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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Mauri: “Non c’è un solo motivo per cui la Lazio non dovrebbe voler andare in Champions” (VIDEO)

Live ‘NMM’ – C’è Stefano #Mauri: "Non c'è un solo motivo per cui la società Lazio non dovrebbe voler andare in Champions. Già solo il pensiero di quanto incasserebbe tra UEFA e diritti televisivi fa capire che converrebbe a prescindere da quelli che sarebbero poi gli investimenti che dovrebbe fare sul mercato. La differenza tra Lazio e Napoli è che il club biancoceleste ha investito ciò che poteva investire in riferimento al suo fatturato, mentre il Napoli ha avuto la capacità di andare in Champions potendo poi avere ulteriori risorse da riversare sul mercato. Poi sono stati bravi anche a cedere bene giocatori come Cavani ed Higuain. Per quanto riguarda questa stagione, temo che ci sia un po' un appiattimento dovuto dal fatto che sono anni che il gruppo di lavoro è sempre lo stesso, allenatore compreso"

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Giordano: “C’è qualcosa che non mi torna, sta passando il messaggio che Immobile non sia determinante per la Lazio” (AUDIO)

BRUNO GIORDANO in collegamento a 'NMM': "Nel momento in cui Immobile è stato sostituito dopo l'espulsione di Lucas Leiva ho pensato che Inzaghi avesse sbagliato. Ha tolto il giocatore più forte della Lazio, quello che aveva segnato due gol, posso tranquillamente pensare che avrebbe potuto segnare il terzo gol. In quel momento credo sia stato sbagliato togliere il giocatore che incute timore all'avversario. E' stato un cambio tattico dovuto al fatto che Inzaghi ritenesse Immobile stanco. Secondo me sbagliando. Mi sembra che stia passando un messaggio per il popolo laziale, ossia che Immobile non sia determinante. C'è qualcosa che non mi torna, è quello che ha giocato meno ultimamente. Ora c'è anche la sosta, non mi interessa se sarà in nazionale. Immobile si può gestire in una gara in cui stai vincendo 2-0, ma quando c'è necessità non se nep uò fare a meno". 

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NAZIONALI

Immobile dal ritiro dell’Italia: “Voglio saldare il debito con l’Italia. Lazio? Ci manca ancora il passo Champions, serve di più”

Ciro Immobile parla in conferenza stampa a Coverciano, dall'Aula Magna, in vista del doppio impegno contro Grecia e Liechtenstein. La punta della Lazio incontra la stampa nel secondo giorno di ritiro nel Centro Tecnico Federale fiorentino. "L'alternanza fa comodo, la concorrenza fa bene a te e alla squadra. Questo al netto del mio rapporto speciale col Gallo (Belotti, ndr): facciamo un ruolo particolare, io e il Gallo per fortuna stiamo segnando di più. Lui ne ha segnati due, io dopo tanto tempo. Ha detto bene il mister, il dualismo è giusto in ogni ruolo. Siamo concentrati. Se giocheremo due gare a testa o una io o una lui: l'importante è essere sereni e che la squadra vinca, ci sarà spazio per tutti".
Che idea vi siete fatti della maglia verde dell'Italia?
"E' particolare, il nostro colore è l'azzurro ma questa è una terza maglia. Saremo orgogliosi di indossarla come in passato col verde, col bianco. Speriamo di raggiungere lo stesso risultato del '54 con l'Italia che vinse 2-0 con l'Argentina".
A che livello si sente?
"Essere accostato ai grandi, Aguero, Lewandowski, è un orgoglio. Ho sempre lavorato per raggiungere questi livelli, purtroppo sono mancato nelle situazioni che potevano farmi fare un salto in più. Con l'Italia ho un debito, spero di saldarlo e di fare qualcosa di importante sia sabato all'Olimpico che, soprattutto, all'Europeo".
Quanto varrebbe per lei un gol a Roma?
"Sarà bello, emozionante. E' la prima volta, nell'amichevole con l'Argentina era infortunato: conosco i romani, ci daranno una grossa mano".
Cosa le manca per il salto?
"Non è stata solo colpa mia per andare al Mondiale nell'anno dei 41 gol. E' quel passettino che mi manca: in A faccio gol da tanti anni, sono stato capocannoniere in Europa League con la Lazio ma voglio fare qualche record in Nazionale".
Lei, Belotti e… Come vivete l'ombra di Balotelli che potrebbe farvi fuori all'Europeo?
"Ora siamo io e il Gallo, poi non si sa. Da qui manca troppo tempo, tutti hanno la possibilità di vestire la maglia dell'Italia. Parliamo di quello che stiamo vivendo adesso, per questo il ballottaggio è tra me e Belotti. Se ci sarà un altro come Mario o altri che potranno dire la loro, saremo in ballottaggio in tre, quattro, cinque, vedremo".
Grecia nella 'sua' Roma o Liechtenstein per segnare: dove vorrebbe giocare?
"Entrambe! Vorrei sempre giocare e segnare… Chiaro, giocando a Roma, vorrei mettere in difficoltà il mister per giocare nel mio stadio".
Sente che può essere l'anno giusto per la Lazio?
"Siamo partiti a rilento, ci manca continuità, il passo che ci possa far stare con le grandi. E' il campionato più difficile degli ultimi anni, non ci sono più squadre materasso, partite facili. Tutte vogliono dire la loro e lo stanno facendo bene: sono tre anni che lottiamo per la Champions e non la raggiungiamo, al di là della vittoria in Coppa Italia serve far meglio in campionato".

