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Serie A, oggi Lazio-Milan: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

(Adnkronos) – Big match in Serie A. Oggi, sabato 12 settembre, la Lazio ospita il Milan – in diretta tv e streaming – all'Olimpico nella quarta giornata di campionato. I biancocelesti arrivano al match dopo la vittoria in trasferta contro l'Udinese, battuta 2-1 in rimonta grazie alle reti di Frattesi e Gudmundsson, e che ha permesso a Gattuso di restare a punteggio pieno in classifica. I rossoneri invece hanno pareggiato 1-1 all'Allianz Stadium contro la Juventus, con Gatti a riprendere l'iniziale vantaggio di Cissè.  La sfida tra Lazio e Milan è in programma oggi, venerdì 11 settembre, alle ore 18. Ecco le probabili formazioni: 
Lazio (4-3-3): Mandas; Floriani Mussolini, Doekhi, Provstgaard, Nuno Tavares; Frattesi, Belahyane, Taylor; Isaksen, Pinamonti, Zaccagni. All. Gattuso. 
Milan (3-4-2-1): Maignan; Gila, De Winter, Pavlovic; Chukwueze, Musah, Modric, Estupinan; Rabiot, Cissè; Ramos. All. Amorim.  Lazio-Milan sarà trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Dazn, visibili tramite smart tv. Il match si potrà seguire in streaming sull'app e sulla piattaforma web di Dazn.  
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Serie A, oggi Atalanta-Cagliari: orario, probabili formazioni e dove vederla in tv

(Adnkronos) – Torna in campo l'Atalanta. Oggi, sabato 12 settembre, la Dea ospita il Cagliari – in diretta tv e streaming – nella quarta giornata di Serie A. La squadra di Sarri arriva al match dopo la sconfitta in rimonta contro la Roma, che si è imposta per 2-1 all'Olimpico, mentre quella di Pisacane ha vinto in casa contro il Lecce per 1-0 grazie alla rete di Maldini.  La sfida tra Atalanta e Cagliari è in programma oggi, sabato 12 settembre, alle ore 20.45. Ecco le probabili formazioni: 
Atalanta (4-3-3): Carnesecchi; Zappacosta, Kossounou, Scalvini, Bernasconi; Kessié, Ederson, Samardzic; De Ketelaere, Scamacca, Rowe. All. Sarri 
Cagliari (4-3-3): Caprile; Zé Pedro, Deiola, Rodriguez, Obert; Adopo, Winks, Romano; Maldini, Mendy, Fazzini. All. Pisacane  Atalanta-Cagliari sarà trasmessa in diretta televisiva sui canali Dazn, visibili tramite smart tv, ma anche su quelli SkySport. Il match si potrà seguire in streaming sull'app SkyGo, su quella Dazn e su NOW.  
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MotoGp, oggi qualifiche e gara Sprint a Misano: orari e dove vederle in tv

(Adnkronos) – Torna in pista la MotoGp. Oggi, sabato 12 settembre, il Mondiale torna protagonista con le qualifiche e la gara Sprint del Gran Premio di San Marino sul circuito di Misano Adriatico – in diretta tv e streaming. Nell'ultima gara disputata due settimane fa, a trionfare è stata la Ducati di Marc Marquez, che si è imposta ad Aragon davanti alla Ktm di Pedro Acosta e all'Aprilia di Marco Bezzecchi. A caccia di riscatto Pecco Bagnaia dopo le ultime prestazioni deludenti.  Le qualifiche e la gara Sprint del Gp di San Marino di MotoGp sono in programma oggi, sabato 12 settembre. La griglia di partenza si definirà a partire dalle ore 10.50, mentre per la gara corta bisognerà aspettare le 15. Le qualifiche e la gara Sprint del Gp di Aragon di MotoGp saranno trasmesse in diretta televisiva sui canali SkySport, ma disponibili anche in chiaro su TV8. Gli appuntamenti si potranno seguire inoltre in streaming sull'app SkyGo, su NOW e sulla piattaforma web di TV8. 
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Omicidio-suicidio in famiglia a Pietralata: oggi i funerali di Valentina, Luca e Bianca

(Adnkronos) –
Si celebreranno oggi sabato 12 settembre, alle 11, nella parrocchia San Giovanni della Croce, in via Apecchio 4 in zona Colle Salario a Roma, i funerali di Valentina Pambianco, del marito Luca Abbasciano e della figlia Bianca di 5 anni, la famiglia morta a Pietralata il 31 agosto scorso.  Secondo quanto ricostruito, i coniugi avrebbero prima ucciso la bimba e il cane, poi, con la stessa pistola legalmente detenuta dall'uomo, si sarebbero uccisi passandosi l'arma. Sui corpi è stata effettuata l'autopsia. Con ogni probabilità è stato il 42enne, ma non è del tutto escluso che possa essere stata Valentina Pambianco a sparare al marito e alla figlia. Nell'abitazione in via dell'Antracite, i vigili del fuoco e i carabinieri hanno trovato numerosissimi biglietti lasciati dalla coppia. Troppe, secondo quanto emerso, le spese sostenute e ancora da sostenere per le cure della piccola, gravemente disabile. Durante l’esame autoptico i medici legali, coordinati dal professore Vittorio Fineschi, hanno eseguito anche prelievi per effettuare ulteriori accertamenti i cui risultati si conosceranno nelle prossime settimane. I carabinieri hanno acquisito computer e telefonini trovati nell’abitazione della famiglia. La procura di Roma, che ha aperto un fascicolo per omicidio, ha avviato accertamenti sui conti bancari e sui grossi costi affrontati dalla coppia per portare la figlia disabile in Messico per farla visitare da un medico.  
