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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate (Il Messaggero): “Nella Lazio sembra che le cessioni non siano di competenza del direttore sportivo…” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a 'NMM': "La cosa che mi lascia più perplesso è che sembra non sia un onere del direttore sportivo vendere giocatori. Ed il fatto è che nella Lazio avviene proprio questo, tutto ciò che riguarda le uscite è messo in mano agli agenti. Possono capire che per badelj possa essere Lucci a cercare una destinazione visto che la Lazio non ha necessità di venderlo. La cosa che infastdisce è che la stessa cosa avviene con un Caceres, con la differenza che è una cessione fondamentale anche per il mercato in entrata. Su Basta e Caceres entra in gioco anche le pretese del presidente Lotito. A volte serve dare anche la buonuscita. Per Wallace la stessa cosa, Tare ha chiesto a Mendes di trovare una sistemazione al ragazzo".

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CALCIOMERCATO

Badelj, no al Villareal del croato e Lotito chiede 10 milioni

Come anticipato, Milan Badelj è uno dei giocatori in uscita in casa Lazio. L’esperienza biancoceleste non ha regalato al croato alcuna soddisfazione, ed è proprio per questo motivo che il calciatore è alla ricerca di altre soluzioni. Nonostante la richiesta di Lotito non sia alta (intorno ai 10 milioni), ancora nessuna pista di mercato si è accesa in maniera importante. Nelle scorse ore – riporta l’edizione odierna de Il Messaggero – si era paventata la possibilità per il vice campione del mondo di approdare nel Villareal. A rifiutare l’offerta degli spagnoli, però, sarebbe stato lo stesso ex Fiorentina.

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DICHIARAZIONI

​Lotito: «Zappacosta? Il mercato non è fatto con le figurine. Cori razzisti? Così club ostaggio di dieci stupidi»

«Zappacosta? Il mercato non è fatto dalla collezione di figurine. Se mi piace? Io mi domando se è funzionale e necessario». Così il presidente della Lazio, Claudio Lotito, intercettato davanti Palazzo Chigi da alcuni cronisti. «Queste valutazioni non le fa il presidente – replica il patron biancoceleste – il presidente è il pater familias che sente e ascolta le persone. Ho un allenatore, un direttore sportivo, un team manager che concorrono ad una formazione di un mio convincimento».

«Devono essere messe in campo tutta una serie di azioni volte a reprimere certi episodi, quando questi però sono palesi, evidenti e percepibili. Invece così si rendono le società ostaggio dei comportamenti di dieci stupidi», ha detto Lotito sulle polemiche seguite all'episodio durante il match di Coppa Italia all'Olimpico, con una parte degli ultras della curva Nord che ha intonato cori razzisti e a sfondo antisemita contro i tifosi romanisti. «In uno stadio semideserto – ha aggiunto – si sarebbero sentiti. Invece chi era allo stadio nessuno ha sentito nulla, nemmeno io, tanto è vero che la giustizia sportiva ha ritenuto di non fare nessun tipo di considerazione. Sta diventando una psicosi, una situazione ridicola. La società non deve pagare nulla. Sotto la curva si può sentire qualsiasi cosa, ma in questo caso non li ha sentiti l'arbitro, non li ha sentiti la procura e nemmeno il quarto uomo». «Gli unici cori che si sono sentiti sono quelli nei miei confronti dei tifosi del Novara. La cosa più bella è che poi noi siamo stati abbinati a quei manifesti adesivi, quelli sì che sono razzisti», ha precisato Lotito riferendosi ad alcune scritte a firma di un gruppo romanista “Lazio, Napoli, Israele. Stessi colori”. Sulla posizione del tecnico del Napoli, Carlo Ancelotti, Lotito si dice «d'accordo con il capo della polizia (Franco Gabrielli, ndr), secondo cui ognuno si assume la responsabilità dei propri comportamenti e deve essere consapevole delle conseguenze. A volte può anche essere un boomerang».

Secondo il n.1 del club biancoceleste «che piaccia o no c'è stata una crescita da parte della curva: quando sono arrivato aveva un certo comportamento, oggi ne ha un altro. La nostra è forse l'unica società che ha messo in atto tutta una serie di azioni volte a reprimere certi fenomeni. Poi non posso mettere un poliziotto per ogni tifoso perché è tecnicamente impossibile».Il Messaggero.it

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TIFOSI

Canigiani: “Speriamo nei 1.000 abbonati per il girone di ritorno”

Marco Canigiani, responsabile del marketing biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, 89.3 FM.

