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Alessandro Di Battista, l’ultimo aggiornamento dopo l’intervento a Cuba: “Affronta nel migliore dei modi questa fase”

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Alessandro Di Battista "non vede l’ora di riprendere le sue battaglie e sta affrontando nel migliore dei modi la fase successiva all’intervento". Così si legge in un post pubblicato nella notte dalla sua associazione 'Schierarsi'. "E' stato operato a L’Avana dai medici cubani – continua il post – Desideriamo ringraziarli con tutto il cuore per lo straordinario lavoro svolto, per la professionalità e per la dedizione con cui hanno affrontato una situazione estremamente delicata, confermando ancora una volta l’eccellenza della sanità cubana". Queste le ultime news sull'ex parlamentare del M5s dopo l'operazione eseguita nei giorni scorsi in seguito al malore accusato dal 48enne a Cuba il 28 agosto.    "Un ringraziamento particolare va al reparto di Neurochirurgia dell’Hospital Clínico Quirúrgico Hermanos Ameijeiras, che si è preso cura di Alessandro in questi giorni così difficili. Un ringraziamento sincero va alle autorità italiane, all’Unità di Crisi della Farnesina e, in particolare, all’ambasciatrice Simona De Martino, che ha seguito e gestito con grande attenzione e sensibilità ogni fase di questo momento così delicato per Alessandro e per la sua famiglia". "Desideriamo inoltre ringraziare le autorità cubane per l’attenzione e il supporto garantiti nel corso dell’intera vicenda. Infine, ribadiamo la necessità di mantenere la massima prudenza nella diffusione delle informazioni", conclude. Il rientro di Di Battista in Italia era previsto per venerdì scorso, come comunicato dallo stesso 48enne con un post in cui aveva detto di sentirsi meglio. Ma le sue condizioni sono peggiorate, il volo è stato annullato e l'ex deputato M5S sottoposto a un intervento chirurgico.  
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Champions League, tutte le partite di oggi e dove vederle

(Adnkronos) – Seconda giornata di partite per la Champions League 2026-27 oggi, mercoledì 9 settembre. Dopo il successo del Real Madrid contro l'Inter, tocca al Napoli di Massimiliano Allegri: in serata, gli azzurri saranno impegnati al Maradona contro l'Arsenal. Debuttano stasera anche i campioni in carica del Psg, il Barcellona e il Liverpool, che affronterà l'Atletico Madrid in una delle sfide più attese del primo turno. Ecco le partite di Champions di oggi e dove vederle in tv e streaming.
 Ecco le partite di oggi, mercoledì 9 settembre, in Champions League:  18:45 — Barcellona-Feyenoord 18:45 — Stoccarda-Viking 21 — Liverpool-Atletico Madrid 21 — Paris Saint-Germain-Slovan Bratislava 21 — Sporting CP-Galatasaray 21 — Napoli-Arsenal Tutte le partite di Champions League in programma oggi, tranne Napoli-Arsenal, saranno trasmesse in diretta televisiva e in esclusiva sui canali SkySport. Le partite si potranno seguire anche in streaming su SkyGo e su NOW. Napoli-Arsenal sarà invece trasmessa in diretta televisiva e in esclusiva sui canali Prime Video, visibili tramite smart tv. La partita si potrà seguire anche in streaming sulla piattaforma web e sull'app di Prime Video. 
