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Esplosione alla sede degli Irriducibili Lazio: distrutta la saracinesca di via Amulio

Esplosione nella notte alla sede degli Irriducibili Lazio all'Appio Tuscolano. È accaduto intorno alle 4:00 di stanotte di via Amulio. A farne le spese una delle saracinesche dei locali che si trovano al civico 47 della strada, danneggiata in seguito ad una esplosione.

Allertate le forze dell'ordine sul posto sono intervenuti gli agenti del Commissariato Appio di Polizia. I poliziotti hanno trovato la serranda della sede del gruppo leader della tifoseria della Curva Nord della Lazio annerita e divelta nella parta inferiore in seguito ad una esplosione.

Da accertare cosa abbia determinato la deflagrazione della sede degli Irriducibili, se una bomba carta, un petardo o altro materiale esplodente. Sul posto la scientifica e gli investigatori della Digos. Indagini da parte degli investigatori della Polizia di Stato che al momento non escludono nessuna ipotesi. Elementi per le indagini potrebbero arrivare dalle immagini di videosorveglianza della zona acquisite dagli agenti.  Romatoday

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Tor di Valle, il Gup accoglie le istanze di Campidoglio e Regione: saranno parte civili nel processo a Parnasi

Il Campidoglio e la Regione Lazio sono parte civile nel procedimento a carico dell’imprenditore Luca Parnasi e di altre quattordici persone per le quali la procura ha chiesto il processo nell’ambito delle indagini sugli illeciti legati al nuovo stadio della Roma che dovrebbe sorgere nell’area di Tor di Valle. Il via libera è del gup Costantino De Robbio che ha accolto le istanze presentate anche da Codacons e Cittadinanzattiva. Oltre che su Luca Parnasi, De Robbio, deve pronunciarsi anche sulla richiesta di rinvio a giudizio di cinque stretti collaboratori del titolare di Eurnova (Luca Caporilli, Giulio Mangosi, Nabor Zaffiri, Gianluca Talone e Simone Contasta) e degli imputati, Adriano Palozzi (ex vicepresidente del Consiglio della Regione Lazio di Forza Italia), Michele Civita (attuale consigliere regionale Pd), il soprintendente ai beni culturali di Roma, Francesco Prosperetti, poi c’è Davide Bordoni, consigliere comunale di Forza Italia, Vanessa Aznar Ababire, amministratrice formale della Pixie Social Media srl, di cui Palozzi era amministratore di fatto, Daniele Leoni, funzionario del Dipartimento Urbanistica del Comune di Roma, Giampaolo Gola, l’ex assessore allo sport del X Municipio, l’architetto Paolo Desideri, e Claudio Santini, ex capo di Gabinetto al Mibact. I reati ipotizzati dai pm Barbara Zuin e Luigia Spinelli vanno, a seconda dei casi, dall’associazione per delinquere alla corruzione e al finanziamento illecito.

corriere.it

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Raggi: “Senza irregolarità diremo sì a Tor di Valle”. No alla delibera Grancio-Fassina delle Commissioni Urbanistica-Lavori-Pubblici

Come riportato da romanews.eu, la sindaca Virginia Raggi in un'intervista al Fatto Quotidiano ha parlato dell'Impianto di Tor Di Valle. Questi i passaggi sul progetto Pallotta-Parnasi: La sindaca di Roma Virginia Raggi ha rilasciato un’intervista a Il Fatto Quotidiano soffermandosi anche sullo stadio della Roma.

Lo stadio della Roma sembra una vicenda infinita. Quando si arriverà a una decisione definitiva?
“Va ricordato che la proposta iniziale sull’impianto non ci piaceva, tanto che l’abbiamo avversata. Ma siamo riusciti a migliorare il progetto riducendo la quantità di cemento e mantenendo le opere pubbliche. D’altronde ho dovuto tenere conto dei pareri dell’Avvocatura del Comune”.

Cosa dicono i legali?
“Tutti i pareri si concludevano con una certezza: la revoca della proposta comporterà degli oneri per il Comune. Ovvero non era più possibile sfilarsi a costo zero. E quindi la maggioranza ha lavorato con i proponenti per ridurre l’impatto del progetto. Capisco i mal di pancia dei municipi, ma gli oneri dello stop poi ricadrebbero sul Comune e sui cittadini”.

Ma la decisione finale?
“Credo che l’atto finale, ossia la convenzione tra i proponenti e il Comune, verrà voltata in aula entro l’estate e poi ratificata dalla Regione Lazio. E penso proprio che il voto sarà favorevole, a meno che nel frattempo non emergano irregolarità. Finora dai nostri approfondimenti non ne sono emersi”.

