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Pochettino attacca: “Il Chelsea di Conte violava regole finanziarie, irregolare vittoria in Premier del 2017”

(Adnkronos) – "Non ho dubbi e non ho paura di dire la verità. I tifosi del Chelsea si arrabbieranno con me perché dico questo. Non sono io che mi lamento. E' la verità. Se hanno ammesso di aver violato le regole, il titolo della Premier League va assegnato alla seconda squadra in classifica.
Altrimenti, ciò che viene promosso e incentivato è la violazione delle regole. Hanno ammesso i fatti, quindi la questione è chiusa: il titolo dovrebbe andare alla squadra arrivata seconda". Mauricio Pochettino chiede la revoca del titolo della Premier League vinto dal Chelsea nella stagione 2016/2017, quando sulla panchina dei Blues c'era Antonio Conte.  Pochettino, attuale ct degli Stati Uniti ma all'epoca allenatore del Tottenham che finì al secondo posto dietro al Chelsea, in un'intervista al 'Sun', aggiunge: "Non è possibile che alcune squadre giochino applicando le regole del fuorigioco e il Var, mentre altre ne siano escluse. È impensabile, no?. Le regole devono essere uguali per tutti, così come le possibilità di costruire la squadra migliore. Non sto dicendo che non abbiano giocato bene. C'era Conte, l'allenatore è stato bravissimo, e tutto il resto ma se hai infranto le regole in quel momento, allora 'ciao', devi cedere il passo a un'altra squadra".
 
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Maltempo a Roma, nubifragio e vento sulla Capitale

(Adnkronos) –
Maltempo a Roma. Nella giornata di oggi, giovedì 10 settembre, sulla Capitale si è abbattuto un nubifragio che ha allagato le strade della città e creato numerevoli disagi. La pioggia, con relativo abbassamento delle temperature, era già arrivata nelle prime ore del mattino con un violento temporale che aveva colpito praticamente tutte le zone di Roma. Una breve 'pausa' dal maltempo era arrivata verso l'ora di pranzo, mentre nel primo pomeriggio la storia si è ripetuta con un nubifragio e fortissime raffiche di vento. Pioggia e maltempo sono attesi per tutta la giornata di oggi, con la situazione meteo che dovrebbe migliorare in serata.  
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Ica Day, esperti: “Organizzazione e tecnologia per prevenire le infezioni”

(Adnkronos) – Prevenzione, integrazione delle competenze, uso dei dati, innovazione e formazione. Sono questi i principali temi emersi all'Ica Day che ha riunito oggi a Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners, istituzioni, professionisti sanitari, mondo accademico e ricerca per confrontarsi sulle strategie necessarie a rafforzare la prevenzione delle infezioni correlate all'assistenza (Ica) e contrastare l'antimicrobico-resistenza. Il confronto, in particolare, ha evidenziato come la sfida non riguardi soltanto gli ospedali, ma l'intero sistema sanitario, attraverso una maggiore integrazione tra assistenza, territorio, organizzazione e nuove tecnologie. Ad aprire la riflessione sul piano internazionale è stata Raffaella Bucciardini, direttrice del Centro nazionale per la salute globale dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha sottolineato come "l'antimicrobico-resistenza richieda una risposta globale, in linea con il nuovo piano decennale dell'Organizzazione mondiale della sanità e con il Piano nazionale italiano. Le priorità – ha spiegato – sono prevenzione e uso appropriato degli antimicrobici". Centrale anche il tema dei dati. "Le informazioni sanitarie esistono, ma spesso non sono sufficientemente collegate. È quindi necessario renderle interoperabili per passare dalla descrizione dei fenomeni alla capacità di individuare i rischi e intervenire tempestivamente". A livello locale, Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità e alle Politiche sociali della Regione Marche, ha affrontato il tema dei modelli organizzativi. "Una ricerca regionale – ha evidenziato – indica un'incidenza del 4,3% delle infezioni rilevate nelle 48 ore successive al ricovero, dato in linea con la media nazionale, ma caratterizzato da forti differenze tra le singole strutture, con valori dallo 0,15% al 10%. È proprio su queste differenze che occorre intervenire, analizzando le condizioni specifiche dei singoli ospedali". Calcinaro ha inoltre indicato nelle Case di comunità "uno degli strumenti per rafforzare la prevenzione territoriale e offrire un’alternativa al ricorso al pronto soccorso per i codici verdi e bianchi". Sul ruolo della formazione si è concentrato Carlo Signorelli, coordinatore dei direttori delle scuole di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva. “Per affrontare le Ica e antimicrobico-resistenza è necessaria una cultura condivisa della prevenzione – ha osservato – fondata sulla collaborazione tra medici, infermieri, professionisti della sanità pubblica, epidemiologi, microbiologi e clinici. Una formazione che dovrà comprendere anche intelligenza artificiale e nuove tecnologie, strumenti destinati ad affiancare le competenze professionali". Infine, Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e Medicina preventiva dell'università di Pisa, ha riportato il tema alla centralità della prevenzione come investimento. "È necessario investire nella prevenzione", ha rimarcato, sottolineando la necessità di cambiare paradigma. “Circa il 9% delle persone ricoverate può sviluppare un'infezione correlata all'assistenza e una parte di questo fenomeno può essere prevenuta – ha concluso – La sfida è anche imparare a misurare meglio quanto la prevenzione possa ridurre il peso economico delle Ica sul Servizio sanitario nazionale". 
