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PRIMAVERA

Tris a Firenze con doppietta di Moro: la Lazio sbanca il “Franchi”

FIORENTINA-LAZIO 1-3

Marcatore: 63' Shehu (L), 71', 85' Raul Moro (L), 92' Montiel (F)

 

FIORENTINA (4-3-3): Luci, Gentile (68' Gabrieli), Pierozzi (78' Saggioro), Dutu, Fiorini, Frison, Krastev (68' Milani), Agostinelli (88' Sacchini), Spalluto, Montiel, Bianco (78' Toci).

A disp.: Ricco, Fogli, Quirini, Corradini, Sene, Neri.

All.: Alberto Aquilani.

 

LAZIO (4-3-1-2): Furlanetto; Novella, Franco, Adeagbo, Ndrecka; Bertini (68' Cesaroni), A. Marino, Czyz (94' Marinacci); Shehu (68' Nasri); Nimmermeer (88' Tare), Moro (88' Castigliani).

A disp.: Pereira, Migliorati, Pica, T. Marino.

All.: Leonardo Menichini.

 

 

Arbitro: Gino Garofalo (sez. di Torre del Greco)

Ass.: Bianchini – Fine

 

NOTE: Ammoniti: 20' Spalluto (F), 71' Frison (F)

Recupero: 1'pt, 4'st

 

 

Primavera 1 TIM 2020-2021 – 6ª giornata

Venerdì 30 ottobre 2020, ore 14:30

Stadio ‘Artemio Franchi’, Firenze

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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate (Il Messaggero): “Si spera di avere a disposizione Immobile, Lazzari e Patric. Fares il più a rischio” (AUDIO)

'NMM' – Aggiornamento #Formello #tamponi, Alberto Abbate (Il Messaggero): "La Lazio conta di avere a disposizione per Torino Immobile, Lazzari e Patric, mentre rispetto all'esito dei tamponi c'è il rischio di perdere Fares. Nessuna possibilità che venga rinviata la partita"

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FORMELLO

FORMELLO – Akpa Akpro assente per motivi burocratici, con il Toro ci sará

Questa mattina non si è allenato per motivi burocratici, ma @akpajd sarà a disposizione per #TorinoLazio

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APPROFONDIMENTI

70 tamponi tra gruppo squadra e congiunti: ora la Lazio aspetta l’esito per poi decidere

Sempre più a rischio la sfida Torino-Lazio, gara in programma domenica pomeriggio alle ore 15.00 valida per la sesta giornata di Serie A. Questa mattina Simone Inzaghi, oltre alla lunga lista degli indisponibili che già s'è vista contro il Club Brugge, ha dovuto fare a meno anche di Fares, Akpa-Akpro e Patric.
L'allenatore biancoceleste, oltre ai due portieri, aveva quindi a disposizione dieci giocatori. A Formello s'è allenato anche Lulic, che però è infortunato e sta recuperando.

Si giocherà, a questo punto, il match di domenica? Adesso è questa la grande domanda, con la Lazio che prenderà una decisione in giornata. La società questa mattina alla 9.00 ha fatto 70 tamponi, tra gruppo squadra e alcuni congiunti. E adesso attende l'esito degli stessi per poi decidere il da farsi.

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FORMELLO

FORMELLO – L’emergenza deflagra, antivigilia senza altri tre (Patric, Akpa, Fares). Ma si attende esito tamponi…

 L’emergenza in casa Lazio si allarga a macchia d’olio. Nel primo allenamento vero in vista del match di domenica contro il Torino, Simone Inzaghi registra altre tre forfait: Patric, Fares e Akpa Akpro. Da capire le loro situazioni. La società non ha fatto comunicati, per via della privacy, sui giocatori positivi al Coronavirus. La lista degli indisponibili si allunga. Patric era uscito nel match contro il Bruges per “conati di vomito”.

In campo ci sono solo 10 giocatori di movimento: Pereira, Correa, Caicedo, Muriqi, Hoedt, Vavro, Acerbi, Marusic, Parolo e Milinkovic. In più vanno aggiunti i portieri Reina e Alia. Da notare la presenza anche di Senad Lulic, che lavora sul campo con il pallone, ma ovviamente non sarà disponibile ancora per un po’ (anche fuori dalla lista campionato). L’elenco degli assenti è sicuramente più lungo: Strakosha, Patric, Fares, Akpa Akpro, Cataldi, Immobile, Luis Alberto, Lazzari, Djavan Anderson, Leiva, Luiz Felipe, Armini, Escalante e Radu. Ad Inzaghi ora l’arduo compito di mettere in campo un undici in vista della partita con il Torino. Ci sarà sicuramente Vavro, fuori in Europa. Il tecnico incrocia le dita e spera di recuperare qualcuno nel giorno della rifinitura, prevista per sabato. corrieredellosport.it