“Per la campagna abbonamenti nella giornata di ieri si era superato quota di 600 sottoscrizioni. Speriamo nel rush finale ed arrivare a circa 1.000 abbonamenti venduti, ci sarà tempo fino ad oggi alle ore 19:00. Gli abbonamenti comprendono le nove gare casalinghe del girone di ritorno, comprese Lazio-Juventus e Lazio-Roma, due autentici big match, a prezzi veramente popolari e vantaggiosi.

Ricordo che sono previste numerose promozioni, come quelle per Over-65, donne, Under-16 ed Under-14: l’“Aquilotto”, in particolare, con €30 può sottoscrivere l’abbonamento in tutti i settori, eccezion fatta per la Tribuna d’Onore, avendo così la possibilità di scegliere già il posto ed averlo garantito da qui a maggio.

In alcune partite, specificatamente indicate, ci sarà la possibilità per gli i tifosi più piccoli di accedere gratuitamente all’Olimpico se accompagnati da un adulto che ha acquista un biglietto intero.

Sulla trasferta del Napoli non abbiamo ancora informazioni ufficiali, appena le avremo le comunicheremo tempestivamente. Per Lazio-Juventus sarà disponibile il servizio di Bus-Sharing: tutte le informazioni utili saranno online a breve sul nostro sito”.

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CALCIOMERCATO

UFFICIALE – Lombardi in prestito al Venezia

Tramite un comunicato ufficiale, la Lazio ha annunciato la cessione in prestito biennale di Cristiano Lombardi al Venezia. Il giocatore non è mai stato preso in considerazione dopo l'epresienza al Benevento, adesso ha l'occasione per ricominciare. "La S.S. Lazio comunica di aver ceduto a titolo temporaneo sino al 30 giugno 2020 il calciatore Cristiano Lombardi al Venezia F.C".

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DICHIARAZIONI

“Ehi non sono morto! Bisteccone è più vivo che mai”

MILANO – Guarda a sinistra, guarda a destra. E va a vincere. Ancora una volta. Se avete visto Gian Piero Galeazzi a Domenica In, sotto le feste, su una sedia a rotelle, sofferente, molto diverso da come eravamo abituati a vederlo quando si aggrappava a Maradona o all’Avvocato Agnelli per un’intervista, beh, cancellatelo dalla mente. La tv inganna. “Sui social m’hanno già fatto il funerale. Ma io sono ancora vivo, eh. Ho sbagliato a presentarmi in quel modo. La verità è che sono reduce da un’operazione al ginocchio sinistro, mi muovo con le stampelle. Lo studio era pieno di cavi e, per non rischiare, un assistente ha pensato bene di mettermi su una carrozzina”. 
E la gente ha pensato che fosse malato seriamente. Anche perché lei ha detto: voglio vivere bene gli ultimi 500 metri della mia vita. 
“Non ho il Parkinson, ho problemi di diabete. La salute va su e giù, come sulle montagne russe. Ho sbalzi di pressione, gonfiore alle gambe. Quando mi emoziono mi tremano le mani, ma non sono messo così male. A 72 anni ho anche perso un po’ di chili”. 
Eppure è bastato vederla in quelle condizioni per scatenare grandi manifestazioni di affetto. 
“Inaspettate. Mi sono arrivate decine di messaggi, sono stato travolto dalle telefonate. C’è persino chi mi ha segnalato medici e specialisti. Incredibile”. 
Si può stare tranquilli? 
“Certo, anzi, questo ritorno di popolarità mi aiuta. Mi sono reso conto che la gente non mi ha dimenticato. Ho unito due tipologie diverse di pubblico: sono stato Pippo Baudo e Sandro Ciotti messi assieme, una bomba atomica. Mi piacerebbe tornare a lavorare in tv. Oggi, per dire, sarò di nuovo dalla mia amica Mara Venier a Domenica In”. 
Non si è mai pentito di avere ceduto alle sue lusinghe, rovinando l’immagine di giornalista “serio”? 
“No, Mara mi ha cambiato la vita. Eravamo a cena in un locale di New York assieme a Renzo Arbore, durante i Mondiali del 1994, quando mi chiese di partecipare a Domenica In. Io conducevo già 90° Minuto e lei fu brava a buttarmi nello spettacolo gradualmente. Subito si sono scatenate le critiche e le invidie dei colleghi”. 

