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PAROLA ALL'OPINIONISTA

‘NMM’ – Abbate (Il Messaggero): “Già poter sperare nell’impresa dimostra quanto sia cresciuta la Lazio” (AUDIO)

ALBERTO ABBATE (Il Messaggero) in collegamento a 'NMM': "Lazio-Bayern è una gara emozionante per tutti, cresce l'attesa, ovvio che serva l'impresa per eliminare il colosso tedesco. Già il fatto che siamo qui a sperare nell'impresa indica che la squadra di Inzaghi sia cresciuta tanto, già questo è un attestato di grandezza. La Lazio ha preparato al meglio questa gara battendo la Sampdoria. Caicedo ha recuperato, non è al massimo, ma sta superando la fascite plantare. Al fianco di Immobile ci sarà Correa". 

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CHAMPIONS LEAGUE

Lazio-Bayern Monaco, i convocati di Inzaghi: torna Strakosha

Il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha diramato la lista dei convocati in vista della sfida di oggi contro il Bayern Monaco (ore 21:00) allo Stadio Olimpico di Roma.

Portieri: Alia, Reina, Strakosha

Difensori: Acerbi, Armini, Hoedt, Musacchio, Patric

Centrocampisti: Akpa Akpro, Cataldi, Escalante, Fares, Lazzari, Leiva, Luis Alberto, Lulic, Marusic, Milinkovic, Parolo, Pereira

Attaccanti: Caicedo, Correa, Immobile, Muriqi

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AVVERSARIO

Bayern Monaco, Rummenigge: “Nessun dubbio che faremo bene. Immobile? È sempre in grado di fare la differenza”

"Non sono un grande tifoso della Superlega ma abbiamo tutti da affrontare un problema nel calcio che è il Covid. Da un anno giochiamo senza tifosi, che ci mancano sia a livello culturale che di incassi. Il calcio soffre. Ma esiste anche la chance di tornare un po' alla normalità. Tutte le società, soprattutto le big, negli ultimi dieci anni hanno esagerato, spendendo di più per cartellini e ingaggi, e ora soffriamo tutti quanti. Magari à il momento buono di ritrovare la normalità". Karl-Heinze Rummenigge, amministratore delegato del Bayern Monaco, vede nella pandemia l'occasione per ridurre le spese a fronte delle grandi difficoltà economiche del calcio. Del resto i bavaresi, nel calciomercato, non hanno mai fatto grandi follie. "La nostra filosofia è diversa – conferma a Sky Sport – Non ci siamo mai permessi di pescare i grandi pesci, perché costosi e rischiosi se non funzionano, e mi pare che abbiamo fatto abbastanza bene”.

Le parole di Rummenigge su Immobile

E sulla grande sfida tra Lazio e Bayern Monaco, in programma questa sera all’Olimpico, Rummenigge esprime il suo pensiero su Ciro Immobile che in passato ha giocato anche in Bundesliga vestendo la maglia del Borussia Dortmund: "Ha giocato nel Dortmund e non ha fatto una grande annata ma è stato ingiustamente criticato, fu un'annata complicata per tutto il Borussia. In Italia ha fatto capire le sue grandi qualità come calciatore, è sempre in grado di fare la differenza”.

Rummenigge e la grande sfida con la Lazio

Poi Rummenigge commenta così la sfida d'andata degli ottavi di Champions tra Lazio e Bayern, in campo tra poche ore all'Olimpico: "Purtroppo abbiamo delle assenze, non solo a causa di alcuni infortuni ma anche per il Covid. Ma abbiamo una rosa ampia e non ci sono dubbi sul fatto che possiamo fare bene anche a Roma con la Lazio. La squadra è molto motivata, abbiamo vinto la Champions l'anno scorso e vogliamo fare bene anche quest'anno". E sul grande duello Immobile-Lewandowski l'ad del club campione del mondo non ha dubbi: "Sono entrambi molto bravi. Immobile l'anno scorso ha fatto molto bene ed è stato il capocannoniere europeo, Lewandowski è stato il miglior giocatore del mondo. Sarà un bel confronto".