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Wilson: “E’ evidente che l’Atalanta sia avanti alla Lazio, questo inizio di stagione non soddisfa” (VIDEO)

PINO WILSON in studio a 'NMM': "Soltanto chi non ammette l'evidenza non si rende conto che l'Atalanta ha raggiunto uno standard superiore a quello della Lazio. Questo non vuol dire che la Lazio non se la giocherà per il quarto posto, ma il percorso della squadra di Gasperini è chiaro e limpido. L'Atalanta non solo ha un orgnanico di titolare importanti, ma ha anche alle loro spalle giocatori che si alternano e fanno bene. Va accettato, così come allo stato attuale la Lazio è superiore al Milan. Chi osserva le partite dell'Atalanta sa che stiamo parlando di una squadra che anche quando perde gioca un calcio importante. Per quanto riguarda la Lazio, non è possibile essere soddisfatti di quanto fatto in questo inizio di stagione dalla Lazio. Mi è piaciuta la prima gara con la Samp e la parte di gara con l'Inter nin cui si è costruito molto. Per il resto non c'è stata continuità. Posso comunque essere ottimista, la qualità c'è, ma resta il gap con le alòternative"

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ALTRE

Il Milan ha scelto Pioli: incontro ok, oggi la firma

Dopo il tentativo per Spalletti, l'affondo deciso e le idee chiare di sostituire Giampaolo con il tecnico ancora sotto contratto con l'Inter, è arrivata la forte virata su Stefano Pioli. Spalletti non ha trovato l'accordo sulla buonuscita con il club nerazzurro, si è bloccato tutto, stallo. E allora ecco il piano B: Pioli ha già incontrato il Milan, prima intesa raggiunta, è atteso un altro incontro nel pomeriggio di oggi per definire il tutto e dare la fumata bianca. L'ex allenatore di Lazio e Fiorentina firmerà un biennale da circa 1,5 milioni di euro. Intanto Marco Giampaolo non è più l'allenatore del Milan. Il club rossonero gli avrebbe già comunicato questa mattina l'esonero parallelamente ai contatti con Pioli. Si attendono ormai solo le note ufficiali dell'esonero e del nuovo allenatore del Milan. Corrieredellosport.it

