Andreas Pereira è salito ieri mattina su un aereo di linea, ha viaggiato verso Bruxelles e ha proseguito per Bruges, raggiungendo l’albergo della Lazio a metà pomeriggio, tre o quattro ore prima della partita di Champions. La società biancoceleste, chiedendo e ottenendo un secondo tampone di controllo al laboratorio utilizzato dall’Uefa, è riuscita a dimostrare la “negatività” del centrocampista ex Manchester United. Sabato era stato inserito a sorpresa nell’elenco dei convocati per il Bologna e Inzaghi lo aveva fatto debuttare in Serie A: si era appena riunito al gruppo dopo aver superato una sindrome influenzale e circa una settimana di stop. Stessa procedura seguita alla prima giornata per Wesley Hoedt, che in attesa di verifica lunedì scorso aveva saltato l’allenamento di rifinitura pre-Borussia Dortmund e poi era stato aggregato in tempo utile per andare in panchina e subentrare durante la ripresa. L’olandese, all’epoca del suo arrivo a Roma, era stato tenuto lontano da Formello per circa due settimane dallo staff medico che aveva riscontrato valori alterati o possibili infezioni in corso all’epoca delle visite. I tamponi molecolari, che cercano tre tipi differenti di gene (E, N e RdRp), oltre al Covid possono rivelare “cicatrici” a segnalare un’infezione già superata (è il caso dei falsi positivi) oppure la possibilità di infettarsi perchè è in corso l’incubazione (5-6 giorni) e l’evidenza degli esami ancora non chiarisce se il giocatore si “positivizzerà” o si “negativizzerà” nel giro di poche ore. Succede nei casi degli asintomatici, tra cui moltissimi calciatori, sottoposti (in Serie A) ogni quattro giorni ai controlli. ISOLAMENTO. L’Uefa ha bloccato Immobile, Luis Alberto, Djavan Anderson e Lazzari. La Lazio, per la legge sulla privacy, non ha comunicato alcun nome, ma si tratta chiaramente dei giocatori che avevano saltato la rifinitura di Formello e non sono partiti per il Belgio. La Lazio ritiene che alcuni siano casi “border line”, tuttavia ha accettato l’esito dei tamponi Uefa (non poteva accadere il contrario) e ha avviato la procedura prevista dal protocollo. Isolamento domiciliare, ulteriori controlli e monitoraggio frequente con tampone eseguito a casa, l’attesa di un’acclarata negatività al decimo giorno di quarantena. Rischiano di saltare dunque il Torino domenica e la trasferta Champions di mercoledì con lo Zenit San Pietroburgo. «Nei tamponi di lunedì si sono verificate alcune criticità. La società ha messo in isolamento questi casi presso il proprio domicilio per poi fare nuovi accertamenti e chiarire la situazione – ha spiegato il medico sociale Fabio Rodia – Ci siamo tutelati e abbiamo tutelato i nostri tesserati. Li sottoporremo a ulteriori approfondimenti e chiariremo la situazione. La società ha predisposto l’isolamento per i tesserati». ANSIA. Discorso diverso riguarda gli altri indisponibili a vario titolo (Cataldi, Armini, Strakosha, Luiz Felipe, Leiva, Escalante, Radu) che lunedì non sono stati sottoposti al tampone Uefa. Per Torino potrà essere reinserito Vavro (fuori lista Champions), Inzaghi conta di recuperarne qualcuno nel giro di una settimana, ma è chiaro che la situazione resta molto critica in previsione dei prossimi impegni. Neppure si può escludere che il contagio si allarghi. L’ipotesi di chiedere il rinvio della partita con il Torino esiste, non è stata negata da Tare, anche se potrebbe essere utilizzato il jolly per Lazio-Juve dell’8 novembre. «Il pensiero può esserci – ha spiegato il ds – ma abbiamo avuto dei riscontri diversi in passato. Dobbiamo aspettare le verifiche dei tamponi e venerdì tireremo le somme».
F.P. – Il Corriere dello Sport