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Champions League, oggi Fenerbahce-Roma – Diretta

(Adnkronos) – La Roma esordisce in Champions League. Oggi, giovedì 10 settembre, i giallorossi volano a Istanbul per sfidare il Fenerbahce – in diretta tv e streaming – nella prima giornata della massima competizione europea. La squadra di Gasperini arriva al match dalla vittoria in rimonta contro l'Atalanta, battuta 2-1 nel finale con conseguente primo posto in classifica a quota 9. I turchi invece, che non potranno contare sullo squalificato Guendouzi, sono stati superati dal Besiktas nel derby di Istanbul dell'ultima giornata di campionato.  Nella prossima giornata di Champions League, la Roma ospiterà all'Olimpico il Real Madrid. 
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Heineken, Together Lab: più di 8 italiani su 10 apprezzano la scoperta di nuovi sapori

(Adnkronos) – Se fino a qualche anno fa erano il luogo o l'occasione a definire un momento di socialità, oggi sono sempre più le esperienze condivise a dare significato agli incontri. Tra queste, il cibo assume un ruolo sempre più centrale: preparare una ricetta insieme, provare una cucina mai assaggiata prima, condividere uno street food o sperimentare nuovi ingredienti diventa il pretesto per incontrarsi, conoscersi e creare connessioni autentiche, fuori e dentro casa. È questo uno dei principali cambiamenti che emerge dall’analisi condotta dal Together Lab, il nuovo osservatorio permanente sulla socialità contemporanea promosso da Heineken Italia nell'ambito della campagna Together. Attraverso un'attività di social media monitoring, sviluppato in collaborazione con l'Università Iulm, che ha analizzato oltre 14.400 conversazioni spontanee online pubblicate da giovani tra i 18 e i 35 anni sulle principali piattaforme social, il progetto racconta come stiano evolvendo linguaggi, luoghi e rituali dello stare insieme. Tra le principali tendenze individuate dall'Osservatorio, emerge una nuova forma di socialità in cui il cibo assume un ruolo centrale: nelle conversazioni analizzate, aperitivi, cene e momenti di condivisione vengono frequentemente raccontati attraverso parole come 'stare insieme', 'condividere', 'chiacchiere' e 'amicizia', segno di una convivialità che passa sempre più attraverso il cibo, trasformando il gusto in un vero e proprio linguaggio relazionale. A guidare questa evoluzione sono soprattutto i 25-35enni, che vivono il cibo non solo come consumo, ma come occasione per creare connessioni e costruire esperienze da condividere. Questa evoluzione trova riscontro anche in una recente ricerca AstraRicerche , secondo cui l'84% degli italiani apprezza la scoperta di nuovi sapori e quasi il 70% predilige occasioni conviviali semplici e informali. Un quadro che conferma come la convivialità contemporanea sia sempre più orientata verso esperienze autentiche, da vivere e condividere insieme. "Con Together Lab abbiamo scelto di osservare la socialità proprio mentre prende forma, attraverso le conversazioni spontanee con cui i giovani raccontano ogni giorno il proprio modo di stare insieme. Quello che emerge con chiarezza è che la convivialità continua a rappresentare un bisogno fondamentale, ma trova oggi forme di espressione nuove, più fluide e personali. Il cibo e la sperimentazione gastronomica ne sono un esempio concreto: -afferma Alfredo Pratolongo, Corporate Affairs Director di Heineken Italia – preparare una ricetta insieme, scoprire nuovi sapori o condividere un'esperienza sensoriale diventano occasioni per creare relazioni e rafforzare il significato dello stare insieme. È interessante osservare come, pur evolvendo i rituali e i linguaggi della socialità, la convivialità rimanga intanto uno dei tratti più distintivi della cultura italiana: la capacità del cibo di rappresentare un momento che avvicina le persone e trasformare il tempo in un'esperienza di relazione. Cambiano le