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APPROFONDIMENTI

Milinkovic leader, il Sergente si è messo la Lazio sulle spalle

Nel momento più difficile della stagione in una gara con un avversario sulla carta alla portata ma reso complesso da affrontare per via delle numerose assenze, uno degli uomini che è salito in cattedra è Sergej Milinkovic-Savic. Il Sergente Biancoceleste nella gara contro il Bruges è stato insieme a Marco Parolo il giocatore che ha toccato più palloni, 45. 

Ma c’è di più, perché il serbo è stato il giocatore più cercato in campo in quanto ha ricevuto da ognuno dei suoi compagni di squadra al meno un passaggio. i palloni che gli sono arrivati sui piedi sono in totale 47, ben dieci in più rispetto a l’uomo che generalmente da il là alla manovra biancoceleste, Francesco Acerbi.

Ha intercettato palloni, effettuato cambi di gioco con aperture precise e, se non fosse stato per un prodigioso salvataggio di Simon Mignolet gli ha negato la gioia del goal. Una soddisfazione che spera di togliersi nella gara di ritorno visto che col Bruges ha un conto aperto, che spera di saldare appena possibile. 

Il Sergente biancoceleste è carico, voglioso e motivato a far bene, serate come quella appena vissuta in Belgio accrescono la sua consapevolezza e la sua voglia di guidare e trascinare la Lazio al vertice del calcio italiano ed europeo. Agenzia biancoceleste

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DAL MONDO

El Diez compie 60 anni: tanti auguri al mancino più forte di sempre

È impossibile giudicare Maradona solo come calciatore. Si può fare per Di Stefano, Pelè, non per lui. Maradona è stato un simbolo di liberazione, uno che attraverso il calcio guidava la gente a riscattarsi, che dentro di sé non tollerava regole ma le portava agli altri. Era un sole dell’avvenire prosaico ma reale. Ha portato felicità concreta sbattendo Napoli in faccia all’Italia, ne ha descritto la grandezza moderna, l’ha scossa dalla sua distrazione e rimessa al centro del mondo. Maradona non è un eroe positivo né ha mai voluto esserlo. Credo si sia sempre sentito un martire della sua diversità, il mondo era cattivo perché la rifiutava, perché lui era eccessivo, melodrammatico, esagerato da sopportare. Viveva in mezzo a una corte di amici che lo aiutava a farsi re, una corte fraterna e golosa, fra concubine e cocaina. Poi alle prime luci dell’alba le prostitute di strada lo vedevano arrivare malinconico, meditando sui suoi errori. Gli si mettevano intorno e lo ascoltavano, dicono si commuovesse. Tutti gli hanno sempre perdonato tutto perché Maradona ha preso e dato tutto. Commiserandosi, piangendo, gridando, non rispettando né il calcio né se stesso, ma dicendo sempre sì agli altri. Ho parlato con tanti suoi ex compagni di squadra, lo adorano ancora. Perché li ha fatti vincere dove nessuno aveva vinto e perché era davvero un compagno di strada, era generoso, esagerato. Un leader mai sospettoso ma dirimente, sentivi che aveva ragione perché lo diceva lui. È andato oltre il calcio, ha preso la vita a dosi massicce, ne è stato qualche volta travolto, è rimasto sempre ben dentro al mondo, sempre certo di due cose: che erano giuste le sue visioni e che non avrebbe mai potuto essere come gli altri. Ha sbagliato molto, si è entusiasmato anche di più. Credo sia un buon risultato. Il giocatore è stato unico, questo è facile, lo abbiamo visto tutti. Il calcio si stava organizzando e lui era un solista naturale. Scelse di farlo in mezzo agli altri. Il Napoli vinceva, dei valori si rovesciavano, bastava poco per chiamarla rivoluzione. Nessuno ha mai giocato al calcio come Maradona. Alcuni hanno fatto di più, vinto di più, vissuto meglio. Ma il calcio di Maradona resta il calcio più bello, scolaro della migliore grammatica tecnica. Si può interpretarlo diversamente come Cruyff, o in altri ruoli come per esempio Guardiola in panchina, ma non si può fare di meglio. Ha vinto tutto, è riuscito ad appaiare Pelè come miglior giocatore del Novecento nelle classiche ufficiali della Fifa, lui che è stato sospeso dal calcio due volte per doping. Ha avuto il Pallone d’oro alla carriera perché inesistente quando giocava lui (era riservato solo agli europei). Ha segnato un gol all’Inghilterra che è ancora il più bello e nella stessa partita ne ha segnato un altro d’inganno con la mano. Questo era Maradona, le due facce della medaglia. Ma quando mi sono trovato solo con lui dietro i palcoscenici di Sky a parlare di vita, dopo quarant’anni di mestiere sentii che ero in soggezione. Avevo davanti un uomo sbagliato e magico che sembrava travolgerti ad ogni idea. Era piccolo e grasso, allora tanto grasso, ma sentivi solo il rumore del fascino. Buon compleanno Diego. Non ti scusare mai. Siamo tutti pari.

