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RASSEGNA STAMPA

Verso Zenit-Lazio: nuovo giro di tamponi Uefa per la trasferta Champions

Altra competizione, altro giro di tamponi. Oggi nel centro sportivo di Formello nuovi test per rilevare eventuali contagi da Covid. Simone Inzaghi incrocia le dita. Mercoledì si gioca la terza sfida di Champions League in casa del San Pietroburgo, fischio di inizio alle 18:55. In palio ci sono punti importanti in chiave qualificazione. Il tecnico spera di non rivivere un'antivigilia simile a quella del match con il Bruges, con diversi giocatori fermati per positività. Falsi positivi, costretti allo stop per la gara in Belgio, e tornati utili in campionato. Ieri, con un una nota apparsa sul sito ufficiale, la Lazio ha fatto sapere che «tutti i tamponi ripetuti nella giornata di ieri (sabato, ndr), in ottemperanza alle disposizioni normative applicabili, hanno confermato la negatività del gruppo squadra». Tradotto: chi è partito per la trasferta di Torino, dallo staff tecnico ai giocatori, aveva i valori in regola. Non convocati per la sfida con i granata Vavro, Djavan Anderson, Lazzari e Luis Alberto. Il primo non desta preoccupazione: non è in lista Uefa e non parteciperà in ogni caso alla spedizione in Russia. Discorso diverso per gli altri tre. Dall'esito dei tamponi, effettuati secondo il protocollo Uefa che si avvale della SynLab, noto gruppo di diagnostica internazionale, dipenderà la loro convocazione. La speranza è che non ci siano sorprese e brutte notizie. Del resto, anche Simone Inzaghi, nel post gara con il Torino è stato chiaro sulla questione assenze: «Queste sono le difficoltà che credo abbiano anche i miei colleghi – spiega l'allenatore -. In questo momento avrei bisogno di più rotazioni perché giochiamo ogni due giorni e mezzo, e oltre alle difficoltà per il Covid ho timore di qualche infortunio. Ma la situazione è di grande difficoltà». Insomma, un'altra giornata intensa nel Training Center. Le operazioni verranno monitorate dal responsabile sanitario del club, il professor Ivo Pulcini, insieme al presidente, Claudio Lotito. 
V. C. – Il Messaggero

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CITTA'

Addio a Gigi Proietti, Maestro e sorriso della Città Eterna

Ricoverato da giorni in una clinica romana per accertamenti, era stato colpito ieri da un grave scompenso cardiaco. Da subito le sue condizioni erano apparse molto serie. Proprio oggi Proietti avrebbe compiuto 80 anni. In una carriera lunga oltre 50 anni ha spaziato dal cinema al teatro. Memorabile il successo di 'A me gli occhi, please'  "'Nelle prime ore del mattino – spiega la famiglia – è venuta a mancare all'affetto della sua famiglia Gigi Proietti. Ne danno l'annuncio Sagitta, Susanna e Carlotta. Nelle prossime ore daremo comunicazione delle esequie'.

 

LA SCEHDA

Noto anche e semplicemente come Gigi Proietti, è uno dei più spigliati attori, registi, doppiatori e perfino cantanti italiani in circolazione. Insomma, un robusto artista, protagonista di numerosi film e svariate fiction di successo ce con il tempo è diventato una delle personalità più glamour e straordinarie, nonché complete del cinema italiano. Uno specchio nella quale la società italiana contemporanea continua a riflettersi per capire dove stiamo andando. Impegno e serietà anche nella risata.

Formazione

Dopo aver conseguito la maturità classica, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'Università La Sapienza di Roma, con l'aspirazione di avvocato. Ma durante quegli anni, trova più piacere nell'esibirsi con la chitarra nei locali notturni della capitale, piuttosto che stare fra i banchi di scuola, infatti, a soli sei esami dati, abbandonerà gli studi e si concentrerà sulla musica imparando a suonare il pianoforte, la fisarmonica e il contrabbasso. Nel contempo, inizia a frequentare il corso di mimica di Giancarlo Cobelli, al Centro Universitario Teatrale, il quale nota subito delle qualità in questo giovane e lo scrittura per uno spettacolo d'avanguardia: "Can Can degli italiani".