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APPROFONDIMENTI

Correa, ora la sosta per ripartire più forte: la Lazio lo consola

L’uomo della domenica, in negativo purtroppo. Joaquin Correa ci teneva a segnare quel rigore, voleva dedicare il gol a sua nonna, recentemente scomparsa, e ritrovare la fiducia in se stesso. Inzaghi lo ha capito ed accontentato, scavalcando nelle gerarchie del dischetto anche Luis Alberto, ma la traversa ha rovinato tutto.Come riporta il Corriere dello Sport, attorno all’argentino si è stretta tutta la squadra che lo rivuole al più presto al massimo del rendimento. Per ora, in questo avvio di stagione, un solo squillo con la Sampdoria, poi tante occasioni divorate sotto porta, dal derby alla gara di San Siro, fino all’errore decisivo di Bologna. Ora la sosta per ritrovarsi e ripartire. Lo scorso anno restò a secco dal novembre 2018 all’aprile 2019, ma iniziò a trovare il gol nei momenti importanti. Lo staff di mister Inzaghi è a sua disposizione per fargli acquisire nuovamente la fiducia giusta e riportare il “Tucu” al massimo splendore. Lazionews.eu

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APPROFONDIMENTI

Mihajlovic dimesso, terminato il secondo ciclo di cure

Sinisa Mihajlovic è stato dimesso dal Policlinico Sant'Orsola di Bologna: il serbo ha terminato il secondo ciclo di cure e per il momento è tornato a casa. Dopo la terza panchina stagionale, contro la Lazio, domenica pomeriggio, il tecnico del Bologna continua la sua battaglia con la leucemia. Dopo qualche giorno a casa, il tecnico potrebbe ripresentarsi a Bologna la prossima settimana per dirigere gli allenamenti in vista di Juventus-Bologna, sfida prevista alla ripresa del campionato.

 

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STATISTICHE

Fattore Ciro, con Immobile in campo il 20% in più di vittorie

Sono numeri indiscutibili quelli, pubblicati dal Corriere dello Sport, che dimostrano l'importanza di Ciro Immobile per la Lazio di Simone Inzaghi.

A partire dalla stagione 2016/2017 i biancocelesti con in campo l'attaccante campano hanno vinto 77 partite su 142 giocate, con il 54,2% di successi. Una percentuale, questa, che crolla al 31,2% nelle prestazioni dei capitolini senza il numero 17: 16 partite giocate e solo cinque successi.

tuttomercatoweb.com

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RASSEGNA STAMPA

Correa, talento inespresso sotto porta: in carriera un gol ogni cinque gare

Il rigore che ha sparato sulla traversa a Bologna – e che alla Lazio è costato due punti – racconta molto di Joaquin Correa detto «El Tucu»: calciatore dalle notevoli doti tecniche e dalla grande velocità, in grado di regalare accelerazioni irrefrenabili, però incapace di fare gol. Un talento incompiuto, almeno per ora. Dà la sensazione di poter spaccare il mondo, invece spacca solo i pali. La Lazioè convinta che Correa possa diventare un protagonista
del calcio internazionale. Lo pensava Tare quando lo ha acquistato dal Siviglia, convincendo Lotito all’operazione più onerosa della sua esperienza, Zarate a parte: 16 milioni più 3 di bonus. Ne sono convinti lo stesso presidente, che ha dato il via libera alla firma di un nuovo accordo, e Inzaghi, che per fargli spazio ha arretrato Luis Alberto e costruito una squadra più offensiva, cambiando le sue convinzioni. Sul finire della scorsa stagione, El Tucu ha trasmesso un segnale forte: ha segnato il gol decisivo nella semifinale di Coppa Italia contro il Milan e una rete nella finale con l’Atalanta; ha fatto centro nelle ultime due gare di campionato alle quali ha partecipato. Finalmente è maturato, hanno pensato alla Lazio. E lo ha sospettato anche il Milan, che gli ha messo gli occhi addosso: aveva l’età giusta per partecipare al complicato tentativo di rilancio rossonero, solo che il prezzo non era affatto adeguato. Ora Correa è tornato se stesso: un talento inespresso. Le difficoltà che incontra in fase realizzativa sono raccontate dai numeri della sua carriera europea: 3 gol in 31 partite con la Samp; 15 in 73 incontri con il Siviglia; 10 in 52 gare con la Lazio. In media, segna una rete ogni cinque volte che scende in campo, anche meno. Poco per uno che gioca a ridosso dell’area. Eppure la Laziocontinua a credere che possa esplodere definitivamente e in fondo è giusto così: rappresenta un patrimonio della società e la clausola da 80 milioni non è stata inserita a caso nel suo nuovo contratto. Inzaghi cerca di prendere quanto di buono riesce a dare. A Bologna, ad esempio, una fuga del Tucu ha portato all’espulsione di Medel. Ha costruito i presupposti per la vittoria, insomma. Poi li ha scaraventati sulla traversa. CorriereDellaSera 