Infine, stamattina si è tenuta la seduta congiunta delle delle commissioni capitoline Lavori Pubblici e Urbanistica , chiamata a pronunciarsi sulla proposta di delibera a firma Cristina Grancio e Stefano Fassina per annullare in autotutela la delibera Raggi sul pubblico interesse allo stadio di Tor di Valle. Come riportato dal giornalista de Il Tempo Fernando Magliaro, il parere è contrario, con cinque voti contrari e uno a favore; ricordiamo che il parere stesso non è vincolante per la scelta finale dell'Aula Giulio Cesare.

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L’Avvocatura capitolina sulla delibera per Tor di Valle: nessun appiglio per annullare il pubblico interesse

Vecchie e nuove storie che si incrociano sulla via di Tor di Valle e dello Stadio della Roma: oggi pomeriggio, in scena al IX Municipio, quello entro cui ricade proprio l’area del progetto Stadio, va la votazione sulla delibera Grancio/Fassina che chiede l’annullamento d’ufficio della delibera Raggi sul pubblico interesse. E, contemporaneamente, dopo l’incontro della scorsa settimana fra l’Avvocatura capitolina e i consiglieri pentastellati in Campidoglio e nei Municipi, dai cassetti spunta fuori il parere ufficiale che la stessa Avvocatura diede a Virginia Raggi a gennaio 2017.Un parere (protocollo RF/2017/4672) redatto da Rodolfo Murra, allora in forza alla squadra dei legali del Comune, e controfirmato dal capo dell’Avvocatura, Carlo Sportelli. Il parere – si legge dagli atti – venne richiesto il 13 gennaio 2017 dal sindaco Raggi che domandava all’Avvocatura se la delibera Marino potesse essere annullata d’ufficio; quale fosse il reale “peso” giuridico della dichiarazione di pubblico interesse e, infine, quale fosse la posizione del proponente. 
Già allora Murra, nel rispondere ai quesiti, fu piuttosto chiaro: dopo aver effettuato le analisi della giurisprudenza, scriveva che in caso di revoca “il proponente pur non potendo accampare diritti alla realizzazione dell’opera potrebbe essere legittimato a richiedere quanto meno il rimborso degli oneri vivi occorsi per la progettazione definitiva”. In soldoni: nel 2017 la revoca avrebbe comunque comportato un risarcimento danni. Non solo. Secondo passaggio fondamentale: in caso di annullamento si poteva prefigurare “la colpa” da parte del Comune, ovvero “l’emissione di atti inizialmente favorevoli poi ritirati che hanno creato affidamento nella loro legittimità” cosa che avrebbe comportato il “conseguente rischio dell’accoglimento” della richiesta di risarcimento. Anche qui, in sintesi: alto rischio di risarcimento danni per aver “ingenerato il convincimento nel destinatario l’incolpevole convincimento di poter legittimamente procedere”. 
E questo era l’anno di grazia 2017: Paolo Berdini era ancora assessore (sarebbe stato allontanato a San Valentino) e solo il 24 febbraio, quindi oltre un mese dopo il parere Murra, la Raggi, Baldissoni e Parnasi avrebbero concluso il nuovo accordo sfociato poi nel progetto rivisto, nella nuova delibera di pubblico interesse (giugno 2017) e nella nuova Conferenza di Servizi. 
Allora c’era da cassare solo una delibera, quella Marino/Caudo. Oggi, invece, bisognerebbe cancellarne due, Marino e Raggi, e, in più rispetto al 2017, ci sono altri elementi che rendono impraticabile qualunque marcia indietro: questa è la stessa maggioranza che ha votato il pubblico interesse nel 2017 e, secondo, si è anche avuto il via libera dalla Conferenza di Servizi decisoria. 
Tutti elementi, incluso il trascorrere del tempo e i lavori preparatori a variante e convenzione urbanistica, che finiscono per rafforzare “il convincimento di poter legittimamente procedere” da parte della Roma.Ecco, quindi, che la giornata odierna nel IX Municipio cessa di avere una vesta giuridica che per altro non ha mai avuto dato che si tratta di un parere non obbligatorio e, men che meno, vincolante. Ma assume contorni politici molto netti: il risultato è in bilico. L’aula municipale dovrà esprimere semplicemente un parere su una delibera, quella Grancio/Fassina, la cui inconsistenza giuridica (improcedibile l’annullamento in autotutela della delibera Raggi) non ne attenua però la portata politica. E, di certo, qualunque sia l’esito del voto, esso riattizzerà ancora una volta le polemiche che sono l’unica cosa davvero inutile nell’intera vicenda.  

