodo del terrorismo che ha toccato le vite di ognuno di noi…. Siamo stati seguiti, intercettati, minacciati, mia sorella e’ stata costretta con il marito e un bimbo piccolo a trasferirsi di notte dall’altra parte di Italia. Abbiamo perso nostra madre giovanissima. E poi e’ arrivata la mafia, con tutto quello che poi abbiamo dovuto subire. Non e’ stata una vita facile, la nostra. Ma mi rendo conto che non e’ facile da capire". 
Domani il ricordo va inevitabilmente anche a Emanuela e all'agente Domenico Russo. Cosa significa per Lei ricordare il loro sacrificio accanto a quello di Suo padre?
 "La cosa che mi fa più male è che mio padre non voleva misure eccezionali di scorta perché non voleva che altri perdessero la vita a causa sua. Purtroppo invece, quella sera con lui sono morti la moglie e l’agente che li seguiva con la macchina". 
Qual è oggi il suo legame con la Sicilia? Lei nel 2019 annunciò che avrebbe lasciato la casa di Palermo…
 "Io non penso che la colpa di ciò che è accaduto sia di Palermo. È una città che io ho amato moltissimo. Ciò che mi ha fatto soffrire, e che ancora oggi vedo, sono i silenzi di Palermo. Non basta andare il 3 settembre davanti alla lapide di mio padre. Ed è per questo che negli ultimi anni vado a ricordarlo a Milano, dove mio padre è stata molto amato e dove la sua memoria continua a essere molto forte". 
Due anni fa in una trasmissione lei sostenne che suo padre venne ucciso per fare "un favore a un politico". Volevo chiederle se lo pensa ancora.
 "Non dimenticherò mai che quando fu chiesto a un politico perché non fosse andato al funerale, questi rispose in televisione che ai funerali preferiva i battesimi…". Quel politico si chiamava Giulio Andreotti. (di Elvira Terranova) 
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Incidente stradale a Miami, Germano Bacchetta muore a 32 anni: “Stavi realizzando il tuo sogno”

(Adnkronos) – Dramma a Miami, dove un cittadino italiano di 32 anni è morto a seguito di un incidente stradale. Si tratta di Germano Bacchetta, originario di Celano, in Abruzzo. A darne l'annuncio è stato il sindaco Settimio Santilli.  "Ieri sera purtroppo sono stato raggiunto dalla notizia della morte di Germano Bacchetta, un nostro giovane concittadino che ha perso la vita in un terribile incidente stradale a Miami", si legge sulla pagina Facebook del primo cittadino. "Germano si era trasferito negli Stati Uniti, dove si stava realizzando nel suo ambito lavorativo in maniera brillante, ambiziosa ed entusiasmante. Era pieno di vita e di voglia di fare, ma il destino fatale ha interrotto purtroppo questo suo straordinario e luminoso percorso. Giungano alla famiglia di Germano le più sentite condoglianze", ha concluso. L'incidente è avvenuto domenica pomeriggio, lungo Southwest 168th Street, nella zona sud-occidentale della contea di Miami-Dade. Secondo quanto riferito dall'emittente locale Local 10, Germano Bacchetta viaggiava a bordo di una Porsche insieme ad un'altra persona, che si è schiantata contro un palo. Lui è morto sul colpo, mentre l'amico è stato trasferito in gravi condizioni in ospedale. Su quanto successo indaga la Traffic Homicide Unit del Miami-Dade Sheriff's Office. Gli investigatori stanno cercando di stabilire le cause dello schianto e se la velocità abbia avuto un ruolo.  
