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CALCIOMERCATO

Barcellona-Psg, accordo raggiunto per Neymar: sarà l’operazione più costosa della storia

È fatta per il ritorno al Barcellona di Neymar. L'attaccante brasiliano lascia il Psg dopo appena due stagioni per tornare in blaugrana. Accordo raggiunto sia tra i club che tra il Barcellona e il giocatore. Nelle prossime ore le firme, per ufficializzare il ritorno di Neymar al Camp Nou. Dopo essere stato il colpo èpiù costoso della storia, Neymar torna lì dove aveva debuttato in Europa.

gianlucadimarzio.com

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Cardone (La Repubblica): “Mercato della Lazio finito, non verranno prese in considerazione offerte per Milinkovic” (AUDIO)

GIULIO CARDONE (La Repubblica) in collegamento a 'NMM': "Sullo scambio Icardi-Dybala, anche se è diventato molto complicato, non ho smesso di credere. Icardi si è davvero impuntato e i due club non parlano tra di loro. Questo scambio era stato impostato in Primavera da Marotta ed Agnelli, poi i rapporti sono diventati tesi. Ora il ritorno di Neymar al Barcellona potrebbe aprire una pista al PSG per Dybala. Nelle scelte di Wanda Nara ed Icardi non c'è nula di logico, così come non è logica la gestione di Marotta della questione Icardi durante il campionato. Ora si sta allenando in gruppo, è una situazione davvero paradossale. Per quanto riguarda il mercato della Lazio, penso che sia terminato a Ferragosto quando ho avuto la certezza che non si sarebbe più mosso nulla. Potrebbe anche arrivare un'offerta per Milinkovic, ma a questo punto non credo che la Lazio possa prenderla in considerazione. penso che si vedranno con l'agente per adeguare il contratto". 

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AMARCORD

E’ già derby, la storia della sfida più sentita

Il derby a Roma è una partita che spesso dura una stagione. Anche per questo, sarà difficile far dimenticare lo scorso 29 luglio agli appassionati di calcio romani: accaldati a lavoro o in pieno relax in qualche località di vacanza, dalle 19,00 di sera hanno volto tutti gli sguardi all’unisono verso lo schermo di una tv o di uno smartphone in trepidante attesa della diretta del sorteggio del calendario della Serie A 2019/2020. Sono bastate poche frazioni di secondo per svelare l’arcano: un sorteggio shock ha infatti consegnato ai tifosi capitolini una partenza ad altissima intensità, che toglie il palcoscenico alla prima giornata, da sempre la più attesa. Il derby della Capitale, Lazio-Roma è alla seconda giornata, domenica 1 settembre, mai così presto nella storia della serie A.

In pochi si sarebbero aspettati di trovarsi di fronte alla Partita – con la P maiuscola – con ancora il costume e le infradito. Questo perché il derby cittadino è un evento per i romani che ha una solennità pare ad una festività come il Natale, al quale occorre avvicinarsi cautamente, con lo stesso sentimento natalizio misto di gioia e tristezza, ed anticiparne oltremodo la celebrazione ha sicuramente causato un certo spaesamento. Questo anche perché per molti tifosi capitolini il derby non è solo una festività sportiva ma può rappresentare addirittura l’eterna lotta tra il bene ed il male: una battaglia sportiva atta a difendere la città dall’invasore, o forse meglio dall’impostore. Entrambe le fazioni in gioco, infatti, arrogano alla loro parte la superiorità cittadina: i laziali rivendicano l’ascendenza storica sul calcio capitolino, i romanisti rispondono mostrando la netta preponderanza geografica e demografica.

Da questo scontro nessuno in città può rimanere escluso; se il detto recita “quando sei a Roma, fa come i romani” in questo caso la valenza è manifesta: Roma non tollera gli ignavi, quando si gioca la stracittadina occorre schierarsi, stare da una parte o dall’altraNella settimana che precede il derby si deve scegliere il proprio partito, o la Lupa capitolina o l’Aquila imperiale. Perché il derby non è solo una partita, ma un modo di vivere la Città Eterna, un senso di appartenenza alla sua anima più intrinseca.

Nei primi decenni del ‘900 furono giocati centinaia di derby tra le varie squadre capitoline che ne rappresentavano i principali quartieri: gli abitanti di Borgo e di Prati tifavano per la Fortitudo, quelli di Prati e parte dei Parioli per la Lazio, il Trionfale e l’Esquilino per l’Alba e la Romana, i Parioli per il Roman, Monti e l’Esquilino per la Juventus. In questi anni la Lazio imponeva sistematicamente la propria superiorità tecnica sulle varie squadre che diedero vita alla AS Roma solo nel 1927. In tanti casi i risultati erano eclatanti, con scarti che spesso superavano le cinque/sei reti.