Il Tempo 

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Indagine Tor di Valle, domani l’udienza preliminare per Parnasi: il costruttore proverà a patteggiare

È una settimana cruciale e densa di appuntamenti processuali per indagati e imputati nel primo e secondo filone dell'inchiesta sul nuovo stadio della Roma. Domani ci sarà l'udienza preliminare in cui verrà deciso il rinvio a giudizio di Luca Parnasi, l'ex presidente della società Eurnova, colui che ha ideato il progetto dell'impianto giallorosso – dopo aver acquistato i terreni dell'ex ippodromo Tor di Valle – e che, pur di portare a termine la realizzazione, ha corrotto politici e funzionari comunali. Secondo i pm Paolo Ielo, Barbara Zuin e Luigi Spinelli, il costruttore romano era a capo di un'associazione a delinquere composta da cinque suoi collaboratori che, per ottenere «provvedimenti amministrativi favorevoli alla realizzazione del Nuovo Stadio della Roma e di altri progetti imprenditoriali», «avvicinava» pubblici ufficiali dando o promettendo denaro e «altre svariate utilità». Avendo riconosciuto in diversi interrogatori la finalità di queste tangenti, Parnasi chiederà di patteggiare. Al momento non è stato trovato un punto d'incontro con la Procura di Roma per la quantificazione della pena. Se dovesse essere condannato a più di due anni, la sua carriera di imprenditore verrà fortemente ridimensionata: la misura del Daspo, voluta da M5S e introdotta con il nuovo ddl anti-corruzione, gli vieterà infatti di partecipare ad appalti con la pubblica amministrazione. 

iltempo.it

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Stadio Roma, fronte del “no” M5S: manca l’interesse pubblico

Sembra ormai diventata anche, soprattutto, una questione di soldi. Il terrore che monta tra i consiglieri stellati che siedono in Assemblea capitolina è che possano ritrovarsi, tra due anni, quando sarà terminata l'avventura a Palazzo Senatorio, con lo spettro di un conto milionario a rincorrerli da privati cittadini. L'ultima gruccia che tiene in piedi la sciagurata operazione stadio – invisa ai grillini fino al 2017 e poi, con giravolta dialettica e una mezza sforbiciata alle cubature monstre, accettata per compromesso – sarebbero, a detta di molti consiglieri, principalmente le penali che i proponenti minacciano di reclamare se si arriverà allo stop del progetto, data la ridda di arresti e indagati che si è vista sin qui. Molti grillini lo dicono, anche a microfoni aperti: «Il punto è quello, le penali». Non a caso, in queste giornate di riunioni e chattate convulse, si cercano esperti di diritto amministrativo che possano mettere per iscritto che annullare tutto è nelle piene facoltà dell'amministrazione comunale. E che non si rischia quindi, più in là, di dover toccare il conto in banca.
Chi può votare a cuor leggero, come i consiglieri dei municipi – hanno un ruolo solo consultivo – ha già ratificato senza remore il passo indietro: si torna al caro, vecchio No a . Quello degli inizi, della lotta alla «speculazione di » come diceva, prima della conversione sulla via del Mare, Marcello De Vito. Ieri la Commissione Urbanistica del IX Municipio, il distretto dell'Eur dove dovrebbe nascere lo stadio e il mega-complesso di negozi, uffici e alberghi, ha approvato una delibera per annullare «in autotutela il pubblico interesse» del progetto. Sì all'unanimità, M5Scompreso, su proposta della consigliera comunale Cristina Grancio, la pasionaria espulsa del Movimento per non avere tradito la linea delle origini, e del collega Stefano Fassina.
È un segnale che pesa, nel mondo grillino. Perché dopo le dichiarazioni di diversi big – dai parlamentari Carla Ruocco e Nicola Morra alla capogruppo in Regione, Roberta Lombardi – per la prima volta, con un voto, il M5S si riposiziona sul No. E viene per giunta dal territorio che dovrebbe sopportare il peso di un intervento che il Politecnico di Torino ha definito «catastrofico», senza correttivi che stravolgano tutta la mobilità cittadina.
«Terremo conto di questo parere, è ovvio che il clima è cambiato – ragiona il presidente della Commissione Sport del Campidoglio, Angelo Diario – È logico chiedersi, leggendo quanto emerge dall'inchiesta, perché abbiano provato a corrompere così tante persone, se il progetto era valido… Mi fido della sindaca, che ha avviato un'altra due diligence, aspettiamo. A questo punto dobbiamo anche valutare le penali, l'obiettivo è minimizzare i danni».