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Ucraina e rebus centrosinistra, Fratoianni: “Troveremo sintesi con Pd e M5S”

(Adnkronos) –
"Sulla guerra in Ucraina c'è una differenza che non riguarda solo Conte e Schlein ma anche noi". Nicola Fratoianni, segretario nazionale di Sinistra Italiana, fotografa la situazione nel 'campo largo' in relazione ad uno dei temi principali di politica estera. Le posizioni di Pd, M5S e AVS sono conciliabili? "Ci sono tantissime questioni che hanno a che fare con nodi rilevanti di politica estera su cui le posizioni in particolare delle tre forze principali dell’opposizione – Pd, M5S e Avs – e su cui dovremmo poi confrontarci anche con altre forze disponibili, sono esattamente sovrapponibili", dice Fratoianni a Omnibus, su La7. "Certo sul conflitto in corso in Ucraina c'è una differenza – prosegue il leader rossoverde – che non riguarda solo Conte e Schlein ma riguarda anche noi. Ricordo che io ho votato contro l'invio delle armi all'Ucraina anche quando Conte votava a favore sono stato il primo e allora ero l'unico a votare in quel modo. Ora, io penso questo: ci siede a un tavolo e allora per esempio si parte dall'idea che nessuno può dire questa è una linea rossa invalicabile, si cerca una sintesi, perché Conte nei giorni scorsi l'ha detta così sull'Ucraina. Ma io ho anche sentito e ho letto dichiarazioni di alcuni esponenti del Pd, per esempio che dicono sulle armi all'Ucraina la linea rossa è invalicabile. Ma così non si va da nessuna parte", afferma Fratoianni. "Invece ci si siede ad un tavolo e per esempio si parte dicendo siamo tutti d'accordo sul fatto che la Russia ha aggredito l'Ucraina e che quindi bisogna sostenere l'Ucraina, perché questa sì mi pare una linea rossa invalicabile, anche se io escludo che fra noi ci sia qualcuno che ha dubbi su questo. Penso che tutti siamo d'accordo sul fatto che Putin ha condotto un'invasione criminale e che quindi bisogna sostenere l'Ucraina. Bene, primo punto e lo mettiamo da parte", dice prima di voltare pagina. "Secondo punto: come si sostiene l'Ucraina ? Che cosa significa sostenere l'Ucraina? Nel panorama politico italiano c'è chi pensa, ed è legittimo ma io penso che sia sbagliato, che sostenere l'Ucraina coincida con la prosecuzione ad infinitum della guerra. Io non sono d'accordo. Io penso che sostenere l'Ucraina coincida con la fine più rapida della guerra in un modo giusto naturalmente, quindi condiviso anche dall'Ucraina che è stata aggredita e che è la vittima. E poi io penso che una discussione seria debba prendere in mano la questione di come si può comunque sostenere l'Ucraina logisticamente, economicamente e finanziariamente", afferma ancora. "La domanda, infine, che mi faccio: è utile il nostro sostegno militare? È decisiva la componente militare del nostro sostegno anche qui io qualche dubbio. Peraltro siamo l'unico grande Paese in Europa che ha ancora secretata la lista degli armamenti che inviamo all'Ucraina. Sarebbe l'ora di farcela conoscere anche questo sarebbe un elemento utile a discernere e a discutere su come andare avanti. Ultima questione: come noi pensiamo che debba configurarsi il rilancio dell'iniziativa diplomatica, perché lo diciamo tutti, ma raramente entriamo nel merito", dice il deputato. "Credo che questo sia il metodo giusto, urgente ed opportuno – conclude Fratoianni – di procedere perché quando si discute si cerca un compromesso che non vuol dire io ti do questo e tu mi dai quello. Sarebbe lo stile del centrodestra, che quando è arrivato ha detto: io mi prendo l'autonomia differenziata, tu ti prendi la separazione delle carriere, tu ti prendi il premierato. Quello è il mercato delle vacche, invece noi se vogliamo governare, penso che dobbiamo seguire questa direzione". 
