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DICHIARAZIONI

Gli Inzaghi, fratelli contro a Natale: Simone decide il destino di Pippo. Papà Giancarlo: “Strana sensazione”

Il calcio d'inizio lo dà il papà, Giancarlo: "Guardi è una strana sensazione – ammette – perché come in tutte le famiglie anche noi siamo sempre stati abituati a organizzare con tutta la famiglia riunita il giorno di Natale. Stavolta no, non accadrà. Dispiace? Ma no, è bellissimo". Giorno 26 dicembre, Bologna-Lazio è Filippo contro Simone Inzaghi. La prima volta. Poche parole, prima: amore fraterno a profusione. Simone Inzaghi lo ammette "Affrontare mio fratello sarà un'emozione particolarissima". E Filippo, dall'altra parte della barricata, gli fa eco: "Spero abbia un occhio di riguardo per me e non mi faccia troppo male".

Tecnicamente non c'è partita: la Lazio ha ritrovato la vittoria a suon di gol con il Cagliari, si è issata in zona Champions e il leit motiv del suo torneo, dall'inizio, è quello di cercare continuità.  Il Bologna di Pippo  aspetta il mercato di riparazione per fare degli accorgimenti che gli consentano di uscire dalle sabbie mobili. Per farlo, ha disputato due partite quasi copia carbone l'una dell'altra. "Giocando bassi – ha detto il fratello maggiore – ci scopriamo di meno e quindi rischiamo di meno". Certo il gioco non ne ha trovato giovamento, con Milan prima e Parma poi il tiro in porta è stato praticamente un optional troppo costoso per le tasche rossoblù.

Le ansie di campionato si trascinano anche in difesa e inducono i due fratelli, attaccanti puri – nati a Rottofreno e cresciuti nel San Nicolò, che hanno talvolta giocato insieme nelle Giovanili del Piacenza – a non volerne parlare. La gioia del loro confronto sarà quella dei fotografi: di certo Simone e Filippo – in ordine di classifica – poseranno per i flash, prima del match. Papà Giancarlo, interpellato alla vigilia, si fa ecumenico. "Di punti ne ha bisogno più Filippo – dice – ma io non farò il tifo per nessuno". Quando il cielo sopra i fratelli era sereno per tutti, Giancarlo – oggi 70enne – fu ancora più equilibrato: "Tre punti all'andata per uno e tre punti al ritorno per l'altro" svelò il suo sogno. Mamma Marina – di solito – quando i due figli giocavano, prendeva le parti del più piccolino. Stavolta, visto che in bilico c'è più Filippo, potrebbe fare un'eccezione.

Papà e mamma Inzaghi saranno comunque al Dall'Ara, in questo natale così diverso per loro e per il calcio. "Non ci era mai capitato nella vita di non fare il pranzo di Natale tutti insieme – dice papà Giancarlo – perciò abbiamo deciso. Ci godiamo il bello di questo episodio, che due fratelli giochino una partita da allenatori e per giunta sotto Natale, ci terremmo stretti questo ricordo. Di solito quando li vedo scendere in campo con le squadre che allenano provo un'emozione molto forte. E allora vivo la partita in camera mia. Mi rinchiudo. E faccio un tifo infernale. Mia moglie è di sotto, davanti a un'altra tivù". 

Pippo e Mone, divisi, ma insieme sul campo,  sulle panchine, dopo che nei tornei dei bar, da ragazzi,  Filippo non accettava un ingaggio perché non avevano preso anche Simone. Hanno sognato una vita di vestire la stessa maglia e di armare l'attacco della stessa squadra tra i professionisti. Sogno irrealizzato. Perché nella legge del calcio moderno, Pippo e Simone erano incompatibili, entrambi prima punta, entrambi con le medesime caratteristiche. Per trovare il solo a credere che invece si sarebbe trattato di un tandem irresistibile, tanto da schierarlo nelle sue formazioni, bisogna tornare alle Giovanili del Piacenza, e rifarci a Gianni Cella, un grande difensore piacentino che vestì soprattutto il nerazzurro ed ebbe la sfortuna di trovare davanti a sé, nella squadra milanese nerazzurra, autentici mostri sacri. Così da fare per lo più la riserva.

