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PAROLA ALL'OPINIONISTA

Pinelli (Mediaset): “Normale che il Milan chieda i ‘big’ della Lazio. Biglia resta, Keita va…” 

PIETRO PINELLI (Mediaset Premium Sport) in collegamento a 'NMM': "Normale che il Milan chieda i 'big' della Lazio. Biglia resta, Keita va…" 

"Credo che tutti possano bussare alla porta della Lazio e chiedere i propri calciatori, la cosa importante è capire entità dell'offerta e la risposta. La strategia di Inzaghi è chiara, mantenere almeno qualche 'big' ed acquistare calciatori che già conoscono il calcio italiano o comunque affidabili. Da Firenze mi danno buone possibilità su Gonzalo Rodriguez ed una richiesta di informazione per il mediano Badelj. E' normale che nel momento in cui il Milan inizia a pianificare la sua campagna acquisti chieda informazione alla Lazio sui suoi migliori, poi la permanenza degli stessi dipende dalla volontà di entrambe le parti. Su Biglia resto dell'idea che sia già pronto un contratto fino al 2021 pronto ad essere firmato, mentre la questione Keita è aperta. Dei famosi 'big', continuo a pensare che gli unici a partire saranno de Vrij e Keita"

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DICHIARAZIONI

Diaconale: “Se qualcuno andrà via sarà sostituito adeguatamente”

Il Portavoce della S.S. Lazio Arturo Diaconale è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio,

“La volontà della società è quella di difendere e rinforzare il patrimonio della rosa. Non ho mai visto una società che decida di depauperarsi. Segnalo un fenomeno che si ripete ogni anno. Quando si parla di Lazio, i toni vengono sempre accentuati e c’è un’attenzione mediatica superiore sul fatto che, dopo un anno positivo, si possa smembrare la squadra o questa possa tornare a livelli molto più bassi di quelli conquistati sul campo. C’è quasi una volontà di colpire questa società, che invece si è dimostrata tra le più attive e capaci nel panorama calcistico nazionale. Parlare con tanta insistenza di giocatori che vengono già dati per venduti, anzi addirittura per svenduti, quando invece non c’è nessun fondamento circa queste affermazioni, è un vecchio modo malevolo di colpire una società che invece non ha nessuna intenzione di essere smantellata e farsi smantellare.

Le notizie che vengono riportate a proposito delle condizioni di salute di alcuni giocatori, oltre che essere pericolose, danneggiano la società e il calciatore stesso. Se c’è una campagna di stampa che non poggia su nessun dato oggettivo e su nessun fatto accertato, e che riferisce di un giocatore malato o non in grado di svolgere le proprie funzioni, solo perché in alcune partite è uscito anzitempo, questa diventa oggettivo danneggiamento del giocatore stesso e della società. Vorrei che i tifosi fossero consapevoli che occorre reagire a queste campagne d’informazione molto spesso motivate dal fatto che, in questo periodo, ci sono poche cose da scrivere e allora ci si attacca sugli specchi.

La Lazio quest’anno ha ottenuto risultati incredibili sul campo, senza sostegni esterni, anzi anche subendo dei danneggiamenti arbitrali che francamente sono stati scandalosi, e non voglio citare gli ultimi episodi, che sono sotto gli occhi di tutti. Bisogna difendere questo patrimonio che si è conquistato, di valori e successi, cercando di incrementarlo. Il prossimo sarà un anno impegnativo e se qualcuno andrà via, verrà sostituito adeguatamente. La squadra verrà rinforzata: questo è l’obiettivo della società. Si sa, il mercato provoca dei cambiamenti, ma se questi sono diretti per il meglio, che siano benvenuti.

La realtà è quella del mercato e le sue leggi, in certi casi, esulano dai sentimenti e dalle passioni. L’importante è queste vengano utilizzate per rinforzare la squadra. L’obiettivo della società è questo. Quello che succederà nel mercato è ancora da definire, perché è volubile, cambia di momento in momento. Ma se si vuole perseguire l’obiettivo di fondo, perché si vuole rimanere in Europa e ottenere risultati significativi in tutte le competizioni, è chiaro che servirà una rosa all’altezza. Nessuno vuole una squadra depauperata.