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Carburanti, la strategia di Motus-E per far fronte ai rincari

(Adnkronos) – Far fronte ai rincari dei carburanti sfruttando il margine di bilancio aggiuntivo aperto dalla Commissione Ue per puntare su elettrificazione strutturale dei consumi, in primis mobilità, e per finanziare l'infrastruttura di ricarica. Il presidente di Motus-E, Fabio Pressi, illustra all'Adnkronos le proposte dell’associazione di operatori industriali dei settori automotive ed energia e del mondo accademico per fronteggiare crisi energetica e caro carburanti. "La tutela di cittadini e imprese di fronte al costo dei carburanti passa necessariamente attraverso un impiego oculato e strategico del margine di bilancio aggiuntivo aperto dalla Commissione Ue per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili e aumentare la sicurezza energetica, da orientare verso un'elettrificazione strutturale dei consumi, su tutti quelli della mobilità, e una diminuzione permanente dei costi operativi delle imprese", spiega. In questo senso, "le risorse andrebbero destinate in primo luogo a finanziare la proposta di revisione della fiscalità delle flotte di auto aziendali elettrificate, messa a punto da Motus-E insieme alle altre grandi associazioni automotive nazionali. La misura consiste nell'innalzamento delle percentuali di deducibilità del costo di acquisto e noleggio delle autovetture ricaricabili, con un beneficio differenziato per tecnologia e fascia emissiva e un innalzamento dei massimali di costo fiscalmente riconosciuto, che non si aggiornano da decenni". Si chiede inoltre di "risolvere finalmente una differenza di trattamento fiscale tra le ricariche e il rifornimento di carburante di auto a uso promiscuo, con le prime che attualmente sono soggette a quella che di fatto è una doppia imposizione".  "L'elenco delle misure ammissibili della Commissione, oltre a non escludere un supporto all'acquisto di mezzi elettrici, contempla inoltre espressamente il finanziamento, diretto o indiretto, dell’infrastruttura di ricarica – conclude – Il margine di bilancio potrebbe pertanto finanziare l'acquisto e l'installazione di colonnine per imprese e partite Iva; cofinanziare il completamento della rete ad accesso pubblico nelle aree con circolante elettrico ancora limitato; la ricarica del trasporto merci, nei depositi e negli hub logistici e ad altissima potenza sui corridoi europei; l'infrastrutturazione dei depositi del trasporto pubblico locale, con produzione e accumulo di rinnovabili in loco".  Quanto agli ultimi dati di settore, si segnala che nei primi otto mesi dell’anno le auto elettriche immatricolate in Italia sono 90.381, su del 68,2% rispetto allo stesso periodo del 2025, con una market share dell’8%, in crescita rispetto al 5,1% del periodo gennaio-agosto 2025. Al 31 agosto, il parco circolante elettrico puro italiano risulta composto da 444.863 auto.  
—sostenibilita/mobilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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A 91 anni completa il sentiero degli Appalachi: è escursionista più anziano di sempre

(Adnkronos) –
