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APPROFONDIMENTI

Infortuni, mercato e contratti: tutti i nodi di Lotito e Inzaghi

Il tempo per scherzare è finito, ora è arrivato quello delle scelte. Non più rimandabili. Lo dice la classifica. La Lazio è scivolata al nono posto dopo il ko contro il Verona. Il quarto stagionale, il terzo all'Olimpico. La Champions toglie energie, è vero ma questa non può essere la scusante a tutti i mali. Giocatori, allenatore e società devono immediatamente tornare a remare dalla stessa parte per rimettere in carreggiata una stagione che rischia di finire nel rimpianto. Quello di non aver scelto. E scegliere non vuol dire tralasciare qualcosa. Anzi. La Champions è la vetrina in cui tutti si specchiano. Soprattutto per cercare riflessi di futuro. La doppia velocità con cui vengono affrontati i due impegni lo dimostra. Ma il rischio più grande è quello di tralasciare il campionato e ritrovarsi fuori dall'Europa l'anno prossimo. Una follia. Gli ottavi di Champions non possono e non devono essere il trofeo stagionale dei biancocelesti. Se servisse sarebbe il caso di mettere l'inno della coppa anche prima delle partite di serie A.
QUANTE AMMONIZIONI
Oggi si conoscerà la prossima avversaria, dovrà essere l'ultimo scintillio fino a metà febbraio quando si tornerà a giocare la coppa. D'ora in avanti testa solo al campionato. Bisogna recuperare punti e serenità. E le due cose sono strettamente collegate. Da qualche tempo la Lazio è nervosa. Lo si vede in campo. Nelle proteste contro gli arbitri che sortiscono solo ammonizioni. E non a caso i biancocelesti sono in vetta alla classifica dei cartellini gialli: 33 in 11 partite. Quasi il doppio di Napoli e Roma, una decina in più del Milan primo in classifica. Sintomo che c'è una inquietudine di fondo che va placata. E di situazioni che incidono ce ne sono diverse. Lo spogliatoio ha subito molti scossosi: dalla protesta di Luis Alberto passando allo strappo, poi ricucito, con Peruzzi e finendo al contratto di Inzaghi. 
CONTRATTI
Lotito e Tare devono dare una sterzata. Si decida cosa fare con il tecnico. Trascinarsi il contratto ancora a lungo è un suicidio. Inutile far finta di nulla per poi decidere di separarsi a marzo quando tutto è ormai compromesso. Una scelta che dovrà fare anche Simone il cui pensiero non è così chiaro. Non è tranquillo nemmeno lui e si vede dalle scelte bizzarre che propone di tanto in tanto. Parolo ovunque va bene come hashtag sui social ma non come filosofia per una squadra che punta ad essere una big. Cataldi e Armini meritano una chance in certe situazioni e anche i cambi sono rivedibili: perché togliere Caicedo? Perché inserire Pereira come ultimo cambio? O i tre fatti tutti insieme contro il Bruges che hanno finito per indebolire la squadra. Che il mercato non lo abbia soddisfatto non è un mistero ma dimostrarlo così rischia di penalizzare solo lui. Sarebbe stato meglio dirlo quando ne si ha avuta l'opportunità. Altrimenti resta quel «scelte condivise» più volte pronunciato in conferenza. Intervenire a gennaio per rinforzare la rosa è un obbligo. 
INFORTUNI
I numeri dimostrano che da quando è iniziato il Covid il trend è lineare: 17 punti in undici gare adesso e 16 punti in 11 gare nel finale dello scorso campionato. La difesa continua ad incassare gol in continuazione. Qualche big vedi Milinkovic alle volte finisce per essere il dodicesimo degli avversari piuttosto che il valore aggiunto della Lazio. L'adduttore di Luis Alberto è tornato a farsi sentire e qualcuno (soprattutto chi ha giocato acciaccato) ha storto il naso. Serve ritrovare immediatamente la tranquillità. E' tempo di fare le scelte. 
E. B. – Il Messaggero