RAGGI IN QATAR – C'è chi, come Maria Teresa Zotta, altra grillina di peso, presidente della Commissione Scuola, sta leggendo le dichiarazioni di Gianluigi Pellegrino. Avvocato tra i massimi esperti di diritto amministrativo, due giorni fa ha detto a un'emittente locale che il «Comune non è obbligato a realizzare il progetto e sono da escludere risarcimenti milionari, nessun diritto acquisito». «Farò approfondire queste dichiarazioni», fa sapere Zotta. Cauto Marco Terranova, capo della Commissione Bilancio: «Il punto sono le penali, non possiamo agire finché non c'è la certezza matematica che non sia penalizzata l'amministrazione. E anche tanti consiglieri, siamo onesti, non potrebbero permetterselo…».
Raggi, per ora, prende tempo. Ieri è stata in Qatar, mentre i vertici della Roma erano a Doha. «Ma non c'è nessun nesso», hanno detto fonti dell'emirato. «Si è parlato solo di progetti futuri per Roma», la versione del Campidoglio. E un assessore confida: «La verità? Nessuno sa che piega prenderà la vicenda».Il Messaggero

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Stadio della Roma, Lombardi (5s): “Non credo De Vito agisse da solo. La giunta annulli la delibera in autotutela…”

oberta Lombardi sfida Virginia Raggi. Dopo l’arresto del presidente dell’assemblea capitolina Marcello De Vito per corruzione, secondo la capogruppo M5S in regione Lazio, «non si può far finta di niente».

Marcello De Vito è stato al suo fianco in molte battaglie politiche. Cos’ha pensato quando l’hanno arrestato?

«Dal punto di vista umano è stato molto doloroso. C’è sempre la presunzione di innocenza, ma leggendo le carte ho scoperto una persona diversa».

Tra le accuse c’è quella di aver cercato di favorire la sua campagna elettorale in Regione con l’aiuto di Parnasi. Com’è possibile non se ne sia accorta?

«Non voglio passare per la Scajola di turno, ma dall’informativa dei carabinieri si evince che l’unico aiuto sarebbe stato un articolo sul Romanista di cui neanche ero a conoscenza».

De Vito ha però insistito per farle incontrare Parnasi. E lei ha accettato.

«Lo incontrai alla Camera perché tutto fosse registrato e dissi "no grazie" alle reiterate offerte di aiuto».

Raggi ha preso le distanze ricordando che lei e De Vito eravate della corrente avversa.

«Ho detto a De Vito di dimettersi già a giugno, con un messaggio che ho reso pubblico, perché per me vale la regola di Gianroberto Casaleggio: quando hai un dubbio, nessun dubbio. Non mi risulta che Raggi abbia mai chiesto a Marra di dimettersi dopo gli articoli sui suoi rapporti con Scarpellini, né che abbia chiesto a Lanzalone di uscire dal cda di Acea dopo il suo arresto. Si è dimesso solo una settimana fa, dopo che ho ricordato ai miei colleghi nazionali che forse non era il caso stesse ancora lì».

Un’amministrazione che ha vissuto gli arresti di Marra, Lanzalone, De Vito, può continuare come se nulla fosse?

«Assolutamente no. Sullo stadio il consiglio comunale dovrebbe annullare in autotutela la delibera, perché, come ha detto la procura, è possibile ci sia stato un vizio nell’individuazione dell’interesse pubblico».

Non sarebbe un altro danno per Roma?

«In questo caso non ci sarebbero penali. E si può lavorare con l’AS Roma per individuare un nuovo sito. Sarebbe invece un danno per Parnasi, arrestato per corruzione, ma che alla firma della convenzione tra Eurnova e comune realizzerebbe una plusvalenza di 80 milioni di euro».

L’espulsione di De Vito basta a chiudere il caso? A superare la fine del mito dell’onestà?

«No. Feci una proposta su come gestire un’amministrazione complicata come Roma già nel 2016: era il minidirettorio. Guarda caso, i problemi cominciarono dopo lo scioglimento».

Crede davvero che un sindaco debba avere dei controllori?