91 anni e non sentirli. Un nonno ultranovantenne è diventato la persona più anziana di sempre ad aver mai completato quello che viene chiamato l'Appalachian Trial, ovvero il sentiero degli Appalachi. Uno dei percorsi escursionistici più lunghi e duri al mondo che è situato lungo la costa orientale degli Stati Uniti, dalla Georgia al Maine attraversando 14 stati americani. Dale 'Greybeard' Sanders ha fatto segnare un nuovo incredibile record: "Con l'avanzare dell'età, le cose si fanno più difficili fisicamente e non si riesce più a fare quello che può fare un ventunenne", ha dichiarato a People, "Questi limiti sono il motivo per cui sono l'unico novantenne ad aver percorso a piedi l'intero Appalachian Trail". Sanders aveva già battuto per la prima volta il record di escursionista più anziano nel 2017, all'età di 82 anni. In seguito era stato 'superato', nel 2021, da un altro escursionista, MJ 'Nimblewill Nomad' Eberhart, che si era appropriato del primato a 83 anni. Ora però Sanders ha voluto riprendersi il 'suo' titolo, e per completarlo ci ha messo mesi, visto che l'Appalachian Trail Conservancy si compone di un'escursione completa di tutte le sezioni del sentiero, da percorrere in qualsiasi ordine entro un anno. Ed è esattamente ciò che ha fatto Sanders: "Mia moglie non voleva che stessi via per un anno, quindi l'ho fatto per sei mesi, poi sono tornato a casa per l'inverno e infine sono ripartito per finire il lavoro", ha raccontato. L'ultimo tratto verso la vetta del Katahdin, con un dislivello di 1.585 metri, si è rivelato il più estenuante, tanto che a circa 300 metri dalla cima, Sanders è caduto sulle rocce e ha avvertito un dolore lancinante alla coscia e al ginocchio destro: "È stata un'esperienza terribile. Ero lì sdraiato sulle rocce, non riuscivo né a salire né a scendere", ha ricordato Sanders, "Dio dev'essere stato con me perché sono in ottima forma, il dolore ha iniziato ad attenuarsi dopo circa 30 minuti e sono riuscito a raggiungere la cima". Originario del Kentucky e ora residente nel Tennessee, Sanders attribuisce la sua capacità di mantenersi in forma al suo stile di vita attivo. L'uomo ha già un Guinness World Record attivo, essendo stato riconosciuto come la persona più anziana ad aver completato un'escursione da un lato all'altro del Grand Canyon (andata e ritorno), un'impresa che ha portato a termine all'età di 87 anni. Un record che spera di battere ancora: "Detengo già quel record, ma voglio alzare il limite di età a 91 anni".  
—internazionale/esteriwebinfo@adnkronos.com (Web Info)

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Drone all’aeroporto di Lipsia, media: “Attentatore entrato in area Schengen con visto italiano”

(Adnkronos) – Uno dei due presunti autori del tentato attacco all'aeroporto di Lipsia, attribuito da Berlino a Mosca, sarebbe entrato nell'area Schengen con un visto turistico italiano. Lo si apprende da Tagesspiel, che cita un'indagine di Ndr, Wdr e Suddeutsche Zeitung. Le autorità tedesche "hanno accertato che il documento è stato rilasciato da un'ambasciata italiana a Minsk alla fine di aprile", scrive la testata. Stando agli investigatori tedeschi che ne hanno ricostruito l'ingresso e l'uscita dalla Germania, il sospettato in questione sarebbe un cittadino bielorusso di cui sono state rinvenute tracce di Dna. "L'uomo, che a quanto pare possiede anche un passaporto russo, avrebbe precedenti penali negli Stati baltici", scrive la testata. Si ritiene che un secondo uomo, detentore di passaporto sia lettone che russo, abbia agito come coordinatore logistico e istruttore per l'attacco, entrando in Germania a fine luglio attraverso l'aeroporto di Berlino Brandeburgo dirigendosi in Sassonia a bordo di un'auto a noleggio. Due giorni prima dell'attentato fallito, costui avrebbe lasciato nuovamente il Paese in aereo. Stando all'emittente tedesca Ard, gli inquirenti lo avrebbero collegato a un'agenzia di intelligence russa. Entrambi, pare, "sono noti alle autorità". Le autorità finlandesi – intanto – stanno indagando per accertare una "possibile violazione