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AVVERSARIO

Club Brugge, i convocati di Clement

Di seguito i 23 convocati del Brugge che sono partiti stamane alla volta di Roma, per giocarsi la qualificazione agli ottavi di finale di Champions League. Presenti Vormer e Deli, i due giocatori in dubbio per la partita a causa di problemi fisici:
PORTIERI: Mignolet, Horvath, Lammens
DIFENSORI: Sobol, Kossounou, Deli, Ricca, Mechele, Mata, Van der Brempt
CENTROCAMPISTI: Balanta, Schrijvers, Rits, Vanaken, Vormer, De Ketelaere, Van den Keybus
ATTACCANTI: Okereke, Diatta, Dennis, Badji, Krmencik, Lang

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STATISTICHE

Ciro Immobile non si ferma più: se segna al Bruges eguaglia il record di Fulvio Bernardini

Continuando la rincorsa a Piola, da cui lo dividono 24 gol (135 a 159), Immobile può battere domani un altro record laziale andando a segno per la 9ª partita di fila. Record ancora più antico perché risale al 1923 quando Bernardini firmò 17 reti in 8 partite consecutive, fermandosi nella finale scudetto persa contro il Genoa. Un fenomeno, Fulvio, che aveva esordito da portiere a 13 anni, fu centravanti, mezzala e centromediano, primo calciatore del Centrosud a giocare in Nazionale nel 1925. Quando uscì dai pali fece più gol che partite: ne segnò almeno 73, un numero reso incerto dal fatto che all'epoca i giornali non sempre indicavano tutti i marcatori ma che lo lasciò in testa alla classifica all time fino al 1953 e con cui è tuttora nella top ten. Dopo la nascita della serie A l'unico ad avvicinarsi fu Humberto Tozzi che nel 1958  segnò in 7 partitedi fila, le ultime 3 di campionato e le prime 4 di una Coppa Italia poi vinta dalla Lazio. Immobile contro lo Spezia ha già superato il brasiliano. Domani, contro il Bruges, può battere dopo 97 anni il record di Bernardini.

M.P. – Il Corriere della Sera

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RASSEGNA STAMPA

Con Reina la Lazio non perde mai ma Inzaghi non dimentica Strakosha

Le parate per salvare la Lazio, le parole ( e i rimproveri costruttivi) per far crescere il gruppo. Perché oltre all'aspetto tecnico, Pepe Reina è stato preso per il carisma e la mentalità vincente, da trasmettere a tutto lo spogliatoio. Lo sta facendo in maniera impeccabile e Inzaghi l'ha promosso titolare. Nel silenzio degli stadi vuoti, le sue continue urla rimbombano. Pretende massima concentrazione dai compagni e cerca di tenere tutti in allerta. Non vuole che nessuno si rilassi, neanche dopo una vittoria come quella di sabato contro lo Spezia. « Bene i tre punti, ma ci sono tante cose da rivedere. Dobbiamo vedere la gara – ha commentato – e non ripetere gli errori fatti. Le grandi squadre pensano partita dopo partita, ecco il salto di qualità che dobbiamo compiere». Frasi che hanno fatto rumore, non banali e scontate. Un concetto espresso inun momento particolare, delicato, a pochi giorni da « una finale » , come lui stesso ha definito sui social la gara di domani con il Bruges. È una presenza pesante, quella di Reina, una figura che negli anni scorsi era mancata nella squadra biancoceleste. E così a 44 giorni dal suo esordio con l'aquila sul petto (contro il Bologna), ormai ha convinto Inzaghi a rivedere le gerarchie in questo momento. È bene specificarlo, perché la società continua a puntare molto su Strakosha, che prima o poi tornerà tra i pali. Adesso però a difenderli spetta ancora al 38enne spagnolo, che non ha mai perso quest' anno: con lui in porta la Lazio ha infatti vinto 5 volte, pareggiando in 4 occasioni con una media punti di 2,11 a partita ( quella di Strakosha è di 1,16). Domani, nella sfida decisiva per la qualificazione in Champions, Inzaghi si affiderà di nuovo a Reina, pronto a toccare contro il Bruges la presenza numero 176 nelle competizioni Uefa. Ha appena superato Maldini nella classifica all- time ed è al terzo posto dietro due mostri sacri come Casillas ( 188) e Cristiano Ronaldo (181): a parte il portoghese della Juventus, nessuno in attività vanta più apparizioni in ambito internazionale. Servirà anche la personalità e l'esperienzadi un veterano come lui per passare il turno alla Lazio, che aspetta da vent' anni di entrare tra le sedici migliori d'Europa. Oggi alla vigilia Inzaghi parlerà alle 15, mentre alle 16 è in programma a Formello la rifinitura. Il dubbio più grande, che tiene in ansia il mondo Lazio, riguarda Correa: con Caicedo non al meglio e Muriqi fuori, il suo recupero diventa troppo importante. «Venerdì ha sentito un indurimento al polpaccio e non era in grado di giocare», ha ammesso sabato il tecnico, che nel pomeriggio capirà meglio le condizioni del Tucu: c'è ottimismo ma anche cautela. Fiducia invece su Patric: contro lo Spezia non è andato neanche in panchina per problemi alla cervicale, ma dovrebbe tornare a disposizione. Acerbi e Hoedt titolari, lo spagnolo si gioca l'ultimo posto in difesa con Luiz Felipe.

