L’aperturina di Claudio Lotito è musica per le orecchie del nemico: “Milinkovic-Savic non è in vendita, ma se arriva l’offerta giusta…”. La Juventus, che con la Lazio fatica sempre a sedersi al tavolo e che al serbo guarda ancora con aria golosa, avrà apprezzato: in mezzo servono chili e centimetri e Sergej è un vecchio sogno che adesso può avere fattezze reali. Anche perché sembra più sereno il rapporto tra i club. Non è più tempo dei dispetti di Lotito a Marotta e di dichiarazioni avvelenate, il disgelo prosegue con profitto. Anzi, si possono creare le condizioni per il maxi-trasferimento.
QUANTI NIET
Prima di Martin Caceres a gennaio, l’unica pesca della Juve in casa Lazio era stato Stephan Lichtsteiner nel lontanissimo 2011 per 10 milioni. Da allora, a causa di veti e tensioni politiche, per i manager bianconeri era diventato quasi impossibile superare i niet di Lotito, arrivati per puntiglio ma pure con logiche economiche. Lungo l’elenco di impuntature presidenziali su obiettivi bianconeri, da Senad Lulic ad Antonio Candreva, da Lucas Biglia al braccio di ferro su Keita nel 2017 . Sul senegalese ora all’Inter fu una ripicca: la Juventus aveva offerto 18 milioni, ma sul traguardo del mercato estivo ecco il trasferimento al Monaco. Un affarone, 30 milioni, solo in apparenza perché in quell’operazione, orchestrata da Jorge Mendes, la Lazio si impegnò ad acquistare per circa 28 milioni due giovanissimi portoghesi dello Sporting Braga, l’allora 19enne Bruno Jordao e il 17enne Pedro Neto. Lotito, però, aveva tenuto il punto con Marotta e questo ha spesso contato nella storia.