Il primo antesignano del derby “Roma-Lazio” nella storia si svolse il 19 gennaio 1908 in Piazza di Siena (match arbitrato dal principe Filippo Doria Pamphili). A sfidare per primo il predominio laziale fu il Roman, team composto da atleti provenienti dalle classi della medio alta borghesia dei Parioli. I laziali vinsero 5-3, profittando del fatto che i “roman-isti” disputarono la partita in dieci, in quanto uno dei loro elementi, il temibile terzino Giacomo Peroni, non aveva potuto intervenire. Lo strapotere biancoceleste era vissuto con un certo fastidio dalle altre compagini capitoline.

Solo con l’inizio degli anni ’20 la Città eterna trova una relativa parità tra le varie contendenti ma con la nascita della Associazione Sportiva Roma nel 1927, la storia cambia nuovamente. Sullo scorcio degli “anni ruggenti”, alla vigilia della prima Serie A (campionato 1929-30), Roma aveva finalmente due belle squadre. Una antica e gloriosa, l’altra giovane e ambiziosa. Ed anche i tifosi dei due club erano diversi fra loro. La Lazio di inizio secolo era la squadra dei quartieri alti, dei pariolini, dei signori ed esibiva ai contendenti quarti di nobiltà. La neonata AS Roma era invece il prodotto finale di un’alchimia durata un quarto di secolo, iniziata dal Roman, proseguita dalla Fortitudo e dall’Alba e aveva raccolto dalla loro eredità le varie tifoserie capitoline.

Nel secondo dopo guerra, dopo un iniziale predominio biancoceleste che va dal 1947 al 1954 (la Lazio vincerà sei derby consecutivi tra il 1951 e 1952, ma in due occasioni si disputavano partite amichevoli) si torna ad una situazione di sostanziale parità nello score della stracittadina.

Gli anni ’60, gli anni del miracolo economico italiano, vedono anche il boom giallorosso: su 23 incontri svoltisi tra il 1958/59 ed il 1970/71 la Roma ne vince 11 e ne pareggia 9, lasciando ai biancocelesti solo 3 vittorie in poco più di due lustri.

Per rompere il sortilegio giallorosso serve dunque un eroe biancoceleste e la Lazio lo trova: è Giorgio Chinaglia a firmare il successo del derby di Coppa Italia 1970, un derby estivo come il prossimo venturo (si giocò di 29 agosto), con la Lazio ancora relegata nella serie cadetta contro una ben più attrezzata Roma. Nel 1972-73, la Lazio grazie anche ai goal del suo bomber ritorna in serie A e si aggiudica entrambe le stracittadine. La formazione biancoceleste è in vertiginosa crescita e l’anno successivo, il 1973-74, oltre a bissare il doppio successo nel derby capitolino, si aggiudica il suo primo Scudetto. La sfida di ritorno di quella stagione entra di diritto nella storia dei derby: il 31 marzo 1974, l’Olimpico è letteralmente incandescente; fumogeni, bomboni e cori intimidatori agitano il pre-partita. Il clima è di quelli pesanti, non solo perché i giallorossi sono in zona retrocessione e i biancocelesti in corsa Scudetto, ma anche per le scorie del derby d’andata con la vittoria laziale nel finale e la corsa del solito Giorgio Chinaglia sotto la curva avversaria. La Lazio parte male, andando immediatamente sotto con un goffo autogoal del portiere Pulici che blocca un cross dalla destra oltre la riga di porta. Il secondo tempo però è un’altra storia: pareggia subito Vincenzo D’Amico e dopo 3 minuti Nanni cade in area e l’arbitro fischia: è rigore. Long John Chinaglia si incarica del tiro dal dischetto ed il risultato è già scritto: esecuzione impeccabile ed esultanza sotto la Curva Sud con il dito alzato in senso di sfida.

Gli anni ’80 vedono di nuovo, modificare i rapporti di forza tra le contendenti: dopo anni di sostanziale equilibrio la Roma spicca il volo.