modalità con cui le nuove generazioni costruiscono questi momenti, ma non viene meno il desiderio di ritrovarsi attorno a esperienze fisiche che hanno a che fare con i sensi, capaci di creare connessioni significative. In questo contesto la birra conferma il suo ruolo: freschezza, leggerezza, informalità, ma anche ricchezza di stili e gusto, sapori mai eccessivi contribuiscono a rendere ancora più ricca l’esperienza. Ci siamo messi in ascolto per capire come evolvono i rituali dello stare insieme e far vivere il nostro purpose: creiamo il piacere di stare insieme per ispirare un mondo migliore".  La ricerca mostra come il cibo continui a essere uno dei principali attivatori di convivialità: non solo l'occasione attorno a cui condividere un pasto, ma sempre più un'esperienza attraverso cui costruire relazioni, scoprire nuovi sapori e rafforzare il senso di appartenenza. Preparare una cena insieme, organizzare un aperitivo fatto in casa, scegliere un locale per provare una cucina internazionale o sperimentare nuovi abbinamenti non risponde soltanto al desiderio di mangiare bene, ma soprattutto alla volontà di vivere momenti di qualità insieme agli altri. In questo contesto, mangiare insieme continua a rappresentare un'esperienza capace di generare benessere: secondo AstraRicerche, il 64% degli italiani ritiene infatti che condividere un pasto contribuisca a migliorare l'umore e favorisca il relax, confermando il valore relazionale della tavola oltre la semplice occasione di consumo. Dall'analisi emerge inoltre una tensione culturale particolarmente interessante, che attraversa molte delle conversazioni raccolte. Da una parte cresce il desiderio di sperimentare: cucine etniche, ingredienti insoliti, contaminazioni gastronomiche e ricette ibride alimentano la curiosità e diventano occasione di scoperta condivisa. Dall'altra rimane forte il richiamo ai sapori della tradizione, alle ricette di famiglia e alle specialità locali, che continuano a rappresentare un importante elemento identitario. Più che due tendenze contrapposte, innovazione e tradizione convivono nella stessa esperienza conviviale, contribuendo a rendere il cibo uno spazio di espressione personale e di relazione.  Anche il linguaggio delle piattaforme digitali racconta questa trasformazione. Tra le parole che ricorrono con maggiore frequenza nelle conversazioni compaiono 'tagliere', 'street food', 'pizza', 'focaccia', 'apericena', insieme a riferimenti a cucine internazionali, ricette condivise, nuovi ingredienti e sapori da sperimentare. Il filo conduttore è sempre lo stesso: la convivialità nasce sempre più spesso dalla curiosità gastronomica e dalla voglia di vivere un'esperienza memorabile insieme, trasformando il gusto nel punto di partenza delle relazioni. "L’analisi dimostra che non sono più le occasioni a definire l'esperienza, ma il valore che le persone attribuiscono ai momenti vissuti insieme. Essere rilevanti significa quindi interpretare questi cambiamenti culturali con autenticità, entrando con naturalezza nelle esperienze che contano davvero. Per Heineken Italia questo si traduce in un portfolio di brand capace di accompagnare in modo naturale tutte le diverse forme di convivialità: da Birra Moretti, che rappresenta la convivialità autentica e il legame con la tavola, vissuta in maniera autentica e senza sovrastrutture; a Ichnusa, che valorizza identità e appartenenza territoriale; fino a Birra Messina, che accompagna l’esperienza legata al concetto di meraviglia, soprattutto durante il momento dell’aperitivo, – dichiara Michela Filippi, Marketing Director di Heineken Italia – e Heineken, che interpreta una socialità internazionale e contemporanea, legata ai grandi momenti di intrattenimento e alle passioni condivise, capaci di unire le persone in modo profondo. La forza del nostro portfolio risiede proprio nella complementarità dei brand, che ci consente di accompagnare occasioni di