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CHAMPIONS LEAGUE

Oggi alle 12 i sorteggi a Nyon: le possibili avversarie delle italiane

Oggi alle 12, in diretta su Sky Sport Football, Sky Sport 24 e sul Canale 20 di Mediaset in chiaro è in programma il sorteggio degli ottavi di finale della Champions League che riprenderà tra febbraio e marzo. Delle tre italiane solo la Juve di Andrea Pirlo sarà testa di serie e avrà quindi il vantaggio di giocare la partita di ritorno in casa. I bianconeri, che non potranno affrontare Atalanta e Lazio, né il Barcellona incontrato nei gironi, sperano in una tra Borussia Moenchengladbach e Porto,più complicate Siviglia e Lipsia, ostico anche se non impossibile l'Atletico Madrid del Cholo Simeone. Sulla carta rischia di essere terribile il sorteggio di Gasperini e Simone Inzaghi da non teste di serie. L'Atalanta può sperare nel Borussia Dortmund, la Lazio è condannata a una sfida tosta tra i campioni in carica del Bayern Monaco, le inglesi Chelsea, Liverpool e Manchester City, i francesi del Paris Saint Germain e il Real Madrid che ha vinto il complicato girone con l'Inter, unica italiana eliminata. Un'ora dopo, alle 13, sempre in diretta tv, ma solo su Sky, è in programma il sorteggio dei sedicesimi di finale di Europa League.
Milan, Napoli e Roma sono teste di serie e giocheranno la seconda partita in casa. L'andata degli ottavi di Champions sarà spalmata in tre giorni: 17, 23 e 24 febbraio. Il ritorno a marzo nei giorni 9 e 10, 16 e 17. I sedicesimi di Europa League si giocheranno il 18 e 25 febbraio.

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RASSEGNA STAMPA

Lazio troppo “vintage”: contro il Verona in campo sette over 30

No, la Lazio non è una squadra per giovani. La formazione che Inzaghi ha schierato contro il Verona,nella quarta disfatta del campionato (la terza all'Olimpico, per quanto possa contare oggi giocare incasa senza pubblico), potrebbe quasi partecipare a un torneo over 30. Erano solo 4 coloro che hanno un'età inferiore, e nessuno di loro è un ragazzino: Milinkovic-Savic (25), Lazzari (27), Marusic eAkpa-Akpro (28). Particolarmente avanzata l'età dei difensori scelti per la gara con i veneti. Un portiere di 38 anni, Reina, e davanti a lui un trio che definire esperto appare riduttivo: i 35 anni di Parolo (in realtàne compirà 36 tra poco più di un mese), i 34 di Radu, i 32 di Acerbi. Complessivamente l'età media degli undici titolari di sabato sera, considerando gli anni compiuti e non i mesi (altrimenti sarebbe più elevata), è quella di un calciatore che ormai si avvia alla finedella carriera: 31,09. L'età media della Lazio nella partita contro il Verona è un elemento che non va trascurato, anche se ovviamente è condizionato dalle contemporanee assenze per infortuni, acciacchi e stanchezza di Luiz Felipe, Luis Alberto e Correa. Ma è anche il segnale che certe scelte di mercato hanno riguardato più il presente che il futuro. Ci sono club, pure tra i principali del nostro calcio, che puntano con decisione sui giovani nel tentativo di crescersi in casa campioni per rafforzare la squadra negli annia venire oppure per fare cassa. E non necessariamente investono sui ragazzi cifre elevatissime come la Juventus con Chiesa (60 milioni) o Kulusevski (40). Un esempio è il Milan, ma anche certe scelte della Roma e della stessa Juve vanno in questa direzione. La Lazio nelle ultime due stagioni ha inserito in organico calciatori non giovani né di grande prospettiva; elementi utili – almeno alcuni – solo per le necessità attuali della squadra di Inzaghi. Ora in campionato la classifica della Lazio comincia a essere preoccupante, benché davanti tutte le grandi abbiano avuto momenti di difficoltà. I biancocelesti sono in nona posizione, la Champions comincia a essere abbastanza lontana e proprio il quarto posto è l'obiettivo che Lotito vuole centrare per dare continuità alla qualificazione europea dello scorso campionato. I tre incontri che attendono Inzaghi prima di Natale acquistano grande importanza, a cominciare da quello di domani a Benevento (poi ci saranno Napoli e Milan). Contro la squadra del fratello Pippo, Simone confida di recuperare Luis Alberto per la panchina e Patric per il campo. C'è però preoccupazione per le condizioni di Acerbi, il quale si sottoporrà in queste ore agli esami strumentali per rilevare l'entità del problema muscolare che lo ha costretto a uscire alla mezzora con il Verona: c'è il rischio che il suo 2020 sia finito in anticipo, anche se lui dispensa ottimismo.

