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DPCM Natale: le nuove norme decise dal Governo dal 25 Dicembre al 23 Gennaio

Passa la linea della fermezza: Natale a casa, senza amici e parenti, per evitare la terza ondata. Nella notte il consiglio dei ministri, dopo uno scontro durissimo, ha messo nero su bianco le nuove norme per regolamentare gli spostamenti degli italiani durante la feste natalizie. Al termine di una lunga giornata di trattative è passata dunque la linea dura voluta dal ministro della Salute, Roberto Speranza e da quello delle Autonomie, Francesco Boccia. Il testo prevede infatti il blocco agli spostamenti tra le Regioni dal 21 dicembre al 6 gennaio. E quello tra i Comuni il 25 dicembre, il 26 dicembre e il primo gennaio. Le uniche deroghe per i movimenti interregionali saranno quelli motivati dalla residenza e dal domicilio, non per le seconde case.
Il blocco, anche all'interno dei confini regionali, è rimasto soltanto per il 25, il 26 e il primo. È fallito dunque il tentativo del premier Giuseppe Conte di garantire i ricongiungimenti familiari extraregionali, con la formula della «casa d'infanzia». Deroghe, invece, saranno previste per i minori che hanno genitori in Regioni diverse e per chi deve «assistere» un genitore solo, ad esempio per chi ha diritto alla legge 104 (come già previsto anche oggi nelle zone rosse). Il dpcm sarà in vigore peri prossimi 50 giorni: potrebbe valere, dunque, da domani fino al weekend del 23 gennaio. «È uno sforzo necessario. Se arriviamo con l'Rt sotto lo 0,5 in quel fine settimana, che sarà anchequello del via al vaccino, l'Italia potrà dire probabilmente di essere uscita dall'incubo Covid» ripetono Speranza e Boccia ai colleghi più scettici per convincerli ad approvare il pacchetto. Per un giorno intero, lo scontro è durissimo. La linea della fermezza del ministro della Salute è sostenuta dai capidelegazione di Pd e Movimento. Speranza ricorda al Parlamento che senza precauzioni «la terza ondata è dietro l'angolo», perché la situazione è «molto complicata ». A rallentare però la trattativa ci pensano alcuni dubbi di Conte, ma soprattutto Italia Viva e il capogruppo dem al Senato Andrea Marcucci, in totale distonia rispetto al Nazareno. Alla fine, comunque, il Parlamento approva le risoluzioni di maggioranza. E dà parere favorevole anche a una parte del testo di centrodestra sul piano vaccinale. Prima, però, i giallorossi duellano sull'orario dei ristoranti e il divieto di spostamento tra Comuni piccoli. A Palazzo Madama si svolge una riunione infuocata, tanto che la risoluzione di maggioranza viene firmata non dai capigruppo, ma dai senatori della commissione Sanità. Italia Viva vorrebbe tenereaperti i locali anche la sera, il Pd e Speranza no. Alla fine la spunta il renziano Davide Faraone,che ottiene locali aperti a pranzo il 25 e 26 dicembre, il primo e 6 gennaio. Il compromesso prevede però il divieto alle cene la sera del 31 dicembre nei ristoranti degli hotel: sarà possibile solo in camera.
Ma lo scontro più duro è tra Marcucci e i ministri Speranza e D'Incà. Il capogruppo dem chiede di non chiudere la circolazione extra comunale nei piccoli comuni il 25 e 26 dicembre, e neanche a Capodanno, perché impedirebbe alcuni ricongiungimenti familiari. Speranza famuro, la regola resta, con le deroghe già previste nelle zone rosse e arancioni. D'Incà è durissimo,ricorda le conseguenze letali, anche "mortali" a cui si può esporre persone già fragili per nonrinunciare a un pranzo. Nicola Zingaretti e Dario Franceschini sconfessano Marcucci e sposano la lineadella fermezza. Un altro nodo cruciale è quello della scuola. Anche in questo caso, si litiga. Ostinatamente, LuciaAzzolina chiede di far ripartire le lezioni in presenza alle superiori già il 14 dicembre, sfidandochi nel governo ripete che si favorirebbe solo il contagio a ridosso di Natale. L'alterativa, almomento più probabile, è far riaprire le aule il prossimo 11 gennaio.
L'altro punto di discussione è quello delle regole sui commensali nei pranzi natalizi e nei cenoni.Passa alla fine la linea più rigida: non ci sarà un tetto di dieci e il governo ribadirà laraccomandazione a non ricevere persone non conviventi a casa anche durante le feste. Il cenone,insomma, è consigliato in famiglia e all'interno del nucleo che vive sotto lo stesso tetto.
Il testo prevede anche che si possano adottare misure più restrittive, in caso di peggioramento dellasituazione sanitaria. Ma il braccio di ferro con gli enti locali può riguardare anche altro: la Valled'Aosta ha approvato una legge per decidere in autonomia sulle aperture di piste da sci e locali.