"Li avrei visti o benissimo insieme – disse in una vecchia intervista – Pippo prima punta, Simone seconda, sarebbero una formidabile coppia d'attacco". Diciamoci la verità, insomma. Questa "Inzagheide" di Natale è sentita soprattutto da loro, i due protagonisti, e poi in quella parte del nostro Paese, il Piacentino, che come tutte le zone di confine, non sa esattamente cosa sia. Emiliana per geografia, ma per distanza più attratta dalla grande Milano che dal centro della regione di appartenenza. Nessuna influenza viene dai due club di appartenenza, sebbene le storie di Bologna e Lazio sono intrecciate di bolognesi che hanno fatto il bene della Lazio (basti pensare a Giuliano Fiorini, a Fabio Poli, a Stefano Chiodi) e di figure emblematiche laziali che hanno aiutato i rossoblù nel momento del bisogno (da Bombardino Nanni, a Bruno Giordano, pensando anche a Nando Viola). Non resta che aspettare la sfida di Santo Stefano.

Papà Giancarlo che auspica una spartizione di punti, sa bene di andare incontro a quella che è la natura dei suoi due figli calciatori. Scomponendo come si fa in matematica le cifre tecniche e le caratteristiche di Filippo e di Simone, si arriva al numero primo che è uguale in entrambi. Entrambi sono vincenti, entrambi sono ostinati, entrambi non lascerebbero nulla di intentato per portare a casa la vittoria. Ed è probabile che così giocheranno la loro sfida, per poi – magari – pochi minuti dopo la fine, telefonare al ristorante del loro primo presidente, Gino Bossalini, scomparso nel dicembre di due anni fa, fondatore del San Nicolò, per prenotare a sorpresa. "Tenete aperto, fra un'oretta e mezzo siamo lì da voi a cena". Un bel piatto di pisarei e fasò: indigesti a chi? Repubblcia.it

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PRIMAVERA

Lulic fa 300: Bologna nel destino…

Il capitano biancoceleste ha fatto la storia di questo club, sette anni con l’Aquila sul petto, due trofei conquistati (una Coppa Italia ed una Supercoppa italiana).

Una Coppa Italia regalata alla Prima Squadra della Capitale grazie al suo gol al 71’ del derby del 26 maggio. Contro il Bologna a Santo Stefano potrebbe festeggiare la sua 300ª presenza con la maglia della Prima Squadra della Capitale.

Bologna è una squadra che porta fortuna al centrocampista allenato da Inzaghi dato che ha siglato il suo primo gol in biancoceleste ed ha raggiunto le sue 200 presenze in Serie A proprio contro il team ora allenato da Filippo Inzaghi. Contro Santander e compagni potrebbe tagliare l’ennesimo traguardo con la casacca biancoceleste, diventata per lui una seconda pelle.sslazio.it

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ARBITRI

Bologna-Lazio, designazione arbitrale e precedenti

La 18ª giornata di Serie A TIM Bologna-Lazio, in programma mercoledì 26 dicembre alle ore 15:00 allo Stadio Renato Dall’Ara di Bologna, sarà diretta dal signor Luca Pairetto (sez. di Nichelino).

 

Assistenti: Del Giovane-Bindoni

IV Uomo: Serra

V.A.R.: Nasca

A.V.A.R.: Vivenzi

 

La designazione arbitrale per la 18ª giornata di Serie A TIM ha assegnato la gara Bolgona-Lazio, in programma per mercoledì 26 dicembre alle 15:00 presso lo Stadio Renato Dall’Ara di Bologna, al signor Luca Pairetto della sezione di Nichelino.

Il fischietto piemontese, finora, non aveva mai arbitrato i biancocelesti in questa stagione. L’ultimo precedente, infatti, è datato 22 ottobre 2017, giorno nel quale i biancocelesti sconfissero allo Stadio Olimpico di Roma il Cagliari per 3-0.