corrieredellosport.it

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APPROFONDIMENTI

Se la Lazio elimina il Bayern Monaco c’è il premio promesso da Lotito

C’è l’incentivo Champions. Lotito ha promesso il premio qualificazione alla Lazio, può anche essere considerato come un premio a vincere, anti-Bayern. Ne ha riconosciuto uno alla squadra dopo la qualificazione agli ottavi, risultato di un bel girone Champions, superato dopo mille difficoltà. Nelle scorse settimane, durante uno dei suoi blitz a Formello, il presidente ha incontrato la squadra e ha garantito un riconoscimento in caso di accesso ai quarti. Erano circolate cifre nell’ordine dei 3 milioni di euro, in realtà la somma non sarebbe stata ancora definita. Ci sono in ballo 10,5 milioni per il passaggio del turno, li incasserà la vincente di Lazio-Bayern (al termine del doppio confronto). Alla perdente non spetterà nulla, sono già stati incassati i 9,5 milioni per l’accesso gli ottavi di finale.

Klose, notte speciale: una mostra dedicata al bomber

IL MUSEO – E’ una notte speciale anche per Miro Klose. Il “Lazio Museum” ha organizzato una mostra dedicandola a lui: nella Tribuna Autorità saranno esposte le maglia indossate dall’ex bomber tedesco, conservate nelle teche. Quella dell’esordio, 9 settembre 2011, giorno di Milan-Lazio (2-2), e quella del 26 maggio 2013, giorno del trionfo in Coppa Italia contro la Roma. Sarà esposta anche l’ultima maglia, fu indossata da Klose nel giorno della partita d’addio alla Lazio. Era il Klose Day, fu celebrato con la maglia bandiera. Sulla casacca fu stampata la frase “Danke Miro 2011-2016". Miro stasera sarà all’Olimpico, è nello staff di Flick, è uno degli assistenti del tecnico del Bayern. Si accomoda in Tribuna Stampa, durante l’intervallo relaziona sul match. Un pericolo in più per la Lazio.

Corrieredellosport.it

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FORMELLO

FORMELLO – Inzaghi a caccia si un sogno: Lazio confermata, Musacchio preferito a Hoedt

Ultime prove di formazione effettuate questa mattina dal tecnico della Lazio, Simone Inzaghi, in vista della sfida di questa sera all'Olimpico contro il Bayern Monaco. Confermata la difesa vista sabato scorso contro la Sampdoria, con Patric, Acerbi e Musacchio, e Hoedt quindi in panchina. A centrocampo tornerà Lazzari sulla destra, dopo il turno di squalifica scontato in campionato, mentre a sinistra ci sarà Marusic. Milinkovic-Savic, Leiva e Luis Alberto completeranno la mediana, mentre in attacco spazio al tandem formato da Immobile e Correa.

Lazio (3-5-2): Reina; Patric, Acerbi, Musacchio; Lazzari, Milinkovic, Leiva, Luis Alberto, Marusic; Correa, Immobile.