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Ica Day, modelli organizzati e processi integrati per prevenire le infezioni

(Adnkronos) – Il tema di garantire la sicurezza del paziente quando il suo percorso assistenziale attraversa contesti, strutture e professionisti diversi, è stato questa al centro dei momenti di confronto dell’Ica Day – Innovazione tecnologica, investimenti e governance del rischio infettivo, che si è svolto oggi al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners.  Il confronto ha riunito rappresentanti delle istituzioni, delle organizzazioni sanitarie, dell’ospedale e del territorio, della medicina generale, della sanità privata, della ricerca e dell’industria dei dispositivi medici, con l’obiettivo di affrontare il rischio infettivo attraverso una prospettiva capace di superare i confini dei singoli setting assistenziali, per costruire modelli organizzativi e processi integrati per la prevenzione del rischio infettivo lungo il percorso di cura. Il passaggio dall’ospedale al territorio – riferisce una nota – rappresenta uno dei momenti più delicati del percorso assistenziale: cambiano professionisti, organizzazioni, strumenti e responsabilità e proprio questa frammentazione può incidere sulla sicurezza del paziente. Da qui la necessità di costruire modelli organizzativi realmente integrati, fondati su procedure, responsabilità e standard condivisi. “La sicurezza del paziente non può dipendere dalla capacità dei singoli professionisti di ricostruire ogni volta il percorso assistenziale, ma deve essere garantita dall’organizzazione”, ha spiegato Paolo Calcinaro, assessore alla Sanità e alle politiche sociali della Regione Marche. “Questo significa costruire modelli in cui ospedale, territorio e strutture intermedie siano realmente connessi, con responsabilità definite, informazioni condivise e processi capaci di accompagnare il paziente anche nei momenti di transizione. Le esperienze sviluppate nei diversi territori possono rappresentare un patrimonio importante da mettere a sistema, perché la qualità dell’assistenza passa anche dalla capacità di rendere la continuità una caratteristica strutturale del nostro Servizio sanitario”.  Il confronto ha evidenziato come la governance del rischio infettivo richieda dunque un approccio sistemico, nel quale organizzazione, integrazione, continuità assistenziale, innovazione e dati siano elementi di uno stesso processo. L’innovazione tecnologica, in questa prospettiva, non è stata considerata un obiettivo in sé, ma uno strumento da valutare sulla base della sua capacità di produrre risultati concreti: migliorare la comunicazione tra professionisti, rendere disponibili le informazioni necessarie nei diversi passaggi assistenziali, supportare le decisioni e consentire un monitoraggio più efficace dei processi. “Governare il rischio infettivo significa innanzitutto governare i processi”, ha sottolineato Barbara Ragonese, direttrice Qualità, accreditamento e rischio clinico dell’Irccs Ismett-Upm, Istituto mediterraneo per i Trapianti e le terapie ad alta specializzazione. “Procedure, tecnologie e strumenti di monitoraggio sono fondamentali, ma diventano realmente efficaci quando vengono inseriti all’interno di un’organizzazione nella quale ruoli, responsabilità e modalità operative siano chiari e condivisi. La sfida è passare da una logica di adempimento a una logica di sistema, nella quale la prevenzione sia integrata nei percorsi assistenziali e la qualità e la sicurezza siano responsabilità di tutta l’organizzazione”. Il tema si è inserito nel più ampio percorso dell’Ica Day, che ha posto al centro la necessità di rafforzare la governance del rischio infettivo attraverso modelli organizzativi, strumenti operativi e soluzioni tecnologiche concrete, sostenibili e replicabili. La riflessione emersa dal confronto ha indicato una direzione precisa: la prevenzione del rischio infettivo non può essere una responsabilità confinata al singolo setting assistenziale, ma deve diventare una responsabilità condivisa lungo l’intero percorso di cura. Una governance efficace – conclude la nota – passa dalla capacità di progettare modelli e ripensare processi che tengano insieme strutture e professionisti diversi, assicurando continuità e sicurezza al paziente anche quando cambia il luogo dell’assistenza. 
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Ica Day, esperti: “Prevenzione rischio infettivo con pratica clinica e formazione”

(Adnkronos) – Quanto conta, nella pratica quotidiana, la capacità di trasformare procedure e raccomandazioni in comportamenti concreti? È stata questa una delle domande al centro del dibattito sulla gestione clinica e pratiche assistenziali nella prevenzione del rischio infettivo, che si è svolto oggi nell’ambito dell’Ica Day – Innovazione tecnologica, investimenti e governance del rischio infettivo, al Teatro Politeama Garibaldi di Palermo, su iniziativa di Hcrm e in collaborazione con Bistoncini Partners. Il confronto – informa una nota – ha portato al centro della discussione la dimensione più concreta della prevenzione: ciò che accade ogni giorno nei luoghi di cura. Per quanto avanzate possano essere le conoscenze scientifiche e articolato il sistema di procedure, infatti, la sicurezza del paziente dipende in larga misura dalla capacità di tradurre queste indicazioni in pratiche effettivamente applicate e mantenute nel tempo. In questo senso, diventa fondamentale riconoscere il valore della prevenzione vaccinale, alla luce degli ultimi casi di cronaca. “La prevenzione delle infezioni correlate all’assistenza non si esaurisce nella disponibilità di linee guida o protocolli, ma richiede che le conoscenze diventino comportamenti quotidiani e pratiche assistenziali sostenibili nei diversi contesti di cura – ha affermato Raffaella Bucciardini, direttrice del Centro nazionale per la salute globale dell’Istituto superiore di sanità – Questo significa investire contemporaneamente sulla formazione, sull’organizzazione e sulla capacità di monitorare ciò che accade realmente nei luoghi di cura. I dati e la sorveglianza sono fondamentali perché ci permettono di comprendere dove si concentrano maggiormente i rischi e le popolazioni maggiormente vulnerabili, misurando i risultati e orientando gli interventi. In un’ottica di salute globale prevenire le infezioni significa anche garantire che le misure di prevenzione