«Dopo Mafia capitale era necessario un sistema di controllo. Non si può andare avanti facendo finta che ogni tanto ne arrestano uno e noi tiriamo dritto».

Crede che l’inchiesta possa allargarsi?

«Da quello che ho letto nelle carte sì. Non credo che De Vito abbia fatto tutto da solo».

Lei è tranquilla?

«Parlano i fatti: in Regione Lazio abbiamo fatto approvare un ampliamento del parco dell’Appia antica che include la speculazione edilizia del Divino Amore, firmata Parnasi, ora bloccata».

Il M5S ha perso tantissimi voti in questo primo anno di governo. Cosa pensa del risultato in Basilicata?

«Confrontare elezioni regionali e nazionali non ha senso. Ma di certo c’è una parte di elettori che ci ha votato a marzo e che in questo momento è alla finestra aspettando di vedere i risultati. I semi sono sati gettati, devono crescere le pianticelle».

Ha ragione Di Maio, per invertire la rotta basta cambiare le regole alleandosi con liste civiche e ponendo fine al limite dei due mandati nei comuni?

«Sono temi su cui dibattiamo da anni. Il punto è il metodo con cui si arriva a decidere, che non può essere "da oggi in poi si fa così perché lo dico io". Servono partecipazione e controllo diffuso.

E Luigi deve delegare».

Le sconfitte sono colpa sua?

«Preferisco credere siano responsabilità di tutti».

Il caso di Rami ha riaperto il dibattito sullo Ius soli. È favorevole?

«Non so cosa possa pensare Rami di un ministro che si mette a battibeccare con un bambino di 13 anni. Ho trovato di cattivo gusto che Salvini lo abbia invitato a farsi eleggere, mi ricorda quando Fassino lo disse a Grillo. Nella scorsa legislatura abbiamo proposto una legge per lo Ius soli temperato, non alla nascita, ma dopo la verifica che le famiglie e i bambini siano integrati nella cultura e nella società italiana».

Uguale a quella del Pd, che poi non avete appoggiato. Oggi potreste votarla?

«Non è nel contratto di governo, ma dovremmo valutare se dire sì».

Il matrimonio con la Lega è stato un errore?

«La chiamerei relazione occasionale. Una via obbligata dopo il rifiuto del Pd, ma credo sia ancora l’unico modo di recuperare gli elettori rimasti alla finestra. Certo se invece del rispetto del contratto si fanno interpretazioni creative, come sulla Tav, non si va lontano».

la Repubblica

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Stadio Roma, Avv.Pellegrino: “Ad oggi nessun diritto acquisito. Mega risarcimento in caso di stop? Una bugia”

"Lo Stadio? Per la Roma siamo ancora nell'ottica di aspettative, assolutamente legittime, ma nulla di più. Il Comune ha comunque il potere di tornare indietro. Sono da escludere quindi ad oggi risarcimenti, tanto più milionari. Cambierebbe la situazione solo con le convenzioni concesse e la costruzione in atto. E un Comune che dice che bisogna andare avanti perché se no si va incontro ad un mega risarcimento, dice una bugia". 

L'avvocato Gianluigi Pellegrino, tra i massimi esperti di diritto amministrativo in Italia e non solo, cerca di far luce sulla vicenda Stadio della Roma ai microfoni diReteSport. Ponendo l'accento sul tema del diritto acquisito che la società rivendica per la costruzione dell'impianto:

"Da quello che si apprende sui giornali, è una vicenda questa il cui iter di atti pubblici è appena iniziato, mentre i primi diritti in materia si cominciano ad acquisire quando l'iter pubblico è del tutto sviluppato e quando gli accordi tra le parti sono perfezionati. Qui neanche la Variante urbanistica ancora è perfezionata, e siamo in tema di tipico potere pubblico come tale persino revocabile dopo il suo esercizio, e che quindi a maggior ragione può essere fermato nel suo procedimento per una modifica di volontà amministrativa. Parlare quindi di diritti acquisiti è cercare di fare la voce grossa, ma al più ci possono essere delle aspettative sulle quali il Comune ha comunque il potere di tornare indietroSono da escludere quindi ad oggi risarcimenti tanto più milionari; al massimo meri indennizzi tutti da verificare e per somme minimali rispetto a quelle che circolano. Pertanto un Comune che dice che bisogna andare avanti perché se no si va incontro ad un mega risarcimento, dice una bugia. La verità è che si va avanti se si vuole farlo. E’ legittimo ma è appunto una scelta non certo un obbligo".