la Repubblica

 

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RASSEGNA STAMPA

Menotti su Maradona: “Non voleva vedere più la gente. In pochi gli volevano bene: gli hanno succhiato il sangue”

Vola una tovaglia immacolata sul tavolo del flaco Menotti. Al Cafè St. Moritz lo aspettano come sempre e lui arriva puntuale all'una, saluta il giornalaio Carmelo, il barista Tito el'amico Sandro, calabrese e falegname in pensione. César Luis Menotti è una smilza e alta leggenda di 82 anni, indossa jeans, camicia bianca, giubbotto blu e mascherina nera. Alla pareti, una sua fotografia con la Coppa del mondo vinta nel '78 (quando lasciò a casa il 17enne Diego), un'altra con Maradona e un ritratto di Borges che veniva a fare colazione qui, sulle poltroncine di cuoio rosso. Quattro globi di luce calano dal soffitto. Dalla porta spalancata entrano una magnifica luce primaverile e non poco vento. La malinconia invade ogni cosa.

Maestro, da dove cominciamo?
«Sono sommerso dal dolore, come se fossi coperto di merda. Cominciamo da qui».

Chi era per lei Maradona?
«Era immortale ma non era dio, non era un modello morale e non voleva esserlo, non eraneanche Pelé. Era un ragazzo che aveva sofferto e un uomo che voleva vivere a modo suo. Quandogiocava, sì, è stato il più grande del mondo».

Quando vi siete conosciuti?
«Lui aveva 15 anni, sono stato a casa dai suoi vecchi, ricordo la fidanzata Claudia che era una ragazzina. L'ho allenato per sei anni, la mia testa è piena delle nostre vite insieme. Sono stato con lui ovunque.
Dopo Barcellona, Diego andò a Napoli e io tornai a casa. Aiutava tutti. Non era un leader, questa parola non mi piace: era un compagno, era la squadra, con lui si giocava in dodici. Era il migliore».

Ma non era Pelé, secondo lei.
«La pantera è di un altro pianeta, lasciamolo fuori. Ma Diego col pallone ha fatto cose incredibili». 
Non bastarono al Mundial dell'82.
«Senza le marcature criminali di Gentile e Tardelli, e senza quell'arbitro Rainea, forse ce l'avremmo fatta».

Per un argentino, Messi quanto è accostabile a Maradona?
«Leo sta con i più grandi di sempre, certamente. Mi piacerebbe che chiudesse la carriera qui, da noi, dove in fondo ha giocato poco. Sarebbe prezioso per tutta la nostra gioventù che segue ilcalcio. Soltanto, spero che non torni ai Newell's Old Boys perché io sono un vecchio tifoso del Rosario Central». 
Maradona è stato un artista maledetto.
«Dopo la squalifica per doping del '90, mi disse: "Io devo essere infelice". Era contento solo in campo».

Si aspettava questa morte?
«In passato sì, non mi avrebbe sorpreso, ma non ora. La notizia mi ha sconvolto, sapevo che Diego aveva superato l'operazione alla testa, ero fiducioso nel suo ennesimo recupero».