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Usa: “Distrutte 5 petroliere iraniane”. Teheran lancia bombe a grappolo in Giordania

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Il comando statunitense Centcom ha comunicato di avere distrutto cinque petroliere iraniane l'8 settembre "dopo che il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) aveva preso di mira una nave da guerra della Marina statunitense con missili balistici in due occasioni negli ultimi due giorni". Nella nota si legge inoltre: "La nave da guerra statunitense ha evitato con successo i tentativi di attacco iraniani e ha proseguito il pattugliamento delle acque della regione. Nessun membro del personale americano è rimasto ferito".  "In risposta ai piu' recenti attacchi falliti dell'Iran, il Centcom – si legge nella nota – ha distrutto le petroliere dell'IRGC M/T Kaviz, M/T Charminar, M/T Horizon 1 e M/T Riesco nel Golfo di Oman, nonché la M/T Derya nei pressi dell'isola di Kharg. Le forze americane hanno ordinato agli equipaggi di abbandonare le navi prima che queste venissero colpite e rese inservibili. L'Iran ha utilizzato queste petroliere nell'ambito di una rete occulta multimiliardaria che finanzia l'IRGC e i suoi gruppi affiliati nella regione. L'Iran non dispone di mezzi per difendere tali imbarcazioni. Il 5 settembre, le forze del Centcom avevano già distrutto tre petroliere iraniane dopo che l'IRGC aveva tentato di attaccare una portaerei e un cacciatorpediniere lanciamissili statunitensi. Tutti i tentativi dell'IRGC contro le navi da guerra della Marina statunitense sono falliti". Il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che gli Stati Uniti continueranno a prendere di mira le petroliere iraniane in risposta ai continui attacchi contro le navi da guerra americane. "L’Iran continua a cercare di colpire le navi da guerra statunitensi" ha dichiarato Rubio ai giornalisti in Colombia. "E ogni volta che lo faranno o tenteranno di farlo, perderanno delle petroliere". "E penso che lo vedrete di nuovo oggi", ha poi aggiunto, riferendosi proprio agli attacchi statunitensi contro le 5 cinque petroliere iraniane. L’Iran dal canto suo, oltre a dichiarare di aver attaccato due navi statunitensi, otto petroliere e 10 "imbarcazioni non conformi" che tentavano di attraversare lo Stretto di Hormuz, hanno lanciato missili balistici contro obiettivi statunitensi in Giordania", ha riferito Fox News durante il programma 'Special Report', citando un funzionario statunitense. "Possiamo confermare che l’Iran ha lanciato missili balistici, incluse munizioni a grappolo, contro obiettivi Usa in Giordania. La situazione è dinamica", ha dichiarato il funzionario. Le Forze armate giordane, ha riferito sempre Fox News, hanno dichiarato martedì che i sistemi di difesa aerea del Paese hanno intercettato 20 missili balistici lanciati verso il territorio giordano. Secondo quanto riferito dai media statali giordani, "18 missili sono stati intercettati e distrutti, mentre altri due sono caduti in aree prive di persone".  Intanto i prezzi del petrolio sono saliti nelle prime contrattazioni in Asia, avvicinandosi alla soglia dei 100 dollari al barile. A spingere i mercati è il timore che l’escalation del conflitto in Medio Oriente possa provocare ulteriori interruzioni delle forniture provenienti dalla regione, una delle principali aree produttrici di greggio al mondo. Il Brent, il contratto di riferimento internazionale, è salito fino a 99,38 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate (Wti), principale riferimento per il mercato statunitense, si è attestato a 94,51 dollari. 
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Allerta dell’Oms: “Il fumo? Può ridurre chance di concepire un bimbo”

(Adnkronos) – Il fumo potrebbe compromettere le possibilità di avere un bambino, riducendo le probabilità di concepire. E' l'alert lanciato da un nuovo report dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che mette insieme tutte le evidenze scientifiche secondo cui il consumo di tabacco potrebbe essere associato ad infertilità nelle donne, a effetti dannosi sullo sperma e sulla funzione sessuale negli uomini e a una potenziale riduzione delle chance di successo di alcuni trattamenti per la fertilità. Gli autori del documento mettono in guardia anche sui rischi per la salute riproduttiva legati al fumo passivo. A livello globale, una persona su 6 in età fertile sperimenterà l'infertilità – incapacità di ottenere una gravidanza dopo 12 mesi o più di rapporti sessuali regolari non protetti – nel corso della propria vita. La pubblicazione cita decenni di prove scientifiche che dimostrano come il fumo possa avere un impatto sulla riproduzione nelle donne. Una revisione sistematica di studi condotti tra il 2000 e il 2026 ha evidenziato che le fumatrici hanno un rischio di infertilità superiore del 40% rispetto alle donne che non consumano sigarette. Ma i dati suggeriscono anche che "smettere di fumare può fare una differenza significativa". E infatti le donne che hanno fumato tabacco in passato ma che attualmente non fumano potrebbero avere un rischio di infertilità inferiore del 25% rispetto alle donne che continuano a fumare. Ma non è solo un problema femminile. Una recente revisione di 44 studi che hanno coinvolto oltre 60mila uomini ha rilevato che il fumo è associato a disfunzioni riproduttive, tra cui anomalie dello sperma e disfunzioni sessuali. Le evidenze indicano che gli uomini fumatori hanno maggiori probabilità di soffrire di disfunzione erettile, difficoltà di eiaculazione e problematiche correlate come assenza di spermatozoi nel liquido seminale, scarsa motilità spermatica e forma anomala degli spermatozoi.  