Quando ciò che deve essere la normalità è invece l’anormalità significa che c’è qualcosa che non va. Ecco, una squadra che vuole ambire alle piazze nobili della classifica non può festeggiare il primo ‘clean sheet’ alla decima giornata di campionato. Cosa che è successo mercoledì alla Lazio, che con la Fiorentina(1-0) ha tenuto per la prima volta in questa Serie A la propria porta inviolata: in stagione era già accaduto solo in due gare d’Europa League, contro Marsiglia e Lokomotiv Mosca.
Difficoltà che erano da mettere in preventivo. Perché il reparto arretrato della Lazio non è mai stato un fortino inespugnabile negli anni passati e perché la rivoluzione sarriana ha cambiato totalmente modo di fare la fase difensiva: sia a livello numerico, la linea da 5 è passata a 4, che per i movimenti, con la palla che è diventata il riferimento principale.
Inoltre per riuscire a soddisfare le richieste di Sarri, alla fase difensiva devono partecipare tutti e 10 gli effettivi in campo. Da Immobile ad Acerbi: se uno salta un movimento o sbaglia il tempo, ecco che la nave biancoceleste si trova nel mare mosso. Mercoledì contro la Fiorentina ha funzionato tutto, Sarri ha apprezzato la prestazione e non l’ha nascosto: “Abbiamo fatto la più bella partita della stagione, meglio della vittoria con l’Inter e con la Roma: una gara seria e di grande applicazione difensiva con buona qualità di palleggio”. Non deve rimanere però un caso isolato, altrimenti la famosa continuità tanto invocata non arriverà mai. La trasferta di oggi a Bergamo, contro l’Atalanta (18 gol in A) che per Sarri è “una squadra completa e una fonte d’ispirazione per tutti”, è l’esame giusto per testare la solidità dei biancocelesti, che – a detta del Comandante – è il primo problema da risolvere. Tuttomercatoweb.com