la Repubblica

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RASSEGNA STAMPA

Appuntamento con la storia, Lazio ci siamo

L’appuntamento con la storia è fissato per domani: ore 18,55, stadio Olimpico, c’è il Bruges. Per arrivare là dove la società biancoceleste non giunge da vent’anni, e di conseguenza per centrare un traguardo mai conquistato nell’era Lotito, serve almeno un pareggio. Se non perde, la banda Inzaghia febbraio giocherà gli ottavi di finale di Champions League. Vista così, può apparire quasi una formalità: come può crollare in casa contro i belgi una squadra che ha tolto 4 punti su 6 al Borussia Dortmund e non ha mai perso in tutto il girone di Champions, nonostante abbia disputato due gare con una decina di assenti causa Covid? In realtà il rischio esiste, perché gli avversari sono vivaci e brillanti e non hanno niente da perdere. E poi perché basta un errore per indirizzare nel modo sbagliato la partita della vita.
Quando la Lazio ha raggiunto per l’ultima volta la fase a eliminazione diretta della Champions, superando entrambi i gironi e qualificandosi per i quarti (la formula era differente), Inzaghi era un calciatore. E proprio in quel torneo ebbe la consacrazione internazionale segnando 9 gol, 4 dei quali tutti assieme, contro il Marsiglia: un bottino che gli ha riservato un posto nella storia. Adesso che è diventato allenatore si affida a Immobile, centravanti come lui, con un percorso personale opposto: Simone era quasi un predestinato, acquistato dalla ricca e ambiziosa Lazio di Cragnotti come un gioiello da strappare alla JuveCiro è sbarcato a Roma per rilanciarsi dopo due stagioni sfortunate, quasi maledette.
La qualificazione per gli ottavi di Champions vale 9 milioni e mezzo di euro, da aggiungere ai 35 già incassati e alla quota del market pool da dividere con le altre squadre italiane che partecipano alla manifestazione. Un fiume di denaro che per il momento non ha cambiato le abitudini della Laziosul mercato e che quasi sicuramente non inciderà nemmeno sulle scelte future di Lotito, ma di sicuro una bella boccata di ossigeno per la società in un momento difficile per tutti i club sul piano economico, tra stadi chiusi, contenziosi sui diritti tv, sponsor in fuga. Il risultato sarebbe però perfino più importante per l’immagine internazionale della Lazio. Se lunedì prossimo, a mezzogiorno, il nome della squadra biancoceleste fosse contenuto nell’urna della Uefa a Nyon, dove si svolgerà il sorteggio degli ottavi, la società acquisterebbe una dimensione differente. Non solo: esiste ancora la possibilità di centrare il primo posto nel girone, perché il Borussia Dortmund è avanti solo un punto e non è affatto scontato che vinca la gara di San Pietroburgo contro lo Zenit (si giocherà in contemporanea con la partita dell’Olimpico). A quel punto, ci sarebbe anche la speranza di un sorteggio non proibitivo. Con prospettive inimmaginabili.