 

Gli anni della dolce vita

È il 1963 e Proietti comincia a frequentare l'entourage di artisti che rendono più viva e comica Roma: Ercole Patti, Luigi Malerba e Ennio Flaiano del quale metterà in musica l'aforisma "Oh come è bello sentirsi…". L'anno dopo, continua il suo percorso teatrale, ma sempre con ruoli marginali, cimentandosi con il Gruppo Sperimentale 101, sotto la direzione di Antonio Calende, di Cobelli e anche dello sceneggiatore e scrittore Andrea Camilleri. Vestito da upupa, porta in scena "Gli uccelli" di Aristofane (1964) e, quattro anni dopo, dopo una faticosa gavetta diventa protagonista de "Il Dio Kurt" e "Operetta", messi in scena al teatro Stabile de L'Aquila. Nel frattempo, si sposa con Sagitta Alter, guida turistica svedese, dalla quale avrà due figlie: Susanna e Carlotta. Comincia a bazzicare anche la televisione, facendosi dirigere da Flaminio Bollini nel film tv La maschera e il volto (1965) accanto ad Aldo Giuffrè.

 

 

Debutto sul grande schermo e successo teatrale

Debutta sul grande schermo grazie ad Alessandro Blasetti, il quale lo dirige ne La ragazza del bersagliere (1967) con Leopoldo Trieste, Renato Salvatori, Franca Valeri e Rossano Brazzi. Entrato nel circuito di Cinecittà, lavora in alcune pellicole di Pasquale Festa Campanile, ma anche ne L'urlo (1968) e DR0Pout (190) di Tinto Brass. Comincia a farsi conoscere anche all'estero, infatti, Sidney Lumet lo dirigerà ne La virtù sdraiata (1969) con Omar Sharif e Anouk Aimée. E dopo Una ragazza piuttosto complicata (1969) di Damiano Damiani, tocca finalmente la notorietà quando viene chiamato a sostituire Domenico Modugno (si disse per un incidente, ma in realtà era per i dissapori con Renato Rascel) nella commedia musicale "Alleluja brava gente" di Garinei & Giovannini, nella parte di Ademar. Finalmente, si impone come attore di primo piano, almeno a teatro! Perché al cinema dovrà faticare ancora molto per trovare una sua collocazione come protagonista, passando da Brancaleone alle crociate (1970) e La mortadella (1971) di Mario Monicelli, a L'eredità Ferramonti(1976) e Bubù (1971) di Mauro Bolognini.

 

 

La radio e ancora tanto teatro

Elio Petri, Luigi Magni e Alberto Lattuada sono due degli autori che lo dirigono nei primi anni Settanta, poi Gigi Proietti decide di dedicarsi alla radio con il notevole e celebre successo di "Gran Varietà" dove porta tre dei suoi migliori personaggi, senza ovviamente smettere di accompagnarsi con la sua chitarra nei numerosi sketch. Non abbandona il teatro e porta in scena: "La cena delle beffe" (1974), "A me gli occhi please!" (1976, che sarà uno dei più grandi successi e che tornerà in scena nel 1993, nel 1996 e nel 2000), "Come mi piace" e "Leggero leggero" (1991). Canta, si dirige, recita lunghi e spassosi monologhi, imita, balla. Il pubblico italiano è passo di lui e artisti come Federico Fellini ed Eduardo De Filippo lo stimano e lo ammirano. Fellini pensò proprio a lui quando ebbe in mente di girare Il Casanova di Federico Fellini, ma poi assegnò la parte a Donald Sutherland (sebbene proprio Proietti ne curò il doppiaggio).