Per le persone che si sottopongono a trattamenti per la fertilità, nel documento si citano ricerche, basate su 21 studi, che dimostrano un legame tra il fumo di sigaretta e un minor numero di nascite e gravidanze a seguito di tecniche di procreazione assistita (Pma), come la fecondazione in vitro. I risultati suggeriscono che le probabilità di successo potrebbero essere dimezzate dal fumo di sigaretta. Anche il fumo di narghilè, noto anche come shisha, potrebbe influire sulla fertilità maschile. Altri lavori indicano infine che le donne esposte al fumo passivo potrebbero avere un rischio maggiore di infertilità e una minore probabilità di concepire ogni mese in cui tentano di ottenere una gravidanza. Le evidenze scientifiche sui prodotti più recenti, tra cui e-cig e tabacco senza fumo, sono ancora in fase di studio. Le evidenze più solide, spiega l'Oms, riguardano il fumo di sigaretta, ma l'agenzia Onu per la salute avverte che anche altri prodotti a base di tabacco e nicotina potrebbero comportare rischi per la fertilità e richiedono ulteriori ricerche. L'Oms, si legge in una nota, "raccomanda che gli operatori sanitari informino le coppie che pianificano una gravidanza sui rischi riproduttivi derivanti dall'uso di tabacco e offrano un supporto basato su evidenze scientifiche per aiutarle a smettere. Si raccomanda inoltre che vengano forniti sistematicamente brevi consigli su come smettere a tutti i fumatori in tutti i contesti sanitari".  
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Femminicidio A1, oggi l’ultimo saluto a Lorena Isceri: i funerali a Squinzano

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Si terranno oggi, mercoledì 9 settembre, I funerali di Lorena Isceri, la donna di 45 anni uccisa nei giorni scorsi dal suo ex compagno sulla A1 a Barberino del Mugello, vicino a Firenze. Le esequie si svolgeranno nel pomeriggio a Squinzano, in provincia di Lecce, sua città natale, nella chiesa Maria Regina. L'arrivo della salma è previsto per la seconda parte della mattinata. Il sindaco Mario Pede ha annunciato che verrà proclamato il lutto cittadino. La fiaccolata per le vie della città in segno di solidarietà nei confronti della famiglia Isceri si terrà invece venerdì sera, "per stringersi attorno alla sua famiglia e ai suoi amici in un momento di profondo dolore": a promuoverla la Città di Squinzano in collaborazione con il 'Comitato per Lorena'. Il ritrovo dei partecipanti è previsto alle 20 in via De Petro. Di lì, alle 20:30 partirà il corteo che attraverserà via Kennedy, via Campi, via Brindisi, via Papa Giovanni Paolo II, piazza Vittoria nei pressi della Panchina Rossa della villa comunale. "Sarà un momento di silenzio, memoria e vicinanza, per ricordare Lorena e ribadire, insieme, il valore del rispetto e della non violenza", si legge sulla pagina istituzionale del Comune su Facebook. La Città di Squinzano invita "tutta la comunità a partecipare".  Lorena Isceri era ancora viva quando è stata scaraventata dal viadotto dell'Autostrada da Federico Vella secondo quanto risultato dall'autopsia, eseguita martedì sul corpo della 45enne. L'ex dopo averla rapita , l'ha rinchiusa nel bagagliaio dell'auto con cui ha raggiunto il viadotto dove si è consumato il femminicidio compiuto il 4 settembre. "Lo immaginavamo", dice all'Adnkronos l'avvocato Cosimo Miccoli, legale della famiglia della donna, commentando i primi esiti dell'autopsia disposta dal pubblico ministero Antonio Natale, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Firenze per sequestro di persona al fine di commettere un omicidio e femminicidio aggravato dalla premeditazione.  Nel frattempo, gli investigatori stanno ricostruendo le ore che hanno preceduto il delitto. Particolare attenzione è rivolta alla presenza di Vella nei pressi dell'abitazione della vittima nei giorni precedenti a Firenze. Secondo quanto emerso finora, l’uomo sarebbe stato notato da alcuni vicini mentre si aggirava nella zona, nonostante abitasse in un’altra parte della città. Un elemento che, insieme agli altri acquisiti dagli inquirenti, viene valutato nell’ambito dell’ipotesi di una possibile premeditazione. Lorena sarebbe stata sorpresa nel parcheggio dello stabile, immobilizzata e successivamente trasportata nel bagagliaio dell’auto di Vella. L’uomo avrebbe quindi raggiunto l’autostrada e si sarebbe diretto verso Barberino di Mugello. Saranno soprattutto gli accertamenti medico-legali e le altre verifiche investigative a chiarire la successione precisa degli eventi e il momento in cui la donna è deceduta. Gli investigatori stanno passando al setaccio anche le comunicazioni intercorse tra Vella e Lorena dopo la fine della relazione, comprese quelle inviate dall’uomo ai familiari della 45enne. L’obiettivo è ricostruire il rapporto tra i due nelle settimane precedenti al delitto e verificare se nei messaggi emergano elementi utili a comprendere il comportamento dell’ex compagno e l’eventuale progressione delle condotte persecutorie. Secondo quanto riferito dalla famiglia, Lorena aveva deciso di interrompere i contatti dopo una serie di atteggiamenti sempre più insistenti e preoccupanti.  