territoriale" dopo che un drone aereo è stato ritrovato sulla costa nel sud del Paese. Il drone è stato scoperto ieri sulla riva di un’isola dell’arcipelago di Porvoo, nel Golfo di Finlandia, a meno di due ore di auto a est di Helsinki, la capitale. "Le guardie di frontiera finlandesi e la polizia stanno indagando sull’incidente", ha sottolineato il ministro della Difesa, Antti Häkkänen, in un comunicato. Il drone non rappresentava alcun rischio per la popolazione, poiché non trasportava esplosivi, ha precisato l’ufficiale delle guardie di frontiera incaricato delle indagini, Antti Leskelä. "È stato accertato che questo dispositivo non è pericoloso", ha affermato, aggiungendo che è "troppo presto per dire" se il drone provenisse dalla vicina Russia. Secondo un comunicato del ministero della Difesa finlandese, le prime informazioni indicavano che il dispositivo era stato "utilizzato per attività di ricognizione e mappatura". Si trattava di un "velivolo senza pilota ad ala fissa", lungo "alcuni metri", ha precisato Leskelä. Le guardie di frontiera stanno cercando in particolare di determinare l’origine del drone, nonché la sua traiettoria di volo o l’eventuale deriva verso la Finlandia. L’ufficiale ha aggiunto che è "assolutamente possibile" che il dispositivo sia arrivato alla costa finlandese dopo essere stato trasportato dalla deriva da altre zone del Mar Baltico. Si è rifiutato di fornire ulteriori commenti riguardo al possibile scopo del drone, spiegando che "l’indagine è ancora in corso". Negli ultimi mesi, l’Ucraina ha attaccato più volte i terminal petroliferi russi nel Golfo di Finlandia, mentre la Finlandia ha a sua volta segnalato diversi droni ucraini fuori rotta, precipitati sul proprio territorio.  
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Arrestato a Roma per aver accoltellato la ex, era stato già denunciato dalla prima moglie: chi è Damiano Moncada

(Adnkronos) – Sul petto il tatuaggio "Solo Dio mi può giudicare". Sui social le foto in palestra mentre si allena, il video al centro estetico per le iniezioni di botox, il selfie con la psicologa "la mia salvatrice". E poi, dalla casa che divideva con il figlio, frasi motivazionali come "Solo chi osa imparare a volare". Damiano Moncada, il 47enne romano arrestato il 24 agosto a Roma per aver accoltellato quattro volte al petto la sua ex moglie, si racconta come un uomo forte, innamorato del figlio al quale dedicava canzoni e post. Come quello in cui scriveva: "Almeno con te sono riuscito a fare qualcosa di buono nella mia vita" o "Una casa così grande per noi due soli. Con i nostri cuori riusciremo a scaldarla lo stesso". Nella realtà, a quanto apprende l'Adnkronos, ha alle spalle una denuncia per maltrattamenti presentata dalla prima ex moglie ai carabinieri nel 2023, che gli era poi valsa un divieto di avvicinamento (successivamente revocato). E un atteggiamento aggressivo che avrebbe portato la seconda moglie, vittima del tentato femminicidio, a chiedere la separazione. La donna avrebbe raccontato agli agenti di altre aggressioni subite in passato, spesso davanti al figlio adolescente di lui e alla figlia minorenne di lei, ma di non aver mai formalmente denunciato. Moncada, che pare avesse occupazioni saltuarie come carrozziere e come venditore ambulante al mercato di Porta Portese, sui social ostentava la passione per il lusso, tra capi di abbigliamento firmati, orologi e catene d'oro in bella mostra, e selfie da ville con piscine o barche in porto. Ora, rintracciato dai poliziotti dopo aver lasciato la vittima in ospedale ed essersi allontanato in auto con il figlio, si trova in carcere. 
