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RASSEGNA STAMPA

Nesta: “Mio padre evitò lo scippo della Roma. Cragnotti? Poteva fare meglio, con me fu sleale”

Alessandro Nesta poteva diventare una bandiera della Roma. Questa una delle tante perle che emergono dal lungo colloquio dell'ex capitano della Lazio con Walter Veltroni pubblicato oggi dal Corriere dello Sport. “Avevo 7 anni, giocavo nel Cinecittà, Francesco Rocca mi voleva portare alla Roma, intervenne mio padre Giuseppe, integralista laziale, che bloccò tutto. L'anno dopo mio padre lesse di un provino della Lazio sul Corriere dello Sport, nonostante quel giorno stesse malissimo si imbottì di medicine, mi accompagnò e così io divenni un giocatore della Lazio”. Giuseppe Nesta è scomparso nel dicembre 2014, l'ex difensore azzurro ricorda i sacrifici fatti dal papà per farlo crescere. “Faceva un doppio lavoro, era ferroviere e trasportava l'acqua minerale con i furgoni, mia madre era casalinga, eravamo una famiglia umile ma non ci è mai mancato nulla – ricorda l'allenatore di Miami – Appena ho cominciato a guadagnare ho voluto sistemare le cose della mia famiglia perché i miei genitori non mi hanno fatto mai mancare nulla”. Nesta e Totti, una rivalità all'insegna del rispetto. “La prima volta che siamo affrontati avevamo 8 anni, io da centrocampista alla Lazio e lui nella Lodigiani, già all'epoca si sapeva quanto fosse forte – ricorda – Ho sempre avuto un ottimo rapporto con lui ed i suoi genitori, ci fu solo un momento d'attrito quando lui nel derby espose la maglia “Vi ho purgato ancora”, ma eravamo ragazzi e Roma c'è grande pressione”. La stracittadina, un match particolarmente sofferto dall'ex difensore con 78 presenze in azzurro. “Una partita particolare che ho vissuto sempre male, nonostante poi in carriera abbia giocato anche gare da Champions, l'ho sempre sofferto emotivamente perché veniamo da una città in cui il derby è più importante di tutto. Una pressione che vivo male perché condiziona molto, sia la vita privata sia l'andamento della stagione professionale”. Nesta conferma di aver rifiutato la Juventus, “perché volevo restare alla Lazio, nel 2000 mi aveva richiesto il Real Madrid ma avevo rifiutato, poi, quasi costretto, sono andato al Milan”. Il passaggio in rossonero tocca un tasto dolente: il rapporto con Sergio Cragnotti per il quale Nesta usa parole decise e inequivocabili. “Con lui all'inizio andò benissimo, mi coinvolse anche nel CDA, poi la Lazio ha incominciato a imbarcare debiti ed il rapporto si è rovinato – rivela senza mezze misure – Io ero un ragazzino, avevi neanche 25 anni, non ero pronto ad affrontare cose più grandi di me, in quel momento con me non si è comportato benissimo. Doveva vendere alcuni di noi, ci ha fatto passare per traditori e questo non l'ho accettato, dovevo uscirne in un altro modo. Non capisco perché con me il presidente con me sia stato sleale, perché non abbia detto la verità: dovevamo andare via per risanare i conti e non perché volessimo andarcene. L'ultimo anno l'ho vissuto male, per sette mesi non pagarono gli stipendi e i giocatori venivano da me …Lui invece era in ufficio, poteva fare meglio, molto meglio”. Il capitano del secondo scudetto definisce così la Lazialità: “Ha tanti pregi per me: l'attaccamento febbrile alla maglia, alla squadra, ai colori. Il difetto? A volte si parla troppo quando si perde, ci si demoralizza facilmente, si butta tutto alle ortiche per una sconfitta”. Non poteva mancare una riflessione sulla Lazio di Inzaghi. “Ha fatto un lavoro straordinario, convincendo giocatori come Anderson a giocare in ruoli che non avevano mai fatto – spiega – Credo che la Lazio abbia un gran bel gioco e giocatori forti, molto forti”. Il più forte? “Keita, perché Keita ha delle qualità rarissime. Ha un tesoretto in casa, la mia Lazio”.