Il Corriere della Sera

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RASSEGNA STAMPA

Inzaghi nei guai: Leiva, Akpa e Acerbi ko. Milinkovic in dubbio

Un brusco risveglio domenicale dopo una serata complicata. La notte non ha portato consiglio a Inzaghi, ma soltanto cattive notizie. Perché la Lazio è uscita apezzi dalla gara di sabato contro il Verona e non soltanto per la seconda sconfitta consecutiva all'Olimpico, ma anche perché il tecnico ha perso molti giocatori. Il primo ad alzare bandiera biancaè stato Acerbi, che non ci sarà domani a Benevento nel derby in famiglia tra gli Inzaghi. Non aveva saltato mai un minuto ed è stato costretto a uscire al 30': oggi farà gli accertamenti, c'è il rischio che possa aver finito il 2020. La sua sarà un'assenza importante, come quella di Leiva, ai box insiemea Fares per un problema muscolare. Lo stop del brasiliano pesa in un centrocampo in piena emergenza,dove fa rumore il possibile forfait di Milinkovic. Il serbo sabato nel primo tempo ha ricevuto unaforte ginocchiata alla coscia che gli ha compromesso la partita: ancora non si è ripreso ed è in fortein dubbio. Leiva e Milinkovic sono due titolarissimi, il terzo imprescindibile in mezzo è LuisAlberto, che ha usufruito di due giorni di riposo perché lamentava un affaticamento agli adduttori.Dovrebbe rientrare a disposizione ma non sarà in perfetta condizione. A complicare il quadro, lasqualifica di Akpa Akpro, che costringerà Inzaghi a fare scelte obbligate ( Cataldi ed Escalante). Senza Acerbi, sono due note liete i rientri in difesa di Luiz Felipe e Patric, che ha superato iproblemi alla cervicale e dovrebbe aggregarsi al gruppo (sempre indisponibili Muriqi e Lulic). In una settimana la prospettiva della Lazio è cambiata. Dai festeggiamenti per la qualificazione inChampions alla tensione di una delicata vigilia di campionato. «Il calcio è così», ha ammesso Inzaghi,consapevole che la sua Lazio, in ritardo di 6 punti dal 4° posto, non possa più permettersi passifalsi: a Benevento serve una reazione da grande squadra. La chiede anche il presidente Lotito, sabatosera uscito molto arrabbiato dall'Olimpico, dove la Lazio in campionato ha vinto una sola volta e su18 punti a disposizione ne ha collezionati soltanto 5. A preoccupare sono anche i numeri della fasedifensiva: la squadra di Inzaghi tra le prime dieci in classifica ha la peggior difesa con 19 golsubiti in 11 giornate: per ritrovare un dato del genere bisogna tornare indietro di trent' annni, allastagione '92-'93. Decisamente troppi, considerando che prima del lockdown quella biancoceleste era laporta meno battuta. Serve un cambio di passo e ritrovare la compattezza di un gruppo che nei momenti delicati ha sempretirato fuori il meglio di sé. Alle 12 intanto le attenzioni verranno catalizzate dal sorteggio degliottavi di Champions. Tra le sei big di prima fascia che potrà affrontare ( Real, Bayern Monaco,Liverpool, City, Psg e Chelsea), ci sono il 25% di probabilità che dall'urna di Nyon la Lazio possapescare il Madrid di Zidane.

la Repubblica

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APPROFONDIMENTI

Federica: “Rubare durante il funerale di Paolo: hanno sporcato il nostro dolore…”