Simone Inzaghi e Angelo Peruzzi rappresentano l’idea vincente di un progetto che in questa stagione si è affermato. Chi vuole continuare in questo progetto e quindi crescere con esso, può farlo attraverso queste figure, dando fiducia a queste due eccellenze che ha la Lazio. I giocatori che pensano di poter restare e crescere, hanno la garanzia attraverso Inzaghi e Peruzzi che il progetto vada avanti.

Il bilancio finale è soddisfacente. La perfezione è sempre un obiettivo da raggiungere ma in questa stagione ci siamo arrivati abbastanza vicino. Naturalmente, occorre creare le condizioni affinché il prossimo anno si possano ripetere e migliorare lo svolgimento del campionato e l’attività della squadra per raggiungere successi ancor più alti. Però, possiamo essere soddisfatti di quello che è avvenuto in questo anno”.
sslazio.it

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SERIE A

Volata salvezza, Empoli tifa Lazio: “Società seria”

Empoli e Crotone si giocano la permanenza in Serie A al traguardo. Toscani impegnati in casa del Palermo, calabresi allo Scida ospitano la Lazio. E il rischio del 'biscotto' aleggia su una delle due squadre. Non per il presidente empolese, Fabrizio Corsi, che si dice convinto della correttezza della Lazio: "Cerchiamo di isolarci da qualsiasi ragionamento perché finora non ci ha regalato niente nessuno. Peraltro, anche per Crotone-Lazio si potrebbe ipotizzare una partita abbordabile, mi auguro di no perché la Lazio è una grande società fatta di persone serie", si apprende da Radiosei. lalaziosiamonoi.it

 

 

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CALCIOMERCATO

Inzaghi chiede due Lazio: Gomez e Taison nella lista del dopo Keita

La richiesta è chiara, Simone Inzaghi la ribadisce ogni qual volta prende la parola: per il prossimo anno, c’è bisogno di trattenere i big e diallungare la panchina. Servono almeno due Lazio, per giocare su tre fronti. Come riportato durante la consueta rassegna stampa in onda su RadioSei, i nomi in ballo sono diversi. Tutti legati,ovviamente, alla possibile partenza di Keita Balde, ancora alle prese con il prolungamento di contratto e su cui ha messo gli occhi il Milan. A partire da Taison dello Shakhtar Donetsk, brasiliano di 29 anni con il contratto in scadenza a dicembre e di cui, nelle scorse settimane, ci aveva parlato in esclusiva il suo agente. Attaccante esterno, fa della velocità il proprio punto di forza. In questi anni ha collezionato anche oltre 20 presenze in Champions League e 43 in Europa League. Ha esperienza internazionale, potrebbe essere valutato seriamente. In Olanda occhi su Bart Ramselaar, considerato da molti il nuovo Sneijder. Il prezzo del cartellino, però, è piuttosto alto: 10 milioni la richiesta del PSV. "Con la Lazio nessun contatto, non so in futuro cosa accadrà", ci aveva confidato in esclusiva il procuratore. In Italia, la pista più interessante porta a Gomezdell’Atalanta. Alla Lazio il giocatore piace, si potrebbe cercare di inserire il cartellino dell’argentino nell’operazione che lascerebbeBerisha a Bergamo. Entro il 20 giugno, infatti, il club atalantino dovrà esercitare il riscatto. Più difficile ipotizzare una maxi-operazione includendo anche Danilo Cataldi, che potrebbe anche restare a Genoa. Ma si sa, le vie del calciomercato sono infinite…

Lalaziosiamonoi.it

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ESCLUSIVE

Del Turco: “Grande stagione con ultimo miglio sbagliato”

In diretta a BUONGIORNO CAPITANO, Guido Del Turco, TG5: "E' stata una grande stagione, con l'ultimo miglio sbagliato purtroppo. E mi riferisco principalmente alla finale di Coppa Italia. Nella gara precedente, contro la Fiorentina, potevamo mettere tutte le riserve, Vargic compreso. Al di là dell'ultimo miglio e oltre alla bravura di Inzaghi, che già conoscevamo a livello di settore giovanile, mi ha impressionato la nuova leva biancoceleste, da Lombardi a Strakosha, passando per Lukaku e arrivando a Luis Alberto, più grande rispetto agli altri, ma giocatore dai grandi mezzi. Quest'ultimo spero possa lasciare il segno in futuro. Capitolo mercato: Biglia rimane, De Vrij e Keita partono. Speriamo che il mercato ci porti rinforzi all'altezza di chi li ha preceduti".