consumo ed esperienze diverse, in linea con l'evoluzione dei gusti e dei nuovi rituali della socialità. Brand diversi, accomunati dalla capacità di valorizzare esperienze di condivisione e scoperta, parlando alle persone con linguaggi credibili e culturalmente rilevanti, in sintonia con l'evoluzione del gusto e della convivialità". In questo scenario cambia anche il ruolo della birra, che non rappresenta più semplicemente una bevanda associata a un momento di consumo, ma diventa parte integrante dell'esperienza gastronomica condivisa. Grazie alla varietà degli stili, alla versatilità negli abbinamenti e alla sua naturale dimensione conviviale, la birra accompagna con spontaneità questi nuovi rituali dello stare insieme, valorizzando esperienze costruite intorno alla scoperta e alla condivisione del gusto. Anche le ricerche di mercato confermano questa evoluzione. Secondo AstraRicerche, il 75% degli italiani associa la birra alla convivialità e il 63% sceglie la bevanda anche in funzione della curiosità e della voglia di sperimentare qualcosa di nuovo. Parallelamente, le evidenze di Cga by NIQ illustrano come un italiano su due scelga il locale anche per la qualità dell'abbinamento tra cibo e bevande, mentre l'85% considera importante il food pairing durante l'aperitivo. Dati che mostrano come l'esperienza gastronomica sia sempre più percepita come un insieme in cui la scelta della bevanda contribuisce a rendere più ricco e coinvolgente il momento di condivisione. Le conversazioni online raccontano inoltre una crescente attenzione verso la cultura birraria. In particolare, su Reddit (30% delle conversazioni analizzate) e Facebook (22%) cresce l'interesse per gli stili, gli abbinamenti gastronomici e la scoperta di nuove referenze, trasformando la sperimentazione in un'occasione di dialogo e di confronto. La scoperta di una nuova birra diventa così un ulteriore pretesto per stare insieme, alimentare conversazioni e condividere esperienze. I risultati di Together Lab raccontano una generazione che non rinuncia allo stare insieme, ma ne riscrive continuamente i codici. In questo percorso il gusto assume un valore che va oltre la dimensione gastronomica: diventa un linguaggio attraverso cui esprimere curiosità, condividere esperienze e costruire nuove connessioni. Perché oggi la socialità non nasce soltanto dall'occasione di incontrarsi, ma dal desiderio di vivere qualcosa insieme. 
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Iran, Trump: “Guerra finirà dopo elezioni o forse prima”

(Adnkronos) –
La guerra tra Stati Uniti e Iran potrebbe concludersi "dopo le elezioni" di midterm di novembre, "o forse prima". Lo ha detto Donald Trump in una conversazione telefonica con il giornalista di NewsNation Robert Sherman, che si trova a Doha. Il presidente americano ha anche smentito le notizie secondo cui missili iraniani avrebbero danneggiato aerei militari statunitensi in Giordania questa settimana. "Nessun danno. Niente di niente", ha detto Trump, secondo quanto riferito dallo stesso giornalista in un post su X. Il presidente americano ha poi rivendicato i risultati dell'azione militare statunitense contro Teheran, tornando anche sullo Stretto di Hormuz. "Stiamo vincendo la guerra. Controlliamo lo Stretto di Hormuz. Dovremmo chiamarlo 'Stretto di Trump', dovrò pur ricavarci qualcosa". "Sono sicuro che la leadership iraniana ne sarà entusiasta", ha aggiunto. Trump ha quindi lanciato un nuovo avvertimento all'Iran sul sito nucleare sotterraneo noto come 'Pickaxe Mountain', situato sotto una montagna a sud dell'impianto di arricchimento di Natanz. "Abbiamo notato un po' di attività a Pickaxe. Consiglierei all'Iran di non fare il furbo, perché altrimenti dovremo colpirlo molto duramente", ha detto intervenendo alla convention repubblicana di Dallas. "L'anno prossimo Teheran sarà libera dall'oppressione e dalla tirannia", ha dichiarato in un video indirizzato alla comunità