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Ue, da difesa a economia e Ucraina: Von der Leyen verso il discorso su Stato dell’Unione

(Adnkronos) – Delineare un quadro dello stato di salute dell'Unione europea, fare un bilancio del progresso sugli impegni presi in passato e tracciare la strada delle nuove iniziative per far fronte alle nuove sfide che si stagliano sul percorso del blocco. Questo l'obiettivo del consueto discorso State of the European Union (Soteu, o discorso sullo Stato dell'Ue) che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, pronuncerà davanti alla plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo il prossimo mercoledì, 16 settembre. Seguiranno gli interventi dei leader dei gruppi dell'Eurocamera, sia gli appartenenti alla maggioranza che sostiene la Commissione, sia quelli di opposizione. Introdotto nel 2010 con un accordo tra Parlamento e Commissione e ispirato direttamente al tradizionale discorso sullo Stato dell'Unione che il presidente Usa tiene ogni anno davanti al Congresso in seduta comune, il Soteu è diventato il principale appuntamento istituzionale annuale della politica comunitaria. Il bilancio dei risultati e le priorità legislative dell'anno a venire sono affiancate dalla tradizionale lettera d'intenti che la guida dell'esecutivo europeo invierà ai vertici di Parlamento e Consiglio. La rilevanza del confronto risiede nell'esercizio concreto della responsabilità democratica, ponendo la Commissione al vaglio politico dell'Eurocamera, unico ente comunitario eletto direttamente dai cittadini dei ventisette Paesi membri. A differenza del modello presidenziale statunitense, l'appuntamento comunitario non prevede un semplice monologo programmatico, ma si articola in una sessione d'aula in cui i gruppi parlamentari interrogano e incalzano la presidente sulle scelte dell'esecutivo. E viste le tensioni che attraversano la tradizionale maggioranza centrista al Parlamento europeo, dovute principalmente alla "politica dei due forni" che porta i Popolari a cooperare con i gruppi alla propria destra su temi come sostenibilità e migrazione, il Soteu di quest'anno rappresenterà anche un osservatorio d'eccellenza per sondare la distanza tra von der Leyen, espressione del Ppe, e gli altri gruppi che hanno contribuito a sostenerla: Socialisti (S&D), Liberali (Renew) e Verdi (Greens/Efa), con i Conservatori (Ecr) formalmente fuori ma collaborativi in alcune istanze. Secondo indiscrezioni di stampa, a livello di sicurezza esterna l'intervento di von der Leyen tratterà della formalizzazione del piano per uno scudo aereo comune europeo e il rafforzamento della prontezza civile e militare contro le minacce ibride, tema particolarmente caldo dopo che Berlino ha accusato Mosca di un tentato attacco via drone nell'aeroporto di Lipsia/Halle. Von der Leyen intende ribadire l'assistenza strategica a lungo termine all'Ucraina e chiarire i criteri per la protezione delle infrastrutture sottomarine e digitali comunitarie, accelerando le procedure per gli acquisti congiunti di sistemi d'arma e la mobilità rapida delle truppe tra i Paesi membri. Sul piano produttivo e commerciale, la presidente dell'esecutivo comunitario dovrebbe insistere sull'approvazione rapida delle clausole di preferenza europea contenute nell'Industrial Accelerator Act, nonché sul lancio di una rete di calcolo dedicata all'intelligenza artificiale a sostegno delle imprese del continente. Ci si aspettano anche chiarimenti sulla linea di difesa commerciale dinanzi alla concorrenza sleale e alle sovvenzioni cinesi, collegati ai piani di reindustrializzazione del continente, che von der Leyen intende portare avanti anche attraverso il Fondo per la competitività, volto a concentrare in un unico strumento le risorse per innovazione, industria e autonomia energetica. A completare le direttrici dell'indirizzo politico dovrebbe esserci una forte attenzione alla dimensione sociale, a partire dal piano per l'edilizia residenziale a prezzi accessibili per consentire ai singoli governi di sostenere la realizzazione di alloggi popolari. Previsti riferimenti a una futura legge sui posti di lavoro di qualità a tutela del potere d'acquisto dei lavoratori, misure per fronteggiare i rincari dell'energia e interventi mirati di contrasto alla siccità e al dissesto idrogeologico dopo le emergenze climatiche dell'estate. Queste ultime saranno il perno per il consueto richiamo alle ambizioni di decarbonizzazione dell'Ue, su cui l'esecutivo intende tenere la barra dritta. Infine, la stessa von der Leyen ha anticipato che esporrà la proposta della Commissione per intervenire a livello comunitario sull'utilizzo dei social media da parte dei minori.  A stagliarsi su tutti i lavori delle istituzioni comunitarie è l'ombra del prossimo Quadro finanziario pluriennale, il bilancio comunitario per il settennato 2028-2034, concretizzato nella proposta della Commissione da quasi duemila miliardi di euro. In questo dossier spicca la proposta di dotare l'Ue di nuovi flussi di entrate dirette proprie, tema che von der Leyen dovrebbe toccare nel discorso. Su questo e altri nodi le capitali "frugali" e quelle favorevoli a una politica economica più espansiva (come gli "Amici della coesione", che annoverano l'Italia) non hanno ancora trovato un quadro negoziale: la palla è nelle mani della presidenza irlandese del Consiglio dell'Ue. Gli altri nodi che i gruppi passeranno al pettine spazieranno dalla crisi energetica alla tenuta del modello sociale europeo a fronte dell'aumento del costo della vita. Non mancherà la discussione sull'equilibrio tra la tabella di marcia della decarbonizzazione dell'Ue, che l'esecutivo guidato da von der Leyen complessivamente sta portando avanti nonostante l'immensa pressione proveniente dalle capitali e dai comparti industriali, già alle prese con costi dell'energia tra i più alti al mondo. Sul radar degli eurodeputati anche la protezione dei settori produttivi tradizionali a fronte di rapporti commerciali internazionali sempre più complessi, l'attuazione delle nuove regole comuni su asilo e immigrazione e le misure necessarie a garantire la sicurezza delle frontiere esterne dell'Unione. Nell'ultimo discorso, pronunciato il 10 settembre 2025, von der Leyen aveva incentrato la sua relazione sulla necessità di una mobilitazione politica ed economica senza precedenti, definendo il momento storico "una battaglia per la nostra libertà e per il nostro futuro".   