«Fuori, nel mondo, sui campi di calcio, era Pablito, il 1982, il Mundial. Per noi era Paolo, il mio amore, mio marito, il padre di Maria Vittoria e Sofia Elena, le nostre bambine. Era stata proprio Vittoria a scriverlo in un tema: "Per tutti sei il mito, per me sei soltanto il mio papà". Il giorno in cui in ospedale l'hanno abbracciato per l'ultima volta, c'era una luce chiara, calda e bellissima che entrava dalle finestre. Paolo le ha strette forte, cercando di non piangere: "Mi raccomando, siate brave". E loro: "Papà non ti preoccupare, ti aspettiamo a casa".Invece erano gli ultimi giorni ».
Federica Cappelletti parla senza quasi prendere respiro, racconta, ricorda, ringrazia «per il fiume d'amore che ci ha circondato». È appena tornata a Bucine, nella tenuta vicino ad Arezzo dove lei e Paolo Rossi avevano scelto di vivere nel silenzio della campagna. Casa "violata" da una banda di ladri proprio mentre l'Italia intera salutava il campione del mondo nel duomo di Vicenza, la bara portata a spalla dai compagni della Nazionale del "mitico" 1982.
«Vigliacchi, come hanno potuto? Hanno voluto sporcare il nostro lutto. È stato un dolore nel dolore. C'è un disordine che fa male. Ma ogni cosatornerà a posto – dice decisa Federica – Questa è la nostra casa».
Il ritorno. Nelle stanze dove tutto parla della vita insieme. Con le bimbe per mano. Alla fine di una giornata lunghissima. Dopo Vincenza, ieri anche Perugia ha dato l'addio a Paolo Rossi, una messa al mattino nello stadio, poi il viaggio del feretro verso il cimitero, accompagnato dai canti dei tifosi,dove l'ex campione del mondo sarà cremato. Il pomeriggio di nuovo allo stadio, con Maria Vittoria e Sofia, per «applaudire i giocatori del Perugia scesi in campo con la scritta Pablito sulle maglie».Pablito, che aveva 64 anni, tre figli, e aveva fatto sognare l'Italia che usciva dagli anni di piombo.Nella campagna c'è silenzio. Pace.

Federica Cappelletti, cosa vi hanno rubato?
«L'oggetto a cui tenevo di più era l'orologio che Paolo indossava tutti i giorni, per fortuna i trofei ci sono ancora tutti, così le maglie e i ricordi. Ma ci vorrà del tempo per capire davvero cosa ci hanno portato via».

Come si è sentita quando ha saputo del furto?
«Addolorata, sconvolta. Hanno voluto infangare la cerimonia dell'addio di un uomo amato da tutti. Sciacalli del dolore. Ma non permetterò a queste miserie di oscurare il fiume d'amore che ha circondato Paolo e noi in questi giorni. Paolo non l'avrebbe voluto. Lui riusciva sempre a sorridere alla vita. Anche durante la malattia».
Eravate tornati da un viaggio alle Maldive con le bambine.
«Sì, a marzo 2020, per festeggiare i nostri dieci anni di matrimonio e i nostri diciotto annid'amore. Dopo la gioia del viaggio, la scoperta del tumore. Una beffa del destino. Ma sembrava risolvibile. Dicevo sempre: "Paolo, la battaglia contro la malattia è il nostro Mundial, mica possiamo perderlo". Un campionato nostro, di noi due, così come il 1982 era stato la vittoria di tutti gliitaliani. Invece la speranza è andata via via spegnendosi».

Come avete vissuto questi mesi?
«Chi ha conosciuto Paolo sa che non perdeva ma il sorriso. Amava la compagnia, era incostante contatto con i suoi amici della Nazionale di allora, in particolare Cabrini e Tardelli, "i miei fratelli", li chiamava.
Avevano una chat in cui continuavano a sentirsi. A un certo punto Paolo ha scelto però che la malattia diventasse un fatto privato.
Noi due soltanto».
Il vostro Mundial.
«Combattuto fino all'ultimo. Fino a quando è stato inevitabile che Paolo ci lasciasse perché soffriva troppo, non aveva più ossigeno, non c'era più, c'era soltanto la sofferenza. Con la disperazione nel cuore ho detto basta, ti lasciamo andare. Una notte, quando ormai era gravissimo, mi ha scritto un messaggio dall'ospedale di Siena. "Non riesco a dormire e penso al nostro grande amore. Vorrei solo dirti grazie per quello che stai facendo, per me e per le nostre meravigliose bambine. Sei davvero unica per le energie che profondi e per l'amore che riesci a dare in ogni cosa. Spero che il Signoreti riconosca tutto questo"».

Vi siete conosciuti alla presentazione di un libro, a Perugia.
«Diciotto anni fa. Il libro era "Razza Juve", l'avevo scritto insieme a un collega. Erano tuttiritratti di calciatori che avevo reso grande la Juve. La storia è nata subito, ma un po' in segreto all'inizio».

Cosa l'aveva colpita di Paolo Rossi?
«Il sorriso. L'umanità. Il fatto che fosse sempre se stesso, con un capo di stato o con gli amici del bar». Poi l'arrivo delle due bambine.