Mario Sconcerti – Il Corriere della Sera

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ALTRE

Beppe Dossena si candida alla presidenza dell’Assocalciatori: il programma dell’ex campione del Mondo

Giuseppe Dossena ha presentato ufficialmente la sua candidatura per la presidenza dell’Aic. L’ex calciatore di Torino e Sampdoria si candida a consigliere e a Presidente dell’Aic e sfiderà l’attuale vicepresidente Umberto Calcagno per la successione a Damiano Tommasi. “La mia candidatura a consigliere e a Presidente AIC ha uno scopo principale, al di là delle oggettive contrapposizioni con l’attuale governance, quella di proporre idee e strategie che collochino l’Aic al centro del sistema calcio nella considerazione che su oltre 1.300.000 tesserati, un milione è costituito da calciatori” dice Dossena all’Adnkronos, dopo la presentazione della sua candidatura alla presidenza del sindacato calciatori.
“Tutto ciò è tanto attuale, proprio nel momento in cui ai calciatori provengono continue richieste di assunzione di responsabilità, flessibilità e sacrificio. Io ritengo che prima di fare questo, si possano applicare delle norme che già esistono e che possono aiutarci, ma mettiamoci tutti intorno ad un tavolo e discutiamone. La mia candidatura non è divisoria, non è in contrapposizione a nulla, ma ritengo che il calciatore debba essere messo al centro del sistema, quale catalizzatore di idee e per proporre suggerimenti. Oggi il calcio, per quanto sta accadendo, deve mettersi imprescindibilmente attorno ad un tavolo, spogliandosi dei propri egoismi e velleità. La mia candidatura tende a far diventare l’Aic tutto questo”, spiega Dossena. “Il mondo del calcio rappresenta una comunità e alla fine dell’anno tutti quelli che lavorano nel mondo del calcio devono ricevere il frutto del loro lavoro”, aggiunge il candidato alla presidenza dell’Aic che poi sottolinea: “Anticipo che la prossima settimana si terrà un webinar a cui parteciperanno specialisti quali il Prof. Piero Boria ordinario di diritto tributario e direttore del Master nella medesima materia presso la facoltà di Giurisprudenza alla Sapienza di Roma”.

IL PROGRAMMA DI DOSSENA – Il riconoscimento del professionismo al calcio femminile, con la definizione di un salario minimo per la serie A e di adeguati rimborsi spese per le altre categorie oltre alla dovuta tutela della maternità, l'impegno per l’erogazione mensile degli stipendi per i calciatori di Lega Pro, risorse economiche utilizzate meglio e ad esclusivo vantaggio dei calciatori, redazione di un protocollo di intesa con la Lega dilettanti e la costituzione di una commissione paritetica che promuova i rapporti tra Aic e le organizzazioni degli agenti dei calciatori. Questi alcuni dei principali obiettivi del programma, in 14 punti, con il quale Beppe Dossena si candida ufficialmente alla presidente dell'Aic.

Al primo punto il campione del mondo 1982 chiede "una norma statutaria che escluda l’assunzione di personale in qualsiasi forma e natura, con gradi di parentela riconducibili ad alcuna persona già presente nei quadri Aic, prediligendo professionalità e competenze a comportamenti clientelari, evitando altresì sovrapposizioni di incarichi e mansioni, con il conseguente raddoppio delle voci di spesa".

Come secondo obiettivo si punta ad utilizzare meglio le risorse economiche e ad esclusivo vantaggio dei calciatori, perché oggi l’Aic "deve la propria sopravvivenza a due risorse economico finanziarie: una legata al contratto “Panini”, l’altra alla gestione del Fondo di Fine Carriera Giocatori/Allenatori, risorse che necessitano di amministrazioni affidabili: il protrarsi dello stato di indebitamento e di crisi del Fondo rischiano di esaurire le risorse da destinare per le richieste di TFR da parte delle due categorie".