Se n'è andato da solo, abbandonato, in una casa senza neppure il bagno.
«Una follia, per me il dolore più grande. Gli hanno succhiato il sangue. Però mi feriva anche vedere come si era ridotto negli ultimi mesi. Andò ad allenare il Gimnasia e non si reggeva neppure in piedi».

Tutto sembrava uno show.
«Le leggi dello spettacolo, dover essere sempre sul palcoscenico. Diego a un certo punto era diventatoun personaggio televisivo, aveva il suo programma, era anche bravo, ci sapeva fare, però nemmeno lìera felice».

Come spiega questo precipizio?
«Credo fosse maledettamente difficile essere Maradona, me ne sono accorto negli anni che abbiamo trascorso insieme. Doveva accettare continui compromessi, era circondato da tanti, però credo che in pochissimi gli volessero bene».

Da quanto tempo non lo incontrava?
«Almeno dieci anni, forse di più. Non voleva più vedere la gente, e penso che anche in questo meritasse rispetto. Io non l'ho più disturbato. Era irraggiungibile».

Tanti hanno detto: ah, se fosse stato una persona diversa.
«Che stupidaggine, è un'offesa. Siamo tutti come siamo: non basta?».

Crede che l'infelicità di Diego venisse da lontano?
«Penso che avesse paura di non essere più amato e questo era impossibile. Gli dicevo: hai tutto, sei Maradona, hai figlie bellissime. La sua ansia era ingovernabile.
Qualcuno ha detto che era come se ogni giorno pensasse di dover segnare un gol agli inglesi. Una condanna».

Cos' ha significato quest' uomo per l'Argentina?
«È appartenuto a noi ma anche a Barcellona e a Napoli. Perché era generoso, era una forza emotiva».

Com' è stato, assistere da lontano al suo sgretolamento?
«Molto brutto. Era malato, eppure per me era stato il ritratto della salute, un ragazzo portentoso anche fisicamente, per esempio quando vincemmo il mondiale giovanile nel '79. Purtroppo nel tempo si è maltrattato, e il corpo umano alla lunga non lo permette».

Napoli sta soffrendo quanto Buenos Aires, forse di più.
«Siamo anime gemelle. Lo so dai tempi di mio nonno che era fiorentino, si chiamava César come me edera una specie di ingegnere, un costruttore. Anche Maradona è un cognome un po' italiano».

Vi conoscevate più o meno da 45 anni: c'è spazio per qualche rimpianto?
«Ho un sogno impossibile: rivederlo ancora».

La morte prematura di Diego alimenterà la sua leggenda?
«Lui era leggendario già in vita, una cosa rara. E ogni suo anno ne valeva tre normali. Tutto era di un'intensità spaventosa, insostenibile».

Non ha fatto in tempo a diventare vecchio, e meno che mai saggio.
«Altra sciocchezza. Invecchiando si perde la voglia e non si guadagna niente». 

Hanno scritto che ha smesso di vivere quando ha chiuso col calcio.
«Se n'è andato tante di quelle volte da farci credere che la morte vera, alla fine, non sarebbearrivata mai».

la Repubblica

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SOCIETA'

Tare: “Peruzzi non è mai andato via. In 15 anni di Lazio sai quante discussioni…”

Igli Tare ha vissuto e giocato per sette anni in Germania, dal 1994 al 2001: conosce lo stadio di Dortmund e conosce pure Erling Braut Haaland. Ieri non lo ha incrociato perché il bomber del Borussia non era a disposizione per infortunio, ma in passato era stato vicino a prendere l'attaccante norvegese, ai tempi del Molde. «È il più forte centravanti d'Europa per i prossimi 10 anni ed è un vantaggio che non giochi», aveva spiegato Tare prima della partita, parlando anche del caso-Peruzzi,definitivamente rientrato martedì con la presenza del club manager a Formello per l'allenamento dirifinitura prima della partenza della Germania. «Non è mai andato via – ancora il d.s. – Ci sono state delle discussioni che sono all'ordine del giorno, ma a Roma le cose vengono un po' ingrandite. Ero sicuro della sua permanenza, anche perché per noi è fondamentale. Se fossi dovuto andare via per tutte le volte che ho discusso io in 15 anni…». Da oggi la Lazio dovrà pensare al prossimo impegno di campionato, quello di sabato (ore 15) a Cesena contro lo Spezia. Turnover inevitabile per Inzaghi, che dovrebbe riproporre dal 1' Luiz Felipe e Lazzari e forse anche Strakosha, lasciati ieri inizialmente in panchina. Davanti mancherà ancora Muriqi. Con Peruzzi, anche il presidente Claudio Lotito ieri ha partecipato ai funerali del portavoce del club, Arturo Diaconale, che si sono svolti presso la parrocchia di San Pio X alla Balduina. Infine ilcampionato Primavera: ufficiale la sospensione del torneo fino al 10 gennaio.