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Caldo estremo, l’afa arretra ma non per tutti: giovedì bollino arancione per due città

(Adnkronos) – Il caldo allenta gradualmente la sua morsa sull'Italia, ma giovedì 10 settembre tornerà di nuovo il bollino arancione (che indica il livello 2 di allerta per le ondate di calore) per due città: Bari e Campobasso.   Quest'ultima, già oggi – mercoledì 9 settembre – avrà un giorno di maggiore tregua (bollino giallo, pre-allerta) per poi tornare giovedì al livello 2 (possibile rischio per la salute dei gruppi di popolazione più suscettibili). Per Bari invece è previsto il bollino giallo sia oggi che domani. Il resto dell'Italia resta in fascia di sicurezza: giovedì la Penisola sarà completamente in verde (il colore dell'allerta zero), eccetto Bari e Campobasso. I bollini gialli, infatti, caleranno a 5 domani per poi sparire definitivamente giovedì.  Secondo le previsioni meteo di oggi, 9 settembre, è in arrivo un brusco calo della pressione complice il passaggio di una perturbazione atlantica. La giornata sarà caratterizzata da tempo piuttosto instabile al Nordovest con precipitazioni, spesso temporalesche che si muoveranno verso il Nordest e localmente sulla Toscana, come specifica IlMeteo.it. Domani, invece, di nuovo sole prevalente e cielo poco nuvoloso al Sud con temperature vicine ai 35°C in Puglia.  
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Ex Ilva, licenziamenti sospesi fino a sentenza: governo apre a partecipazione pubblica

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Tregua sui 2.500 licenziamenti dell’indotto dell’ex Ilva di Taranto: Aigi e Aepi, che raccolgono le imprese che gravitano attorno al polo siderurgico, hanno acconsentito alla richiesta del governo di sospenderli. Ma è una tregua breve, durerà finché non si capirà il destino dell’area a caldo, cioè fino alla sentenza della Corte d'Appello di Milano che deciderà sull’istanza di sospensiva presentata da Acciaierie d’Italia e Ilva in As per il decreto di fermata. Intanto, il governo apre alla possibilità di una partecipazione pubblica a patto, però, che ci sia un piano industriale solido.  È quanto è emerso dall’incontro di ieri a Palazzo Chigi che, presieduto dal sottosegretario Alfredo Mantovano, ha impegnato l’esecutivo in tre round per un totale di quasi sei ore: prima gli enti locali, poi le associazioni datoriali, infine i sindacati. Insieme a Mantovano, una fitta pattuglia di ministri: delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, degli Affari europei, le Politiche di coesione e il Pnrr Tommaso Foti, la ministra del Lavoro Marina Calderone, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega alle Politiche per il Sud Luigi Sbarra e il consigliere per i rapporti con le parti sociali Stefano Caldoro.  
Il passaggio è delicatissimo, la situazione spinosa. Oggi è prevista l’udienza di fronte al tribunale meneghino (la decisione finale non dovrebbe tardare di molto ad arrivare). "Nel caso la Corte confermasse il decreto di sospensione dell'area caldo – assicura Mantovano – l'intenzione del governo è provare a trasformare una situazione complicata e difficile in un'occasione per il rilancio dell'area”.  Il primo passo è lo stop temporaneo ai licenziamenti, con un richiamo alla responsabilità “a cui non ci siamo potuti sottrarre, di fronte anche alle garanzie sulla continuità produttiva e di un nuovo tipo di acciaio green e forni Dri'', ha detto Nicola Convertino, presidente di Aigi; cui fanno eco le parole del presidente di Aepi, Mino Dinoi: “Avere l'unità verso un appello del governo di sospendere i licenziamenti è anche un atto di apertura da parte nostra, perché il nostro obiettivo non era licenziare ma far arrivare il grido di allarme che c'è a Taranto”.  