Sul versante della sicurezza e della politica estera la presidente aveva confermato l'impegno verso Kiev, proponendo un prestito per le riparazioni garantito dai proventi degli attivi russi immobilizzati in Ue: quella spinta è naufragata al Consiglio europeo di dicembre (ma è tornata sul tavolo di recente) ed è stata sostituita dalla decisione di emettere debito comune per un il prestito comunitario da 90 miliardi di euro all'Ucraina. La presidente della Commissione europea aveva anche sollecitato una decisa accelerazione verso una vera Unione europea della difesa, con iniziative di rafforzamento della cooperazione industriale militare e di acquisti congiunti di armamenti, che oggi si stanno concretizzando attraverso il programma dell'Industria della difesa europea Edip e lo strumento di finanziamento Safe. Vi era poi la promessa di istituire un meccanismo di sorveglianza per il fianco orientale, esteso dal Baltico al Mar Nero. Infine, si prevedeva anche di coordinare le politiche militari nazionali attraverso un ciclo strutturato entro il 2030, sviluppo tecnico che oggi fronteggia nodi importanti come la mancanza di coperture strutturali e l'integrazione operativa con la Nato. Sul fronte economico e produttivo, l'intervento del 2025 aveva fatto proprie le indicazioni avanzate nei rapporti strategici redatti da Mario Draghi ed Enrico Letta, indicando nella competitività la chiave della sovranità continentale dinanzi alle tensioni commerciali internazionali. La leader dell'esecutivo Ue aveva annunciato misure concrete a supporto della manifattura, tra cui l'attuazione del Patto per l'industria pulita (riedizione del Green deal in chiave competitività), una legge per l'accelerazione industriale nei settori ad alta intensità tecnologica, incentivi mirati per la filiera delle batterie e l'introduzione di criteri preferenziali legati alla produzione europea negli appalti pubblici: tutte misure presentate negli ultimi mesi e attualmente al vaglio di Parlamento e Consiglio. A queste misure si era affiancato l'impegno per una drastica semplificazione burocratica per le piccole e medie imprese, portato avanti dalla Commissione con la presentazione di altri sei pacchetti "omnibus" nello scorso anno, e l'abbattimento delle barriere residue nel mercato unico dei capitali, obiettivo fatto proprio anche dal Consiglio europeo a partire dalla riunione informale dello scorso febbraio su cui si registra qualche progresso, come gli atti varati su cartolarizzazione e investimenti, a fronte di una frammentazione persistente dei regimi fiscali nazionali. 
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US Open, oggi Sabalenka-Rybakina: orario, precedenti e dove vederla in tv

(Adnkronos) – E' il giorno della finale femminile allo Us Open. Oggi, sabato 12 settembre, la bielorussa Aryna Sabalenka, uno numero del mondo e prima testa di serie, sfida la kazaka Elena Rybakina, numero 2 del ranking Wta e del seeding – in diretta tv e streaming – nella finale dello Slam americano, l'ultimo della stagione. Sabalenka arriva al match dopo aver eliminato Osorio, Iatcenko, Rakhimova, Townsend, Noskova e Pegula, mentre Rybakina ha sconfitto Frodin, Bouzas Maneiro, Starodubutseva, Osaka Zheng e Gauff. Il match tra Sabalenka e Rybakina è in programma alle ore 22. Le due giocatrici si sono affrontati in ben venti occasioni con il bilancio di 12-8 in favore della bielorussa che ha anche vinto gli ultimi due confronti in finale a Indian Wells e in semifinale a Miami.  Tutte le partite degli US Open 2026 sono trasmesse in Italia in diretta tv in chiaro su SuperTennis e in diretta tv via satellite su Sky Sport per gli abbonati. Match visibili in streaming sulle piattaforme SuperTenniX, NOW Tv e Sky Go. 
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Elezioni Svezia, il Pse spera in Andersson: il ruolo della Russia sotto i riflettori

(Adnkronos) – Domani, domenica 13 settembre, la Svezia va al voto, uno degli appuntamenti più rilevanti del calendario elettorale dell'Ue di qui a fine anno. Il Paese, che è entrato nella Nato nel 2024 abbandonando la sua storica neutralità, pesa per oltre il 3% del Pil dell'Unione, ha un Pil pro capite di gran lunga superiore alla media Ue e, con i suoi 10,7 milioni di abitanti (poco più della Lombardia), è il peso massimo tra i nordici, un gruppo di Stati molto influente sulle politiche comunitarie.  Oggi a Stoccolma governa Ulf Kristersson, dei Moderaterna (Moderati), che guida una coalizione di centrodestra insieme ai Democratici Cristiani e ai Liberali, con l'appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, i Democratici svedesi, un partito della destra radicale. A contendere il primato a Kristersson è la socialdemocratica Magdalena Andersson, già a lungo ministra delle Finanze. Pur essendo del Pse, come altre socialdemocratiche nordiche Andersson è tutt'altro che tenera con i Paesi del Sud: durante le trattative su Next Generation Eu, disse al Financial Times che non si può "fondare l'Unione Europea sul presupposto che alcuni Paesi non devono seguire sempre le regole e ottenere sempre delle eccezioni". Un messaggio che era diretto anzitutto all'Italia e alla Spagna.  Andersson, alla testa di una coalizione che riunisce, oltre ai Socialdemocratici, il Partito di Centro, i Verdi e la Sinistra, è comunque la grande speranza dei Socialisti Europei, che ormai possono contare solo su tre leader nel Consiglio europeo: lo spagnolo Pedro Sanchez, la danese Mette Frederiksen e il maltese Robert Abela. I Popolari ne hanno 12, quattro volte tanti. Una vittoria in Svezia aiuterebbe il partito che esprime il secondo gruppo del Parlamento Europeo dopo il Ppe a riguadagnare terreno a Bruxelles.  Il centrodestra, tuttavia, è un avversario assai tenace. L'ultimo sondaggio Novus/TV4, riferisce l'Atlantic Council in un report dedicato, assegna ai quattro partiti di opposizione (Socialdemocratici, Partito di Centro, Verdi e Partito della Sinistra) una quota complessiva del 50,3% dei voti. I tre partiti di governo (Moderati, Democratici Cristiani e Liberali), insieme ai Democratici Svedesi, si attestano al 47,7%. Il divario si è notevolmente assottigliato rispetto a due settimane prima, cosa che indica una competizione più serrata e un esito più incerto.  