Il decennio finisce con un altro idolo biancoceleste che, come negli anni ’60, interrompe il dominio romanista. È il 15 gennaio 1989, la Lazio neo-promossa di Materazzi vede vicina la zona retrocessione, i giallorossi stanno un po’ meglio ma dopo questa partita non vedranno una vittoria prima di altre 11 giornate. Dopo 25 minuti, un cross dalla sinistra trova smarcato al centro dell’area Paolo Di Canio, il giovane talento del Quarticciolo dalle belle speranze, che firma di giustezza il primo gol in serie A ad 18 anni e 6 mesi, regalandosi un’esultanza che ha fatto storia: folle corsa sotto la curva avversaria, come quella di Giorgio Chinaglia 15 anni prima, cambiando però il dito mostrato agli avversari. Il fato vuole che lo stesso Di Canio, dopo altri 16 anni, deciderà un altro derby della capitale nello stesso intervallo di gara, realizzando il primo gol del successo biancoceleste del gennaio 2005 nella stessa porta e sotto la stessa curva.

Gli anni ’90 si aprono con profondi stravolgimenti, tanto nella situazione politica europea, quanto nei rapporti di potere del calcio capitolino. L’insediamento del finanziere romano Sergio Cragnotti, avvenuto nel 1992,cambia radicalmente la storia del club laziale e lo rilancia in campionato e nelle competizioni europee grazie ad importanti investimenti che portarono i biancocelesti a primeggiare in Italia e in Europa. La Roma perde invece gradualmente competitività, dopo la morte del presidente Dino Viola. Nel 1993 la società viene acquistata da Franco Sensi, che rinforza la squadra, mancando tuttavia di ottenere, nell’immediato, risultati di rilievo. il decennio vede quindi un netto predominio biancoceleste: nei 22 derby giocati tra il 1999 ed il 2000, la Lazio ne porta a casa 8 (4 addirittura nello stesso anno, record assoluto nella storia della stracittadina), ne pareggia 11 (soprattutto nella prima metà degli anni ’90) e lascia alla Roma il misero bottino di appena 3 successi. Tanti sono le vittorie laziali che andrebbero ricordate ma forse una resta impressa indelebile nei cuori biancocelesti. La stracittadina subiva gli ultimi strascichi di un lungo periodo di “pareggite”, in quanto nelle sette edizioni precedenti a quel 6 marzo del 1994, nessuna delle due contendenti era riuscita ad imporsi. La Lazio era in corsa per la zona Europa, la Roma invece non riusciva a rialzare la testa. Nei primi minuti della partita il capitano laziale Bergodi esce sorretto a braccia. Giuseppe Signori diventa il nuovo capitano e, qualche istante più tardi, con una botta al volo nella nebbia dei fumogeni che rendevano difficile la visibilità, segna la rete che risulterà decisiva. Il danno diventa beffa quando a venti minuti dalla fine della partita, il diciasettenne Francesco Totti ottiene un calcio di rigore: capitan Giannini si porta al dischetto, ma un attento Marchegiani ne intuisce l’esecuzione per la gioia della Curva Nord.

I primi anni duemila sono gli anni d’oro del calcio capitolino. I biancocelesti, alla fine del decennio maestoso dei novanta, nell’anno del centenario della loro fondazione conquistano il secondo titolo nazionale, una coppa Italia e la Supercoppa Europea.

Da allora e in questi ultimi 20 anni, le squadre capitoline hanno arricchito le loro pur misere bacheche: la Lazio in particolare ha mantenuto un ottimo cammino nel tempo collezionando ad intervalli regolari uno scudetto, una super coppa UEFA, 5 coppe Italia e 3 super coppe italiane;

Nei decenni in esame la storia dei derby ha inanellato una tale ricchezza di incontri spettacolari che lo sforzo di sintesi nella citazione può risultare arduo. In alcuni casi la stracittadina ha visto imporsi la vincitrice con spettacolari goleade:

indelebili nei cuori dell’altro versante del Tevere, saranno i due 3 a 0 rifilati agli odiati cugini, sempre in casa laziale, nel dicembre 2006 e nello scorso marzo 2019 memori della gioia di Danilo Cataldi, laziale cresciuto nella Lazio e dalla Lazio lanciato nel calcio che conta, mentre insacca il gol che chiude il derby proprio sotto la Curva Nord.

Ma negli ultimi 20 anni più che la storia degli incontri, può risultare rilevante la storia di due uomini. Il primo, in casa biancoceleste, è Senad Lulic. Forse è suo il goal biancoceleste più importante nella storia delle stracittadine: è il 26 maggio 2013 e la gara finale di Coppa Italia mette in scena, per la prima volta in assoluto, il derby della Capitale. La città per settimane ha atteso con ansia il derby che avrebbe stabilito la supremazia cittadina. La Lazio si avvicina al derby, confortata dagli ultimi precedenti (3 vittorie su 4), con un mantra nella mente: “Ci sono solo due modi per tornare da una battaglia: con la testa del nemico o senza la propria”. Nella Roma invece il capitano giallorosso, Francesco Totti, prova a caricare i suoi e nei giorni precedenti la finalissima dell’Olimpico si sbilancia moltissimo arrivando ad affermare che quel derby avrebbe contato per i tifosi capitolini come una finale di Champions League. Purtroppo per il pupone a sollevare la coppa furono proprio i biancocelesti a segno con Senad Lulic al minuto ’71 dell’incontro. Un cross dalla destra di Candreva viene smanacciato malamente dal portiere giallorosso Lobont. Il centrocampista bosniaco della Lazio si trova quindi al momento giusto, nel posto giusto: appena la palla sorpassa la linea di porta, c’è una frazione di secondo in cui il vuoto risucchia ogni suono. Una specie di silenzio assoluto, di vuoto pneumatico, e subito dopo c’è il boato. Un momento che è entrato nell’immaginario collettivo della tifoseria laziale.