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Gianluca Gazzoli, un anno dalla morte della mamma: il ricordo ‘felice’ sui social

(Adnkronos) – "Un anno fa perdevo la mia mamma. Se ci ripenso, mi sembra ancora un film, qualcosa che continuo a non credere possibile". Comincia così il lungo post condiviso da Gianluca Gazzoli per ricordare la sua mamma, Giovanna, morta un anno fa, il 2 settembre 2025.  Il conduttore radiofonico prova a fare un bilancio di questi ultimi 12 mesi: "Ho vissuto dolore e malinconia, ma anche momenti che hanno unito la nostra famiglia più di prima. Invece di pensare a quanto fosse ingiusto, mi hanno fatto sentire fortunato. Fa parte della vita, credo".  Gazzoli ammette di aver cercato di sfuggire al dolore: "Mi sono riempito di impegni per non pensarci. Non ho voluto rivedere foto, video, lettere, messaggi, luoghi. Le poche volte che l'ho fatto è stato così doloroso che non ci sono più tornato. Perchè dal mio umore dipendono altri umori". E ancora oggi, "non riesco a parlarne senza che la voce mi tremi, e mi capita di piangere all'improvviso, da solo".   "Eppure – aggiunge Gazzoli – non c'è stata una sola notte, in un anno, in cui non abbia pensato a lei prima di addormentarmi". Il conduttore apre il suo cuore e confessa: "Mi manca tutto: il suo profumo, la sua risata, le sue cazziate, poterla chiamare a notte fonda. Evitare certi momenti mi ha fatto sentire in colpa, come se rischiassi di dimenticare. Ho deciso invece che voglio ricordarla a tutti con il sorriso, perché lo merita". Poco prima della sua scomparsa, Gazzoli la intervistò nel suo podcast 'BSMT': "Ho scoperto qualcosa che non conoscevo: parlare un'ora con mia madre, senza distrazioni, della sua vita, e fissare quell'incontro per sempre. Quella chiacchierata non l'ho più rivista, ma so che è stata potente per tante persone che si sono ritrovate in Giovanna, mia mamma. Non nella sua malattia, ma nella sua storia, nella sua forza, nella sua voglia di vivere: è questo che ha segnato la mia vita da quando sono nato". E conclude: "Ho passato anni a parlare di ispirazione, e la mia più grande mi ha messo al mondo, insegnandomi ancora qualcosa di grande. Mi manchi mamma".  
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Report, Piervincenzi e Presutti all’assemblea della redazione: “Incontreremo i colleghi? Qui apposta”

(Adnkronos) –
Daniele Piervincenzi e Giulia Presutti sono appena arrivati via Teulada, dove sta per cominciare l’incontro-assemblea della redazione di ‘Report’. I due conduttori scelti dall’azienda per condurre la prossima stagione della trasmissione di inchiesta al posto di Sigfrido Ranucci, sono arrivati e si sono diretti velocemente verso i tornelli. Alla domanda dei cronisti se incontreranno i colleghi della redazione, Piervincenzi ha risposto: “Siamo qui apposta” (VIDEO). “Noi adesso andiamo in Rai per la prima volta per parlare con la direzione. Questo incontro era stato già programmato prima della nomina dei conduttori, per parlare del futuro di Report, cosa che sarebbe dovuta avvenire dunque prima e non adesso. Siamo qui per ascoltare cosa la Rai ci deve dire, noi ribadiamo ciò che abbiamo detto: se vengono nominati questi due conduttori, cioè se la Rai continua per la sua strada noi inviati, e siamo tanti, ci dimetteremo in blocco perché noi dobbiamo garantire l’indipendenza e l’autonomia della trasmissione che è fondamentale per portare avanti le nostre inchieste“, il commento di Giulia Innocenzi, arrivando insieme al gruppo di inviati di ‘Report’ all’incontro.  I due conduttori hanno incontrato ieri in Rai il direttore dell’approfondimento Paolo Corsini. L’incontro è seguito a quello che il direttore Corsini ha avuto nel primo pomeriggio con i due storici inviati della trasmissione, l’esterno Bernardo Iovene e l’interno Giulio Valesini. A quanto apprende l’Adnkronos, si sarebbe trattato di un incontro di “normale amministrazione” nelle interlocuzioni aziendali. Secondo quanto si apprende, la posizione dell’azienda al momento resta ferma: la Rai non avrebbe alcuna intenzione di rivedere la scelta dei conduttori, indicati venerdì scorso. L’incontro di oggi di Paolo Corsini con l’intera redazione del programma potrebbe rappresentare una svolta. Non resta che attendere.  
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