 

 

Mandrake lo inserisce tra gli attori della commedia all'italiana

Dopo la commedia musicale un po' scandalosa Bordella (1976) di Pupi Avati, arriva il suo ruolo più bello, quello dell'indossatore Mandrake, appassionato di ippica e scommesse, nella pellicola di Steno Febbre da cavallo (1976) che, considerato un vero e proprio cult, avrà persino un seguito: Febbre da cavallo 2 – La mandrakata (2002), diretto dal figlio di Steno, Carlo Vanzina (vincendo il Nasto d'Argento come miglior attore protagonista). Da quel momento, Proietti, entra ufficialmente fra gli interpreti principali della commedia all'italiana con Casotto (1977) e Due pezzi di pane (1979) di Sergio Citti, Mi faccia causa (1984) di Steno, Non ti conosco più amore (1980). Volto comico apprezzato anche all'estero non ha difficoltà a recitare in Qualcuno sta uccidendo i più grandi cuochi d'Europa (1978), giallo rosa di matrice franco-americana, e neppure in Un matrimonio (1978) di Robert Altman.

 

 

Direttore del Brancaccio e scopritore di talenti

Nel 1978 diventa direttore artistico del Teatro Brancaccio di Roma, creando un proprio Laboratorio di Esercitazione sceniche dal quale usciranno artisti come: Enrico Brignano, Chiara Noschese, Flavio Insinna, Rodolfo Laganà, Francesca Nunzi e Gabriele Cirilli. Nel 1981, lavora nello sceneggiato "Fregoli", ispirato alla vita del trasformista Leopoldo Fregoli, poi diventa anche presentatore di varietà come "Fantastico 4" (1983) e "Di che vizio sei?" (1988). Grandissimo amico di Vittorio Gassman, recita accanto a lui e suo figlio Alessandro in Di padre in figlio (1982) e negli anni Novanta debutta come regista televisivo con una delle prime sitcom italiane: Villa Arzilla, che racconta le vicende di un piccolo gruppo di pensionati (Ernesto Calindri, Marisa Merlini, Caterina Boratto) in una casa di riposo. E visto il successo come regista, continua con il film tv Un nero per casa (1998, del quale ricordiamo l'assurda polemica creata da un'esponente politica per la parola "nero" dentro il titolo, che infatti giustamente si è sgonfiata), con il telefilm Un figlio a metà (1992, che poi fu bissato da Un figlio a metà un anno dopo) e con la sitcom Italian Restaurant (1994).

 

 

Il grande successo del Maresciallo Rocca

Diretto da Bertrand Tavernier in Eloise la figlia di D'Artagnan (1994), trionfa inaspettatamente nella serie televisiva Il Maresciallo Rocca, creato dalle penne di Laura Toscano e Franco Marotta e diretto da Giorgio Capitani, nel quale l'attore interpreta il ruolo di Giovanni Rocca, maresciallo dell'arma dei Carabinieri. Il successo sarà così mostruoso che avrà ben cinque sequel realizzati fra il 1998 e il 2005. Ma non solo marescialli nella sua carriera che si arricchisce anche di avvocati (il telefilm L'avvocato Porta) e tanto doppiaggio dal Genio del cartone animato della Disney Aladdin (1993) alla vittoria del Nastro d'Argento per il miglior doppiaggio maschile per Casinò (1995), dove presta la sua voce a Robert De Niro.

 

Ritorna alla commedia

Torna alla confortevole commedia all'italiana, quella diretta dal veterano Mario Monicelli in Panni Sporchi (1999) e degli ormai maturi Vanzina in Le barzellette (2004). Sempre per i Vanzina gira i due cinecocomeri Un'estate al mare (2008) e Un'estate ai Caraibi (2009) e nel 2010 la loro ultima commedia L'amore è una cosa meravigliosa. L'anno successivo fa parte del cast di Box Office 3D, parodia dei maggiori successi cinematografici degli ultimi anni, per la regia di Ezio Greggio In seguito Alessandro Gassmann lo vorrà come protagonista de Il premio, mentre nel 2019 Garrone lo chiamerà per il ruolo di Mangiafuoco nel suo Pinocchio. Personalità multiforme, scombiccherata, sessantottina, libero di costumi, ha scaldato veramente il cuore degli italiani con il suo istrionismo, la sua poesia, i suoi sonetti, la sua esuberanza e la simpatia. Riservatissimo sulla vita privata, coriaceo quando si tratta di lavoro, ha invaso il campo dell'arte con indomita bravura e una sobrietà che suggerisce di perdersi nella leggerezza della vita. Meriterebbe grandi elogi, una vera laudatio da parte della nostra intera nazione, Gigi Proietti à lo strepitoso erede dell'eccellente Ettore Petrolini. Speriamo in una gloriosa "santificazione" del mondo dello spettacolo per la sua fantastica e irriducibile presenza.