glieroidelcalcio.com di Flavio Mecucci 

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APPROFONDIMENTI

Lazio, potere nuovamente al centrocampo

La Lazio a Marassi, contro la Samp, si è divertita. E pure parecchio. Su questo dubbi non ce ne sono. E non è per i 3 gol realizzati e gli almeno altri 4 sfiorati. E’ proprio una questione di gioco. Ecco sì, la Lazio si diverte giocando a pallone. E questo non è così frequente da vedere. Filosofia nuova iniziata a studiare già lo scorso anno con un nuovo assetto nel mezzo. Dove mezzo sta per centrocampo. Eh già perché è proprio lì che la Lazio ha il suo cuore e il suo cervello. Qualità e quantità tutte disposte su una linea a cinque. Non è dunque casuale il modulo scelto da Inzaghi e sul quale ha insistito anche a dispetto delle critiche più feroci. Anzi è proprio in mediana che le mosse del tecnico biancoceleste hanno riacceso la luce. Luis Alberto che scala nel ruolo di mezzala. In un colpo solo lo spagnolo si è liberato della marcatura asfissiante dei difensori italiani che ormai avevano imparato a conoscerlo ed è diventato più imprevedibile. 
ESTERNI VOLANTI
Un reparto ricco di soluzioni, tanto che Inzaghi per domenica potrà scegliere in base a chi sta meglio. Ora, ottenuto il transfer, ha addirittura Jony da poter ruotare. La destra, che lo scorso anno era l’ala più debole, adesso spinge forte anche lei per spiccare il volo verso la Champions. L’innesto di Lazzari, richiesto a gran voce proprio dal tecnico biancoceleste, era il tassello mancante. L’ex Spal abituato a giocare in un centrocampo a cinque si è immediatamente calato nella parte. Nessun periodo di adattamento. Contro la Samp è stato subito protagonista. Un frecciarossa. Avanti e indietro senza sosta. Prezioso anche, per quanto non sia nelle sue corde, nel dare una mano in difesa. Dietro di lui pronti a dare il loro contributo ci sono Marusic e all’occorrenza Patric. A sinistra la musica è sempre la stessa. Il maestro Lulic è specialista e stakanovista. Impossibile contare i chilometri che segna il suo tachimentro. Rispetto al passato in questa stagione potrà riposare per non arrivare con la lingua di fuori nel finale. Almeno sulla carte ha due cambi: Jony e Berisha. Quest’ultimo dovrà fare quello che non ha fatto l’anno scorso.
MEZZALI MAGICHE
Al suo fianco c’è Milinkovic. Il titano del centrocampo laziale. Uomo di lotta e di governo. Uno che ha il fisico da corazziere e i piedi da numero 10. E’ una sorta di Ibrahimovic della mediana. Segna e fa segnare. Ha iniziato la stagione convinto di indossare la maglia della Lazio. I tifosi incrociano le dita perché se gioca così per il quarto posto non c’è storia. Il suo “gemello diverso” a destra è Luis Alberto. Sono loro i diamanti biancocelesti. Anche lo spagnolo ha ritrovato la tranquillità mentale e vuole giocarsi le sue chance anche in vista di Euro 2020. Come detto il fatto di essere arretrato di qualche metro gli ha concesso maggiore libertà di pensiero e soprattutto di azione. È lui che innesca Immobile e i tagli di Correa. Proprio l’argentino occupa una posizione strategica. È una seconda punta libera di spaziare che però al tempo stesso permette proprio a Luis Alberto e a Milinkovic di alzarsi aumentando il peso specifico in attacco. 
PLAY PLAY PLAY
Il joystick della regia è sempre nelle mani di Leiva. L’infortunio dell’argentino però non ha scombinato nulla da quelle parti visto che Parolo si è rivelato abile anche in quel ruolo. E poi c’è sempre Cataldi pronto a giocarsi le sue carte. Sarà proprio il centrocampo la chiave per vincere il derby. Il Messaggero.it

