Il tempo per scherzare è finito, ora è arrivato quello delle scelte. Non più rimandabili. Lo dice la classifica. La Lazio è scivolata al nono posto dopo il ko contro il Verona. Il quarto stagionale, il terzo all'Olimpico. La Champions toglie energie, è vero ma questa non può essere la scusante a tutti i mali. Giocatori, allenatore e società devono immediatamente tornare a remare dalla stessa parte per rimettere in carreggiata una stagione che rischia di finire nel rimpianto. Quello di non aver scelto. E scegliere non vuol dire tralasciare qualcosa. Anzi. La Champions è la vetrina in cui tutti si specchiano. Soprattutto per cercare riflessi di futuro. La doppia velocità con cui vengono affrontati i due impegni lo dimostra. Ma il rischio più grande è quello di tralasciare il campionato e ritrovarsi fuori dall'Europa l'anno prossimo. Una follia. Gli ottavi di Champions non possono e non devono essere il trofeo stagionale dei biancocelesti. Se servisse sarebbe il caso di mettere l'inno della coppa anche prima delle partite di serie A.
QUANTE AMMONIZIONI
Oggi si conoscerà la prossima avversaria, dovrà essere l'ultimo scintillio fino a metà febbraio quando si tornerà a giocare la coppa. D'ora in avanti testa solo al campionato. Bisogna recuperare punti e serenità. E le due cose sono strettamente collegate. Da qualche tempo la Lazio è nervosa. Lo si vede in campo. Nelle proteste contro gli arbitri che sortiscono solo ammonizioni. E non a caso i biancocelesti sono in vetta alla classifica dei cartellini gialli: 33 in 11 partite. Quasi il doppio di Napoli e Roma, una decina in più del Milan primo in classifica. Sintomo che c'è una inquietudine di fondo che va placata. E di situazioni che incidono ce ne sono diverse. Lo spogliatoio ha subito molti scossosi: dalla protesta di Luis Alberto passando allo strappo, poi ricucito, con Peruzzi e finendo al contratto di Inzaghi.
CONTRATTI
Lotito e Tare devono dare una sterzata. Si decida cosa fare con il tecnico. Trascinarsi il contratto ancora a lungo è un suicidio. Inutile far finta di nulla per poi decidere di separarsi a marzo quando tutto è ormai compromesso. Una scelta che dovrà fare anche Simone il cui pensiero non è così chiaro. Non è tranquillo nemmeno lui e si vede dalle scelte bizzarre che propone di tanto in tanto. Parolo ovunque va bene come hashtag sui social ma non come filosofia per una squadra che punta ad essere una big. Cataldi e Armini meritano una chance in certe situazioni e anche i cambi sono rivedibili: perché togliere Caicedo? Perché inserire Pereira come ultimo cambio? O i tre fatti tutti insieme contro il Bruges che hanno finito per indebolire la squadra. Che il mercato non lo abbia soddisfatto non è un mistero ma dimostrarlo così rischia di penalizzare solo lui. Sarebbe stato meglio dirlo quando ne si ha avuta l'opportunità. Altrimenti resta quel «scelte condivise» più volte pronunciato in conferenza. Intervenire a gennaio per rinforzare la rosa è un obbligo.
INFORTUNI
I numeri dimostrano che da quando è iniziato il Covid il trend è lineare: 17 punti in undici gare adesso e 16 punti in 11 gare nel finale dello scorso campionato. La difesa continua ad incassare gol in continuazione. Qualche big vedi Milinkovic alle volte finisce per essere il dodicesimo degli avversari piuttosto che il valore aggiunto della Lazio. L'adduttore di Luis Alberto è tornato a farsi sentire e qualcuno (soprattutto chi ha giocato acciaccato) ha storto il naso. Serve ritrovare immediatamente la tranquillità. E' tempo di fare le scelte.
E. B. – Il Messaggero