ANSA.IT

 

 

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DICHIARAZIONI

Akpa Akpro: “Per Caicedo non è la prima volta, così è bellissimo”

Akpa Akpro, centrocampista biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky dopo la vittoria contro il Torino.

"Sono molto contento. Vincere una partita così è bellissimo. Non è la prima volta che Caicedo segna allo scadere, ricordo lo scorso anno a Cagliari. Siamo una squadra che non molla mai, dobbiamo continuare così. 

Inzaghi ci aveva detto che quelli dalla panchina possono cambiare la partita e così è stato. Siamo entrati e abbiamo aiutato la squadra dando il massimo. 

Sono qui per aiutare la squadra, gioco dove mi chiede il mister. Erano importanti questi tre punti, in un campionato difficile dove ogni partita riserva sorprese".

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DICHIARAZIONI

Inzaghi oltre tutto: “Troppi errori, ma ci adeguiamo al momento e ci crediamo sempre, impossibile non esultare con i miei ragazzi” (AUDIO)

Tre minuti e due gol, decisivi. La Lazio vince con il carattere contro il Torino. Una vittoria sofferta, ma cercata sino alla fine. E Simone Inzaghi, che ha abbracciato tutti dopo la rete di Caicedo, ha commentato felice ai microfoni di Dazn: “Vittoria estremamente importante, difficile, contro una squadra forte. Il 3-2 lo abbiamo preso in modo strano, non ci siamo capiti su una rimessa. Ci abbiamo creduto, partita controllata nella ripresa, ma eravamo poco efficaci. Le ultime ore prima del match? Non è stato semplice, così come non lo è stato andare a Bruges. È così per tutti, ci adeguiamo al momento, speriamo tutto possa passare presto. La partita ce la siamo complicata noi. Il rigore si poteva evitare, così come gli altri due gol subiti. Dobbiamo crescere, serve mantenere alta la concentrazione”.

“Caicedo ha dimostrato, negli anni, di essere importantissimo. Alla seconda di campionato è stato uno dei migliori, ha segnato con l'Atalanta, per due partite e mezzo non ha giocato. Si mette al servizio della squadra. Volevo farlo entrare prima, ha segnato un grande gol e importantissimo. Non potevo non andare ad abbracciare i miei ragazzi. Tra mille difficoltà non è stato semplice, ci tenevo ad esultare con loro. CI mancano tanti uomini, ma questo gruppo ha dei grandi valori”. Corrieredellosport.it

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DICHIARAZIONI

Caicedo: “Spirito e cattiveria, non molliamo mai! Qui non ci sono titolari e riserve” (AUDIO)

Felipe Caicedo, attaccante della Lazio, ha rilasciato alcune dichiarazioni nel post partita ai microfoni di Dazn: "Abbiamo recuperato con lo spirito, questa squadra non molla mai! Oggi avevamo davanti un avversario forte, non meritano quel solo punto che hanno perchè giocano bene. Il gol? Ho fatto un uno-due con un difensore del Toro, ma come ho detto non molliamo mai, lì bisogna essere cattivi e pensare solo a fare gol. Il mister ha detto più di una volta che non ci sono titolari e riserve, bisogna essere compatti. Io faccio il mio lavoro per essere pronto per momenti come questo. Il Belgio abbiamo fatto un bel sacrificio, lo spirito di questa squadra è grandissimo e dobbiamo continuare cosi".