Fondamentale il riconoscimento del professionismo al Calcio Femminile, secondo Dossena "un atto dovuto per cui l’impegno Aic deve essere forte per creare e mantenere un settore stabile, economicamente sostenibile e in grado di produrre una serie di tutele sanitarie, previdenziali e pensionistiche, con la definizione di un salario minimo per la serie A e di adeguati rimborsi spese per le altre categorie oltre alla dovuta tutela della maternità".

Per la Lega Pro c'è "l'impegno per l’erogazione mensile degli stipendi per i calciatori della categoria. Un’attenzione particolare dovrà essere riposta ai passaggi di proprietà/ acquisizione di un club anche a seguito di un fallimento, in presenza del quale l’Aic dovrà garantire agli associati il corrispettivo degli emolumenti non percepiti al termine della stagione, evitando così agli stessi lunghi anni di attesa per ricevere quanto dovuto. Sarà in questo caso l'Aic ad attendere quanto dovuto dal Fondo di Garanzia.

Prevista anche la "redazione di un protocollo di intesa con la LND per la categoria dei dilettanti al fine di poter verificare a cadenza trimestrale il pagamento agli stessi con rimborsi mensili, come da accordi regolarmente depositati" e la promozione del Futsal "perché rappresenta un importante fattore all’interno della metodologia integrata del percorso di formazione del giovane calciatore e perché la disciplina rappresenta un viatico importante nel percorso formativo delle attività di base del mondo del calcio".

Occhio di riguardo anche al post carriera dei giocatori con la "creazione di una seria e professionale politica di formazione ed orientamento per chi è uscito o sta per uscire dal mondo del calcio, attraverso l’attivazione di collaborazioni con aziende del settore di comprovata professionalità ed affidabilità e leader nei servizi dedicati allo sviluppo del mercato del lavoro". L'ex centrocampista di Torino e Sampdoria si propone anche un maggiore "coinvolgimento degli ex calciatori ad una partecipazione effettiva all’interno di Aic: coinvolgere questa categoria è fondamentale e per alcuni “senior” il progetto scuola potrebbe rappresentare una opportunità di impiego retribuito".

All'undicesimo punto il rapporto con la scuola perché "ripartire dai giovani significa prima di tutto potenziare l’offerta di sport nel mondo dell’istruzione di ogni ordine e grado, rispondendo ad una esigenza che accomuna di fatto genitori e figli beneficiando di contatti e rapporti intergenerazionali, anche al di fuori del contesto familiare".

Infine ricostruire il "rapporto con l’Assoallenatori" e migliorare il "dialogo con la classe arbitrale con lo scopo di favorire un clima più sereno fuori e dentro il rettangolo di gioco. Possibilità di accedere alle comunicazioni tra i direttori di gara e, tra gli stessi e il centro di controllo VAR. Trasparenza vuole che tutti sappiano tutto, tra le componenti tecniche federali" e “la costituzione in AIC di una commissione paritetica che promuova i rapporti (mai esistiti) tra AIC e le organizzazioni degli agenti dei calciatori in quanto l’agente è una figura professionale che deve essere riconosciuta e coinvolta. Occorre coinvolgere e supportare questa categoria nel percorso che li vede sempre più impegnati nel riconoscimento dei propri diritti. Sono lavoratori a tutti gli effetti del nostro settore e il riconoscimento economico derivante dal frutto della loro attività professionale deve essere percepito nelle forme e nelle modalità di pagamento di un qualsiasi tesserato o tesserata entro e non oltre la fine della stagione sportiva. Per testimoniare la nostra volontà al dialogo e alla collaborazione vogliamo cooptare, all’interno del Consiglio Direttivo o in quello di Presidenza di AIC un esponente della/e categoria/e”, si conclude il programma di Dossena.