tuttomercatoweb.com

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AVVERSARIO

Il Bayern Monaco è pieno di cerotti ma i figli di Klose non faranno sconti

Ridotti all'osso, ma sempre fortissimi. La squadra che guarda tutti, City e Real inclusi, dall'alto verso il basso. Il Bayern Monaco, fresco vincitore della coppa del mondo per club, arriva nella capitale in completa emergenza, senza sette giocatori, tra cui Muller e Gnabry, non raggiunge nemmeno il numero giusto per la panchina. Flick ne ha convocati diciassette, potrebbe avere qualche piccolo problema coi i cambi, anche perché ci sono giocatori, come Sule e Goretzka, che non sono proprio al massimo, o Boateng appena rientrato, ma al cento dell'attenzione dei media tedeschi per la delicata vicenda del suicidio della ex fidanzata. Insomma, la squadra più forte del mondo, soprattutto per i recenti risultati in campionato, pareggio interno con l'Arminia e la sconfitta di Francoforte, non sta attraversando un momento brillante. Forse, il più critico da un anno a questa parte. Di solito la squadra tedesca è un rullo compressore, ma da qualche settimana ha incontrato un po' di difficoltà, pure nella coppa del mondo in Qatar, nonostante la vittoria, non ha impressionato. Chissà che l'aria della Champions non faccia tornare il sereno e trasformi di nuovo Lewandoski e compagni nella macchina perfetta che è dal 2020 ad oggi. 
 

NUMERI DA CAPOGIRO

Sei titoli in appena in un anno. Un attacco formidabile con 62 reti in ventidue partite di campionato, sono ben 18 invece i gol realizzati in questa Champions League. Un reparto che mette paura, con Lewandoski che, tra Bundes ed Europa che conta, ha segnato 30 gol in 24 partite. Una sfida quasi proibitiva per la difesa della Lazio. Ma il tecnico Flick tiene alta la concentrazione: «I biancocelesti sono forti e organizzati, Miro Klose ci darà qualche buon suggerimento per batterli. Abbiamo bisogno di una vittoria perché viviamo un momento un po' turbolento. Veniamo all'Olimpico per vincere». L'ultima volta fu nel 2014 quando inflissero alla Roma una sonora sconfitta per 7 a 1. Il tallone d'Achille del club bavarese è la difesa, ben 31 reti subite. Non sono poche. Per Immobile e compagni, una speranza a cui aggrapparsi. Curiosità: i giocatori e i dirigenti bavaresi alloggeranno in due differenti hotel. I primi in zona Bravetta, i secondi in centro.
D. M. – Il Messaggero

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DICHIARAZIONI

Luis Alberto tra Bayern e futuro: “Per andare avanti dobbiamo battere i migliori. Sto bene alla Lazio, se non mi vendono resto qui”

Luis Alberto, centrocampista della Lazio, ha parlato a Marca in vista della sfida contro il Bayern Monaco in Champions League: "Mi sto rimettendo in forma, ho forzato per il rientro perché venivo da un buon momento e non sono rientrato al top. Dopo la partita contro l'Atalanta mi sono pentito perché la ferita si è aperta". Poi parlando della Champions: "Nessuno ci dà per favoriti ma abbiamo le nostre possibilità. Ci piacciono le squadre che attaccano e concedono spazi. Per andare lontano dobbiamo battere i migliori. La squadra è di nuovo felice e dobbiamo continuare così". Poi parlando della lite con Lotito ha dichiarato: "È stata risolta nel modo in cui doveva essere risolta. Mi metto a disposizione di Inzaghi e di Peruzzi e nessuno mi può rimproverare per i mio sacrificio". Infine sul futuro: "Alla Lazio sto bene. Se il club decide di vendermi è un'altra storia, ma finché ho un contratto in biancoceleste voglio essere il migliore". Tuttomercatoweb.com