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SERIE A

Epica, infinita, la Lazio va oltre l’impossibile: Toro ‘matato’ all’ultimo respiro e rilancio definitivo in campionato

Accade qualcosa di clamoroso in questa domenica torinese che difficilmente sarà dimenticato. Perché tra il 95’ e il 98’ la Lazio riesce incredibilmente a ribaltare il 3-2 del Torino, segnato a ridosso del novantesimo da Lukic, grazie a un rigore di Immobile (95’) e alla zampata di Caicedo (98’). Finisce 3-4 per la squadra di Inzaghi: è una sentenza pesantissima per i granata di Giampaolo, che avevano pure giocato a tratti bene e con coraggio. In avvio di ripresa la Lazio era riuscita con Milinkovc a portarsi sul 2-2, dopo i gol di Pereira, Bremer e Belotti su rigore nel primo tempo.

Aveva chiesto alla vigilia di mettere almeno un mattoncino, Marco Giampaolo a metà della sfida contro la Lazio si ritrova invece un bel mattone (ma forse anche due) da inserire nel suo progetto. Perché il Toro dei primi 45’ esibisce senza dubbio la migliore prestazione di questo avvio di stagione: squadra corta il giusto, corre pochissimi rischi grazie anche a una prestazione difensiva sopra la media di Bremer e nonostante le difficoltà di Rodriguez e Linetty a sinistra, va pure sotto ma riesce in una decina di minuti a ribaltare lo svantaggio. La Lazio arrivata a Torino con 7 indisponibili (e Immobile in panchina) fa quel che può. E quel poco non è neanche niente male: basta rivedere la bellissima azione che al quarto d’ora sblocca l’equilibrio: filtrante di Milinkovic, Muriqi pesca Patric, torre per la girata di Pereira, imprendibile per Sirigu.

SEMPRE BELOTTI

Il break della squadra di Inzaghi non intimorisce né tramortisce il Toro. Che invece si riorganizza subito e replica immediatamente (19’) con uno spunto di carattere (a dire il vero uno dei pochi) di Linetty, sul quale c’è un’ottima chiusura di Reina. Un minuto dopo l’ottimo Bremer vola in tuffo e di testa trova il pari meritato sugli sviluppi di un calcio d’angolo. E’ questo il momento in cui il Toro marchia a fuoco il primo tempo. Al 23’ Pereira atterra Belotti, Chiffi non ha dubbi nell’assegnare il rigore realizzato di potenza dal Gallo: è il suo sesto gol in cinque partite in questo campionato, il 98° con la maglia del Toro. Prima di andare all’intervallo, a dire il vero, ai granata manca un secondo rigore, perché l’irruenza di Luiz Felipe su Verdi (38’) sarebbe da punire con un secondo tiro dal dischetto. Chiffi in campo fa giocare, Massa dal Var non correre la decisione. All’intervallo: 2-1 per il Toro.

JOLLY MILINKOVIC

A inizio ripresa Inzaghi getta nella mischia Leiva e Akpa Akpro, inserendo forze fresche a centrocampo. C’è appena il tempo di rimettere la palla al centro del campo che dopo quattro minuti la Lazio pesca il 2-2: Milinkovic punisce Sirigu su un calcio di punizione dal limite concesso per il fallo di Rincon su Correa. Il pari è favorito dall’errore grave di Sirigu: il portiere granata tenta un passettino sulla sinistra prima della battuta di Milinkovic, ma quando prova a cambiare direzione è ormai troppo tardi ed è infilato sul suo palo. La reazione del Toro è immediata: cinque minuti dopo la corsa di Verdi si stampa sul palo su assist di Belotti. Prima del quarto d’ora Inzaghi si gioca anche la carta Immobile per aumentare la pericolosità offensiva, poco dopo Vojvoda salva sulla linea su Akpa Akpro.

FINALE PAZZESCO

A metà ripresa, Giampaolo muove le sue prime pedine: dentro Singo (per Vojvoda) e Nkoulou (per Verdi), ridisegnando il Toro con una difesa a cinque. Uscirà poi per infortunio anche Belotti, lasciando il campo a Bonazzoli. La Lazio prova a spinge ma non sfonda, i granata non escono mai dalla sfida. E nel finale trovano con Lukic, bravo a vincere un duello di spalla con Hoedt, il colpo del 3-2. E’ finita? Manco per sogno. Al quarto di recupero l’arbitro Chiffi ha bisogno di rivedere a lungo il tiro rimpallato da Immobile su Nkoulou prima di assegnare il rigore. Dal dischetto Immobile è una sentenza: è il 3-3. E quando scocca il 98’, all’ultimo respiro di questo incredibile Torino-Lazio, Caicedo beffa nel cuore dell’area granata sia Nkoulou che Sirigu, piazzando la zampata di un pazzesco 3-4.