Kristersson ha aperto all'ingresso dei Democratici svedesi nella compagine di governo, in caso di vittoria: finora il partito della destra radicale si è limitato all'appoggio esterno. Come in altri Paesi nordici e dell'est, il ruolo della Russia, accertato o presunto, è sotto i riflettori: Andersson ha usato l'argomento in campagna elettorale. In una intervista a Politico.eu, ha detto che Kristersson "deve fare chiarezza sulla crisi della sicurezza. Si tratta di accuse estremamente gravi… la Russia rappresenta la maggiore minaccia per la Svezia". Secondo l'organizzazione non governativa Expo, una funzionaria dei Democratici Svedesi avrebbe promosso narrazioni filo-Cremlino per un decennio, coltivato legami con un gruppo attivo in Svezia e sostenuto dallo Stato russo, e introdotto russi all'interno del Parlamento svedese. La funzionaria, Polina Malaberg, lavora tuttora per i Democratici Svedesi.  Il fatto che la Russia tenti di influenzare l'esito elettorale dei Paesi che le sono vicini rientra nell'ambito del prevedibile: il ministro della Difesa polacco, Wladyslaw Kosiniak-Kamysz, ha invitato ieri i servizi di sicurezza dei Paesi dell'Europa Centro-Orientale a stare all'erta, con un particolare riferimento alla Lettonia, che il 3 ottobre voterà per rinnovare la Saeima, il Parlamento monocamerale del Paese baltico. Anche l'Agenzia per la Difesa Psicologica svedese, ricorda l'Atlantic Council, considera la Russia la principale minaccia informativa estera per le elezioni, a causa soprattutto del forte sostegno della Svezia all'Ucraina. Tuttavia, l'agenzia ritiene che la Svezia non sia attualmente un obiettivo prioritario per le operazioni di influenza russe. Diversamente da Alternative für Deutschland in Germania e da Fidesz in Ungheria, nessun partito svedese sta facendo campagna per ridurre il sostegno all'Ucraina. Anche i Democratici, che a Bruxelles siedono nel gruppo Ecr, tendenzialmente filo-ucraino, hanno sostenuto il trasferimento a Kiev di sedici aerei da guerra. Questo consenso trasversale, osserva l'Atlantic Council, limita le possibilità della Russia di indebolire il sostegno svedese all'Ucraina attraverso interferenze elettorali. Tutto questo, tuttavia, non rende il Paese immune dalle operazioni ordite dal suo potente vicino: la rete filo-russa Matrjosjka, ricorda il paper firmato da Anna Wieslander, Louise Blomqvist e Carl Ågård, ha recentemente messo in campo operazioni di disinformazione, sostenendo l'esistenza di brogli elettorali e lanciando false accuse contro il primo ministro, anche tramite video contraffatti che avevano i loghi di importanti testate svedesi ed europee. Secondo l'Atlantic Council, tuttavia, il rischio principale è un tentativo di minare la fiducia nel processo elettorale o di esacerbare le divisioni interne esistenti, piuttosto che un ribaltamento della posizione del Paese su questioni quali l'adesione alla Nato o la guerra in Ucraina. Quale che sia l'esito del voto, è probabile che per i migranti in Svezia le cose si faranno più complicate: il think tank nota che anche i Socialdemocratici prevedono un irrigidimento delle politiche migratorie, per non lasciare campo libero al centrodestra su un tema che, anche se ultimamente è sceso nelle priorità dei cittadini svedesi, resta politicamente incandescente. Il voto di domenica, inoltre, potrebbe anche preludere ad un periodo piuttosto lungo di formazione del nuovo esecutivo. Il sistema svedese è intrinsecamente favorevole alla nascita di governi di minoranza, a causa del sistema del cosiddetto parlamentarismo negativo. In pratica, spiega il think tank estone Rkk-Icds , il primo ministro viene eletto ed entra in carica a meno che la maggioranza assoluta dei membri del Riksdag, il Parlamento monocamerale, non voti contro. In teoria, in Svezia è possibile diventare premier con un voto favorevole e 174 astensioni, purché i contrari non raggiungano quota 175 (l'Aula ha 349 seggi). Questo sistema facilita, appunto, la nascita di governi di minoranza ed evita il rischio di paralisi politiche prolungate. Malgrado siano in svantaggio nei sondaggi, i partiti attualmente al governo, osserva l'Atlantic Council, si presentano con un percorso chiaro per la formazione di un nuovo esecutivo. Dopo l'accordo che ha portato alla nascita del governo a tre con l'appoggio esterno degli Sverigedemokraterna, Kristersson ha esplicitamente aperto alla possibilità di far entrare ministri dell'estrema destra nel prossimo esecutivo.  Per contro, sottolinea il think tank, l'opposizione non ha un programma di governo unitario. Il Partito di Centro esclude la formazione di un governo che includa il Partito della Sinistra. Dal canto suo, il Partito della Sinistra ha dichiarato che voterà contro qualsiasi governo in cui non sia rappresentato. L'opposizione, secondo gli esperti, ha maggiori possibilità di raggiungere una maggioranza parlamentare, ma Andersson "potrebbe comunque faticare a trasformare questo vantaggio in un governo stabile". L'ultima parola ora spetta agli elettori.  
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Europei pallavolo, oggi Italia-Grecia: orario e dove vederla in chiaro

(Adnkronos) – Secondo match per l'Italia agli Europei di pallavolo maschili. Oggi, sabato 12 settembre, la nazionale azzurra, guidata dal commissario tecnico Ferdinando De Giorgi, sfida la Grecia a Modena. La Nazionale, inserita nel gruppo A e che all'esordio a Napoli ha superato 3-0 la Svezia, affronterà poi Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia. Ecco orario e dove vedere la partita in tv e streaming. La partita tra Italia e Grecia, secondo impegno degli Azzurri di De Giorgi agli Europei di pallavolo maschili, è in programma oggi, sabato 12 settembre, alle 21:05 a Modena. Le partite dei Campionati europei di pallavolo maschile 2026 sono visibili in diretta tv via satellite sui canali Sky Sport e in streaming su Sky Go, Now, Dazn ed Eurovolley TV. Le partite dell’Italia saranno visibili in diretta tv e in chiaro sui canali Rai e in streaming su RaiPlay. 