Il Corriere della Sera
 

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CHAMPIONS LEAGUE

Due ipotesi per la nuova formula: 36 squadre, gruppi da sei o da 11

La discussione sul previsto rinnovamento della Champions League continuerà questa settimana, con una serie di opzioni di ristrutturazione sul tavolo. Attualmente la favorita tra queste opzioni, secondo The Times, sarebbe il «sistema svizzero» della struttura della competizione che vedrebbe 32 o 36 squadre raggruppate in un unico campionato, piuttosto che gli attuali 8 gruppi da 4 squadre. La Uefa sottoporrà all'attenzione degli stakeholder questa ipotesi nei prossimi giorni, ma ci sarebbe già il benestare di Eca ed European Leagues per questo nuovo format. Entrando nel dettaglio, la riforma confermerebbe le 32 squadre attuali o alzerebbe il numero a 36, per quanto riguarda i club qualificati alla prima fase. Ma ci sarebbe un'importantissima novità: sparirebbero i gironi. La Uefa sta valutando due modelli. Il primo prevederebbe la divisione dei club in sei gironi da sei con gare in casa e in trasferta, mentre nel secondo, che si rifà al modello Nba, le 36 squadre affronterebbero 10 diversi avversari, con partite decise da un sistema apposito, progettato per garantire scontri equilibrati. Le migliori sedici si qualificherebbero per gli ottavi, mentre le altre scenderebbero in Europa League.

Il Messaggero

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DICHIARAZIONI

Milinkovic-Savic: “Siamo contenti, ora dobbiamo fare bene l’ultima partita”

Intervenuto sulle frequenze di Lazio Style Radio, il centrocampista biancoceleste Sergej Milinkovic-Savic ha commentato il pareggio contro il Borussia Dortmund: "Secondo tempo molto meglio abbiamo creato molte occasioni poi abbiamo preso il rigore e Ciro ha fatto gol. Con un punto andiamo tutti felici a casa. Ci ha aiutato il rigore perchè eravamo in un buon momento, dopo potevamo fare un altro gol ma ripeto andiamo a casa felici. Fa freddo qui a Dortmund, neanche in Serbia fa così freddo (ride, ndr). Siamo tutti contenti. cercheremo di fare l'ultima gara bene e continuare a giocare in Champions".tuttomercatoweb.com

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DICHIARAZIONI

Imbattuta ma non ancora qualificata, Inzaghi: “Siamo ad un passo, ma con 9 punti pensavamo di farcela. Ora facciamo il salto di qualità…” (AUDIO)