siano effettivamente accessibili e applicabili a tutti, riducendo le disuguaglianze negli esiti di salute e nell'accesso ai servizi sanitari. La vera sfida – ha osservato – è trasformare le evidenze in una cultura della prevenzione che sia non solo efficace, ma anche equa, capace di coinvolgere tutti gli attori del sistema e di adattarsi ai diversi contesti sanitari e sociali”. Il tema della distanza tra procedure e pratica è stato uno dei fili conduttori del confronto. Una procedura, per essere efficace, deve infatti poter essere applicata nelle condizioni concrete in cui operano i professionisti, quindi comprensibile, sostenibile e coerente con i processi assistenziali. Quando le indicazioni diventano eccessivamente complesse o vengono percepite come meri adempimenti, il rischio è che perdano la loro funzione di strumento di sicurezza. Accanto alle procedure – continua la nota – assume quindi un peso centrale la formazione. La prevenzione del rischio infettivo richiede conoscenze aggiornate, ma anche capacità operative e comportamenti che devono essere consolidati nel tempo. Da qui l’esigenza di una formazione sempre più concreta, multidisciplinare e capace di raggiungere i professionisti con modalità agili e ripetute.  “Abbiamo oggi un patrimonio molto ampio di conoscenze e strumenti per prevenire le infezioni correlate all’assistenza”, ha sottolineato Caterina Rizzo, professore ordinario di Igiene e medicina preventiva dell’Università di Pisa, che ha aperto i lavori scientifici dell’Ica Day con una Lectio Magistralis. “La sfida, quindi, non è soltanto produrre nuove evidenze – ha continuato – ma fare in modo che quelle che già possediamo vengano applicate in modo sistematico. Per questo dobbiamo ripensare anche il modo di formare i professionisti: accanto alla formazione tradizionale servono momenti più brevi, pratici e ripetuti, capaci di rafforzare nel tempo comportamenti e competenze. La prevenzione funziona quando diventa parte naturale del modo di lavorare”. Un ulteriore elemento emerso dal confronto ha riguardato il rapporto tra responsabilità individuale e responsabilità organizzativa. “Quando una pratica scorretta si ripete nel tempo, non possiamo limitarci a individuare la responsabilità del singolo”, ha spiegato Carlo Signorelli, coordinatore dei direttori delle Scuole di specializzazione in Igiene e medicina preventiva. “Dobbiamo chiederci che cosa, all’interno dell’organizzazione, ha consentito che quella pratica diventasse abituale. La sicurezza nasce dall’incontro tra responsabilità professionale e responsabilità organizzativa: il professionista deve poter contare su procedure chiare, formazione, strumenti e condizioni di lavoro adeguate, mentre l’organizzazione deve essere in grado di verificare, correggere e migliorare continuamente i propri processi. È questa la logica del risk management: non cercare soltanto l’errore, ma intervenire sulle condizioni che lo rendono possibile”. La prevenzione richiede dunque un passaggio ulteriore: dalla conoscenza all’attuazione. È qui che entrano in gioco formazione, leadership, organizzazione, monitoraggio e cultura della sicurezza. Un processo che non riguarda soltanto il singolo professionista, ma l’intera organizzazione sanitaria. Il messaggio emerso dal confronto è quindi netto – conclude la nota – per ridurre il rischio, occorre agire contemporaneamente su competenze, comportamenti, processi e cultura della sicurezza, trasformando la prevenzione da insieme di adempimenti a componente strutturale della qualità dell’assistenza. 
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Campanella solitaria per la piccola Aysha, l’alunna che non può copiare: a scuola c’è solo lei

(Adnkronos) – Primo giorno di scuola particolare per la piccola Aysha, la bambina di sei anni di Ginostra, piccola frazione dell'isola di Stromboli, alle Eolie. E' l'unica alunna della scuola, che riapre dopo quasi 30 anni. Ad accompagnarla non solo i genitori, Monica Abbate e Rafik Bazine, ma anche i nonni materni, i vicini di casa tedeschi Karola e Ulli, e anche il maresciallo dei Carabinieri di Stromboli e uno dei cinque carabinieri in servizio sull’isola. Una piccola cerimonia per la bambina al suo primo giorno di scuola. "Oggi è un giorno particolare per Ginostra perché riapre la scuola", racconta all'Adnkronos il sindaco di Lipari, che comprende anche Stromboli, Riccardo Gullo. Oggi e domani Gullo è in trasferta a Pantelleria per partecipare alla due giorni organizzata dal Comune e dal Politecnico di Torino per parlare dei risultati raggiunti dal programma Pnrr 'Isole Verdi'. "La famiglia ha deciso di restare a vivere a Ginostra – dice – e vogliono che la bimba frequenti la prima classe della scuola elementare a Ginostra". "E' un segnale importante ma particolare – dice Gullo – Si è voluto accogliere una esigenza della famiglia, ma non è un modello generale. E' una esigenza che nasce in quella frazione che le amministrazioni comunali hanno voluto accogliere. Ma ovviamente viene a mancare l'esigenza di socializzazione che è importante nella formazione di una bimba".  
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Occhiali smart Meta nel mirino della Privacy, il Garante: “Seguiamo con attenzione”

(Adnkronos) –
A Oslo sono stati vietati nelle scuole. Negli Stati Uniti sono finiti nel mirino di una circolare dell'Unità antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York come nuova potenziale minaccia alla “sicurezza e al controspionaggio”. A Londra hanno scatenato proteste soprattutto per il rischio di essere filmati a propria insaputa a bordo dei mezzi di trasporto. Gli smart glasses stanno sollevando polemiche, in diversi posti del globo, e interrogativi sui pericoli per la privacy e non solo. Anche in Italia i riflettori sono puntati sugli occhiali Meta che, facilmente scambiati per comunissimi occhiali, permettono di registrare quanti, inconsapevoli, non si accorgono della piccola luce lampeggiante all'angolo della montatura ad indicare la fotocamera attiva. "Il Garante per la protezione dei dati personali segue con attenzione l’evoluzione tecnologica degli smart glasses, dispositivi che pongono questioni rilevanti in materia di protezione dei dati personali, in particolare rispetto alla raccolta non sempre percepibile di immagini e voci di terzi", afferma all'Adnkronos il presidente del Garante per la protezione dei dati personali Pasquale Stanzione.