Corriere della Sera

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ESCLUSIVE

“SVB” – Il mental coach, Sandro Corapi: “Riposo per recuperare, motivazioni e obiettivi per vincere”

Il mental coach, Sandro Corapi, è intervenuto stamattina ai microfoni di Sei Volte Buongiorno: "La Lazio sta facendo un ottimo lavoro, così come Simone Inzaghi. Giocare ogni tre giorni fa disperdere molte energie, penso solo ai viaggi o allo stress che può comportare prenedere un aereo, in tal senso riposare è fondamentale. Come sempre, per ottenere risultati le motivazioni sono fondamentali. I giocatori come quelli della Lazio, con i compensi che guadagnano, non hanno come meta crescere per prendere più soldi. IN realtà devono fissarsi dei singoli obiettivi da raggiungere, vincere la singola gara e per farlo, ad esempio, devono conoscere bene l'avversario – ha aggiunto l'esperto – Il Bruges? La Lazio se sta bene nn teme nessuno ma loro hanno un solo obiettivo, possono solo vincere e in tal senso per i biancocelesti questo può rappresentare un pericolo".  

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FORMELLO

FORMELLO – Correa, Patric e Caicedo a riposo. Lazio al lavoro lunedì pomeriggio

Solita seduta di scarico domenica mattina a Formello dopo il successo di sabato a Cesena contro lo Spezia, allenamento anticipato dal giro di tamponi a 48 ore dal match con il Bruges. Lavoro al chiuso per chi ha giocato l'intera gara contro i liguri, un turno di riposo per Correa, Patric e Caicedo, tutti dovrebbero essere in gruppo da lunedìi pomeriggio, nella rifinitura in vsita del match di martedì sera alle 18.55 – sesto ed ultimo turno del Gruppo F di Champions, i biancocelesti con un pareggio passano agli ottavi. Assente anche Lulic – fuori dalle liste di serie A e Uefa – non si vede neanche Muriqi, la punta kosovara sta aumentando i ritmi di lavoro e a metà settimana potrebbe, gradualmente, rientrare in gruppo.

G.L.P. 

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DAL MONDO

Secondo rogo al Lazio Club New York, Bartocci: “Stavamo ripartendo. Sono distrutto: posso solo piangere”