L’incertezza tuttavia rimane, e i metalmeccanici sono inquieti. Il confronto tra esecutivo e tute blu sconta quelle che fonti sindacali hanno definito “forti tensioni”, dovute allo stallo sulle differenti posizioni in merito alla vicenda dell'acciaieria, che portano ad una pausa di circa un’ora. Alla fine non si trova la quadra, ma si mette il tavolo in standby: entro un paio di giorni – quindi dopo l’udienza della Corte d’Appello – ci sarà un aggiornamento. Più tempo, quindi, per fare degli “approfondimenti”, spiega il segretario Uilm, Davide Sperti. “Siamo stati a un passo dalla rottura, i due giorni presi dal governo sono necessari a trovare gli strumenti nel caso in cui la magistratura confermasse di chiudere l’area a caldo”, dice il leader Fiom, Michele De Palma. E gli strumenti, i sindacati lo dicono con chiarezza, devono tutelare i lavoratori: “Per ora i licenziamenti sono solo sospesi, per noi il blocco dei licenziamenti è fondamentale”, dichiara Ferdinando Uliano, segretario generale Fim. Il governo “non è rassegnato” anche se la situazione è difficile, e Mantovano indica tre direttrici su cui lavorare anche nell’eventualità in cui il tribunale meneghino dovesse confermare la sospensione: le prospettive della gara per individuare il nuovo acquirente e la valutazione del piano industriale che sarà presentato; l'individuazione di misure di carattere sociale, dalla Cigs a percorsi di esodo incentivati; lo sviluppo dei progetti di reindustrializzazione, e quindi di assorbimento degli eventuali esuberi, non solo per i dipendenti Ex Ilva ma anche delle aziende dell'indotto.  
Sul fronte del bando internazionale non ci sono novità: la proposta di Jindal è sul tavolo, mentre gli italiani della cordata di Federacciai sono ancora nella fase di due diligence. Occorreranno, nei calcoli del governo, un paio di mesi perché scada il termine per la presentazione, seguirà poi la trattativa, per tutta la durata della quale resterà in piedi l'amministrazione straordinaria dell'ex Ilva.  
Nel mentre si apre lo spiraglio della partecipazione pubblica dello Stato. L’esecutivo infatti non la esclude, a patto però che ci sia un piano industriale solido e credibile, avrebbe affermato il sottosegretario. In ogni caso, l’unico futuro dell'acciaio in Italia è un futuro green. Quindi forni elettrici alimentati a Dri: le risorse ci sono, il governo le userà, avrebbe affermato Mantovano (il miliardo stanziato dal governo Draghi per il Dri, successivamente ridotto a circa 700 milioni, era stato dirottato dal decreto infrastrutture, diventato legge lo scorso 7 agosto, nei capitoli del Mimit con obiettivi, più generali, di decarbonizzazione siderurgica, rendendo possibile per questi fondi ‘rientrare dalla finestra’). 
Per un rilancio vero, però, il raggio d’azione però deve essere più ampio della sola Ilva. Per questo da Palazzo Chigi arriva la proposta di un tavolo permanente sull'area di Taranto, sul modello di quanto fatto per la realizzazione delle opere del Giubileo 2025 o, ancora, per gli interventi nella cosiddetta Terra dei Fuochi in Campania. La convocazione potrebbe arrivare già dai prossimi giorni, e l'obiettivo, spiega il sottosegretario, dovrà essere quello di “favorire l'assunzione di una responsabilità condivisa, evitando la frammentazione degli interventi e affrontando il futuro dell'area attraverso un disegno d'insieme”.  