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Influenza, la stagione è già arrivata? I consigli dell’esperto per affrontare il primo freddo

(Adnkronos) – Già arrivata la stagione dell'influenza? "In attesa dei dati dell'Istituto superiore di sanità, che monitorano l'andamento delle infezioni respiratorie in Italia, possiamo dire che già da diverse parti arrivano segnalazioni di casi di infezioni respiratorie, probabilmente di origine virale, anche a causa del brusco calo delle temperature". A spiegarlo all'Adnkronos Salute è Massimo Andreoni, professore emerito dell'università degli Studi di Roma Tor Vergata, membro del Collegio dei probiviri della Simit (Società italiana di malattie infettive e tropicali) e del Consiglio superiore di sanità. Questo dato, secondo l'infettivologo, fa pensare che "la stagione influenzale, così come è successo negli ultimi anni, possa essere anticipata. Se fino a qualche anno fa la circolazione dell’influenza iniziava generalmente tra la fine di novembre e l'inizio di dicembre, negli ultimi 3 anni – ricorda Andreoni – abbiamo assistito a un anticipo, con la circolazione del virus già dalla fine di ottobre. Le prime segnalazioni che arrivano lasciano quindi intendere che la stagione influenzale possa iniziare sempre più presto". A questo si aggiungono gli "sbalzi di temperatura, che possono arrivare anche a 10 o 15 gradi in meno e rendere più problematica la gestione delle malattie da raffreddamento e delle infezioni respiratorie", aggiunge. Per il medico "ci esponiamo alle basse temperature non sempre in maniera corretta anche dal punto di vista dell'abbigliamento. Spesso continuiamo a vestirci come quando le temperature erano più alte, senza adeguarci al brusco cambiamento climatico. Questo – avverte – può essere particolarmente problematico per le persone più fragili, sia per l'età sia per la presenza di comorbidità, quindi per esempio per i malati cronici, per chi soffre di Bpco o di malattie cardiovascolari". Il consiglio è quello di utilizzare un abbigliamento adeguato alle temperature esterne e di "aderire alla campagna di vaccinazione antinfluenzale non appena sarà disponibile". Per quanto riguarda i bambini, "bisogna considerare che la ripresa delle attività scolastiche e lavorative può facilitare la circolazione delle infezioni virali respiratorie", osserva Andreoni. "È importante quindi coprire i bambini in maniera adeguata rispetto alle temperature – raccomanda l'infettivologo – e, in presenza di sintomi respiratori, prestare attenzione ai contatti con le persone fragili, come per esempio i nonni anziani".  Quando è meglio evitare la scuola o il nido? "Quando il bambino presenta sintomi respiratori più importanti e febbre, è opportuno consultare il pediatra, che potrà valutare la situazione e indicare se sia necessario lasciare il piccolo a casa fino alla guarigione", conclude l'esperto. 
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Addio a Emma Bonino, una vita in nome della libertà. Mattarella: “Punto di riferimento”. Martedì le esequie di Stato

(Adnkronos) –
Emma Bonino ha fatto della politica una lunga battaglia per allargare lo spazio della libertà, prima nelle strade e nelle campagne del Partito radicale, poi nelle istituzioni italiane, europee e internazionali. Dalla disobbedienza civile sull'aborto alla lotta contro la fame, dalle guerre nei Balcani alla difesa dei diritti delle donne, dalla costruzione della giustizia penale internazionale all'impegno per l'Europa, il suo percorso attraversa alcune delle principali trasformazioni della società italiana e della politica internazionale degli ultimi cinquant'anni.  Per la storica leader radicale, morta ieri venerdì 11 settembre, le esequie di Stato saranno in forma laica, con commemorazione ufficiale, e si terranno martedì 15 settembre alle 12:30 nella Protomoteca del Campidoglio. La camera ardente sarà allestita nella Protomoteca del Campidoglio, a Roma, domenica 13 settembre dalle 12 alle 19 e lunedì 14 settembre dalle 10 alle 19.  Parlamentare, commissaria europea, ministra, vicepresidente del Senato, candidata al Quirinale e infine una delle figure più riconoscibili del fronte europeista. Sempre con lo stesso metodo: scegliere una battaglia, portarla fuori dai confini della politica tradizionale e cercare di trasformarla in una questione pubblica. Una storia nella quale il rapporto con lo storico leader radicale Marco Pannella occupa un posto centrale, fino alla dolorosa rottura degli ultimi anni, ma che nel tempo si è estesa molto oltre il radicalismo italiano, fino a diventare una vicenda politica internazionale. "La scomparsa di Emma Bonino addolora profondamente. Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente", è il commosso ricordo del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. "Radicale, liberale, femminista, decisamente europeista, è stata protagonista di movimenti e di riforme che hanno inciso sul percorso della nostra società. Parlamentare, leader di partito, ministra delle Politiche europee e poi degli Esteri, Commissaria europea, Emma Bonino è stata un punto di riferimento non soltanto in Italia: il suo impegno contro la fame nel mondo, contro la pena di morte, per il Tribunale penale internazionale sono stati motivi di orgoglio per la Repubblica". "Negli ultimi anni -ricorda il Capo dello Stato- la sua priorità era l’unità e la maggiore integrazione dell’Unione europea: testimone che ha affidato a chi ne ha condiviso pensiero e impegno. Ai familiari e a quanti le sono stati vicini rivolgo un intenso pensiero di vicinanza e solidarietà". Da Meloni a Tajani, tutti i messaggi di cordoglio.