L’arbitro Pairetto, inoltre, dirigerà per la quarta volta una gara della Prima Squadra della Capitale. Nei tre precedenti la Lazio ha sempre raccolto i tre punti con il fischietto di Nichelino alla direzione: in quest’ultimi match, in particolare, la formazione biancoceleste è riuscita ad avere la meglio, oltre che sul Cagliari, sull’Atalanta e sull’Udinese.

 

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Mauri: “Segnali positivi per Inzaghi, ma servono conferme”. Cardone: “Preoccupato per Berisha” (AUDIO)

Stefano Mauri  e Giulio Cardone a 'QUELLI CHE…'. Mauri: "Visto il rientro di Leiva, sono curioso di vedere chi toglierà Inzaghi per fargli spazio. Intanto però il Mister ha avuto risposte positive dal suo cambiamento, anche se il test andrebbe ripetuto contro avversari più importanti per una controprova più concreta. Difficile però, secondo me, rivedere gli stessi interpreti già a Bologna. Milinkovic? Meglio di altre volte, ma ancora lontano dal suo rendimento top. Inzaghi mette Parolo e Lulic, poi tutti gli altri, per lui sono i veri punti di riferimento, però mi aspetto una gestione diversa delle seconde linee quando ritornerà l'Europa League e inizierà la Coppa Italia." 

Cardone: "Inzaghi ha avuto coraggio, levando un mediano per inserire un trequartista ha cambiato volto alla Lazio, pur senza variare il modulo base. Per Badelj attendiamo novità sul problema avuto ieri, se dovesse stare bene ci sarebbe il ballottaggio con Leiva. Luis Alberto da valutare oggi, sabato ha lasciato lo stadio parlando di crampi. Inzaghi dovrebbe migliorare nella gestione dell'intera rosa, a coinvolgere sempre di più chi gioca meno per avere più risorse. Sono preoccupato per Berisha, non si è integrato a Roma, ma potrebbe essere un valore aggiunto". 

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Giordano: “Ora equilibrio nei giudizi. Badelj? Bocciatura pesante” (AUDIO)

 

Bruno Giordano a 'QUELLI CHE…': "Serve equilibrio per giudicare questa partita. Il modulo non è cambiato, Inzaghi ha solo modificato gli interpreti e un centrocampo più tecnico ha favorito il palleggio e la presenza nella metà campo avversaria. Badelj? Per me una bocciatura, ed è un peccato. Se non si punta su questo giocatore  si rischia di perderlo a livello mentale. Immobile? Ha avuto anche sfortuna visto l'ennesimo legno colpito, i voti dei giornali contano il giusto. A proposito di voti: Milinkovic prestazione sopravvalutata, gol a parte non ha fatto niente di che. Le seconde linee vanno coinvolte diversamente e responsabilizzate per avere una resa migliore".

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RADIOSEI

BUON NATALE DA TUTTI NOI!

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ESCLUSIVE

‘DOA’ – Brocchi: “Le scelte di Inzaghi premiate dal campo, corsa Champions equilibrata” (AUDIO)

 

"Ho sempre pensato che la Lazio potesse giocare come ha fatto con il Cagliari, ha giocatori di altissimo livello che hanno avuto un po' di difficoltà ma a volte è inevitabile. Allo stesso tempo, però, quando hai una società che ti sostiene, un allenatore forte come Inzaghi e dei giocatori validi poi alla lunga i risultati arrivano. L'allenatore deve avere delle certezze per trasmetterle alla squadra, ma poi la differenza la fanno i giocatori. Simone è stato bravo a continuare a puntare sui giocatori in difficoltà perché i successi della Lazio sono arrivati grazie a loro. Quarto posto? Sono tutte squadre che hanno problemi diversi da gestire, la spunterà chi riuscirà a far rendere al meglio i propri giocatori. Ognuno ha problemi da risolvere ma legati ai singoli giocatori, chi sarà più bravo o fortunato a risolverli vincerà questa corsa alla Champions. Milan? La forza che deve avere un allenatore è quella di continuare a lavorare al meglio, penso che Gattuso stia gestendo al meglio tante situazioni diverse e non è facile". Quindi l'esperienza di Monza: "Avventura bella ma anche difficile, bisogna tirare fuori il meglio che si possa fare in questa situazione. I miei ragazzi sono stati fantastici. L'obiettivo sarà quello di provarci per la promozione, il prossimo anno ci punteremo di più. La società vuole salire di categoria ma sicuramente dall'anno prossimo ci punteremo dall'inizio".