Il direttore Marino Bartoletti non voleva che un suo giornalista cantasse e ballasse, si travestisse, e poi conducesse una delle trasmissioni Rai di punta. 
“Anche mia moglie Laura e i miei figli Gianluca e Susanna mi chiesero se ero diventato matto. Magari nei loro panni anche io avrei pensato le stesse cose. Bartoletti voleva togliermi 90° Minuto, mi ha bombardato, non avevo neppure più il mio posto in redazione. Però io avevo il sostegno del direttore di Rai 1, Brando Giordani: diceva che dovevo essere un giornalista a 360 gradi. Anche Mara s’era messa di traverso: non toccatemi Bisteccone, eh”. 
Già, il soprannome che l’accompagna da decenni. 
“Le dico come nacque. Era il 1970, un giorno dovevo andare a giocare un doppio di tennis con Renato Venturini, che lavorava alla radio. Andai a prenderlo nella sede di via del Babuino e mi presentò ai colleghi dello sport. Ero alto e massiccio, così Gilberto Evangelisti se ne uscì con la frase: Renà, ma chi è ‘sto Bisteccone?”. 
E così trovò anche lavoro. 
“Venturini raccontò che ero stato campione di canottaggio così quelli della radio mi chiesero di portare i risultati delle gare e piano piano mi inserirono in redazione. Lavoravo dalle 8 del mattino alle 8 di sera, portavo il cappuccino a Ciotti, leggevo i risultati della C la domenica. Insomma, feci la gavetta, al fianco di maestri come Guglielmo Moretti, il mio santo protettore, Enrico Ameri, lo stesso Ciotti, Rino Icardi, Claudio Ferretti”. 
Fino a quando si ritrovò all’Olimpiade di Monaco. 
“E per un altro colpo di fortuna feci la mia prima radiocronaca di canottaggio. Mirko Petternella era stato trattenuto al palazzetto per la scherma e così debuttai io. Con questa frase: “Qui c’è molto vento, le bandiere sembrano di legno”. Pensi che cazzata… Dallo studio Roberto Bortoluzzi disse: “Sì Galeazzi, vai avanti”. Avrà pensato: se questo è l’inizio, annamo bene… Invece me la cavai”. 
Più che bene. E con la riforma Rai si ritrovò in Tv. 
“Non volevo lasciare la radio, stavo da dio ed ero stato assunto. Un giorno, però, mentre facevo una radiocronaca di rugby a Rovigo ricevetti una telefonata della segretaria di Emilio Rossi, nuovo direttore del Tg1. “Si presenti domani mattina”. Avevano bisogno di un redattore perché tutti gli altri erano passati al Tg2 con Maurizio Barendson. Tito Stagno, “l’uomo della Luna” e capo dello sport, aveva fatto il mio nome al direttore e così accettai”. 
Non senza problemi. 
“Moretti, mio capo alla radio, mi disse a brutto muso: “Il giorno che ti troverò sanguinante per strada non ti soccorrerò”. Ameri, invece, fu più clemente: “Hai fatto bene: qui sei il 35°, al Tg1 potrai essere il numero uno”. In effetti, conducevo i notiziari, facevo “a modo mio” i servizi per la Domenica Sportiva. Soprattutto potevo fare le telecronache di canottaggio e, con Guido Oddo, quelle di tennis, altro sport che conoscevo bene”. 