 "Il trattamento di dati effettuato tramite questi dispositivi rientra pienamente nell’ambito di applicazione della disciplina europea", precisa. "L’Autorità è in contatto con le altre autorità di protezione dati europee, anche nell’ambito del Comitato europeo per la protezione dei dati di cui l’Autorità italiana Garante è parte – conclude Stanzione – per condividere valutazioni su un fenomeno che ha una dimensione intrinsecamente transnazionale”. "È inaccettabile che la sicurezza e il benessere di donne e ragazze vengano trattati come un aspetto secondario, mettendo al primo posto la necessità di commercializzare una tecnologia prima di averne studiato approfonditamente tutti gli effetti. Il piano di diffusione su larga scala degli smart glasses rappresenta un rischio enorme per la privacy e l’incolumità delle persone che non possiamo permetterci", dice all'Adnkronos, Emma Pickering di Refuge, responsabile del team per la prevenzione degli abusi perpetrati tramite sistemi tecnologici, lanciando un duro monito su una minaccia che sta silenziosamente invadendo gli spazi pubblici, come riportato anche da molti media britannici i quali hanno raccolto l’appello lanciato da varie associazioni sul rischio di minaccia verso donne e ragazze rappresentato dagli smart glasses con AI messi in commercio da Meta. Proprio Refuge, la più grande organizzazione benefica del Regno Unito specializzata nel sostegno e nella protezione di donne e bambini vittime di violenze di vario genere e invasione della privacy anche con abuso di tecnologie, ha condotto una ricerca dalla quale è emerso un allarmante aumento del 62% delle segnalazioni legate all'abuso facilitato dalla tecnologia. Soltanto nel corso del 2025 sono stati registrati 829 casi, un dato preoccupante che sembra confermare una tendenza al rialzo, considerando che il 2026 è un anno ancora sotto stretto monitoraggio, durante il quale sistemi come telecamere con riconoscimento facciale e smart glasses hanno effettivamente preso il sopravvento all’interno della vita pubblica quotidiana. Particolarmente critico è l'impatto sulle generazioni più giovani, ambito in cui si è evidenziato un incremento del 24% degli abusi tra le donne under 30.  
Refuge raccoglie quotidianamente le testimonianze di innumerevoli vittime: “Constatiamo ripetutamente cosa accade quando i dispositivi vengono immessi sul mercato senza un'adeguata valutazione su come potrebbero essere usati per danneggiare donne e ragazze – aggiunge Pickering – È diventato fin troppo facile per i malintenzionati accedere a questi accessori smart e usarli come vere e proprie armi anche solo per sconfinare nella privacy, all’insaputa dei diretti interessati".  Il problema ha trovato una cassa di risonanza particolarmente forte a Londra, dove l'uso di questa tecnologia sui mezzi di trasporto pubblici ha sollevato enormi proteste. Studi recenti basati sui dati della British Transport Police confermano che le molestie sulla rete dei trasporti londinesi hanno raggiunto un livello allarmante negli ultimi cinque anni. Il 58% di questi episodi avviene direttamente all'interno dei vagoni della Tube con un picco del 99% di donne che hanno dichiarato di essere state vittime di upskirting, ossia sbirciare sotto le gonne quando esse si trovano sulle scale mobili. I nuovi occhiali di Meta, pensati per essere discreti e per mimetizzarsi come normali montature da vista, rischiano di esacerbare tutto questo. Di fronte a un'evoluzione così rapida della tecnologia, il sistema giudiziario britannico fatica a dare risposte. Un contributo importante nel chiarire le zone d'ombra è arrivato da Doughty Street Chambers, lo storico studio legale londinese specializzato sui diritti umani, che è intervenuto proprio per far luce sul lato legislativo.  Il Data Protection Act e le normative su privacy e voyeurismo faticano a perseguire le riprese effettuate in luoghi pubblici con dispositivi mimetizzati. La presunta garanzia di sicurezza offerta dalle aziende produttrici si rivela debole nella realtà quotidiana: il piccolo led di segnalazione presente sugli occhiali, concepito per indicare che la fotocamera è in funzione, viene spesso deliberatamente coperto oppure ignorato dai passanti immersi nel caos della metropoli. Questa combinazione di inefficacia tecnica e vuoto normativo lascia le vittime del tutto prive di strumenti di tutela immediata.
 
Intanto Oslo ha scelto di vietare l'utilizzo degli occhiali smart nelle scuole. Il divieto nella capitale norvegese si applica per tutta la durata della giornata a scuola e a tutti i livelli di istruzione. "Noi politici dobbiamo avere il coraggio di essere onesti su ciò di cui si tratta realmente: una delle aziende più ricche del mondo ha lanciato un prodotto la cui intera logica commerciale consiste nel rendere impossibile sapere quando si viene ripresi", ha sottolineato Julie Remen Midtgarden, vicesindaca di Oslo responsabile dell’Istruzione. "A Oslo ci rifiutiamo di permettere che i nostri bambini diventino comparse nella raccolta di dati di Meta", ha aggiunto. La politica conservatrice ha inoltre criticato duramente il governo norvegese di sinistra, che ha dichiarato di aver istituito un gruppo di esperti per valutare una possibile regolamentazione di questi dispositivi e dell’utilizzo del riconoscimento facciale negli spazi pubblici. "Gli occhiali vengono venduti oggi in Norvegia, vengono utilizzati oggi nei cortili delle scuole norvegesi e il problema esiste già. Studiare la questione non significa agire", ha affermato Midtgarden. Sul fronte Usa non va meglio per gli occhiali smart. A gennaio, l’unità antiterrorismo del dipartimento di polizia di New York ha diffuso una circolare in cui metteva in guardia gli agenti di polizia da una nuova potenziale minaccia alla “sicurezza e al controspionaggio”: gli occhiali Ray-Ban Meta. La circolare ordinava agli agenti di “effettuare ispezioni approfondite di tutti gli occhiali ammessi all’interno delle celle dei detenuti” e avvertiva che le persone arrestate potevano utilizzare questi occhiali, dotati di piccole telecamere e microfoni, per registrare all’interno delle strutture di polizia. La circolare citava due esempi di video di questo tipo pubblicati sui social media. "La possibilità di effettuare registrazioni di nascosto all’interno di una struttura delle forze dell’ordine o di detenzione potrebbe comportare un rischio per la sicurezza qualora venissero divulgate informazioni riservate relative alla disposizione delle celle, alla posizione delle telecamere o alle routine di pattugliamento degli agenti e di protezione della struttura", si leggeva nella circolare, citata dal Guardian. ll documento della Nypd è solo uno di una decina di rapporti, precedentemente non divulgati e visionati dal Guardian, che mostrano come le forze dell'ordine in tutti gli Stati Uniti siano sempre più preoccupate per il potenziale utilizzo degli occhiali intelligenti con tecnologia integrata che includono al loro interno altoparlanti, microfoni, una fotocamera leggera o persino un piccolo display che si inserisce nel campo visivo. Gli agenti, dal Maine alla California, temono che questa tecnologia possa essere usata per registrare segretamente poliziotti e strutture, oppure per agevolare reati e atti di terrorismo. Uno dei video, girato con gli smart glasses e pubblicato su