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DICHIARAZIONI

Calciomercato, parla Donati: “Gratificato di essere accostato alla Lazio, voglio tornare in Serie A”

 

ROMA – La Lazio ha la necessità di intervenire sul mercato. Tra pochi giorni aprirà ufficialmente il calciomercato di riparazione e la società biancoceleste deve intervenire per rinforzare la fascia destra. Tra i nomi che sono

circolati, ci sono buoni profili, come: Lainer del Salisburgo, Sala della Sampdoria, Darmian del Manchester United, Caligiuri  dello Shalke 04 e Donati del Mainz. Proprio quest’ultimo ha parlato del possibile interesse della Lazio, lui che è stato messo fuori rosa dal Mainz e tornerebbe in Italia molto volentieri, queste le sue parole: “Io posso giocare laterale in una difesa a quattro, ma anche da quinto di centrocampo con una retroguardia a tre. Mi sento in forma, sto bene fisicamente. E poi ho tantissima voglia di tornare a fare qualcosa di importante anche in Italia“. Magari proprio alla Lazio? “Di certo è gratificante che il mio nome venga accostato a un grande club come la Lazio, è un onore” afferma l’esterno del Mainz. “Parliamo di una squadra importante, che in questi anni ha fatto molto bene. Un club pieno di storia e con dei tifosi spettacolari“. Per il 28enne ex Inter, la Lazio potrebbe un’occasione importante della sua carriera.

cittaceleste.it

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RASSEGNA STAMPA

Simone contro Pippo, un Santo Stefano in famiglia

ROMA – Natale a casa Inzaghi, anzi Santo Stefano al Dall’Ara, perché davanti all’albero nel salotto di San Nicolò, a sei chilometri da Piacenza e quattro da Rottofreno, papà Giancarlo e mamma Marina stasera si ritroveranno soli come due fidanzatini. Atmosfera romantica, niente figli e nipoti. Domani Pippo porterà il Bologna in ritiro, Simone si metterà in viaggio con la Lazio dalla stazione Termini. Il primo Boxing Day del campionato italiano ha prodotto novità e partorito, figlio del calendario, un evento storico. Mai visti due fratelli in panchina a togliersi punti vitali, uno in corsa per la Champions e l’altro per salvarsi e con l’incubo esonero da allontanare. Mica solo una festa. Roba da sentirsi male, ancora peggio per i genitori. E’ piena di confronti la storia del calcio, anche tra i due ex centravanti di Piacenza, accoppiati in azzurro dal ct Zoff nel marzo Duemila, un paio di mesi prima che si giocassero lo scudetto. Pippo lo perse con la Juve sotto il diluvio di Perugia mentre Simone lo stava festeggiando negli spogliatoi dell’Olimpico con la Lazio. Ora è un’altra storia, non ci sono precedenti. L’unico non fa testo, categoria Allievi, torneo Arco di Trento. Era il 16 marzo 2013 e la Lazio di Simone riuscì a battere il Milan di Pippo, 2-0 con doppietta di Tounkara. All’epoca papà Giancarlo poteva solo sperare e augurarsi di rivederli, uno contro l’altro, in Serie A. Sono passati cinque anni. Quando erano bambini, li aveva tirati su a pane e calcio. «Ero vicepresidente del San Nicolò, avevo giocato nella Libertas, fermandomi presto. A 16 anni, il mio allenatore mi disse. “Devo darti un consiglio… Meglio se cambi sport”. La passione, però, è rimasta. E l’ho trasmessa a Filippo e Simone. Li portavo allo stadio a vedere il Piacenza. Pippo aveva 9 anni e Simone 6, venivano anche con la neve, li imbacuccavo e li portavo al Garilli. Il loro idolo era Cornacchini, ha giocato con il Milan, oggi ancora allena. Lo aspettavano per le foto, quel Piacenza era in C1. Ai miei figli non ho mai fatto un regalo che non fosse un pallone. Volevano solo il pallone. Giocavano a casa e dai nonni. Spaccavano vasi e vetri, si divertivano in cortile o in mansarda».