Che padre era Pablito?
«Molto apprensivo. Le bimbe sono nate che Paolo aveva già un'età, un altro figlio adulto.Invece di guardare i cartoni le ha fatte appassionare ai documentari. Le trattava da grandi.
Ogni tanto però gli dicevo: "Ma tu hai mai giocato quando eri bambino?"».

Ci saranno stadi, ma anche anche vie e piazze intitolate a suo marito.
«È vero, ed è bellissimo. Ci sono proposte da Prato, Vicenza, per il settore giovanile dello stadio diPerugia. E intitoleranno a Paolo il premio per il miglior capocannoniere dell'anno».
Si parla anche dell'Olimpico.

«Sarebbe un onore. Ma forse Totti poi potrebbe dispiacersi».
Roberto Baggio ha detto a Giampaolo Visetti di Repubblica che "il sorriso di Pablito era come l'amore materno".
«Baggio è un grandissimo amico. Sua moglie Andreina mi ha chiamato e mi ha detto che Roberto nonsmette di piangere».

Due famiglie, due matrimoni, tre figli. Tutto sembra rimasto unito, senza screzi, divisioni.
«Perché Paolo era così. Un campione non soltanto in campo ma anche nei rapporti umani e negli affetti.E adesso sarà dura alzarsi la mattina senza di lui».
la Repubblica

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SERIE A

Lazio-Hellas Verona, formazioni ufficiali

LAZIO (3-5-2): Reina; Parolo, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic, Leiva, Akpa Akpro, Marusic; Caicedo, Immobile.

A disp.: Strakosha, Alia, Armini, Luiz Felipe, Hoedt, D. Anderson, Fares, Cataldi, Escalante, Pereira, Correa, Moro.

All.: Simone Inzaghi. 

 

HELLAS VERONA (3-4-2-1): Silvestri; Lovato, Dawidowicz, Magnani; Faraoni, Tameze, Miguel Veloso, Lazovic; Barak, Zaccagni; Salcedo. 

A disp.: Berardi, Pandur, Dimarco, Gunter, Udogie, Amione, Ruegg, Danzi, Ilic, Favilli, Colley, Di Carmine. 

All.: Ivan Juric.

 

 

Arbitro: Rosario Abisso (sez. di Palermo)

Assistenti: Mondin, Mastrodonato 

IV uomo: Manganiello

V.A.R.: Mazzolini

A.V.A.R.: Liberti

Serie A TIM – XI giornata 

Sabato 12 novembre 2020, ore 20:45 

Stadio Olimpico di Roma

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SERIE A

Lazio-Hellas, i convocati di Inzaghi: Luis Alberto assente

Il tecnico biancoceleste Simone Inzaghi ha diramato la lista dei convocati in vista della sfida di oggi contro l'Hellas Verona (ore 20:45) allo Stadio Olimpico di Roma.

 

Portieri: Alia, Reina, Strakosha;

Difensori: Acerbi, Armini, Hoedt, Luiz Felipe, Radu;

Centrocampisti: Akpa Akpro, Anderson, Cataldi, Escalante, Fares, Lazzari, Leiva, Marusic, Milinkovic, Parolo, Pereira;

Attaccanti: Caicedo, Correa, Immobile, Moro.

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FORMELLO

FORMELLO – Inzaghi senza la qualità di Luis Alberto e Correa e con Parolo in difesa. Strakosha e Fares ancora in panchina

FORMELLO – Patric è out, Luiz Felipe a mezzo servizio: problemi in difesa per Inzaghi che per questa sera contro il Verona ha studiato e provato questa mattina la soluzione d’emergenza Parolo. Sará il centrocampista di Gallarate, sempre più jolly a completare il terzetto con Acerbi e Radu. L’alternativa tre mancini (con Hoedt) non convince ed allora spetterà al capitano di serata prendersi cura di Zaccagni e contribuire alla prima impostazione. A centrocampo è confermato il forfait di Luis Alberto: non sarà neanche in panchina, al suo posto Akpa Akpro con la conferma di Marusic al suo fianco sulla sinistra. Inzaghi sceglie di far a meno anche della qualità di Correa: sarà l’arma da utilizzare nella ripresa con Caicedo che avrà la terza maglia da titolare in campionato. Reina sembra aver vinto nuovamente il ballottaggio con Strakosha.

PROBABILE FORMAZIONE (3-5-2): Reina; Parolo, Acerbi, Radu; Lazzari, Milinkovic, Leiva, Akpa Akpro, Marusic; Caicedo, Immobile.