L'avvocato Pellegrino chiarisce anche alcuni punti legati alla conferenza dei servizi, che portava in seno già di per sé la variante urbanistica, tanto che per alcuni non sarebbe stata necessaria l'approvazione del Consiglio Comunale: "Salvo l'esistenza di leggi speciali, che non mi risulta vengano invocate, una conferenza dei servizi che comporti variante urbanistica deve essere approvata dal Consiglio Comunale, che è l'unico organo che può variare la destinazione urbanistica delle aree. Ma perfino in caso di variante urbanistica già approvata si può tornare indietro. Il Comune può sempre non approvare una variante urbanistica, e anche azzerarla dopo aver approvata perché è una sua tipica potestà pubblica, senza che ciò legittimi limiti o risarcimenti se se non si è arrivati ancora alle convenzioni urbanistiche, a contratti o permessi edilizi rilasciati e costruzioni avviate. Solo in questi casi di potrebbe parare di diritti acquisiti ma qui siamo ancora lontani. Siamo ancora nell'ottica di aspettative, assolutamente legittime, ma nulla di più. E le aspettative non vengono risarcite, tutt'al più indennizzate, con somme ben inferiori a quelle che vengono agitate. Esistono plurimi precedenti di marce indietro, con iter di varianti urbanistiche approvate ma poi annullate per una modifica della volontà del Comune. Cambierebbe la situazione solo con le convenzioni concesse e la costruzione in atto"

L'avvocato vuole però rassicurare sulla correttezza del percorso intrapreso dalla Roma: "In alcun modo voglio dire che lo stadio non si può fare. Anzi è vero il contrario, se ne capiscono anche le esigenze. Ciò che il Comune non può fare è dire che vi sarebbe obbligato. Così assolutamente non è. Lo fa se vuole farlo come pure può fare marcia indietro se ci ripensa. L’importante è che parli chiaro e non trovi scuse né per una scelta né per l’altra". Retesport.it

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Stadio Roma, l’ex assessore Berdini: «Tzunami devastante. L’unico sussulto di dignità è abbandonarlo. La giunta si muove fuori dalle regole»

«Un terremoto? Be’ qua direi che siamo già ben oltre. Siamo a uno tsunami per una città cui evidentemente non bastava l’essere stata travolta da Mafia Capitale, dalla mafia a Ostia, dalla mafia ovunque. L’unico sussulto di dignità che può salvare la giunta Raggi passa attraverso un ritorno alle regole, e quindi dall’addio al progetto dello stadio della Roma a Tor di Valle. Vede, per ogni urbanista serio il piano regolatore è “la” legge. E chiunque si muova fuori da quello, come sta facendo la giunta Raggi, si muove al di fuori delle regole… Chi vuole capirci qualcosa su ciò che è successo e sta succedendo dovrebbe indagare su quello che accade in Campidoglio dopo il 16 dicembre 2016. È tutto là».

Paolo Berdini è stato il primo assessore all’Urbanistica di Virginia Raggi, carica da cui si dimette nel febbraio del 2017. Quando accetta di entrare in giunta, l’urbanista ha idee diverse dal M5S sulle Olimpiadi, visto che è favorevole. Ma la pensa come la Raggi, «e anche come De Vito», sul progetto dello Stadio a Tor di Valle. È contrario lui, sono contrari loro, sono contrari tutti. Poi succede qualcosa.

 

 

Arriva il 16 dicembre 2016. L’arresto di Raffaele Marra, braccio destro di Raggi.

«Da lì cambia tutto. Prima di allora, sia nei discorsi pubblici che in quelli privati, la Raggi era contrarissima a realizzare lo stadio della Roma a Tor di Valle. Si valutavano aree alternative, visto che c’erano e ci sono. Su questo eravamo d’accordo sin da subito».

Al di là delle dichiarazioni pubbliche, aveva mai sospettato che qualcuno in Campidoglio remasse contro la posizione sua e della sindaca sullo stadio?

«Mai, all’epoca non ne avevo alcuna ragione».

Neanche De Vito, il presidente del Consiglio comunale arrestato per corruzione?

«Men che meno. Anche De Vito era contrario alla realizzazione dell’impianto a Tor di Valle. Se pensate che oggi l’attuale amministrazione ha esteso le cubature ben oltre a quelle previste dalla giunta di Marino, che già andavano al di là del piano regolatore, capite la reale dimensione del cambio della loro impostazione iniziale, che partiva appunto dal rispetto delle regole. Erano stati votati per questo, no?».