Ci racconta il torneo dei bar a Ferriere. 
«Pippo una volta mi disse. “Non gioco più con la squadra della tabaccheria, ma con quella dei bar. Mi pagano due pizze”. Lui pretendeva che nei tornei ci fosse Simone nella sua squadra. Capitò a Pertuso. Avevano 15 e 12 anni. Vincevano con i più grandi. Si trovarono con Gianni Scaglia, il mio amico e inseparabile compagno d’avventure a funghi, giocava nel Ferriere in terza categoria».

Il Santo Stefano degli Inzaghi al Dall’Ara. Chi lo avrebbe mai detto? 
«Assolutamente no, era impensabile. E’ bellissimo, credo non sia mai successo nel nostro campionato. Resterà un ricordo indimenticabile per tutta la vita. Quando vedo scendere in campo Lazio e Bologna, con loro due in panchina, mi viene un’emozione fortissima. Di solito mi tappo nella mia camera. Serrande abbassate, buio totale, un bicchere di bargnolino. In completa solitudine, faccio un tifo infernale. Mia moglie li vede attraverso un altro televisore, al piano di sopra».

Mercoledì come si fa? Cuore diviso? 
«Tifare assolutamente no. E come faccio? Sarà dura. Non so cosa pensare. Per Simone e la Lazio sarebbe una vittoria importante dopo aver ripreso il quarto posto, per Pippo e il Bologna vincere sarebbe stra-importante. Per questo motivo non volevo andare allo stadio. Vi dico una cosa. Io e mia moglie Marina saremo al Dall’Ara. Mi ha convinto Filippo. “Papà, dovete venire per forza, può essere l’unica volta che capita. E poi vi fermate a cena”. Simone non potrà trattenersi a Bologna. Ripartirà subito per Roma con la Lazio, sabato c’è un altro turno di campionato».

Certo stasera vigilia di Natale senza Pippo e Simone a tavola nella vostra casa di San Nicolò. 
«E’ un po’ strano, è il primo Natale della nostra vita che non facciamo tutti insieme in famiglia. Mi dispiace, ma non si può farne a meno, devono lavorare, meglio e giusto così. Io e Marina non avremo nessuno a casa, ma la prossima settimana scenderemo a Roma, non mancano le occasioni per stare insieme. E poi la famiglia si riunirà allo stadio. Angela, la fidanzata di Pippo, non perde una partita del Bologna. E’ sempre al Dall’Ara. Forse dovrebbero salire anche Gaia, la moglie di Simone, e Lorenzo. Capodanno? Andranno tutti alle Maldive. Filippo e Simone partiranno insieme, stesso volo, villaggi diversi».

corrieredellosport.it

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STATISTICHE

Lulic fa 200 con Inzaghi in panchina

Il primo lo segnò Klose il 3 aprile 2016, con un esterno destro a Palermo. Il 200° lo ha firmato ieri Acerbi, di prepotenza, prima che Lulic facesse 201. Sono i gol della Lazio in campionato da quando c’è Inzaghi. Calcolare la media, in 100 partite, è facile: 2,01. Solo con altri 4 allenatori la Lazio ha segnato di più, nella sua storia, ma con nessuno di loro aveva fatto così presto ad arrivare a 200. Con Eriksson ci erano volute 114 partite, con Sperone 117, con Zoff 138, con Delio Rossi 140. Quanto ai gol totali, già alla fine di questo campionato Inzaghi sarà al 2° posto: irraggiungibile per ora Zoff a quota 277, si potrà mettere però alle spalle Sperone (212), Rossi (209) ed Eriksson (202). I 201 gol dell’era-Simone sono stati segnati da 31 giocatori: la parte del leone la fa Immobile, con 62, in doppia cifra anche Milinkovic 18, Keita 16, Luis Alberto 13 e Parolo 12. Fra i 9 che hanno fatto una sola rete c’è anche Bisevac, chi lo ricorda?, ora è finito in Lussemburgo all’F91 Dudelange. Nel conto 4 autogol.

Corriere della Sera