L’idea piace alle imprese e agli enti territoriali, che insistono sulla necessità di mettere a terra una legge speciale per Taranto: “Abbiamo condiviso l'idea di costituire un tavolo interistituzionale di monitoraggio con ministeri ed enti locali, associazioni datoriali e sindacali, per individuare le soluzioni che possono poi diventare un provvedimento”, dice il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro. Gelida, invece, la reazione delle tute blu: “Non siamo una falegnameria, vogliamo risposte”, è la chiosa di Sperti. (di Martina Regis)  
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Gb, Francia e Canada sanzionano i coloni israeliani in Cisgiordania: ecco cosa esportano in Ue

(Adnkronos) – Con la decisione annunciata di dodici Paesi, tra cui Francia, Regno Unito e Canada, di sanzionare il commercio con gli insediamenti illegali di Israele nei territori occupati, sembra materializzarsi il giro di vite che i legislatori europei discutono da oltre un decennio senza mai tradurlo in un divieto comune. L'obiettivo è penalizzare i responsabili delle violenze commesse dai coloni ai danni dei palestinesi e scoraggiare l'espansione degli insediamenti. Benché simbolicamente importante, l'impatto economico sarà limitato, visto che tali insediamenti producono solo una piccola quantità di esportazioni, prevalentemente agricole. Ma l'implementazione inizia dall'identificare i prodotti dei coloni illegali, sforzo complicato da misure pensate per dissimularne la provenienza. Come ha rilevato un recente rapporto della ong statunitense Global Echo, quasi un quinto delle spedizioni agricole israeliane dirette nella Ue (19,2%) contiene prodotti provenienti da insediamenti illegali in Cisgiordania e nelle Alture del Golan. L'ong ha ricavato quella cifra analizzando oltre trentamila documenti doganali relativi a più di 5.900 spedizioni agricole israeliane tra ottobre 2017 e febbraio 2026 verso Ue, Regno Unito, Norvegia e Svizzera. Un'analisi separata su oltre 2.000 dichiarazioni doganali che indicavano Israele come provenienza rivela che quasi il 17% di esse riguardava prodotti provenienti da insediamenti illegali, per un valore complessivo di 13,1 milioni di euro. Global Echo ritiene che la quota di prodotti degli insediamenti possa essere più alta a causa delle pratiche di riclassificazione. Tre i metodi ricorrenti descritti nel rapporto: utilizzare un indirizzo falso all'interno di Israele, mescolare prodotti provenienti dai territori occupati con alimenti coltivati in Israele durante il processo di imballaggio, o semplicemente elencare il vero sito di produzione in un territorio occupato, indicando Israele come Paese di origine. Secondo una stima israeliana mai aggiornata, fornita alla Banca Mondiale nel 2011, i prodotti degli insediamenti rappresenterebbero il 2,23% delle esportazioni verso l'Europa, cifra che Global Echo ritiene inaffidabile dato che da allora la popolazione di coloni in Cisgiordania è cresciuta di oltre il 50%. 
La Ue resta il primo partner commerciale di Israele, con circa il 28-30% delle esportazioni israeliane dirette verso gli Stati membri, per un interscambio complessivo di beni pari a 43,3 miliardi di euro nel 2025. Tra le merci più comuni figurano prodotti agricoli come datteri, agrumi, uva, peperoni, erbe fresche, fiori commestibili, avocado, pomodori, melanzane, cetrioli, patate, tè alle erbe e vino, oltre a cosmetici, dispositivi per la carbonatazione, plastica, prodotti tessili e giocattoli. Tra le aziende citate nelle inchieste figurano Mehadrin, Arava Export Growers, Hadiklaim, Achdut e Adanim Tea, insieme a marchi vinicoli come Psagot, Shiloh, Zion, Golan Heights e Tishri.  I prodotti provengono principalmente dagli insediamenti della Cisgiordania, dalla Valle del Giordano e dalle Alture del Golan siriane, occupate dal 1967. Un'altra analisi, condotta dalla belga Cidse e dalla israeliana WhoProfits e pubblicata su EuObserver, ha individuato circa 45 aziende dei coloni che esportano nella Ue tali prodotti agricoli, distribuiti in almeno sette Paesi membri. Il rapporto segnala inoltre che le autorità doganali di alcuni Stati membri accettano certificati fitosanitari e biologici rilasciati da enti israeliani privi di competenza territoriale sui prodotti originari dei territori occupati. Dal 2004 gli esportatori israeliani sono tenuti a fornire i codici postali di produzione, mentre nel 2015 la Commissione europea ha adottato una nota interpretativa che impone di indicare in etichetta la provenienza dagli insediamenti, distinguendola da quella israeliana. Inoltre, nel 2019, la Corte di giustizia dell'Ue ha stabilito che i prodotti alimentari originari degli insediamenti non possono essere etichettati genericamente come "Made in Israel", ma devono riportare l'indicazione del territorio occupato di origine accompagnata dalla dicitura "insediamento israeliano". L'accordo di associazione Ue-Israele del 2000, come confermato in un'altra sentenza del 2010, esclude i prodotti dei territori occupati dai benefici tariffari preferenziali riservati alle merci israeliane: regola in gran parte disapplicata nella grande distribuzione europea, secondo le ong.  