TikTok a luglio 2025, ha proposto immagini riprese in un centro di detenzione della Carolina del Sud, già oggetto di un'indagine federale per via delle insufficienti condizioni di sicurezza della struttura. "Tutti qui cercano di capire cosa abbiano i miei occhiali, perché la mia luce stia lampeggiando", afferma l'utente nel video riferendosi agli altri detenuti. "La gente non conosce gli occhiali di Meta". L'uomo ha ripreso una doccia fatiscente, l'interno delle celle di isolamento, una mensa sovraffollata e molti altri detenuti mentre dormivano, mangiavano o camminavano, tutti apparentemente inconsapevoli di essere registrati. Negli Stati Uniti, le strutture di detenzione di solito confiscano qualsiasi dispositivo in grado di registrare filmati. Alcuni occhiali intelligenti Meta, però, sono passati inosservati. Questi occhiali sono discreti e possono passare per un normale paio di Ray-Ban o Oakley. La loro caratteristica distintiva principale è una piccola luce lampeggiante nell’angolo della montatura che si attiva quando gli occhiali stanno registrando. I video registrati di nascosto hanno spinto l’ufficio di intelligence e antiterrorismo del Nypd, un’unità specializzata che collabora con l’Fbi per monitorare e prevenire le minacce terroristiche, a inviare a gennaio una circolare ad altri dipartimenti di polizia. Gli occhiali "possono sembrare normali occhiali da vista", si legge nella circolare. La polizia statunitense e gli agenti federali non sono i soli a nutrire questi timori. Cresce infatti la preoccupazione tra l’opinione pubblica e gli esperti di privacy riguardo agli occhiali, la cui tecnologia consente a chi li indossa di registrare le persone senza il loro consenso. (di Sara Di Sciullo e Alessandro Allocca) 
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UniCamillus, rush finale per i test di ammissione a Ostetricia e Igiene dentale

(Adnkronos) – Rush finale per candidarsi ai test di ammissione ai corsi di laurea triennale delle Professioni sanitarie in lingua italiana dell'università UniCamillus, per l'anno accademico 2026-2027. Le selezioni riguardano il Corso di laurea in Ostetricia, che mette a disposizione 23 posti, e il nuovo corso di laurea in Igiene dentale – alla sua prima edizione presso l'ateneo medico – per il quale sono disponibili attualmente 75 posti (numero provvisorio in attesa di conferma del decreto ministeriale definitivo). Le iscrizioni alla prova – informa una nota – sono aperte fino alle ore 13 del 30 settembre 2026. I due corsi di laurea si svolgono presso la sede UniCamillus di Roma. La domanda di partecipazione deve essere presentata esclusivamente online, attraverso il portale dello studente Gomp di UniCamillus al link https://unicamillus-studenti.gomp.it/. Possono partecipare alla prova di ammissione i candidati in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado. La selezione consiste in una prova scritta in lingua italiana, composta da 60 domande a risposta multipla. Il test comprende: 20 domande di ragionamento logico; 5 di cultura generale; 10 di Biologia; 10 di Chimica; 10 di Fisica; 5 di Matematica. La prova avrà una durata complessiva di 60 minuti. Il test si svolgerà il 5 ottobre 2026 in modalità telematica home-based, direttamente dal domicilio del candidato. Gli esiti della prova di ammissione saranno pubblicati sul sito istituzionale di UniCamillus entro l'8 ottobre 2026.  UniCamillus – si legge – propone un modello didattico orientato allo studente e alla formazione pratica, che combina lezioni frontali, attività tutoriali e di laboratorio, simulazioni professionali e tirocini clinici e formativi. L'obiettivo è sviluppare competenze tecniche, relazionali e organizzative direttamente connesse all’esercizio delle professioni sanitarie. Un ruolo centrale è svolto dai laboratori dedicati alla formazione nell'area medico-sanitaria, dove gli studenti possono applicare le conoscenze teoriche attraverso attività pratiche guidate da docenti e professionisti. I due corsi offrono inoltre specifici contesti di apprendimento. Igiene dentale (nuova attivazione): gli studenti potranno svolgere attività formative anche all'interno della Clinica Odontoiatrica dell'ateneo, dotata di moderne attrezzature. La struttura permette di acquisire progressivamente competenze nella gestione e nel trattamento del paziente, sotto la supervisione di docenti e tutor clinici; Ostetricia: il percorso integra l'impiego di manichini da parto per la simulazione, utilizzati sia durante le lezioni sia nelle valutazioni pratiche d'esame. La formazione prepara alla professione ostetrica con un approccio che guarda alla salute della donna lungo l'intero arco della vita, dalla prevenzione alla salute sessuale e riproduttiva fino alla menopausa. Gli studenti sono inoltre affiancati da tutor di tirocinio dedicati per l’intero percorso di studi. La formazione prosegue fuori dalle aule, nei contesti clinici, attraverso un modello di tirocinio diffuso basato su una rete di ospedali e strutture sanitarie selezionati reparto per reparto, in funzione della specializzazione disciplinare e delle caratteristiche dei singoli percorsi formativi. Gli studenti possono così confrontarsi con differenti realtà assistenziali e sviluppare in modo progressivo le competenze richieste dalla professione. A confermare la solidità del percorso UniCamillus – si legge nella nota – arrivano anche i Rapporti AlmaLaurea 2026 sui percorsi di studio e sugli esiti occupazionali, che restituiscono il quadro di un ateneo capace di coniugare qualità della formazione, vocazione internazionale e risultati concreti nel mondo del lavoro. Tra i laureati triennali occupati a 1 anno dal conseguimento del titolo, il 97,8% considera la laurea efficace per il lavoro svolto, e il dato si accompagna a un tasso di occupazione dell'86,5%. Anche il rapporto tra formazione ricevuta e attività professionale emerge con forza: l'88,9% dei laureati triennali occupati dichiara di utilizzare in misura elevata le competenze acquisite durante il percorso universitario. La dimensione internazionale rappresenta un ulteriore tratto distintivo dell'ateneo. Nei corsi triennali delle Professioni sanitarie, la presenza internazionale raggiunge il 45,9%, a testimonianza della capacità di UniCamillus di attrarre studenti provenienti da diversi contesti geografici e culturali. Positivo – riporta ancora l'ateneo – anche il giudizio sull'esperienza universitaria: il 92,8% dei laureati si dichiara complessivamente soddisfatto del percorso svolto, con particolare apprezzamento per la qualità della didattica, il rapporto con i docenti e l'organizzazione degli studi. Un rapporto di fiducia che si riflette anche nelle scelte future: oltre 8 laureati su 10 sceglierebbero nuovamente UniCamillus, e il 76,9% tornerebbe a iscriversi allo stesso corso nello stesso ateneo.  I due bandi in chiusura – conclude la nota – arrivano dunque in un contesto caratterizzato da una forte attenzione alla formazione pratica e da risultati occupazionali che, secondo i dati AlmaLaurea 2026, evidenziano la coerenza tra i percorsi formativi dell'ateneo e le competenze richieste dal mondo del lavoro. Per maggiori informazioni sui test di ammissione, è possibile visitare la pagina dei bandi https://unicamillus.org/servizi/bandi-di-ammissione/, oppure scrivere a infocenter@unicamillus.org. 
