Questa mattina Albano Carrisi è intervenuto in esclusiva ai microfoni di Radiosei. Queste le dichiarazioni dell'artista pugliese nella trasmissione “Quelli che hanno portato il calcio a Roma”: “Nel 1967 avevo una bella voce, potente – afferma sorridendo entrando in diretta– La semplicita? Senza quella forza non potrei essere diversamente, vengo da una famiglia di contadini, persone umili. Voglio dire che è il trionfo della normalità, le persone trionfe mi danno fastidio: loro ci sono, basta capire la differenza. Sono a Cellino San Marco, un lago davanti, una vecchia masseria e i vigneti che ridanno segni di vita. La mia giornata? Ogni mattina sveglia massimo alle 5.30, guardo i tg, la colazione, quindi inizio a girare nei campi o vado in ufficio. I miei genitori, Carmelo e Iolanda, mi hanno trasmesso l'amore per la campagna, andai via da casa nel 1961, papà non era d'accordo ma dissi: “Vado via, avrò successo, farò una cantina e il primo vino avrà il suo nome”. Vivevo in una casa di due stanze, bagno all'aperto e papà mi raccontava della sua infanzia, le sue giornate ai tempi della guerra. Mamma voleva che facessi almeno il ragioniere o l'insegnante alle elementari, papà sperava facessi il contadino. La mia strada l'ho trovata seguendo i loro insegnamenti; papà già nel 1958 mi avvisava sul male che fa la droga, papà mi aveva “vaccinato” contro la droga già qyuando avevo sette, otto anni. Un grande senso della religione nella vita”. Cellino San Marco la sua isola, il tuo rifugio costante. “Ricordo che quando andavo all'estero nei primi anni per far capire dove fosse la Puglia dovevo disegnare la cartina dell'Italia. Nel mio piccolo ho sempre raccontato la mia terra, cosa si produce. Modugno è nato a Polignano a Mare, ma già da quando aveva 4 anni viveva qua. Una volta trasferitosi a Roma veniva qui e si godeva la spiaggia di San Gennaro prima di rientrare nella Capitale. Il terreno da dove ti chiamo era il regno dei Messiapici, che si installavano nei pressi dell'acqua. Ho così deciso di scavare, ho trovato l'acqua che riempie il lago che vedo mentre ti parlo. Se io sono a Cellino San Marco, il merito è stato di Romina Power, alla faccia di chi ha scritto tante bugie (eufemismo, ndr) sul fatto che io l'avessi costretta a venire in Puglia. Io amo Milano dove ho vissuto, Romina si è innamorata, gli ricordava la California e mi disse che vivere qui era la scelta giusta”. Ad un giovane consiglieresti di investire nella musica o nel mondo dell'agricoltura? “Ognuno faccia ciò che si sente di fare. Devono scegliere la direzione dove insiste un carico di passione, se è così sicuramente ce la farai. La passione ha fatto sì che non mi arrendessi, era una sorta di sesto senso. Negli anni Sessanta io rimasi in Spagna, ebbi un successo inatteso che sinceramente non mia spettavo: ho sempre descritto ciò che vivevo, in piena libertà, sempre”. Nove anni fa mancava Giorgio ChInaglia, un emigrante che dal nulla ha costruito una carriera, un po' come Albano che a Milano ha lavorato in tre ristoranti, ultimo dei quali 'Il dollaro”, tutti nel centro del capoluogo lombardo. “Io potevo vivere intensamente i sintomi di una città. All'inizio ero molto orgoglioso, mandavo a casa una cifra superiore a quella che i miei genitori e mio fratell giadaganvano: su 25.000, nel 1961 ne spedivo 15 a casa. Ricordi di aver letto su un giornale che il Clan Celentano cercava nuove voci, mi arrivà un emssaggio di Massara, che tanto scrisse per Celentano. All'epoca lavoravo in catena di montaggio alla Innocenti dove attaccavo i profilati, cantavo mentre lavoravo e a chi mi diceva “mi hai stancato”, ripetevo “un giorno pagherai per ascoltarmi”. Tutti i paesi in cui ho cantato mi hanno trasmesso affetto, ho lasciato sempre un segno. Quando canto, in ogni serata, è come se dovessi passare un esame. Ho appena scritto la sigla per una fiction cilena che già registra n garnde successo. Negli anni Settanta ero a Milano, a Roma giravo Canzonissima e i miei musicarelli, che giravo anceh a Capri. Chinaglia? Lo seguivo, vedevo questa rabbia alla ricerca del pallone perché voleva dire “guardate chi sono”. Un consiglio a Inzaghi per non perdere la voce in partita? Meglio di no, se fosse un cantante sì, gli dico solo che facesse ciò che sente”. Albano precisa di non aver mai messo vincoli o richieste precise a chi lo intervistava. “Giusto così, è una questione di rispetto, sapevano che se avessero fatte domande str… avrei saputo rispondere. Una serata in difficoltà? Sì, a Graz in Austria. Non avevo voce, con un'orchestra di 60 elementi mi inventai comico e ebbi un sucecsso incredibile”.