ebraica dell'Iran il ministro della Difesa israeliano Israel Katz, in cui avverte, inoltre, la leadership iraniana, dichiarando che "qualsiasi attacco contro Israele, per qualsiasi motivo e da qualsiasi luogo, incontrerà una risposta energica, compresi attacchi alle sue principali infrastrutture energetiche". Katz aggiunge: "Un simile colpo riporterebbe l'Iran indietro di decenni e destabilizzerebbe ulteriormente il regime degli ayatollah che il popolo iraniano tanto disprezza e di cui desidera ardentemente la caduta". L'Iran ha utilizzato un meccanismo simile al baratto per aggirare le sanzioni sulle sue vendite di petrolio e acquistare dalla Cina beni per miliardi di dollari, tra cui equipaggiamento militare. Lo scrive il Times of Israel, citando quanto riferito a Reuters da due fonti iraniane di alto livello e da altre tre persone a conoscenza della questione, secondo cui, il meccanismo commerciale segreto, in cui il petrolio iraniano viene scambiato con crediti per le importazioni cinesi, ha rappresentato un'ancora di salvezza finanziaria per Teheran negli ultimi anni, in concomitanza con l'intensificarsi delle pressioni economiche e militari statunitensi sul suo programma nucleare. Questo meccanismo avrebbe anche permesso alla Cina, il più grande importatore mondiale di petrolio greggio, di mantenere l'accesso al petrolio iraniano a prezzi scontati, proteggendo al contempo banche e aziende che esportano nella Repubblica islamica da controlli o sanzioni internazionali. Gli Stati Uniti hanno imposto sanzioni ad alcune piccole entità cinesi che acquistano o facilitano le spedizioni di petrolio iraniano, ma si sono astenuti dall'adottare le misure più severe che potrebbero avere ripercussioni sull'economia globale. Il transito navale nello Stretto di Hormuz è ulteriormente diminuito, ieri, attestandosi a sette navi rispetto alle dodici del giorno precedente, secondo i dati preliminari di tracciamento delle navi pubblicati oggi. Di queste sette imbarcazioni, quattro sono uscite e tre sono entrate nel passaggio marittimo, anche se alcune imbarcazioni potrebbero navigare nel canale con i transponder spenti e sfuggire al conteggio. 
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Ballando con le stelle, undicesima maestra annunciata: chi è Valentina Fiorini

(Adnkronos) –
Valentina Fiorini entra ufficialmente nel cast di Ballando con le stelle. La ballerina è l'undicesima maestra di ballo della nuova edizione del programma condotto da Milly Carlucci, in partenza dal prossimo sabato 3 ottobre. L'annuncio è arrivato oggi, giovedì 10 settembre, con un video condiviso sulla pagina ufficiale del dance show. Originaria di Bologna e oggi residente in Sicilia, Fiorini ha raccontato nel video di presentazione il suo lungo percorso nel mondo della danza, iniziato quando aveva appena tre anni: "Sono stata campionessa italiana, finalista ai campionati mondiali e ho avuto l'onore di esibirmi nei teatri in giro per il mondo", racconta la giovane.    Ora però la ballerina realizza un sogno che coltiva da tempo: "L'anno scorso ho partecipato a 'Sognando ballando con le stelle' con un obiettivo: diventare maestra di Ballando e ora posso finalmente annunciarlo", ha detto la giovane, confermando il suo ingresso ufficiale nel cast della nuova stagione.   
Il cast del programma è ormai stabilito: accanto alla conduttrice Milly Carlucci, tornerà Paolo Belli, dopo l'esperienza della partecipazione in gara lo scorso anno.  In gara ci saranno: Massimo Ghini, Anna Safroncik, Monica Guerritore, Manuela Moreno, Jimmy Ghione, Alberto Ravagnani, Riccardo Rossi, Eugenio Finardi, Aurora Ramazzotti, Alessandro Matri, Noemi Bocchi e, appunto, Andy Diaz.  Quanto ai maestri, sono undici i nomi già confermati: Giovanni Pernice, Luca Urso, Carlo Aloia, Anastasia Kuzmina, Erika Martinelli, Giada Lini, Nikita Perotti, Gioia Giovanatti, Leonardo Lini, Rebecca Gabrielli. E ora Valentina Fiorini.   