Ha riconosciuto nel De Vito che parlava nelle intercettazioni «di sfruttare la congiunzione astrale» il De Vito che aveva conosciuto?

«Sinceramente no, sono rimasto stupito. Il De Vito che avevo conosciuto io era molto equilibrato, prudente, serio. Frongia era molto più silenzioso, ci parlavo di meno».

Cosa cambia con l’arresto di Marra?

«Tutto. Il M5S nazionale commissaria di fatto la Raggi con Bonafede e Fraccaro. Spunta questo Lanzalone…».

Il suo arresto, nel giugno scorso, «apre» l’inchiesta sullo stadio.

«All’epoca chiesi conto alla Raggi del suo ruolo, del perché stesse sui dossier dell’Urbanistica. La sindaca mi rispose che Lanzalone era un uomo di sua fiducia, che stava lì per aiutarmi ad arrivare alla risoluzione del contratto per Tor di Valle. E invece stava lì per l’esatto contrario».

Come lo capì?

«Dopo essere stata commissariata dal M5S nazionale, la Raggi sullo stadio cambia linea. Nel gennaio 2017, il vicesindaco Bergamo e quello che sarebbe stato il mio successore all’Urbanistica, Luca Montuori, iniziano i colloqui per andare avanti su Tor di Valle. Dal no secco si passa a mia insaputa al sì, con le cubature addirittura aumentate rispetto a Marino. E me ne sono andato».

Lei era favorevole alle Olimpiadi.

«Eravamo d’accordo con la Raggi che si sarebbe arrivati a un referendum per fare decidere i romani. Venni scavalcato da un post di Beppe Grillo, che con l’amministrazione di Roma teoricamente non aveva nulla a che fare».

Si è fatto un’idea su come sarebbe finito il referendum sulle Olimpiadi?

«La stragrande maggioranza avrebbe votato a favore».

Se mai ci fosse un referendum sullo stadio a Tor di Valle?

«La stragrande maggioranza dei romani voterebbe contro. Soprattutto dopo questo scandalo devastante.Corriere della Sera

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Tor di Valle, neanche un mattone a 2606 giorni dal via dell’iter: il nodo espropri fra via Ostiene e via del Mare

Il traguardo iniziava a vedersi: le trattative fra la Roma e il Campidoglio, dopo settimane di incontri, erano giunte vicine a sciogliere tutti i nodi legati alla mobilità, ai 930 metri di divaricazione delle corsie della via del Mare/Ostiense, all’acquisto dei treni per la Roma-Lido e agli interventi sui binari morti da creare per consentire il parcheggio dei convogli in occasione delle partite sia a Tor di Valle (Roma-Lido) che a Magliana Fs. Ora, l’arresto del presidente del Consiglio comunale, il 5Stelle Marcello De Vito, quasi certamente allungherà ancora i tempi. E, di votare variante e convenzione urbanistica in tempo utile – magari prima delle elezioni europee – per consentire l’apertura dei cantieri entro fine anno, difficile se non impossibile parlarne. Intervistato per SkySport24, il vicepresidente della Roma, Mauro Baldissoni, è categorico: “Il progetto Stadio è passato attraverso una procedura amministrativa così lunga e complessa che è difficile pensare che possano esserci atti viziati. Sullo Stadio, come procedura amministrativa, non ci possono e non ci devono essere dubbi e questo costituisce un diritto acquisito da parte della Roma che, per noi, non è un’aspettativa ma un diritto a vederlo realizzato nei tempi più rapidi possibili visto che la conferenza di servizi l’ha approvato oramai da 15 mesi. Da un punto di vista giuridico non c’è alcun motivo per un rallentamento del processo”.A conferma della vicinanza del traguardo del voto in Assemblea capitolina, Baldissoni aggiunge: “Da un punto di vista sostanziale abbiamo fatto un lavoro consistente insieme al Comune che ha dedicato molte energie per completare gli ultimi atti che mancano alla votazione della variante e possono bastare poche settimane per avere già ad aprile la finalizzazione delle documentazioni. Ci aspettiamo che il Comune si attenga a questa tempistica”.

TIMORI NEGLI UFFICI

Negli uffici comunali l’eco dell’arresto di Parnasi e dei successivi mesi tribolati si era appena spento. La giornata di ieri, per molti, è apparsa quasi come un déjà-vu di giugno scorso: telefonate concitate, sussurri nei corridoi, muti interrogativi su chi aveva avuto a che fare ieri con Parnasi, oggi con l’avvocato Mezzocapo. Tutto questo porterà quasi certamente a un nuovo rallentamento dell’iter: nessuno dei funzionari che ricopre responsabilità decisionali vuole esporsi firmando atti prima che vi sia una ragionevole certezza che, effettivamente, non vi siano nuove sorprese giudiziarie.