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Russia, Putin: “Nessun attacco all’Ue”. Lavrov ribalta la minaccia: “Guerra breve se Europa ci colpisce”

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La Russia non vuole attaccare l'Europa. Ma prende in considerazione l'ipotesi che dall'Ue arrivi la prima scintilla di un nuovo conflitto. Le parole del presidente Vladimir Putin e del ministro degli Esteri Sergei Lavrov si 'incastrano' nella giornata in cui il leader del Cremlino parla al telefono per un'ora con Donald Trump. Il colloquio serve a fare il punto dopo la missione di Steve Witkoff e Jared Kushner, emissari della Casa Bianca, a Mosca e Kiev. Nella conversazione con Trump, come riferisce il consigliere del Cremlino Yuri Ushakov, Putin ha dichiarato che la Russia non ha alcun piano aggressivo nei confronti dell’Europa. Per il Cremlino, si tratta solo di speculazioni che servono all’Unione Europea come pretesto per aumentare il sostegno a Kiev e incrementare le proprie spese militari. Lo stesso presidente americano, d'altra parte, nelle ultime settimane ha detto e ribadito che "Putin non ha intenzione di attaccare paesi della Nato".  Le smentite di alto livello si inseriscono in un quadro ad alta tensione, dopo le azioni di guerra ibrida – in particolare l'esplosione di un drone all'aeroporto di Lipsia – attribuite dai partner dell'Ucraina alla Russia. "Se questi discorsi significano che state preparando un attacco contro di noi, vi assicuro che la guerra sarà completamente diversa e molto breve", ha avvertito il ministro degli Esteri Lavrov, citando le parole pronunciate più volte in passato da Putin e invitando l'Europa a "ricordarle". "Non abbiamo intenzione di attaccare nessuno. È una sciocchezza, un'idiozia. È la totale assenza di qualsiasi capacità di pensare in termini di Stato", aggiunge il numero 1 della diplomazia russa, come riporta la Tass. 
Lavrov ha detto di ritenere improbabile che l'Europa "attacchi la Russia mentre sostiene che siamo noi a preparare un'aggressione contro l'Europa. È persino ridicolo. Da una parte dicono che la Russia sta perdendo e che quindi bisogna sostenere l'Ucraina in ogni modo, aumentare questo sostegno e l'Ucraina vincerà; dall'altra, questa stessa Russia che ai loro occhi sta "perdendo" starebbe preparando un attacco contro l'Europa. Dal punto di vista di un politico, non è serio dire simili assurdità", ha affermato. Lavrov ha quindi riservato una stoccata alla Gran Bretagna: "Londra ha sempre detto che sarà con l'Ucraina fino alla fine. Beh, mi spiace per la Gran Bretagna…". Le parole di Lavrov sono arrivate nelle stesse ore in cui il governo britannico ha stanziato 100 milioni di sterline (circa 116 milioni di euro) per potenziare le capacità di difesa aerea dell’Ucraina questo inverno, anche attraverso la fornitura di missili Patriot. Il Regno Unito fornirà nello specifico "intercettori per la difesa aerea, proiettili di artiglieria di grosso calibro e droni", nell’ambito del proprio contributo a un programma della Nato a sostegno di Kiev. Lo ha annunciato il ministero della Difesa in un comunicato. Prosegue inoltre l’impegno della Gran Bretagna a fornire oltre 120.000 droni all’Ucraina quest’anno: finora ne sono stati consegnati 25.000, una cifra destinata ad aumentare rapidamente in vista dell’inverno.  A puntellare le difese di Kiev provvede anche la Germania, che sta inviando all'Ucraina ulteriori missili intercettori "di cui c'è urgente bisogno" per i sistemi di difesa aerea Patriot prelevandoli dalle proprie scorte militari, come ha annunciato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius. "Ho deciso… di fornire all'Ucraina missili intercettori PAK-2 di cui c'è urgente bisogno, prelevandoli dalle scorte della Bundeswehr", ha affermato durante una riunione online del Gruppo di contatto per la difesa dell'Ucraina, rivolgendo anche un appello agli altri sostenitori del paese "a guardare alle proprie scorte ed effettuare consegne simili". 