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Cinquemila dollari a ogni americano? I ‘Trump dividend’ costerebbero oltre un trilione

(Adnkronos) – I 'Trump dividend', battezzati così da Donald Trump che ha promesso 5mila dollari di dividendi per ognuno dei 240 milioni di americani adulti se i repubblicani manterranno il controllo del Congresso alle elezioni di midterm, costerebbero alle casse federali 1,2 trilioni di dollari, esacerbando inflazione, il deficit di bilancio di quasi due trilioni di dollari e il debito nazionale, che ha recentemente superato i 40 trilioni di dollari. All'indomani del nuovo annuncio ad effetto, la stampa americana, anche quella conservatrice come Fox News, si interroga sulle tante incognite della promessa del tycoon che, nel discorso della scorsa notte alla convention repubblicana di Dallas, non ha spiegato come finanzierà l'intera operazione che, ricordano gli esperti, dovrebbe avere necessariamente la luce verde del Congresso a cui la Costituzione affida l'autorità totale sul finanziamento delle spese del governo. Questo significa, ha detto al New York Times John Day, ex procuratore del New Mexico che si occupa di casi riguardanti illeciti governativi, che Trump non potrebbe ordinare l'emissione degli assegni con un ordine esecutivo. Nel suo discorso, Trump ha paragonato i pagamenti ai dividendi che vengono pagati dalle corporation in attivo, facendo riferimento alla forza che l'economia americana avrebbe riconquistato grazie alle sue politiche.  Ma Marc Goldwein, direttore del Committee for a Responsible Federal Budget, ha notato, riporta Fox News, che le società pagano i dividendi quando hanno un surplus, mentre gli Usa hanno un deficit annuale di quasi due trilioni e un debito nazionale di 40 trilioni. Nel suo discorso, Trump ha legato questi dividendi ad un precedente, i 1776 assegni che sono stati inviati ai membri delle forze armate, allora chiamati i 'warrior dividend', ma il quel caso i fondi provenivano dal bilancio del Pentagono già approvato dal Congresso. Non ha aiutato a fare chiarezza sulla proposta JD Vance che, intervistato da Fox News subito dopo il discorso di Trump, da una parte l'ha difesa sostenendo che si tratta di dividendi degli incassi arrivati con i dazi, ma dall'altra parte è sembrato fare una parziale marcia indietro sostenendo che gli assegni non sarebbero inviati agli americani benestanti. Il Nyt ricorda comunque come già lo scorso anno Trump abbia tentato di inviare 2mila dollari in più di rimborsi fiscali ai contribuenti americani, finanziandoli con i soldi dei dazi, ma la proposta non è passata al Congresso controllato dai repubblicani.  Infine, c'è chi esprime la preoccupazione che l'annuncio di Trump abbia un fine politico elettorale, avendolo collegato alla vittoria repubblicana a novembre. Le leggi federali vietano ogni azione che possa costituire compravendita di voti, ma per esperti legali consultati dal Times sarebbe difficile sostenere in un ricorso contro una misura del genere che con la sua promessa Trump stia cercando di comprare voti dal momento che si tratta della promessa di uno sgravi fiscale.  "La promessa di abbassare le tasse fornisce ragioni finanziarie per sostenere un candidato, ma questo non fa della promessa in sé una tangente" spiega Day, sottolineando che l'iniziativa prospettata da Trump porterebbe vantaggi a tutti gli americani, a prescindere dal loro voto. 
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Pochettino attacca: “Il Chelsea di Conte violava regole finanziarie, irregolare vittoria in Premier del 2017”

(Adnkronos) – "Non ho dubbi e non ho paura di dire la verità. I tifosi del Chelsea si arrabbieranno con me perché dico questo. Non sono io che mi lamento. E' la verità. Se hanno ammesso di aver violato le regole, il titolo della Premier League va assegnato alla seconda squadra in classifica.
Altrimenti, ciò che viene promosso e incentivato è la violazione delle regole. Hanno ammesso i fatti, quindi la questione è chiusa: il titolo dovrebbe andare alla squadra arrivata seconda". Mauricio Pochettino chiede la revoca del titolo della Premier League vinto dal Chelsea nella stagione 2016/2017, quando sulla panchina dei Blues c'era Antonio Conte.  Pochettino, attuale ct degli Stati Uniti ma all'epoca allenatore del Tottenham che finì al secondo posto dietro al Chelsea, in un'intervista al 'Sun', aggiunge: "Non è possibile che alcune squadre giochino applicando le regole del fuorigioco e il Var, mentre altre ne siano escluse. È impensabile, no?. Le regole devono essere uguali per tutti, così come le possibilità di costruire la squadra migliore. Non sto dicendo che non abbiano giocato bene. C'era Conte, l'allenatore è stato bravissimo, e tutto il resto ma se hai infranto le regole in quel momento, allora 'ciao', devi cedere il passo a un'altra squadra".