 Emma Bonino nasce a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948. Dopo gli studi in Piemonte si trasferisce a Milano e si laurea alla Bocconi in Lingue e letterature moderne. La politica entra nella sua vita negli anni Settanta, quando l'Italia sta attraversando una stagione di profonde trasformazioni sociali e culturali. È il periodo nel quale le questioni legate ai diritti civili, alla condizione femminile e alla libertà individuale cominciano a mettere in discussione equilibri legislativi e politici consolidati. Bonino incontra il Partito radicale e Marco Pannella e trova in quel movimento un modo di fare politica diverso da quello dei grandi partiti della Prima Repubblica. Il radicalismo non dispone di grandi apparati, non punta alla conquista del governo e spesso non ha neppure una forza elettorale proporzionata all'influenza che riesce a esercitare. La sua politica si fonda sulle campagne, sui referendum, sulla disobbedienza civile, sulle manifestazioni e sulla capacità di portare all'attenzione dell'opinione pubblica temi che gli altri partiti preferiscono non affrontare. Pannella e Bonino diventano progressivamente i due volti più riconoscibili di questa esperienza, pur essendo molto diversi. Pannella è un leader fisicamente imponente, capace di lunghi monologhi, di digressioni e di provocazioni, con una concezione della politica come mobilitazione continua. Bonino è più minuta, essenziale nel linguaggio, concreta nelle argomentazioni. Lui tende a occupare lo spazio pubblico con la parola; lei a concentrarsi sulla battaglia da condurre. La differenza di carattere e di stile non impedisce una collaborazione destinata a durare quasi quarant'anni.  La prima grande battaglia di Bonino nasce da una vicenda personale. Negli anni Settanta l'aborto clandestino è una realtà diffusa e l'interruzione volontaria di gravidanza è ancora un reato. Bonino ha vissuto personalmente un aborto clandestino e quell'esperienza contribuisce a orientare la sua scelta politica. Nel 1975 partecipa alla nascita del Cisa, il Centro di informazione sulla sterilizzazione e sull'aborto, insieme ad altre esponenti radicali e femministe. L'organizzazione fornisce informazioni e assistenza alle donne che cercano di interrompere una gravidanza, rendendo pubblico un fenomeno che la legge non riesce a impedire. La questione, nella lettura di Bonino, è anche sociale. L'aborto clandestino non produce gli stessi rischi per tutte: le donne con maggiori disponibilità economiche possono cercare medici o recarsi all'estero, mentre quelle che non hanno denaro sono spesso costrette a ricorrere a pratiche più pericolose. La clandestinità diventa così anche una questione di disuguaglianza. Bonino decide di trasformare questa denuncia in disobbedienza civile. Si autodenuncia per procurato aborto e viene arrestata. La scelta è coerente con la tradizione radicale: non nascondere la violazione della legge, ma rivendicarla pubblicamente per dimostrare che quella legge produce una situazione che non può più essere ignorata. "Dopo avere vissuto quell'aborto ed essermi umiliata ho deciso che non sarebbe accaduto mai più a nessuna", racconterà negli anni successivi. La vicenda privata diventa così una battaglia politica. La campagna sull'aborto si inserisce in una più ampia stagione di mobilitazioni sui diritti civili. I radicali sono impegnati sul divorzio, sulla contraccezione, sull'obiezione di coscienza, sulla riforma della giustizia e sulla libertà individuale. Il referendum diventa uno dei principali strumenti attraverso i quali cercare di cambiare la legislazione e costringere i partiti a confrontarsi con temi che spesso rimangono fuori dall'agenda parlamentare. Nel 1976 Bonino entra alla Camera dei deputati. Ha 28 anni. È eletta insieme a Pannella, Adele Faccio, Gianfranco Spadaccia e agli altri candidati radicali. L'ingresso in Parlamento non significa per lei l'abbandono delle campagne. Al contrario, istituzioni e mobilitazione esterna diventano due parti della stessa strategia. Nel 1978 viene approvata la legge 194 sull'interruzione volontaria di gravidanza. La norma disciplina l'accesso all'aborto e pone fine alla criminalizzazione dell'interruzione di gravidanza nelle condizioni previste dalla legge. Bonino considera quella legge una conquista, ma non la ritiene priva di problemi. Negli anni successivi continuerà a denunciare soprattutto le difficoltà di applicazione legate all'obiezione di coscienza e il ritardo italiano nell'accesso all'aborto farmacologico. La battaglia sull'aborto rappresenta però anche qualcosa di più personale e politico: definisce il modo con cui Bonino affronterà molte delle questioni successive. Un'esperienza concreta viene trasformata in una campagna; la campagna in una pressione sull'opinione pubblica; la pressione in una modifica legislativa. Il radicalismo di quegli anni si misura anche su altre questioni. I referendum diventano uno strumento permanente di iniziativa politica. Nel corso dei decenni i radicali raccolgono milioni di firme su divorzio, aborto, finanziamento pubblico dei partiti, servizio militare, caccia, manicomi, nucleare e altri temi. La loro consistenza elettorale rimane generalmente ridotta rispetto ai grandi partiti, ma la loro capacità di imporre questioni al dibattito nazionale è molto maggiore. E' questa la particolarità della politica radicale: non cercare necessariamente la maggioranza, ma tentare di spostare il confine di ciò che la politica considera possibile. Negli anni Ottanta Bonino amplia il proprio campo di azione. Alla difesa dei diritti civili in Italia si aggiunge la lotta contro la fame nel mondo. Nel 1981 promuove un appello contro lo sterminio per fame e contribuisce alla nascita di iniziative internazionali dedicate alla lotta contro la fame e al rapporto tra disarmo e sviluppo. Il Partito radicale assume intanto una dimensione sempre più transnazionale. Nel 1989 Bonino diventa presidente del Partito radicale transnazionale, incarico che mantiene fino al 1993. La sua attività politica si sposta progressivamente verso i grandi temi internazionali: i diritti umani, la pace, la giustizia internazionale e la condizione delle popolazioni coinvolte nei conflitti. Sono gli anni delle guerre nella ex Jugoslavia. La dissoluzione dello Stato jugoslavo e i conflitti che seguono portano al centro dell'attenzione internazionale la pulizia etnica e i crimini commessi contro le popolazioni civili. Bonino sostiene la necessità di un intervento della comunità internazionale e si impegna per la creazione di strumenti giudiziari