“Con esclusione della realizzazione di nuovi complessi di edillizia residenziale”. Una singola frase, se non può bastare a decidere o meno se realizzare un investimento, certamente porta il diretto interessato a fare propfonde riflessioni. Parliamo, ovviamente, della reiterata volontà del presidente della Lazio, Claudio Lotito, di proporre l'impianto denominato Stadio delle Aquile, struttura da realizzare sui terreni di famiglia posti al km 6.2 della via Tiberina. Il suddetto incipit altro non è che il cuore dell'emendamento, proposto dal Governo in data 24 maggio, modifica dell'articolo 62 presente nella bozza del Def della cosiddetta Manovra, ovvero la finanziaria presentata dal Governo Gentiloni l'11 aprile scorso. Più nello specifico, il comma 1 recitava “Lo studio di fattibilità di cui al comma 304, lett. a), articolo 1, della legge 27 dicembre 2013, n. 147, è presentato da una società o associazione sportiva e può ricomprendere anche la costruzione di immobili con destinazioni d’uso diverse da quella sportiva, complementari e/o funzionali al finanziamento e alla fruibilità dell’impianto”: proprio la genericità dell'ultimo periodo, aveva indotto gli amanti del mattone a ritenere che per ammortizzare l'investimento 'Stadio di proprietà', si potessero edificare abitazioni private, possibilità esplicitamente negata proprio dalla richiamata legge 147/2013. (meglio nota come Legge Stadi, ndr). La scelta del Governo di evidenziare questo divieto, di fatto confermando la normativa vigente, dovrebbe mettere un punto fermo alle voci che interpretano in modo estensivo la versione originale del comma 1 dell'articolo 62. Abbiamo usato il condizionale perché il decreto dell'11 aprile sabato prossimo dovrebbe essere convertito in Legge, la discussione degli emendamenti è ancora in atto, difficile però immaginare un ribaltone proprio da parte della maggioranza che, ricordiamolo, di fatto è guidato dal partito che partorì la Legge Stadi, con il PD sulle barricate proprio per scongiurare nuove colate di cemento. L'emendamento inoltre, precisa due ulteriori fattispecie che, di fatto, indicano quale sia l'unica strada percorribile per chi volesse costruire impianti sportivi. Sempre al modificato comma 1, infatti leggiamo: “Tali immobili (quelli per determinare ricavi che non possono essere case, ndr) debbono essere ricompresi nell'ambito del territorio urbanizzato comunale in aree contigue all'intervento di costruzione e/o ristrutrturazione di impianti sportivi”. La sottolineatura, di fatto, evita che si possano avere compensazioni urbanistiche del tipo “se io privato ti rifaccio lo stadio decadente nel Municipio II, tu Comune mi dai l'autorizzazione ad alzare palazzine nel Municipio IV”; questa ipotesi era emersa relativamente allo Stadio Flaminio, rumors per la verità mai messi in campo dal presidente Claudio Lotito. Infine, prosegue l'emendamento, in merito alla possibilità comunque di realizzare cubatura per chi frequentasse l'impianto sportivo in oggetto, siano essi tesserati o pubblici avventori occasionali, “possono essere realizzati anche alloggi di servizio strumentali alle esigenze degli atleti e dei dipendenti della società o associazione sportiva utlizzatrice, nei limiti del venti per cento della superficie utile”. Staimo parlando in sostanza delle foresterie, niente abitazioni di lusso per i presidenti o gli ad di turno. Se questo emendamento finisse nella legge così com'è, per chi volesse l'arena di proprietà, anche indiretta come è il caso del Tor di Valle Bis, la strada maestra resterebbe quella del commerciale, delle aree business o dei parchi a tema, un po' come avviene per l'Allianz Stadium della Juventus o per la futura area di invstimenti di Pallotta e Parnasi. Infine, come logico che sia quando si interviene modificando un quadrante significativo del territorio comunale, lo stesso emendamento al comma 2, punto (i) dell'articolo 62, precisa quanto segue: “Il progetto definitivo (del proponente, ndr)…è corredato da:nel caso di interventi sportivi su impianti privati, di una bozza di convenzione predisposta ai sensi dell'articolo 28 bis, comma 2, del d.p.r. 6 giugno 2001, n. 380, nella quale sia anche previsto che la realizzazione delle opere di urbanizzazione procede o è quantomeno contestuale alla realizzazione dei lavori di ristrutturazione o nuova edificazione dello stadio”. Tradotto, senza le strade per arrivarci, lo stadio non si inaugura. Questo lo stato dell'arte attuale, restiamo in attesa di conoscere sia quando il presidente della Lazio inconterà l'amministrazione Raggi per presentare 'Lo Stadio delle Aquile', sia se verrà confermata di edificare lo stesso solo sulla Via Tiberina, arteria che, in quanto a complessità, nulla ha da invidiare alla Via del Mare. Speriamo di non dover assistere ad un derby del traffico…
Gianluca La Penna (si ringrazia F. M. Magliaro per la preziosa collaborazione) laziofamily.com