Un pareggio, quello della Lazio contro il Borussia Dortmund, che ha il sapore della beffa. Contro i tedeschi, infatti, la truppa di Inzaghi, soprattutto nella ripresa, dimostra di potersela giocare con le grandi del calcio europeo, ma dovrà ancora sudare nell'ultima giornata del girone F quando dovrà ottenere un risultato positivo contro il Bruges. Ai microfoni di Sky Sport è lo stesso Simone Inzaghi, allenatore biancoceleste, a sottolineare la prestazione dei suoi. "C'è rammarico perché su cinque partite abbiamo fatto 9 punti e con questi risultati sei già qualificato con una giornata d'anticipo. Avremmo meritato qualcosa in più ma rimane la grande soddisfazione di aver giocato una partita di personalità contro una squadra forte" le sue parole. Nonostante sia ancora imbattuta la Lazio non ha ancora la qualificazione in tasca, ma l'allenatore biancoceleste preferisce pensare positivo. "Abbiamo pareggiato le due partite in grandissima emergenza, è normale che con 9 punti pensavamo di essere già agli ottavi, un traguardo che manca da 20 anni. Siamo a un passo, ma dobbiamo essere consapevoli. Prima pensiamo allo Spezia, poi ci concentreremo sul Bruges che è una partita molto importante. Questa Champions League la inseguiamo da 4 anni e mezzo. Abbiamo avuto qualche problematica dovuta a Covid e infortuni. In campionato anche le altre che la giocano hanno qualche problemino: ora dobbiamo fare il salto di qualità, dobbiamo lasciar perdere la Champions per andare a fare una grande partita contro lo Spezia e poi, in due giorni e mezzo, dobbiamo organizzarne un altro" ha concluso il tecnico.

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Reina: “Burki decisivo,peccato non aver raggiunto la qualificazione stasera. Ora non si può sbagliare l’approccio con il Bruges”

Pepe Reina, portiere biancoceleste, è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky dopo la partita contro il Borussia Dortmund.

"La partita di questa sera è stata importante, sapevamo che perdere o pareggiare era la stessa cosa, ci tenevamo a qualificarci agli ottavi dopo 20 anni. Purtroppo non è arrivato il secondo gol, adesso testa alla prossima in campionato per approcciare al meglio la gara decisiva contro il Club Brugge.Siamo sulla strada giusta, manca però una partita, dobbiamo quindi essere consapevoli di quanto fatto e finire al meglio il girone con una vittoria. Burki ha fatto delle parate importanti, ha dimostrato di essere molto affidabile salvando il risultato". sslazio.it

 

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DICHIARAZIONI

Immobile, sempre più uomo Champions ed incubo Borussia: “Meritavamo di più, abbiamo la mentalità di una grande squadra” (AUDIO)

Statistica particolare per Ciro Immobile al Signal Iduna Park, stadio del Borussia Dortmund. L’attaccante della Lazio ha ha segnato in tutte le quattro gare di Champions League nell’impianto tedesco (3 con il Dortmund nel 2014/15); l’ultimo giocatore ad aver trovato il gol nello stesso stadio per 4 match di fila era stato Cristiano Ronaldo all’Allianz Stadium nel novembre 2018.tuttomercatoweb.com Nel post partita di Borussia Dortmund-Lazio, il centravanti biancoceleste Ciro Immobile è intervenuto ai microfoni di Lazio Style Channel, 233 di Sky: “La squadra ha cercato il gol della vittoria fino alla fine, sono orgoglioso dell’atteggiamento dei miei compagni. Non ci siamo accontentati del pari, abbiamo cercato il successo fino all’ultimo. Quest’attitudine ci dà ancora più motivazioni in vista delle prossime partite. È stato bello tornare a Dortmund, ho ritrovato lo stesso freddo di quando sono andato via ed ho notato tanti posti che frequentavo quando ero qui. Sono felice di aver rivisto qualche membro della dirigenza giallonera e qualche calciatore di Favre che ho conosciuto durante la mia esperienza in Germania”.

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CHAMPIONS LEAGUE

Diesel Lazio, riprende il Borussia e sfiora l’impresa: ora tutto in una notte con il Bruges (basta un punto)

La Lazio sfiora l'impresa a Dortmund. Il pareggio in casa del Borussia va anche stretto alla squadra di Inzaghi, che ha giocato una grande partita. Ora per centrare gli ottavi ai biancocelesti basta non perdere in casa con il Bruges nell'ultima all'Olimpico. Un traguardo vicinissimo che manca da vent'anni, quando Simone Inzaghi era un giocatore di quella squadra. Immobile nella ripresa su rigore ha risposto al gol di Guerreiro nel finale di primo tempo. Il bomber della Lazio, che al Borussia non ha lasciato grandi ricordi, ha sfiorato anche la doppietta con un gran tiro al volo. La grande sfida con Haaland non è andata in scena, perché il norvegese è rimasto a casa per un problema muscolare e la sua assenza si è sentita.