capaci di perseguire i responsabili dei crimini. Nel 1993 è tra i fondatori di "Non c'è pace senza giustizia", organizzazione impegnata nella promozione dei diritti umani, della democrazia, dello Stato di diritto e della giustizia internazionale. Una delle campagne principali riguarda la nascita di una Corte penale internazionale permanente, competente sui crimini contro l'umanità, i crimini di guerra e il genocidio. La battaglia attraversa gli anni successivi e arriva alla conferenza diplomatica di Roma del 1998, quando viene adottato lo Statuto della Corte penale internazionale. La Corte comincerà a operare nel 2002. Nello stesso periodo Bonino si occupa del Tibet e sostiene le iniziative per i diritti e la libertà del popolo tibetano. Nel 1994 guida la delegazione del governo italiano all'Assemblea generale delle Nazioni Unite per la campagna sulla moratoria della pena di morte. La sua attività internazionale contribuisce a costruire un profilo che ormai supera quello della dirigente radicale italiana. Nel 1995 arriva la nomina a commissaria europea, indicata dal governo guidato da Silvio Berlusconi dopo le elezioni del 1994. A Bruxelles Bonino si occupa di politica dei consumatori, pesca e aiuto umanitario. È soprattutto quest'ultimo settore a caratterizzare la sua esperienza. La nuova commissaria interpreta il ruolo in modo diretto e decide di visitare personalmente alcune delle aree di crisi nelle quali intervengono le organizzazioni umanitarie europee. Quarantotto ore dopo il suo insediamento parte per l'ex Jugoslavia. Arriva a Sarajevo e Mostar mentre la guerra continua e denuncia l'impotenza dell'Europa e delle Nazioni Unite davanti al conflitto e alla pulizia etnica. Da quel momento le sue missioni diventano frequenti. Nel 1996 si reca più volte nella regione dei Grandi Laghi, dopo il genocidio in Ruanda. In Somalia il convoglio sul quale viaggia viene attaccato dai guerriglieri di Aidid. In Sudan entra nel Paese sfidando le restrizioni del regime di Khartoum, con l'obiettivo di favorire l'apertura di corridoi umanitari. Nel 1997 arriva in Afghanistan. Il viaggio è dedicato soprattutto alla condizione delle donne sotto il regime dei talebani. Bonino e la delegazione vengono fermati e arrestati per alcune ore. Al ritorno nasce la campagna «Un fiore per le donne di Kabul», attraverso la quale cerca di mantenere alta l'attenzione internazionale sulla condizione femminile nel Paese. Nello stesso periodo firma, per conto della Commissione europea, la Convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo. Nel 1998 è impegnata nelle crisi della Guinea-Bissau, della Sierra Leone e del Kosovo e partecipa alla conferenza diplomatica di Roma che porta all'adozione dello Statuto della Corte penale internazionale. L'attività internazionale porta Bonino anche a scontrarsi con una parte del movimento pacifista. La sua posizione è quella secondo cui, in determinate circostanze, la comunità internazionale debba essere pronta a usare la forza per fermare guerre e crimini contro l'umanità. È una posizione che emerge soprattutto durante la crisi del Kosovo e che la rende distante da una parte del pacifismo italiano. Il mandato europeo termina nel 1999 con le dimissioni della Commissione Santer, travolta dalle accuse di frode e cattiva gestione. Bonino torna sulla scena politica italiana ed europea con un profilo ormai consolidato. Quello stesso anno è protagonista di una delle candidature più singolari alla Presidenza della Repubblica. Nasce la campagna "Emma for President", costruita non soltanto attraverso i partiti ma anche con strumenti tipici delle campagne di opinione: sondaggi, iniziative pubbliche, comunicazione e una forte esposizione mediatica. Il Parlamento sceglie però Carlo Azeglio Ciampi, eletto al primo scrutinio con 707 voti. Bonino ne riceve 15. La candidatura non arriva dunque vicino al risultato, ma contribuisce a consolidare la sua popolarità. Alle elezioni europee dello stesso anno la Lista Bonino raggiunge l'8,5 per cento e Bonino viene eletta al Parlamento europeo. Con il nuovo millennio la sua attenzione si concentra sempre più sul mondo arabo e sulla promozione della democrazia. Nel dicembre 2001 si trasferisce al Cairo, dove studia lingua e cultura araba. L'esperienza egiziana diventa la base di un impegno più strutturato sulle questioni mediorientali e nordafricane. Nel 2003 avvia su Radio radicale una rassegna quotidiana della stampa araba. Parallelamente si impegna nella campagna internazionale contro le mutilazioni genitali femminili, StopFgm, cercando di sostenere il lavoro delle organizzazioni africane impegnate contro questa pratica. Nel 2002 rappresenta il governo italiano alla seconda conferenza ministeriale della Community of Democracies, a Seul. Nel 2004 organizza a Sana'a, in Yemen, una conferenza internazionale dedicata a democrazia, diritti umani e ruolo della Corte penale internazionale. Anche in questa fase il suo metodo rimane quello di cercare di aprire spazi di discussione su temi considerati difficili o prematuri. Nel 2006 Bonino torna alla Camera, eletta con la Rosa nel pugno nella coalizione dell'Unione. Romano Prodi la nomina ministra per le Politiche europee. Nel 2008, dopo la vittoria del centrodestra, viene eletta al Senato e diventa vicepresidente dell'assemblea. È una delle poche figure politiche italiane ad aver ricoperto ruoli di rilievo tanto alla Camera quanto al Senato e nelle istituzioni europee. Nel 2013 torna al governo. Enrico Letta la sceglie come ministra degli Affari esteri nel suo esecutivo di larghe intese. Alla Farnesina si occupa di una fase internazionale complessa, segnata dalle conseguenze delle rivoluzioni arabe, dalla guerra civile siriana, dalle crisi nel Mediterraneo e dalla crescente instabilità del Nord Africa. L'esperienza alla Farnesina dura meno di un anno. Nel febbraio 2014, con la nascita del governo guidato da Matteo Renzi, Bonino viene sostituita da Federica Mogherini. E' una delle ultime occasioni nelle quali Bonino ricopre un incarico governativo. Negli anni successivi il suo impegno si concentra soprattutto sull'Europa, sui diritti civili e sulla difesa delle istituzioni liberali. Ma il 2015 è anche un anno difficile sul piano personale. Bonino rende pubblico di avere un tumore al polmone. Decide di continuare l'attività politica, pur riducendo gli impegni. "Da una passione politica non ci si dimette", è il principio con cui affronta quella fase. Durante le cure perde i capelli e comincia a indossare i turbanti che diventeranno una delle immagini più riconoscibili della