L’entusiasmo Champions, le preoccupazioni legate al rischio che il contagio si allarghi all’interno dello spogliatoio, i controlli a tappeto previsti per questa mattina, a 48 ore dalla partita di Torino, e da ripetere anche domani nell’imminenza della trasferta. La Lazio è in ansia, neppure riesce a godersi il primato nel girone di Champions, dove mancava da tredici anni e che ha avviato battendo il Borussia Dortmund all’Olimpico e pareggiando a Bruges in condizioni di assoluta emergenza. Inzaghi, dopo il rientro in nottata, ha preferito dormire al centro sportivo di Formello e non rientrare a casa per motivi prudenziali. Due componenti dello staff tecnico e quattro giocatori, bloccati dall’Uefa, sono in isolamento domiciliare e hanno saltato la trasferta in Belgio. La Lazio ha accettato l’esito dei controlli europei nonostante ci fossero almeno due casi considerati “border line”, asintomatici e senza alcuna carica virale. Andreas Pereira era stato classificato (come Hakimi dell’Inter) “falso positivo”: aveva in precedenza superato un’infezione respiratoria (non Covid) e l’Uefa lo ha autorizzato a partire mercoledì verso Bruges dopo il secondo tampone negativo. L’ex Manchester United, già reinserito nel “gruppo squadra” sabato per Lazio-Bologna, era negativo da giorni. Vedremo, tra oggi e domani, se all’esito dei controlli verrà ribaltato in un paio di casi il verdetto emerso (con qualche perplessità) tra lunedì e martedì: l’Uefa fa tamponi molecolari come la Serie A, ma la soglia fissata di positività è più bassa. Nel dubbio un “sospetto positivo” non parte per la trasferta o non gioca. VERIFICHE. La Lazio non comunica i nomi per la legge sulla privacy, ma si sa che Inzaghi non ha potuto contare a Bruges su Immobile, Luis Alberto, Lazzari e Djavan Anderson. Sono in isolamento domiciliare, come peraltro ha testimoniato Jessica, la moglie di Ciro, sui social. Lo ha chiarito Fabio Rodia, medico sociale della Lazio: sono in corso accertamenti e verifiche. Solo all’esito dei tamponi, tra oggi e domani, si potranno tirare le conclusioni. La procedura, in caso di accertata positività, prevede uno stop di 10 giorni e la riammissione (previ esami di controllo) con il primo tampone negativo. E se fosse dimostrato che almeno un paio di questi giocatori (in assenza di sintomi e con soglia infinitesimale) avrebbero potuto giocare a Bruges? La Lazio non è entrata in contrasto con l’Uefa, ma non ha perso le ultime speranze di recuperarne un paio per Torino e/o San Pietroburgo. PROCURA. Ci sono altri cinque giocatori (Cataldi, Armini, Strakosha, Leiva, Luiz Felipe) che erano stati isolati dalla Lazio, nonostante i tamponi negativi, già prima della trasferta di Bruges. Lo avrebbero accertato anche gli ispettori della Procura Federale inviati a Formello mercoledì, come prevede la prassi, perché la Figc controlla il rispetto del protocollo in tutti i centri sportivi della Serie A. Scelta cautelativa della società, che “anticipa” l’esclusione dal gruppo in caso di minimo dubbio o sintomatologia (problemi intestinali, raffreddore, debolezza) non chiara o sospetta. Non si può escludere che da questo gruppo di cinque giocatori, in caso di tampone negativo tra oggi e domani, uno o due riescano a tornare a disposizione di Inzaghi. Così come non si può escludere che tra i reduci di Bruges il virus si sia diffuso ulteriormente, colpendo altri giocatori. I tempi di incubazione sono di 5-6 giorni. Bisogna solo aspettare. Gli allenamenti di questa mattina (ore 15) e domani (ore 15) chiariranno la possibile formazione verso Torino. L’ipotesi di rinvio della partita è remota per un semplice calcolo. Si può chiedere contando 10 positivi in una settimana dal primo caso. La Lazio ne aveva 4 (per l’Uefa) da lunedì. Dovrebbero aggiungersene almeno sei. Nessuno se lo augura.
F.P. – Il Corriere dello Sport