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APPROFONDIMENTI

Per riprendersi Olimpico e campionato: nel Verona l’osservato speciale è Zaccagni

C'era una volta l'Olimpico amico, fortezza e luogo sicuro per la Lazio, che negli ultimi anni – in casa – ha sempre tracciato un percorso netto e positivo: nello scorso campionato, per esempio, ha totalizzato 45 punti e in Serie A solo la Juventus ha viaggiato con un ruolino di marcia migliore (50). In quest'inizio di stagione invece il trend è inverso e la squadra di Inzaghi, che ha vinto 4 volte su 5 in trasferta, ha collezionato soltanto 5 punti in campionato tra le mura amiche (7 invece in Champions). Frutto di un solo successo, contro il Bologna, e di due pareggi contro Inter e Juventus (con 2 sconfitte): è il peggiore rendimento dell'era Lotito, per ritrovare un inizio così difficile all'Olimpico bisogna ritornare alla stagione 1991-'92. 
Oggi contro l'Hellas Verona la Lazio vuole tornare a esultare sul proprio campo, che verrà calcato da Mattia Zaccagni. Il centrocampista azzurro è finito nei radar della società biancoceleste e sarà l'osservato speciale di questa sera. Venticinque anni, può fare sia l'intermedio che la seconda punta. Con caratteristiche diverse, può svolgere i compiti di Luis Alberto, Milinkovic o all'occorrenza anche di Correa: sarebbe un perfetto interprete per il 3-5-2 di Inzaghi. Nelle settimane passate ci sarebbe già stato un primo contatto tra Matri, da quest'anno collaboratore di Tare, e l'agente di Zaccagni, Tinti, che in passato gestiva gli interessi proprio dello stesso Matri. Le due proprietà si sono incontrate lo scorso giugno a Roma, negli uffici del presidente laziale, per parlare di Kumbulla, finito alla fine nella sponda giallorossa della Capitale: l'episodio non ha minato i rapporti tra Lotito e Setti. Zaccagni, eletto giocatore del mese di novembre, è apprezzato molto anche da Inter e Napoli, che in questo momento sarebbe in vantaggio su tutti. "Non abbiamo mai parlato delle voci di mercato con lui", ha detto ieri in conferenza Juric, che chiede di "lasciarlo crescere e lavorare in serenità: poi è normale che se qualcuno arriva con tanti soldi ci pensi". Oggi intanto affronterà la Lazio da avversario e chissà se non possa essere l'occasione giusta per approfondire il discorso tra le parti. Tuttomercatoweb.com

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ESCLUSIVE

‘QDL’ – Lazio-Hellas, i ricordi di Fanna e Volpati: “Quella squadra con Giordano, Laudrup e Manfredonia…” (AUDIO)

PIERO FANNA in collegamento a 'QDL': "Non avere i capelli è stato un handicap da calciatore, non sapete quanti sfottò ricevevo, soprattutto a Roma (ride, ndr). Ho incontrato la Lazio molte volte nei miei 13 anni di serie A, ricordo una delle prime apparizioni all'Olimpico nel 1977-78, ci fece gol Giordano. Quel giorno ero in tribuna a vedere la gara, era anche la Lazio di Agostinelli e Manfredonia. Per lo scudetto del 1985 è stato fondamentale inserire i due stranieri (il terzino-marcatore Hans-Peter Briegel e l'attaccante Preben Elkjær Larsen, ndr) che ci diedero forza fisica e qualità. Quella doppia mossa risolse molte cose, passo dopo passo abbiamo preso consapevolezza". 

DOMENICO VOLPATI in collegamento a 'QDL': "Nelle mia carriera ho incontrato la Lazio una ventina di volte tra campionato e Coppa Italia. Mi ricordo di una bella vittoria, 5-1 a Verona con u mkio gol, era la Lazio di Laudrup. Con i giocatori che aveva la Lazio in quel periodo doveva e poteva fare meglio. Della Lazio avevo un grande amico, Felice Pulici. L'ho avuto come compagno al Novara, purtroppo è venuto a mancare. Il nostro Scudetto del 1985 nasce 4 anni prima con uno zoccolo duro che poi è stato rinforzato. Abbiamo formato un gruppo con un senso di appartenenza incredibile, c'era una chimica nata senza una vera ragione".