Il primo incendio divampato il 10 febbraio scorso, con le fiamme che avevano distrutto tutto il locale, il ristorante 'Via della Pace' a New York, sulla Settima Strada. Quando il peggio sembrava ormai alle spalle, i lavori di ristrutturazione partiti e la speranza tornata, un nuovo incendio. La scorsa notte. E tutti i sogni di Giovanni Bartocci, imprenditore romano emigrato negli Usa per inseguire il suo sogno, si sono infranti per sempre. Il palazzo del suo ristorante, dove all'interno aveva creato anche il Lazio Club New York, sarà demolito domani. "Non sto bene, non riesco nemmeno a parlare. Non me lo spiego, chi può avermi fatto questo? Una volta può essere sfortuna, ma due no. Non ci credo. Sono sempre andato d'accordo con tutti, mai avuto problemi. Il racket non c'entra, nemmeno la criminalità, tantomeno i romanisti che qui a New York hanno il loro club e con cui vado d'accordo. Sono distrutto, non posso far altro che piangere", lo sfogo all'Adnkronos di Bartocci, classe 1979, che 17 anni fa si è trasferito negli Usa e da 13 aveva dato vita alla sua attività, prendendo in mano il ristorante che aveva fondato lo zio. "O mi ha detto sfortuna nuovamente – spiega – oppure no, c'è qualcuno che magari si è fatto due conti. Forse costava meno la demolizione che la ristrutturazione del palazzo. Non so che dire".
Il ristorante Via della Pace, con il Lazio Club New York annesso, era la sua vita. "Un pezzo di casa che nessuno potrà restituirmi – racconta – un ponte che mi riportava a casa ogni volta, a Roma, che mi faceva sentire meno la mancanza degli affetti. Momenti di gioia che mai nessuno mi potrà ridare. Vedevamo lì le partite della Lazio ogni domenica. Ogni giorno la gente aumentava e così, parallelamente al ristorante abbiamo deciso di creare il club. In poco tempo è diventato il punto di riferimento non solo dei laziali di New York, ma anche degli appassionati di calcio in generale. Tante volte abbiamo festeggiato lì il Natale, abbiamo fatto tanta beneficenza lì dentro, raccolto soldi per chi era in difficoltà- dice ancora Bartocci – E ora non c'è più nulla, niente, uno scheletro che sta per essere abbattuto per sempre. Senza un perché. Dopo il primo incendio a febbraio è stata dura ripartire, con il covid i lavori sono rallentati. A novembre finalmente erano ripresi, stavamo, insieme al mio socio juventino Marco Ventura, programmando la riapertura. Poi quella chiamata, nel cuore della notte: 'Ha ripreso fuoco il ristorante'. In quel preciso momento mi è caduto il mondo addosso definitivamente".
 
"Cosa chiedo ora? Nulla – dice ancora l'imprenditore romano – Anzi, dopo le fiamme di febbraio in tanti ci hanno aiutato. Amici, tifosi, giocatori. Tutti i soldi raccolti li darò per chi è in difficoltà, soprattuto sotto il Natale. Già abbiamo aiutato le mamme senzatetto che vivono sotto al ponte di Brooklyn. Non voglio denaro, ma una cosa la pretendo: il rispetto. E che gli amici italiani ci difendano, che difendano il nostro dolore. Sto leggendo sui social commenti orribili, prese in giro, anche insulti. Non auguro a nessuno quello che è accaduto a noi, è bello fare gli spiritosi da casa. Non abbiamo più nulla e non sappiamo da dove ripartire. Avevamo lavorato tanto per costruire un sogno. Il nostro sogno, a dimostrazione che lo slogan all'estero che gli italiani siano solo mafia e mandolino è quanto di più falso ci possa essere, ci è stato spezzato", conclude Bartocci.
– Adnkronos.com
 

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APPROFONDIMENTI

Eriksson: “Col Bruges vita o morte. Lazio superiore ma la testa fa la differenza”