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RASSEGNA STAMPA

Lazio, i rimpianti non portano in Champions: un punto in meno rispetto la scorsa stagione

La Lazio è ancora alla ricerca di sé stessa. E il percorso non sembra così semplice. Il problema è che di tempo ne è passato già troppo. Inzaghi sembra essersi incartato tra le pieghe dell’estetica e quelle della ragione. Tra il bel gioco all’attacco e le forze da dosare. L’obiettivo, dichiarato a inizio campionato, resta quello della Champions ma di questo passo sono solo i rimpianti ad aumentare. Rispetto alla passata stagione la Lazio ha un punto in meno. E soprattutto lo scorso anno di questo periodo aveva già affrontato RomaJuve e Napoli. Delle big ad oggi ha sfidato solo l’Inter. Ecco perché l’amaro in bocca è tanto. Il pari contro i giallorossi sconclusionati di inizio anno ne è l’emblema. Ma non è da meno neanche il ko di San Siro con i nerazzurri o la cocente sconfitta in rimonta con Spal per finire al pari di domenica di Bologna. Questione di carattere. Quello che la squadra biancoceleste non riesce proprio ad acquisire. Troppe volte è mancato il graffio sottoporta, troppe volte non si è chiusa la partita, troppe volte sono tornati i tristemente famosi blackout. Il tecnico biancoceleste si è spesso complicato la vita con le rotazioni. Diciamolo questo è successo anche nelle stagioni passate, ma quest’anno è stato ancor più evidente. Motivo? Il turnover massiccio e la differenza che c’è tra titolari e riserve. «Soddisfatto del mercato» ha sottolineato a più riprese Simone, salvo poi sconfessare se stesso con le scelte. Vavro, acquistato per 12 milioni per sistemare il lato destro della difesa ha giocato appena 62 minuti. A sinistra, invece, Jony si è ritagliato un po’ più di spazio, 117 minuti, ma ha evidenziato una buona propensione all’attacco ma pessima in fase difensiva. Lazzari è partito forte ora sta avendo una piccola flessione ma da quel lato la concorrenza ha stimolato in maniera positiva Marusic. Restando a centrocampo Berisha e Durmisi, arrivati lo scorso anno continuano ad essere due oggetti misteriosi. Insomma due giocatori su cui Inzaghi non può fare affidamento. Peccato però che il tecnico, memore degli errori dell’anno passato, abbia deciso di cominciare subito a fare ampio turnover per evitare il classico crollo che colpisce la Lazio nel momento clou. Basta ricordare gli infortuni in sequenza nei ruoli fondamentali. Già, ma questa rotazione continua e massiccia al momento non ha portato benefici. Anzi.
I PENSIERI DI LOTITO
Più di qualcuno ha storto il naso per essere rimasto fuori. In cima alla lista c’è Immobile. Pace fatta qualche settimana fa ma il cambio di Bologna, seppur giusto, non ha certo fatto piacere a Ciro che ha usato tutto il suo self control nella pancia del Dall’Ara. In effetti fa strano pensare che l’attuale capocannoniere della serie A sia quello più sostituito: quattro volte in sette partite. Ma non è l’unico ad aver manifestato qualche malumore. Il presidente Lotito, da pater familias, ha parlato alla squadra e in qualche caso, vedi la querelle Immobile, si è anche assunto parte delle colpe («L’avevo responsabilizzato troppo»). Non è contento. Il patron è sicuro di aver allestito una squadra in grado di andare in Champions senza troppi patemi. Non si è ancora pronunciato. Si gioca sul filo della pazienza. AdInzaghi il compito di non fargliela perdere. IlMessaggero