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ALTRE

Un gol di Batshuayi affonda il WBA: Conte e Chelsea sul tetto della Premier

Le mani di Antonio Conte sulla Premier League: grazie alla vittoria di ieri allo scadere sul campo del West Bromwich il Chelsea è campione d'Inghilterra. Un epilogo sofferto e combattuto, ma pienamente meritato. Ha dovuto attendere più di un'ora Antonio Conte per dare sfogo a tutte le sue emozioni. ma ne è valsa la pena. Un mix di felicità e sollievo, perché più passavano i minuti a più pareva che a The Hawthorns il punteggio non si sarebbe mai sbloccato. Posticipando l'aritmetica certezza del titolo del Chelsea. Il colpo che ha messo Ko il West Bromwich è arrivato a pochi minuti dalla fine, grazie ad un'intuizione del tecnico italiano che pochi minuti prima aveva rinunciato al suo giocatore di maggior talento, Eden Hazard, oggi poco lucido, per Michy Batshuayi, l'unica delusione di questa stagione altrimenti trionfale. Strapagato la scorsa estate, ma confinato in panchina per tutta la stagione. La sua firma sul trionfo dei Blues è la conferma della qualità del lavoro di Conte che ha saputo costruire un gruppo di stagno, unito tra titolari e " panchinari". L'arma in più di questo Chelsea, sulla carta meno forte di altre avversarie (Manchester City in primis), ma più squadra, con un'identità più definita. Personalità e voglia di riscatto. Posseduta da quel "fighting spirit" tipicamente inglese ma anche così 'contiano'. Una caratteristica che ha consentito che una stagione già positiva si trasformasse in epica. E' una vittoria ancor più importante perché giunta dopo il decimo posto dell'anno scorso, il punto più basso nella storia recente dei Blues. Da lì Conte è ripartito. Superati gli impatti iniziali, scongiurato quello che a fine settembre pareva un inevitabile esonero, la cavalcata successiva è stata semplicemente irresistibile. Ecco perché ora Abramovich è disposto a tutto pur di trattenere l'artefice del sesto titolo nazionale dei Blues. Ha intenzione di accontentare le sue richieste, pur di trattenerlo a Londra, e respingere così le interferenze dell'Inter. Finora Conte ha preferito traccheggiare in attesa della proposta ufficiale dei Blues. Ma la sua intenzione di restare allo Stamford Bridge e giocarsi da protagonista la Champions League è scontata. Pretende solo di rivedere termini e condizioni, per poi lasciare che l'Inter trovi altrove la sua nuova guida tecnica. Che non sarà certamente Diego Simeone, dopo le dichiarazioni di ieri, la sua promessa di rimanere sulla panchina dell'Atletico Madrid.

Ansa.it

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

Rambaudi sicuro: “Keita fuori con la Juve? Non credo, Inzaghi lo fa giocare anche a Firenze in modo che la sua concentrazione resti alta”

ROBERTO RAMBAUDI in collegamento a '9 GENNAIO 1900': "Keita fuori con la Juve? Non credo, Inzaghi lo fa giocare anche a Firenze in modo che la sua concentrazione resti alta"

"Giusto che Inzaghi abbia deciso di cambiare grande parte della squadra, la finale di Coppa Italia è troppo importante. Secondo me domani a Firenze giocherà Keita non perchè poi andrà in panchina con la Juventus, ma perchè Inzaghi vuole tenerlo con la tensione alta, sempre concentrato, non vuole cali. Non credo che Keita possa restare fuori in finale, è un valore aggiunto in questo momento, poi Inzaghi più di tutti sa bene come si stanno allenando. Non si sa mai, magari a livello tattico Anderson gli permette di giocare in un altro modo. Io in questo momento un giocatore al quale non rinuncerei nel 3-5-2 è Lukaku. Ha le caratteristiche perfette per opporsi a Cuadrado. Le assenze della Juventus? Una cosa è avere Khedira e Marchisio, un'altra è far giocare Rincon e Sturaro. La Lazio deve cavalcare l'onda, anche i particolari posso fare la differenza"