L'ultimo, o meglio l'unico, a portare la Lazio tra le migliori 16 d'Europa è stato Sven Goran Eriksson. Che poi, a dir la verità lo svedese nell'anno dello scudetto (1999-00) arrivò fino ai quarti, fermato dal Valencia di Cooper. La formula, infatti, prevedeva che dopo il primo girone non ci fossero gli ottavi ma un altro girone da 4 squadre. La stagione successiva (2000-01) i biancocelesti si fermarono proprio a questa seconda fase. A distanza di 20 anni Simone Inzaghi può eguagliare il suo maestro
«Mi renderebbe molto orgoglioso. La Lazio sta facendo molto bene con Simone in panchina. Ormai sono molti anni che allena la Lazio e ha fatto crescere molto la squadra. Domani gioca in casa e sono convinto che possa riuscire a tagliare questo traguardo. Il Bruges è inferiore ai biancocelesti come potenzialità, per questo dico che sono i favoriti e io farò il tifo per loro».
Eriksson come si affrontano queste partite? Su cosa di deve puntare?
«Rispetto al campionato giochi contro squadre che conosci meno. Inoltre non c'è tempo per recuperare se sbagli. E' una partita da vita o morte. Conta tantissimo l'aspetto mentale. E' la testa che farà la differenza. La Lazio è in casa e anche se non c'è il pubblico sarà comunque un fattore determinate. E poi diversi giocatori di questa rosa lavorano da anni per andare in Champions e ora che hanno davanti un grandissimo obiettivo non credo che sbaglieranno partita».
A proposito di testa, in molti hanno criticato la Lazio per i blak out prima delle gare di Champions. Come si evitano?
«Se lo sapessi ora sarei l'allenatore del Barcellona. E' impossibile pensare di vincere tutte le partite. Serve la testa ma non è sempre possibile quando c'è un grande incontro all'orizzonte. E' successo a tutti di perdere. Anche ai più grandi. Bisogna evitarlo ma non è un dramma». 
Per anni si è detto che la Lazio non era in grado di fare il salto di qualità, vedendola in queste ultime due stagioni secondo lei ci è riuscita?
«Credo proprio di sì. Non è facile imporsi in Europa come sta facendo. Non ha perso nessuna partita del girone. Vedo un atteggiamento diverso e una maggiore consapevolezza nei giocatori». 
Vuole dare un consiglio a Simone?
«Simone non ha bisogno di consigli, sa benissimo come si fa a raggiungere il maestro (ride, ndr)».
Guarda spesso le partite della Lazio?
«Quest'anno me ne sono persa qualcuna ma lo scorso anno le ho viste tutte. La squadra gioca alla grande. Il miglior calcio d'Italia. Una squadra imprevedibile e divertente. Poi è sparita quando c'è stato il lockdown. Non so cosa sia successo, non posso dire io se è stato un problema di testa o di altra natura. Però sono convito di una cosa: senza lo stop la Lazio avrebbe vinto lo scudetto».
Occasione persa?
«C'è stata una pandemia, nessuno poteva prevedere questo. C'è rimpianto certo, ma vedo la Lazio pronta per vincerlo. Sono sicuro che prima o poi ci riuscirà».
C'è un giocatore che avrebbe voluto nella sua Lazio?
«Ciro Immobile, facile. Uno che fa 30 gol a stagione chi non lo vorrebbe?».
Eppure qualcuno lo critica
«Ha vinto la Scarpa d'Oro come si può criticarlo? Io l'avrei voluto nella mia Lazio e lo avrei fatto giocare molte volte».
Se lo aspettava un Inzaghi così bravo in panchina?
«Se me lo avessi chiesto 20 anni fa avrei detto di no (ride ancora, ndr). Ma ha fatto un grande lavoro partendo dal settore giovanile. Non mi sorprende che stia facendo così bene, né lui e né suo fratello. Hanno sempre vissuto di e per il calcio».
Da Inzaghi a Mancini, un altro suo discepolo
«Ecco Roberto non è una sorpresa per me. Di lui avrei detto 30 anni fa che sarebbe diventato un grandissimo allenatore. Già ai tempi della Sampdoria. Seguiva tutto. Era giocatore, allenatore, presidente… guidava anche il pullman».
Ha riportato l'Italia a grandissimi livelli
«Ha fatto un super lavoro. Dopo l'eliminazione con la Svezia l'Italia era crollata, lui non solo l'ha riportata in alto ma ha riportato il calore della gente. Credo che sia una delle favorite per vincere l'Europeo». 
Quanta differenza c'è tra fare il ct e l'allenatore?
«Tanta. Quando alleni un club li ha tutti i giorni a disposizione, mentre in Nazionale devi tirare fuori il meglio in quelle poche finestre in cui li alleni. C'è poco tempo a disposizione e per questo non si riescono a fare delle rivoluzioni. Mancini è stato grande anche in questo perché la sua Italia è come se fosse una squadra di club».
Inzaghi, Mancini, Simeone, Conceicao, Mihajlovic… che effetto le fa vedere così tanti suoi giocatori diventare allenatori di successo?
«Non sono stato mica il loro unico allenatore (ride, ndr). Mi fa molto piacere che abbiano fatto tanta strada. E' bello vedere che oltre a quello che abbiamo fatto sul campo ho lasciato in loro qualcosa che gli è stato di aiuto per il futuro».
Tornando al campionato italiano, c'è una favorita quest'anno?
«Mi sembra ci sia molto più equilibrio. La Juve, dopo aver vinto 9 scudetti di fila non sta dominando».
Una serie A più bella?
«Sì, decisamente. Magari i tifosi della Juventus non saranno d'accordo ma per me se ci sono più squadre che lottano è meglio».
Ci faccia una classifica
«Ora c'è il Milan che sta andando molto forte. La Lazio ha recuperato. E comunque occhio sempre alla Juventus. Sono abituati a vincere e anche quando non partono bene poi riescono sempre a rifarsi». 
A proposito di Milan: Ibrahimovic sta facendo cose incredibili
«Nessuno avrebbe immaginato una stagione così a 39 anni. A questa età quello che fa lui credo che possano farlo in pochissimi. Sta sorprendendo tutto il mondo. Anzi dirò di più: sta giocando meglio di 2-3 anni fa».
Eppure non ha mai vinto il Pallone d'Oro
«La sua sfortuna è aver incontrato nella sua epoca due come Messi e Cristiano Ronaldo, altrimenti lo avrebbe vinto quasi sempre lui».
Potrebbe tornare in Nazionale?
«In Svezia sono tutti orgogliosi di lui. Zlatan è il più grande di tutti in patria e per questo in molti stanno facendo il tifo per rivederlo in Nazionale. Glielo stanno chiedendo tutti. Questo però dipenderà da lui e dal Ct Janne Andersson. Credo che sia un peccato che per tutti questi anni non abbia vestito la maglia della Svezia. Ma penso che ora sia arrivato il momento di fare pace».
Finita la pandemia che desiderio ha per il calcio?
«Rivedere i tifosi allo stadio. Il pubblico e gli stadi colorati sono il vero spettacolo. Tornerà per forza perché il calcio è gioia. 
E.B. – Il Messaggero