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ALTRE

Un altro lutto CoVid19: addio a Fausto Gresini, due volte Campione del Mondo

"La notizia che non avremmo mai voluto darvi e che siamo costretti a scrivere. Dopo due mesi di lotta al covid, Fausto Gresini ci lascia con 60 anni appena compiuti, Ciao Fausto". Così il Team Gresini annuncia la morte dell'ex pilota e manager della scuderia che porta il suo nome. Fausto Gresini, dunque, non ce l'ha fatta. Dopo quasi due mesi di lotta in ospedale, vissuti in un'altalena di speranze di ripresa e improvvisi aggravamenti, il Covid lo ha sconfitto e si è portato via uno dei personaggi più importanti e conosciuti del motociclismo italiano. Due volte campione del mondo da pilota a metà degli anni Ottanta, con la 125, 60 anni compiuti il 23 gennaio, da ricoverato, dopo essersi ritirato ha avuto una carriera da manager top delle due ruote, fondando il team che porta il suo nome e di cui era team principal: ha trionfato in Moto3, 250, Moto2 e MotoE ed è ora presente in MotoGp con l'Aprilia. Correva per lui, con la Honda, Marco Simoncelli, quando morì nel 2011 a Sepang. Con il pilota di Coriano e con la sua famiglia Gresini ha sempre avuto un rapporto speciale. Nato a Imola, città di motori, Gresini esordì nel motomondiale partecipando al Gp delle Nazioni del 1982, che non concluse a causa di un ritiro. Ha sempre gareggiato solo nella 125, vincendo il suo primo titolo mondiale nel 1985. L'anno seguente si aggiudicò quattro Gp (in Spagna, Europa, Svezia e Germania), ma fu superato, un suo grande rimpianto insieme a quello di non aver mai corso in 250, di sole 12 lunghezze da Luca Cadalora, che si laureò campione del mondo. La rivincita nel 1987, quando si aggiudicò 10 delle 11 gare in calendario. Divorziò alla fine del 1988 dalla Garelli e passò all'Aprilia, poi alla Honda. Gli infortuni non lo risparmiarono, ma arrivò altre due volte secondo in generale, nel 1991 dietro al compagno di squadra Capirossi e nel 1992. Annunciò il suo ritirò prima della stagione del 1995. Nel 1997 nacque il team a suo nome, con sede a Faenza. Tra i piloti della sua scuderia, negli anni, Alex Barros, Tony Elias, Loris Capirossi, Marco Melandri, Sete Gibernau, Alex De Angelis, Jorge Martin, Matteo Ferrari. Vittorie, ma anche lutti: Daijiro Kato, morto a Suzuka nel 2003, poi Simoncelli. Del Sic, in una recente intervista, Gresini ha parlato come di "un vero guerriero, gli piaceva lottare, gli piaceva il corpo a corpo, non si tirava mai indietro. Godeva di queste cose, anche se prendeva la sportellata, non si arrabbiava, rideva. Diceva: 'Oh, l'ho presa, domani gliela do indietro'". Di se stesso, invece, diceva di sentirsi un "diversamente giovane, sempre all'attacco, sempre in prima linea, sempre con nuovi progetti. Sempre con qualche sogno nel cassetto. Dico sempre che quando in quel cassetto non ci sarà più nulla, dovrò cambiare mestiere". Il Covid lo ha colpito a dicembre e dopo alcuni giorni in ospedale di Imola, le sue condizioni hanno richiesto il ricovero al Maggiore di Bologna, in terapia intensiva. Costanti gli aggiornamenti del team sui social, con festa di compleanno organizzata online, presentazione del team con la mente rivolta a lui e il figlio Lorenzo a fare da tramite con gli amici e i fan. 

ansa.it

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Reina e la Champions: “Il profumo delle grandi serate. Ora sogno con la Lazio”

Quando ci sono partite così importanti, come quella tra Lazio e Bayern Monaco, è l’occasione per guardarti indietro. Solo così capisci davvero dove sei arrivato. Lo fa anche Pepe Reina, pronto ad affrontare la sua ex squadra, che ai microfoni de L’Èquipe ripercorre il suo percorso in Europa: “La mia prima gara in una competizione europea è stata contro il Bruges, al Camp Nou. Quel match finì 1-1 e io commisi un errore: un'uscita sulla quale non mi capii con Petit. Oggi sento di più il peso delle personalità. Quest’anno ho incontrato di nuovo il Bruges: sono passati più di due mesi, si trattava di entrare nella storia del club e ritrovare gli ottavi di Champions dopo vent'anni. Avevamo tanto da perdere: una vittoria o un pareggio ci avrebbe fatto qualificare. Quando s'invecchia, il senso di responsabilità aumenta perché sei molto più cosciente dei problemi che ci sono intorno.Quando hai 18 anni non rifletti. Un errore può condannarti, ma ci pensi molto di più quando hai 38 anni. E con gli anni, le persone si aspettano molto più da te. È una sana paura che ti spinge a non sbagliare. La vivo in maniera ancora più forte oggi”.