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SERIE A

Fiorentina-Lazio, formazioni ufficiali

Formazioni ufficiali:

FIORENTINA (3-4-2-1): Tatarusanu; Tomovic, De Maio, Astori; Chiesa, Vecino, Borja Valero, Maxi Olivera; Cristoforo, Bernardeschi: Babacar. A disp. Sportiello, Dragowski, Sanchez, Maistro, Salcedo, Tello, Saponara, Kalinic, Hagi, Reymao, Ilicic, Mlakar.. All. Sousa.

Indisponibili: Badelj
Squalificati: Gonzalo Rodriguez
Diffidati: Milic, Borja Valero, Maxi Olivera, Badelj

LAZIO (3-4-2-1): Strakosha; Bastos, Hoedt, Radu; Patric, Parolo, Murgia, Lukaku; Keita, Luis Alberto; Djordjevic. A disp. Adamonis, Vargic, Basta, Wallace, Crecco, Biglia, Lulic, Lombardi, Felipe Anderson, Immobile. All. Inzaghi.

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AVVERSARIO

Juventus, si ferma Marchisio: salta la Roma e forse la Lazio

Un affaticamento muscolare alla coscia sinistra ha impedito al bianconero Claudio Marchisio di allenarsi. Lo rende noto la Juventus sul proprio sito internet. Le condizioni del centrocampista, "verranno valutate tra domani e domenica in vista di un eventuale impiego nella finale di Coppa Italia di mercoledì". La sua indisponibilità per la partita scudetto con la Roma si aggiunge a quella di Khedira, che avrebbe dovuto sostituire.

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COPPA ITALIA

Mattarella a finale Coppa Italia

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sarà – si apprende – in tribuna alla finale di Coppa Italia allo Stadio Olimpico tra Juventus e Lazio.

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

Pinelli (Premium Sport): “Inzaghi è stato un papà per i suoi calciatori. Questo il suo merito più grande”

PIETRO PINELLI in collegamento a 'NMM': "Inzaghi è stato un papà dei suoi calciatori. Questo il suo merito più grande"

"La prima cosa che deve fare la Lazio in estate per non ripetere gli errori del passato? La cosa più importante credo sia quella di consegnare per metà luglio, quando la squadra partirà per il ritiro, una rosa già definita al proprio allenatore, anche per preparare al meglio la Supercoppa Italiana. Poi è chiaro che ad agosto inoltrato si possono fare delle rifiniture o rinforzare la squadra. Sappiamo che non è semplice, anche per situazioni di bilancio si tende ad arrivare alla fine con diverse cose da fare. Non solo per la Lazio, vale per tutti. Ma sarebbe già importante che Inzaghi possa avere almeno tre quarti dell'organico definitivo a disposizione già ad Auronzo di Cadore. Lui si confronta molto con il suo staff, è un lavoro di gruppo che ha dato questi risultati. La sua più grande bravura è stata nel gestire lo spogliatoio, è stato quasi un papà per i suoi calciatori. Ha considerato sempre tutti, ha fatto sentire tutti quasi sullo stesso livello"

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AVVERSARIO

Fiorentina, Sousa: “Vogliamo sesto posto, ma la Lazio è forte, convinta e concreta”

Peggio avversario non poteva capitare, probabilmente. La Fiorentina incrocia sulla strada del sesto posto, attualmente occupato dal Milan con tre lunghezze di vantaggio, una Lazio sorprendente, brillante e spettacolare. Quella di Simone Inzaghi, capace in pochi mesi di restituire allegria e spensieratezza (e tanti risultati concreti) alla propria squadra: mercoledì 17 maggio, non a caso, affronterà in finale di coppa Italia la Juventus. Prima, però, la sfida alla Fiorentina. I viola viaggiano emozionalmente in senso opposto: nelle ultime due gare una sconfitta a Palermo e un pareggio ottenuto al 94' contro il Sassuolo con gol (e poi frecciatina all'ambiente) di Federico Bernardeschi. Futuro in bilico e Stefano Pioli a un passo dal ritorno a Firenze, stavolta da allenatore però. Paulo Sousa, in conferenza stampa alla vigilia, risponde così alle domande dei giornalisti presenti.

