Non chiamatelo eroe. Nemmeno in quello che viene considerato il suo giorno. Il 26 maggio del 2013, esattamente 10 anni fa, Senad Lulic è entrato nella storia della Lazio. Lo ha fatto comunque da eroe segnando, al 71′, il gol che ha deciso l’unico derby della Capitale che abbia mai assegnato un titolo. “Bisogna però tenere in considerazione tutto il percorso, non solo la partita con la Roma – spiega Lulic -. La coppa l’ha vinta la squadra. Ciani è stato fondamentale con la rete al Siena a tempo scaduto, Carrizo parando i rigori. Poi Floccari con il gol alla Juve… Io ho messo la ciliegina sulla torta, ma il trofeo lo abbiamo vinto insieme”.
Cosa ricorda dei giorni precedenti alla gara?
“Eravamo a Norcia e non ne capivo il motivo. Per me non aveva senso isolarsi per la finale. Pochi anni dopo ho capito quanto fosse in realtà importante quella decisione. All’epoca ero arrivato a Roma da poco, non capivo quanto fosse storica quella partita. E penso sia una fortuna, perché oggi la vivrei molto peggio, con più pressione addosso. Mauri e Ledesma, che stavano alla Lazio da parecchio, erano molto più agitati di me. Ma non potevo capire. Ora sono teso solo a parlarne, figuriamoci se dovessi giocare”.
E della partita?
“Petkovic ci aveva preparato in maniera perfetta. Ognuno di noi sapeva cosa fare. Poi l’azione del gol: eravamo pochi dentro l’area romanista. Quando ho visto l’1-2 fra Candreva e Mauri ho pensato di attaccare il secondo palo che era una cosa sulla quale Petkovic martellava molto. Credo di essere stato bravo a non stoppare la palla e non dare tempo agli avversari di reagire”.
Dopo il gol la tensione è aumentata?
“Sembrava che la partita non finisse più. Ricordo la parata di Marchetti su Totti, con la palla che va sulla traversa. Mi si è gelato il sangue. Al fischio finale ho sentito un senso di liberazione. Ogni anno che passa mi sembra che quella partita sia sempre più importante. Si festeggia ancora perché è una coppa che resterà per sempre”.
Molti romanisti pensano che ricordarla così sia da provinciali…
“Anche loro hanno sempre festeggiato molto per qualche derby vinto nel corso degli anni. Se nella storia della città non è mai successo nulla di paragonabile, è inutile che qualcuno provi a sminuirla. Se avesse vinto la Roma, avrebbero festeggiato pure loro. Giustamente fra l’altro, perché è una partita unica. E speriamo resti tale”.
Quando ha capito l’importanza del suo gol?
“Quando ho visto gente che si tatuava il mio volto, l’immagine del gol o la coppa. Per strada si sono fermati e mi hanno baciato il piede. Qualcuno ha chiamato il proprio figlio Senad in mio onore. So che i laziali mi vogliono bene, esattamente come gliene voglio io”. Insomma, un eroe. Corriere della Sera
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26 MAGG10 – Lulic: “C’è chi ha chiamato Senad il figlio. È per sempre!”