 
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Maltempo a Roma, nubifragio e vento sulla Capitale

(Adnkronos) –
Maltempo a Roma. Nella giornata di oggi, giovedì 10 settembre, sulla Capitale si è abbattuto un nubifragio che ha allagato le strade della città e creato numerevoli disagi. La pioggia, con relativo abbassamento delle temperature, era già arrivata nelle prime ore del mattino con un violento temporale che aveva colpito praticamente tutte le zone di Roma. Una breve 'pausa' dal maltempo era arrivata verso l'ora di pranzo, mentre nel primo pomeriggio la storia si è ripetuta con un nubifragio e fortissime raffiche di vento. Pioggia e maltempo sono attesi per tutta la giornata di oggi, con la situazione meteo che dovrebbe migliorare in serata.  
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Ica Day, esperti: “Organizzazione e tecnologia per prevenire le infezioni”

(Adnkronos) – Prevenzione, integrazione delle competenze, uso dei dati, innovazione e formazione. Sono questi i principali temi emersi all'Ica Day che ha riunito oggi a Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners, istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico e ricerca per confrontarsi sulle strategie necessarie a rafforzare la prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza (Ica) e contrastare l'antimicrobico-resistenza. Il confronto, in particolare, ha evidenziato come la sfida non riguardi soltanto gli ospedali, ma l'intero sistema sanitario, attraverso una maggiore integrazione tra assistenza, territorio, organizzazione e nuove tecnologie. Ad aprire la riflessione sul piano internazionale è stata Raffaella Bucciardini, direttrice del Centro nazionale per la salute globale dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha sottolineato come "l'antimicrobico-resistenza richieda una risposta globale, in linea con il nuovo piano decennale dell'Organizzazione mondiale della sanità e con il Piano nazionale italiano. Le priorità – ha spiegato – sono prevenzione e uso appropriato degli antimicrobici". Centrale anche il tema dei dati. "Le informazioni sanitarie esistono, ma spesso non sono sufficientemente collegate. È quindi necessario renderle interoperabili per passare dalla descrizione dei fenomeni alla capacità di individuare i rischi e intervenire tempestivamente". A livello locale, Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità e alle Politiche sociali della Regione Marche, ha affrontato il tema dei modelli organizzativi. "Una ricerca regionale – ha evidenziato – indica un'incidenza del 4,3% delle infezioni rilevate nelle 48 ore successive al ricovero, dato in linea con la media nazionale, ma caratterizzato da forti differenze tra le singole strutture, con valori dallo 0,15% al 10%. È proprio su queste differenze che occorre intervenire, analizzando le condizioni specifiche dei singoli ospedali". Calcinaro ha inoltre indicato nelle Case di comunità "uno degli strumenti per rafforzare la prevenzione territoriale e offrire un’alternativa al ricorso al pronto soccorso per i codici verdi e bianchi". Sul ruolo della formazione si è concentrato Carlo Signorelli, coordinatore dei direttori delle scuole di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva. “Per affrontare le Ica e antimicrobico-resistenza è necessaria una cultura condivisa della prevenzione – ha osservato – fondata sulla collaborazione tra medici, infermieri, professionisti della sanità pubblica, epidemiologi, microbiologi e clinici. Una formazione che dovrà comprendere anche intelligenza artificiale e nuove tecnologie, strumenti destinati ad affiancare le competenze professionali". Infine, Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva dell'università di Pisa, ha riportato il tema alla centralità della prevenzione come investimento. "È necessario investire nella prevenzione", ha rimarcato, sottolineando la necessità di cambiare paradigma. “Circa il 9% delle persone ricoverate può sviluppare un'infezione correlata all'assistenza e una parte di questo fenomeno può essere prevenuta – ha concluso – La sfida è anche imparare a misurare meglio quanto la prevenzione possa ridurre il peso economico delle Ica sul Servizio sanitario nazionale". 