 

“La Champions è una competizione speciale. Si sente il profumo delle grandi sere. Ad Anfield, per esempio, ogni serata europea è unica. La prima volta che vi ho giocato è stato con il Barcellona, in semifinale di Coppa Uefa. Ho visto tutto il mondo applaudire. Pensavo fosse per la loro squadra, invece era per me. Un'alchimia si creò in quella sera tra il club e me. Al termine della partita, invece di sentire dei fischi, abbiamo ascoltato 'You'll never walk alone' cantato più forte che mai. Inno? È a Napoli che viene cantano più forte, per il grido finale che ruggisce al San Paolo, diventato il Diego Armando Maradona.L'ultimo 'The Chaaaaampiooooons' si ascolta dall'esterno dello stadio. Quando vivi questo hai il sorriso già prima di giocare. Vorrei rigiocare la finale di Champions League del 2007 e vincerla. Nel calcio, spesso, non è il migliore che vince. Eravamo i migliori ed abbiamo perso. Nel 2005 il Milan era il migliore e perse. Ma questa è la bellezza del calcio. Normalmente c'è sempre una rivincita, ma io non l'ho avuta, anche se a quel tempo pensavo di poter vivere un'altra finale. Non è stato il caso. Perché non potrebbe accadere quest'anno? Sognare non costa nulla. La Champions deve una coppa alla famiglia Reina. Spero che se non arriverà a me, magari toccherà ai miei figli, magari giocheranno anche loro e la vinceranno per noi tre, compreso mio padre Miguel. Giocare in Francia? C'è stata la possibilità, ma il Napoli non mi ha voluto vendere. Sarei potuto andare nel Paris Saint Germain. L'estate scorsa ci sono stati alcuni rumors, ma nel 2017 è arrivata un'offerta vera e propria, rispedita al mittente".

Reina e il rapporto con gli allenatori

“Con Inzaghi mi sto trovando benissimo. Con i portieri che giocano più con i piedi il calcio si è evoluto verso un gioco che mi piace. Anche con Sarri ho vissuto bei momenti. A Liverpool ci sono stati dei periodi in cui eravamo competitivi su tutti i fronti. Ma in termini di divertimento, direi che in Italia, al Napoli e alla Lazio, ho potuto esprimermi al massimo dei miei livelli. Se ho mai parlato a Inzaghi della finale persa con il fratello? Sì, una volta lui mi ha fatto una battuta. Anche Pippo quando l'abbiamo affrontato. Ma non ho potuto che complimentarmi con lui e dirgli che quella volta avevano avuto parecchio culo (ride, ndr)". Corrieredellosport.it

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La notte dei sogni, dove non sempre vincono i più forti

È una notte speciale, che i tifosi biancocelesti aspettavano da più di vent’anni. L’ultima, così attesa e così ricca di emozioni, è datata 27 agosto 1999, quando la squadra di Cragnotti, Eriksson e Mancini conquistò la Supercoppa Europea contro il Manchester di Ferguson e Jaap Stam, che poi avrebbe indossato la maglia biancoceleste. Era ormai esplosa la Lazio più forte di tutti i tempi, una Lazio che doveva mandare in panchina, a rotazione, giocatori come Boksic, Fernando Couto, Sensini, Sergio Conceiçao, Stankovic, Almeyda, Salas e addirittura Simeone, l’uomo dei gol scudetto. «Mi giravo e non sapevo chi far entrare, perché si potevano cambiare solo tre giocatori» ha ricordato qualche giorno fa proprio Eriksson ripercorrendo le imprese di una squadra che sulla carta avrebbe dovuto spopolare anche in Europa. E invece si fermò a quella indimenticabile notte di Montecarlo e non andò oltre i quarti di Champions, eliminata dal Valencia, come se il palcoscenico internazionale la delegittimasse di tutti i suoi valori.