sua figura pubblica. Anche in questo caso Bonino tende a separare la malattia dalla propria identità politica. Il tumore è una condizione con la quale confrontarsi, non una definizione della persona. Nello stesso anno, però, arriva la rottura con Pannella. Il rapporto tra i due era stato uno dei più lunghi e singolari della politica italiana. Per quasi quarant'anni avevano condiviso campagne, referendum, scioperi della fame e della sete, arresti, iniziative parlamentari e battaglie internazionali. Erano rimasti insieme anche quando il Partito radicale era diventato una realtà sempre più distante dai grandi partiti italiani. La distanza era però cresciuta negli anni. Pannella rimaneva legato alla militanza radicale, alla struttura del movimento e a una concezione della politica fondata sulla mobilitazione permanente. Bonino aveva assunto un profilo sempre più istituzionale e internazionale. Nel novembre 2014 non partecipa al congresso del movimento radicale. Nel luglio 2015 Pannella rende pubblica la sua critica nei confronti di Bonino, accusandola di essersi allontanata dalla struttura del partito e dalla militanza radicale. La polemica è aspra e il rapporto si interrompe. Bonino vive la rottura con dolore. Anni dopo racconterà di non avere compreso fino in fondo quando fosse maturata quella distanza. «Io e Marco non abbiamo mai litigato, ha fatto tutto da solo», dirà, spiegando che proprio questo carattere unilaterale della separazione le aveva fatto particolarmente male. Il legame, tuttavia, non viene cancellato dalla rottura. Pannella rimane una figura fondamentale della sua formazione politica e umana. Bonino continuerà a riconoscergli il ruolo di maestro e compagno di una parte decisiva della propria vita. Il rapporto tra i due è inseparabile anche dalla loro vita quotidiana. Bonino ricorderà una cena a casa di Pannella, la pasta con il burro, la pioggia, una notte trascorsa lì e la mattina successiva la notizia dell'arresto di Gianfranco Spadaccia per le iniziative di disobbedienza civile sull'aborto. Un episodio apparentemente privato che restituisce la natura di quella relazione: per decenni politica e vita personale erano state quasi impossibili da separare. La rottura del 2015 non coincide però con un ritiro dalla politica. Al contrario, Bonino si prepara a una nuova fase. La crescita del Movimento 5 Stelle e delle forze sovraniste modifica il sistema politico italiano. Bonino individua nell'integrazione europea il terreno sul quale concentrare il proprio impegno. Nasce e si consolida Più Europa, formazione della quale è una delle principali figure di riferimento. Nel 2018 viene eletta nuovamente al Senato e si colloca all'opposizione del governo sostenuto da Movimento 5 Stelle e Lega. La sua attività parlamentare si concentra sulla difesa dell'Unione europea, dello Stato di diritto, dei diritti individuali e della cooperazione internazionale. La sua idea dell'Europa è legata alla stessa concezione della politica che aveva guidato le campagne radicali. L'Unione non è soltanto un progetto economico, ma uno spazio nel quale possono essere protetti diritti e libertà e nel quale gli Stati possono affrontare insieme problemi che singolarmente non sarebbero in grado di gestire. In questo periodo il suo nome torna più volte nelle discussioni sulla presidenza della Repubblica. Dopo il 1999, Bonino era già stata considerata tra le possibili candidate nel 2006. Nel 2013 il suo nome entra nelle consultazioni del Movimento 5 Stelle e riceve sostegno trasversale da diversi ambienti politici. Al primo scrutinio ottiene 13 voti. La partita si sviluppa però in altre direzioni e Giorgio Napolitano viene rieletto. Nel 2015 il suo nome torna nella corsa per il Quirinale. Non si tratta di una nuova autocandidatura come nel 1999, ma di una candidatura sostenuta da alcuni esponenti politici. Nei primi due scrutini Bonino ottiene 25 voti, il risultato più alto raggiunto da una sua candidatura al Colle. Alla fine viene eletto Sergio Mattarella. Nel 2022 il suo nome torna ancora una volta nelle discussioni sulla presidenza della Repubblica. Questa volta Bonino non si propone e sostiene Marta Cartabia. Il Parlamento sceglie nuovamente Sergio Mattarella. La vicenda del Quirinale accompagna così una parte significativa della sua storia politica: una figura abbastanza conosciuta e autorevole da essere considerata ripetutamente per la più alta carica dello Stato, ma appartenente a una tradizione politica troppo minoritaria per trasformare quel riconoscimento in una maggioranza parlamentare. Negli ultimi anni emerge anche un rapporto particolare con Papa Francesco. Le posizioni di Bonino e quelle della Chiesa cattolica sono lontane su molte questioni etiche, a cominciare dall'aborto. Ma tra i due nasce un dialogo su temi come le migrazioni, l'Africa, la pace e la dignità della persona. Francesco riceve Bonino in udienza privata nel 2016 e in altre occasioni ne riconosce l'esperienza internazionale. In particolare, il Papa apprezza la conoscenza dell'Africa maturata da Bonino attraverso decenni di attività politica e umanitaria. Il rapporto arriva a un momento particolarmente significativo nel novembre 2024, quando Francesco decide di fare una visita privata a Bonino nella sua casa romana. La leader radicale è appena tornata a casa dopo un periodo di ricovero. I due vengono fotografati insieme sulla terrazza, entrambi in sedia a rotelle. Bonino racconterà quell'incontro con emozione, ricordando i fiori, i cioccolatini e il saluto piemontese del Papa. Soprattutto ricorderà le parole con cui Francesco la definisce un esempio di libertà e resistenza. E' un episodio significativo perché mostra come il riconoscimento della sua figura abbia ormai superato le appartenenze politiche. La radicale che per decenni ha combattuto la Chiesa su alcune delle principali questioni etiche può essere considerata dal pontefice una interlocutrice su altri temi fondamentali: la dignità umana, l'Africa, le migrazioni, la pace. Nel 2024 Bonino sostiene inoltre il progetto degli Stati Uniti d'Europa in vista delle elezioni europee. L'obiettivo è costruire una lista capace di riunire forze diverse intorno a un programma europeista. Il progetto incontra però difficoltà e non riesce a realizzarsi nella forma auspicata. Anche questa vicenda riflette un tratto costante della sua esperienza politica: la distanza tra la capacità di individuare un tema e quella di costruire attorno a quel tema una forza politica sufficientemente grande. (di Paolo Martini) 
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