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ALTRE

Vertice Ausilio-Zhang-Sabatini: Spalletti molto vicino all’Inter

Luciano Spalletti è ora la prima scelta dell'Inter per la panchina nerazzurra. É questo l'esito dellla riunione fiume, durata tre ore, a Roma tra Walter Sabatini, Steven Zhang e Piero Ausilio. Dopo il confronto, secondo quanto filtra da ambienti vicini all’Inter, le quotazioni dell’attuale tecnico della Roma sono aumentate tanto che si potrebbe accelerare la scelta del nuovo allenatore e l’annuncio potrebbe arrivare già nel fine settimana, o subito dopo l'ultima giornata di campionato. Si aspetta ancora di conoscere la risposta di Antonio Conte ma ora il grande favorito è Spalletti. L’Inter vuole un tecnico italiano, che conosca la Serie A e i giocatori nerazzurri. Spalletti, che in passato ha lavorato con Walter Sabatini, ha già chiarito di voler lasciare Roma al termine della stagione e potrebbe iniziare da subito a lavorare con la squadra nerazzurra. Gli altri allenatori valutati dall’Inter, Simeone e Pochettino, hanno preferito restare rispettivamente all’Atletico Madrid e al Tottenham. Conte, invece, parlerà con il Chelsea dopo la finale di FA Cup di sabato ma ora il club nerazzurro sembra deciso a puntare su Spalletti.

Ansa.it

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DAL MONDO

25 anni senza Falcone: quando il CSM lo mise in un angolo preferendogli Meli…

Forse è stata la prima volta che ha avuto davvero paura. Di morire, di fare la fine che poi ha fatto. La sera prima era ancora sicuro di farcela. Aveva contato e ricontato tutti i voti che gli erano stati assicurati, una croce sul foglio bianco accanto a ogni nome e a ogni promessa. La sera dopo, nonostante i suoi nervi di acciaio, non è riuscito a nascondere agli amici un’inquietudine che ora dopo ora è diventata angoscia: «Così mi hanno consegnato a Cosa Nostra».

Lo Stato italiano aveva appena delegittimato l’uomo migliore che aveva contro la mafia siciliana. Con un voto vergognoso il Consiglio Superiore della Magistratura aveva “bocciato” Giovanni Falcone come consigliere istruttore del Tribunale di Palermo, al suo posto aveva preferito un anziano giudice con sedici anni di carriera in più alle spalle che però niente sapeva dei misteri mafiosi e delle complicate indagini che da qualche anno stavano mettendo sottosopra la Sicilia. Il 19 gennaio 1988 il giudice che per primo aveva messo paura ai boss era ormai sicuro che, prima o poi, quei boss l’avrebbero ucciso. Il segnale arrivato dal Csm era preciso: sei solo, ti hanno scaricato pure i tuoi colleghi magistrati. Disse al consigliere Vito D’Ambrosio, che si era schierato con lui: «Lì dentro mi hanno crocifisso, inchiodato come un bersaglio ». Disse alla consigliera Fernanda Contri, una sua amica: «Ora possono eseguire senza problemi la sentenza di morte già decretata da tempo, perché hanno avuto la dimostrazione che non mi vogliono neanche i miei».

A Palazzo dei Marescialli quel giorno 10 votarono per Falcone, 5 si astennero, 14 votarono per Antonino Meli. Gli voltarono le spalle anche metà di quelli della sua corrente, Unità per la Costituzione. Altri lo tradirono all’ultimo momento. Uno in particolare, un magistrato della procura palermitana che, subito dopo la strage del 23 maggio 1992, Paolo Borsellino apostrofò pubblicamente “il giuda”.