A distanza di quasi 22 anni e di qualche comparsata più o meno fortunata all’estero, la Lazio si ripresenterà allo stadio Olimpico, purtroppo deserto, per una sfida che può entrare nella storia del club, anche se siamo soltanto agli ottavi. Grazie a uno straordinario girone di qualificazione, la squadra biancoceleste affronterà il Bayern di Monaco, Campione d’Europa e Campione del Mondo, in grado di conquistare sei titoli nell’arco di una sola stagione. In pratica, ha vinto tutti i tornei a cui ha partecipato. Ovvio che i tedeschi siano i grandi favoriti del doppio confronto, anche se mancheranno giocatori del calibro di Müller, Gnabry, Pavard, Douglas Costa e Tolisso, ma è altrettanto ovvio che le ultime due prestazioni in Bundesliga hanno risvegliato la fantasia del tifoso laziale e, forse, anche quella di Simone Inzaghi, che non si dà certo per vinto prima di affrontare questi mostri, in particolare Lewandowski, a cui pochi mesi fa Immobile ha soffiato la Scarpa d’Oro.

Il Bayern ha pareggiato 3-3 con l’Arminia Bielefeld, che lotta per non retrocedere, e poi ha perso a Francoforte con l’Eintracht (2-1) dimostrando lacune fino ad ora sconosciute, soprattutto in fase difensiva. Dal 2009 non subiva così tanti gol e questo, se vogliamo, è anche il difetto più preoccupante della Lazio, che dovrà sopportare le assenze contemporanee di due titolari come Luiz Felipe e Radu. L’ingresso di Musacchio ha dato più di sostanza al reparto, ma è chiaro che ci vorrà la partita perfetta di Acerbi per annientare Lewandowski, già cancellato dal campo per due volte con la Nazionale di Mancini. Tra andata e ritorno (Polonia-Italia), il difensore biancoceleste non concesse un solo tiro al fuoriclasse polacco, con l’aiuto ovviamente di compagni di altissimo livello. Se Acerbi ripetesse la partita di Milano con l’Inter, trasformandosi non si sa ancora perché nell’attaccante in più (già ce ne sono abbastanza, in campo), per la Lazio sarebbe la fine prima dell’inizio. Siamo certi che Inzaghi gli darà compiti esclusivamente difensivi, come a Leiva, perché al resto penseranno i quattro tenori, Correa, Luis Alberto, Milinkovic e Immobile, che hanno già battuto all’Olimpico il Borussia Dortmund di Haaland.

Ciro contro Lewa, lo spettacolo (solo televisivo) è assicurato, ma alla Lazio servirà la notte perfetta per sognare: come quelle in cui un anno fa riuscì a battere la Juve in campionato e in Supercoppa, se vogliamo ricordare la massima espressione calcistica della squadra di Inzaghi, ancora miglior marcatore del club in Champions (15 gol e autore di un poker da record al Marsiglia).

L’augurio è che comunque vada, tra andata e ritorno, questi appuntamenti diventino per la Lazio più costanti e non restino lampi che si illuminano ogni vent’anni: dopo il rinnovo di Simone, di cui non capiamo le titubanze, serve anche un mercato mirato e intelligente per rinforzare la difesa, svecchiare la rosa e arricchirla di nuovi talenti che la società da qualche anno non riesce più a individuare prima degli altri, come fece con Luis Alberto e Milinkovic. Ma per questo ci sarà tempo, ora c’è il Bayern e un sogno da coltivare fino al 17 marzo. E si sa che nei sogni non sempre vincono i più forti.