EMERGONO I MALPANCISTI 5STELLE

La prima era stata Cristina Grancio, espulsa dai 5Stelle proprio per la sua posizione antiStadio. Ieri, dopo l’arresto di De Vito, esplode anche Monica Montella: “Io mi sono rotta, sono sempre stata contraria allo Stadio, lo voglio dire chiaramente. La Raggi che dice? Non lo so e non lo voglio sapere. Lo Stadio è stata la nostra rovina”. Radio Campidoglio parla di un numero di 3/5 malpancisti che, sin dall’arresto di Parnasi, avevano ribadito la contrarietà al progetto e fatto intendere di non essere disponibili a presentarsi il giorno del voto in Consiglio comunale su variante e convenzione urbanistica.  

2606 GIORNI DI SCARTOFFIE E PROCESSI

Non c’è una sola pietra spostata, non un mattone messo o un sacchetto di cemento che sia stato aperto e, oggi, siamo al giorno 2606 da quando è iniziato l’iter dello Stadio. Tre Sindaci e un Commissario straordinario, 4 assessori all’Urbanistica, due progetti, due delibere in Consiglio comunale sul pubblico interesse ma con una enorme differenza sulle opere pubbliche da costruire, tre Conferenze di Servizi, una preliminare e ben due decisorie. Centinaia di persone che hanno lavorato sul dossier: progettisti, architetti, ingegneri per il privato ma anche funzionari dei Municipi, del Comune, della Città Metropolitana, della Regione e dello Stato, più quelli delle varie aziende pubbliche, società di servizi. E decine di migliaia di pagine scritte e di tavole e disegni. Per ora, questo è il progetto Stadio che, però, ha visto già due interventi della magistratura: a metà giugno scorso gli arresti di Parnasi e dei suoi più stretti collaboratori, di Luca Lanzalone, l’avvocato spedito a Roma dai 5Stelle, e altri politici. Il 4 aprile verrà deciso chi e per cosa sarà processato. Ora, De Vito e l’avvocato Mezzocapo, considerato dalla Procura emissario del Presidente grillino del Consiglio comunale, finiti in manette.

I NODI ANCORA APERTI

Attengono alla storia passata i rapporti della Roma con le Amministrazioni Alemanno prima, Marino poi; con il prefetto Tronca, commissario straordinario; quindi con la Raggi, con la lotta Berdini-Frongia, la cacciata di Berdini dopo l’intervista shock a La Stampa; il cambio di progetto, il taglio delle torri, la cancellazione delle opere pubbliche. 

C’è il futuro davanti, da decidere, un futuro che, però, se è certo sulla sua conclusione è incerto e molto sui tempi. 

C’è da votare in Consiglio comunale due atti: la variante urbanistica, legata alle modifiche al Piano Regolatore determinati proprio dal progetto Stadio. E, con essa, la convenzione urbanistica, cioè il fondamentale atto che regolerà i rapporti fra Comune e proponenti, determinando le priorità degli elementi da costruire e le modalità di edificazione. Ma, prima, c’è ancora da sciogliere dei nodi preliminari per poter arrivare al voto in Aula.

L’ACCORDO QUASI RAGGIUNTO

Fra questi nodi, ci sono quelli legati all’unificazione della via del Mare/Ostiense. In sintesi: il Comune, bozza 2006 di Città Metropolitana, vorrebbe espropriare alcuni magazzini che, per 930 metri, dividono le corsie che scendono a Ostia da quelle che salgono a Roma. Cartografie e proprietà, però, non sono aggiornate ma questa unificazione sarebbe utile in vista della viabilità del futuro Ponte dei Congressi. La Conferenza di Servizi tuttavia non aveva incluso questa variante nelle prescrizioni ma la proposta comunale era rimasta comunque agli atti. Forte di questa idea, il Campidoglio vorrebbe imporla alla Roma. L’idea però ha due problemi: costa 20 milioni di euro in più e rischia di impantanare la Roma nel caos espropri che potrebbe far slittare l’apertura dello Stadio visto che la via del Mare/Ostiense unificata è fra le opere di interesse pubblico. Soluzione trovata: si farà solo dopo l’eventuale completamento degli espropri.  

Il Tempo