Inzaghi sceglie Reina tra i pali. A centrocampo torna Milinkovic-Savic, in attacco ovviamente c’è Immobile con Correa. Favre si affida al giovanissimo Bellingham, classe 2003, per sostituire Haaland. La Lazio è messa bene in campo, quadrata, non concede spazi al Borussia che fa girare la palla, ma fatica a trovare l’imbucata giusta. I biancocelesti non solo difendono bene, ma sono anche pericolosi in campo aperto. Al 15’ Correa ha una prima buona chance, ma viene anticipato di un soffio. Al 27’ altra grande ripartenza, ma alla fine Milinkovic mette la palla al centro per Acerbi in fuorigioco invece di tirare da ottima posizione. Il Borussia continua a fare la partita, ma l’assenza di Haaland davanti si sente. I tedeschi però riescono a sbloccare il match a un minuto dalla fine del primo tempo, sfruttando un errore di Milinkovic a centrocampo: il gol lo segna Guerreiro approfittando anche una sorta di blocco di Reus (che era in fuorigioco) su Patric. Una vera e propria beffa per la Lazio, che si trova sotto all'intervallo dopo un ottimo primo tempo.

In avvio di ripresa Luis Alberto prova a sorprendere subito il Borussia con un tiro da fuori che finisce alto. Immobile, un pò in ombra nel primo tempo, al 61’ sfiora il pareggio con un tiro deviato in angolo da Burki con una grande parata. Cinque minuti dopo il bomber della Lazio trova il meritato pareggio con un rigore calciato perfettamente, per un fallo ingenuo di Schulz appena entrato su Milinkovic. La Lazio si distrae subito e pochi secondi e proprio Schulz ha l'occasione per farsi perdonare, ma grazia Reina da ottima posizione. I biancocelesti si ricompongono e ricominciano a giocare bene, accarezzando anche il sogno di una possibile impresa. E il sogno sta per concretizzarsi all'87' con un tiro al volo di Immobile al termine di un'azione perfetta, deviato in angolo da Burki. Al 93' Pereira calcia una punizione strepitosa, ma Burki vola e devia in angolo. Finisce così, la Lazio ha provato a vincerla: sarebbe stata una grande favola dopo il 3-1 all'Olimpico. Corrieredellosport.it

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CHAMPIONS LEAGUE

BVB-Lazio 1-1,il tabellino

BORUSSIA DORTMUND-LAZIO 1-1

Marcatore: 44' Guerreiro (B), 67' rig. Immobile (L).

 

 

BORUSSIA DORTMUND (3-4-3): Burki; Piszcek, Akanji, Hummels; Morey, Bellingham, Delaney, Guerreiro (62' Schulz); Reyna, Reus (76' Sancho), T. Hazard (76' Brandt).

A disp.: Unbehaun, Hitz, Zagadou, Dahoud, Moukoko, Witsel, Passlack.

All.: Lucien Favre

 

 

LAZIO (3-5-2): Reina; Patric, Hoedt, Acerbi; Marusic, Milinkovic (79' Caicedo), Leiva (69' Akpa Akpro), Luis Alberto (79' Escalante) , Fares (69' Lazzari); Correa (69' Pereira), Immobile.

A disp.: Strakosha, Alia, Radu, Parolo, Djavan Anderson, Cataldi, Luiz Felipe. 

All.: Simone Inzaghi

 

 

 

Arbitro: Antonio Mateu Lahoz

Ass.: Pau Cebrián Devís (ESP) – Roberto del Palomar (ESP)

IV uomo: José Luis Munuera Montero (ESP)

V.A.R.: Alejandro Hernández (ESP)

A.V.A.R.: José María Sánchez (ESP)

 

 

 

UEFA Champions League 2020-2021

Girone F – 5ª giornata

Mercoledì 2 dicembre 2020, ore 21:00

BVB Stadion di Dortmund

 

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