Sarà una gara simile a quella con l'Empoli in casa?
"Sono due gare differenti, per qualità e giocatori. Badelj e Gonzalo Rodriguez (che mancheranno contro la Lazio, ndr) sono due giocatori importanti e senza di loro abbiamo sempre avuto problemi: però nella nostra squadra ci saranno altre alternative valide".

La Lazio è una delle squadre più in forma: cosa teme di più?
"La loro convinzione, la capacità di gioco, la fisicità e la concretezza in ogni azione. E poi le ripartenze: sono molto forti con qualità individuali capaci di determinare ogni partita".

Bernardeschi e il suo momento: come sta?
"Ha avuto dei periodi dove fisicamente non stava bene, in altre occasioni invece gli altri giocatori mi davano più garanzie. Vediamo se ci sarà contro la Lazio, è al pari degli altri".

Le polemiche dopo la gara col Sassuolo: che ne pensa?
"Sono tranquillissimo, penso solo a vincere".

Crede realmente nel sesto posto in classifica?
"Lavoriamo ogni giorno per vincere ogni partita, è quello che mi aspetto anche contro Lazio".

Che appello farebbe ai tifosi della Fiorentina?
"I nostri tifosi ci sono sempre stati, anche nei momenti più difficili. Non ho bisogno di invitarli, ci sono sempre e su questo non ho dubbi".

Lo scarso impiego di De Maio: si aspettava qualcosa in più?
"Sono il primo a pensare che come allenatori dobbiamo lavorare sulla crescita del giocatore: è cresciuto ma ho preso altre decisioni verso altri giocatori in base a come vedo io il gioco. Mi spiace, gliel'ho detto anche davanti al resto del gruppo. Siamo noi tecnici i responsabili dei nostri giocatori".repubblica.it

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FORMELLO

(VIDEO) FORMELLO – Pochi big per Fiorentina: spazio a Murgia, Luis Alberto e Djordjevic, ma Keita ci sarà

FORMELLO – Inzaghi ha deciso: contro la Fiorentina stravolgerà la sua Lazio, ma guai a parlare di turnover. “In questa squadra non ci sono prime e seconde scelte, l’ho dimostrato sul campo”, così il tecnico nella conferenza che ha presentato la sfida di Firenze di domani. Eppure saranno diversi i big che rimarranno a riposo in vista della finale di Coppa Italia che si giocherà il 17 maggio all’Olimpico di Roma: in porta ci sarà ancora una volta Strakosha, Vargic dovrà attendere la prossima sfida di campionato con l’Inter. In difesa Bastos completerà la la retroguardia a tre con Hoedt e Radu. Patric e Lukaku si muoveranno a tutta fascia nel 3-4-1-2 pensato per l’occasione dal tecnico biancoceleste, mentre Murgia e Parolo faranno diga davanti alla difesa. Nuova chance per Luis Alberto sulla trequarti, a supporto delle due punte Keita e Djordjevic. Partiranno dalla panchina dunque Biglia, Lulic, Felipe Anderson e Immobile. Rimarranno nella Capitale invece de Vrij e Milinkovic, tornati a lavorare in gruppo solo nella rifinitura di oggi, ma con la Juve ci saranno

PROBABILE FORMAZIONE (3-4-2-1): Strakosha; Bastos, Hoedt, Radu; Patric, Parolo, Murgia, Lukaku; Keita, Luis Alberto; Djordjevic

ADD

 

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AMARCORD

VIDEO – 12 maggio: Wilson, Oddi, D’Amico, Facco ricordano il primo scudetto

12 maggio, data storica. Oggi è il 43/esimo anniversario del primo leggendario scudetto della Lazio. In questi video, ricordi ed emozioni di alcuni protagonisti…