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APPROFONDIMENTI

La luce dietro l’emergenza: la certezza Reina e la “svolta” del 4-4-2 volante

Altro che un po' di Pepe, Reina infiamma le folle a suon di parate. In due apparizioni conquista tutto il popolo biancoceleste, che ora ne invoca la titolarità a gran voce. Strakosha non sta bene, l'ex Napoli mostra tutto il suo repertorio contro Bologna e sopratutto Bruges. Mercoledì sera prima è decisivo in uscita sul diagonale di Dennis con un tocco fortuito sotto le gambe. Poi vola all'angolino sulla capocciata di Rits, manco fosse Spiderman. A 38 anni lui ha però tutt'altro che le ragnatele. Nonostante nelle ultime stagioni sia riuscito poco a dimostrare il suo valore, Reina in porta è ancora padrone. Al di là delle parate, è fenomenale coi pugni e nelle uscite, dà maggiore sicurezza coi piedi quando c'è come vuole Inzaghi da impostare da dietro come estremo difensore. Averlo preso come secondo quest'estate è stata un'intuizione geniale, forse la miglior operazione (tra l'altro a costo zero) del diesse Tare. Enorme a Bruges, migliore in campo di una Lazio eroica sino allo scadere. Gli si perdona subito pure il rigore. Si riscatta e salva i compagni, sopratutto nella ripresa, in più di un'occasione. Questo significa fare la differenza coi guantoni, questo significa avere un vice dopo anni (vedi Vargic e Proto) veramente affidabile. 
MODULO A QUATTRO
Strakosha non abbia fretta di guarire. Reina è già pronto a murare le prossime sfide: «Ora ci aspettano due gare fondamentali contro Torino e Zenit, dobbiamo prepararci al meglio per provare sempre a vincere». Già leader e uomo spogliatoio, calato nella realtà biancoceleste. E' come se la conoscesse da sempre. Basta sentirlo parlare del modulo corrente: «In Belgio c'era bisogno di adattarsi e di mettere in campo capacità camaleontiche per far fronte alle nostre difficoltà, ma ad organico completo credo che torneremo a giocare con il 3-5-2». E' curioso però come Inzaghi abbia deciso di rispolverare pure la difesa a quattro finalmente. Più precisamente un 4-4-2, che in Champions ha ridato campo e ampiezza ai biancocelesti in un frangente difficile. E' una svolta, magari a partita in corso, che il mister deve prendere anche per il futuro in considerazione. Simone non lo utilizzava davvero da tempo immemore, può ricredersi forse. Perché è vero che il mercato degli ultimi anni è stato fatto (vedi gli esterni, non proprio terzini) con una precisa idea di base, ma nell'emergenza si riscopre che nulla è impossibile. Inzaghi ha snaturato i ruoli (Parolo ovunque, Akpa in regia) di qualche giocatore con risposte stoiche. 
A.A. – Il Messaggero

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SERIE A

Sinisa Mihajlovic, guerriero che non molla mai: un anno fa il trapianto di midollo spinale

Oggi è passato un anno. E Sinisa scalpita, energico, in panchina. Ricordate quella foto di Mihajlovic che esce dall’Istituto Seragnoli del Sant’Orsola mentre bacia sulla guancia la moglie Arianna? Era il novembre 2019, e il 22 di quel mese un comunicato svelò che il 29 ottobre precedente il tecnico del Bologna era stato sottoposto a trapianto del midollo.  "Sinisa Mihajlovic – ecco il comunicato di allora – è stato dimesso oggi, 22 novembre 2019, dall’Istituto di Ematologia Seragnoli, dopo essere stato sottoposto a trapianto di midollo osseo da donatore non familiare lo scorso 29 ottobre. Le condizioni generali del paziente e gli esami ematologici sono soddisfacenti". Oggi è passato un anno da allora "e questo – racconta Sante Tura, ematologo e luminare di fama internazionale nonché presidente dell’Ail di cui Sinisa è testimonial – che ci sono molte ma molte possibilità che non ci sia una recidiva". Di tutto il percorso di Sinisa si è scritto tanto, di pari passo con la sua forza nel combattere la leucemia e poi anche il Covid-19.  Il lavoro da remoto, i ritorni in panchina, poi le cure, le due conferenze stampa più quella appunto da testimonial dell’associazione Italia contro la Leucemia. "Io ho seguito la vicenda dall’inizio – riprende Tura – ed ho sempre avuto la sensazione di un fulmine che abbia colpito una muraglia: senza romperla mai. Ho visto tutto l’andamento anche nei momenti più difficili, durante le terapie: un paziente esemplare che ha sempre fatto quel che era da fare. Non ha mai detto un "ma", ha percorso tutte le tappe che erano necessarie con la forza che sappiamo. E devo dire che è un orgoglio per noi averlo come testimonial dell'Ail: so che adesso deve sistemare un po’ la classifica del Bologna ma spero che resti dei nostri a lungo, è un ottimo testimonial e gli siamo molto grati per questo e per i messaggi che sa dare come quelli circa la prevenzione e le donazioni, aspetti fondamentali per progredire nelle cure".

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