Quella fascia è già un testamento. Subito dopo il derby, Danilo torna a casa e la lega al braccio di Tommaso. Di Padre in figlio, il nome di Cataldi è nella storia della Lazio. Romano, simbolo fuori e dentro al campo: «Per un ragazzo nato e cresciuto nella capitale come me, quella di domenica non è stata solo una partita, ma la partita e la serata perfetta, degna della città più bella del mondo. Tutto quello che ho provato all’Olimpico è stato qualcosa di meraviglioso». Il giusto epilogo per un capitano coraggioso, che ha vissuto tre giorni con il cuore nello stomaco e domenica vagava all’alba da solo per Formello: «Non ho dormito per almeno tre notti, non sono riuscito a chiudere occhio perché immaginavo come sarebbe potuta andare, la giocata giusta da fare, i movimenti, il passaggio». Il risultato è la perfezione di Danilo lì in mezzo. Persino l’ex Di Canio gli dedica un giudizio unico: «Cataldi è stato un leader vero. Ricordo quando è stato contestato ed era al Genoa in prestito. Si è riconquistato la credibilità con la disponibilità e ha giocato da vero guerriero». Chissà se anche il ct Mancini prima o poi tornerà a farci un pensiero, intanto se lo gode Sarri.
LA VIA CRUCIS
I tifosi ora vogliono fargli un monumento. «C’è solo un capitano», commenta il senatore Radu sotto il post. È uno di quelli che lo vedrebbero subito come il vice naturale di Ciro. Perché Cataldi non è solo quello che avete ammirato sul terreno domenica pomeriggio. Dietro c’è molto altro, c’è anima e cervello: dalla mattina Danili ha iniziato a scuotere tutti con colloqui singoli e di gruppo. Ha placato il tesissimo Romagnoli («Sei dalla parte giusta, adesso»), ha spiegato la stracittadina a Vecino («Non è come a Milano, qui ti giochi tutto»). Finita la riunione tecnica e il risveglio muscolare, ha preso persino da parte Luis Alberto: «Vamos». Tutti sapevano d’altronde che lo spagnolo era in bilico nella formazione tipo: la titolarità del Mago (a discapito di Basic) è stata decisa dopo la cena di sabato sera fra Sarri e Lotito in ritiro. Al contrario, proprio il Comandante convinse il patron a far prolungare il contratto del pupillo Patric l’anno scorso. Ora va blindato sino al 2027, questo fiore sbocciato nella Lazio. Il rinnovo da top player se lo è guadagnato. Con un attaccamento e uno spirito riconosciuto da tutto lo spogliatoio.
E PEDRO OFFRE LA CENA
Uomo e capitano vero, in trionfo sulle spalle di un campione come Pedro, che da tempo ne ha riconosciuto il merito. Proprio lo spagnolo, assist-man di Felipe Anderson, ha pagato la cena di squadra al locale El Porteno. Festa proseguita poi per alcuni sino alle 3 di notte anche in una discoteca del centro. Nonostante la sbornia di euforia, tutti ieri ricordavano il discorso del capitano con la squadra messa a cerchio prima del fischio d’inizio: «Sono onorato di portare questa fascia nella sfida della sfida e di avervi al mio fianco. Se restiamo uniti e compatti, vinciamo, ne sono certo». Cataldi nemmeno le ha sentite le gomitate di Zaniolo, aveva l’aquila e la Curva a proteggerlo: «Siamo stati gruppo, abbiamo vinto da famiglia, con un popolo biancoceleste che ci ha aiutato a tirare fuori il meglio e l’orgoglio. Avanti verso i nostri obiettivi, sempre insieme, forza Lazio». Il bacio della moglie Elisa al ritorno a casa chiude il cerchio. È il bacio di tutta la Lazio. Il Messaggero