Proprio nel periodo di massimo splendore degli italiani, tra l’altro. 
“Stare nella “buca” del Foro Italico durante gli Internazionali d’Italia è stata una grande palestra professionale. Peccato aver saltato la trasferta in Cile in occasione della vittoria azzurra in Coppa Davis nel 1976. La tv non mandò inviati – ma la radio sì – per protestare contro il regime di Pinochet, quindi Oddo e io facemmo le telecronache dal “tubo”. La sera della vittoria del doppio, però, durante la differita Guido vide che Panatta e gli altri azzurri alzavano la coppa e anticipò il risultato, rovinando la sorpresa. Apriti cielo: ricevemmo decine di telefonate di telespettatori imbufaliti”. 
Lei è rimasto grande amico di Pietrangeli e Panatta. 
“Nicola mi ha insegnato il tennis, Adriano mi ha laureato, mi ha fatto capire lo spirito di questo sport. La Coppa Davis era il top, adesso l’hanno riformata e snaturata, togliendole tutto il suo fascino”. 
A quale telecronaca è rimasto più affezionato? 
“A quella dell’oro di Bonomi e Rossi nel K2 1000 metri all’Olimpiade di Sydney: “Si guarda a sinistra, si guarda a destra, vince l’Italia!”. Anche se il mio nome sarà legato per sempre ai fratelli Abbagnale. Eppure la telecronaca della vittoria di Seul, passata alla storia, non doveva neppure esserci. La sera prima stavo giocando a carte con Evangelisti quando arrivò la notizia di uno sciopero. A quel punto, invece di andare a letto, girai per Seul, nei bar frequentati dai militari americani. Soltanto quando tornai in albergo all’alba scoprii che lo sciopero era stato revocato. Mi precipitai a fare la telecronaca senza neppure il foglio dei finalisti. Io salivo a bordo delle imbarcazioni con la voce, forse anche per un certo spirito di rivalsa dopo la grande ingiustizia subita nel 1968: io e Giuliano Spingardi meritavamo di partecipare all’Olimpiade in Messico, saremmo stati da finale. Invece ci esclusero e quei Giochi li vidi solo da spettatore. Che rabbia”. 
I telecronisti “urlatori” si difendono così dalle critiche: lo faceva pure Galeazzi… 
“Sì, ma Galeazzi urlava per una finale olimpica o mondiale. Adesso si urla anche per un gol in una partitella di quartiere”. 
Meglio i servizi per la Ds oppure le telecronache? 
“Io nasco e muoio telecronista. Non ero estroso come il grande Beppe Viola, però conoscevo lo sport e le sue dinamiche. Con i calciatori c’era una libertà diversa rispetto ad ora. Io ho inventato le interviste prepartita, alla discesa dai pullman, e appena finita la gara prendevo i giocatori sotto braccio e li confessavo a bordo campo, prima di tutti. Per non parlare delle docce di champagne che mi hanno fatto negli spogliatoi durante le feste per gli scudetti. L’idea di far intervistare a Maradona i compagni dopo la vittoria fu geniale. Per l’ultimo scudetto della Lazio mollai una telecronaca di tennis al Foro Italico per andare a festeggiare”. 
L’Avvocato Agnelli la invitò a cena. Che onore. 
“Non si poteva toccare cibo fino a quando non cominciava l’Avvocato, che però mangiava pochissimo. Sono stato marcato a uomo per tutta la serata dal cameriere”. 
Nicola Savino di Radio Deejay la imita benissimo. 
“L’ho fatto diventare milionario. Mi ha detto: grazie Giampiè, m’hai pagato mezza casa. Mi fa ridere, è bravissimo. Laura, invece, si arrabbiava quando Anna Marchesini a Fantastico faceva la moglie “cecata” di Galeazzi”. 
C’è qualche telecronista di oggi che le piace? 
“Pierluigi Pardo ha fatto il mio stesso percorso sul piano della simpatia, poi è romano, un gaudente. Sandro Piccinini mi piaceva, ora mi sembra troppo fabbricato. Fabio Caressa sembra che a volte veda altre partite, però non dimentico che nel 2006 in Germania fu l’unico a stingermi la mano dicendo: “Grazie Gian Piero, lei è stato quello che ha aperto una nuova strada nella telecronaca sportiva””. 
Guarda molto la tv? 
“Abbastanza, adesso poi mi sono anche abbonato a Zzz”. 
Zzz? Forse vuol dire Dazn. 
“Quello. Diletta Leotta è bella e brava. Con lei avrei lavorato volentieri. Sa di piacere, ma non lo fa pesare. Non come altre sue colleghe che se la tirano”. 
Gabriele Romagnoli, lasciando la direzione, ha detto che Rai Sport è come Beirut. 
“Battuta per battuta, potrei dire che lui ha fatto poco per disinnescare le mine… Ora come direttore c’è Auro Bulbarelli, che conosce l’ambiente: speriamo che metta ordine, con coraggio e fermezza. La verità è che negli Anni 90 Gilberto Evangelisti ha fatto nascere la redazione sportiva unificata, l’ha fatta camminare, ma non l’ha fatta correre. C’è sempre maretta. Durante i Mondiali del 1994 presi un calcio in pancia per dividere Ignazio Scardina ed Enrico Varriale che si stavano azzuffando per una roba di cassette rubate con le interviste”. 
Lei è stato in Rai per 42 anni: come ha fatto a cavalcare l’onda così a lungo? 
“Con la mia professionalità, con il mio entusiasmo. Non ho avuto padrini politici, io. Sandro Petrucci, collega del Tg1, diceva che avevo tre anime: quella popolare degli stadi di calcio, quella aristocratica del tennis e quella romantica del canottaggio”. 
E dire che non pensava neppure di fare il giornalista, vero? 
“Già. Mi sono laureato in Statistica e per qualche mese ho lavorato all’ufficio marketing e pubblicità della Fiat. Ma il clima a Torino era pessimo, mi mancavano il sole di Roma, le mangiate con gli amici, le giornate al Circolo Canottieri, che era la mia casa”. 
Sono giornalisti anche i suoi figli. Che padre è stato? 
“Ero sempre in giro, a volte riuscivo ad andare a prenderli a scuola, ma mi rendo conto di non essere sempre stato presente. Forse avrei potuto dare qualcosa di più dal punto di vista affettivo. E a 50 anni avrei dovuto abbandonare la vita da zingaro e fare un altro tipo di carriera. Non pensavo avrebbero seguito le mie orme: Susanna è al Tg5, Gianluca lavora in cronaca a La7, ma gli interesserebbe seguire lo sport”. 
Dove si vedrebbe nella tv di oggi? 
“A costruire programmi. Mi piacerebbe rifare in chiave moderna 90° Minuto. Adesso nelle trasmissioni calcistiche ci sono troppi tecnici che parlano e poca mediazione giornalistica”. 
Se Mediaset chiamasse? 
“Io sono marchiato Rai. Non cambio”. Guarda a sinistra, guarda a destra, ed è sempre il solito, ineguagliabile Bisteccone. 