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DICHIARAZIONI

Portieri, Inzaghi: “Non dimentico Strakosha, quando sarà al meglio si riprenderà il suo posto”

Al termine di Spezia-Lazio, il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi è intervenuto in conferenza stampa dallo Stadio Dino Manuzzi di Cesena: 

“Tutte le partite sono combattute in questo campionato, non è stato semplice. Avremmo dovuto gestire meglio il vantaggio, invece di incassare la rete del 2-1. I ragazzi mi hanno dimostrato la cattiveria agonistica che avevo richiesto in sede di preparazione di questa sfida. Il ruolo del portiere è molto delicato: Strakosha è stato colpito dal Covid-19 per un mese e quando starà al meglio tornerà a prendersi il suo posto. Reina è una guida importante per la squadra e sta giocando molto bene, ma io non dimentico Strakosha che ha giocato con me quattro anni e mezzo dimostrando di essere tra i migliori nel suo ruolo.

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DICHIARAZIONI

Akpa Akpro: “Dimostrata la nostra rabbia, il campionato è quello che ci può regalare la prossima Champions”

Al termine della sfida con lo Spezia, il centrocampista biancoceleste Jean-Daniel Akpa Akpro è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel

"Quella di oggi era una partita difficile, siamo stati bravi a vincere. Abbiamo dimostrato di avere lo spirito giusto, anche grazie alle parate di Reina. Siamo forti, possiamo vincere ogni partita. Contro l'Udinese abbiamo sbagliato, oggi volevamo dimostrare la rabbia che avevamo. Il campionato è fondamentale, è quello che ci regala la  qualificazione alla prossima Champions League. Giocando ogni tre giorni, dobbiamo essere bravi a recuperare le energie. Non esistono partite facili, lo Spezia aveva già messo in difficoltà grandi squadre. Ruolo? Posso giocare ovunque, sono qui per aiutare la Lazio".