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TIFOSI

Derby, sarà un Olimpico da 50 mila

Marco Canigiani, responsabile del marketing biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Radio, FM 89.3: 

"Abbiamo già superato gli 11mila biglietti venduti da parte biancoceleste e altrettanti giallorossi: compresi gli abbonati, si potrebbe arrivare a quota 50mila spettatori. Curva e Distinti sono esauriti, anche se è meglio continuare a provare perché ogni tanto vengono sbloccati dei posti. Tribuna Tevere e Monte Mario sono ancora disponibili: la Tevere è riservata solo ai tifosi della Lazio, i tagliandi saranno acquistabili in tutti i Lazio Style e al Macron Store in via di Settebagni 742. Sullo sponsor invece stiamo ancora lavorando, così come stiamo valutando la riapertura della campagna abbonamenti, che partirà dopo il derby".sslazio.it

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ARBITRI

Lazio-Roma, designazione arbitrale e precedenti

ARBITRO: GUIDA 
ASSISTENTI: CARBONE – BINDONI 
IV UOMO: ROCCHI 
VAR: MAZZOLENI 
AVAR: VIVENZI 

 

Bilancio: 7V, 4P, 7S

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ESCLUSIVE

‘DOA’ – Orsini (Rai): “Guai a sottovalutare la Roma, per il salto di qualità sognavo Mandžukić…” (AUDIO)

Stefano Orsini (Rai) a 'DOVE OSANO LE AQUILE': “Prestazione esemplare a Genova, meglio di così la Lazio non poteva iniziare la sua stagione. Attenzione al derby però, che per me resta la partita più difficile della stagione. Sappiamo che la stracittadina può azzerare tutto, può cambiare una stagione intera, quindi non sono contento di affrontare i giallorossi subito, alla seconda giornata. Resta comunque una grande occasione e la Lazio arriva in saluta a questo match. Mercato? Non mi aspetto altri interventi, anche se a volte spuntano occasioni interessanti all'ultimo secondo. Bene Lazzari, ma a mio avviso serviva qualche mossa in più per gestire bene le tre competizioni e una stagione lunga. Caicedo? Credo voglia monetizzare al massimo, è un discorso meramente economico, se la Lazio lo accontenterà bene, altrimenti rimarrà fino alla fine. Mi aspetto novità in giornata. Il Salto di qualità la Lazio lo avrebbe fatto con Mandzukic, sarebbe bello provarci fino all'ultimo visto che la Juventus non punta più forte su di lui…”.

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APPROFONDIMENTI

Derby, -3: il programma di Inzaghi

La Lazio continua a lavorare in vista del derby di domenica. Inzaghi, ormai considerabile a tutti gli effetti un veterano delle stracittadine, ha scelto una linea leggermente diversa dal solito per avvicinarsi al match. In molto l'hanno definita una strategia 'anti stress', vediamo dunque il programma di lavoro dei biancocelesti. 

– Giovedì 29, allenamento alle 18.00 (unica seduta)

– Venerdì 30, seduta mattutina alle 9.30

– Sabato 31, seduta alle 9.30 e poi inizio ritiro la sera, dopo le 19.30

– Domenica 1, risveglio muscolare e partenza verso le 16 per lo Stadio Olimpico.

 

La ripresa dei lavori post derby avverrà il mercoledì, vista la pausa per le nazionali

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INDISCREZIONI

Caicedo, il rinnovo slitta ancora

Il rinnovo di Caicedo slitta ancora. Nella giornata di ieri era previsto un incontro a Formello per concretizzare l'accordo, ma il giocatore non si è presentato. Che firmi prima o dopo la scadenza del mercato, il Panterone è comunque destinato a restare alla Lazio, per questo non c'è particolare ansia intorno alla situazione. Caicedo tergiversa, forse in cerca di un altro piccolo ma sostanzioso ritocco all'offerta da parte della società (al momento ferma sui 2 milioni più bonus). Il giocatore vorrebbe provare ad arrivare ai 2,5 di base fissa, più bonus.

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EUROPA LEAGUE

Olympiacos, Brugge e Ajax ok: Lazio in prima fascia

Buone notizie dai preliminari di Champions League. Olympiacos, Brugge e Ajax hanno passato l'ultima eliminatoria, qualificandosi per la fase a gironi della prossima Champions. Come anticipato settimana scorsa, questo permetterà alla Lazio di essere estratta in prima fascia, come testa di serie, nei prossimi sorteggi per i gironi di Europa League a Nyon (venerdì 30 agosto).