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Presentata Supercoppa Lba Sisalclub 2026, Gherardini ‘Tortona apripista nuovo corso impiantistica sportiva’

(Adnkronos) – Nella Sala del Ridotto del Teatro Civico di Tortona si è svolta in mattinata la conferenza stampa di presentazione della Supercoppa LBA SisalClub 2026, moderata dal giornalista Mino Taveri.  L’evento che aprirà la stagione sportiva 2026/27 si svolgerà alla Nova Arena nelle giornate di sabato 19 e domenica 20 settembre. Dopo aver ospitato a Torino le ultime quattro edizioni della Final Eight, la Regione Piemonte accoglie di nuovo il grande basket italiano con la Supercoppa 2026, organizzata con la collaborazione della FIP Piemonte. “Ringrazio innanzitutto il Club Derthona Basket, la famiglia Gavio e il presidente Marco Picchi per averci espresso già diversi mesi fa il desiderio di poter ospitare la Supercoppa LBA, l'evento inaugurale della nuova stagione 26/27 – queste le parole del Presidente LBA Maurizio Gherardini -. In fondo è un modo per certificare ancora meglio la realtà di Tortona sulla mappa del basket italiano di Serie A, con il forte sostegno a tale candidatura rappresentato dal suo nuovo impianto e dall’intera Cittadella dello Sport. Essere a Tortona acquista un valore duplice: in un Paese che fatica a sviluppare le sue risorse per la mancanza di un’impiantistica sportiva di livello pari a quello che tante altre nazioni possono vantare, la Supercoppa è stata assegnata nell’impianto di più recente inaugurazione tra quelli che ospitano il campionato LBA. E che rappresenta un’apripista per quelli in arrivo a Bologna, Cantù e Venezia. Stiamo entrando in una nuova fase della nostra offerta di spettacolo sportivo e di intrattenimento, tante realtà anche storiche stanno per vivere un importante momento di nuova visione imprenditoriale dei loro Club. Che qui a Tortona è già realtà, grazie agli investimenti ed alla passione di una persona come Beniamino Gavio e quella della sua famiglia". "Il weekend di Supercoppa è ancor più significativo per la realtà LBA perché segna il debutto ufficiale al nostro fianco del nuovo title sponsor SisalClub. È una partnership prestigiosa che presenteremo quanto prima in maniera più dettagliata: ci sono comunque tutte le premesse per camminare insieme a SisalClub verso il raggiungimento degli obiettivi che ci siamo prefissati per il futuro di crescita della LBA. Vorrei infine trasmettere il mio ringraziamento al Comune ed alle istituzioni di Tortona, che hanno messo a terra un bel calendario di eventi e forme di intrattenimento e coinvolgimento in ambito locale, a corollario dei due giorni di Supercoppa: l’importanza della presenza delle Istituzioni al fianco degli eventi sportivi è anche testimoniata dal solido legame con la Regione Piemonte. Ed è bello certificare come anche i Comuni di questa terra siano allineati dalle stesse filosofie verso lo sport e soprattutto il basket”. L'intera Supercoppa LBA SisalClub 2026 sarà visibile in modalità free su LBATV, in pay tv su Sky Sport Basket e in chiaro su CIELO, offrendo così agli appassionati diverse possibilità per seguire tutte le partite della competizione. Semifinali: sabato 19 settembre 2026 Bertram Derthona Tortona – Umana Reyer Venezia ore 17.00; Armani Olimpia Milano – Virtus Bologna ore 19.45. Finale Domenica 20 settembre 2026 ore 17.00.  Andrea Bargnani, LBA Executive Advisor: “La Supercoppa è un trofeo che ha un peso particolare, perché per diversi mesi rappresenta l’unica occasione concreta per una squadra di vincere qualcosa. Da giocatore l’ho vissuta anche attraverso una sconfitta e ricordo molto bene tutto quello che venne dopo: la delusione, il lavoro in palestra e 20 giorni di allenamenti molto intensi. Questo dà la misura di quanto venga sentita all’interno delle squadre. Per i tifosi, inoltre, è uno dei primi momenti in cui si possono vedere all’opera i nuovi acquisti e capire che direzione può prendere una stagione. Più in generale, credo che la crescita del basket italiano passi necessariamente anche dalle infrastrutture: non può esserci uno sviluppo reale del movimento senza impianti adeguati e Tortona è assolutamente uno di questi. Poi servono investimenti, progettualità, imprenditoria e società ambiziose, ma la struttura resta una base fondamentale. Vedere nuove arene e realtà sempre più organizzate è quindi un segnale molto positivo per tutto il nostro basket”. Marco Tiso, Managing Director Sisal Italy: “La Supercoppa rappresenta per SisalClub l'inizio di un percorso che abbiamo scelto di costruire insieme a Lega Basket Serie A, ai Club e soprattutto ai tifosi. Il basket italiano esprime in modo straordinario ciò in cui crediamo, è un grande movimento nazionale che mantiene un legame fortissimo con le proprie comunità e con i territori, capace di trasformare la passione sportiva in un'esperienza autenticamente condivisa. È proprio questa dimensione che vogliamo valorizzare, mettendo a disposizione contenuti, esperienze e nuove occasioni di partecipazione per contribuire alla crescita del basket italiano. Vogliamo portare la nostra capacità di innovazione e creatività, dando vita a iniziative in grado di generare coinvolgimento, aggregare le persone e amplificare la forza dello sport. Questa partnership significa per noi diventare parte di questa community e la Supercoppa sarà il primo momento in cui condividere con i tifosi questa passione che vogliamo contribuire a far crescere”. Alessandro Giacomini, Managing Director Infront Italy: “La Supercoppa è il primo grande appuntamento della nuova stagione sportiva e siamo particolarmente soddisfatti di poter accogliere SisalClub quale nuovo Title Sponsor