Ma la storia di quella votazione infame era cominciata molto tempo prima. E i mandanti erano nascosti in Parlamento e al Palazzo di Giustizia di Palermo. Era appena finito il maxi processo, il primo successo dello Stato italiano contro la criminalità mafiosa da quando lo Stato italiano esisteva. Ma il giudice era “troppo avanti” con le sue investigazioni, si stava avventurando nella terra di nessuno delle contiguità. Un pool antimafia che aveva rivoluzionato i sistemi di indagine, che aveva “centralizzato” tutte le informazioni riservate, che si era trasformato in una cassaforte di segreti. Custodita da Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello, Leonardo Guarnotta. E dal loro capo Antonino Caponnetto.

Ma Caponnetto, dopo quattro anni e quattro mesi — era sceso a Palermo alla fine del 1983 per sostituire Rocco Chinnici saltato in aria a luglio — stava per andare in pensione. Chi, più di Falcone, per competenza, passione, merito, senso dello Stato, avrebbe potuto sedersi su quella poltrona di consigliere istruttore? I nemici di Falcone calarono l’asso di bastoni con astuzia, quasi alla scadenza dei termini delle domande per diventare consigliere istruttore a Palermo. Con un nome: Antonino Meli. Era un magistrato anziano, presidente della Corte di Assise di Caltanissetta, che aspirava alla presidenza del Tribunale di Palermo. Un incarico prestigioso. Alcuni giudici, però lo convinsero a ritirare la domanda per quella poltrona e ripiegare sulla carica — meno importante — di consigliere istruttore. Contro ogni ambizione e logica, Meli accettò il consiglio dei suoi colleghi. Fu la mossa finale per sbarrare la strada a Giovanni Falcone. Fra Palermo e Roma organizzarono la trappola, fra il palazzo di giustizia siciliano e il Consiglio superiore della Magistratura. Giocando tutto sul fattore “anzianità” si arrivò alla votazione del Plenum che ridusse Falcone a carne da macello. Il relatore Umberto Marconi spiegò così la scelta: «Accentrare tutto in figure emblematiche, pur nobilissime, è di certo fuorviante e pericoloso. Ciò è titolo per alimentare un distorto protagonismo giudiziario, incentivare una non genuina gara per incarichi di ribalta… Si trasmoda nel mito, si postula una infungibilità che non risponde al reale, mortifica l’ordine giudiziario nel suo complesso».

La battaglia del Csm non è stata una bega fra magistrati, una rissa corporativa. Antonino Meli in una settimana disintegrò otto anni di indagini di Falcone seppellendo il pool antimafia. Avocò a sé l’ultima inchiesta sul pentito Antonino Calderone e la sbriciolò in una quindicina di tronconi, spedì brandelli di ordinanze a una dozzina di procure sparse per la Sicilia, con una sola firma riportò la lotta giudiziaria alla mafia all’età della pietra. “Spezzatino antimafia”, lo chiamarono i palermitani. All’inizio di quell’estate Paolo Borsellino, che era procuratore capo a Marsala, non rimase in silenzio. E in una clamorosa intervista a Repubblica e all’Unità, accusò: «A Giovanni Falcone hanno tolto la titolarità di tutte le indagini di mafia, la lotta alla mafia è finita». Era il 19 luglio del 1988. Esattamente quattro anni prima dell’autobomba in via D’Amelio.