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Ica Day, modelli organizzati e processi integrati per prevenire le infezioni

(Adnkronos) – Il tema di garantire la sicurezza del paziente quando il suo percorso assistenziale attraversa contesti, strutture e professionisti diversi, è stato questa al centro dei momenti di confronto dell’Ica Day – Innovazione tecnologica, investimenti e governance del rischio infettivo, che si è svolto oggi al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners.  Il confronto ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni sanitarie, dell’ospedale e del territorio, della medicina generale, della sanità privata, della ricerca e dell’industria dei dispositivi medici, con l’obiettivo di affrontare il rischio infettivo attraverso una prospettiva capace di superare i confini dei singoli setting assistenziali, per costruire modelli organizzativi e processi integrati per la prevenzione del rischio infettivo lungo il percorso di cura. Il passaggio dall’ospedale al territorio – riferisce una nota – rappresenta uno dei momenti più delicati del percorso assistenziale: cambiano professionisti, organizzazioni, strumenti e responsabilità e proprio questa frammentazione può incidere sulla sicurezza del paziente. Da qui la necessità di costruire modelli organizzativi realmente integrati, fondati su procedure, responsabilità e standard condivisi. “La sicurezza del paziente non può dipendere dalla capacità dei singoli professionisti di ricostruire ogni volta il percorso assistenziale, ma deve essere garantita dall’organizzazione”, ha spiegato Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità e alle politiche sociali della Regione Marche. “Questo significa costruire modelli in cui ospedale, territorio e strutture intermedie siano realmente connessi, con responsabilità definite, informazioni condivise e processi capaci di accompagnare il paziente anche nei momenti di transizione. Le esperienze sviluppate nei diversi territori possono rappresentare un patrimonio importante da mettere a sistema, perché la qualità dell’assistenza passa anche dalla capacità di rendere la continuità una caratteristica strutturale del nostro Servizio sanitario”.  Il confronto ha evidenziato come la governance del rischio infettivo richieda dunque un approccio sistemico, nel quale organizzazione, integrazione, continuità assistenziale, innovazione e dati siano elementi di uno stesso processo. L’innovazione tecnologica, in questa prospettiva, non è stata considerata un obiettivo in sé, ma uno strumento da valutare sulla base della sua capacità di produrre risultati concreti: migliorare la comunicazione tra professionisti, rendere disponibili le informazioni necessarie nei diversi passaggi assistenziali, supportare le decisioni e consentire un monitoraggio più efficace dei processi. “Governare il rischio infettivo significa innanzitutto governare i processi”, ha sottolineato Barbara Ragonese, direttrice Qualità, accreditamento e rischio clinico dell’Irccs Ismett-Upm, Istituto mediterraneo per i Trapianti e le terapie ad alta specializzazione. “Procedure, tecnologie e strumenti di monitoraggio sono fondamentali, ma diventano realmente efficaci quando vengono inseriti all’interno di un’organizzazione nella quale ruoli, responsabilità e modalità operative siano chiari e condivisi. La sfida è passare da una logica di adempimento a una logica di sistema, nella quale la prevenzione sia integrata nei percorsi assistenziali e la qualità e la sicurezza siano responsabilità di tutta l’organizzazione”. Il tema si è inserito nel più ampio percorso dell’Ica Day, che ha posto al centro la necessità di rafforzare la governance del rischio infettivo attraverso modelli organizzativi, strumenti operativi e soluzioni tecnologiche concrete, sostenibili e replicabili. La riflessione emersa dal confronto ha indicato una direzione precisa: la prevenzione del rischio infettivo non può essere una responsabilità confinata al singolo setting assistenziale, ma deve diventare una responsabilità condivisa lungo l’intero percorso di cura. Una governance efficace – conclude la nota – passa dalla capacità di progettare modelli e ripensare processi che tengano insieme strutture e professionisti diversi, assicurando continuità e sicurezza al paziente anche quando cambia il luogo dell’assistenza. 