Un segnale eloquente arriva anche dall'Unione Europea con l'accordo raggiunto dai 27 Stati membri per consentire all'Ucraina di acquistare "prodotti cruciali per i sistemi di difesa aerea Patriot" con i finanziamenti europei, come hanno reso noto il segretario generale della Nato Mark Rutte e la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. "Il prossimo esborso di 3,5 miliardi di dollari consentirà all'Ucraina di proteggere meglio i suoi cieli dagli attacchi indiscriminati della Russia", ha detto Rutte.   
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Centrosinistra, prove di unità dei leader sul palco di Avs. Tra dubbi di Conte su Renzi, nodo Kiev e primarie sullo sfondo

(Adnkronos) – "Sbrigamose", urlano dalla platea ai leader del campo progressista – Elly Schlein, Giuseppe Conte, Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli – riuniti sul palco della festa di Avs a Roma, primo appuntamento 'unitario' alla ripresa dalla pausa estiva. Una dead line per iniziare a mettere a punto il programma c'è: dopo il 20 settembre, concluso il percorso interno dei 5 Stelle. "Siamo pronti a trasformare il mese di ottobre in una fase di grande consultazione popolare per la definizione del programma", dice Bonelli. Sul perimetro della coalizione e sul metodo per indicare il candidato premier, si prende tempo. Intanto, sul primo punto c'è da mettere agli atti i dubbi di Conte sulla affidabilità di Matteo Renzi. "Sbaglieremmo a fare il perimetro da sigla a sigla, da nome a nome ma dobbiamo farci carico di garantire la coerenza di un programma", replica Schlein. E sul secondo, il candidato, tutti d'accordo a rinviare la decisione. Anche perché "oggi non dobbiamo dare per scontato che la legge elettorale passi", butta là la segretaria del Pd.  E pure sul programma, sebbene "le cose che abbiamo in comune sono 4850", dice Schlein citando Daniele Silvestri, sul palco di Avs non si nascondono le distinzioni sul sostegno militare all'Ucraina. Sono contrari a continuare a inviare le armi a Kiev M5s e Avs, diversa la posizione del Pd. "La differenza" rispetto alla guerra in Ucraina "è solo su un punto – osserva Schlein – cioè su come pensiamo di sostenere Kiev fino a quando non ci sarà quella svolta negoziale che tutti vogliamo. Abbiamo votato diversamente solo su come sostenere questo sforzo, ma abbiamo una responsabilità talmente grande davanti a noi che dovremmo discutere allo sfinimento e riuscire a trovare anche su questo una sintesi, perché sarebbe imperdonabile dividersi e regalare un'altra vittoria a Giorgia Meloni quando questo governo in questi cinque anni sulla politica estera è stato molto più diviso di noi". Insomma, i soliti nodi da sciogliere.  La novità della serata è forse che più di altre volte si delinea uno scheletro di programma comune, priorità condivise che vengono messe sul tavolo dai leader sollecitati a indicare quali sarebbero le misure del primo consiglio dei ministri in caso di vittoria alle politiche. "Sarà molto lungo", dice Schlein. E in effetti l'elenco è corposo: dal riconoscimento dello Stato palestinese, al contrasto all'emergenza climatica sottolineato da Bonelli, il salario minimo e il congedo paritario caldeggiato da Schlein, la patrimoniale spinta da Fratoianni e "l'abrogazione di tutte quelle norme per reprimere il dissenso politico, per comprimere la protesta civile", dice Conte che rimarca inoltre sicurezza e migranti come priorità. "Dobbiamo porci con chiarezza il problema dei flussi migratori e del bisogno di sicurezza di tutti i cittadini. Va spiegato loro che nel rispetto della dignità dobbiamo costruire percorsi di garanzia. Se pensiamo soltanto ad altro e cerchiamo di evitare questi temi, c'è il rischio di anche in Italia non riusciremo a vincere, abbiamo grandissime chances ma la battaglia è tutta da vincere'', avverte Conte. Schlein condivide ma sottolinea: "Quello che sta accadendo in Germania ci offre anche uno spunto, vuol dire che avevamo ragione a denunciare che quando i Popolari inseguono l'estrema destra, gli elettori votano l'estrema destra. Noi non batteremo le destre rincorrendole nel loro terreno, ma offrendo una proposta alternativa". Foto di gruppo e poi la serata si conclude con una cena veloce insieme. Senza Conte, che lascia la festa subito dopo il dibattito.   
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