Gazzetta.it

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SERIE A

Torino-Lazio 3-4, il tabellino: 95′ e 98′, la decidono Immobile e Caicedo

TORINO-LAZIO 3-4

Marcatori: 15' Pereira (L), 19' Bremer (T), 25' rig. Belotti (T), 49' Milinkovic (L), 87' Lukic (T), 90'+5 rig. Immobile (L), 90'+8 Caicedo (L)

 

TORINO (4-3-1-2): Sirigu; Vojvoda (70' Singo), Lyanco, Bremer, Rodriguez; Meite, Rincon, Linetty; Lukic; Verdi (70' Nkoulou), Belotti (76' Bonazzoli).

A disp.: Rosati, V. Milinkovic, Segre, Gojak, Ansaldi, Edera, Murru, Vianni, Buongiorno.  All.: Marco Giampaolo.

 

LAZIO (3-5-2): Reina; Luiz Felipe, Hoedt, Acerbi; Patric, Milinkovic, Parolo (46' Leiva), Pereira (46' Akpa Apro), Fares (81' Cataldi); Correa (73' Caicedo), Muriqi (56' Immobile).

A disp.: Strakosha, Alia, Armini, Franco, Novella, Ndrecka, Czyz.All.: Simone Inzaghi

 

 

Arbitro: Daniele Chiffi (sez. di Padova)

Assistenti: Tegoni – Paiardini

Quarto uomo: Prontera

V.A.R.: Massa

A.V.A.R.: Alassio

NOTE: Ammoniti: 43' Pereira (L), 85' Luiz Felipe (L), 90'+5 Nkoulou (T), 90'+7 Rincon.

Recupero: 0' pt, 10' st

 

Serie A TIM 2020-2021 – 6ª giornata

Domenica 1º novembre 2020, ore 15:00

Stadio Olimpico Grande Torino di Torino

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APPROFONDIMENTI

I casi Immobile ed Hakimi e le differenze tra i test UEFA e quelli Serie A

Perché i giocatori bloccati dalla UEFA per una positività debole rientrano dopo pochi giorni e sono disponibili per la Serie A? La risposta, secondo quanto riportato dal Corriere dello Sport è da ricercarsi nei parametri e nelle tempistiche utilizzate per accertare la presenza del virus. I casi di Hakimi e Immobile, fermati alla vigilia dei match di Champions per "debole positività" e di nuovo arruolabili per il successivo incontro di campionato ("falsa positività") si spiegano così: i controlli in Italia vengono effettuati 48 ore prima di ogni sfida. In caso di positività di un membro del gruppo-squadra, tutti gli altri si sottopongono a test antigenici (test rapidi). Se questo dà risultato "debolmente positivo", il giocatore può essere utilizzato qualora sia negativo al test molecolare, il cui risultato è disponibile circa 4 ore prima della partita. Non c'è un ente centralizzato che fa i tamponi, ogni società si affida a un laboratorio di fiducia.

Cosa succede in Europa – La UEFA, invece, ha stipulato un accordo con SynLab, che fa i tamponi a tutti i club impegnati nelle competizioni europee. Sono solo tamponi classici naso-faringei, che vengono effettuati tra 48 e 72 ore prima degli incontri per le squadre che giocano in trasferta, in modo tale da avere i i risultati il giorno della partenza e non far viaggiare i positivi. Chi gioca in casa effettua i test tra 48 e 24 ore prima dell sfida, cosa che non consente, in caso di positività, di ripetere il test per escludere il falso positivo. I parametri sono più bassi rispetto alla Serie A: basta un livello molto basso per risultare positivo. Tuttomercatoweb.com