Ormai è ufficiale: la Lazio è affetta da sindrome derby. I numeri sono impietosi. In campionato, i biancocelesti hanno battuto la Roma una sola volta in 5 anni, dal 2013 al 2018: dopo il 3-2 dell’11 novembre 2012, ben 8 derby senze vittorie, fino al 3-1 del 30 aprile 2017, unico successo di questo lungo periodo. In mezzo, i trionfi in Coppa Italia: quello famoso del 26 maggio 2013 e poi nel 2017. Ma, considerando i dati in campionato, la sindrome derby è evidente e neanche Inzaghi è riuscito a trovare la cura. Lui, il tecnico biancoceleste, deve a sua volta fare i conti con le statistiche devastanti sui confronti con le big, cioè Juve, Napoli, Roma, Inter e Milan: nella sua gestione, compreso il segmento del 2015-16, siamo a 25 gare con addirittura 17 sconfitte, 4 pareggi e appena 4 vittorie. Dal campionato 2016-17 a oggi, lo score è di 16 ko, 4 pari e 3 successi in 23 sfide. Numeri che si commentano da soli: un problema – di personalità, a questo punto con le cosiddette grandi c’è, eccome. L’ultima sconfitta, nel derby di sabato, ha fatto male. Perché la Lazio, raggiunto il pareggio e quindi con la Roma in difficoltà psicologica, non è stata capace di gestire – addormentare – la gara per evitare che gli avversari riprendessero coraggio e trovassero subito il gol. Tifosi delusi, società furiosa. Perché Lotito e Tare si aspettavano ben altra reazione, anche d’orgoglio, alla sberla del 2-1. E in generale ben altra aggressività fin dal primo minuto. Significativo che la Lazio abbia chiuso il derby con un solo ammonito. La squadra non ha mostrato quel carattere necessario in partite come questa. Negli spogliatoi, alla fine, Lotito non ha alzato la voce ma il suo sguardo ai giocatori valeva più di mille rimproveri a brutto muso. Chiaro che a deludere di più il presidente e i tifosi siano stati ancora una volta gli uomini più attesi, cioè Milinkovic e soprattutto Luis Alberto. Al di là dei due gol segnati e la punizione dell’1-0 di Udine, il contributo dello spagnolo in questa stagione è davvero sconfortante. A questo punto giusto puntare su Correa o Caicedo come spalla di Immobile, arrivato a quota 72 reti in 96 presenze (in campionato sono 56 gol su 76 gare). E Inzaghi non farà sconti, anche se ovviamente lavorerà per recuperare fisicamente e psicologicamente Luis Alberto, irriconoscibile rispetto allo scorso anno. Deve ritrovarsi pure Milinkovic: il gol al Genoa sembrava il segnale del risveglio, invece la prestazione di Sergej nel derby è stata del tutto priva di quelle giocate speciali – e decisive – che lo avevano eletto a top player della Lazio. Probabile che i due, lo spagnolo e il serbo, vadano in panchina giovedì a Francoforte contro l’Eintracht, secondo turno di Europa League.Al loro posto, Correa e Berisha: il kosovaro non vede l’ora di debuttare e Inzaghi potrebbe accontentarlo. In Germania previsto anche il rientro di Radu in difesa: la sua assenza nel derby si è fatta sentire. In ogni caso, da quella sindrome la Lazio vuole assolutamente guarire.
la Repubblica