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Ica Day, esperti: “Prevenzione rischio infettivo con pratica clinica e formazione”

(Adnkronos) – Quanto conta, nella pratica quotidiana, la capacità di trasformare procedure e raccomandazioni in comportamenti concreti? È stata questa una delle domande al centro del dibattito sulla gestione clinica e pratiche assistenziali nella prevenzione del rischio infettivo, che si è svolto oggi nell’ambito dell’Ica Day – Innovazione tecnologica, investimenti e governance del rischio infettivo, al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners. Il confronto – informa una nota – ha portato al centro della discussione la dimensione più concreta della prevenzione: ciò che accade ogni giorno nei luoghi di cura. Per quanto avanzate possano essere le conoscenze scientifiche e articolato il sistema di procedure, infatti, la sicurezza del paziente dipende in larga misura dalla capacità di tradurre queste indicazioni in pratiche effettivamente applicate e mantenute nel tempo. In questo senso, diventa fondamentale riconoscere il valore della prevenzione vaccinale, alla luce degli ultimi casi di cronaca. “La prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza non si esaurisce nella disponibilità di linee guida o protocolli, ma richiede che le conoscenze diventino comportamenti quotidiani e pratiche assistenziali sostenibili nei diversi contesti di cura – ha affermato Raffaella Bucciardini, direttrice del Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità – Questo significa investire contemporaneamente sulla formazione, sull’organizzazione e sulla capacità di monitorare ciò che accade realmente nei luoghi di cura. I dati e la sorveglianza sono fondamentali perché ci permettono di comprendere dove si concentrano maggiormente i rischi e le popolazioni maggiormente vulnerabili, misurando i risultati e orientando gli interventi. In un’ottica di salute globale prevenire le infezioni significa anche garantire che le misure di prevenzione siano effettivamente accessibili e applicabili a tutti, riducendo le disuguaglianze negli esiti di salute e nell'accesso ai servizi sanitari. La vera sfida – ha osservato – è trasformare le evidenze in una cultura della prevenzione che sia non solo efficace, ma anche equa, capace di coinvolgere tutti gli attori del sistema e di adattarsi ai diversi contesti sanitari e sociali”. Il tema della distanza tra procedure e pratica è stato uno dei fili conduttori del confronto. Una procedura, per essere efficace, deve infatti poter essere applicata nelle condizioni concrete in cui operano i professionisti, quindi comprensibile, sostenibile e coerente con i processi assistenziali. Quando le indicazioni diventano eccessivamente complesse o vengono percepite come meri adempimenti, il rischio è che perdano la loro funzione di strumento di sicurezza. Accanto alle procedure – continua la nota – assume quindi un peso centrale la formazione. La prevenzione del rischio infettivo richiede conoscenze aggiornate, ma anche capacità operative e comportamenti che devono essere consolidati nel tempo. Da qui l’esigenza di una formazione sempre più concreta, multidisciplinare e capace di raggiungere i professionisti con modalità agili e ripetute.  “Abbiamo oggi un patrimonio molto ampio di conoscenze e strumenti per prevenire le infezioni correlate all’assistenza”, ha sottolineato Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e medicina preventiva dell’Università di Pisa, che ha aperto i lavori scientifici dell’Ica Day con una Lectio Magistralis. “La sfida, quindi, non è soltanto produrre nuove evidenze – ha continuato – ma fare in modo che quelle che già possediamo vengano applicate in modo sistematico. Per questo dobbiamo ripensare anche il modo di formare i professionisti: accanto alla formazione tradizionale servono momenti più brevi, pratici e ripetuti, capaci di rafforzare nel tempo comportamenti e competenze. La prevenzione funziona quando diventa parte naturale del modo di lavorare”. Un ulteriore elemento emerso dal confronto ha riguardato il rapporto tra responsabilità individuale e responsabilità organizzativa. “Quando una pratica scorretta si ripete nel tempo, non possiamo limitarci a individuare la responsabilità del singolo”, ha spiegato Carlo Signorelli, coordinatore dei direttori delle Scuole di specializzazione in Igiene e medicina preventiva. “Dobbiamo chiederci che cosa, all’interno dell’organizzazione, ha consentito che quella pratica diventasse abituale. La sicurezza nasce dall’incontro tra responsabilità professionale e responsabilità organizzativa: il professionista deve poter contare su procedure chiare, formazione, strumenti e condizioni di lavoro adeguate, mentre l’organizzazione deve essere in grado di verificare, correggere e migliorare continuamente i propri processi. È questa la logica del risk management: non cercare soltanto l’errore, ma intervenire sulle condizioni che lo rendono possibile”. La prevenzione richiede dunque un passaggio ulteriore: dalla conoscenza all’attuazione. È qui che entrano in gioco formazione, leadership, organizzazione, monitoraggio e cultura della sicurezza. Un processo che non riguarda soltanto il singolo professionista, ma l’intera organizzazione sanitaria. Il messaggio emerso dal confronto è quindi netto – conclude la nota – per ridurre il rischio, occorre agire contemporaneamente su competenze, comportamenti, processi e cultura della sicurezza, trasformando la prevenzione da insieme di adempimenti a componente strutturale della qualità dell’assistenza. 
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