Francesco Bolzoni; la Repubblica

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DAL MONDO

Manchester – Kamikaze al concerto: i morti sono 22, 59 feriti

Kamikaze a Manchester, al concerto di Ariana Grande, idolo dei teenager: almeno 22 morti e 59 feriti. Ci sono anche bambini tra le vittime, riporta la Bbc online. E' il peggiore attacco terroristico su suolo britannico dal 7 luglio del 2005 quando a Londra quattro bombe piazzate da Al Qaeda su mezzi del trasporto pubblico uccisero 56 persone, compresi i quattro kamikaze, e ne ferirono 700. Tutto e' avvenuto verso le 22:30 di ieri sera ora locale, subito dopo la fine di un concerto di Ariana Grande – pop star americana 24enne, rimasta illesa – quando un boato ha scatenato il panico fra gli spettatori. La struttura, la piu' grande arena indoor d'Europa, con una capienza di oltre 21.000 posti, era affollata soprattutto di giovani e giovanissimi. In un primo momento si e' parlato di due o piu' deflagrazioni, poi ne e' stata confermata una sola, individuata nella zona del foyer, non lontano dalle biglietterie, subito fuori dall'area degli spalti. Testimoni hanno riferito di un ordigno imbottito di chiodi, secondo quanto riporta il tabloid britannico Mirror. Immagini registrate da testimoni oculari hanno mostrato scene di terrore, con urla seguite dal fuggi fuggi generale. Mentre la polizia accorreva in forze e cosi' pure i mezzi di soccorso. Pochi minuti dopo le notizie iniziali, la Greater Manchester Police ha diffuso un primo messaggio, invitando la gente a stare lontano dalla zona. Intanto la stazione della metropolitana di Victoria, la piu' vicina all'arena, veniva chiusa, con l'interruzione del servizio di trasporto. Diverse persone reduci dal concerto hanno raccontato di aver visto fumo e di aver avvertito un odore acre, di esplosivo. E reparti di artificieri sono in effetti arrivati rapidamente sul posto, per condurre almeno un paio di detonazioni controllate di oggetti sospetti. L'indagine, stando alla Bbc, e' stata affidata alla North West Counter Terrorism Unit. Ma rinforzi dell'antiterrorismo di Scotland Yard sono stati inviati da Londra gia' nella notte.

Ansa.it

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CALCIOMERCATO

Tare: “Vogliamo trattenere Keita e Biglia, stiamo parlando per il prolungamento ma dipende da loro”

Al premio Maestrelli tra i presenti anche Igli Tare, accolto al suo arrivo da numerosi bambini. Il ds  della Lazio è intervenuto ai microfoni di Mediaset Premium: “Milan su Biglia e Keita? La cosa più importante è che la volontà della società è quella di trattenere questi giocatori. Stiamo parlando con loro per il prolungamento del contratto, è come in un matrimonio: tutte e due le parti devono essere contente. Se c’è la possibilità ben venga. Loro hanno dato tanto alla Lazio, ma il discorso vale anche a parti invertite. Noi faremo al massimo delle possibilità per cercare di trattenerli. Vediamo da qui alla fine. Gli auguri a Bielsa al Lille? L’ho conosciuto, un professionista esemplare sul campo, purtroppo le problematiche che ci sono state con lui hanno dimostrato quello che pensava la Lazio. il tempo è stato galantuomo e quello che avevamo previsto è stata la cosa giusta. Bastos, Wallace, Lukaku, Milinkovic. Voglio sottolineare il discorso di Milinkovic. Nonostante richieste molto importanti e blasonati, la volontà di rimanere alla Lazio è stato un grande piacere per me e la società. Crescere in una grande società come la Lazio è fondamentale per i giovani. Il nostro obiettivo è far diventare la Lazio un punto di arrivo e non di partenza. Vedendo lo spettacolo in Coppa Italia e anche l’abbraccio di ieri sera, i presupposti ci sono. Noi dobbiamo avere fiducia nei tifosi e loro devono averla in noi”.lalaziosiamonoi.it

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

Agostinelli: “Ora una buona gara a Crotone per il quarto posto”

ANDREA AGOSTINELLI IN COLLEGAMENTO A "NOVE GENNAIO MILLENOVECENTO": "Gli errori arbitrali hanno influito ma giudicare solo quello sarebbe uno sbaglio. La Lazio non aveva cominciato male anzi, di stimoli però ce ne sono meno, la Coppa è andata e l'Europa League raggiunta hanno influito. Il quarto posto non è ancora stato raggiunto e potrebbe essere uno stimolo per la partita di Crotone che domenica giocherà alla morte per provare a salvarsi. L'Atalanta l'ultima in casa probabilmente vincerà, dobbiamo fare una buona partita".