di questa competizione. Un ingresso importante nel roster dei partner di LBA, che ha scelto di investire a 360 gradi nel progetto, con attivazioni pensate per coinvolgere il pubblico e rendere ancora più spettacolare l’esperienza dell’evento. Accanto a questa nuova partnership, siamo orgogliosi di poter contare anche sulla presenza delle aziende che proseguono il proprio percorso al fianco di LBA e che confermano la solidità e l’attrattività della piattaforma. Il nostro obiettivo quale Official Advisor della Lega è creare per gli sponsor occasioni concrete di visibilità, engagement e relazione. In quest’ottica, oltre a garantire in loco un team trasversale a supporto di LBA e degli sponsor, ospiteremo la domenica della finale un workshop dedicato ai partner, pensato come momento di incontro e di networking tra aziende, ma anche come occasione per condividere gli sviluppi della comunicazione online e offline e per mostrare come questi strumenti possano contribuire a valorizzare ulteriormente le partnership, creando valore per tutti gli attori del sistema e in particolare per tutti gli appassionati di basket, che avranno l’occasione di vivere un grande evento fuori e dentro il campo”.  Federico Chiodi, Sindaco di Tortona: “Ospitare a Tortona la Supercoppa LBA è motivo di grande orgoglio e rappresenta un'ulteriore conferma della vocazione sportiva della nostra città e della capacità della Nova Arena di accogliere manifestazioni di assoluto livello nazionale. Abbiamo voluto che questo appuntamento coinvolgesse non soltanto gli appassionati che assisteranno alle partite, ma l'intera comunità, attraverso un programma di iniziative collaterali pensate per portare il basket e lo sport anche nel cuore della città. Ringrazio LBA, Derthona Basket, Cittadella dello Sport e tutti coloro che hanno contribuito all'organizzazione: sarà una grande occasione per vivere insieme lo sport e, allo stesso tempo, per far conoscere Tortona e il nostro territorio a tutti coloro che arriveranno per questo importante evento". Davide Balena, Responsabile Grandi Eventi Presidenza Regione Piemonte: “La Regione Piemonte investe nei grandi eventi sportivi perché rappresentano non soltanto una straordinaria vetrina, ma anche un investimento capace di generare un ritorno concreto per tutto il territorio. La Final Eight di Torino è un esempio di come sia fondamentale non limitarsi a ospitare un evento, ma costruire nel tempo un rapporto che gli consenta di crescere anno dopo anno: siamo arrivati alla quarta edizione e stiamo già lavorando alla quinta insieme alla Lega Basket. Eventi come questo ci permettono di promuovere, accanto allo sport, anche le eccellenze turistiche ed enogastronomiche del Piemonte, generando un indotto superiore all’investimento sostenuto dalla Regione. La nostra volontà è inoltre quella di coinvolgere sempre di più l’intero territorio, senza concentrare i grandi appuntamenti esclusivamente su Torino: Tortona ne è un esempio concreto. Il Piemonte ha enormi possibilità e potenzialità e dobbiamo essere capaci di valorizzarle al massimo”. Marco Picchi, Presidente Bertram Derthona Tortona: “Per la città è un grande orgoglio ospitare una manifestazione come la Supercoppa. Lo dico da tortonese, da ex giocatore del Derthona e ora da presidente del Club. Se ripenso da dove siamo partiti per arrivare fino a qui, ad ospitare nella nostra città il torneo che assegna il primo trofeo ufficiale della stagione per le squadre di Serie A, sembra uno di quei sogni a cui pensi da bambino. Il Derthona Basket ha fatto passi da gigante in questi ultimi anni, il tutto grazie alla visione e alla passione della famiglia Gavio, che ha fatto molto per il Club e il territorio sul campo ma soprattutto fuori dal campo. Chiunque oggi passi dall'autostrada e volga lo sguardo verso la Cittadella dello Sport, verso la Nova Arena che ospiterà questa competizione, capisce di cosa si tratti. L’esserci oltretutto guadagnato, con i risultati della scorsa stagione, il diritto di essere tra le quattro squadre che si giocheranno il trofeo, rende tutto ancora più magico”.  Christos Stavropoulos, General Manager Armani Olimpia Milano: “Siamo molto felici di essere a Tortona e di giocare la Supercoppa in una struttura così importante. È ancora un momento delicato della preparazione perché, come molte altre squadre, soltanto da pochi giorni abbiamo potuto lavorare con il gruppo al completo dopo gli impegni dei giocatori con le Nazionali. Cercheremo comunque di presentarci nelle migliori condizioni possibili, perché la Supercoppa è un titolo e per noi ogni titolo è importante. Quest’estate abbiamo cambiato molto, cercando di costruire una squadra più equilibrata e un gruppo capace di unire nuovi giocatori ed elementi di esperienza. Vogliamo iniziare un percorso importante, sia in Italia sia in Eurolega, e proveremo naturalmente a partire nel migliore dei modi cercando di vincere questa competizione”. Oltre all’abbonamento, che consente di assistere a tutte le partite della Supercoppa LBA SisalClub 2026, durante la conferenza stampa è stata annunciata la possibilità di acquistare anche i biglietti per le singole giornate di gara. I tagliandi saranno inoltre disponibili per l’acquisto al Club House della Nova Arena in occasione dell’amichevole tra Bertram Derthona Tortona e UNA Hotels Reggio Emilia, programmata per sabato 12 settembre alle ore 18.30. Tutti i possessori della Carta Giovani Nazionale potranno accedere a una tariffa speciale per i biglietti nei settori Tribuna fronte-panchina e retro-panchina. Un’opportunità dedicata ai possessori della Carta per vivere da vicino la Supercoppa LBA SisalClub 2026 a condizioni agevolate. 