Gazzetta.it 

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Oddi: “Lazio, aspetta il Napoli e riparti. Lulic a destra non mi convince” (AUDIO)

Giancarlo Oddi a 'QUELLI CHE…': "Nessuno dice che la Lazio debba fare la partita a Napoli. A volte la scelta più astuta è quella di aspettare gli avversari e far male in contropiede. Credo sia giusto affrontarla così, anche perché prestare il fianco alle loro ripartenze sarebbe assurdo. Lulic a destra non mi convince, è talmente abituato a giocare dalla parte opposta che potrebbe anche trovarsi in difficoltà a Napoli. Lukaku? Era un ottimo sostituto, perché smontava le difese con le sue progressioni, ma adesso non riesce più a farlo, non mi spiego perché". 

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘QUELLI CHE…’ – Pinelli: “Per Zappacosta l’ostacolo è il Cheslea, Badelj? Anche Berisha è scontento…” (AUDIO)

Pietro Pinelli (Sport Mediaset) a 'QUELLI CHE…': "Per Zappacosta il vero ostacolo è la richiesta del Chelsea, che la Lazio non è pronta a soddisfare. Il club londinese chiede fra i 15 e i 17 milioni di euro per l'esterno. Spesso quando si parla solo di un giocatore questo non arriva, almeno con la Lazio abbiamo imparato a ragionare così. L'unico vero grande colpo di gennaio sarà Higuain a Londra, per il resto – Lazio compresa – mi aspetto poco o niente. In casa Lazio i primi scontenti sono Badelj e Berisha, ma solo uno fra i due potrebbe essere accontentato con la cessione. Il più indiziato è il croato, che non ha mai inciso anche perché avere davanti Leiva ha reso tutto più complicato". 

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CALCIOMERCATO

Monchi su Badelj: “Mi è sempre piaciuto, ma…”

Il direttore sportivo della Roma Ramon Monchi ai microfoni di RaiSport ha parlato del calciomercato dei giallorossi. Fra i nomi accostati anche quello di Milan Badelj, che sembra aver manifestato la voglia di andare via da Roma: "Badelj? Ho già detto che non parlo di giocatori di altre squadre, se ora mi proponete un giocatore della Lazio mi mettete ancora più in difficoltà. Badelj è un giocatore che mi è sempre piaciuto, già da quando ero al Siviglia, ma ora non stiamo pensando a lui". Difficile se non impossibile pensare ad un cambio di sponda del centrocampista croato.

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CALCIOMERCATO

Dalla Croazia: Lazio interessata ad Arijan Ademi

Arijan Ademi è l'ultimo nome accostato alla Lazio. Il centrocampista della Dinamo Zagabria, croato di origini macedoni di 27 anni, ha un valore di mercato di 8-10 milioni. Su di lui anche la Roma, per la Lazio rappresenterebbe un'ipotesi di mercato nel caso remoto in cui partisse Badelj già a gennaio. Difficilmente altrimenti i biancocelesti interverrebbero nella zona mediana del campo.