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Atto medico, la sfida nell’era digitale: Magi (Omceo Roma) “Il giudizio clinico resta umano”

(Adnkronos) – Definire i confini e l'identità della professione medica di fronte alla rivoluzione digitale, alle crisi globali e a sistemi sanitari sempre più complessi. È questo l'obiettivo del volume 'Etica e atto medico. Riflessioni e proposte' (tab edizioni), a cura di Francesca Gambetti, e del parallelo 'Documento Atto medico' promosso dalla Commissione interna dell'Omceo (Ordine dei medici-chirurghi e degli odontoiatri) della provincia di Roma, presentati oggi pomeriggio nella sala della Regina della Camera dei deputati.  I due testi – spiega una nota – offrono una risposta concreta all'"instabilità paradigmatica" della medicina contemporanea, segnata dall'ingresso pervasivo dell'intelligenza artificiale e dal vuoto normativo che rischiano di svilire e alimentare l'esercizio abusivo della professione. Il fulcro dell'intera riflessione risiede in una distinzione netta e radicale tra "prestazione sanitaria" e "deliberazione clinica". Se l'esecuzione concreta di procedure può essere condivisa o delegata all'interno di un'équipe multidisciplinare, il giudizio clinico – che integra evidenze scientifiche, valori etici e la narrazione del malato – rimane una prerogativa esclusiva, autonoma e non delegabile del medico, che ne risponde in via esclusiva sul piano morale e giuridico. Il volume 'Etica e atto medico. Riflessioni e proposte', con la presentazione del presidente Omceo Roma, Antonio Magi – descrive la nota – vuole offrire una risposta organica e attualissima alla pressante necessità di ridefinire lo statuto della professione medica in un'epoca caratterizzata da mutamenti demografici, organizzativi e, soprattutto, tecnologici. "Il medico oggi non è più una figura isolata o il detentore unico di un sapere specializzato, ma il perno di un sistema multiprofessionale – spiega la curatrice Gambetti nell'introduzione del volume – Tuttavia, algoritmi, protocolli e linee guida rischiano di trasformare la cura in una sequenza spersonalizzata di prestazioni tecniche. Proprio la 'minaccia' dell'algoritmo ci impone di riscoprire l'umanizzazione della relazione di cura e la centralità dell'ascolto. Pensare l'atto medico oggi non significa solo descrivere una professione, ma decidere quale tipo di umanità vogliamo essere". Il testo affronta in modo polifonico le sfide della "quarta rivoluzione industriale". Il nucleo tematico indaga l'impatto pervasivo dell'intelligenza artificiale, dei social media e della telemedicina sulle dinamiche cliniche. Di fronte al rischio di una proceduralizzazione spersonalizzante imposta dai protocolli e dagli algoritmi, gli autori rivendicano con forza la natura "eminentemente umana", relazionale e valutativa della cura, richiamando anche le parole di Papa Leone XIV nella recente Enciclica Magnifica humanitas (2026) sulla custodia della persona nel tempo del digitale. Articolato in tre sezioni (dedicate agli altrettanti modi in si può intendere l'atto medico, come deliberazione, come prestazione professionale e come ricerca e organizzazione), il volume ospita i saggi di autorevoli accademici ed esperti: Maria Cristina Amoretti, Antonio Da Re, Mario De Caro, Gaetana Natale, Giovanni Scarafile, Corrado Bibbolino, Velia Bruno, Gianfranco Damiani, Barbara Rossi, Marinella D'Innocenzo, Aldo Di Blasi, Adolfo Pagnanelli, Silvia Iorio, Valentina Gazzaniga, Andrea Isidori, Maria Grazia Tarsitano, Giuseppe Quintavalle, Dalila Ranalletta, Fabio Palazzo e Bruno Zuccarelli. Il documento programmatico elaborato dalla Commissione Omceo 'Etica e atto medico' – prosegue la nota – articola invece l'agire del medico in tre dimensioni fondamentali. La deliberazione clinica: il processo intellettuale umano, situato e responsabile, che guida la diagnosi, la prescrizione e le scelte sul fine vita; la prestazione sanitaria: l'atto pratico (clinico, chirurgico o diagnostico) subordinato all'acquisizione del consenso informato, anch'esso atto medico non delegabile; le attività di ricerca, formazione e organizzazione: intese a pieno titolo come parti costitutive dell'atto medico per garantire la qualità e la sostenibilità economico-finanziaria del sistema sanitario. Il lavoro della Commissione evidenzia inoltre come i luoghi tradizionali della cura si siano ormai dilatati dallo spazio fisico (ospedale, ambulatorio, domicilio) allo spazio virtuale dei social media e a quello digitale della telemedicina. In questa nuova configurazione, la tecnologia viene accolta come un supporto insostituibile, ma viene ribadito con forza che la decisione clinica finale deve rimanere rigorosamente umana.  Con una solida base multidisciplinare che ha visto dialogare clinici, economisti, giuristi e filosofi, l'Omceo di Roma propone questa formulazione non come un punto di arrivo, ma come una guida operativa aperta ai futuri progressi scientifici. "Difendere l'autonomia e l'identità dell’atto medico – conclude la presentazione del presidente Magi – significa in ultima analisi preservare la relazione di fiducia con il cittadino e tutelare la democrazia stessa". 
—cronacawebinfo@adnkronos.com (Web Info)